Abolire la caccia, invece, è una pessima idea

Come avrete sentito, ci sono parecchi referendum in ballo. Personalmente sono favorevole alla maggior parte di essi, e volevo anche scrivere qualcosa invitandovi a firmare, ma siccome non l’ho ancora fatto neanch’io mi sembrava prematuro.

Un referendum per cui invece vi supplico di NON firmare è quello per l’abolizione della caccia. Ho appena sentito un amico che mi ha detto che stava per entrare a firmare, e la rabbia che ho provato alle sue parole ha stupito persino me stessa. Allora, siccome in queste cose bisogna essere onesti con se stessi e le proprie motivazioni, ho cercato di capire perché mi sono arrabbiata così tanto e lo voglio dire anche a voi.

Mi sono arrabbiata per tre motivi.

Uno è che c’è uno sforzo concertato, capitanato per assurdo proprio da associazioni animaliste e ambientaliste, per distruggere gli stili di vita rurali e montani e qualsiasi forma di interazione intima, carnale, tra uomo e ambiente, per sostituirla con una distopia di ambienti completamente selvaggi (in teoria) da guardare e non toccare, punteggiati da città densamente abitate e serre industriali.

La seconda cosa che mi fa arrabbiare è che le persone sono troppo ignoranti in cose troppo importanti, non hanno presenti i concetti base dell’ecologia e, cosa ancor più grave, alcune delle idee più rigide e sbagliate sull’ecologia sembrano venire proprio da studiosi e ambientalisti, che invece dovrebbero sapere quanto sono adattabili, mutevoli e complessi gli ambienti naturali e le creature che li abitano.

Il terzo motivo è che le persone sono non solo ignoranti ma anche ipocrite, vivono vite piene di contraddizioni e si auto-assolvono da queste contraddizioni andando a mettere becco nella vita di persone più coerenti, nella cui coerenza si evidenziano i lati spiacevoli, forse, ma inevitabili della vita e della natura. Queste persone ipocrite, che con le loro automobili e le loro case grandi e calde, i loro animali domestici, i loro vestiti di plastica e le loro vacanze “nella natura” stanno distruggendo il mondo naturale più di chiunque altro, si puliscono la coscienza facendo cose tipo firmare i referendum contro la caccia per “salvare gli animali”.

Apro una piccola parentesi per dire che gli animalisti sono purtroppo i peggiori di tutti. Non ti danno un animale in affido a meno che tu non ti impegni a tenerlo rinchiuso per tutta la sua vita, contro la sua felicità e natura, perché se no ci sono “troppi pericoli” (esperienza diretta), fanno cose come scrivere agli allevatori per insultarli perchè macellano gli animali, brutti!, cattivi!, ma come si fa!, e poi rappresentano associazioni di difesa di orsi, lupi, rapaci e altre bestie feroci, e soprattutto cani e gatti, che mangiano quegli stessi animali macellati dagli allevatori cattivi (esperienza diretta), e addirittura fanno cose tipo sostenere che sia possibile mangiare latticini senza uccidere nessun animale e mantenendo tutti i caproni, arieti e tori fino alla morte di vecchiaia. E quando spieghi che le loro idee non hanno senso, sono incoerenti o addirittura impossibili, continuano a ripeterti le stesse cose ignorando le tue obiezioni, peggio dei fanatici religiosi che almeno scendono nel merito dei propri dogmi.

Inizio a pensare che non esista nella nostra società gente più fuori di testa degli animalisti. Che l’animalismo, come cose tipo l’antirazzismo in America e Gran Bretagna, sia diventato una sorta di isteria collettiva che dà l’illusione di essere moralmente superiori e di poter espiare i propri peccati senza fare in realtà niente per migliorare il mondo reale.

Torniamo alla caccia.

Preciso che non sono favorevole a tutti i tipi di caccia e pesca. Sono contraria a cose come l’allevare fagiani per cacciarli, alla pesca no kill, all’uccisione di specie a rischio o per esibire trofei, a pratiche che comunque sono già illegali come le trappole o il bracconaggio, e alla spaventosa crudeltà dell’uccellagione. Penso che la caccia dovrebbe essere tenuta lontana dai centri abitati e regolamentata con attenzione.

Sono però favorevole alla caccia, che considero una pratica nel complesso positiva e soprattutto necessaria per sopravvivere. Ovunque.

