l'acqua e la montagna

Stanno raschiando il fondo del barile, distruggendo il pochissimo che rimane.

Se siete nei paraggi (o volete farvi un po’ di strada), siete invitati a questo evento.

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Radio Spazio

Venerdì 21 dicembre, alle ore 10, sarò ospite di Radio Spazio, per parlare (credo!) della mia vita agricolo/montana e della scrittura. La radio trasmette da Udine; le frequenze sono queste, altrimenti si può ascoltare in streaming qui. Spero di dire qualcosa di interessante per compensare la non interessantezza di questo post.

Decarbonizzare

A quanto pare, Macron si è dovuto arrendere ai “gilet gialli” e sospendere gli annunciati aumenti della tassa sui carburanti. Per quanto mi renda conto che questa sia stata più che altro una scintilla, una goccia che ha fatto traboccare il vaso per persone che già si sentivano sofferenti e ingiustamente bersagliate, non è molto incoraggiante vedere che quando si tratta di cominciare a rinunciare ai combustibili fossili la gente invece di chiedere, nel momento in cui deve fare sacrifici, che siano fornite alternative e che ci sia equità, chiede semplicemente che i sacrifici li faccia qualcun altro. Parlavo con un’amica della marcia per il clima organizzata per questo sabato, e lei si diceva sicura del fatto che molte persone verranno a manifestare in automobile. Ovvio. Deve essere sempre qualcun altro a sacrificarsi, qualcun altro a prendere l’iniziativa, qualcun altro a cominciare. Continua a leggere

Rai1 Mattina in famiglia

Ero indecisa se scriverlo perché la cosa mi mette un po’ di agitazione, ma sono stata invitata a partecipare alla trasmissione di Rai1 “Mattina in famiglia”, questo sabato, per un dibattito sul tema del veganesimo, ispirato da un episodio di cronaca*. Su questo tema mi sono espressa in un post tempo fa. Rileggendolo, mi sono accorta che la mia posizione è rimasta la stessa ma su alcuni aspetti si è un po’ evoluta, incorporando mie esperienze nel frattempo e cose che ho letto, in particolare sulla sensibilità delle piante cui accennava Michele nei commenti, e che sta venendo fuori con le nuove ricerche.

Spero di riuscire ad esprimermi bene perché riassumere posizioni complesse nei tempi, necessariamente brevi, della televisione è un talento che alcuni possiedono e altri per niente. Inoltre, bisogna essere molto rispettosi degli altri ospiti anche quando non si è d’accordo, il che diventa difficile per chi tende a infervorarsi.

Ad ogni modo, ringrazio gli autori per l’invito; se vi interessa, ci saranno altri ospiti e penso che sarà interessante. Dovrei partecipare dalle otto e mezza di mattina, se ho capito bene.

 

* Che mi ha fatto venire in mente che anche alcuni dei primi abolizionisti anti-schiavisti erano “terroristi”.

San Stino di Livenza

Ringrazio tutti quelli che continuano a frequentare questo blog, apposta o per caso, anche adesso che è così poco attivo (non trovate anche voi angosciante quando vi imbattete in un vecchio blog, aggiornato spesso, e poi improvvisamente silenzioso? Cos’è successo all’autore? È morto? Stanco di vivere? Sparito all’improvviso? Per non parlare dei forum, che ormai iniziano ad essere tanti, di dieci e anche venti anni fa. Mi sembra di sentir parlare i morti). Magari qualcuno di voi vive dalle parti di Venezia; in questo caso, vi comunico che domenica 23 settembre sarò alla sagra di San Stino di Livenza a filare la lana con un gruppo folkloristico di Paularo (Ud). Porterò un po’ di lana da vendere; anche libri ma solo su richiesta. L’ultima volta, a Rho, avevo esposto dei miei libri di poesie ma li hanno portati via senza pagarli, probabilmente pensando che fosse materiale promozionale. Per dire in che mondo viviamo.

lana

Come molti di voi sanno, allevo pecore, sulla qual cosa avrei molto da dire, ma per farlo ci vuole tempo, per avere tempo ci vuole qualcuno che mi dia una mano, per avere qualcuno che mi dia una mano devo guadagnare qualcosa, quindi sto cominciando a cercare seriamente di vendere la lana filata da me. Ci ho provato alla fiera dell’artigianato di Rho, con poco successo perché, anche se si fermava tantissima gente a veder filare, quasi tutti associavano il fatto di lavorare a maglia con una nonna o al massimo una mamma, il che mi ha stupito molto perché io invece conosco un sacco di gente anche giovane che lo fa, è un’attività con molti benefici e *non c’è motivo per cui debbano farlo solo le donne*. Alcuni mi dicevano: non faccio a maglia perché non ho tempo [sottinteso: devo lavorare, perché eravamo pur sempre a Milano, e non è uno stereotipo, è così].

Allora la lana l’ha comprata mia madre, la quale ha fatto una giacca a maglia che ha stupito persino me da quanto bene è venuta. Ho tirato un sospiro di sollievo: allora tutto il mio lavoro vale qualcosa! E voi non potete immaginare quanto lavoro richieda filare una semplice matassa. Escludendo il piccolo particolare di allevare le pecore, tralasciando la tosatura (quasi sempre a mano, nel nostro caso), bisogna curarla, lavarla, cardarla, filarla e torcerla. Infine, usando l’avambraccio, la avvolgo in una matassa. E non ho neanche cominciato a fare gomitoli o a tingerla. Ma tutti questi particolari li rimando al momento in cui avrò il tempo di raccontare.

Per ora ho messo un annuncio su subito.it. Se qualcuno di voi è interessato, eccolo. Questa volta non chiedo donazioni liberali o sostengo: vorrei trovare, in qualche modo, qualcuno che apprezzi il senso di una cosa così insolita e retrò, e che sappia cosa farsene. Persino qua, l’atteggiamento oscilla tra il nostalgico e lo scettico, nettamente preponderante: “cosa credi di fare con la lana?”

Sbeffeggiare un materiale straordinario come la lana è un insulto a millenni di storia umana e a milioni di anni di evoluzione. La lana è calda, naturale, isolante, idrorepellente, protegge le pecore dalla sporcizia e dalle intemperie, esiste in infinite varietà di colori, dimensioni e caratteristiche. Gli allevatori italiani sono costretti, in gran parte, a buttarla via, mentre la importiamo da allevamenti discutibili dall’altra parte del mondo. Il mio è un piccolo gesto per dimostrare che la lana ha un futuro, ma se nessuno la vuole, o se io non sono in grado di valorizzarla, sarà un gesto vano.

perché dobbiamo finanziarci con il debito?

Non è una domanda retorica: me lo chiedo veramente, e non ho ancora trovato una risposta convincente.

Il mio ragionamento è semplice. Uno stato, soprattutto grande come l’Italia, ha entrate più o meno prevedibili, e uscite altrettanto prevedibili. Di anno in anno, dovrebbe essere in grado di gestire questi flussi con abbastanza anticipo, e qualche modifica a seconda di maggiori esigenze o minori entrate. Questo dovrebbe bastare. Continua a leggere