Se qualcuno ha suggerimenti…

Cercherò di rendere questo post interessante anche ai non-udinesi estendendo la richiesta, potenzialmente a tutti. Continua a leggere

nessuno me l’ha chiesto ma…

…dò la mia opinione su alcuni temi di moda.

Continua a leggere

Breve epilogo

Ringrazio tutti coloro che si sono interessati alla mia salute e guarigione. Chiedo scusa per non aver risposto individualmente ai commenti ma mi sento temporaneamente giustificata. Ringrazio anche il mio braccio sinistro che è stato all’altezza della situazione e molto disponibile. Ha anche imparato a scrivere! L’altro ieri sono finalmente riuscita ad attaccare un bottone e mi faceva quasi tenerezza la collaborazione tra le due braccia: “infila tu che sei più preciso!”, “tira tu che sei più forte!”… Continua a leggere

la sofferenza possibile – quarta parte

Da una flebo uscivano quelli che scappavano. Dall’altra quelli che dovevano rincorrerli. Ogni canale trasparente che entrava nelle mie vene serviva a questa rincorsa e dalle mie vene partivano strade. Poi mi sono accorta che solo da un tubo usciva ancora qualcosa. La flebo degli inseguitori era finita. C’era uno squilibrio! Mi è venuta la tachicardia. Ho chiamato l’infermiera.

Non so se fossero gli oppiacei o la debolezza a farmi delirare. Continua a leggere

La sofferenza possibile – terza parte

Se non ricordo male, ne Lo straniero Albert Camus scrive che ci si abitua a tutto, anche alla prigione. Io penso che ci si affezioni, persino. Quando mi sono svegliata mercoledì mattina ero serena e tranquilla, contenta dell’arredamento rasserenante della stanza, della comodità del letto che andava su e giù col telecomando, dei passi familiari degli zoccoli nel corridoio e del fatto che fosse finalmente arrivata l’ora dell’operazione. Continua a leggere

La sofferenza possibile – seconda parte

Come avrete capito, questo racconto lo sto scrivendo con la mano sinistra, perché è proprio il braccio destro che si è rotto. Una di quelle cose che si spera sempre che non succedano. Siccome tutto quello che faccio nella vita è sia mentale che fisico, siccome in altre parole io come la maggior parte della gente non sono Stephen Hawking, vivo nel terrore di un danno al mio corpo. Nel male, sono contenta di poter rendermi utile ancora in qualche modo, e cioè scrivendo, sperando che quanto scrivo vi piaccia. Il problema, però, è che ci sono lavori che si possono pur malvolentieri accantonare, ma l’allevamento non è uno di questi. Per fortuna c’è una persona che è in grado di gestire pecore, asini, galline, papere, cavalla, raccolto e casa tutto da sola mentre io non ci sono, ma non è giusto, e poi se Dio non voglia dovesse farsi male anche lui? Il dramma dell’allevatore è che non può mai non esserci. Io vorrei tantissimo assumere una persona in più, ma per farlo dovrei guadagnare di più, e per guadagnare di più dovrei prima spendere di più… ma, tralasciando i miei problemi personali, questa vicenda non fa che rafforzare il mio luddismo. È meglio un’azienda agricola con tante persone che con tante macchine perché all’occorrenza le persone possono adattarsi a fare di tutto. Non si può insegnare a una mungitrice a far rientrare un animale che scappa o ad accompagnare la visita di un veterinario o a pulire un pollaio. Una persona può completamente sostituire una macchina, ma non viceversa. Non solo: una macchina non può sostituirne un’altra di altro tipo. Continua a leggere

Serenissimi Orizzonti – aggiornamento

Interrompo la serie sul mio braccio per dire che oggi ho notato un exploit di visite a un mio vecchissimo post. Poi ho visto la notizia principale de Il Fatto Quotidiano online, e ho capito. Sono anni che sento dire cose orribili di quest’uomo, mentre lui diventava sempre più ricco. Cose che non si possono scrivere senza prove. Ha anche scritto un libro (ridere per non piangere).

Speriamo che non la faccia franca anche stavolta.