“Manifesto per la Carnia”

Stamattina mi è arrivata via mail la bozza di questo “manifesto per la Carnia” lanciato da Franco Corleone (già Sottosegretario alla Giustizia) e Luigi Cortolezzis (Sindaco di Treppo-Ligosullo). Ho dato un’occhiata e ho trovato tanta della solita retorica secondo me completamente fuorviata. Come mio solito, ho risposto con un testo polemico che nessuno mi ha chiesto, al limite dello sfogo… non credo che qualcuno mi darà retta, per cui lo pubblico sul mio spazio personale, almeno lo leggerete voi 🙂

 

Buondì,
io so di essere in controtendenza ma ho delle idee molto diverse da quelle che circolano solitamente rispetto alla montagna. Le elenco brevemente qui sotto per contribuire al dibattito, nel caso a qualcuno interessino. Si basano anche sulla mia esperienza qui, di persona che ha scelto di vivere in montagna e lavorarci, non come pendolare ma con le risorse locali, ma probabilmente dovrà andarsene perché, nonostante le chiacchiere che si sentono, queste risorse non bastano a vivere decentemente E sostenibilmente (e la gente non lo sa perché tutta la montagna vive di pendolarismo, contributi e importazioni).
Ripopolamento: io continuo a non capire questa retorica del ripopolare la montagna a tutti i costi. Perché? Sul serio: perché? Un ambientalista dovrebbe capire che il territorio montano non può reggere un numero infinito di persone, e che lo spopolamento passato probabilmente derivava da una popolazione eccessiva. Se la Carnia si è rimboschita, rinverdita e rinselvatichita, è perché la pressione umana è stata allentata. Perché vogliamo rinunciare a una delle grandi conquiste spontanee del nostro territorio? In nome dell’ambientalismo, poi… assurdo.
Come persona che ha deciso di provare a fare agricoltura e allevamento in montagna, e si è scontrata personalmente con le difficoltà, posso dire che secondo me le principali sono queste:
– un’eccessiva frammentazione della proprietà mischiata a un attaccamento morboso delle persone a quello che hanno ereditato, anche se non se ne fanno nulla, che fa sì che non si trovino terreni e stalle da comprare (ho un’amica che sta facendo di tutto per trasferirsi in montagna per fare allevamento, e semplicemente non trova nulla. È così furiosa che sta pensando di andare fuori regione). La colpa di questo è anche di contributi assurdi come quello per lo sfalcio e di una bassa tassazione che rende sconveniente vendere terreni a chi li userebbe. Vogliamo poi parlare di chi ha DISTRUTTO vecchie stalle per non pagare l’IMU? Parliamo onestamente, queste cose le hanno fatte i montanari a loro stessi, non gente venuta da chissà dove!
– un’eccessiva regolamentazione e burocrazia, per cui è davvero impossibile comprare terreni, comprare stalle o costruirle, vendere i propri prodotti alimentari, eccetera. Se interessati posso approfondire, ma qualunque allevatore o coltivatore lo sa
– un assistenzialismo collettivo per cui tutti si aspettano di campare di contributi e non di un prezzo onesto per i propri prodotti. Parlando con la gente che ho conosciuto vedo che per loro è normale e dovuto avere soldi pubblici per qualsiasi cosa vogliano, anche in cambio di nulla. Si dice tanto del Sud ma qui è così…
Si fa tanta retorica sulla Carnia ma secondo me questo nasconde proprio questi due mali, un grande antropocentrismo crescista (più soldi! più gente! più infrastrutture!) e una mentalità assistenzialista probabilmente recente ma diffusa.
Chiedo scusa se sono risultata offensiva ma mi baso su quello che vedo e vivo tutti i giorni
Gaia

Non mi attirerò molte simpatie con quello che ho scritto, ammesso e non concesso che qualcuno lo legga, ma questo vittimismo inizia a darmi veramente fastidio. Le persone, quando ci parli, ammettono che quassù si sta bene. Chi può resta. Tutti hanno almeno un campo se vogliono prodursi il cibo da soli, e molti anche boschi da cui prendere legna, che altrimenti viene fornita dal Comune; altro cibo viene dalla caccia. Certo, lavorano sodo, ma ricevono anche un sacco di contributi: per la benzina, per lo sfalcio, per l’agricoltura, per il gas, per i piccoli negozi, per la spesa, per le ristrutturazioni, sconti sulle tasse… con un solo stipendio nell’edilizia o da operaio, abbinato all’autoproduzione familiare, si mantiene con un buon tenore di vita un’intera famiglia, e girano certi pick-up che sembra l’America. Molte case non hanno neanche i contatori per l’acqua, quindi se ne può usare quanta se ne vuole (il che ovviamente per me è un abominio).

