una di quelle persone

[Ero indecisa se pubblicare o no questo post.

Poi sono successe due cose: una è questa, incomprensibile: ma non bisognava fare richiesta di asilo nel primo paese di arrivo? Perché l’Italia è responsabile per tutti, compreso quello che fa la Slovenia, compreso quello che succede in Pakistan, comprese le torture della polizia croata (inaccettabili, sono d’accordo)… tutto quello che va storto nel mondo è responsabilità dell’Italia, che già fatica a badare a se stessa? Io non posso credere che questo fosse l’intento della nostra Costituzione. E perché Austria, Francia e Spagna possono respingere, ma l’Italia no?

Seconda cosa: ho ricevuto una donazione da un lettore. Ho già spiegato che se ricevo donazioni posso permettermi di scrivere, altrimenti no, devo trovare un altro modo di guadagnare. Per cui spero troviate interessante quanto scritto qui sotto, potrebbero sembrare le solite cose ma in realtà ho trovato un articolo che dovrebbe fare molto riflettere.]

Scusate se comincio buttandola sul personale, ma penso che quello che mi è successo sia istruttivo. Dunque: io ho perso almeno due amici, ma perso proprio, non li sento più, per via delle mie idee sull’immigrazione. Altri hanno minacciato di fare altrettanto, o espresso comunque un forte disagio. Ci tengo a far notare che nessuno dei “fascisti” che ho conosciuto, o neanche nessuna persona di destra, ha mai fatto una cosa del genere o minacciato di espellermi dalla sua vita perché non era d’accordo con me su qualcosa, per quanto importante.

Dunque: un (ormai ex) amico mi ha detto: “non avrei mai pensato che saresti diventata una di quelle persone.” Di quali?

Molto brevemente, queste sono le mie idee: che l’immigrazione di massa, nel nostro paese ma anche in generale, sia dannosa nei confronti dell’ambiente, perché aumenta la presenza umana già insostenibile e offre una valvola di sfogo alla sovrappopolazione altrove; nei confronti delle classi lavoratrici, perché viene usata dai padroni, più o meno coscientemente, per tenere bassi i salari e negare i diritti ai lavoratori, e nei confronti della società, perché nessuna comunità può reggere senza conflitti un afflusso oltre un certo limite.

Questo non significa essere razzisti, cioè pensare che una persona sia inferiore solo perché appartiene a una razza o gruppo etnico diverso, non significa accettare che l’immigrazione sia fermata con metodi crudeli, né significa, nel mio caso almeno, pensare che la migrazione sia sempre e comunque un fenomeno negativo, fino al singolo individuo. Anzi: personalmente ho notato addirittura che spesso tendo a trovarmi meglio con persone che vengono da altrove, forse perché anch’io ho una prospettiva esterna che coesiste con quella interna e che mi estrania un po’.

Dirò un’altra cosa: l’ottuso rifiuto delle sinistre occidentali di ammettere i problemi connessi all’immigrazione di massa – e alla globalizzazione- è probabilmente la spiegazione principale del trionfo di forze e partiti di destra a cui molti perdonano cose che forse altrimenti non perdonerebbero, pur di affrontare il tema migratorio in qualche modo. Io stessa sono stata cieca a lungo (ne trovate la prova in vecchi post), ma alla fine l’ho capita. Sto ancora cercando un partito che prenda sul serio i problemi migratori, ma non sia di destra su altri temi. Non lo trovo. E, sinceramente, penso che la destra faccia più che altro finta di combattere il problema, ma sappia che i suoi elettori siano tra i primi a trarne in realtà vantaggio, e qui sotto spiego perché.

Che l’immigrazione abbia un effetto deprimente su salari e diritti è negato dalla sinistra pro-migrazioni in due modi: uno è citando studi che sostengono altrimenti (i classici studi a cui si può far dire quello che si vuole), e l’altro dicendo che è colpa delle leggi o del mancato rispetto delle leggi, non dei migranti stessi. Il concetto di “colpa”, però, è poco utile in politica. Non si tratta di colpevolizzare questo o quello, ognuno ha i suoi più o meno buoni motivi, ma di osservare un fenomeno difficilissimo da controllare e più facile da prevenire. Curiosamente la sinistra, che propone di fare prevenzione su moltissimi temi, dalla microcriminalità alla mafia al femminicidio, non accetta che prevenire la concorrenza sleale (per quanto involontaria) da parte dei migranti nei confronti dei lavoratori autoctoni sia preferibile all’impiegare enormi risorse pubbliche e sociali, già stremate, per arginarne gli effetti – in un paese, peraltro, in cui sono già illegali mafia, lavoro in nero, evasione fiscale e truffa, eppure come vediamo bene la repressione non è riuscita ancora a estirparli, anzi, alle volte addirittura li agevola. Perché con l’immigrazione e il suo effetto sui lavoratori dovrebbe essere diverso? Perché “prevenire è meglio che curare” in questo caso non vale?

Comunque, ieri ho scoperto che tra “quelle persone”, come direbbe il mio amico, c’era anche tale A. Philiph Randolph, uno dei principali organizzatori della famosa marcia su Washington per i diritti civili, e attivista sindacale nero, che chiedeva zero immigrazione in America, allo scopo di migliorare le condizioni lavorative degli afroamericani e in realtà di tutti: “We favor shutting out the Germans from Germany, the Italians from Italy, the Hindus from India, the Chinese from China, and even the Negroes from the West Indies. This country is suffering from immigrant indigestion. It is time to call a halt on this grand rush for American gold, which over-floods the labor market, resulting in lowering the standard of living, race-riots, and general social degradation. The excessive immigration is against the interests of the masses of all races and nationalities in the country — both foreign and native.”

A quanto pare, l’immigrazione fu ridotta, la sua intuizione si rivelò corretta, e i padroni furono costretti a scendere a patti con i lavoratori neri (e non solo neri), non potendo assumere immigrati al loro posto.

Quando ci viene chiesto di ricordare che “anche noi eravamo emigranti”, questo è sempre inteso come invito alla solidarietà nei confronti di chi viene, non come riflessione sui danni che l’emigrazione italiana può aver fatto ai paesi riceventi, da alcuni punti di vista per lo meno. Ora, quale migliore dimostrazione di non-razzismo può esserci che dire che un nero americano che voleva impedire agli italiani (ma anche ai neri, a tutti) l’ingresso in America aveva ragione?

