lana

Come molti di voi sanno, allevo pecore, sulla qual cosa avrei molto da dire, ma per farlo ci vuole tempo, per avere tempo ci vuole qualcuno che mi dia una mano, per avere qualcuno che mi dia una mano devo guadagnare qualcosa, quindi sto cominciando a cercare seriamente di vendere la lana filata da me. Ci ho provato alla fiera dell’artigianato di Rho, con poco successo perché, anche se si fermava tantissima gente a veder filare, quasi tutti associavano il fatto di lavorare a maglia con una nonna o al massimo una mamma, il che mi ha stupito molto perché io invece conosco un sacco di gente anche giovane che lo fa, è un’attività con molti benefici e *non c’è motivo per cui debbano farlo solo le donne*. Alcuni mi dicevano: non faccio a maglia perché non ho tempo [sottinteso: devo lavorare, perché eravamo pur sempre a Milano, e non è uno stereotipo, è così].

Allora la lana l’ha comprata mia madre, la quale ha fatto una giacca a maglia che ha stupito persino me da quanto bene è venuta. Ho tirato un sospiro di sollievo: allora tutto il mio lavoro vale qualcosa! E voi non potete immaginare quanto lavoro richieda filare una semplice matassa. Escludendo il piccolo particolare di allevare le pecore, tralasciando la tosatura (quasi sempre a mano, nel nostro caso), bisogna curarla, lavarla, cardarla, filarla e torcerla. Infine, usando l’avambraccio, la avvolgo in una matassa. E non ho neanche cominciato a fare gomitoli o a tingerla. Ma tutti questi particolari li rimando al momento in cui avrò il tempo di raccontare.

Per ora ho messo un annuncio su subito.it. Se qualcuno di voi è interessato, eccolo. Questa volta non chiedo donazioni liberali o sostengo: vorrei trovare, in qualche modo, qualcuno che apprezzi il senso di una cosa così insolita e retrò, e che sappia cosa farsene. Persino qua, l’atteggiamento oscilla tra il nostalgico e lo scettico, nettamente preponderante: “cosa credi di fare con la lana?”

Sbeffeggiare un materiale straordinario come la lana è un insulto a millenni di storia umana e a milioni di anni di evoluzione. La lana è calda, naturale, isolante, idrorepellente, protegge le pecore dalla sporcizia e dalle intemperie, esiste in infinite varietà di colori, dimensioni e caratteristiche. Gli allevatori italiani sono costretti, in gran parte, a buttarla via, mentre la importiamo da allevamenti discutibili dall’altra parte del mondo. Il mio è un piccolo gesto per dimostrare che la lana ha un futuro, ma se nessuno la vuole, o se io non sono in grado di valorizzarla, sarà un gesto vano.

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perché dobbiamo finanziarci con il debito?

Non è una domanda retorica: me lo chiedo veramente, e non ho ancora trovato una risposta convincente.

Il mio ragionamento è semplice. Uno stato, soprattutto grande come l’Italia, ha entrate più o meno prevedibili, e uscite altrettanto prevedibili. Di anno in anno, dovrebbe essere in grado di gestire questi flussi con abbastanza anticipo, e qualche modifica a seconda di maggiori esigenze o minori entrate. Questo dovrebbe bastare. Continua a leggere

l’Italia, evidentemente, non è un paese democratico

Come cittadina italiana sono disgustata: il popolo si è espresso e ha eletto i suoi rappresentanti, questi dopo una lunga trattativa hanno trovato un accordo sulla base dei propri programmi e stavano per formare un governo, ma il presidente della Repubblica si è opposto perché non ne condivide la sostanza e ha bloccato la formazione di un governo che era la logica conseguenza del voto degli italiani. Questo è anticostituzionale, antidemocratico, e al limite del colpo di Stato (il parlamento è ancora lì, almeno). E non è la prima volta che agli italiani viene imposto un governo che non hanno scelto e che salta fuori da chissà dove.

Io non ho nemmeno votato la Lega o i 5 Stelle. Non condivido la gran parte delle loro proposte e non mi piace la figura di Savona – a quanto ho letto, ad esempio, fu uno dei principali promotori del Mose a Venezia. Ma non è questo il punto. Il punto è: chi decide veramente? La democrazia non è dittatura della maggioranza senza contrappesi, è vero, ma i contrappesi servono per tutelare dei principi fondamentali e irrinunciabili, e invece qui vediamo che il principio fondamentale e irrinunciabile non è la sovranità popolare o nazionale, ma l’euro. Sembra che entrando in Europa gli italiani abbiano addirittura rinunciato alla possibilità di scegliere il proprio governo. Questo ha dell’incredibile.

