monta equina e dirigenti regionali

Spesso mi viene chiesto “com’è la tua giornata tipo?” La risposta è che non esiste una giornata tipo. In questo periodo, per esempio, il Covid mi impedisce di andare tanto in giro, la lana non la vuole quasi nessuno, e la neve è così alta che non posso fare le cose che avevo previsto per questo inverno, come spostare il fieno con gli asini e la cavalla o addestrare quest’ultima. C’è circa mezzo metro di neve, ghiacciato sopra e molle sotto, così che un animale pesante affonda e rischia di farsi male. Gli asini, che sono furbi, si rifiutano categoricamente, la cavalla, più obbediente, ci prova. Un giorno si è messa a galoppare nella neve appena caduta, quando ancora era morbida, affondando fino al ginocchio, mentre io correvo accanto a lei, quasi volando sul bianco. Che strano, ho pensato, di solito è il contrario! È stata una scena commovente della fiducia e del coraggio di cui sono capaci questi animali. Ma adesso la lascio in pace.

Comunque, non era questo il punto. Il punto era che sono a casa a torcermi le mani pensando a tutte le cose che vorrei organizzare e che non dipende da me fare. C’è abbastanza lavoro con le pecore, e in realtà anche un sacco di problemi, ma a parte quello poco altro. Allora ho iniziato a pensare che uno dei miei progetti per il futuro sarebbe far nascere un mulo, per vari motivi con cui non vi annoio. Ora, sempre per il filone “bisogna che iniziamo a renderci collettivamente conto che ci sono forze oscure che fanno di tutto per renderci la vita impossibile”, ecco un altro esempio. Secondo madre Natura, per far nascere un mulo bisogna convincere un asino a montare una cavalla e una cavalla a essere montata. Questo non è semplicissimo, ma si può fare. Secondo madre Burocrazia, la faccenda è ben più complicata. Bisogna o avere uno stallone e l’autorizzazione a tenere una stazione di monta privata, oppure trovare una stazione di monta pubblica.

Qui apro una parentesi. Può darsi che non ve ne importi niente di asini e cavalli, ma per le vacche è lo stesso, e a meno che non siate vegani voi consumate i loro prodotti tutti i giorni o quasi. Quindi siete corresponsabili di quanto sto per dirvi. Dunque: è ormai rarissimo che una vacca e un toro si incontrino “in senso biblico”, come si suol dire. Queste povere bestie, già private di così tanto – spazi aperti, la possibilità di crescere i propri piccoli, vita sociale, cibo sano – non hanno neanche più diritto a una riproduzione naturale. Quello che succede è che da una parte stanno i tori, dall’altra le vacche, e in mezzo esseri umani che eccitano e masturbano i tori, prendono il seme e lo portano alla vacca e glielo mettono dove va messo. Scusate il linguaggio, ma è ora che ci rendiamo conto di che cosa stiamo facendo su questo pianeta. Certo, ormai si fa così anche per tanti esseri umani – ma non è che così gli interessati perdano tutte le loro occasioni di rapporti sessuali. I nostri cari animali d’allevamento invece sì.

Questo è uno dei motivi per cui io ho scelto di tenere pecore e non vacche. Avere il proprio toro è costoso e complicato, e soprattutto pericolosissimo. Non serve che vi rimandi a famose tradizioni cretesi o spagnole o all’iconografia generale o che vi racconti aneddoti perché capiate che bisogna essere sia bravi che fortunati per gestire un toro senza venirne infilzati o calpestati. Però una volta, persino qui in paese, il toro c’era, e una signora anziana e minuta che ha una capacità di lavorare che io già adesso mi sogno mi ha detto che suo padre il toro ce l’aveva, e lo faceva condurre a lei, che era ragazzina. Adesso non c’è il toro, solo delle fiale in mano a dei veterinari.

Io sono contraria a tutto questo e penso che se dovessi far riprodurre la cavalla vorrei che la cosa fosse naturale. In realtà, potrebbe esserlo già adesso, ma il mio asino è talmente terrorizzato dalle cavalle che finora non ha mai nemmeno mostrato l’intenzione. E meno male: dovesse succedere qualcosa in tal senso, rischierei un’enorme multa.