Stanno emergendo qua e là voci di persone che si dicono di sinistra, come me, e iniziano a rendersi conto che l’immigrazione di massa fa gli interessi dei padroni, non dei lavoratori. Il problema è anche mettersi d’accordo con cosa significa, ormai, “sinistra”. Molte delle persone “di sinistra” favorevoli alla cosiddetta accoglienza (che, sottolineo, ci sta costando moltissimo e molto spesso non funziona) sono in realtà persone benestanti che hanno la colf straniera, la badante straniera, che pagano il muratore straniero a nero… spesso queste persone scelgono gli stranieri perché si fanno pagare meno degli altri, magari mandando via il lavoratore autoctono a cui si affidavano prima – e non si rendono conto di quanto poco “di sinistra” sia questo. Altri guadagnano dal fenomeno perché affittano le loro case o i loro alberghi allo stato che vi deve accogliere i richiedenti asilo, o sono assunti – loro o i loro figli – nel settore dell’accoglienza, dei servizi ai richiedenti asilo e dei corsi per stranieri, per non parlare dell’enorme apparato legale, a spese dei contribuenti italiani, che difende i richiedenti asilo o comunque si occupa del tema. Un fenomeno che danneggia la società e i lavoratori e che compete con altre voci di spesa sociale, però favorisce molte persone che si considerano “di sinistra”, tenendo bassi i prezzi o fornendo addirittura un impiego. Ma ormai la sinistra, anche qui e sotto l’influenza dell’ipocrisia anglosassone, ha ammainato le bandiere di classe e issato quelle identitarie, fingendo che si sovrappongano.

(L’intenzione di mantenere i lavoratori stranieri in uno stato di subordinazione, anche da parte delle persone “di sinistra”, si tradisce ad esempio nell’idea, accompagnata da posa da profondo conoscitore delle cose del mondo, di far arrivare “pastori” da certe zone dell’Africa, dell’Asia e del Medio Oriente per pascolare pecore e capre sulle nostre montagne (o gli indiani per le vacche perché per loro sono sacre). Questo non solo è in completa contraddizione con l’esigenza di ridurre l’impatto antropico sul nostro territorio, ma è anche razzista sul serio, supponendo che esista una predisposizione quasi genetica a certi lavori e che chi viene qui debba per forza dedicarsi ad essi. La migliore smentita, che probabilmente nessuno ha notato, la offre il pastore maliano di Agitu nel video che ho linkato in quel post, che dice che veramente lui era venuto in Italia per studiare, non per fare il pastore, ma il lavoro che lei gli aveva dato non gli lasciava il tempo per farlo)

La sinistra-sinistra, quella che continua a parlare di classe e di diseguaglianze, si illude che gli immigrati che arrivano qui siano tutti “compagni”, forse perché tra loro ci sono sicuramente sindacalisti molto coraggiosi. Ma il coraggio di alcuni non nega la realtà che molti, per convenienza o per necessità, accettano condizioni di vita e di lavoro da prima rivoluzione industriale, il genere di cose di cui parlavano Marx ed Engels; sottostanno a ricatti, spesso approfittano delle leggi per evadere le tasse, spesso, in mancanza di alternative, delinquono, e abbassano gli standard di vita per tutti. Ah, già che ho nominato Engels, anche lui era “una di quelle persone”! Ecco cosa diceva degli immigrati irlandesi: “In short, the Irish have, as Dr. Kay says, discovered the minimum of the necessities of life, and are now making the English workers acquainted with it (…) With such a competitor the English working-man has to struggle, with a competitor upon the lowest plane possible in a civilised country, who for this very reason requires less wages than any other. Nothing else is therefore possible than that, as Carlyle says, the wages of English working-man should be forced down further and further in every branch in which the Irish compete with him.. (…) it is easy to understand how the degrading position of the English workers, engendered by our modern history, and its immediate consequences, has been still more degraded by the presence of Irish competition.”

Chi l’avrebbe mai detto: Engels, uno dei padri dell’intenazionalismo operaio, era un altro razzista! Una di quelle persone!

Il fatto è che sia la delocalizzazione sia l’immigrazione sono una forma di ricatto dei capitalisti o se preferite dei datori di lavoro nei confronti degli operai. Se si impedisce o si penalizza la delocalizzazione, o si riduce o blocca l’immigrazione, allora i lavoratori che riescono a sindacalizzazrsi hanno probabilità molto migliori di ottenere quello che chiedono (dò per scontato che non si mandi l’esercito a sparare sulla folla). Certo, può anche esserci un eccesso opposto – nel Medioevo le corporazioni chiuse garantivano parecchi privilegi, adesso sono gli ordini professionali a farlo, e gli operai attualmente stanno meglio di tanti piccoli imprenditori e autonomi, ma non allarghiamo troppo il discorso.

Se è vero che la riduzione dell’immigrazione negli Stati Uniti fece gli interessi dei lavoratori, bianchi o neri, che c’erano già, una cosa simile si è osservata dopo le pestilenze del Trecento, che ridussero talmente tanto la quantità di lavoratori disponibili che i proprietari terrieri e i piccoli “industriali” dell’epoca furono costretti, loro malgrado, ad alzare i salari (questo lo dice anche Alessandro Barbero, dichiaratamente di sinistra e dichiaratamente filoimmigrazionista, ma intellettualmente onesto).

Io non idealizzo la lotta di classe e men che meno la classe operaia e le sue aspirazioni di migliorare il proprio tenore di vita attraverso l’industrializzazione di tutto e la distruzione dell’artigianato e della piccola impresa. Inoltre, tutto questo funziona solo se si può modulare la politica commerciale in modo che i maggiori salari che il datore di lavoro è obbligato a corrispondere in patria non favoriscano semplicemente l’importazione di merci meno costose dall’estero, che è quello che succede adesso (ormai un operaio italiano costa troppo, questo il risultato di decenni di lotte sindacali senza altrettanta efficacia nelle lotte contro la liberalizzazione dei commerci e i finanziamenti pubblici a porti e infrastrutture).

Faccio solo notare che una sinistra degna di questo nome dovrebbe essere in prima fila per mettere dei limiti all’immigrazione incontrollata in questo paese, e invece non fa altro che agevolarla, con conseguenze sempre più gravi e costi sempre più alti.

P.S. Siccome io trovo estremamente snob quelli che copincollano frasi in latino o francese in testi italiani, come a dire “se non capite cosa c’è scritto è un problema vostro che siete ignoranti”, e trovo un po’ inquietante il ricorso a google translator, se qualcuno non capisce le citazioni mi offro di tradurvele, però per favore non chiedetemi di farlo…

36 risposte a “una di quelle persone

  1. L’ASGi, Associazione Scafisti Giuridici Italiani è pagata da Soros, lo scrivevano chiaramente nel loro sito.
    Sono parte di quei compagni al caviale che fanno l’immigrazione di massa e le “accoglienze coercitive” sulla pelle degli altri.
    Una delle prime organizzazioni criminali da far fuori, a mio avviso.
    Massima necessita’ di un certo illiberalismo per coloro che attentano al vivere civile, che svuotano la democrazia e lo stato liberale di ogni contenuto e funzione per balcanizzarli, banlieuizzarli.

