Il progetto

Innanzitutto, sto cercando in tutti i modi di proseguire l’iter per poter legalmente assumere una persona. Non ce l’ho ancora fatta. Manca ancora almeno un mese e una spesa di minimo altri circa cinquecento euro. Cercherò di aggiornarvi appena avrò novità (per ora mi limito a sottolineare per l’ennesima volta l’assurdità che ci vogliamo mesi di preparazione e migliaia di euro di spesa per avere solo il permesso di fare una cosa semplice come pagare qualcuno per lavorare per te).

Nel frattempo, voglio spiegarvi qual è il mio obiettivo e perché mi sto torturando in questo modo 🙂 Sono cose già dette, e parte di quello che sto facendo infatti è spiegare nei dettagli tutto quello che imparo, scopro, scoperchio persino, a beneficio non solo mio ma anche di chi è interessato e ha voglia di seguirmi nelle varie vicende.

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Una finestra sul mondo

Innanzitutto, auguri di Buona Pasqua a tutti.

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Appello Ultime Acque

Sono tra i firmatari di un appello, scritto con la collaborazione di molti ma nato dall’iniziativa dell’instancabile Franceschino Barazzutti, in difesa delle acque delle nostre montagne. Ho fatto diversi tentativi infruttuosi di inserirlo in un post (è in formato pdf), non ce l’ho fatta e mi arrendo. Vorrei che lo leggeste e anche lo vedeste, perché è molto ben fatto e include foto di cosa ci tocca vedere tutti i giorni, per cui vi invito ad andare sul blog Non solo Carnia la cui autrice è stata più brava di me ed è riuscita a incorporare il file per intero! La lista dei firmatari è lunga e comprende un paio di nomi che forse conoscete (non il mio: io sono presente come comitato). Sono contenta che la battaglia dei comitati non sia solo difensiva (basta centraline!), ma anche volta a riprendere il controllo pubblico e locale delle centrali esistenti, e soprattutto a ripristinare il più possibile la naturalità dei corsi d’acqua. Non solo limitare i danni, ma riparare a quelli fatti e migliorare l’ambiente!

Ecco il link: http://www.nonsolocarnia.info/da-franceschino-barazutti-appello-salviamo-le-ultime-acque-della-nostra-montagna/

europarlamentari

Ovviamente nessuno mi ha risposto. Allora ho pensato che avrei potuto scrivere ai nostri europarlamentari, e ho compilato un modulo sul sito del Parlamento Europeo chiedendo i contatti, che non riuscivo a trovare. Non ho avuto risposta. (La risposta mi è arrivata oggi 23 marzo, con informazioni anche su quello che la UE sta facendo – vedete sotto) Alché mi sono detta: hai una laurea, forse puoi arrivarci da sola. Evidentemente la mia idea che bisognerebbe rispondere alle domande altrui, anche a quelle cretine, non è molto condivisa nel mondo.

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Insisto

Non che mi illudessi con un post di avere chissà quale impatto, ma prendo atto che con il mio ultimo sono riuscita soltanto a interessare un paio di persone al tè con le palline che si beve a Singapore. Allora ho pensato di rivolgermi a qualcuno che possa fare almeno qualcosa. Mi era anche venuto in mente di scrivere al Ministero degli Esteri – in fondo, un dovere dei cittadini è contattare i propri rappresentanti per incoraggiarli ad agire sulle questioni che considerano importanti – poi mi sono ricordata chi è il nostro Ministro degli affari esteri e ho lasciato perdere. Alla fine ho mandato due mail, una al CEC (Centro Espressioni Cinematografiche) di Udine, che organizza il Far East Film Festival, un grande festival di cinema popolare dell’Estremo Oriente, un evento culturale di enorme importanza, e l’altra alla Burma Campaign con sede nel Regno Unito. È naturale che, essendo stato il Myanmar sotto il dominio inglese per oltre un secolo, i loro legami con questo paese siano più forti. L’Italia, inoltre, nonostante sia un paese di navigatori, ecc, di passaggio e di traffici continui, di emigrazione e di immigrazione, ha a livello mediatico poco interesse nei confronti di ciò che accade all’estero, informazione superficiale e notevolmente sottodimensionata rispetto alle infinite discussioni sui leader di partito e altre vicende interne che spesso consistono in poco più che pettegolezzi. Quindi, come di tante altre cose e ancor di più perché è lontano, di Myanmar / Birmania si parla poco.