Come si fa, allora, a fare questa cosa secondo le leggi? Devi avere un’autorizzazione. Devi avere un animale iscritto a un registro di razza, con i costi, i controlli e i parametri che questo richiede – non è che lo decidi tu che la bestia merita di riprodursi: lo decidono delle persone a cui tu ti rivolgi e che vogliono vedere l’animale, metterlo alla prova, farlo correre di qua e di là, dargli dei voti, e così via. Non ne sono certa, ma penso che un animale non di razza pura non possa mai avere questo permesso. Sugli umani stiamo cercando di mettercela via, ma per quanto riguarda le razze animali abbiamo ossessioni di purezza che sarebbero sembrate esagerate a… no, non si scherza su queste cose.

Poi devi fare le visite veterinarie, devi allestire degli “ambienti idonei alla monta”, il sopralluogo, i moduli, il codice… andatelo a dire ai mustang o ai cavalli che scorrazzano a Chernobyl, quegli sporcaccioni fuori norma, che si riproducono all’aperto nelle praterie senza uno straccio di box e di stalla!!!

Forze ci sono altri requisiti, ma al terzo o quarto che ho letto ho deciso di lasciar perdere. Come in tante altre cose, in questo paese veramente le regole ti fanno passare la voglia di tentare qualsiasi cosa (vi ricordo che non posso ancora legalmente non solo assumere qualcuno, ma nemmeno farmi dare una mano da un amico. E volevo raccontarvi la trafila di permessi e carte per seppellire una pecora l’altro giorno, e con la veterinaria che mi è anche venuta incontro, ma non ne ho voglia. Una giornata a metà tra Kafka e Ivan Denisovič… no, anche su questo non si scherza. Sto esagerando. Però è stato triste e assurdo).

Tornando agli accoppiamenti. Per la Regione FVG sto ancora aspettando che il dirigente (vedere sotto) mi risponda al telefono, ma giusto per farvi un’idea guardate l’iter in Lombardia. Poi magari non avevano pronto il piano pandemico in caso di Covid, ma porca miseria, non gli sfuggirà neanche un puledro!

Quindi, per informarmi, ho telefonato a Moruzzo, dove c’è una stazione di monta per tori, cavalli e un asino (che si chiama Tiamo e mi fa un po’ pena perché presumo non abbia molta compagnia, gli stalloni di solito stanno da soli). Hanno il catalogo online: cavalli bellissimi che hanno vinto gare e tori così grossi che sembrano cartoni animati. Ho chiesto se fanno monta naturale. No.

Ho chiamato la Regione. Mi hanno detto di chiamare un altro numero. Per curiosità, ho cercato questo numero su internet e sono arrivata a questa pagina con i nomi dei dirigenti regionali. Grazie alle leggi sulla trasparenza, presumo, c’è l’obbligo di rendere pubblici gli stipendi dei dirigenti. Ho dato un’occhiata e ho visto che si aggirano sui 120 000 euro all’anno più trasferte, andando da un minimo di 90 000 a un massimo, tra quelli che ho visto, di 155 000. Così, a spanne, solo questi dirigenti, esclusi i loro sottoposti, il costo degli uffici, delle bollette, della pulizia, della carta e delle stampanti, eccetera, costano ai cittadini della regione più di tre milioni di euro all’anno. E questi sono i misteriosi dirigenti di cui nessuno parla, non i politici con cui tutti se la prendono. E questa è solo una piccola regione, ma ci sono anche i comuni, altri enti intermedi come province o loro sostituti, lo stato, l’Unione Europea e altri organismi sovranazionali. Ognuno con il suo personale e le sue dirigenze.

(E più guardo questa lista più mi accorgo che mancano figure, non trovo dirigenti medici o veterinari, ad esempio. E non capisco chi ha competenza per il mio problema specifico: l’Azienda Sanitaria, l’ufficio regionale, Sant’Antonio il protettore degli animali domestici…?)

Il dirigente a cui devo chiedere come faccio se voglio fare un mulo non mi risponde. Inizio a sospettare che uno dei principali motivi per cui ci sono tutte queste regole e queste spese (400 all’anno, mi diceva un veterinario) per fare qualsiasi cosa è che così giustifichiamo questa enorme burocrazia con tutta questa gente pagata profumatamente per darci permessi, farci multe e metterci i bastoni tra le ruote. Come si suol dire: il danno e la beffa.