    Io sono solo da molto tempo, tutti gli anarcomunisti, i comunisti, i cattocomumisti, i cattoverdi del GAS, appena si accenna al problema della immigrazione di massa iniziano a sclerare, a insultarti (non mi avevano messo ancora le mani addosso ma, secondo me, non mancava molto).
    IO ho tagliato i ponti con il 99% di questi perche’ non mi andava le loro violenze ideologiche, relazionali, il loro odio (io li odio molto, ovvio e naturale, ma essi tanto lo negano tanto odiano e odiano in modo molto subdolo e sottile).
    Se non ti allinei alla Unica, Superiore, Giusta, Luminosa, Progressista e Vera Ortodossia ti fanno fuori.
    O ti adegui o rimani solo.
    Io non mi stupisco, fa parte ovvia della pugna ideologica, Solo che essi la ricoprono di una glassa nauseabonda e indingarda di tolleranza, accoglienze, amore, uguaglianze, inclusioni…
    Piu’ sono puccipucciosi, moralisti, piu’ sono falsi.
    Nulla di nuovo, anche qui.

    Gaia, meglio sola che mal accompagnata!

  2. Sì, ma io non evito le persone che non la pensano come me (anche perché se lo facessi non potrei criticare chi lo fa con me). Nessuno è perfetto. Per me è molto, molto pericoloso quando una società inizia a spaccarsi in modo così rancoroso e irrimediabile.
    Senza contare che ritengo sempre possibile, per quanto improbabile, che io mi sbagli 🙂

  3. Per quanto riguarda l’ASGI, avevo intervistato parecchi anni fa Gianfranco Schiavone, mi sembra a Trieste. Era stato molto disponibile e le cose che diceva mi erano parse sensate, in particolare rispetto ad alcune incoerenze del sistema italiano di detenzione degli immigrati senza permesso, che accomunava individui pericolosi a persone che semplicemente avevano perso il lavoro, ammassandoli tutti insieme.
    Non so cosa penserei adesso di quella questione, so che quella volta né i flussi né la situazione nel nostro paese erano paragonabili ad adesso. A quel tempo, forse l’Italia poteva ancora assorbirire chi arrivava; ora non più.

  4. Dopo il Bienno Rosso questi stanno preparando il Periodo Arcobalengo.
    L’obiettivo e’ distruggere la societa’ civile, secondo i loro piani di sadismo moralisticheggiante (e’ sufficiente leggere alcuni simpatici pensierini di Lenin, di Pol Pot, di vari bolscevichi sadici… vanno bene anche alcuni pensierini di certi partigiani affettuosi e per bene delle brigate garibaldi…) per il Mondo Nuovo.
    Non è cambiato nulla.
    Questi sono, di fatto, i sacerdoti di una nuova religione fondamentalistica.
    Non c’è nulla di piu’ pericoloso di invasati che vogliono realizzare il paradiso del Mondo Nuovo, che vogliono migliorare la tua vita, che vogliono salvarti contro la tua volonta’, contro di te, insultandoti.
    Dai ladri ti difendi, hanno una certa ecologia, comunque.
    I predicatori invasati, gli zeloti sadici, invece, sono un problema molto difficile da gestire,

  5. Per persone sensate, come tale Schiavone, sai come ne misuriamo la “saggezza”, il “senso” di quello che stanno facendo?
    Con esperimento cosi’, usciamo dai salotti, alimentiamo con un po’ di realta’ e un poco di intensita’
    Lo mandiamo, da solo, a fare il controllore sui treni della notte, ad esempio quesi simpatici e divertenti treni della notte che ho dovuto smettere di prendere. O sui bus della linea 20. Oppure a controllare cosa fanno certi giovanotti nigeriani alla stazione di Ferrara.
    Per qualche mese. Con un mandato cosi’:
    ogni sera controllo i biglietti.
    Se non controlli, via il 10% dello stipendio (qui io applicherei altri incentivi ma non si possono scrivere)
    Se controllo e ci sono viaggiatori a ufo con i quali non hai fatto ‘na cippa, via il 20% dello stipendio.
    Se il sensato non si applica, aumentare un poco le magnitudo.

    Osservare quanto dura la sensatezza del signor Schiavone o quanti giorni torna a casa intero.
    Prego.
    La sensatezza di questi sadici ha gia’ creato gli incubi da guerra civile quotidiana.
    Io con quella sensatezza c’incarto le cozze.

  6. Grazie Gaia, hai scritto un post bellissimo e coraggioso.
    Sei davvero “una di quelle persone”… che ammiro di più !

  7. Grazie. Dai un’occhiata se ti va all’articolo su Randolph che ho linkato, è interessante.

  8. UIC, cosa succede sui treni di notte?
    Penso che la risposta alle tue rimostranze sarebbe quella standard: “è perché non siamo stati capaci di integrarli.” Può darsi che sia vero, io non ci credo, anche perché esonera completamente chi si comporta male da ogni responsabilità: se uno viene qui di sua spontanea volontà e gli permettiamo di restare, siamo anche obbligati a “integrarlo”, altrimenti ci meritiamo quello che succede poi.
    Non credo ci sia molto da fare però contro chi pensa così, perché per convincerli si tratterebbe di dimostrare un negativo, il che come si sa è impossibile. È come, che ne so, dire a una donna: “dimostrami che non è vero che se tu fossi stata una moglie migliore io NON ti avrei tradito…”

  9. = Non credo ci sia molto da fare però contro chi pensa così, perché per convincerli si tratterebbe di dimostrare un negativo, il che come si sa è impossibile.

    Magari potrebbe bastare (se fosse possibile) fargli fare l’esperienza diretta, in prima persona, di certe conseguenze.
    L’esperienza è una maestra severa, ma efficace.

  10. Sì, ma queste persone dicono che i problemi ci sono non per l’immigrazione in sè, ma perché non si investe abbastanza nell’integrazione. In questo senso dimostrare un negativo: come fai a dimostrare che non è vero che le cose *potrebbero* andare diversamente?

  11. Il mostro di Frenkeinstein per la prima volta si trova davanti ad uno specchio.

  12. Questo è vero: direbbero che il problema sta da un’altra parte e che ben altre sono le soluzioni.
    Però resto dell’idea che gran parte di queste persone non ha mai provasto sulla sua pelle le conseguenze negative di questa situazione.
    Ma forse mi sbaglio.