Vivo in un paese di cacciatori. Sono quasi tutti uomini; solitamente escono in gruppo, alzandosi presto o passando anche intere notti fuori; spesso iniziano a portarsi dietro i figli da quando sono piccoli. Ci sono bambini (e bambine) in questo paese che alle elementari sanno già pescare una trota o squartare un cervo.

Lo trovate orribile? Io lo trovo bello. Adesso vi spiego perchè.

Una cosa che evidentemente la gran parte delle persone non ha ancora capito, e questo è grave, è che la vita sulla terra si basa sull’uccidere per mangiare. Questa è una realtà da cui non si può sfuggire, ed è veramente esasperante vedere sedicenti ambientalisti che negano questo fatto fondamentale. Non tutto ciò che è mangiato muore – l’erba brucata ricresce – ma, tendenzialmente, mors tua vita mea. Questo vale per le piante come per gli animali. C’è chi ha deciso che la vita delle piante vale meno di quella degli animali, e va bene, è un’idea molto antropocentrica, a ben pensarci, ma comprensibile. Però queste stesse persone non capiscono che se qualcuno – noi o un altro animale o un parassita – non uccide gli animali in eccesso non è che questi allora potranno finalmente vivere tutti insieme in santa pace e in armonia – piuttosto moriranno di fame. Dopo aver distrutto tutto, a cominciare dalle proprie fonti di cibo.

Nelle aree senza predatori, gli erbivori che ci piacciono tanto come cavalli selvaggi o cervi finiscono per distruggere tutta la vegetazione, togliendo habitat e cibo anche a tutti gli altri animali, e poi per morire una morte lenta e orrenda per fame, freddo o stenti. Infatti il ruolo dei predatori è anche mantenere questo spietato ma meraviglioso equilibrio per cui dalla morte nasce nuova vita, e dalla distruzione creazione. La cosa assurda è la pretesa di chiamare gli esseri umani fuori da questa legge fondamentale, quella del morire e rinascere, fingendo che noi possiamo sottrarci a quello che vale per tutte le altre forme di vita.

Però è un’illusione: nel mondo ci sono molti esseri umani (compresi quelli che organizzano i referendum), e anche essi devono mangiare, principalmente se non ormai quasi esclusivamente grazie all’agricoltura. Quello che i vegani non capiscono è che il problema dell’uccisione degli animali non si risolve mangiano vegetali, perché quegli stessi vegetali, soprattutto i più nutrienti come i legumi, attirano anche la fauna selvatica e se questa è troppo numerosa li distrugge. Anno dopo anno, qui in paese vedo gente disperata per il raccolto distrutto da cervi e caprioli, o topi (quest’anno non abbiamo raccolto quasi niente, una cosa mai vista), per i terreni devastati dai cinghiali, e così via. Ogni volta penso: se non ci fosse la caccia, non sarebbe ancora peggio? Almeno con la caccia si recupera un po’ di quello che si è perso.

Tutti quegli ambientalisti che puntano il ditino contro gli agricoltori che scendono in piazza perché ci sono troppi cinghiali, dicendo “forse siete voi che siete troppi!”, dovrebbero anche specificare loro personalmente di cosa intendono cibarsi. Le persone veramente iniziano a credere che il cibo cresca nel supermercato.

(E non venitemi a dire di recintare perché recintare tutti i campi d’Italia è impossibile, costosissimo, e molto più dannoso per l’ambiente che abbattere qualche cinghiale. Senza contare che, a quel punto e continuando a negare gli abbattimenti, vi trovereste come sta già succedendo i cinghiali al supermercato che vi chiedono di dividere il vostro cibo con loro. Ho visto il video di una scena del genere a Roma. Gli animali non hanno contraccettivi se non la fame, la malattia e la predazione, altra cosa che la gente non capisce.)

Ha-ha, direbbero questi animalisti che hanno una soluzione per tutto: ma infatti, se c’è troppa fauna selvatica è perché non ci sono abbastanza lupi e orsi! Nel loro mondo immaginario, esiste un altrettanto immaginario “equilibrio naturale” che si crea tra predatori e prede per cui non c’è mai nessun problema. Questo è vero, ma le persone si dimenticano il piccolo particolare che noi esseri umani stiamo in mezzo, che siamo, come dico spesso, parte di quella stessa natura, che abbiamo un ruolo in questo “equilibrio naturale” e che quindi un conto è il lupo astratto del libro di biologia che “mangia i cinghiali”, e un conto è il lupo delle Alpi o degli Appennini che col cavolo che va a correre tutta la notte e a rischiare la vita per prendere il cinghiale (un animale difficilissimo da uccidere anche per chi ha un fucile), quando ci sono cinquanta pecore indifese e addirittura recintate che sono altrettando appetitose e molto più facili da catturare.

