Old Italy

A The Overpopulation Project mi hanno chiesto di scrivere un post sul tema dell’invecchiamento della popolazione in Italia. Come immaginerete questo per me è equivalso a un invito a nozze. Potete leggere quello che ho scritto qui.

15 risposte a “Old Italy

  1. Tu scrivi:
    Non tutti i contributi alla società arrivano sotto forma di lavoro pagato. E se la “Grande Dimissione” americana è un’indicazione del futuro, è possibile che altre società comincino a seguire il nostro esempio piuttosto che il contrario. Eppure, questo non sta accadendo perché gli stipendi in Italia sono così alti da rendere facile mantenere una famiglia con un solo reddito. Al contrario, una combinazione di nepotismo e mancanza di riconoscimento del merito, stipendi bassi e una generale disillusione fa sì che molti giovani cerchino lavoro all’estero. Ciò che rimane sono un sacco di pensionati e un debito pubblico schiacciante. La domanda che tutti si pongono è: con così pochi giovani, chi pagherà le pensioni?

    Ma, allora “gli stipendi in Italia sono così alti oppure
    “Al contrario, una combinazione di nepotismo e mancanza di riconoscimento del merito, stipendi bassi”……. o volevi dire un’altra cosa?

  2. Marco, leggi meglio. Può darsi che ci sia un’ambiguità nel testo a cui non avevo fatto caso, ma il contesto rende chiaro che sto dicendo che gli stipendi NON sono alti e che il motivo per cui questo succede non è che gli stipendi sono alti.

  3. Se avessi voluto dire quello che hai inteso tu, avrei scritto: “This is not happening, as…” ecc

  4. Ho letto tutto, ma quel paragrafo io lo correggerei.
    Per come la penso io ritengo questo tuo articolo un’introduzione al tema, purtroppo di una complessità titanica.
    Ma, ho l’impressione che per come stanno andando le cose, preferiamo che sia qualche specie di collasso sistemico a risolvere il problema demografico non solo italiano ma planetario.
    Come dire? Chi ha avuto ha avuto chi ha dato ha dato, scurdammoce ‘o passato.C’est la vie!

  5. Riguardo al paragrafo, prendo atto dell’osservazione, ma ricorda che nessuna traduzione rende perfettamente l’originale e secondo me in inglese è più chiaro che in italiano. L’articolo è stato riletto anche da altre persone, tra cui almeno un madrelingua, e non mi hanno detto niente.

    Ovviamente il tema è complesso, ma non si può dire tutto in un solo articolo. Inoltre mi rivolgo anche a un pubblico non italiano che non necessariamente è interessato a sapere proprio tutti i particolari.

    Riguardo al resto, purtroppo aspettare il collasso è il modo migliore per non fare niente. Ci sono tante cose che si potrebbero fare per risolvere i problemi, ma le persone sono egoistiche e pur di non fare un minimo sforzo si compiacciono di aspettare che vada tutto a puttane (magari inconsciamente sperando di esserne magicamente risparmiati).

  6. Detto in altre parole, un collasso “risolverebbe” i problemi tanto quanto un terremoto che ti distrugge la casa ti risolve il problema delle bollette. Non mi sembra furbo riporre le speranze in una distruzione totale pur di non fare qualche sacrificio.

  7. Ah, ma io non desidero proprio che vinca il “tanto peggio tanto meglio”.
    Semplicente cerco di intuire quale futuro stiamo preparandoci, dati gli innumerevoli indizi sempre più coincidenti a mio avviso, ad una sostanziale
    ciclopica manfrina per proseguire con l’inerzia che perdura da decenni, il superamento dei limiti della crescita umana.
    Sì, ora noi italiani abbiamo modificato la Costituzione*, vedremo nei fatti se saranno solo parole.Ma possiamo aspettare che nasca una nuova generazione per scoprirlo?
    Quella attuale nata ad inizio millennio credo che abbia già dato la risposta.

    * https://asvis.it/notizie-sull-alleanza/19-11149/lo-sviluppo-sostenibile-arriva-nella-costituzione-lasvis-plaude-al-risultato

  8. Prevedere il futuro è sempre difficile. Il mio personale obiettivo è fare la mia piccola parte per indirizzarlo verso la direzione secondo me migliore.
    Riguardo alla Costituzione, non so che dire. Sicuramente la nostra cultura si sta muovendo verso una maggiore presa di coscienza nei confronti di alcuni temi, è questo è bene.

  9. Sembra che almeno due discariche saranno bonificate con soldi pubblici, però. Dovrebbe pagare chi ha inquinato.

  10. Già, ma i correi sono molti.Praticamente chiunque abbia beneficiato dell’industria chimica.Anche se difficilmente ci sentiamo come dei ricettatori inconsapevoli.
    La vicenda degli PFAS è tristemente emlematica
    Forse questo fatto spiega come mai siamo così esitanti a stroncare il crimine.

  11. Non sono d’accordo. Delle specifiche aziende hanno inquinato e delle specifiche aziende devono pagare. Ricordati che queste attività sono state per loro molto redditizie. Non si può dire che tutti abbiamo usato i prodotti e quindi tutti dobbiamo pagare, a meno che i dirigenti e azionisti di queste aziende non siano disposti a distribuire alla collettività anche i loro utili.

  12. Infatti, io ho detto una cosa diversa e cioè che siamo correi, anche se in un modo peculiare.Comunque, costringere queste aziende innanzitutto a non inquinare e a non lucrare oltre misura, nemmeno in teoria è facile, figuriamoci in pratica.Non per questo bisogna rinunciarvi.

  13. Gli interessi dell’industria dominano il dibattito pubblico, soprattutto a livello di media e partiti. È da questo che dobbiamo cominciare.

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