  13. Hai perfettamente ragione invece. Con poche eccezioni, tutte le persone che conosco che sono per “l’accoglienza” hanno un buono stipendio o comunque un’entrata garantita, non frequentano quartieri problematici e passano la vita tra la loro casa confortevole, la macchina, il luogo di lavoro e luoghi di vacanza altrettanto protetti. Magari conoscono molti stranieri, ma questi sono o loro pari (istruiti, cosmopoliti, con un buon lavoro), oppure quelli che gli puliscono la casa e gli badano ai figli, e così è chiaro che ne hai un’opinione positiva, sia perché ti affezioni, sia perché costano poco e ubbidiscono senza avanzare tante pretese.
    E quando vedono persone che vivono in case popolari in cui piove dentro o che ne aspettano una e aggrediscono gli stranieri a cui vengono assegnate, o che sono esasperati dal degrado dei quartieri in cui abitano, o che hanno perso il lavoro e al loro posto è stato assunto uno straniero e l’hanno presa male, di questi pensano: che ignoranti, che fascisti, aspetta che mando qualcuno a spiegargli meglio come vanno le cose…

  14. Da cui un curioso paradosso: che è più facile essere di sinistra se non ne hai davvero bisogno… 🙂

  15. Dipende cosa intendi per “essere di sinistra”…

  16. Esserlo “a parole”, ovviamente.

  17. Io mi chiedo: ma i partiti contrari a questo, quando potevano, a parte rallentare qualche ingresso con sceneggiate mediatiche e dare soldi ai libici delle cui torture siamo poi venuti a conoscenza, cosa hanno fatto? È mai possibile che tu non possa rimpatriare dei cittadini di un paese senza complicati accordi?

  18. I paesi di origine ostacolano in ogni modo il rimpatrio dei loro connazionali.
    Ovviamente questa e’ solo un aspetto della guerra migratoria.
    A sinistra è noto per cui l’artifizio retorico e’ “accogliamoli e poi, eventualmente, rimpatrio” proprio perche’ sanno che, in queste condizioni nei quali non c’e’ alcuna politica in tale senso e le misure vcia via piu’ dure che la realizzerebbero, c’e’ la politica del fatto compiuto: banlieuizzare a tal punto Italia ed Europa in modo da rendere impossibile, in modi civili, riparare il danno.
    Quindi la “sinistra” fa di tutto per importare piu’ stranieri possibile nel minor tempo possibile, reprimendo duramente ogni timida resistenza ad ogni livello, da quello concettuale fino a quello della magistratura.
    L’Associazione degli Scafisti Giuridici Italiani, ASGI, e’ estremamente attiva sulla guerra migratoria attuata sul piano legale.

  19. So che la Nigeria rimpatria molti nigeriani dalla Libia, l’ho letto su giornali online nigeriani. Di altri paesi non so. Il problema è che molti, arrivati fin lì (es Libia) non vogliono tornare nel proprio paese. Per questo la retorica delle “torture in Libia”, sicuramente vere, tremende e inaccettabili, lo sottolineo, è incompleta: i migranti ormai dovrebbero sapere a cosa vanno incontro.
    Per me bisognerebbe cercare la strategia che causi meno sofferenza possibile, per cui scoraggiare le partenze (per esempio, facendo sapere che non sarà così facile trovare un lavoro) e facendo rimpatri. Ecco, magari rimpatriare la gente in Siria adesso non potrebbe funzionare, per cui in casi come quelli farei politiche di offerta di contraccettivi abbinate ad aiuti nei campi profughi, almeno per non peggiorare la situazione per tutti.

  20. Gentile nonché egregia Gaia
    Quello che non si vuole sapere e si finge che non esista e’ che e’ una guerra migratoria e che tale guerra e’ voluta dai kompagni, fenomenali razzisti anti Italiani e antieuropei.

    Scusi, signor Mohammed Abougali’, per cortesia, potrebbe ritornare in Egitto/ Tunisia/ …? Si vorrebbe imbarcare su questo volo?
    Nofanculo a voi italiani rassisti.
    Mi scusi se l’ho imbarazzata o se le ho creato disturbo. Rimanga pure qui. Arrivederci.

    Non hai mai letto del numero limitato che, ad esempio, impone la Tunisia sui rientri? Vado a memoria, qualcosa come un volo alla settimana, quindi qualche decina di Tunisini alla settimana.
    Il flusso di arrivo e’ dieci volte tanto.

    Ovviamente tutto questo e’ voluto dalla “sinistra”.
    Il problema non solo non lo si risolve ma non lo si vuole neppure affrontare perche’ si vuole ampliare il problema. Presente le affermazioni “razziste” (proprio razziste, si parla di meticciamenti, come di incroci tra bovini) sul meticciamento!?
    T|utte le narrazioni menzognere (scappano dalle guerre, sono stati salvati da naufragio, stanno male a bordo, sono gay, sono rifugiati politici, ovvero casi pari a qualche zerovirgola per cento, blablabla) sono state rese la “realta’” percepita a furia di martellamenti.
    Non solo non si citano gli stati di vari continenti, cultura, ideologia, religione, censo, che attuano politiche efficaci contro la penetrazione di masse di stranieri (Australia, Cuba, Israele, Ungheria, Giappone, etc.).
    Si vive in un mondo allucinato che ha abolto la realta’ e le misure per affrontare la realta’ e che gongola per ogni immigrazione di massa.

    Mi pare che tu legga il FQ: hai presente gli articoli allucinati di qualche fariseo dell’accoglienza di massa senza se e senza ma!?
    Leggi i commenti a centinaia di lettori infuriati? Le testimonianze a centinaia, di sfasci, crimini, violenze, fancazzismi, degrado?
    I giornalilsti del FQ vivono nel loro mondo fiabesco di aperiti vegan-funky con girotondi, accoglienze, volemosebene, etc. tra una serata di musica yoruba e un vernissage con il poeta pachistano Ali’ Fiorellah.
    Sono, appunto, quei kompagni al caviale che si gaurdano bene da scendere da soli da un treno alla stazione termini e ad uscire nell’inferno circostante passate le 22.
    Hanno la loro auto, hanno la colf filippina, si fanno portare la pizza dal fattorino magrebino, sfruttano al massimo la depressione dei salari e degli stipendi dei lavoratori dovuta al conflitto, alla competizione disumana tra poracci autoctoni e migranti.
    Pensi che non lo sappiano? Si’, molti sono cosi’ invasati e fanatici che non possono che essere cretini. Altri lo sanno benissimo.
    Il kompagno Mao avrebbe saputo come risolvere questi casi di dissociazione dalla realta’.

  21. Una cosa che ho notato ultimamente, ma che non so come interpretare, è che succede che i veri rifugiati politici, quelli che davvero hanno una taglia sulla propria testa, vengano braccati e uccisi anche in esilio (esempio; ma anche Khashoggi, vari russi o ceceni in Europa… ovviamente non sempre è così, ma mi sembra che Navalny sia stato quasi protetto dal suo coraggiosissimo rientro in Russia, e forse se fosse rimasto in esilio sarebbe stato dimenticato e fatto fuori silenziosamente. Ovviamente ci sono molte eccezioni)

    Per quanto riguarda Israele, veramente gli israeliani solo qualche decennio fa hanno letteralmente cacciato i palestinesi dalle loro case presentandosi con i carri armati. Che poi adesso non vogliano che nessuno si permetta di fare loro lo stesso non mi fa dimenticare chi ha cominciato (sì, gli arabi anche discendono da invasori, ma il “torna a casa tua” non vale dopo mille anni, se no probabilmente anche io e te dovremmo sloggiare).