Facciamo però un passo indietro, e un passo in avanti.

C’è stato un tempo in cui qui non si sapeva nemmeno che l’America esistesse. L’Africa sub-Sahariana era poco frequentata, il Nord Europa non centrale come adesso; durante l’antichità e il Medioevo noi ci muovevamo soprattutto nel Mediterraneo e verso Est. Uno degli “italiani” più famosi di tutti i tempi, Marco Polo, raccontò all’Occidente le meraviglie dell’Oriente, la sua vastità, ricchezza e varietà – era tutto molto esotico, ma anche un mondo con cui i contatti, mediati o diretti, erano continui. Ho controllato, per curiosità: sì, Marco Polo era andato anche in Birmania. Adesso si parla di fare una nuova Via della Seta; nessuno sa che ne sarà perché ci sono già resistenze e problemi, ma ci sono pochi dubbi sul fatto che i nuovi poteri in ascesa siano la Cina e la Russia. Si preannuncia anche uno scontro con l’America e i suoi alleati; non so chi sarà Roma, e chi Cartagine. Ad ogni modo, dobbiamo ricominciare a interessarci di più di ciò che succede a Oriente.

Qui sotto trovate il testo delle due mail che ho inviato.

Alla Burma Campaign UK:

Hi,
I’m writing from Italy. I’ve become very concerned about the current situation in Myanmar and I am following it closely. I am really touched by the heroism of its people and appalled by the brutality of the army. I’d like to do something about it, but I don’t really know what – I don’t have money to offer, and cannot move due to both the pandemic and the fact that I have a small farm to run and cannot leave. Our country is preoccupied with its own problems and has no interest in Myanmar, so I haven’t even bothered writing to our foreign minister. Likewise, I don’t have much faith in the EU as they are all talk and no action and always cave in to lobbies.
So I am asking you if I can be of any assistance. If you know of some Italian MPs in Europe who might be responsive to pressure on this, please let me know and I’ll write. Another thing I thought I might offer is translations: if you have any need for English-to-Italian translations, for any reason such as media or political pressure, that’s the one thing I could offer. I am also a writer and can write well.
I hope I haven’t wasted your time and I thank you for reading.

Al CEC:

Buongiorno,sono una cittadina udinese e anni fa ho anche collaborato con il CEC e il Far East Film Festival.Vi scrivo perché sto seguendo con enorme preoccupazione le vicende in Myanmar e vorrei fare qualcosa ma non so a chi rivolgermi. So che voi non prendete posizione su questioni di questo tipo, e mi sembra di capire che dal punto di vista cinematografico il Myanmar non sia molto importante, però voi siete, in Italia, forse il più importante ponte con la cultura dell’Estremo Oriente. Non so se avete contatti utili, o possibilità di dare almeno un po’ di visibilità mediatica a queste vicende, o altro, ma vi scrivo per chiedervi di fare qualcosa, per quanto poco possa essere. So che ci sono un sacco di problemi nel mondo e il Myanmar è molto lontano ed è difficile pensare a cosa si possa fare, ma vedere un popolo venire massacrato dal suo stesso esercito, e nonostante questo continuare a resistere eroicamente, mi ha toccata profondamente. Buona giornata

Aggiornamento: ho letto che si può fare una donazione qui per sostenere il movimento di disobbedienza civile alla giunta. https://crphmyanmar.org/donate/ Altri indirizzi si trovano qui: https://colonizinganimals.blog/2021/03/11/the-military-coup-what-can-you-do/

