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L’estate di San Martino

Alla fine il quadro non l’ho trovato. L’ho cercato dappertutto ma non l’ho trovato. Mi sono dovuta rassegnare a fare un’altra copertina (ma spero ancora che quel quadro prima o poi salti fuori).

Annuncio quindi che è uscita la mia terza raccolta di poesie, dal titolo L’estate di San Martino:

cop_lestate_di_san_martino_PHASAR

Come al solito, chi la volesse può chiederla direttamente a me, spedizione compresa, ordinarla dal sito della casa editrice, in una libreria, online (non da Amazon preferibilmente), o, se si trova a Udine, andarla a prendere alla libreria Friuli dopo l’8 dicembre. Costa 10 euro.

Non ho in programma una presentazione, anche perché ne sto preparando un’altra di tutt’altro genere che spero di riuscire a fare, nel qual caso la annuncerò sul blog.

Non aggiungo altro perché so che chi non è interessato alle poesie/alla poesia non sarà convinto, ma qualcuno che le legge c’è, e non vedo l’ora che legga queste.

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Rho – L’artigiano in fiera

Giovedì 7 e venerdì 8 dicembre (la prossima settimana) parteciperò alla fiera dell’artigianato di Rho, in Lombardia, con la mia lana. Porterò dei gomitoli e mostrerò come filo (altre porterano ricami e scarpez). Non sono mai stata ma dicono che sia molto bella. Se venite cercatemi nel padiglione Italia, Friuli Venezia Giulia.

(E cercherò di portare anche qualche copia dei miei libri)

On pasture: an open letter to George Monbiot

Un paio di settimane fa ho letto sul Guardian questo articolo di George Monbiot, un giornalista inglese che si occupa di ambiente, in cui sostanzialmente auspicava la fine totale dell’allevamento degli animali. Ci sono tante cose di cui si potrebbe discutere, ma questa al momento mi sta molto a cuore. Gli ho scritto e ho provato a scrivere anche al Guardian, che è più difficile di quanto si potrebbe pensare; siccome come immaginavo non ho ricevuto risposta, ho deciso di mettere la lettera sul blog. Ovviamente è in inglese. Continua a leggere

plastica

Forse perché non riesco a capire quale potrebbe essere una soluzione né come potremmo adattarci, la plastica mi fa più paura persino del cambiamento climatico. Si sa che sta uccidendo uccelli e pesci e che finisce in quello che mangiamo. Si sa che non sappiamo ancora come biodegradarla. Si sa che assorbe sostanze tossiche. Adesso salta fuori che ce la stiamo persino bevendo.

Ogni giorno cerco di fare qualcosa per eliminare la plastica dalla mia vita, persino raccogliendo i minuscoli frammenti che l’incuria altrui lascia in giro*. Ma è come svuotare un mare con un cucchiaino (bucato, perché la plastica mi si sbriciola nella borsa). E poi sapete che vi sto scrivendo da un computer fatto con la plastica.

*Aneddoto. L’altro giorno ero in un locale a Udine e ho chiesto alla cameriera se poteva darmi da bere in un bicchiere riutilizzabile anziché in uno usa e getta. Lei mi ha acidamente chiesto: “perché?”, lamentandosi che poi doveva lavarlo lei. Io ho detto che sono ambientalista (mia sorella mi ha già sconsigliato questo termine, quindi evitiamo di insistere sul punto nei commenti) e che se voleva glielo lavavo io. A quel punto due che hanno sentito la conversazione mi hanno chiesto: “e quello, di cos’è?”, indicando il mio portafoglio. Ho dedotto che secondo loro non ci si può dichiarare ambientalisti e avere oggetti in pelle. Io ho detto che non lo sapevo dato che era di seconda mano, e che comunque è meglio la pelle che la plastica, dato che la plastica uccide molti più animali, resta nell’ambiente, eccetera. Loro hanno alzato il sopracciglio con marcata perplessità. Gli ho detto che allevo animali e non mi faccio scrupolo a ucciderli se necessario (in realtà non li uccido io, perchè non ne ho il coraggio, ma era per enfasi. Inoltre mi faccio scrupolo ma so che lo devo fare). Mentre la cameriera mi dava il bicchiere riutilizzabile, ho detto: “se volete ne parliamo”, poi sono andata a sedermi. Uh, quanto li ho aspettati. Non sono venuti.

(E a Roma, quando chiedi un bicchiere di carta, ti danno un bicchiere di plastica. È incredibile. Per loro i bicchieri di plastica si chiamano di carta, quindi suppongo che il problema non esista)

tecnologia

Certe persone hanno un’idea curiosa di cosa significhi essere ambientalisti. Il sindaco del paese in cui vivo, ad esempio (che saluto), ogni volta che mi vede al bar con un computer mi attacca dicendo che io, essendo ambientalista, non dovrei usare l’elettricità. Quando provo a spiegare, prima ancora che possa dire alcunché, lui ribatte: “eh, troppo comodo così!”, e poi va via.