Non tutti se la passano così bene, ma la gente si dà una mano, è generosa, e nessuno fa la fame. E come so che nessuno fa la fame? Un po’ perché lo vedo, un po’ perché quasi nessuno vende la proprietà che non usa, quindi ne deduco che quasi nessuno ha bisogno di soldi.

Eppure, dando retta ai politici e a quello che scrivono i giornali, sembra che Cristo si sia fermato a Tolmezzo. Non solo in questo “Manifesto”, ma sempre, da quando io ricordi.

Io adesso mi immagino un poveraccio che abita in un appartamento in una città italiana, magari ha perso il lavoro per il Coronavirus, i bambini esauriti perché non escono da un mese e se escono trovano solo cemento, e si sente dire che i montanari, anche quelli con la casa grande, due-tre macchine per famiglia, che stanno in un posto stupendo con l’aria buona e non hanno problemi a mangiare, chiedono di non pagare più le tasse. E poi, siccome la montagna è in difficoltà, gli viene detto, bisogna che ci vada a vivere ancora più gente. Cosa può pensare il suddetto poveraccio, se è dotato di un minimo di logica?

Non mi sembra un buon modo per unire il paese o distribuire le risorse. Non stiamo parlando dei gilet gialli e di un paese che concentra tutto nelle sue metropoli. L’Italia ha un’altra storia e un’altra realtà.

Ovviamente, ci sono molte cose da migliorare. Per esempio ridurre la burocrazia e l’iper-normazione, così che la gente veramente sia autonoma; o smetterla di togliere l’acqua alla montagna per dare energia a basso prezzo all’industria, o permettere la trasformazione dell’enorme patrimonio edilizio inutilizzato in centri produttivi agricoli e artigianali.

Ma i politici e le teste pensanti non vogliono rendere le cose più semplici, perché allora sì che la gente poi diventa indipendente.

27 risposte a ““Manifesto per la Carnia”

  1. Marcosclarandis

    Si basano anche sulla mia esperienza qui, di persona che ha scelto di vivere in montagna e lavorarci, non come pendolare ma con le risorse locali, ma probabilmente dovrà andarsene perché, nonostante le chiacchiere che si sentono, queste risorse non bastano a vivere decentemente

    Gaia, rileggiti questa tua frase, chi dovrà andarsene?
    Tu, …..persona etc etc,….

    Forse volevi dire:

    Si basano anche sulla mia esperienza qui, di persona che ha scelto di vivere in montagna e lavorarci, non come pendolare ma con le risorse locali, ma quella persona come me, probabilmente dovrà andarsene perché, nonostante le chiacchiere che si sentono, queste risorse non bastano a vivere decentemente.

    E poi comunque ho letto quel manifesto.

    Le intenzioni non mi paiono diaboliche. poi bisognerebbe vedere i fatti.

    Un timidissimo suggerimento:
    Stai veramente attenta a non diventare “la mezza svitata che fila la lana e
    appena incontra qualcuno raddrizza il pelo come una gatta selvatica”.

    Te lo dico proprio perché penso di te tutt’altro, ma tempi foschi si stanno preparando per tutti.E per donne come te ancora di più.
    Ma spero ardentemente di sbagliarmi.

    Sempre un caro saluto, Marco Sclarandis

  2. Ho aggiunto un pezzo in cui mi spiego meglio, dopo la mail, in fondo al post.

  3. Conosco bene quella realtà e condivido ogni tua singola parola.

  4. Grazie.

  5. Probabilmente dovrei dire qualcosa anche sulle pretese di altre categorie che vogliono soldi pubblici senza averne bisogno, e ancora di più, come gli industriali, ma non ho abbastanza conoscenza diretta di quel mondo.

  6. Marcosclarandis

    Gaia, Rileggiti questo tuo ultimo paragrafo:
    “Ovviamente, ci sono molte cose da migliorare. Per esempio ridurre la burocrazia e l’iper-normazione, così che la gente veramente sia autonoma; o smetterla di togliere l’acqua alla montagna per dare energia a basso prezzo all’industria, o permettere la trasformazione dell’enorme patrimonio edilizio inutilizzato in centri produttivi agricoli e artigianali.”

