2 – Con i contributi i ricchi sono sempre più ricchi e gli altri pagano

Il giornalista britannico George Mombiot ha definito la Pac, la Politica Agricola Comune in base alla quale vengono elargiti i contributi per l’agricoltura, “il trasferimento di denaro pubblico più regressivo del mondo moderno.” Si tratta sostanzialmente di un meccanismo per togliere ai poveri per dare ai ricchi – letteralmente.

Secondo Internazionale (22-11-2019), in Italia il 20% più ricco dei beneficiari incassa ben l’80% dei contributi all’agricoltura; nel caso più estremo, quello della Slovacchia, si arriva addirittura al 94%: di fatto, i contadini più piccoli sono tagliati fuori o devono accontentarsi delle briciole. E stiamo parlando di somme enormi – la Pac, Politica Agricola Comune, vale 60 miliardi all’anno nell’Unione Europea ed è una delle principali voci di bilancio. Soldi che vanno a chi ne ha già – e più si ha, più si riceve. Il meccanismo è proprio questo: i contributi vengono erogati in base alla terra o in base a parametri legati alle dimensioni dell’attività, per cui, come dice il Vangelo, a chi ha sarà dato, e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. Inoltre, i contributi non vanno direttamente ai lavoratori, ma a chi possiede la terra o l’azienda, anche se non muove un dito e fa fare tutto ad altri. Molti proprietari terrieri pagano altri per lavorare, ma si tengono sia la terra (su cui le tasse sono basse) che i contributi (che sono molto generosi). Praticamente i contributi in questo caso sono un sistema per lasciare la terra a chi la possiede a discapito di chi la lavora. Un po’ come nel feudalesimo. In questo sistema chi vuole comprare terra per lavorarla di persona non può permettersela e comunque non trova nessuno che la venda.

Se il paragone con il feudalesimo sembra azzardato, si rifletta sul fatto che in Gran Bretagna i contributi vanno ai nobili, nell’Est Europa ai politici e ai loro amici, e nel Sud Italia alle mafie. Secondo il Guardian, in Gran Bretagna tra i cento maggiori beneficiari della Pac nel 2016 uno su cinque era un aristocratico, regina compresa. Perché gli elettori europei tollerano un sistema che li tassa per distribuire fondi a persone già enormemente ricche? Alcuni dei beneficiari compravano terra all’esplicito scopo di incassare i contributi; questo significa che il sistema dei contributi crea incentivi alla speculazione, per cui il prezzo della terra sale e può comprarla solo chi ha grossi capitali, anche se non la usa, e non chi vorrebbe coltivarla in proprio. Di nuovo, un’ingiustiza ai danni degli agricoltori veri e una frode legalizzata. Un altro mega-beneficiario dei fondi europei è risultato essere un principe saudita che prendeva contributi tramite una società offshore per allevare cavalli da corsa. Altri erano politici che avevano fatto campagna per uscire dall’Unione Europea. In Gran Bretagna, il maggior beneficiario dei fondi europei per l’agricoltura ha ricevuto, in un solo anno, il 2017, ben 473,000 sterline.

Tornando ai cavalli da corsa, anche in Italia si è posta la questione: nel 2014, interrogata da un’eurodeputata italiana, “Bruxelles ha fatto sapere di ritenere possibile l’estensione dei finanziamenti della Ue non solo all’allevamento di cavalli, ma anche a tutta la filiera ippica”. Una delle domande era esplicitamente relativa ai cavalli da corsa: un lusso assoluto, di nessuna utilità per la produzione alimentare, anzi in diretta concorrenza con essa, e un settore in cui può entrare solo chi dispone di grandi capitali. Un po’ come tassare le biciclette per dare i soldi a chi produce Ferrari.

Secondo un articolo uscito su Il Fatto Quotidiano il 13 gennaio 2019, approfittando dei contributi alla pastorizia e dell’assenza di controlli, alcuni imprenditori del Nord Italia stanno acquistando terreni in Abruzzo e in altre regioni del Sud al solo scopo di intascare i contributi, ingaggiando greggi e pastori locali in trasumanze fittizie o non facendone proprio. L’articolo è poco chiaro, ma si parla di un piatto da 20 milioni di fondi europei destinati alla trasumanza, oltreché di minacce e intimidazioni a chi prova a indagare o si mette di traverso.

In Friuli, capita ogni tanto di vedere in vendita proprietà enormi (per gli standard locali): ettari o decine di ettari pubblicizzati come già “con titoli pac”. Spesso si tratta di aziende vinicole o grandi allevamenti. Chi detiene così tanti terreni non dovrebbe essere ulteriormente sovvenzionato. Se si calcola un prezzo medio dei terreni agricoli a 30,000 euro all’ettaro (in realtà è di più, e al calcolo del valore vanno aggiunte le strutture), ci si fa un’idea del valore in mano a chi ha un’azienda agricola medio-grande titolare di contributi. Stiamo praticamente dando soldi a milionari.