Non dico che non ci vogliano regole, in assoluto, ma magari un po’ meno di così non sarebbe male. Comunque, non sono ancora riuscita a capire bene quali siano. Fossero semplici, servirebbe già un dipendente in meno, e nessuno vuole questo.

una di quelle persone

[Ero indecisa se pubblicare o no questo post.

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non preoccupatevi, non di questo per lo meno

Sia recentemente, sia tempo fa, mi sono arrivate da alcuni lettori, alle volte con delicatezza e rispetto, altre meno, preoccupazioni rispetto al tono di alcune cose che scrivo e a cosa ciò rivelerebbe del mio stato d’animo. Questo sia da parte di chi mi conosce personalmente che di chi non mi hai mai incontrata.

Vorrei dire a tutti di non preoccuparsi, non perché non ci sia nulla di cui preoccuparsi – la vita è piuttosto spaventosa – ma perché l’essere umano è sostanzialmente un mistero e, per quanto bene possiamo conoscere una persona o una situazione, c’è sempre la possibilità che resteremo sbalorditi e spiazzati dalla scoperta di quanto ci sfugge.

Ogni tanto io stessa mi meraviglio per quanto divento furente su questioni apparentemente marginali, e lascio quasi correre cose molto più gravi. Perché? Perché ci si arrabbia, perché ci si scandalizza, perché ci si arrende? Perché certe cose ci toccano più di altre?

Lascio a voi le risposte. Se qualcuno si sente aggredito da alcuni miei eccessi retorici, resta libero di non leggere (credo che i miei parenti e amici abbiano smesso quasi tutti). Ma vi invito a guardarvi intorno e notare quanta finta calma e quanta inspiegabile violenza ci circondano.

Più tempo passo con gli animali, più mi sembra di capire le persone. Siamo molto simili. I cavalli in particolare possono essere ottimi insegnanti, principalmente perché, essendo gli animali che è di gran lunga più pericoloso fraintendere, ben presto costringono a farsi un sacco di domande, e a chi vuole imparare offrono un sacco di lezioni. Aggressività, disubbidienza, violenza, proprio come per noi, possono derivare dalla frustrazione, dall’incomprensione, dal dolore, dall’immobilità forzata, dalla paura, o anche, come siamo portati a pensare per prima cosa anche se spesso è l’ultima, da desiderio di dominio.

Sfogarsi poco per volta è molto più sano che trattenere tutto e scaricarlo all’improvviso. Una volta mio nonno mi disse: “guardati dalla cattiveria delle persone buone…” Quante volte mi è venuta in mente questa frase…

E, come ho già scritto, non è per niente vero che la natura, comunque intesa, sia qualcosa che esiste per calmare e rasserenare l’uomo stressato di città. Questa è una cosa che pensa solo l’uomo stressato di città (o qualcuno che è di indole calma in ogni caso, che faccia il pastore o il fattorino). La natura è lotta, riposo, collaborazione, competizione, morte, vita… e così via. Io non credo che si sia persone diverse in cima a una montagna o in mezzo a una strada trafficata, anche se sicuramente questo influisce sul nostro comportamento e stato d’animo. Ma non ci rifà da cima a fondo. E comunque, che uno ami la sua cima di montagna o la sua città, quando la vede minacciata spesso si arrabbia, anche se gli altri possono non capire perché è così arrabbiato. Allora, anziché guardare il proverbiale dito (“tutto bene? Perché ti arrabbi così tanto?”), vi invito a guardare la proverbiale luna, dato che è per lei, e non per il mio dito, che scrivo.