    Già Gaia,ma allora se riutilizzi “l’enorme patrimonio edilizio inutilizzato in centri produttivi agricoli e artigianali” poi come lo riutilizzi e gestisci, con i robot?

    Sappi che io ho vissuto a Castelmagno in servizio civile dal 1977 al 1979.
    Nel 1700, tre secoli fa, a Castelmagno vivevano quasi duemila abitanti.
    Allora nel 1977, circa mezzo secolo fa poco più d’un centinaio.
    Oggi meno della metà di quelli.E non vivono come bruti.
    Sono stati capaci d’impredire la costruzione di una centrale idroelettrica sul torrente(llo) Narbona.(forse sarebbe meglio chiamarle Idra-elettriche come l’essere mitologico al quale é difficile mozzare la testa definitivamente).
    Sebbene per altri versi siano bizzarramente ottusi.

    A proposito: https://www.ilcentro.it/teramo/nuova-centrale-idroelettrica-il-wwf-uno-scempio-sul-vomano-1.2414943

    Che conti bisogna fare allora per capire quello che sarebbe meglio fare in montagna?
    Di sicuro non quelli fatti da chi farnetica di sviluppo sostenibile, non sapendo in che cosa consiste né lo sviluppo, né la sostenibità.

    Sempre un caro saluto Marco Sclarandis.

  7. Marcosclarandis


    Se vorrai ti spiegherò che cosa significano questi due link.
    UCSMS

  8. Marco, oggi moltissime delle persone che vivono in montagna sono pendolari o lavorano fuori. Questo è stressante e rende la montagna dipendente dall’esterno e dalla globalizzazione (chiude una fabbrica, chiude tutta la Carnia). Inoltre consuma molta energia andare su e giù. Per cui tanti di questi lavoratori migranti potrebbero cercare un lavoro in loco. Rilanciare l’artigianato, come propone il Manifesto che ho citato, è una buona idea, ma non se significa costruire ex novo (orrendi) capannoni. Siccome in tutta la montagna italiana ci sono un sacco di spazi inutilizzati, si potrebbe studiare un modo di trasformare vecchie case in laboratori, e recuperare stalle, pollai, porcili (molto angusti, per la verità, per un povero maiale ma magari adatti ad altri scopi). Ovviamente bisognerebbe intervenire su alcune norme.
    Riguardo ai dati che tu citi: quanta gente viveva nel tal paese, di per sé, non è il dato rilevante. Bisogna vedere *come* viveva. Non conosco la realtà di Castelmagno, ma so che la montagna friulana e carnica era completamente pelata (boschi solo in cima, e con meno animali selvatici di adesso), che dipendeva pesantemente dal lavoro degli emigranti (muratori, minatori, piccoli commercianti, arrotini…), e quindi non dalle proprie risorse, e per chi rimaneva, nonostante il danno ambientale e nonostante l’emigrazione, la vita era durissima. Questo negli ultimi secoli, quando la montagna era molto popolata; i secoli che si citano per dire che bisognerebbe tornare così. Io sfido una qualsiasi donna moderna mia coetanea a vivere in montagna con il marito / compagno fuori sei mesi all’anno e lavorando dal lunedì alla domenica dalla mattina alla sera e vivendo al freddo e senza andare quasi mai da nessuna parte se non in pianura a piedi. Tu dirai: ma non è necessario vivere così. No, se si accetta di essere di meno. Ma pensare di essere come “quella volta”, con un tenore di vita molto più alto, senza danneggiare l’ambiente, e con le risorse che sono sempre le stesse, è follia.

  9. Ma poi, se a Castelmagno gli abitanti erano duemila, e adesso sono cento, dov’è il problema? Non vedo perché bisognerebbe spendere soldi pubblici per convincere la gente a vivere lì. Se poi delle persone vogliono trasferirvicisi, e chiedono un minimo di servizi e in cambio pagano le tasse (quasi tutto, nelle aree remote, costa di più), va bene, parliamone, ma non capisco l’avere come obiettivo di politica pubblica, con tutti i problemi che ci sono, pagare la gente per vivere dove non conviene.

