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ecocentrismo

Ho deciso di firmare questo: http://www.ecologicalcitizen.net/statement-of-ecocentrism.php Mi sento già meglio!

Intanto oggi leggo la notizia della scoperta che il bruco della tarma della cera è in grado di biodegradare un tipo di plastica, il polietilene. Erano stati trovati anche dei batteri che mangiano il PET. È una bella notizia (ogni tanto!), sia per il pianeta che per noi, ma soprattutto ci ricorda che non ci siamo solo noi a questo mondo, e che i nostri compagni sulla Terra riescono persino a risolvere i problemi che noi creiamo e che noi non sappiamo risolvere.

agnelli a Pasqua

È un po’ che vorrei scrivere una serie di post sulle mie pecore, non da esperta ma da persona che sta cercando di imparare, e poi esito perché la storia è lunga e io (anche perché le pecore sono molto impegnative, tra le altre cose) non ho tanto tempo e non so se me la sento di imbarcarmi in una cosa del genere. Solo che adesso è partita questa sceneggiata degli agnelli a Pasqua: dal Fatto Quotidiano al Messaggero Veneto, da Berlusconi alla Boldrini, tutti hanno a cuore il destino di questi cuccioli carini e vogliono salvarli a tutti i costi. Ho visto che ci sono due metodi: uno è fare poster e video che facciano sentire in colpa chi li mangia, e l’altro è adottarli. Premetto che io rispetto la scelta vegana, non mangio quasi mai carne e men che meno agnelli a Pasqua (cerco di non mangiare mai animali molto giovani), e penso sia positivo che ci si ponga questi problemi etici. MA NON COSÌ. Questa mania di salvare gli agnelli, che probabilmente passerà di moda non appena si scontrerà con la perdita di interesse collettivo o coi suoi limiti fisici, è semplicemente ridicola, stupida e completamente ignorante. Sì: questi finti animalisti dell’ultima ora che si spupazzano pubblicamente gli agnellini “salvati” a beneficio dei fotografi sono degli ignoranti e qualcuno deve dirlo. Adesso vi dò alcuni motivi che giustifichino la mia affermazione: Continua a leggere

che cosa siamo

Ora che si sanno le identità dei due ragazzi morti (non erano la stessa persona, nonostante le coincidenze), e che ho condiviso le mie riflessioni sulla vicenda, le quali erano basate su informazioni incomplete o false (la città non era Udine, la lettera della ragazza non era stata verificata dal giornale, eccetera…), alla luce di quelle nuove preferisco togliere il post, per non doverlo riscrivere ogni volta. Tanto il senso si era capito. Lascio solo i commenti. Il blog torna al suo letargo.

 

cellulare

Ieri mi sono accorta di aver perso il cellulare. L’ho cercato, prima in casa, poi per la strada, il sentiero, il prato con l’erba alta. Non l’ho trovato. La mia principale preoccupazione era avvertire le persone che avrebbero potuto essere in pensiero. Ho pensato di chiedere un piacere a qualcuno, ma mi scocciava; il telefono portatile sembra una cosa tanto più intima di quello fisso. Fortunatamente, il bar del paese ha un telefono a scatti, di quelli che nessuno usa più. Ho recuperato i numeri da un vecchio cellulare (c’è ancora qualcuno che sa i numeri a memoria?) e ho chiamato. “Richiamami a questo numero…” – mi sembrava un vecchio film. Continua a leggere

porte chiuse

Io non vorrei essere monotematica su questo blog (galline e immigrazione). Più passa il tempo, però, più mi rendo conto che quella migratoria è la grande emergenza del nostro tempo, legata a tutti gli altri temi che mi stanno a cuore: ambiente (aumento dell’impatto umano in un continente già sovrappopolato), diseguaglianze (aumento della competizione da parte di una forza lavoro a bassissimo costo), femminismo (molestie sessuali, anche di massa), e anche diversità culturale locale, la quale, nonostante la retorica, viene travolta e non aumentata dalla potenza di questi rimescolamenti globali. Continua a leggere

il quadro

Nel 2011 partecipai con un banchetto di Radio Onde Furlane a una manifestazione a Blessano che si chiamava FAFieste ed era organizzata dai Fantats Furlans. C’erano un sacco di cose: concerti, Felici ma furlans (avrete capito, ci piace la parola furlan), chioschi e banchetti, una conferenza sulla rivolta popolare del 1511… c’era anche una piccola esibizione nella palestra di cui non ricordo quasi nulla se non delle tende rosse, un parquet e un quadro (e solo del quadro sono sicura). Quella fu l’unica volta in cui lo vidi, per cui può essere che la memoria mi inganni, però io mi ricordo che raffigurava due scene campagnole (c’era un aratro, una strada, un campanile), una sopra l’altra. Mi ricordo, questo con certezza, di aver pensato che sarebbe stato la copertina perfetta per una raccolta di poesie che stavo scrivendo. Ora quella raccolta è finita, salvo ultime revisioni, e vorrei pubblicarla. Solo che non riesco a trovare il quadro. Ho chiesto a un mio amico che c’era, persino alla pro loco di Blessano, ma nessuno mi ha potuto aiutare. Voi direte: perché non ti sei subito segnata il nome dell’autore? Infatti: sono scema. Come penso facciano molti “scrittori”, giro sempre con penne, quaderni, foglietti, agende, pieni in gran parte di strade abbandonate, ma contenenti anche informazioni utili. Consiglio anche agli altri di farlo: non so voi, ma io tendo a sopravvalutare la mia memoria. Solo che quella volta non so perché non ho preso nota. Non posso nemmeno essere sicura che il quadro mi piacerebbe come allora, né di ricordarmelo giusto, e quindi ho pensato di lasciar perdere, ma io ormai mi sono intestardita e non voglio pubblicare le poesie con un’altra copertina.Per quanto possano sembrare amatoriali, le mie copertine nascono sempre da un’idea precisa e non sono facilmente sostituibili. Quelle poesie si abbinano a quel quadro, punto. Ora chiedo a voi, per non lasciare nessuna strada intentata, riponendo le mie speranze negli imprevedibili legami reciproci di cui è intessuto tutto il Friuli, se per caso potete aiutarmi a rintracciare questo quadro.

nuove regole per il blog

Un detto che mi piace molto è “chi si fa pecora il lupo se lo mangia”. Il farsi pecora in questo caso specifico da parte mia è stato permettere a tutti di commentare il blog senza filtrare prima i commenti: mi sono fidata, e poi questo è un blog talmente piccolo e nascosto che non mi sembrava di subire alcuni tipo di intrusione indesiderata. Infatti per un bel po’ è andata bene e ho ricevuto molti commenti eccellenti che contribuivano di molto alla discussione. Poi, un bel giorno, ho deciso di attaccare la vacca sacra Blablacar (chi l’avrebbe mai detto…), e ho iniziato a ricevere insulti gratuiti e a rispondere cinquecento volte alle stesse osservazioni, tra l’altro a gente che poi non si prendeva nemmeno la briga di leggere quello che rispondevo (o, se lo faceva, di lasciarne traccia). Mi sono accorta che forse c’era un problema. Mi è poi capitato di vedere delle discussioni degenerare in attacchi personali tra i commentatori: è come osservare i propri ospiti litigare (o maltrattare altri ospiti): non è piacevole e ci si sente responsabili. Continua a leggere