POR FESR

Qualcuno di voi, alzi la mano, sa cos’è il POR FESR? Io mi ritengo una persona piuttosto attenta a quello che succede nel mondo, e partecipe delle vicende locali, ma il POR FESR non l’avevo mai sentito nominare finché una persona, cercando informazioni su un nuovo birrificio della valle vicino, non ha notato che lo stesso ha ricevuto decine di migliaia di euro di contributi e mi ha reso partecipe della scoperta (queste sono le giornate in cui io mi scervello su come sopravvivere economicamente rimanendo fedele alla mia battaglia contro i contributi). Per farla breve, ho così scoperto che esiste questo POR FESR, cioè l’ennesima assurdità incomprensibile ai più per cui soldi pubblici raccolti tartassando chi lavora (mi dispiace, sono arrivata anch’io a questa conclusione) vengono con il pretesto di obiettivi vaghi e francamente fuffosi fatti filtrare attraverso una costosissima burocrazia parassitaria (solo in FVG il “Comitato di sorveglianza” ha QUARANTAQUATTRO MEMBRI, e questa è solo la “sorveglianza” e solo in regione, ma sono fondi europei) e utilizzati per finanziare l’industrializzazione forzata della nostra economia, il marketing ipertrofico e la diseguaglianza economica. Stiamo parlando, solo per questa regione (ma queste cose esistono dappertutto), di 230 milioni di euro dati a gente tipo la “Monte Carlo Yachts”, l’acciaieria Danieli, la Bofrost, e chi più ne ha più ne metta, per progetti importanti per la collettività quali “tecniche di sputtering pluristrato di materiali antiusura nella produzione di rulli di laminazione”, “studio e sviluppo di arredi per bagno con wpc” o “un planner 3d completamente realizzato in webgl che sia utilizzabile da qualsiasi utente che abbia intenzione di acquistare una nuova living room o una cucina professionale ma voglia vedere i prodotti combinati tra loro valutandone gli ingombri.”

In mezzo c’è veramente di tutto, dal Comune di Porcia a un certo “Individuo” che ha speso 133 000 euro ma non si sa chi sia. Il senso di tutto questo è il solito: guadagni privati, costi pubblici. Noi cittadini finanziamo buona parte di questi progetti, noi subiamo le conseguenze della devastazione ambientale e dell’impoverimento sociale nonché della distruzione dell’artigianato derivanti da un’industrializzazione sempre più spinta, noi dobbiamo salvare banche e aziende quando fanno male i conti e falliscono – ma non possiamo nemmeno tassare i dividendi quando vanno bene e funzionano…

La lettura è ricca di misteri: cosa farà mai la “Fluentis srl” che chiede soldi per la “ridefinizione del prodotto in uso nell’organizzazione e bene di vendita a clienti su scala internazionale”, e di sorprese: a quanto pare sono tutti molto scomodi lì dove sono, perché la parola “riposizionamento” come destinatario del finanziamento compare più di trenta volte. Mi accorgo anche di quanto sono poco aggiornata, perché io parlo italiano e non la neolingua del business, tipo: “l’implementazione di un processo commerciale e service completamente nuovo basato sulla “servitizzazione”, tramite la realizzazione e l’utilizzo di una piattaforma di knowledge and performance management basata su piattaforme hardware e software e di comunicazione iot (internet of things)”, o perché mi ostino a chiamare il cibo cibo, non “food” (28 volte).

(…e arrivata a pagina 543 mi arrendo, quindi se ci sono cose buffe da qui in poi dovrete trovarvele da soli)

E poi fanno le prediche per cui ci sono gli evasori brutti e cattivi per colpa dei quali non ci sono infermieri in ospedale. Continuo a pensare che l’evasione fiscale sia sbagliata, ma penso sempre di più che questo genere di cose siano ancora peggio.

nessuno sa, nessuno dice

Sono rimasta molto colpita, ieri, dalla notizia della morte di Agitu Gudeta, l’allevatrice etiope che viveva in Trentino con le sue capre. Sarebbe facile dire che mi ha colpito semplicemente per la fine orribile di una persona molto conosciuta, ma non sarebbe del tutto onesto né completo. Spero di non mancare di rispetto a lei se condivido alcune riflessioni che non riesco a riconciliare.

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La società signorile di massa

Oggi vorrei consigliarvi un saggio: La società signorile di massa del sociologo torinese Luca Ricolfi. La sua mi sembra la miglior descrizione della società italiana oggi – la più onesta e acuta. Avevo pensato di farne un resoconto commentato (ovviamente ho da ridire su alcune cose), ma è un testo breve e denso e consiglierei piuttosto di leggervelo per intero. Non solo per il quadro generale e per come l’autore giustifica la sua tesi, ma anche per le tante citazioni od osservazioni interessanti che invitano, volendo, a ulteriori approfondimenti. Se non volete spendere, questo libro probabilmente si trova in biblioteca; io sono riuscita a farlo arrivare fin quassù con solo un po’ di attesa.