  10. Marcosclarandis

    Ignora l’altro link ripostato.Mi sembrava non ti fosse arrivato.
    Invece:Gaia,ma tu pensi che io non sappia quanto fosse dura la vita nelle montagne? E * come * vivesse?
    E che proponga di ritornarvi hic et nunc, sic et simpliciter tanto per accontentare gli ambientalisti alla maniera del “Mangia sano, torna alla natura”?
    Con tanto di abitazione accanto o addirittura dentro al pittoresco Mulino Bianco?.
    E che non rabbrividisca al pensiero di come e quanti riusciranno a discendere giù dal “Dirupo di Seneca” che ormai dovremo affrontare inevitabilmente?.
    Mi ripeto a costo di diventare noioso e antipatico.
    Senza un minimo di cultura scientifica e aritmetica (anche matematica, ma sorvoliamo) è quasi impossibile affrontare la complessità di questo cataclisma epocale.
    Io stesso m’entusiasmai sette otto anni fa al Kitegen, elettro-aquilone che prometteva un eldorado energetico stupefacente.
    Invece no. Nessun complotto nessun intrigo di poteri forti, pieni poteri, caste segrete, ma semplicemente la tremenda complessità delle equazioni fluidodinamiche hanno infranto i sogni che Massimo Ippolito ancora accarezza ma per ora non si sono tradotti in realtà utilizzabile.
    Eh però sono passati decenni da quando C.P.Snow scrisse “Le Due Culture e la rivoluzione scientifica”.
    https://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Percy_Snow
    Il risultato é che buontemponi che farneticano di Terra Piatta e Pianeta Nibiru hanno frotte di seguaci.
    Comunque, ancora non sappiamo bene come fanno gli aerei a volare:

    https://www.lescienze.it/archivio/articoli/2020/04/03/news/l_enigma_della_portanza-4707427/
    03 aprile 2020

    L’enigma della portanza
    di Ed Regis
    A livello strettamente matematico, gli ingegneri sanno come progettare aerei che rimangono in volo, ma le equazioni non spiegano perché si verifica il fenomeno della portanza aerodinamica. Ci sono due teorie in competizione che descrivono le forze e i fattori in gioco nella portanza; entrambe spiegano questo fenomeno in modo incompleto. Di recente gli esperti di aerodinamica hanno tentato di chiarire la questione, tuttavia continuano a non trovare un punto di accordo comune.

    Forse ho già segnalato questa ricercatrice, ma non importa, entro certi limiti repetita iuvant.

    Anastassia M. Makarieva – Discovery of Biotic pump, Consequences of deforestation on water cycle


    Questa sì che meriterebbe un nutrito séguito.

    UCSMS

  11. Marcosclarandis

    Gaia, quando dici:
    “Ma poi, se a Castelmagno gli abitanti erano duemila, e adesso sono cento, dov’è il problema? Non vedo perché bisognerebbe spendere soldi pubblici per convincere la gente a vivere lì. Se poi delle persone vogliono trasferirvicisi, e chiedono un minimo di servizi e in cambio pagano le tasse (quasi tutto, nelle aree remote, costa di più), va bene, parliamone, ma non capisco l’avere come obiettivo di politica pubblica, con tutti i problemi che ci sono, pagare la gente per vivere dove non conviene”.

    Quindi vivere in montagna conviene o non conviene? E a chi?
    E che cosa significa “conviene o “non conviene”?
    E solo una faccenda di soldi? O di vita?
    Non ti capisco.
    Ti garantisco che soldi pubblici a Castelmano ne sono stati spesi abbastanza.Proprio per impedirne l’esodo di abitanti
    Appunto per questo il fatto che ormai ci vivano solo una cinquantina di persone mi pare uno spreco non tollerabile.

    Gaia, se ti va possiamo fare una conversazione.
    Ma scrivere botta e risposta in questo modo, al computer, mi pare che non sia utile ad entrambi.

    UCSMS

  12. Non è un discorso semplice. Tendenzialmente, comunque, a lungo andare, la gente va a vivere dove ci sono opportunità economiche. Se certe zone di montagna sono o così remote o inospitali o così depauperate che la gente non ci va a vivere o se ne va, non mi sembra abbia senso continuare a spendere soldi pubblici (degli altri) per mandare le persone lì. Viceversa, se si crea spontaneamente una comunità, e questa comunità lavora e produce, allora è giusto che abbia dei servizi.
    Comunque io non vedo i commenti come solo dialogo tra due persone, ma come integrazione dei post, rivolta a tutti quelli che li leggono.

  13. Gaia, sono molto contrariato, e infatti non ho iniziato il post con il solito titolo “Egregia”….
    Mi ha fatto perdere ben cinque minuti a leggere quel profluvio di supercazzole.
    Lascia perdere, guardati come dalla peste da sto manifesti tutti uguali e tutti ugualmente inutili, provenienti dalla stessa vacua matrice “culturale”.
    Caspita sì, fila la lana, guardati un film di Totò, leggi il Diorama Letterario, vai a cercare erbe spontanee nei prati….ne trarrai un’utilità maggiore e non comprometterai la tua sanità mentale.

