La questione demografica

Io non volevo tornare di nuovo sull’argomento, che già viene trattato molto su questo blog, e che deraglia ogni discussione tra i lettori nello spazio di pochi commenti. C’è una certa urgenza, però, perché con le imminenti elezioni europee a me piacerebbe trovare un partito da votare e condividere con voi la mia scelta. Siccome i media, come al solito, fanno finta che i candidati siano solo i soliti tre o quattro, io ho fatto quello che faccio di solito: vado a vedere la lista completa dei partiti che si presentano e li prendo in considerazione uno ad uno, leggendo i programmi e cercando di informarmi sui candidati più di spicco. “No, questo no, questo mai, questo no…” Arrivata in fondo, provo a ricominciare da capo. Niente. Non ne ho trovato neanche uno.

Cerco qualcosa che sembra non esistere: un partito autenticamente ambientalista. Non animalista: ambientalista. Ma come, direte voi: ci sono pur i Verdi! I Verdi esistono come forza politica a livello europeo, il che in questo caso è un bene: ci si può fare un’idea più ampia delle loro battaglie e di come le combattono, e se passassero le soglie di sbarramento avrebbero un autentico peso. Preciso, per chi non lo sapesse, che io sono per lo smantellamento dell’Unione Europea perché non credo che un continente così vario e popoloso possa essere governato efficacemente a livello centrale e penso che, con saltuarie eccezioni, non siano i cittadini a decidere le politiche dell’Unione ma una combinazione di lobby, interessi degli stati più forti e impenetrabile burocrazia. Inoltre, l’Unione Europea aggiunge livelli decisionali, regole, passaggi di denaro su e giù, quando dovremmo invece pensare a semplificare e a cercare sostenibilità e rappresentanza a livello locale.

Detto questo, dato che l’Unione c’è e qualcosa fa, le elezioni sono una buona opportunità per provare a spingerla in una direzione piuttosto che in un’altra. Da questo punto di vista, il programma dei Verdi fa molte ottime proposte, dalla fine dei sussidi ai combustibili fossili, al trasporto aereo e agli allevamenti intensivi, alla lotta all’elusione fiscale delle grandi multinazionali, tema poco considerato ma di fondamentale importanza. Parlano della vendita di armi, del benessere degli animali, della corruzione, delle aree marine protette… Purtroppo, però, oltre a undici punti su cui mi trovo più o meno d’accordo, ce n’è uno con cui non solo non mi trovo d’accordo, e si potrebbe anche accettare, ma che secondo me vanifica tutti gli altri. Si tratta della questione dell’immigrazione.

Preciso subito, per chi non avesse già smesso di leggere (“ecco, ricominciamo…”), che se i Verdi avessero solamente proposto di tutelare i diritti dei migranti e i diritti umani in generale, o di considerare le motivazioni che spingono la gente a partire, non sarei qui a dirvi che, alla fine, probabilmente non voterò per loro. Io sono d’accordo con l’idea di non maltrattare e vessare le persone e di rispettare la dignità di tutti. Se abbiamo deciso che delle persone vivranno qui, allora come tutti devono avere non solo doveri ma anche diritti. Sui dettagli poi si può discutere, ma non sono importanti come la questione dei grandi numeri.

Il problema è che i Verdi, non solo quelli italiani ma più in generale quelli europei dei vari paesi, sono tra i più grandi sostenitori dell’immigrazione di massa nel nostro continente. Non solo non la vogliono limitare: propongono politiche che la aumenterebbero addirittura. Non riescono ad ammettere il fatto incontrovertibile che la pressione demografica umana è un fattore fondamentale nella distruzione dell’ecosistema e nell’esaurimento delle risorse, e che nessun obiettivo ambientale può essere stabilmente raggiunto con una popolazione in crescita, neanche se riusciamo a ridurre i consumi pro capite. Lo spazio per le altre specie viventi, in particolare quelle selvatiche, non farebbe che ridursi, e qualunque risparmio di consumi, di emissioni, di inquinamento e di impronta ecologica che si otterrebbe con le politiche dei Verdi, se fossero attuate, sarebbe vanificato da un incremento demografico. Siccome l’incremento demografico in Europa è esclusivamente dovuto all’immigrazione, l’unico modo per evitare che la popolazione europea aumenti, e per favorirne semmai un lento declino fino a un livello più sostenibile, è accettare di porre dei limiti all’immigrazione e di avere, questa parolaccia, delle frontiere.

