cellulare

Ieri mi sono accorta di aver perso il cellulare. L’ho cercato, prima in casa, poi per la strada, il sentiero, il prato con l’erba alta. Non l’ho trovato. La mia principale preoccupazione era avvertire le persone che avrebbero potuto essere in pensiero. Ho pensato di chiedere un piacere a qualcuno, ma mi scocciava; il telefono portatile sembra una cosa tanto più intima di quello fisso. Fortunatamente, il bar del paese ha un telefono a scatti, di quelli che nessuno usa più. Ho recuperato i numeri da un vecchio cellulare (c’è ancora qualcuno che sa i numeri a memoria?) e ho chiamato. “Richiamami a questo numero…” – mi sembrava un vecchio film. Continua a leggere

porte chiuse

Io non vorrei essere monotematica su questo blog (galline e immigrazione). Più passa il tempo, però, più mi rendo conto che quella migratoria è la grande emergenza del nostro tempo, legata a tutti gli altri temi che mi stanno a cuore: ambiente (aumento dell’impatto umano in un continente già sovrappopolato), diseguaglianze (aumento della competizione da parte di una forza lavoro a bassissimo costo), femminismo (molestie sessuali, anche di massa), e anche diversità culturale locale, la quale, nonostante la retorica, viene travolta e non aumentata dalla potenza di questi rimescolamenti globali. Continua a leggere

il quadro

Nel 2011 partecipai con un banchetto di Radio Onde Furlane a una manifestazione a Blessano che si chiamava FAFieste ed era organizzata dai Fantats Furlans. C’erano un sacco di cose: concerti, Felici ma furlans (avrete capito, ci piace la parola furlan), chioschi e banchetti, una conferenza sulla rivolta popolare del 1511… c’era anche una piccola esibizione nella palestra di cui non ricordo quasi nulla se non delle tende rosse, un parquet e un quadro (e solo del quadro sono sicura). Quella fu l’unica volta in cui lo vidi, per cui può essere che la memoria mi inganni, però io mi ricordo che raffigurava due scene campagnole (c’era un aratro, una strada, un campanile), una sopra l’altra. Mi ricordo, questo con certezza, di aver pensato che sarebbe stato la copertina perfetta per una raccolta di poesie che stavo scrivendo. Ora quella raccolta è finita, salvo ultime revisioni, e vorrei pubblicarla. Solo che non riesco a trovare il quadro. Ho chiesto a un mio amico che c’era, persino alla pro loco di Blessano, ma nessuno mi ha potuto aiutare. Voi direte: perché non ti sei subito segnata il nome dell’autore? Infatti: sono scema. Come penso facciano molti “scrittori”, giro sempre con penne, quaderni, foglietti, agende, pieni in gran parte di strade abbandonate, ma contenenti anche informazioni utili. Consiglio anche agli altri di farlo: non so voi, ma io tendo a sopravvalutare la mia memoria. Solo che quella volta non so perché non ho preso nota. Non posso nemmeno essere sicura che il quadro mi piacerebbe come allora, né di ricordarmelo giusto, e quindi ho pensato di lasciar perdere, ma io ormai mi sono intestardita e non voglio pubblicare le poesie con un’altra copertina.Per quanto possano sembrare amatoriali, le mie copertine nascono sempre da un’idea precisa e non sono facilmente sostituibili. Quelle poesie si abbinano a quel quadro, punto. Ora chiedo a voi, per non lasciare nessuna strada intentata, riponendo le mie speranze negli imprevedibili legami reciproci di cui è intessuto tutto il Friuli, se per caso potete aiutarmi a rintracciare questo quadro.

nuove regole per il blog

Un detto che mi piace molto è “chi si fa pecora il lupo se lo mangia”. Il farsi pecora in questo caso specifico da parte mia è stato permettere a tutti di commentare il blog senza filtrare prima i commenti: mi sono fidata, e poi questo è un blog talmente piccolo e nascosto che non mi sembrava di subire alcuni tipo di intrusione indesiderata. Infatti per un bel po’ è andata bene e ho ricevuto molti commenti eccellenti che contribuivano di molto alla discussione. Poi, un bel giorno, ho deciso di attaccare la vacca sacra Blablacar (chi l’avrebbe mai detto…), e ho iniziato a ricevere insulti gratuiti e a rispondere cinquecento volte alle stesse osservazioni, tra l’altro a gente che poi non si prendeva nemmeno la briga di leggere quello che rispondevo (o, se lo faceva, di lasciarne traccia). Mi sono accorta che forse c’era un problema. Mi è poi capitato di vedere delle discussioni degenerare in attacchi personali tra i commentatori: è come osservare i propri ospiti litigare (o maltrattare altri ospiti): non è piacevole e ci si sente responsabili. Continua a leggere

A chi ha apprezzato gli ultimi post (o altri) ricordo che è possibile fare donazioni a questo blog, con le semplici modalità descritte qui. Mi servono per continuare a scrivere, e leggere, che è il prerequisito per scrivere. Qualsiasi somma, anche minuscola, è ben accetta. Grazie.

cibo per tutti

Immagino che abbiate sentito dire anche voi che nel mondo c’è cibo a sufficienza per tutti, ma che, siccome viene sprecato o certe persone ne mangiano troppo, altre persone soffrono la fame. Di solito, questo genere di affermazione viene fatto da chi sostiene che non dovremmo preoccuparci della sovrappopolazione, perché da mangiare ce n’è e l’unico problema è la distribuzione. Lo dice anche il papa!

Come spesso accade, dimostrare la falsità o l’erroneità di un’affermazione molto semplice e intuitivamente sensata è così laborioso che molte persone non avranno mai l’opportunità di farlo con gli interlocutori giusti. Nessuno ha voglia di sentirsi un pippone infarcito di “fammi finire!” che gli smonta la sua banalità (rassicurante) in così tanto tempo che alla fine non si ricorda più niente. Continua a leggere

Contro l’unità d’Italia

Come forse avrete già capito, mi sto iniziando a riconoscere nell’anarchia quale visione del mondo più vicina alla mia esperienza, alla mia indole e ai miei ideali. Non è necessario, per me, identificarmi completamente: riconosco dei meriti a tutte le idee, persino alle peggiori. Non sono convinta che l’anarchia sia completamente praticabile, né che sia un sistema coerente ed unitario, come è naturale per tutti i grandi gruppi di suggerimenti su come sarebbe meglio che le persone vivessero. Inoltre, tra le persone che ho incontrato, paradossalmente gli anarchici sono quelli con cui ho fatto più fatica a identificarmi: mi sembrano solitamente più intolleranti e omogenei di quanto dovrebbero data la loro ideologia (e anche più intolleranti e omogenei di quasi tutti gli altri). Ma divago. Volevo solo introdurre un libro molto breve che ho letto di recente, di Pierre-Joseph Proudhon. In questo testo lui si schiera nettamente contro l’unità d’Italia negli anni in cui questa unità si stava facendo, cioè nel 1862, un anno dopo la proclamazione del Regno d’Italia. Continua a leggere