  14. Supercazzole il Manifesto per la Carnia, eh!

  15. Haha sono in debito con te di cinque minuti, ma siccome non ho il potere di regalare minuti di vita alla gente, temo che per pareggiare dovrò perderne cinque dei miei in un’attività da te consigliata…

  16. Comunque, scherzi a parte, queste idee sono molto diffuse e influenti, e si traducono anche in politiche concrete.

  17. Ho letto il “Manifesto per la Carnia”.
    Mi sembra il classico lavoro cerchiobottista (progressista?) che vuole salvara capra e cavolo alla “bella faccia” dei limiti.
    I “diritti”, costruire case della vita: chi le paga? La Carnia (e l’ Italia indevitata) hanno bisogno di altre costruzioni? Abolire il 730, un po’ demagogico, piuttosto fisco al 90% locale, i nazisti e i Cosacchi, evitando accuratamente di menzionare la causa della “diaspora” dei Cosacchi, ovvero il comunismo, le migrazioni come se schiaffarci cinquecento algerini in un paesello carnico fosse ‘na cosa intelligente invece di una bojata pazzesca.
    Alcune idee hanno una qualche ragione: abolire il 730 dovrebbe essere una di mille mila abolizioni in questi sistemi ipertrofici di norme cervellotiche partorite in uffici di città per città e grandi realtà economiche. Ne abbiamo parlato, è una coperta corta: cosa succederebbe al territorio se la decrescita normativa facesse ripartite il tumore edilizio che conoscemmo fino al 2009?
    Aggiungo una riflessione: in Appennino lo spopolamento è assai intenso. Scoppi di ricchezza biologica a fronte di un deserto umano. A volte mette malinconia anche a me. Io leggo questo luogo tuo, Gaia, perché ho la speranza che la montagna possa rimanere a coloro che se la meritano.
    Come mi raccontano i piccoli biocontadini miei amici qui, come tu racconti, mettono i bastoni nelle ruote con norme e regolamenti sadico-cervellotici a coloro che se la meritano.
    Un poco di presenza umana addolcisce i paesaggi, la natura arcigna.

  18. Grazie Marco per il video di/su Anastassia Makarieva. A pizzichi e bocconi qui sul furbofono è una pena che non vedo i lucidi, troppo piccoli, me lo vedrò sul piccio.

  19. Per me l’ideale sarebbe riportare un po’ di natura selvatica nelle zone più antropizzate d’Italia; parchi naturali E presenza umana, magari in posti diversi, in montagna. Un equilibrio, finché, e non è scontato, ci è permesso come specie di decidere. Magari un giorno la natura deciderà per noi.
    Quello che ci piace o meno dipende anche da quello a cui siamo abituati. Ci dispiace veder spopolare la montagna perché accade davanti ai nostri occhi e sentiamo le lamentele e anche il dolore di chi subisce il fenomeno; non ci dispiace però sapere che le foreste del Messico dove ci sono le rovine Maya o quelle dell’Amazzonia una volta erano molto più abitate da umani; anzi, ci affascina il mistero, le rovine tra gli alberi. È tutto relativo.
    In Friuli, la pianura una volta era la “selva lupanica”. Ti sfido a guardarla adesso e pensare a un bosco infestato dai lupi. Però io un desiderio di veder tornare un po’ di bosco laggiù ce l’ho, al posto di capannoni, stradoni, villette e monocolture.

  20. Riguardo ai cosacchi, il comunismo e la rivoluzione d’ottobre non sono stati mica colpa dei carnici! Non esageriamo.

  21. Intendevo che anche quel documento “Manifesto per la Carnia” entra nella narrazione “politicamente corretta” citando solo le nefandezze di una parte i brutti cattivicaccadiavolo nazisti cosacchi, etc. evitando di citare cosa fu la causa della “diaspora dei Cosacchi” che si trasformo’ poi nella Kosackenland subita dalla Carnia alla fine della 2a guerra mondiale.
    Una delle mille cose attentamente rimosse dalla narrazione scolastica faziosa, gramsciana, disonesta intellettualmente, storicamente, informativamente, formativamente che io subii a scuola che omise e omette tutto cio’ che non era/è lucido e rutilante rispetto alla Unica, Superiore e Unica Ortodossia Progressista (Post)Comunista.
    Io appresi della Kosackenland in Carnia leggendo uno dei tuoi libri, Gaia.
    Una delle molteplici omissioni, fratelli Cervi sì, fratelli Govoni no, strage di Sant’Anna di stazzema sì, eccidio di Schio no, Carla Capponi sì. Norma Cossetto no, etc. .