  22. p.s. Ok, “la sinistra”, ma “la destra” cosa fa?

  23. E te l’ho già fatto notare più volte, ma non mi credi: l’Australia sta attuando un progetto dichiarato di rapido incremento demografico attraverso l’immigrazione (la “big Australia”). Leggiti qualcosa: la loro popolazione galoppa, pochi protestano, arriva gente da tutto il mondo, e tutto questo è senza segreti la politica di vari governi.

  24. Egregia Gaia,
    rieccoci al tema sinistra e immigrazione. Mi pare che ne abbiamo già parlato molto. A mio parere, chi voleva capire come sta la situazione ha avuto il tempo di capirlo, chi voleva non capire beh…
    Tempora mutantur, Egregia Gaia, et nos in illis. Cambiano i tempi e anche gli uomini, anche quelli che conosciamo. Pensavamo di essere nell’età della ragione ed invece siamo solo nell’età delle trappole tecnologiche. E delle ideologie. Altre ideologie rispetto a quelle storiche, ma pur sempre ideologie.
    Vedi, nel tuo post iniziale porti dei fatti, articoli ragionamenti, ti rifai alla storia e all’analisi sociale. Chi non vuole rendersi conto della situazione migratoria attuale rimane invece su un piano emotivo (la foto del povero Ailan), su generici mantra appunto ideologici (fuggono dalle guerre e dalla violenza) e sul solito, confortevole, wishful thinking.
    Leggevo che i comunisti russi, per giustificare il fallimento dell’economia pianificata sovietica, dicevano che ciò accadeva “perchè non si era proceduto abbastanza lungo la strada del socialismo”. Così i filo-europeisti accaniti ti diranno che i problemi dell’Unione Europea si risolveranno con “più Europa”, che serve più integrazione, che bisogna spingere oltre il processo europeo così come stà. Non è affatto strano vero che i filo-immigrazionisti risolvano i problemi dicendo che serve “più integrazione”? un malpensante crederebbe che chiedano semplicemente più soldi per coop ecc.
    In realtà, puoi ben vedere come vada questa integrazione guardando cosa succede nei paesi europei che hanno affrontato la cosa prima di noi, con più soldi, più capacità organizzative, più opportunità lavorative….come va in Francia, dove Macron parla di separatismo islamico? e in Svezia, il paese del welfare per eccellenza? E nella ruggente UK? E nella ricchissima Germania, che sembra a volte tenuta in ostaggio nella sua politica estera dalla minoranza turca?
    Ovviamente, per rispondere a queste domande non basta guardare “I miserabili”.
    Vogliamo andare oltre? Cosa succede nei rapporti razziali negli USA e perchè si ha la sensazione che si voglia importare la loro medesima conflittualità anche in Europa, che pure ha una storia e una società differente?
    Ultima cosa. Scommetto che i tuoi amici che, con una vena anche di narcisismo, ti bollano come “una di quelle persone (leggi: ignoranti e moralmente inferiori)” sono tutti ben “studiati”. Io noto spesso che nella gente meno istruita trovo giudizi sul tema magari più rozzi, ma più lucidi e realisti. E sì che la cultura dovrebbe servire a capire la realtà! A questo punto sorgerebbe la questione di cosa sia la “cultura” attuale, e di come una certa propaganda e ideologia facciano presa su una persona proporzionalmente al suo grado di istruzione.

  25. Riguardo al rapporto tra istruzione e onestà intellettuale / apertura mentale / capacità di comprensione della realtà, cito di nuovo questo articolo, che ho trovato davvero illuminante: https://musaalgharbi.com/2019/08/27/unearned-smugness-partisan-diploma-divide/

    [Chiedo scusa agli altri. Mauro: sai che ieri notte ho sognato che mi/ci regalavi un elefante? E io la prendevo male: “sai quanto fieno mangia un elefante??”]

  26. Mauro ha riassunto molto bene l’involuzione culturale ed etica. Direi che e’ storicamente ricorrente in ogni periodo di fanatismo, di zelo religioso.

    Io faccio fatica a indicare “destra” (che, ripeto per la ennesima volta, non esiste quasi piu’ al mondo, ne’ nel senso di aristocrazia ne’ nel senso di proprietari terrieri come classe rilevante di portatori di interessi) e la “sinistra”.
    Sui alcuni temi vedo che ci sono i crescitisti e i decrescitisti, ci sono i tecnoprogressisti e “naturoconservatori”, ci sono i progresissti e i reazionari, i globalisti e i sovranisti, i laici e i religiosi, etc. il tutto molto mischiato (su Tav Val Susa i tecnoprogressisti-crescististi di PD e Lega hanno votato insieme, sull’immigrazione di massa i comunisti di Rizzo hanno posizioni chiare che sono incompatibili con quelle di Leo, si avvicinano a quelle dei sovranisti) etc. .
    Le politiche sulla sovranita’ nazionale e sui flussi demografici sono realta’ ortogonali: ad esempio, il Giappone ha immigrazione esigua ed e’ in decrescita demografica, l’Australia ha crescita demografica e controlla come i suoi cittadini vogliono, i flussi in ingresso.

    Cio’ che tu indichi come “destra” (quale, quella globalista di FI, la Lega, i socialstatalisti di FdI?) ha posizioni diverse sull’immigrazione.
    Comunque i programmi per una qualche flebile resistenza all’acqua di rose (qualcuno ricorda il teatrino della guardia costiera speronata dalla nave comandata da Carola Rackete? divevo appunto
    “Mi scusi se l’ho imbarazzata o se le ho creato disturbo. Rimanga pure qui. Arrivederci.”)
    rimangono impigliati in mille mila cavilli e sentenze applicate dalla magistratura rosso-arcobalenga e golpista contro il potere esecutivo e legislativo.
    E’ lo stesso motivo per cui alcuni giudici comminano pene draconiane ad agenti o cittadini coinvolti in rapporti di violenza da criminali vari e che hanno usato, in qualche modo, violenza in tali rapporti.
    La giudice kompagna impone che il poliziotto che deve difendere l’autista di un bus da un pestaggio di personaggi (stranieri) che lo hanno attaccato perche’ ha osato chiedere loro il biglietto, intervenga con le collane di fiori, il mediatore culturale, offrendo al povero profugo scappante dalle guerre paganteci la pensione, una tisana alla valeriana e con la trombetta da cui esce la lingua colorata e che fa perepepe’ per spaventare e dissadere il diversamente onesto&integrato. Ovviamente la giudice si guarda bene dal fare l’agente o la controllatrice anche un solo giorno su quei motori a scoppio sociali.

