Come procede

Sto continuando a piantare alberi nel campo a Udine. Da due anni sto cercando di comprare un terreno vicino, ma varie peripezie degne di un romanzo ottocentesco mi hanno tenuto lontana dall’obbiettivo, che comunque continua a slittare di settimana in settimana (ci siamo quasi, manca solo *inserire documento, informazione, consenso o contatto fondamentale per procedere con la pratica*…)

Ho messo qualche albero da frutto, un salice piangente, utilissimi noccioli, alberi vari di cui qualcuno voleva liberarsi, e allori, rose, un biancospino (yeee!!) e altre essenze per costruire una siepe vivente, se vivrò io abbastanza a lungo da vederla. Per ora consiste in solo qualche stecco foglioso nell’erba alta.

Piantare alberi dà soddisfazione. È un po’ come liberare uccelli in gabbia – gli alberi non sono fatti per stare in vaso. Dà la sensazione di fare qualcosa di buono, di offrire possibilità, vita, rifugio. È come far nascere un bambino, forse – avviare un cambiamento lento e solo in parte dipendente dalle nostre azioni in cambio della gioia di vederlo succedere. E poi, per quanto possa sembrare strano per una persona con manie del controllo come me, è un atto di fiducia nel potenziale della vita e nella sua autonomia. Non li curo molto: li pianto, li bagno e li lascio lì. La maggior parte sopravvive, o sembra morta ma ricaccia da sotto. Qualcuno è stato abbattuto dai caprioli che ci si facevano le corna sopra, ma anche questo fa parte della vita. In natura molti alberi muoiono per vari motivi – almeno là hanno avuto una possibilità di farcela, accarezzati dal sole e dal vento che scende dalle montagne.

Non avendo trovato ancora il famoso dipendente, sto pensando a come proteggere gli animali quando non riuscirò a farvi la guardia io stessa. Sto persino valutando di prendere un cane – è l’ultima cosa che vorrei fare, quindi la tengo come extrema ratio. Niente contro i cani e la loro lunga storia a fianco dell’umanità, ma io vedo il proliferare di cani ovunque come uno dei più evidenti segnali di tutto ciò che sta andando storto nella nostra società, per così tanti motivi che dovrei scrivere un libro anche su questo – dominio nei confronti delle altre forme di vita, consumismo, frammentazione sociale, irresponsabilità ed egoismo individuale, vanità, eccetera. Potrebbe essere l’unica cosa in cui sono d’accordo con Kim Jong Un, anche se non con i suoi metodi. Nel caso non si fosse capito, la mia filosofia è che se il tuo animale non serve a qualche scopo pratico (che non sia “farmi sentire amato”), non dovresti averlo.

Sono comunque riuscita a trovare abbastanza “manodopera” per scavare una pozza per trattenere l’acqua. Per ora non c’è acqua, e questo esperimento è circondato da uno scetticismo generale che va dal comprensivo al perplesso al quasi ostile, ma io ho fiducia. Inoltre, siccome io seguo i principi della permacultura e preferisco soluzioni biologiche a soluzioni tecnologiche (in virtù di un nascosto ma vivo spirito taoista e un’insospettabile pigrizia), mal che vada ho intenzione di far fare lo stagno alle papere. È incredibile come riescono a impermeabilizzare la terra con la loro cragna.

Infine, se tutto quello che vi racconto vi interessa o vi piace, se volete sostenere i miei progetti o sentirvene partecipi, se vi siete resi conto che sono tantissimi anni che scrivo qui e tutto il mio lavoro è ancora disponibile gratuitamente, potete comprare la mia lana, i miei libri (metto sempre il link IBS ma ovviamente posso darveli anch’io o potete ordinarli in qualsiasi libreria), o fare una donazione come spiegato qui.

11 risposte a “Come procede

  1. Ciao Gaia. Consigliami un altro tuo libro per l’acquisto.

  2. Romanzo o poesie?

  3. Sto scrivendo un intero post per risponderti (senza risponderti) 🙂
    Dovrei pubblicarlo a breve

  4. Intrigante questo rispondo non rispondo…aspetto le stilettate non stilettate 🙂

  5. Non rispondo non per non rispondere ma perché non ho una risposta da dare! Credo che il titolo e la copertina delle poesie diano un’idea del tema. Mi sono dimenticata di scrivere, cosa importante, che sul sito della Phasar, la mia casa editrice, ci sono delle anteprime, così puoi farti un’idea dello stile.

  6. Fiuuu mi é andata bene, pensavo mi avresti dato dello zoticone privo di personalitá e profonditá di spirito….o forse tra le righe lo hai fatto..boh 🙂 In realtá, la dico tutta, riscontrando una profonda identitá tra ció che scrivi e fai e ciò che penso e faccio ( tanto che sovente mi trattengo dal lodarti o di commentare ad adiuvandum, per il rischio che ciò riveli narcisistico autocompiacimento ) mi incuriosiva capire sin dove questo si potesse configurare. Commenterò sopra sul tuo ultimo post, piu seriamente ma non troppo, a proposito di parola, poesia ed eccedenza di senso o polisemia del linguaggio.Grazie cmq della tua risposta.