Il libro tratta alcuni temi che sono ricorrenti su questo blog, ma in un’ottica diversa (e con un’implicita considerazione positiva di crescita economica e demografica che io naturalmente non condivido, pur riconoscendo che questi elementi contribuiscono a contestualizzare l’analisi). Siccome ai sociologi spesso piacciono grandi generalizzazioni che diano una lettura originale e complessiva della società (magari per cui essere ricordati), chiaramente questa lettura sarà incompleta, ma c’è poco da fare, noi italiani siamo quello che lui descrive. Se qualcuno di voi lo leggerà o lo ha già letto ne possiamo parlare.

Per concludere, tante delle cose che leggo, non solo in questo testo, mi sembrano descrizioni della vetta prima che cominci, o quando è appena cominciata, l’inevitabile discesa. Io spero sinceramente che sia così. Per quanto sia piacevole trovare interpretazioni interessanti della realtà, se questa realtà non ci fa onore resta l’amaro in bocca – e la società italiana descritta da Ricolfi è un’utopia andata storta, perché noi umani non siamo fatti per i mondi perfetti, è distopica. Per quanto mi riguarda, questo libro ha confermato la mia interpretazione della nostra società e le mie scelte, per quanto spesso incomprensibili per chi mi sta attorno e per quanto in contraddizione con quanto raccomandato nel libro stesso. Anche per questo vi invito a leggere questo saggio, se vi hanno interessato certi temi e avete voluto conoscere una parte di questo percorso.

Ma la legge è uguale per tutti, o no?

Esempio 1. Come sapete, io adesso ho il problema che, per colpa di una cancellazione delle corriere dalla Carnia un giorno, ho saltato una lezione di corso di primo soccorso e così devo ricominciare da capo e la prospettata assunzione slitta di almeno tre mesi a meno che io non trovi un corso da fare prima (rischiando però di perdere i soldi già pagati). Ho chiamato la Coldiretti per chiedere un consiglio, ma non ci sono alternative al corso, e a tutte le altre cose ancora da fare. Ho chiesto: ma allora chi fa wwoofing? Non sapevano di cosa stessi parlando. Ho spiegato quello che forse sapete anche voi: esistono associazioni, di cui il WWOOF è solo un esempio, che mandano volontari a lavorare nelle aziende agricole biologiche del mondo, quindi anche in Italia, in cambio di vitto, alloggio e un po’ di esperienza. Moltissime aziende vi fanno ricorso, anch’io ho fatto questa esperienza, ma non mi risulta che abbiano tutte estintori, RSPP, DVR, eccetera. In quelle che conosco io non ho visto né sentito niente di tutto questo, e neanche niente che gli somigliasse. Com’è possibile che esista una pratica di massa, diffusa e del tutto alla luce del sole, che sarebbe illegale secondo le leggi italiane, e nessuno ci fa caso? Per non parlare, ovviamente, di cose del genere. È come se nello stesso spazio esistessero due o più mondi paralleli, e io fossi capitata in quello sbagliato, imboccando una strada a un certo punto, mentre tanti sono riusciti a restare nel mondo parallelo libero. O qualcosa del genere. Sono molto confusa.

Esempio 2. Anche questo lo sapete, l’associazione Free Rivers ha scoperto che i contributi concessi alla centralina idroelettrica che dovrebbe essere costruita sul rio Pecol, contro cui mi batto da anni, sono illegittimi. Ha segnalato la cosa al Ministero dell’Ambiente (MATTM), al Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), all’ARPA regionale e al Gestore dei Servizi Energetici (GSE). Io ho fatto un esposto alla Corte dei Conti. A quanto sappiamo, nessuno si è mosso. A cosa serve fare le leggi se poi vengono violate dalle istituzioni stesse? A cosa serve avere tutti questi costosi enti pieni di personale se poi servono solo a fare i favori agli imprenditori sperando che nessuno se ne accorga? Perché paghiamo le tasse per tenere in piedi istituzioni che non ci tutelano, e nemmeno ci rispondono quando le interpelliamo?