Io farei notare ai sedicenti ambientalisti che abbiamo un’opportunità unica, che non dovremmo dare per scontata: quella di decrescere la nostra popolazione naturalmente e lentamente, anziché in modo traumatico attraverso epidemie, guerre o carestie. Gli europei fanno pochi figli, e, anche se questo fatto ci viene presentato continuamente come una sciagura, è in realtà una benedizione: in qualche modo la popolazione umana, a livello globale e in occidente, deve calare, e questo è il modo migliore per farlo. Fare meno figli di quanti se ne vorrebbero magari è doloroso per alcuni, ma non come vederli ammazzarsi a vicenda o morire di fame o malattie, o spegnersi lentamente o rischiare la vita altrove perché non c’è lavoro per loro in patria (guardate Niger,Yemen, Siria, Venezuela o Pakistan per avere esempi di paesi che hanno problemi con le risorse e non riescono, a differenza nostra, ad andarle a prendere dagli altri). Inoltre, meno persone significa più spazio per esseri viventi non umani; decidendo di avere dei figli, dobbiamo ricordare che ognuno di loro competerà per le risorse con tutti gli altri esseri viventi, come anch’essi fanno tra di loro. Autolimitarsi è una scelta responsabile. L’ambiente ne potrà trarre un sospiro di sollievo e chi rimarrà avrà strutture sociali, politiche ed economiche relativamente funzionanti, più spazio, più opportunità di lavoro, meno stress, più natura da ammirare. Anziché approfittare di una situazione che potrebbe non continuare, perché la natalità può ricominciare a salire o i contraccettivi diventare meno disponibili, noi annulliamo l’effetto positivo di questo fenomeno speciale attraverso l’immigrazione di massa. Anzi: siamo persino grati a chi “ripopola” (con umani) zone “spopolate”, dimenticando che da quando la popolazione umana in questi posti si è un po’ ridotta sono tornati boschi e animali selvatici che non si vedevano da generazioni. Altre creature invece si sono perse, ma non voglio complicare troppo la questione.

Purtroppo, mi rendo conto che la maggior parte della gente ha completamente perso la sensibilità nei confronti della natura che torna quando l’uomo si ritira – soprattutto, mi dispiace dirlo, la gran parte delle popolazioni rurali, che vedono ogni specie non autorizzata come un affronto. I cittadini sono più sensibili a nozioni romantiche come il ritorno di orsi e lupi, ma si guardano bene dal lasciar crescere le “erbacce” nel proprio giardino o dal sacrificare qualche parcheggio per un’aiuola (per non parlare della quantità di veleni che tollerano pur di non avere zanzare o formiche tra i piedi). Non accetto, però, che un partito che si dice ambientalista parli solo di energie rinnovabili e rifiuti di plastica e al massimo aree protette ma non capisca che la natura, a volte, è grata non del nostro intervento ma della nostra semplice assenza. Anch’io sono contraria all’energia nucleare, ma c’è da dire che la zona attorno a Chernobyl è diventata un rifugio per animali selvatici che ha pochi eguali nel continente, e questo solo ed esclusivamente perché le persone sono andate via. Morale: dal punto di vista della natura selvaggia è molto meglio un disastro nucleare che la presenza di esseri umani.