Ricapitolando: i terreni agricoli sono poco tassati ma molto redditizi grazie ai contributi, mentre il lavoro agricolo non riceve nessuna sovvenzione ed è anzi obbligato a versare tasse onerose (Inail, Inps, Irpef…). Il sistema di contributi agricoli favorisce i ricchi e in particolare chi ha enormi proprietà, anche se non è un cittadino europeo, anche se usa la terra europea per qualche costoso hobby. Quali sono le conseguenze di un sistema del genere?

Aumento delle diseguaglianze; speculazione sulla terra; aumento dei prezzi della terra con conseguente barriera all’ingresso e distruzione della piccola proprietà a favore della grande. Non male per un sistema che viene spacciato come aiuto per i giovani che si affacciano con pochi fondi all’agricoltura

Prossima puntata: I contributi sono per loro stessa natura un incentivo alla truffa

Questo testo è da considerarsi un lavoro in corso – chiunque riscontri errori o voglia proporre aggiunte può scrivermi a gaiabaracetti@yahoo.com

 

8 risposte a “2 – Con i contributi i ricchi sono sempre più ricchi e gli altri pagano

  1. Come al solito un post bellissimo e ben documentato.
    Per vostra curiosità, sono andato a ripescarmi un vecchio servizio di report relativo alla PAC:
    http://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Che-pac-443e686e-66e8-45c9-9461-8954c731662a.html
    dove si parla anche della regina che “possiede 108 mila ettari di proprietà agricola, per i quali incamera non meno di 250 mila euro di sussidi”, badate bene nel 2005! (Spero ben che con la brexit venga chiuso questo rubinetto).
    In 15 anni le cose sono migliorate o peggiorate secondo voi?

    PS: con 30,000 euro all’ettaro intendi 30 mila? Cioè 3 euro al metro?
    Dalle mie parti la media per il terreno agricolo è 10 euro al metro.

  2. Considera che dire “terra” equivale a dire “roba da mangiare”, ne deriva che dare a qualcuno dei diritti su veri e propri latifondi significa dare a quel qualcuno “diritto di vita o di morte” su quantità enormi di persone. Quando si parla di latifondisti, oggi come un tempo, si parla di personaggi sulle qualità morali dei quali, se fossi uso a scommettere, non punterei mezzo centesimo.

    Tra gli sfigati che “stanno sotto” trovi di tutto, dal santo al delinquente, ma quando sali, e sali, e sali, non trovi altro che delinquenti. Per quanto a norma di legge.

  3. Scusa, l’ho sctitto all’inglese, intendevo trenta mila. 10 euro al metro è scandaloso, ma con la speculazione sul Prosecco e se continuano a cementificare, non siamo lontani neanche qui.

  4. Anch’io lo penso. Se sei molto ricco hai fatto qualcosa che non va. Forse si possono fare alcune eccezioni, tipo chi ha scritto un libro di successo, ma ne dubito. E se eri una persona decente prima, diventato ricchissimo ti monti la testa. Questo è scentificamente dimostrato, ma argomento per un’altra volta.

  5. Il filtro passamerda funziona bene nel potere. Quello economico non fa eccezione.
    Ma io non sono ugualista.
    E’ bene che una persona che e’ diventata ricca per le sue capacita’ (scrivere un libro di successo, e.g.) abbia una gratificazione anche economica e quindi sia anche ricca. E’la diversita’ del merito, opposta all’impiattimento alla mediocrita’ dei beceri e tossici ugualismi della sinistra.
    Il problema e’ quando il patrimonio accumulato si perpetua ai figli.
    Ai figli dovrebbe potere arrivare una semplice e minima eredita’: l’abitazione in cui vivere, l’officina se artigiano come il papa’ o il negozio di intimo se commerciante come la mamma, la piccola azienda se contadino come il babbo, etc.). Il resto, no.
    Ognuno artefice delle proprie (s)fortune.

  6. Dove vivo io il prosecco manco sappiamo cosa sia. Pianura piatta, parecchio inquinata e impoverita, tendenzialmente arida quando “cede” l’irrigazione. Ci si cavano principalmente colture cerealicole, colza, girasoli, un tempo anche tante barbabietole… in qualche scampolo di terra più fortunato una manciata di specie di ortaggi (cipolle, patate, pomodori da conserva “a terra”). Ebbene, i terreni agricoli non vengono via a meno di 6-8 euro AL METRO. A meno di aver ereditato un’azienda già “in corso”, non si può pensare di avviare un bel niente, anche perché esiste il solito giro mafiosoni arraffatutto coi loro latifondi. Pochi, ma nefasti.

  7. I terreni agricoli costano sempre di più, e le case non le vuole nessuno, soprattutto quelle fuori mano. I capannoni mai utilizzati sono in vendita da anni. Direi che chi ci ha preceduto ha sbagliato qualcosa e chi avvertiva aveva ragione.

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