un’idea di libertà

Ultimamente ci viene detto molto spesso che dobbiamo temere il ritorno dei nazionalismi. Anzi: quando ci viene raccontato che il nazionalismo sta tornando, si dà già per scontato che ne abbiamo paura. Continua a leggere

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non da sola

Alcuni di voi avranno visto il mini-reportage di Veronica Sauchelli e l’articolo sul Messaggero Veneto da esso tratto che si occupano di me e della mia vita quassù. Molti altri stanno leggendo ora questo post proprio e solo grazie ad essi: dopo l’articolo sul Messaggero, le visite al blog sono schizzate. Come ho avuto modo di notare negli anni, non c’è niente da fare: uno può organizzare presentazioni, raccontare la propria storia alla gente che incontra, apparire su media di ogni tipo, fare banchetti… ma non c’è niente come un articolo sul Messaggero Veneto. O suoi equivalenti. In una società mediatizzata come la nostra, esistono alcuni media che attirano l’attenzione di quasi tutti, subito, mentre altri, fossero anche migliori, funzionano pochissimo. Magari il fenomeno mediatico si esaurisce subito, mentre il resto rimane, ma intanto è così.

Avevo quindi pensato di scrivere un post per ringraziare per lo spazio ricevuto (parzialmente a mia insaputa, e anche questa sarebbe una storia interessante), o per rettificare alcune inesattezze. Ma stanotte, mentre stavo distesa a letto con una caviglia slogata, mi sono resa conto che c’è solo una cosa importante da aggiungere. Continua a leggere

ecocentrismo

Ho deciso di firmare questo: http://www.ecologicalcitizen.net/statement-of-ecocentrism.php Mi sento già meglio!

Intanto oggi leggo la notizia della scoperta che il bruco della tarma della cera è in grado di biodegradare un tipo di plastica, il polietilene. Erano stati trovati anche dei batteri che mangiano il PET. È una bella notizia (ogni tanto!), sia per il pianeta che per noi, ma soprattutto ci ricorda che non ci siamo solo noi a questo mondo, e che i nostri compagni sulla Terra riescono persino a risolvere i problemi che noi creiamo e che noi non sappiamo risolvere.

agnelli a Pasqua

È un po’ che vorrei scrivere una serie di post sulle mie pecore, non da esperta ma da persona che sta cercando di imparare, e poi esito perché la storia è lunga e io (anche perché le pecore sono molto impegnative, tra le altre cose) non ho tanto tempo e non so se me la sento di imbarcarmi in una cosa del genere. Solo che adesso è partita questa sceneggiata degli agnelli a Pasqua: dal Fatto Quotidiano al Messaggero Veneto, da Berlusconi alla Boldrini, tutti hanno a cuore il destino di questi cuccioli carini e vogliono salvarli a tutti i costi. Ho visto che ci sono due metodi: uno è fare poster e video che facciano sentire in colpa chi li mangia, e l’altro è adottarli. Premetto che io rispetto la scelta vegana, non mangio quasi mai carne e men che meno agnelli a Pasqua (cerco di non mangiare mai animali molto giovani), e penso sia positivo che ci si ponga questi problemi etici. MA NON COSÌ. Questa mania di salvare gli agnelli, che probabilmente passerà di moda non appena si scontrerà con la perdita di interesse collettivo o coi suoi limiti fisici, è semplicemente ridicola, stupida e completamente ignorante. Sì: questi finti animalisti dell’ultima ora che si spupazzano pubblicamente gli agnellini “salvati” a beneficio dei fotografi sono degli ignoranti e qualcuno deve dirlo. Adesso vi dò alcuni motivi che giustifichino la mia affermazione: Continua a leggere

che cosa siamo

Ora che si sanno le identità dei due ragazzi morti (non erano la stessa persona, nonostante le coincidenze), e che ho condiviso le mie riflessioni sulla vicenda, le quali erano basate su informazioni incomplete o false (la città non era Udine, la lettera della ragazza non era stata verificata dal giornale, eccetera…), alla luce di quelle nuove preferisco togliere il post, per non doverlo riscrivere ogni volta. Tanto il senso si era capito. Lascio solo i commenti. Il blog torna al suo letargo.

 

cellulare

Ieri mi sono accorta di aver perso il cellulare. L’ho cercato, prima in casa, poi per la strada, il sentiero, il prato con l’erba alta. Non l’ho trovato. La mia principale preoccupazione era avvertire le persone che avrebbero potuto essere in pensiero. Ho pensato di chiedere un piacere a qualcuno, ma mi scocciava; il telefono portatile sembra una cosa tanto più intima di quello fisso. Fortunatamente, il bar del paese ha un telefono a scatti, di quelli che nessuno usa più. Ho recuperato i numeri da un vecchio cellulare (c’è ancora qualcuno che sa i numeri a memoria?) e ho chiamato. “Richiamami a questo numero…” – mi sembrava un vecchio film. Continua a leggere

porte chiuse

Io non vorrei essere monotematica su questo blog (galline e immigrazione). Più passa il tempo, però, più mi rendo conto che quella migratoria è la grande emergenza del nostro tempo, legata a tutti gli altri temi che mi stanno a cuore: ambiente (aumento dell’impatto umano in un continente già sovrappopolato), diseguaglianze (aumento della competizione da parte di una forza lavoro a bassissimo costo), femminismo (molestie sessuali, anche di massa), e anche diversità culturale locale, la quale, nonostante la retorica, viene travolta e non aumentata dalla potenza di questi rimescolamenti globali. Continua a leggere