Quello che sembra mancare è la percezione di un’ecologia profonda nello spazio e nel tempo, un senso non solo dei danni a cui dovremmo rimediare ma di quello che abbiamo distrutto o perso e di come permettere a qualcosa di tornare. Le foreste, i grandi mammiferi, la natura selvaggia non sono compatibili con la quantità di gente che è attualmente presente sul territorio europeo. Per fare un esempio non ovvio, pensate al fastidio che la gente prova quando si trova lepri, caprioli e cervi, per non parlare dei cavalli in certe zone del centro Italia, davanti alla macchina. Già una strada è un problema per gli animali, e non parliamo di tutto il resto che ci costruiamo vicino. I grandi animali vogliono grandi spazi. Certo, potremmo gestire meglio il nostro territorio, evitare costruzioni inutili, addensare un po’ le immense e irrazionali periferie di certi paesi, però la biomassa di cui siamo fatti richiede comunque nutrimento, e poi sappiamo che non di solo pane vive l’uomo e ogni sua esigenza consuma risorse, e lo spazio è l’unica veramente non rinnovabile; infine, non siamo giapponesi e l’idea di vivere concentrati ad altissime densità circondati da foreste sarebbe un esperimento di ingegneria sociale devastante per la nostra storia e cultura e il cui successo non sarebbe affatto garantito. Non si scappa: siamo troppi.

Tornando quindi al discorso demografico, un’ultima osservazione: semplicemente non è giusto che i cittadini dei paesi occidentali, in cui prima di mettere al mondo un figlio ci si pensa molto bene, in cambio della loro prudenza debbano poi accettare le conseguenze della procreazione incontrollata di popoli che, nonostante carestie, guerre e disoccupazione, per non parlare dello stato del pianeta, continuano a fare più figli di quelli che possono mantenere, e poi sperano che qualcun altro se ne faccia carico e anzi usano i propri bambini come ricatto morale: “non vorrete mica respingere dei bambini??” Come possono i Verdi chiedere delle rinunce ai cittadini europei, ma usare parametri completamente diversi quando si tratta di cittadini non europei?

(Sì, lo facevamo anche noi, una volta. Buona parte degli indigeni di Americhe e Australia se n’è andata per questo.)

Non dico che serva avere un’immigrazione netta zero. Possiamo stabilire un numero superiore allo zero, aprire un dibattito su qualche debba essere di preciso, ma quel numero deve essere stabilito e dev’essere poi fatto rispettare – nel modo meno cruento, più indolore possibile, agendo su leve economiche o accordi coi paesi di provenienza, anziché mandando la gente in Libia – ma deve essere fatto rispettare. Un’immigrazione senza limiti semplicemente non è compatibile con la tutela ambientale, né in Europa, né altrove.

Io queste cose le ho dette mille volte; le dico ancora, a costo di finire a fare sempre i soliti discorsi, perché voglio sperare che qualcuno rifletta sulle mie parole e che, un giorno, ci sarà un partito ambientalista onesto che farà proposte basate sulla realtà e in particolare sul fatto che nulla di buono può essere ottenuto senza fare anche scelte difficili. Soprattutto adesso.

(Siccome per fortuna non sono l’unica a trovarmi in questa dolorosa posizione di ambientalista frustrata, vi lascio con tre commenti molto ben scritti che dicono – il secondo dalla metà in poi – quello che sto cercando di dire io.

The implicit population hypotesis

The progressive case for reducing immigration

Immigration ethics for a world of limits)

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26 risposte a “La questione demografica

  1. Marcosclarandis

    Credo che la condizione demografica planetaria non abbia soluzioni razionali.Ma irrazionali sì, e non significa ripugnanti.
    E aspettarsi che esistano partiti che propongano una decresita della popolazione umana, globale ovviamente, sia attesa vana.
    Noi umani non accettiamo limiti, da sempre, che vuol dire due o tre centinaia di millenni.Ma per tutto questo tempo quasi inconsapevolmente.
    Siamo fatti così, non è una colpa, è un fatto naturale, cioè di Natura.
    Ormai dovremmo averlo capito al di là d’ogni ragionevole dubbio.

