Domani

Vi ricordo l’evento di domani sabato 25 settembre.

Prima, prevedo di continuare a piantare alberi sul terreno a Udine di cui vi ho già parlato. Qui un articolo che spiega perché piantare alberi tanto per piantare, pensando che sia una soluzione magica, non solo non funziona ma potrebbe essere controproducente. Senza decrescita economica e demografica, tutte le soluzioni ambientali finiscono per essere inutili o controproducenti (ecco un altro esempio).

Abolire la caccia, invece, è una pessima idea

Come avrete sentito, ci sono parecchi referendum in ballo. Personalmente sono favorevole alla maggior parte di essi, e volevo anche scrivere qualcosa invitandovi a firmare, ma siccome non l’ho ancora fatto neanch’io mi sembrava prematuro.

Un referendum per cui invece vi supplico di NON firmare è quello per l’abolizione della caccia. Ho appena sentito un amico che mi ha detto che stava per entrare a firmare, e la rabbia che ho provato alle sue parole ha stupito persino me stessa. Allora, siccome in queste cose bisogna essere onesti con se stessi e le proprie motivazioni, ho cercato di capire perché mi sono arrabbiata così tanto e lo voglio dire anche a voi.

Mi sono arrabbiata per tre motivi.

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Presentazione libro

Secondo un rapporto appena pubblicato dalle Nazioni Unite, il 90% dei sussidi dati globalmente all’agricoltura sono dannosi. Il novanta per cento. Se vi interessa, potete approfondire; su questo blog e nel mio saggio io ho già provato a spiegare perché è così ed è inevitabile che sia così – anche se io vado oltre, e propongo l’abolizione anziché la riforma. È naturale che un’istituzione internazionale proponga di modificare una politica anziché di abolirla, se non altro perché i suoi dipendenti vorranno mantenere il proprio posto di lavoro, e ammettere che la gente se la possa cavare anche da sola, senza essere pagata per fare la cosa giusta che poi spesso si rivela essere quella sbagliata, significherebbe per queste persone, forse, anche mettere in discussione il proprio ruolo.

Se pensate che esageri, o se vi interessa l’argomento, vi invito alla presentazione del mio libro Perché bisogna abolire i contributi all’agricoltura, sabato 25 settembre alle 18 alla solita Libreria Friuli. Dati i tempi in cui viviamo, è necessario avere il green pass ed è consigliata la prenotazione. Se qualcuno di voi è interessato a invitarmi a presentare questo mio libro od altri, o a intervistarmi eccetera, sono disponibile. Già che ci sono, dico a chi non lo sapesse che ho scritto anche romanzi e poesie. La lista completa la potete trovare qui.

Una specie di aggiornamento

Naturalmente io non sono nessuno per aggiornare su quello che succede in Afghanistan, però da quando ho iniziato a seguire la crisi birmana, e poi questa, ho scoperto che su twitter, per quanto sia inattendibile, si trovano in tempo reale molte notizie importantissime e molte voci popolari a cui i media principali dedicano poco spazio; un po’ perché vogliono giustamente essere sicuri prima di dire le cose, un po’ perché una simile cacofonia è difficile da gestire, e un po’ perché sembra esserci questo orribile consenso mondiale a trattare con i peggiori regimi e a credere alle loro promesse in malafede – in questo caso i talebani – nonostante le notizie che arrivano dall’Afghanistan siano davvero inquietanti – massacri di civili in Panjshir come forma di rappresaglia e blocco di cibo, informazioni e medicine, botte e minacce alle donne che manifestano e ai giornalisti che cercano di documentare le proteste, addirittura manifestanti uccisi… Dette così, in forma di lista, sembrano le solite cose che succedono ogni giorno da qualche parte nel mondo, ma questo giornalismo “dal basso” dei social network dà volti, nomi, storie e voci a questi eventi. Vedi un viso che non hai mai visto prima e ti sembra di conoscerlo da sempre; scopri che quel bel viso è di una persona appena uccisa, e ti sembra che la tua stessa vita abbia subito un danno irreparabile. Le nostre strade non si erano ancora incrociate… e già non c’è più?

Ovviamente è difficile separare il vero dal falso, e per giorni, nonostante siamo nel ventunesimo secolo e il pianeta Terra sia circondato da satelliti, non si riusciva a capire assolutamente niente di cosa stesse succedendo nell’unica provincia dell’Afghanistan che ha provato a difendersi dai talebani – il Panjshir. Una lotta disperata e fiera, notizie contraddittorie, aggiornamenti continui, pericoli terribili… come altri esseri umani qualsiasi nel mondo che o conoscono persone in quei posti o si sono appassionati agli eventi, ho iniziato a dormire male la notte per l’ansia. Dura quel che dura, finché non ci tocca personalmente poi si può accantonare per passare ad altro (chi si ricorda più l’assedio di Kobane?), ma in fondo non ci si può nemmeno aspettare che esseri umani che hanno già i propri problemi nella vita mantengano a lungo questo livello di apprensione per eventi distanti. È debilitante. E ogni giorno c’è una nuova guerra, un nuovo posto in difficoltà, una nuova repressione, l’Armenia, il Tigray, l’Uganda, la Colombia… e tutti a gridare aiuto, e gli altri a rispondere: “e noi? Chi si preoccupa invece di noi?” E le guerre di prima non sono ancora finite… Infatti una conclusione a cui sembravano giungere i birmani, gli afghani, dopo tanto chiedere aiuto, era, alla fin fine: fratelli, non verrà nessuno a salvarci. Dobbiamo unirci e salvarci da soli.