  7. Perché mai avrei dovuto darti dello zoticone?

  8. Beh l’ho enfatizzata troppo…..alludevo comunque ad una sorta di mancanza di proprio gusto nel cercare e scegliere, in questo caso una raccolta di poesie. Il punto è che in questo modo noi conosciamo sempre e solo, sebbene attraverso le parole degli altri, noi stessi, se invece l’ intendimento è, come nel caso di specie, quello di conoscere propriamente l’altro, allora credo ci stia il fatto di chiedere cosa lo/la rappresenti di più nei suoi scritti.

  9. Penso che non ci possa essere una cosa che ti rappresenta “di più” quanto una cosa che rappresenta un particolare periodo o un lato della tua sensibilità od esperienza.
    C’è poi il fatto che si può apprezzare uno scrittore o artista in alcune sue opere, ma non in altri stili o ambiti. È brutto deludere qualcuno che apprezza le tue poesie o saggi ma non i tuoi romanzi, o viceversa, ma così è.
    Credo comunque che ogni persona sia un mondo talmente grande che se nelle sue opere vedi solo te stesso il problema non è la scelta, ma come ti poni!

  10. Ilarità per ilarità ,ti risponderei parafrasando ciò che hai scritto in un commento all’ultimo tuo post. Mettiamola impersonalmente: posto che un tale vorrebbe provare a conoscere una persona che scrive e che non risulta praticissimo conoscerla per mezzo di tutto quanto ha scritto, né per come vive, allora…………Spostandomi su un piano un poco più serio, convengo sul fatto che esista la questione del come ci si pone, questione che però esula dalla “grandezza del mondo della persona”( al proposito mi convince il plurimorfismo diacronico della persona ma non quello sincronico ) o dal nostro egocentrismo, ma è legata, per parafrasare stavolta Kant, alle nostre personali forme a priori che condizionano la precomprensione dell’altro rendendoci difficile coglierlo non tanto in se stesso ( giacche nessuno esiste come tale) ma nella sua personale autocomprensione e cioè nel modo in cui egli sente se stesso e sta nel mondo. Tuttavia il problema è anche legato alle dinamiche espressive del sé e più in generale alla parola ed alla sua naturale polisemia o eccedenza di senso. Mi riferisco alla parola non tecnica, o meramente comunicativa, che, viceversa, per suo intrinseco bisogno, è segno, e quindi precisa corrispondenza tra essa ed una realtà empirica. Entro questi limiti condivido il tuo : “la lingua non è aperta a tutto qualcosa la fissa”; e dovremmo, semmai, a questo proposito prestare attenzione al monito heideggeriano e cioè all’asfissia delle parole e del pensiero laddove si afferma la società tecnica – il dilagare degli anglicismi è lì a dimostrarlo-; pericolo terrificante che non abbiamo ancora capito appieno! La valenza simbolica della parola, come puntualmente ed efficacemente, rilevi è particolarmente legata alla poesia ( poesia di cui nel tuo post dici cose davvero splendide), simbolismo che è cangiante non solo da cultura a cultura e quindi in base al senso del mondo di cui le culture sono espressione ( mito), ma anche, con buona pace dei fondamenti archetipici, da persona a persona, in relazione al proprio esclusivo vissuto. Questo rende, ahimè, assai complicato accedere alla vera conoscenza dell’altro ( o apparentemente altro da noi) anche all’interno della medesima cultura di riferimento, vera conoscenza che avviene per immedesimazione, e che quando accade è sublime per la profonda comunione che esprime. Insomma, la dico in altre parole, c’è una straordinaria difficoltà ma anche una rara grandezza e bellezza nel capire proprio “fiaschi per fiaschi ” e non mi riferisco solo a ciò che significa “fiasco” nel mito di riferimento del poeta ( ad esempio il “….significato culturale della foresta nell’immaginario occidentale….” di cui parli), o secondo un determinato canone stilistico, ma proprio quello che significa ” fiasco” per quel poeta nel suo vissuto esistenziale. In questo senso ed in quest’ottica per me l’autore non deve affatto “morire”. Con ciò non voglio affatto trascurare l’ispirazione che ci può venire dall’intendere fischi per fiaschi, ( https://appuntioristanesi.it/2019/10/07/dove-la-conoscenza-che-abbiamo-perduto-nellinformazione-luca-perdisci/) ma la conoscenza a cui tendo è quello empatico-immedesimativa che è vera conoscenza proprio perché trascende le dinamiche soggetto-oggetto e che richiede peculiari cure e reciproche aperture.

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