    Io non voglio partecipare a questo teatro delle buone maniere, delle ipocrisie.
    Forse non sappiamo come era prima la Libia, prima che i kompagni alla Bernard Hentry Levy e alla Clintob decidessero di bombardare diritti e democrazia su di essa!?
    In Libia ci sono le torture? Quel mondo e’ perfetto perche’ abbiamo milioni di persone che nel loro sinistro credo pensano che importando qui decine e decine di milioni di persone, anche dal Magreb, realizzeremo la societa’ meravigliosa multiculturale, il Mondo Nuovo, sicuramente migliore di questo abominio fassista rassista nazieghista, machopatriarcale, …. Quindi , Gaia, non puo’ essere che esistano torture in Llibia. Come diceva la signora Boldrini, il loro stile, la loro cultura, saranno i nostri, non e’ possibile che le kulture della violenza e della tortura siano le nostre.

    Come osservava Jared Diamond, in due generazioni circa si perde la memoria storica; noi stiamo perdendo la comprensione di cosa e’ la guerra e crediamo che la si possa risolvere con metodi pacifici, da tempo di pace, per persone civili, a parole, con le “mediazioni culturali”.
    A volte, Gaia, osservo un tuo essere ingenua (naif) che era il mio, prima di iniziare a rendermi conto del Matrix in cui ero e siamo finiti.
    La percezione della realta’, quando sei nella realta’ cambia con l’eta’.

  27. Ciao Gaia, io sono una delle “altre persone”, e tra l’altro nonostante sia giovane non ho (ancora) problemi economici, quindi come è stato scritto sopra mi è sicuramente facile essere di sinistra! 🙂

    Probabilmente partiamo da presupposti diversi. Io penso che idealmente tutti dovrebbero essere liberi di andare dove cavolo vogliono e di restarci, così come dovrebbero essere liberi di tornare da dove sono venuti se pensano che sia più conveniente. Perché alcuni fortunati possessori di passaporti buoni (es. italiani vs. ghanesi, ma anche vs. pakistani o mille altri) possono spostarsi agevolmente da un paese all’altro e gli altri per spostarsi in maniera legale devono fare l’impossibile?
    Ma al di là dei principi (che per me sono importantissimi), penso che il problema dell’immigrazione per come è adesso è che è gestita da schifo. A questo proposito, non vedo in giro grandi politiche “di sinistra” sull’immigrazione, anzi l’Europa è molto chiara: gli immigrati non li vogliamo e siamo disposti a pagare chiunque, anche i libici, anche Erdogan, perchè ce li tenga lontani.

    Il discorso dei confini nazionali in questo periodo storico vale a metà – vale molto per l’immigrato pakistano che entra dalla Slovenia, ad es., ma vale poco per il giovane millennial che va a lavorare in Germania perchè gli conviene. Inoltre, la libera circolazione delle merci è un caposaldo dell’economia mondiale ma quella delle persone no. è giusto o no?

    Le regole sul permesso di soggiorno in Italia sono demenziali. Ha ragione Schiavone nel dire che i CPR (è cambiato il nome, da CIE sono diventati CPR) sono istituzioni totali profondamente ingiuste in cui finisci se hai perso il permesso di soggiorno (e puoi perderlo perchè sei sbadato, perchè hai fatto qualcosa di illegale o anche semplicemente perchè non ti hanno rinnovato il contratto di lavoro) e quindi la proporzionalità della pena va a farsi friggere. Tra l’altro, non dovrebbe nemmeno trattarsi una pena ma di una detenzione amministrativa (si chiama così) atta al rimpatrio forzato, per cui l’Italia spende un sacco di soldi per imbarcare il cittadino straniero X e mandarlo da dove è venuto, e sticazzi se nel frattempo ad es. si è fatto una vita o una famiglia. Perchè gli stati e i confini, che sono costruzioni sociali e politiche, devono prevalere sulle vite delle persone e magari danneggiarle ?

    Hai detto che ormai gli africani dovrebbero sapere che probabilmente se si imbarcano sui gommoni perdono la vita. Da quanto leggo, tanti di loro lo sanno ma si imbarcano lo stesso. Che siano particolarmente testardi o che non sia allettante l’alternativa? Comunque esistono molti progetti europei e anche dell’OIM (organizz. intern. migrazioni) finalizzati all’informazione delle persone che dall’Africa vorrebbero fare la traversata. Cercano di dissuaderle anche a suoni di contributi, ad es. per la microimpresa nel paese di origine. Esistono anche progetti dell’OIM per il rimpatrio volontario.

    Sicuramente non ho detto niente di nuovo, e in più l’ho fatto in modo abbastanza disordinato. Ma quello che voglio dire, in sostanza, è: l’immigrazione può essere un problema, sicuramente – sono di sinistra ma non stupida e non posso negare che i rischi e gli effetti negativi di cui parli esistano. Però che alternative abbiamo? Seriamente, vedi alternative rispetto al tentare di gestire l’immigrazione? Secondo te è più semplice bloccarla in qualche modo? Viviamo una crisi ambientale e climatica, ci sono conflitti in un sacco di paesi. Cosa facciamo delle persone che non vogliamo, le facciamo esplodere? Davvero, qual è l’alternativa?