Myanmar

Qualcuno di voi sapeva che l’Unione Europea sta firmando un accordo con la Cina per facilitare gli investimenti? Non è una domanda retorica: io l’ho scoperto da poco. Come al solito, di queste cose si parla poco e niente e nessuno chiede mai il parere dei cittadini europei. Io sono del parere che con la Cina bisogni stare estremamente attenti. Con tutto il rispetto per il popolo cinese e la sua storia e cultura, la spietatezza del regime sia internamente che all’estero e la lunga, ormai, lista di popoli oppressi o da questo regime o dalla maggioranza han dovrebbe farci pensare prima ai diritti umani, e poi ai soldi. Senza contare che, per come sta ondeggiando il pendolo della storia, a guadagnarci questa volta saranno più i cinesi che gli occidentali ormai alla frutta. Purtroppo non ho molto tempo a disposizione per farlo, ma mi piacerebbe studiare nel dettaglio la storia di come è iniziato il colonialismo occidentale, perché inizio ad avere il sospetto che, essendo iniziato con i commerci e gli affari ben prima che con le conquiste militari, possa somigliare molto a quello che la Cina sta facendo adesso in quasi tutto il mondo. Ricordiamoci che i popoli, regni e imperi conquistati dagli europei erano ai tempi straordinariamente ricchi, forti e prosperi, Africa e America Latina comprese, e che solo dal Cinquecento in poi, lentamente, gli europei sono diventati egemoni. Come dicevo, il pendolo sta iniziando a ondeggiare dall’altra parte; come i popoli che gli europei sottomisero, la nostra divisione, miopia e avidità ci stanno indebolendo. Magari sono paranoie mie. Vedremo.

Venendo al dunque: sto seguendo con enorme apprensione la resistenza del popolo birmano al golpe militare del Tatmadaw, “uno degli eserciti più feroci del mondo”. Vedere soldati e poliziotti sparare su gente disarmata, picchiare ragazzini, medici, massacrare donne, è raccapricciante. La non violenza dei birmani è ammirevole, ma potrebbe non bastare per vincere, e non vincere, in questo caso, sarebbe tremendo.

Come dicevo per il caso di Hong Kong, a farci appassionare – tra le tante, troppe nefandezze contro cui bisognerebbe lottare – a una causa piuttosto che a un’altra sono anche questioni personali – di valori, esperienza, simpatie persino. Queste non dovrebbero mai farci dimenticare i principi e l’equità, ma certe cose ci toccano più di altre. Per me un popolo che resiste, unito – che non si fa spaccare in una guerra civile, non scappa, non si arrende – è una delle cose più toccanti e potenti che esistono. Eppure, dalla Siria alla Bielorussia all’Iraq alla Thailandia, vincere disarmati contro chi ha le armi è quasi impossibile, e armarsi… guardate la Siria.

Non sono mai stata in Birmania, ma ho visto molte immagini e riconosciuto alcuni dei ricordi della vita di cui vi parlavo, tanti anni fa, in un posto così diverso da qui – la vegetazione lussureggiante, il fatto di poter stare sempre fuori… gli spazi hanno un altro aspetto, sono costruiti in un altro modo, nelle città in cui non fa mai freddo. Anche certi dettagli di cui sono stata partecipe, come l’andare in giro scalzi o in infradito tutto l’anno, l’indossare il sarong… o questo: il . Ho scoperto che esiste una Milk Tea Alliance che unisce informalmente i giovani che protestano, da Hong Kong alla Birmania. Perché tè al latte, mi sono chiesta? Perché i cinesi lo bevono senza.

(A Singapore bevevamo questo)

Qui ci sono miliardi di persone in ballo, fare i leoni da tastiera dall’altro lato del mondo non è molto utile, me ne rendo conto; avevo pensato di scrivere a qualcuno, persino agli organizzatori del Far East Film Festival di Udine, ma chi si azzarda a far qualcosa? Cosa fai, attacchi l’esercito e metti in mezzo magari la Russia o la Cina? Non vendere più armi, come ha deciso di fare la Corea, sarebbe utile, ma si è capito che le armi sono in tanti a farle, in tanti a venderle, e girano, girano

Vi lascio con un paio di link se volete anche voi seguire queste vicende. A me viene in mente il lungo periodo, in Europa, dalla fine del Settecento alla metà del Novecento, durante il quale, a forza di rivoluzioni riuscite e fallite, moti e guerre, alla fine le masse sono riuscite a conquistare democrazia, libertà e benessere. Di repressione ce n’è ancora, ma non c’è paragone rispetto a prima. Adesso siamo qui a chiederci se sono queste le cose che vogliamo, se dureranno e a che prezzo sono arrivate, ed è giusto, ma vedendo i soldati sparare sui manifestanti impunemente, portare via la gente e torturarla a morte in qualche prigione, non resta che sperare che queste cose finiscano laggiù anziché ricominciare qui.

