5 – Il sistema dei contributi arricchisce gli intermediari e rende gli agricoltori dipendenti da politici e burocrati

Per questo post e i due precedenti ringrazio altri due generosi donatori. Chiedo scusa ma devo andare avanti così, come un jukebox, più ricevo più tempo riesco a dedicare alla scrittura (tranquilli, con dei limiti: immagino che neanche voi abbiate infinito tempo per leggere).

Da quando esiste l’agricoltura, di agricoltura non si occupano solo gli agricoltori. L’agricoltura richiede organizzazione e quindi organizzatori. Adesso, però, stiamo esagerando. Continua a leggere

ex Safau

A proposito di quanto scritto nell’ultimo post, un esempio.

La ex Safau è un’acciaieria abbandonata, una di quelle vecchie rovine industriali in cui vanno a fare foto gli artisti o i maniaci e ogni tanto a vivere i barboni. È un posto incredibile; binari nascosti nella vegetazione o sospesi a metri da terra e che non vanno in nessun luogo preciso e vecchie locomotive coperte di muschio, il genere di cose che ci si aspetta di trovare in fondo al mare.

Ci sono scale che portano a pavimenti coperti di cose rotte e balconi da cui ci si affaccia dall’alto su enormi stanze vuote come re su un regno che non esiste. Ci sono vasche di cemento e metallo e sotterranei in cui abitano ragni grandi come il palmo di una mano. Ci sono mattoni sbriciolati per terra e altri ancora impilati nelle pareti, finestre con il vetro infranto e il ferro integro, e una volta tra l’asfalto e le erbacce ho visto passeggiare una gallina. La natura si sta lentamente riprendendo tutto il posto, cominciando con i fichi, fichi ovunque, fogliosi, quasi grottescamente rigogliosi, quasi avessero fatto un patto con un demone del sottosuolo che li fa diventare grandi mangiando veleni.

I decisori dovrebbero rispettare questi luoghi, la cui bellezza si è fatta da sè e che non si possono ristrutturare né fermare nel tempo, invece gli prudono le mani e vogliono solo buttarli giù per costruirci sopra. L’area è stata ufficialmente bonificata e confesso di non sapere se gli edifici sono stati abbattuti o no; so solo che è di un fondo di investimento che la vuole “riqualificare” e la Confcommercio chiede di non fare negozi perché in città ce n’è già abbastanza. In realtà a Udine ci sono anche troppe case, la popolazione è stabile, e non serve niente, abbiamo già tutto. Io avrei voluto che l’area rimanesse così, come monumento mutevole, una contraddizione in termini e quindi ancora più straordinario, o diventasse un parco. Già a Cividale è stato festosamente abbattuto “con grande spettacolo” un vecchio silos per costruire un ecomostro subito fuori da una città patrimonio dell’Unesco, e a Udine Nord è stata asfaltata un’altra ex acciaieria di svariati ettari per costruire “il centro commerciale più bello di Udine” (credo che l’unico motivo per cui gli è permesso di darsi questa definizione è che è l’unico centro commerciale di Udine).

Penso che siamo in molti a volere parchi o boschi urbani anziché ulteriori lottizzazioni orrende e inutili ma non possiamo farci niente, o meglio io non posso farci niente da qui se non sperare che miracolosamente il fondo di investimento che ha in mano la ex Safau sappia fare di meglio di quell’artista magico che è l’abbandono.

 

L’inverno demografico è una primavera

Sarò breve perché ho già parlato molte altre volte di questo tema e il titolo del post dice metà di quello che devo dire. Continua a leggere

4 – I contributi incoraggiano la sovrapproduzione e danneggiano l’ambiente e il benessere animale

[Per questa ringrazio Michele in particolare. Ci vediamo sabato, per chi può venire]

L’agricoltura, in qualsiasi sua forma comprese le più “sostenibili”, consiste nella sottrazione di spazio e risorse alla natura selvatica per alimentare la popolazione umana. Nel migliore dei casi, l’agricoltura e l’allevamento si limitano a distruggere l’habitat delle specie selvatiche; per come sono oggi, fanno di molto peggio. Siccome noi homo sapiens siamo quasi otto miliardi, non possiamo vivere tutti come cacciatori-raccoglitori, e quindi abbiamo bisogno della produzione agricola. Ci sono tecniche di produzione meno impattanti di altre, ma tutte si basano sulla competizione con le altre forme di vita, o in altre parole sulla sottrazione di biomassa alle altre specie per produrre biomassa umana. Ricchi o poveri, magri o grassi, abbiamo tutti un corpo che pesa svariate decine di chili e un cervello così complesso e attivo da richiedere grandi quantità di energia e quindi di cibo. Moltiplicando ciascun corpo per otto miliardi, capiamo l’enormità del prezzo che stiamo chiedendo alla Terra di pagare solo per lasciarci restare in vita. Continua a leggere

“Lana a mano”

Ce l’abbiamo fatta:

volantino

 

Sia l’assessore alla cultura del comune di Udine sia il personale del Museo Etnografico sono stati estremamente disponibili e creativi nel rendere possibile e organizzare questo evento. Spero possiate venire perché non ci sarò solo io ma anche Alessandra, che tinge la lana con colori naturali e fa sculture di feltro; il materiale è già da oggi esposto in una teca all’ingresso del Museo sulla destra, e in generale consiglio a chi non l’avesse ancora fatto un giro del Museo Etnografico vero e proprio perché merita. Fino al 25 ci sarà un’esibizione di maschere di legno di Carnevale; per quanto riguarda invece il nostro evento, è anche su Facebook qui (e sul sito del Comune ma non so dove).

 

per chi vuole che continui

Io avevo previsto altri quattro capitoli sul tema dei contributi e dell’agricoltura, ma mi sono accorta che mi stanno richiedendo una quantità enorme di tempo che sto sottraendo ad altri lavori. Quindi, per permettermi di continuare, vi chiedo di sostenermi con una donazione, anche piccola, a questo blog (istruzioni qui). Questo mi serve anche per vedere se c’è un effettivo interesse nei confronti di questo lavoro e di altre serie che ho scritto: effettivamente non ha senso continuare se a nessuno importa.

3 – I contributi sono per loro stessa natura un incentivo alla truffa

E non avete sentito ancora niente. Neanch’io, quando ho cominciato questa serie, immaginavo che la situazione fosse così grave. Ora spero davvero di convincervi: dietro ai contributi europei all’agricoltura non c’è solo una gestione opinabile di fondi pubblici. C’è qualcosa di profondamente malvagio. C’è persino la morte: di uomini, di animali. Seguitemi fino in fondo. Continua a leggere