Infatti, se qualcuno di questi che firmano referendum si prendesse la briga di andare un po’ in giro per queste montagne che vuole tanto salvare, si accorgerebbe che sono piene sia di lupi che di cinghiali. E di cervi. E di caprioli. È la parte in mezzo, l’animale domestico e l’uomo a cui viene impedito di esercitare il proprio ruolo ecologico, a soccombere.

Non è pensabile abolire la caccia. La caccia è l’attività più antica dell’essere umano. È una fonte di cibo fondamentale in certe zone. Ma non c’è solo questo. Poter cacciare e pescare è uno dei pochi incentivi rimasti per mantenere un ambiente sano che possa sostenere la vita, e per non uccidere troppo, così da evitare di non avere nulla l’anno dopo. I pescatori sono tra i pochissimi rimasti che si interessano ancora dello stato di salute dei fiumi.

Ma la cosa su cui voglio più di tutte farvi riflettere è che la caccia, quella vera, quella fatta dalle persone del luogo e non dai turisti, è il modo più intimo per conoscere il proprio ambiente. A quelli che firmano contro la caccia chiedo: avete mai parlato con uno di questi cacciatori? Vi siete mai resi conto del fatto che conosce ogni metro quadro delle proprie montagne, che può dirvi cose sui cervi che nessun professore sa così nel dettaglio, che ha passato albe e notti a inseguire gli animali in un rapporto più intimo di quello che voi potreste mai sognarvi?

C’è questa idea che uno che ammazza animali per divertimento può solo essere un sadico. Ma è sadico il lupo? È sadico lo squalo?

Noi ci siamo evoluti per raccogliere e per cacciare. L’istinto della ricerca, dell’inseguimento, dell’appostamento, dell’assalto è nei nostri geni. Io non provo questo desiderio, forse perché sono donna, non so, comunque non vado a caccia, infatti. Ma ho conosciuto diversi cacciatori che mi hanno detto di provare pena, qualche volta o sempre, quando devono uccidere. E allora perché lo fanno? Per i motivi che vi ho detto. Oppure perché la carne è buona. Oppure perché bisogna fare selezione e vanno abbattuti alcuni capi, in collaborazione con le autorità.

Il vero allevatore, il vero cacciatore, uccide perché deve e non perché può. Perché sa, consciamente o a livello inconscio, che qualche innocente deve morire perché la specie sopravviva.

Anche a me dispiace vedere un animale ucciso. Non provo nessun piacere e cerco sempre di far sì che il momento dell’uccisione arrivi più tardi e sia più rapido possibile. Ma mi fanno infuriare quelli che dicono che non è possibile che un allevatore o un cacciatore amino gli animali se li uccidono. È vero, l’amore tra umani non funziona così. Ma la natura ha altre leggi. Amare gli animali e sapere che potrebbe essere necessario ucciderli è una forma di saggezza profonda che molti sedicenti ambientalisti non capiscono e addirittura attaccano.

Chi conosce i cacciatori sa che portano il sale e il fieno agli animali per l’inverno. Che se un animale è ferito ma ancora vivo lo cercano con i cani per ucciderlo, così da non farlo soffrire. Certo, non tutti i cacciatori si comportano bene, ma questo è vero di qualsiasi categoria umana. Non idealizzo lo stile di vita che vi descrivo: vi dico solo com’è.

L’altro giorno ho visto quattro cacciatori di ritorno da una battuta. Mi hanno detto che i lupi sono arrivati anche qui; hanno fatto strage di pecore su una montagna non distante. Quindi, ora tocca anche a me. Probabilmente dovrò abbandonare tutto quello che ho costruito in tutti questi anni, perché non ho modo di proteggere le mie pecore. Ogni volta che le vedo temo che sia l’ultima. Sono angosciata e indifesa.