    Li subiamo, i limiti, ma ostinatamente cerchiamo di superarli, eluderli infrangerli,od anche semplicemente ignorarli ,finchè è possibile.
    Ma venendo al nodo gordiano, e limitandoci alla Patria ma dove si parla la Lingua Madre, visto che abbiamo bisogno di tre,se non quattro,
    territori grandi come il nostro per vivere con il nostro stile, dovremmo onestamente fare una politica di riduzione demografica per vantarci di stare in equilibrio con la nostra terra.
    E’ vero che anche le rondini migrano, e tantissime altre specie viventi, ma è evidente che lo fanno da sempre senza preoccupanti problemi per l’equilibrio della biosfera.
    Che cosa dobbiamo fare dunque?
    Forse, anzi di sicuro, accettare una buona volta che stare nei limiti
    è ormai l’unico modo per non essere annientati, o meglio, annientarci da soli.
    E se per alcune generazioni dobbiamo dobbiamo soltanto sostituire
    i genitori con i figli, con qualche eccezione,* alla fine ci conviene.
    In questo modo potremmo salvare sia la Borsa, che la Vita.
    (Sempre che la Borsa rimanga un innocuo divertimento)
    (21 discendenti ogni dieci coppie)

    Un caro saluto ,
    Marco Sclarandis

  2. Tempo addietro avevo sottolineato come i cocomeriani siano dei fenomenali antiecologisti.
    Come gran parte dei progressisti/sinistri_al_caviale/ambientalistidasalotto/radicalchic cittadini riverniciati di verde e arcobalenao meravigliao, sono fantastici per le loro teorie che se applicate sarebbero il piu’ grandioso contributo ad un aumento dell’ecocidio spacciato come lotta ad esso.

    Solo persone molto stupide possono proclamare le uguaglianze, lottare contro identita’, sovranita’, diversita’, confini, limiti e poi spacciarsi come verdi alias “amanti della natura”.
    Sono degli oikofobici e lo sono in modo pericoloso perche’ subdolo. Se su una confezione c’e’ cornetto alla cacca, io non mi metto certo a morderlo.
    Se sulla confezione c’e’ cornetto al cioccolato e sotto il sottile strato di cacao c’e’ cacca, io penso che sia MOLTO piu’ pericoloso.

  3. Anch’io sono contraria all’energia nucleare, ma c’è da dire che la zona attorno a Chernobyl è diventata un rifugio per animali selvatici che ha pochi eguali nel continente, e questo solo ed esclusivamente perché le persone sono andate via.

    Leggi qui: Cataracts, small brains, and DNA damage — Chernobyl’s wildlife 33 years after the meltdown

    Che gli animali “si sono adattati” è una favola.
    Qui l’articolo: https://esajournals.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/ecs2.2667

    Lo so è una questione secondaria del post… io non vorrei avere vicino una Chernobyl. Però, a fare le cose per bene, forse (forse) il nucleare è una risorsa relativamente pulita. Ne so troppo poco. Inoltre, la Francia (per dire) ha le centrali nucleari proprio al confine…