  22. Non furono i soli popoli ad allearsi con i nazisti in chiave anti-sovietica. I finlandesi, ad esempio: https://en.wikipedia.org/wiki/Continuation_War
    Si tratta di questioni complessissime, sicuramente importanti, ma non penso che si possa addebitare a un piano di “rilancio” della Carnia l’onere del farsi carico di tutta questa storiografia e dei conseguenti strascichi…

  23. Mumble mumble, Gaia, questo post è ottimo per un po’ di pubblicità al film del nostro amico Chris:
    https://www.christopherthomson.net/the-new-wild-en/the-new-wild-it

    UUIC, guardalo, ti piacerà. Investi 3 Euri.
    E’ di un nostro amico inglese fuggito dalla Carnia dopo aver litigato con la solita Gaia 🙂

  24. Guarda che Dordolla non è in Carnia.

  25. Questa è una montagna che veramente ha bisogno di aiuto: https://www.aljazeera.com/news/2020/05/soldiers-kill-man-kashmir-triggering-anti-india-clashes-200513120749988.html
    C’è un video estremamente deprimente alla fine. Ma cosa si può fare, l’India è uno di quei paesi che possono fare quello che vogliono.

  26. Grazie Mauro.
    Il suono dell’acqua. nei titoli di coda, accompagna il posarsi di emozioni, ricordi, pensieri che questo capolavoro ha ridestato. Fors’anche questa conclusione su una presenza umana che addolcisca la natura arcigna o selvaggia – se preferiamo – che avevo condiviso qui ieri (e’ appena passata mezzanotte).
    l’altro ieri, tre giorni fa, ero con Rosa Canina a camminare, a pochi minuti da casa, ifino ad uno di questi borghetti “ogni villaggio e’ un linguaggio”.
    Sarebbe molto difficile riuscire a rendere meglio questo intrecciarsi tra vita e morte, tra cultura e natura, tra presenza ed assenza di quanto fatto in questo “Il nuovo wild“.
    Noto lo zampino di Gaia come consulente per gli scritti e traduzioni e appare pure, come consulenza in altre ricerche, un tale Mauro. 🙂
    Io trovo, qui, in questo luogo, ancora una volta delle chicche preziose, come quella di stasera e per le quali vi sono grato.
    Buonanotte

  27. UIC, non ti ho passato il commento sul Kashmir, perché dimostra che non conosci assolutamente la situazione e sei solo animato dall’antipatia verso l’Islam. La popolazione del Kashmir non sta cercando di invadere nessuno ed è in parte occupata militarmente dall’India (la situazione è piuttosto complicata), che adesso sta anche togliendo alla popolazione locale la sua autonomia per far immigrare indiani in Kashmir e sfruttarne economicamente le risorse (quindi il contrario di quanto tu dici). Ai kashmiri sotto l’India non viene permesso di decidere democraticamente se essere indipendenti, restare con l’India o unificarsi con la parte di Kashmir che invece è in Pakistan. Oltretutto, al momento l’estremismo religioso indù mi sembra in quella zona persino più pericoloso di quello islamico, se non altro perché è assecondato dal partito al potere e l’India è un paese grande e forte, in rapporti tesi con i vicini, con armi nucleari, forte retorica militarista e nazionalista, e diffusa violenza interna.
    In certe situazioni, l’islamismo si diffonde in risposta a situazioni di oppressione con cause geopolitiche o economiche che con la religione non hanno niente a che fare. Una popolazione in qualche modo spaventata od oppressa (i bosniaci musulmani, i ceceni, i kashmiri, i palestinesi, persino gli afghani) può trovare nell’Islam un collante o un modo per essere aiutati da potenze esterne in quella che è di fatto una lotta di liberazione nazionale. Si tratta di un’evoluzione rischiosa che può portare anche alla radicalizzazione. In pratica, a me sembra che l’Islam sia per molti movimenti di liberazione quello che il comunismo è stato per movimenti simili in passato. Ora, di potenze comuniste da cui farsi aiutare non ce n’è, bisogna trovare qualcos’altro.
    Se qualcuno vuole usare questo blog per sparare a caso contro questo o quello senza sapere nulla della sua situazione, solo per una personale antipatia, i commenti non saranno accettati.

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