Se non invertiamo la rotta, scompariranno i pastori. Scompariranno i cacciatori, se il referendum avrà successo, o se il lupo mangerà tutti gli animali selvatici non lasciando più nulla per noi. Gli animalisti esulteranno – ed è anche questo che fa rabbia. Con loro esulteranno gli speculatori: una volta allontanati gli abitanti, via libera per l’idroelettrico, i resort, il turismo “sostenibile”… Chi ha scelto di vivere “nella natura” non per modo di dire, ma per capire le sue leggi, far entrare il proprio corpo e la propria mente in intimità con essa, rinuncerà. Si perderanno tradizioni, conoscenze, habitat. La cosa assurda è che questo sarà stato fatto con l’aiuto determinante di chi si dice ambientalista.

Vi descrivo una scena, sperando che le persone di cui parlo non la leggono, anche se non sto dicendo nulla di male su di loro. Eravamo al supermercato del paese e si parlava di caccia. A qualcuno il sapore di selvatico non piace, ad altri fa pena dover scuoiare un animale che poche ore prima saltava libero nel verde. “Quando devo curare il capriolo lo guardo e gli dico: ma non potevi scappare?”, dice una donna con un sorriso triste. “Ogni tanto mi chiedo: ma dovevo proprio sposare un cacciatore?”

Poi si rivolge al titolare del negozio. “Hai ancora i petti di pollo AIA?”

Per quel capriolo, l’alternativa alla pallottola sarebbe stata o essere sbranato da un lupo, morte più traumatica e dolorosa, o la ancor peggiore morte per fame. Però fino al momento finale, quello in cui il cacciatore lo ha trovato, la sua vita è stata la più libera e naturale possibile. Ma vogliamo parlare del pollo, della sua vita innaturale, del suo stesso corpo innaturale perché modificato da una genetica che lo carica di più carne di quanta riesca a reggere, della sua breve vita in un capannone sovraffollato? E quale carne è più sana, più nutriente, tra il capriolo che mangia tutte le erbe della montagna e anche gli alberi, e un pollo ingozzato di mangimi?

Se passerà il referendum, ci saranno più di questi polli, nessun capriolo più sulle tavole, e magari tutti quei bambini che crescono seguendo i padri nei boschi troveranno qualcos’altro da fare, per esempio ubriacarsi ancora di più o fare shopping nei centri commerciali.

Stiamo trattando la gente delle nostre campagne e montagne come sono stati trattati gli Indiani d’America, e nessuno lo ha ancora capito.

5 risposte a “Abolire la caccia, invece, è una pessima idea

  1. Anch’io la penso come te.

  2. Grazie.

  3. Ho citato questa pagina (era diventato un po’ ingombrante, come commento e pure io vorrei dare manforte).
    Siamo ad uno dei sintomi via via piu’ gravi della senescenza.
    Il conflitto tra urbano e rurale, la frattura, si allargano, si acuiscono.

  4. Grazie. Adesso leggo. Qui la gente è o rassegnata o furibonda. Ho parlato con persone in altre regioni e non è molto diverso. Si stanno facendo dei danni gravi.

  5. Ritorno su questo ennesimo grave segno di regressione culturale, sociale, esistenziale: l’avversione per la caccia e la waltdisneyzzazione della natura e la sostituzione della ecologia con l’ambientalismo radical chic, da diporto, salottiero, urbano.
    Da tempo considero l’ambientalismo e le varie forme di baloccamento che esso esprime in netto contrasto con la ecologia, quindi nello spazio del problema.
    Come scrivevo in un commento di risposta da me, Il problema NON è solo affatto politico (caccia si’, caccia no) ma anche alimentare (il cibo), psicologico (le fissazioni psicotiche autoerbivorizzanti di moda), geourbanistico (urbanismo), topologico (conflitto tra citta’/megalopoli e rurale), sociologico (liquidità consumistica), numerico, di scala (esplosione demografica esponenziale), di diritto (la fauna deve tornare proprieta’ dei contadini che ne subiscono i danni), ideologico (ugualismo), regressivo (incapacità di cucinare il cibo tra le varie incapacità e inettitudini che caratterizzano via via più gli artificializzati), filosofico (la degenerazione nichilista che vorrebbe negare la morte e con questo nega il vivere).

    Genitle Gaia, possiamo pure… metterci le mani nei capelli.
    Forse sarebbe meglio vivere beoti, ignoranti, inconsapevolemente sereni. Come diceva un caro amico, in uno dei suo frizzi e lazzi provocatori, mentre camminavamo (mi faceva ridere molto!) “Beati voi che non capite un cazzo!”

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