  4. I Verdi hanno sempre ignorato la questione demografica e continuano a farlo. Perché sono nati da una costola della sinistra per la quale il problema semplicemente non esiste. Il cofondatore dei Verdi tedeschi e del movimento verde in generale negli anni Settanta è stato Cohn-Bendit, l’eroe del Sessantotto. Io stesso mi considero un Verde della prima ora. Ero di sinistra e ho aderito spontaneamente al nuovo corso della sinistra o di certa sinistra.
    I Verdi, come la sinistra, si considerano il sale della terra: sono infatti idealisti e anticapitalisti. La questione ambientale fu anche al centro del rapporto del Club di Roma (1972), I limiti della crescita (Limits of growth – tradotto erroneamente con I limiti dello sviluppo). Nessuna persona con un minimo di buon senso può essere contro lo sviluppo. La crescita – economica e demografica – è tutt’altra cosa, cozza contro i limiti fisici del pianeta.
    Non è vero che il famoso rapporto aveva previsto, sbagliando, la fine del mondo per il 2000. Indicava delle tendenze che col tempo si sarebbero concretizzate senza indicare una data precisa. Per es. l’esaurimento del petrolio (il famoso peak of oil). Dal 1972, cioè 47 anni fa, la popolazione mondiale si è quasi triplicata (siamo passati dai circa tre miliardi ai quasi otto attuali (pochi istanti fa secondo il Wordometers la popolazione mondiale era di 7.702.679.484 esseri umani e cresce ormai al ritmo di 1 miliardo (una quasi Cina o India) ogni 10-12 anni. Un miliardo di nuovi consumatori ogni dieci o dodici anni. E le anime belle della sinistra e i Verdi continuano a ignorare questa tragica realtà. C’è da mangiare per tutti, dicono. Davvero? E che cosa? Cavallette? Ma è di questi giorni la notizia del calo drammatico anche degli insetti. E poi l’acqua! Ma i Verdi, Greta compresa, non accennano neanche alla bomba demografica: per loro è discorso razzista e fascista. Siamo noi del primo mondo che inquiniamo e distruggiamo l’ambiente.

  5. gaiabaracetti

    Marco, quello che dici non è vero. Ci sono società isolane (credo che ne parli Jared Diamond, ma dovrei ricontrollare) che da sempre praticano forme di controllo demografico perché sanno di avere a disposizione risorse limitate. Paesi diversi come la Cina, l’Iran, il Bangladesh e il Vietnam hanno portato avanti politiche di riduzione delle nascite con una rapidità straordinaria – pochi sanno che l’Iran è riuscito a far crollare il tasso di fertilità dei suoi abitanti in meno tempo della Cina e usando metodi non coercitivi.
    Alle volte il pessimismo è solo una scusa per non fare nulla.

  6. gaiabaracetti

    Nuvola, hai frainteso quello che ho detto (o non hai letto l’articolo che ho linkato). Non ho detto che Chernobyl abbia fatto bene agli animali, o che non abbiano subito danni, ma che questi danni sono minori di quelli solitamente causati dalla presenza umana, in particolare dalla distruzione dell’habitat, fattore fondamentale ma poco considerato dell’impatto umano sulla biosfera. Cioè: se un intero habitat viene convertito all’agricoltura, all’industria o trasformato in città, moltissime specie semplicemente non ci possono più vivere e scompaiono del tutto o in grandissima parte. Se quello stesso luogo viene colpito dalle conseguenze di un incidente nucleare, il fatto che le persone se ne vadano fa sì che questo habitat venga restituito alla natura selvaggia che, per quanto negativamente influenzata dalle radiazioni, può comunque sopravviverci e magari pian piano sviluppare resistenze. C’è più vita animale a Chernobyl che a Milano, per capirci, e il fatto che tu, come me o un sacco di gente, non ci vorresti vivere, è quello che lo rende abitabile per i non umani.
    (In realtà io preferirei vivere vicino a Chernobyl che a Milano, ma ci siamo capiti)

  7. Marcosclarandis

    Gaia, ho scritto il mio commento sapendo benissimo della frenata demografica dei paesi che hai citato.
    Ma non credo che sia sufficiente.L’Africa è un continente dal quale ci si apetta una crescita di popolazione di più di un miliardo di individui, se non due, entro trenta o al massimo quarant’anni.
    E che vorranno , giustamente, vivere raggiungendo lo stile del resto del mondo.Credo che questa prospettiva, tutt’altro che irrealistica, non sia proprio entusiasmante.
    Non pensi?
    Ciao! Marco.

  8. gaiabaracetti

    Su questo sono d’accordo. C’è moltissima attività però, sia da parte delle ong, che dei governi, che degli enti internazionali, per ridurre la natalità fuori controllo. Spero che funzioni.