  28. Ciao Margherita,
    ti rispondo in ordine, a ogni numero corrisponde un tuo paragrafo 🙂
    1. Capisco cosa vuoi dire, ma il fatto che adesso ad essere di sinistra siano spesso le persone economicamente messe meglio ti fa capire che ribaltamento abbia subito l’idea di “sinistra” negli ultimi decenni. Una sinistra dei privilegiati somiglia più a una destra…
    2. Sul fatto che l’immigrazione sia gestita male e in modo ipocrita e cinico siamo d’accordo. Sul passaporto “buono” o meno, bè, una volta un passaporto italiano non era tanto buono, puoi leggerti molte cose su come venivano trattati e considerati gli italiani quando emigravano in massa. “In massa” è l’espressione chiave. Come vieni accolto dipende anche da quello che il tuo paese collettivamente fa, anche se non ne hai colpa personale. Anche qui, dovrebbe essere la sinistra a ricordarsi della fondamentale componente collettiva, e invece parla solo di diritti individuali: paradossale, no?
    Riguardo all’andare dove ci pare… una curiosità: tu hai una porta di casa? La chiudi mai a chiave? Permetteresti a chiunque di entrare a casa tua e fare quello che vuole? La logica per cui gli stati pretendono di decidere chi entra e a quali condizioni non è tanto diversa. Vorrei vedere quanti di coloro che sono contro ai “muri” poi sarebbero disposti a far entrare qualsiasi persona sconosciuta a casa propria.
    3. Anche secondo me più stai in un paese, più diritti dovresti acquisire e più dovrebbe essere difficile mandarti via. Uno appena arrivato non è come uno che si è costruito una vita. Ma allora vedi che anche tu pensi che non siamo proprio proprio tutti uguali, che alcune situazioni vanno trattate diversamente da altre? Secondo me c’è una contraddizione in quello che scrivi.
    Sul fatto che uno stato prevalga sulla vita delle persone… non dovrebbe farlo, sono d’accordo. Nel momento in cui violi le sue leggi, però, questo è quello che succede. Ovviamente non tutte le leggi sono giuste per forza… ma se uno stato incarcera un mafioso, la sicurezza collettiva viene prima del fatto che mancherà ai suoi figli e i suoi amici saranno dispiaciuti, non trovi?
    4. Non è “allettante” rischiare la vita per migliorare il proprio paese. Per i partigiani, sicuramente la prospettiva di combattere contro i nazisti, con il rischio di essere torturati, uccisi, o costretti a privazioni tremende, sicuramente non era “allettante”. Però lo hanno fatto, ed erano tanti. Fossero scappati tutti…
    5. Questo è il punto più importante. Nessuna alternativa che io ti possa proporre sarà una soluzione magica – se queste esistessero, l’umanità non si troverebbe nella situazione pietosa attuale. Detto ciò, ti dico cosa propongo io (come tanta altra gente). La prima cosa è la pianificazione familiare. Bisogna offrire a profughi e ai residenti di paesi poveri (dando per scontato che nei paesi ricchi tutti ce l’abbiano già) la possibilità di far nascere solo i figli a cui possono garantire una vita decente. Quanto spesso vediamo i bambini nascere durante le guerre, o nei campi profughi, o in situazioni di miseria nerissima, e poi venire usati come ricatto perché noi li accogliamo? Offrire a uomini e donne la possibilità di ridurre le nascite, e motivi per farlo (es. “non pensate che vi accoglieremo solo perché avete tanti bambini”), mi sembra la soluzione che causi minor sofferenza per tutti, bambini compresi. Guarda i campi profughi, quanti bambini ci sono, a Moria ad esempio… ma come si fa a far nascere creature in una situazione del genere??
    Poi, dovremmo smettere di vendere armi a regimi che sicuramente le usano per creare disastri umanitari (es. Arabia Saudita, sembra che finalmente lo stiamo facendo), e smettere di sfruttare economicamente i paesi più poveri. Paradossalmente, però, far entrare moltissimi migranti aumenta il fabbisogno dell’Italia, e quindi lo sfruttamento dei paesi da cui provengono (l’Italia già non ha abbastanza risorse per la sua attuale popolazione).
    Infine: rimpatri, cominciando da chi proviene dai paesi non in guerra, oppure nei paesi di provenienza quando la guerra è finita, almeno. L’alta natalità, con le sue conseguenze di miseria e conflitto, e le condizioni orrende dei viaggi della speranza sono incentivati dalla consapevolezza della possibilità di migrare. Se togliessimo (entro certi limiti, non in assoluto) questa possibilità, probabilmente cambierebbero le cose anche nei paesi di partenza, non avendo più valvole di sfogo.
    Sul fatto di offrire incentivi economici e aiuto a chi rientra (una tantum, non è che poi fai su e giù) sono d’accordo e mi sembra una soluzione, se ben praticata, che può avere vantaggi per entrambe le parti.

    Concludo dicendo che il mio autodefinirmi “una di quelle persone” era più che altro una provocazione. Io non penso che dovremmo contrapporci in schieramenti. La maggior parte della gente si rende conto che la situazione così com’è è insostenibile, ma non vuole far soffrire milioni di persone se c’è qualcosa che può fare per evitarlo, per cui la ricerca di soluzioni dovrebbe essere un obiettivo comune e condiviso.

  29. Scusa, ho saltato un paragrafo. Il giovane pakistano e il giovane italiano di cui parli sicuramente hanno pari dignità in quanto esseri umani. Detto questo, è chiaro che non sono interscambiabili. Quello che succede loro dipende da quello che sono – che sanno, che fanno, che portano. Non è giusto, ma anziché indignarsi perché certi paesi prendono alcuni a fare lavori ben pagati e altri li rimandano indietro a botte o li tengono come schiavi, bisognerebbe risolvere alla radice il problema, il che ovviamente non è per niente facile. Ma se no cosa facciamo, mettiamo tutti i pakistani (200 milioni di persone) all’università e poi li assumiamo in Italia, dove neanche c’è lavoro per i laureati di qui (infatti vanno in Germania)?
    Io anche sul traffico liberalizzato di merci avrei da ridire, in realtà, ma questo paragone, fatto spesso dai sostenitori dell’immigrazione liberalizzata, non ha molto senso. Gli esseri umani non sono proprio come cose. Ti cambia più la vita avere un nuovo inquilino o un marito, o aver comprato un paio di scarpe o un chilo di cipolle?

  30. Margherita

    vedo che la sostituzione della storia con i movie di Walt Disney, le discussion da salotto invece che lo stare su un autobus, le narrazioni affabulatorie al posto dello stilicidio di cronana nera, i girotondi invece che raccogliere i cadaveri di sgozzati, i vernissage dall’ASGi invece che le code ai servizi ginecologici tagliati nella sanita’ per scarsita’ di fondi e alluvionati da ingravidate islamiche, portano a domande capziose alimentate dallo ugualismo dal dirittismo, dallo ilmondoe’dituttismo.
    Perche’ un pachistano non e’ uguale ad un tirolese, perche’ non dovrebbero esserci donne in jihab, perche’ esistono i confini, perche’ la guerra migratoria, ohps, scusate, la migrazione, anzi il diritto (?) a immigrare a centinaia di milioni e’ gestito “da schifo”, perche’ non si puo’ usare delle pere di plastica per fare la torta di mele, che ingiustizia!!

    Penso che un paio di settimane di lavoro come controllatrice su un autobus con capolinea alla stazione Centrale, turno notturno, o un paio di settimane a vivere nel condiminio “pittorescamente” ritratto in “Come un gatto in tangenziale”, fare la mediatrice kulturale a Molenbeek a potrebbero riportare alla realta’.
    Alla realta’ infernale che queste persone di pseudo sinistra infliggono ai poracci, alle classi piu’ umili, agli inferiori di censo e di diritto, con il razzismo di questi sinistroidi al caviale, cosi’ giulivi nel banlieuizzare l’Europa.