(L’ONU a cosa serve?, chiedeva uno. A niente, rispondevano tutti gli altri, differenziandosi solo tra quelli che l’avevano appena capito e quelli che lo sapevano già da un pezzo)

Tornando a twitter, ho letto molte cose che vorrei che leggeste anche voi (facendo gran ricorso a google translator, altra novità che cambia un po’ tutto), anche se non posso giurarvi che sia tutto vero. Per chi presta attenzione, comunque, anche le bugie dicono delle verità – su cosa la gente crede, pensa e vuole.

Purtroppo, la real politik la fa da padrona da quando esiste l’uomo. È un po’ consolante un po’ disperante vedere quante persone comuni si preoccupano, chiedono come aiutare, si interrogano sul perché i propri governi o l’ONU non si muovano… mentre i media si interessano principalmente di analisi strategiche e di storie di uomini e donne di potere.

Quindi, dopo essermi interrogata sul perché gli afghani non si siano opposti ai talebani, ho scoperto che se lo chiedono anche loro, e che in molti stanno provando a farlo, meglio tardi che mai. Non possiamo tirare fuori da lì tutti quelli che non vogliono stare con i talebani. E in molti amano il proprio paese e non vogliono lasciarlo. Se non siamo capaci di aiutarli, almeno ascoltiamoli. #NationalUprisingAgainstTaliban

Ignoranti per definizione

Ho pensato spesso di scrivere un post sul lupo, argomento per me molto importante, ma ci ho rinunciato ogni volta, preoccupata non solo per la mole di lavoro che richiederebbe fare bene questa cosa, ma anche e soprattutto per la prospettiva di ripetere l’esperienza che mi è già capitata più volte: discutere con persone che, per quanto rispettose e civili, non considerano minimamente le mie obiezioni dettagliate e documentate e continuano a ripetere le stesse cose, nonostante io ne sappia più di loro. Non c’è niente di più frustrante che smentire un’affermazione e sentirsela riproporre identica poco dopo.

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signori

Rinnovo l’invito a leggere il libro di cui parla questo post, perché la mia ricerca di un lavoratore sta facendo emergere, come dice l’autore, una società in cui la maggior parte della gente non lavora o, aggiungo io, fa lavori inutili o dannosi, ma mantiene un tenore di vita inspiegabile e superiore a quello dei pochi – schiavi – che effettivamente producono qualcosa. Questo mi preoccupa infinitamente e anche mi scandalizza per la sua profonda ingiustizia.

Una cosa che non mi aspettavo e che mi sta facendo molto soffrire è la totale mancanza di serietà e anche di rispetto della maggioranza delle persone che finora mi ha contattato, di tutti i ceti sociali, di entrambi i sessi, e di varie provenienze. Bugie, richieste assurde, scuse implausibili, pacchi tirati all’ultimo, persone che implorano un colloquio e poi scompaiono, espressioni di smodato entusiasmo seguite dal silenzio, addirittura una madre che rispondeva agli annunci a nome del figlio a sua insaputa… ma abbiamo completamente perso l’educazione e la capacità di metterci nei panni degli altri?

Sinceramente faccio fatica a spiegarmelo e mi chiedo se queste persone si comporterebbero così se si trovassero di fronte al dirigente di una grossa azienda o se avessero davvero bisogno di un lavoro. Ho molti aneddoti ma voglio rispettare la privacy delle persone, anche se a questo punto nemmeno se lo meritano. Ricordatevi di trattare tutti come vorreste essere trattati voi (o, se siete masochisti, meglio).

Afghanistan

Ecco, contenti? Per una volta, Davide ha battuto Golia. Ora salta fuori che Golia era demotivato, corrotto, e grosso più che forte, e che Davide sta scatenando la sua vendetta, braccando i nemici e seppellendo le donne vive sotto mura, burka, pietre. Il popolo che Golia doveva difendere precipita nel terrore, nel si salvi chi può; le sue donne si preparano a tornare schiave.

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Fin sulle cime

Se ce la faccio vorrei esserci.

Questo è uno di quei posti che bisognerebbe semplicemente lasciare com’è. E invece…

Stamattina un lettore mi ha segnalato un testo molto amaro di Luca Mercalli (che mi sembra non si trovi online). Si concludeva così: “Ormai è chiaro: la democrazia non funziona. Siamo in un’oligarchia controllata da un gruppo di poteri industriali e immobiliari. Questa è la triste verità.”