  9. Egregia Gaia,
    ho letto con piacere l’articolo di Cafaro che hai segnalato, mi pare interessante perché appaia questioni sociali e questioni ambientali.
    Tu hai indicato un cortocircuito ideologico nei Verdi che mi pare anche io avevo evidenziato in un vecchio post. Ed è opportuna accorgersene e pensarci su, perchè di tali apparenti cortocircuiti ne vediamo parecchi. Del tipo: perché i sindacati sono immigrazionisti? o ancora Perché sindacati e Confindustria insieme lanciano un “Appello per l’Europa” (di cui vi lascio immaginare il contenuto, ma lo trovate facilmente in rete)?
    Ora, secondo me ha ragione Sergio. Per capire cosa c’è dietro questi Verdi bisogna ricordarsi la traiettoria ideologica della sinistra negli ultimi decenni, ovvero come ad oggi ci sia solo una “sinistra del costume”. Rimando al vecchio Preve, che spiega bene il tema:

    Ed infatti alcuni fatti vi sono indizi che alla base di perlomeno di alcuni di questi partiti vi siano altri aspetti ideologici oltre a quelli ambientali:
    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/08/17/Germania-scandalo-pedofilia-Verdi_9168444.html
    A mio parere va considerata la natura stessa del pensiero marxista che è alla base della sinistra verde. Ora, il marxismo è stato definito, per fare un parallelo con la famosa frase di Marx stesso, l’oppio degli intellettuali. Venuta mene la fede nel cristianesimo, ha offerto una fede sostitutiva che prometteva una palingenesi di un mondo percepito come ingiusto, corrotto ecc ecc proprio come il cristiano era “in attesa del mondo che verrà”. Per esempio, i giacobini francesi, precursori dei marxisti, volevano fondare la civiltà della Ragione e il cittadino nuovo, i marxisti la società senza classi, questi Verdi magari aspirano ad una società ideale rinnovata in chiave ambientale e culturale/razziale, una società verde e senza culture/razze (o multiculturale, multirazziale). (to be continued)

  10. Non dimentichiamoci però che attualmente i partiti di destra sono i peggiori: tra TAV, TAP, inceneritori, promesse di ridurre le accise sulla benzina, sostegno ad autostrade e strade inutili in tutto il nord Italia, sblocca-cantieri, e adesso anche le pressioni per reintrodurre gli incentivi al mini idroelettrico appena tolte, peggio della Lega fatico a immaginare, per l’ambiente.
    Il fatto che gli altri non siano perfetti non significa che l’alternativa sia meglio.

  11. Sì Gaia, ma la differenza è che questi partiti di destra non si dichiarano ecologisti! Non intercetteranno voti di chi vorrebbe una vera politica ecologica e si troverà invece servito questo programma ambiguo e “cosmetico”. Noi stiamo indagando l’incoerenza dei pretesi ecologisti, altrimenti scrivi un post sul programma di ambientale di Forza Italia e giudicheremmo quello. E poi, sei proprio sicura che alcune scelte politiche/economiche non apertamente ecologiste non abbiano invece efficacia sul piano ambientale? Del tipo, il piano di Trump di ridurre drasticamente l’import dalla Cina e riportare la produzione in casa, non potrebbe avere effetti notevoli sul piano ecologico, anche se non è questo il suo scopo? Potremmo chiederlo alla famosa organizzazione da 400 milioni di dollari….
    Finirò domani il mio post.

  12. Sì, può darsi ma il suo piano di aprire i parchi naturali alle trivellazioni sicuramente peggiorerebbe la situazione ambientale. Per non parlare di tutti i tentativi degli Stati Uniti di imporre la loro carne e il loro export alimentare ai recalcitranti europei. Inoltre, le politiche di Trump, come quelle di tutti, da Tsipras a Salvini, sono improntate alla crescita e quindi intrinsecamente e inevitabilmente antiecologiche.