Non solo io non sono contro “la tecnologia”, ma non vedo proprio come sia possibile essere contro “la tecnologia”. Cioè, uno può dichiararsi contro la tecnologia, ma mi aspetto che, se è coerente, qualche giorno dopo questa dichiarazione sia morto. La tecnologia è controllare il fuoco, è non dover mangiare a mani nude strappando il cibo con i denti, è curarsi, lavarsi, mettersi degli occhiali per vedere meglio, è la carta, la stampa, l’ago e il filo… Piuttosto, così direi al sindaco se mi lasciasse il tempo per spiegarmi (e anche agli assessori perché non è l’unico a maltrattarmi al bar), si tratta di trovare quali tecnologie hanno senso secondo una serie di criteri che è difficile ma indispensabile stabilire, e poi adoperarle di conseguenza, scartando le altre. Ad esempio, l’automobile privata (non salgo su un’automobile, nemmeno come passeggera, da quasi cinque anni con una sola eccezione) non è una tecnologia che ha senso: troppo dispendiosa e ingombrante per quello che fa. Altri mezzi di trasporto consumano e ingombrano molto meno, in proporzione al peso che trasportano e alla frequenza di utilizzo. Ultimamente ho scoperto la bicicletta elettrica: io non ce l’ho ma l’ho provata e adesso ogni tanto anche la uso, e devo dire che per la montagna è ottima. Certe salite sono molto faticose e non tutti ce la fanno in bicicletta; inoltre una simile fatica è scoraggiante, soprattutto per tutti i giorni, anche per chi ce la farebbe. La bicicletta elettrica consuma relativamente poco e fa fare le salite senza fatica. La consiglio. Dirò di più: penso che sia uno dei mezzi di trasporto del futuro. Non è economica, per il momento (qui quelle decenti costano sui 1500 euro), ma consuma poco, non ha ulteriori oneri a parte l’acquisto, le riparazioni e l’elettricità, non è particolarmente pericolosa e occupa poco spazio.

Un altro problema con l’alta tecnologia attuale non è tanto l’aggeggio in sé ma la sua obsolescenza programmata: il meccanismo per cui dopo poco tempo uno smartphone, un elettrodomestico o ormai qualsiasi altra cosa si rompe senza possibilità di riparazione, o con possibilità di riparazione così costose che ci verrà invariabilmente consigliato di “comprarne uno nuovo”. No!! Mi rifiuto! Piuttosto sto senza! La docilità con cui ci facciamo imporre come assolutamente indispensabili degli affari progettati per scassarsi giusto nel tempo che ci serve per non riuscire più a immaginarci di vivere senza è per me uno dei tratti più umilianti dell’uomo moderno. Ieri ho scoperto che esiste una comunità di persone che spiega come aggiustare apparecchi tecnologici e vende pezzi di ricambio. Non so se funzioni, o se ci sia qualche ulteriore loscaggine dietro, ma guardate il sito e decidete voi: https://it.ifixit.com/ A me sembra fatto bene.

Infine, sto leggendo con calma e attenzione il primo numero di una nuova rivista dedicata interamente all’ecocentrismo. http://ecologicalcitizen.net/ Posso finalmente dare un nome a idee che in parte ho sempre avuto e in parte ho formato negli ultimi tempi, inquadrarle in un movimento, per quanto possibile, mostrare che esistono altre persone che, ognuna a modo suo, si muovono in questa direzione. Questo nuovo (per alcuni antichissimo) modo di vedere il mondo deve essere diffuso e spiegato: d’ora in poi quando parleremo di sfamare l’umanità, di costruire muri, o di carenza di infrastrutture, dovremo sempre includere questa nuova prospettiva, che potrebbe cambiare radicalmente la nostra percezione della realtà. Io spero che lo faccia.

Infine, uno dei miei pallini è che dobbiamo assolutamente recuperare gli escrementi umani e tutti i nutrienti che contengono (e fare miniere nelle discariche, forse). Una volta si tiravano fuori, volenti o nolenti, e si usavano per concimare. Ora si buttano via e si compra il cibo al supermercato. Non potrà andare avanti a lungo: tutti sanno che se coltivi senza concimare, prima o poi la terra non dà più niente (il fosforo, ad esempio, è indispensabile per produrre cibo, ma pochi sanno che attualmente stiamo usando fosforo di origine minerale e non durerà per sempre). E i nostri escrementi questo sono: concime – al pari di quelli di tutti gli altri. Ma, a quanto pare, non solo: https://www.theguardian.com/commentisfree/2017/aug/25/not-crap-turn-faeces-urine-treasure-astronauts-recycle-bodily-waste

 

non si può avere tutto

Stamattina sentivo alla radio un gran discutere su come far sì che le donne italiane lavorino di più, nel senso di lavoro salariato, dell’entrare nella forza lavoro. E perché le donne dovrebbero lavorare di più? Per la crescita economica, naturalmente. Però le donne dovrebbero anche fare più figli – anche questo per la crescita economica, sempre lei. Continua a leggere

Cecenia

Ogni volta che sento elogiare Vladimir Putin come ‘uomo forte’, o difendere le ragioni della Russia nei vari conflitti in cui è coinvolta, mi viene in mente la Cecenia. Continua a leggere