crisi

Una volta, una crisi economica era una carestia. Adesso c’è crisi ma non c’è carestia, qui – anzi, secondo un articolo del Corriere, nonostante ci sia stato un calo delle spese per il Natale, è stato comunque buttato via circa un quarto dei piatti preparati per le feste (come faccia a saperlo il Corriere, il superficialissimo articolo non lo dice, né ce n’è notizia sul sito di Coldiretti, ma non ho dubbi che sia una buona approssimazione).

Io non posso dire che la crisi non c’è, perché le prendo, però mi guardo in giro, e sarà il Friuli un’isola fortunata, ma i centri commerciali sono pieni, la gente continua a usare la macchina per andare anche in cesso, tutti gli interni sono scaldati da far girare la testa, si mangia si beve e si spreca quasi come sempre. Questa crisi è la crisi di chi ha sbagliato a consumare ben oltre le disponibilità del pianeta, ceti bassi e mediobassi compresi, e chiede solo di poter continuare a farlo, dimenticando di vivere in un mondo dove ottocento milioni di persone non hanno abbastanza da mangiare, per dire una statistica tra le tante. La crisi c’è, in Italia e nel mondo ‘ricco’, e alcuni la vivono in modo drammatico, non lo nego, ma ci dimentichiamo sempre di come sta il resto del mondo e delle nostre responsabilità.

La redistribuzione delle risorse a livello sia locale che mondiale e la riduzione dei consumi sono le uniche cose che mi interessano, e sentire Monti come anche i sindacati parlare di crescita, con il pianeta a pezzi e disuguaglianze economiche da fare schifo, mi fa stare male – penso agli abitanti dell’isola di Pasqua che, mentre scivolavano nella carestia e nel cannibalismo, abbattevano gli ultimi alberi per costruire statue di pietra più altre di quelle degli altri.

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9 risposte a “crisi

  1. Ma tu ce la fai a non deprimerti senza fare un cenone di Natale il cui numero di portate è maggiore di quello di un’intera settimana in regime ‘non natalizio’? A vivere le tue amicizie senza usare il ‘cloud’? Ad andare a correre senza scarpe sportive di marca? A non provare la nuova crociera della Costa: l’intero giro del mondo in 100 giorni?
    Perchè mi dovrei privare di queste cose, se ho i soldi per poterlo fare?
    La crisi non esiste, è un atteggiamento mentale! I paesi sottosviluppati sono poveri per la loro storia; è un loro personalissimo problema – viviamo in un’economia competitiva – per cui: mors tua, vita mea, è la naturale legge del più forte.
    Se ci fai caso, una delle domande comuni del dopo-feste è: «Cosa avete mangiato a Natale?» e non «Quanto siete riusciti a risparmiare/non sprecare questo Natale?». E’ una festa il Natale, mica la Quaresima, e quando uno fa festa spende e si diverte, ci deve essere allegria, ci devono essere i regali. Voi fissati per l’ecologia e la bio-cosa non sapete stare con gli altri e per questo non convincerete mai nessuno e resterete isolati. Non capite lo spirito del Natale…

    (Risposta con cui sono stato zittito in treno da un brillante universitario per essermi intromesso in una conversazione sulla crisi, suggerendo che forse si poteva cogliere l’occasione della crisi per ridurre individualmente gli sprechi, ripensare l’economia, affrontare in un’ottica diversa i problemi ambientali.
    Benvenuta anche tu nel club di «quelli senza spirito di Natale»)

  2. insegnava economia questo?

  3. Dai libri che aveva credo studiasse economia, anche se poteva essere pure uno studente di matematica. Quello che più mi ha colpito è stata la spietatezza del pensiero e il suo cinismo, che di solito uno si aspetta da una persona matura, e non da uno studente. Il succo del discorso era: l’economia funziona così, il resto è filosofia. Per me che – come diceva Neruda – mia madre ha generato gravido di dubbi, questa assoluta certezza del fatto che il nostro attuale modo di vivere, commerciare e produrre non ammetta alternative valide, mi lascia senza parole. Credo che comincerò a studiare un po’ di economia, perché inizio a non fidarmi più di questi esperti che ripetono tutti la stessa solfa, dando per scontati un sacco di assunti a mio avviso non necessariamente da accettare tout-court.

  4. Ho studiato molta economia all’università, e rimanevo costantemente colpita dalla sua lontananza dalla realtà, e dalla sua pseudoscientificità. Disciplina pericolosa.
    (C’è comunque un’amplissima letteratura sulla decrescita, per riassumere con una parola quel vasto universo, che mette in discussione tutto quello che viene spacciato per vero e assoluto da grandi quantità di economisti)

  5. Ahahaha, povero coglione. Vedremo quando sarà assunto con un contratto co.co.co oppure dovrà aprire la partita iva, per una remunerazione mensile che gli andrà bene sarà di 1000 euro…

  6. Ma no, se questo ragiona così si sente bello al sicuro

  7. Mhhh, viaggiva in treno e non in auto… è già un indice che più di tanti soldi non ha…

  8. Magari quel giorno il papi aveva chiesto al domestico di portare la Bmw a cambiare le gomme 😉

  9. Un interessante intervento di Paolo Cacciari su Articolo 21. Non sono d’accordo su tutto (non penso sia immorale prestare denaro, ma bisogna vedere come), ma con l’impostazione di pensiero sì, e mi piace che parli della necessità dell’Italia di importare materie prime. Mi stupisce sempre come quello che alcune persone danno per scontato (la necessità di una “decrescita”), per altre sia un tabù. Si inizia a parlare sempre di più di riduzione dei consumi e ripensamento degli stili di vita, ma non in certi ambienti, dove pare che queste cose proprio non esistano. Forse perché hanno paura, come molti altri, di portare questa filosofia alla sua unica conseguenza possibile: redistribuzione e lotta all’accumulo di ricchezze.

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