ESCURSIONE e DIFESA dei PASCOLI di VARMOST MINACCIATI da ulteriori DISTRUZIONI

Sabato 14 AGOSTO

Forni di Sopra – Partenza seggiovia “Varmost” – ore 10.00

Salita (eventuale discesa) in seggiovia ed escursione in quota

Pranzo al sacco (Se cattivo tempo spostamento sabato successivo)

Giunta Comunale Promoturismo e Regione armati di cingoli e benne stanno attuando in VARMOST la soluzione finale per pascoli (povera malga) e paesaggi, cancellando per sempre stelle alpine genziane artemisia licheni arnica nigritelle… i loro profumi, la nostra farmacia, la nostra storia.

Proprio sui rarissimi paradisi fioriti che ancora Forni possiede, e che molti ci invidiano, un disastro.

Uno scandalo!

Progetti che produrranno insanabili conseguenze: finanziarie per gli EE.PP., sociali per la comunità fornese, catastrofiche per l’ambiente: e al diavolo il patrimonio Unesco di cui Forni è depositario!

Promoturismo assieme a Comune e Regione propongono:

nuova seggiovia e nuove piste “nere” in cima all’incontaminato Simon da sbancare per far sorgere un rifugio-ristoro (!?), lo stesso sfregio si ripete sull’innocente originale costone di Crusìcalas con altre piste; cui si aggiunge, incredibile! la bizzarra proposta di trasformare il più bel sentiero botanico di Forni di Sopra, la camminata dell’anima Varmost-Valaseit, in una strada ghiaiosa a suon di scavatori pale meccaniche camion ecc. ecc.

Al turista il Comune offre un eterno cantiere con tanto di smog rumore e altri inquinamenti. Qualità fornese!

Clima, Vaia, pandemia non insegnano proprio nulla? L’Europa che chiede più “verde” e rispetto verso la natura nemmeno? Lasciamo quei luoghi come ci sono stati donati dai nostri antenati, per vivere avremo sempre più bisogno dell’aria e dei paesaggi che la creano. Quello che vogliono commettere è molto peggio di un crimine, non è solo un semplice delitto, è un errore.

Comune Regione Promoturismo non la pensano così; quali calcoli facciano rimane un mistero economico. Follow the money, diceva Giovanni Falcone. Com’è possibile che accada tutto questo!?

Cittadini che amate le bellezze uniche della montagna indignatevi, opponetevi a questi devastanti progetti.

Fateglielo capire a Comune Regione Promoturismo che la montagna non va distrutta.

BASTA sprecare soldi per demolire e rovinare irreparabilmente l’ambiente di Forni di Sopra.

Cittadini! Non pare anche a voi che di questi tempi sia giunta l’ora di smetterla con le distruzioni?!

DIFENDIAMO PUREZZA E BELLEZZA DELLE NOSTRE MONTAGNE!

DIFENDIAMO LA VITA!

Agosto 2021 LEGAMBIENTE DELLA CARNIA Circolo Fornese di Cultura

Forni di Sopra – stampa propria

“no sognatori”

“Non parlare con uno scrittore”, ho letto una volta da qualche parte, “se non vuoi finire sulla pagina”. In un certo senso, la vita dello scrittore – più ancora di quella del giornalista, che almeno si deve sempre dichiarare – è una slealtà continua, uno sfruttare a piacimento incontri, storie e aneddoti altrui per farne racconti di testa propria. Il modo in cui lo scrittore poi ricambia è con l’offrire a tutti storie, lezioni di vita, conoscenze, spunti o anche solo il piacere della lettura, restituendo rilavorato ciò che ha preso.

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GMSR

Normalmente sconsiglierei a chiunque di andare a Venezia a luglio, ma domani (17.07) proprio a Venezia si terrà una manifestazione di solidarietà con il Myanmar, a partire dalle 11. Qui o qui i dettagli dell’evento. Ci saranno manifestazioni anche in altri paesi ma non riesco a trovare una lista completa. La sigla credo stia per Global Myanmar Spring Revolution.

Aggiornamento: Giusto per far capire la spaventosa crudeltà di questo regime: stanno impedendo alla gente di curarsi dal Covid. Hanno arrestato, picchiato, torturato e imprigionato i medici; adesso proibiscono a chiunque di importare o comprare ossigeno, tenendoselo tutto per sé e le proprie famiglie. Sparano sulla gente che cerca di comprare delle bombole. Gli ospedali pubblici, che la giunta militare non è in grado di gestire, sono pieni di malati e senza personale sufficiente.

Questo serva anche per chi dice che il Covid “è solo un’influenza”, che non serve vaccinarsi, che basta un buon sistema immunitario, che muoiono solo i vecchi e altre cazzate che si sentono ancora. Questo è quello che succede a una popolazione giovane e sana che non ha a disposizione la medicina moderna per curarsi. L’abbiamo visto anche in Amazzonia, mi sembra. Muoiono come mosche.