  13. Non c’e’ alcun disastro ecologico peggiore della realta’ di immigrazione di massa (gia’ 70M di alloctoni in Europa, diciamo, a naso, poco meno del 10%, in parte considerante estremamente prolifici) realizzata da cattolici e sinistra liberal-verde-progressista e da essi propugnata, apologizzata in misura futura ancora maggiore in luoghi dalla densita’ antropica aberrante e con deficit ecologici drammatici ulteriormente peggiorati.
    Il resto e’ poca cosa.
    Questi decine e decine di milioni e milioni di alloctoni come si faranno la doccia? con quale energia verranno curati in ospedale? in quali abitazioni andranno a vivere? che voli prenderanno per tornare a casa?
    Prego notare che su molti punti la sinistra sovranista-identitaria (impropriamente detta “destra”, tu compresa, Gaia) e quella liberal-mondialista-industrialista sono assai ben allineate.

  14. Veramente sono loro a definirsi destra, non io. Ad ogni modo, dato che propongono politiche per aumentare la natalità nei paesi a bassa natalità, dal punto di vista demografico non offrono una buona alternativa, anche se qualcuno fosse disposto, e io non lo sono, a soprassedere su tutto il resto.

  15. Marcosclarandis

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/05/20/il-calo-demografico-ci-condanna-a-una-societa-fatta-di-soli-vecchi/5192084/

    Nell’articolo:Piero Angela: “Il calo demografico ci condanna a una società fatta di soli vecchi”.
    ”L’emancipazione della donna ha cambiato il Paese, che però non si è adeguato: mancano sostegni e politiche per la natalità”.
    (s’è dimenticato dei vecchi soli , ma possiamo perdonarlo per questo).
    E ancora:
    http://www.vita.it/it/interview/2019/04/08/italiani-stiamo-per-estinguerci/233/

    La questione è di rilevanza planetaria ma limitandoci alla terra patria, che cosa dovremmo fare?
    Mantenere la nostra attuale popolazione?
    Mantenerla a costo di costringerci alla procreazione coatta?
    Mantenerla accettando il meticciato?
    Accettare che una graduale diminuizione potrebbe portare a dei vantaggi, sebbene a lungo termine?
    Aumentarla così da provare a ridiventare un impero?
    Naturalmente, anche altre possibili combinazioni di queste opzioni, ma almeno mirando allo scopo di non peggiorare la situazione attuale.

    Ah ecco, dimenticavo, anche affidarsi a sovrannaturali suggerimenti, che così possiamo sollevarci dalle nostre responsabilità, in merito.
    A me non spaventa un paese di vecchi, in quanto tali, ma di rimbambiti, di qualsiasi età.
    Un saluto, anche agli animali da cortile.

    Marco Sclarandis.

  16. I paesi di vecchi, tendenzialmente, sono più pacifici dei paesi con troppi giovani. Il problema dell’Italia non è tanto che è un paese di vecchi, ma che questi vecchi, pur di mantenere quelli che sono diventati i loro privilegi, sono disposti a sacrificare tutto: i loro figli, l’ambiente, i conti pubblici, i legami all’interno della società…
    Aumentiamo l’età pensionabile, incentivando il part-time per chi è troppo stanco o stufo per lavorare otto ore al giorno. Riduciamo le pensioni più alte, ridimensioniamo le diseguaglianze, offriamo lavori meno pesanti a chi non ce la fa a continuare con il proprio, riqualifichiamo i lavoratori a qualsiasi età. Apriamo un dibattito serio sulla sanità: cosa è diventata, cosa vogliamo che sia, come e quanto finanziarla.
    Problema dell’invecchiamento risolto. Ma non lo si vuole fare.

  17. Deficit ecologico dell’Italia.

    E’ sufficientemente chiaro?
    L’Italia si sta spopolando?!?!
    60M di persone stipate come sardine in scatola, con una densita’ antropica media di 201.3 persone/km2 si sta spopolando?
    Sarebbe come dire che su un autobus da 50 posti in cui si viaggia in 200 se scendono in 20 ci sia il rischio che rimanga vuoto.