The Irrawaddy

Frontier Myanmar

The Guardian – Myanmar

Burma Campaign

Al Jazeera

Sanità

Segnalo questo articolo estremamente interessante sulla sostenibilità economica e ambientale della sanità moderna. Consiglio la lettura per intero: contiene riflessioni su aspetti meno discussi e possibili alternative.

https://www.lowtechmagazine.com/2021/02/how-sustainable-is-high-tech-health-care.html

Io, da parte mia, ancora non ho capito: 1. perché siamo così in ritardo con la produzione di vaccini quando varie opzioni, tra cui la sospensione dei brevetti con risarcimento alle case farmaceutiche, sono almeno teoricamente possibili da mesi 2. perché i medici di base devono essere pagati fino a 25 euro a dose (sentivo stamattina in radio, relativo alla nostra regione) per somministrare il vaccino. Magari c’è un buon motivo, ma ancora non mi è chiaro. Si è molto parlato del ruolo dei medici di base / di famiglia, senza sottolineare però che si tratta sostanzialmente di privati convenzionati con il servizio sanitario, che hanno discrezionalità nelle prestazioni da offrire – e infatti molti non fanno ormai quasi nulla di medico – e che guadagnano tantissimo, mediamente più degli ospedalieri, con orari più comodi e spesso prendendosi meno responsabilità . Sinceramente farsi pagare per ogni vaccino più di quanto probabilmente costa il vaccino stesso mi sembra sciacallaggio, ma probabilmente c’è qualcosa che non so.

orto

Un altro breve aggiornamento dal campo: adesso c’è anche un orto urbano. Io in realtà non ci ho avuto quasi niente a che fare: l’ho offerto a una persona che cercava un orto e che si è premurata di costruire un bel recinto e attrezzarlo. Adesso la sfida è raccogliere l’acqua senza portarla da fuori se non occasionalmente, una questione molto importante per me che spero di spiegare meglio più avanti.

Il mio obiettivo è condividere la terra, non tenerla tutta per me. Molte persone hanno condiviso con me quassù, e poi, mentre adesso si tende ad affidare tutto alle macchine, io preferisco l’idea che ci siano persone che frequentano il campo e lo presidiano, anche. Una volta le zone agricole e anche montane erano così; adesso alcune si sono inselvatichite, e non è un male, ma in altre si sente solo il rumore dei trattori e delle auto.

Non voglio neanche, però, “antropizzare” troppo gli spazi. Vorrei aumentare la quantità di terra per tenerne una parte a pascolo, una parte a bosco ceduo, raccogliere l’acqua… Se volete sostenere questo progetto, potete comprare i prodotti che ho da offrire finora. Con gli alimenti è difficile – le nuove restrizioni significano che non riesco a vendere neanche le uova… (prevedo di fare molte tagliatelle finché non passa anche questa…) Resta la solita lana, come sempre. Cercando di diversificare la produzione e di avere più usi possibili per ogni prodotto, riduco i rischi di momenti come questo in cui per me l’accesso ai mercati è bloccato, però bisogna pur sempre vendere per mantenere l’attività.

Un pensiero per Hong Kong

Molti anni fa, quando studiavo al Collegio del Mondo Unito di Singapore, ho avuto l’occasione di visitare con altri della mia scuola il Collegio omologo di Hong Kong, dove studiava un ragazzo di Udine che avevo conosciuto alle selezioni. Ora che cerco di calcolare che anno fosse, devo concludere che era il 2000. Questo significa che ho visto festeggiare il Capodanno cinese del nuovo millennio nella metropoli di Hong Kong.

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DPA non DPA

Penso che qualunque tema, se ben affrontato, possa dirci qualcosa che va oltre esso stesso. Che si parli di cibo, di moda, di architettura o sport o paperelle galleggianti (ricordo ancora un illuminante articolo tradotto da Internazionale su un carico di paperelle che si era rovesciato in mare), se sappiamo leggere tra le righe troviamo importanti informazioni sui valori, i cambiamenti, i segreti di questo stesso unico mondo in cui tutti viviamo.

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