(Aggiungo che solo alcuni media locali hanno dato spazio alla mia denuncia; il Messaggero Veneto, il più letto, non l’ha pubblicata perché adesso “si parla solo di Covid”, vi invito a divertirvi a trovare tutti gli articoli non-Covid pubblicti sul Messaggero che sono meno interessanti della denuncia per soldi pubblici regalati indebitamente)

(Ah: l’avvocato, per fare l’esposto alla Corte dei Conti, voleva 400 euro, ma nessuno se li poteva permettere. Io, appoggiandomi al lavoro che aveva già fatto, l’ho fatto in una mattinata gratis. Non so come interpretare questa cosa, ma anche qui c’è qualcosa che non va)

È ora di muoversi, tutti, ognuno di fare qualcosa, perché non si può andare avanti così.

ecco chi comanda in Italia…

Quasi mezzo miliardo dato alla gente perché ci compri automobili. Aumento delle emissioni ammissibili per accedere al bonus (sì, avete capito giusto, più inquinamento, non meno).

Ma ehi, c’è scritto “eco”, è un ECObonus, tutto ok! Meno male che il Pd è il partito dell’ambiente e che i Cinque Stelle continuano a combattere le loro battaglie ecologiste, pensa se non lo facessero… meno male che gli industriali non vogliono vivere nel Sussidistan (e questo cos’è?), e meno male che l’Europa vuole il Green New Deal e il Next Generation Fund (forse “pensare alle nuove generazioni” significa “tranquillo che erediti il Suv del nonno quando muore di Covid in un corridoio”?)… Meno male che il problema della spesa pubblica sono i troppi evasori (a chi non piace pagare tasse per dare soldi a chi può permettersi di cambiare la macchina?) e meno male che tutti i partiti votano per aumentare il debito, pensa se un mascalzone di parlamentare provasse ad opporsi a iniziative sacrosante come questa!

Madonna quanta ipocrisia.

piccolo aggiornamento sull’iter

Lunedì sette dicembre mi sono svegliata molto prima che suonasse la sveglia; saranno state le cinque o giù di lì. Probabilmente ero preoccupata all’idea di perdere la corriera; non so se capita anche a voi prima di un appuntamento importante. Mi sono rigirata un po’ nel letto, e poco dopo le sei e mezza ero già vestita, mascherinizzata e fuori di casa. Le anatre erano stupite a vedersi aprire il pollaio prima del solito. Il paese era buio, innevato ma non freddissimo. Alle sette meno dieci ho salutato un’infermiera che andava al lavoro. Avrei potuto farmi dare un passaggio, ma come sapete io rifiuto di salire su qualsiasi automobile a meno che non sia una questione di vita o di morte. Alle sette meno cinque ho salutato un uomo che stava scaricando dal suo camion alimentari per il piccolo supermercato del paese. Alle sette non era ancora passata la corriera delle sette. Sono andata a controllare di non aver sbagliato l’orario; con gli occhiali tutti appannati per la mascherina non riuscivo a leggere i numeretti appesi in alto. Comunque, mi sembrava di no. Ha suonato la campana della chiesa, che batte sempre l’ora con qualche minuto di ritardo. Ho iniziato a preoccuparmi. Ho chiesto all’autista del camion se poteva portarmi a Paularo. Nella mia filosofia del rifiuto dell’automobile, i mezzi di lavoro sono ammessi. Molto gentilmente, l’autista mi ha scaricato dove gli ho chiesto. Con gli occhiali sempre appannati, non vedevo che faccia avesse il mio benefattore.

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I pulcini adottivi

Stamattina leggo questo. La cosa è avvilente da molti punti di vista – etici, estetici, ambientali – e dimostra che il biologico industriale è solo leggerissimamente meglio del non-biologico industriale. È una questione di quanto, non solo di come: se io tengo “biologicamente” enormi quantità di polli all’aperto, inquinerò le acque circostanti lo stesso. Siamo alle solite anche per quanto riguarda le autorizzazioni (che a occhio e croce arrivano il 99,99% delle volte per qualsiasi progetto industriale, non si sa come mai) e le rassicurazioni dei proponenti, per cui niente di quello che fanno ha mai un impatto negativo, perché loro sono magici e possono continuare a fare cose assolutamente fuori scala mostruose e innaturali senza causare problemi a niente e nessuno, tranquilli.

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