  31. Bella la scena, ma dai commenti mi pare che il senso del film sia tutto un altro.

  32. Quali commenti? Quelli sul voitubo? Ora ce ne sono 124, dovrei leggerli un po’. Io non ho parlato di senso del film.
    La scena è realistica e indicativa di certa travestimenti di “sinistra” (piu’ o meno gli ospiti socialisti, danno la stessa risposta che avrebbe dato Antonietta d’Asburgo).
    I vertici della societa’ trasognanti e che impongono sfruttamento e contrazioni radicali ai “diritti” della classi inferiori [dileggiandole].
    “Hanno solo il bus zeppo di plebaglia cviminala[straniera]? Dite lovo di viaggiave in SUV!
    Esattamente il contrario di cio’ che porto’ la prima sinistra, quella della rivoluzione francese, poi a decollare gli antagonisti degli allori sinistri ovvero la vera destra, quella aristocratica, terriera.
    Ora i “sinistri” si comportano come la destra (quella storica) ammantandosi di “sinistra” ma con un’azione politica concretamente di sfruttamento, classista, fascioslamista, etc. (qui gli aggettivi di sinistra si sprecherebbero).
    La sinistra sovranista che si oppone a questa nuova destra di sinistra viene considerata, da quest’ultima, come destra.
    Cosa c’e’ (alla base) di questa colossale adulterazione politica?
    La grande deculturazion di massa, per dirla alla Renaud Camus, la grande manipolazione al peggio che ha ammansito le masse da una parte con l’agio dall’altra con il plagio ideologico, le narrazioni progressiste, le dittatura, la monocultura ideologiche, Walt Disney al posto della storia, accuratamente censurata in tutto cio’ che non e’ conforme alla Ortodossia.
    Lo scopo di riempire di stranieri le classi dei poracci con insegnanti COBAS (del Sud) che non sanno il congiuntivo, messi al loro posto di stipendio come docenti di filosofia, nella scuola inklusiva che ugualizza tutto al minimo peggior comun denominatore e’ anche quello di mantenere al peggior stato possibile l’unico ascensore sociale e di creare moltitudini di laureati e diplomati decisamente instupiditi e ignoranti che poi si farciscono la mente della roba de La Repubblica, de Il Manifesto, di Internazionale, il FQ ovvero l’adulterazione della realta’ diventata narrazione affabulatoria.
    Semplicemente, per i salotti della sinistra, gli inferni della realta’ che essa ha creato, non esistono. Anzi, questo fantastico mondo nuovo non e’ sufficiente!
    Ce lo dice anche Margherita.

  33. Da molti anni ho abbandonato la sinistra, senza peraltro approdare da nessuna altra parte, se non l’indipendenza da pensieri politici preformati. Che senso ha oggi ridurre tutto al binomio nato dopo la rivoluzione francese, in un mondo che ha problemi di sopravvivenza? Delle ideologie e degli odi di classe non me ne può fregare meno: di fronte ho il collasso del pianeta. Io identifico la malattia nella crescita esplosiva della specie Homo degli ultimi due secoli. Di questa realtà tacciono sia la sinistra che la destra. Non solo, ma la chiesa considera un peccato la pianificazione familiare e l’uso degli anticoncezionali, andando a portare il verbo moltiplicatorio nelle missioni d’africa e d’asia. La sinistra poi, o quella che così si autodefinisce, è ormai la rappresentante mondiale della finanza e del pensiero unico antropocentrico. Trovo estremamente ipocrita e irritante parlare di ecologia e di ambiente dalle terrazze delle ville al mare o sulla tolda dello yacht. Quando sento dire da questi intellettualoidi dalla erre moscia che bisogna salvaguardare l’ambiente per conservarlo intatto per i nostri figli ho accessi di ira con picchi ipertensivi… La natura va salvata per se stessa, e va salvata da quel cancro che è la specie homo. I sinistri asfalterebbero senza problemi le poche terre verdi rimaste in Europa se, ad esempio, fosse necessario all’accoglienza di milioni di immigrati. E considerano, apertamente, nazista il ricorso alla contraccezione e alla pianificazione familiare per le popolazioni in forte crescita demografica del terzo mondo, in quanto considerano un diritto la mentalità natalista e la famiglia numerosa quale aspetto della cultura di quei popoli. La proliferazione è la bandiera terzomondista. La politica di controllo demografica è, per questi intellettuali chic con la villa a cortina, una sopraffazione dell’occidente, di cui dicono il peggio mentre sorseggiano aperitivi sulle bavche davanti alla costa smeralda. La bandiera rossa è una panacea per i sensi di colpa di chi ha, per lo più, ereditato senza meriti ricchezze accumulate sulla pelle altrui. La manipolazione dei danari accumulati da papà è un atto doloroso, da svolgersi con un accurato accompagnamento di imprecazioni contro il capitalismo, lo sfruttamento, il razzismo, il generiamo, il sovranismo ecc. L’odio in genere non è contro il vicino di villa, o del proprietario della bavca accanto, tutti democratici e de sinistra, ma contro il poveraccio che dopo una vita di lavoro ha aperto una attività o tenta di migliorare lo standard della famiglia. Questo è oggi il target, il bovghese da odiare e segnalare al fisco “costituzionalmente progressivo”. Della natura e delle specie viventi a questi non gliene frega nulla. L’operazione di portare i diritti alle specie diverse da Homo è inconcepibile per costoro che, attraverso lo specismo, sono i veri nuovi nazisti con gli allevamenti intensivi finalizzati alla macellazione per la nutrizione di otto miliardi di homo. Un vero apparato di meccanizzazione della morte che ha a modello i campi di concentramento e di soppressione industrializzata inventati dalla modernità. L’abbattimento delle foreste fluviali e la asfaltatura delle savane con la condanna alla estinzione di specie ormai ridotte a pochi esemplari, come i gorilla, gli orango o il rinoceronte, è cosa buona e giusta per i giacobini dei diritti di Homo. Se l’esplosione demografica africana e indiana continua, non c’è problema: l’occidente deve aprire le porte. Il messaggio è chiaro: figliate pure senza limiti, il pianeta è grande e se non avete cibo mandateli in Europa. Ne beneficeranno le fabbriche e le finanziarie dei padroni de sinistra (mano d’opera a basso prezzo e consumatori di merci in sovrapproduzione). Con i prestiti a tasso zero ci sono pronti nuovi schiavi a vita del capitale . Perfino la bufala delle rinnovabili e della Green economy è congeniale alla nuova aristocrazia de sinistra. Nuove opportunità e nuove speculazioni per un capitalismo che si rigenera dalle ceneri. Il terrorismo sul cambiamento climatico è ottimo per far cambiare l’auto a chi si spacca le mani per pagare le rate. Un’auto inquinante quanto la vecchia, ma “a minori emissioni”.

  34. Agobit, la tua idea di chi costituisca una persona di sinistra è un po’ caricaturale. Saranno così i dirigenti del Pd, ma non i militanti di Potere al popolo, per esempio.
    Inoltre, non dimenticare che su quasi tutte le cose da te elencate, la destra è pure peggio.
    Sulla necessità di superare questa dicotomia sono d’accordo, e mi sa che sta già succedendo.

  35. Lo so, quando si scrive per esporre un concetto si semplifica. Ma non tanto, alcuni esempi si adattano perfettamente. Il PCI, di cui sono stato un tesserato in anni ormai lontani, aveva già di questi esempi (conoscenza personale). Ma era anche composto da persone di grande spessore, umano e intellettuale, ed anche da operai e poveri veri. La sezione era frequentata, anche se c’era molto idealismo e si esaltava un paese totalitario con i suoi gulag. Oggi la sinistra è la principale rappresentante dell’antropocentrismo e del globalismo. La destra non mi rappresenta, estranea com’è agli interessi della natura e delle specie viventi

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