Gli antieuropeisti hanno ragione. Chi ha deciso di far saltare il governo che i rappresentanti eletti dal popolo avevano preparato? Perché l’euro è un dogma più importante addirittura della rappresentanza? Perché un paese deve fare quello che vogliono “i mercati” o le altre nazioni europee? Un paese deve poter fare di se stesso quello che vuole; il prezzo da pagare può essere l’espulsione da un’organizzazione internazionale, le sanzioni o la perdità di credibilità, ma non l’impossibilità stessa di autogovernarsi!!

Recentemente, su questo blog era stata sollevata la questione del debito. Avevo pensato di fare un post in proposito, ma mi avrebbe preso troppo tempo. Dirò solo questo: il pasticcio in cui ci troviamo è un risultato non solo dell’aver devoluto la propria sovranità (e quindi la propria autodeterminazione) alle istituzioni europee, ma anche del finanziarsi con il debito, per cui coloro che prestano allo Stato italiano hanno poi voce in capitolo su quello che questo Stato e le sue istituzioni fanno. Altrimenti, non prestano più e la spesa pubblica si blocca, rischiando il collasso (vedi Grecia). Il debito va ridotto anche per questo: toglie una enorme fetta di sovranità e rende ricattabili. Pare che il “nervosismo” dei mercati abbia spaventato Mattarella. Ma a chi deve rendere conto, ai mercati, o a noi?

Incredibilmente, durante queste estenunanti trattative mi ero trovata ad approvare Di Maio e Salvini, sia per la disponibilità a trattare e scendere a compromessi, ma relativamente trasparenti, sia per la lealtà che quest’ultimo, fino alla fine, ha cercato di dimostrare ai propri alleati. Tutto quello che hanno fatto – trattative, proposte, annunci – fa parte di un vero sistema democratico, uno in cui non c’è una squadra che vince e una che perde neanche fosse una coppa, ma una serie di rappresentanti dei vari gruppi di interesse del paese che trattano per ottenere un compromesso che sia il più fedele possibile alla volontà degli elettori. Mi sembrava un buon esempio. Pensavo: finalmente si fa come si dovrebbe fare. Peccato che le istituzioni e le vecchie guardie non abbiano retto a questo momento di genuina democrazia rappresentativa.

 

Non voterò – ma voglio fare qualcosa lo stesso

Ho sempre criticato la scelta di non andare a votare, soprattutto nel momento in cui chi non ha votato poi si mette a criticare gli eletti, i politici, il sistema in generale, ma non ha fatto nulla per cambiarlo. Se i partiti più grandi non convincono, e sono quelli che occupano quasi tutto lo spazio pubblico dei media e delle conversazioni tra cittadini, bisognerebbe sforzarsi di dare una possibilità ai partiti più piccoli, anche per segnalare che è un dovere concedere spazio a tutti quelli che si presentano, non solo ad alcuni. A chi obietta: “non c’è nessuno che mi rappresenti!”, sono solita rispondere: “allora candidati tu!” Troppo facile criticare chi fa, e poi non fare niente (abitudine molto diffusa in vari campi, tra l’altro). Continua a leggere

M’illumino di meno – Basiliano – 23 febbraio

Sono stata invitata a Basiliano in occasione dell’iniziativa M’illumino di meno, a cui l’amministrazione comunale aderisce.

L’evento si terrà venerdì 23 febbraio 2018 alle ore 20.30 nella Sala conferenze del Centro civico di Villa Zamparo (Via Roma, 11) a Basiliano. Mi intervisterà Adriano Venturini, Consigliere del Comune di Basiliano.

quello che manca è un partito della decrescita

Credo di non essere l’unica a non sapere chi votare alle prossime elezioni – anzi, a provare un senso di disperazione all’idea della “vittoria” di uno qualsiasi dei candidati. Continua a leggere

L’estate di San Martino

Alla fine il quadro non l’ho trovato. L’ho cercato dappertutto ma non l’ho trovato. Mi sono dovuta rassegnare a fare un’altra copertina (ma spero ancora che quel quadro prima o poi salti fuori).

Annuncio quindi che è uscita la mia terza raccolta di poesie, dal titolo L’estate di San Martino:

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Come al solito, chi la volesse può chiederla direttamente a me, spedizione compresa, ordinarla dal sito della casa editrice, in una libreria, online (non da Amazon preferibilmente), o, se si trova a Udine, andarla a prendere alla libreria Friuli dopo l’8 dicembre. Costa 10 euro.

Non ho in programma una presentazione, anche perché ne sto preparando un’altra di tutt’altro genere che spero di riuscire a fare, nel qual caso la annuncerò sul blog.

Non aggiungo altro perché so che chi non è interessato alle poesie/alla poesia non sarà convinto, ma qualcuno che le legge c’è, e non vedo l’ora che legga queste.