    Come il Manifesto, passato dalla decrescita unendosi al Manifesto della Sera, ai verdognoli, ai cattolici, a tutti i media liberal-razzistianti sulla necessita’ dell’immigrazione di massa e di farcire tutto con invasori prolifici e ostili.
    Ah, le narrazioni… Avrebbero qualcosa di ilare se non fosse per la tragicita’ di tutto questo.

  18. > politiche per aumentare la natalità nei paesi a bassa natalità, dal punto di vista demografico non offrono una buona alternativa

    Direi che il problema demografico sarebbe in via di soluzione in Italia (e’ in via di soluzione se non fosse per lo tsunami migratorio in corso sostenuto dai razzistianti in tutti i modi possibili) e in altri paesi consumisti, visto che le donne fanno intorno a – media grossolana – 1.5 invece dei 2.1 di “mantenimento” – figli a testa.
    La buona alternativa quale sarebbe?
    Quella dell’Africa? La Nigeria che arrivera’ a x.y centinaia di milioni di nigeriani? Quella dei paesi islamici che hanno decuplicato la popolazione in tempo brevissimo in territori subdesertici? L’Egitto?
    Con i radicali e la Bonino dipendente di Soros che hanno smesso di parlare di emancipazione, di aborto, di contraccezione e sono incraniati solo ed escluisivamente nel im/deportarne qui in Europa a decine di milioni, il piu’ possibile e piu’ velocemente possibile? Con tanto di contorno di sinistranti “senza se e senza ma”?

    Qui abbiamo il mozzicone di sigaretta che fuma, la c’e’ un rogo che brucia tutto e vogliamo mantenere qui i pompieri?
    Mah.

  19. Scusa Gaia, ma prima di pensare a quello che sti vecchi ti stanno rubando hai fatto un po’ i conti di tutto quello che hai avuto e anche avrai da loro, a titolo totalmente gratuito? fai un bel conto, dall’anno zero, quando ti cambiavano il pannolino, a ora. Calcola gli interessi composti. Quanto gli devi, in termini di denaro, opportunità, benessere? Secondo me ne vien fuori un bel mutuo. Ambiente? ma non siamo noi la generazione dei viaggi low-cost a tutto spiano, della tecnologia sempre e ovunque?
    Trovo curioso individuare i propri nemici nelle generazioni precedenti, che ovviamente hanno i loro torti e i loro limiti, esattamente come quelle giovani attuali.

  20. Mauro, questo discorso non ha senso, perché tutti i figli vengono cresciuti dai genitori e dalle generazioni più anziane, dato che non sarebbe possibile altrimenti. Un bebè non può sfamarsi da solo e un bambino di sei anni non può lavorare per pagarsi la scuola! Al tempo stesso, i miei genitori sono stati allevati dai loro, e così via a ritroso, in una direzione sola.
    Chiunque sia vivo ha, in questo senso, un “debito” con chi viene prima di lui, debito che per quanto mi riguarda non vale nulla, visto che non si sceglie di nascere e quindi ci mancherebbe solo mettere al mondo dei figli per poi buttarli in mezzo alla strada e che si arrangino. Ci sono solo due modi di ripagarlo: uno è fare altrettanto se si avranno dei figli, di cui a propria volta si sarà responsabili; l’altro è sostenere i vecchi quando non saranno più in grado di lavorare, e per “sostenere” non si intende permettere loro di mantenere un tenore di vita più alto del proprio, e per “non essere in grado di lavorare” si intende sul serio, non per finta come adesso, che si va in pensione a sessant’anni e se ne fanno trenta di vacanza.
    Tutti dicono: ma come, sono proprio i pensionati a mantenere i giovani! Anche questo non ha senso: se una persona riceve dei soldi senza lavorare, soldi calcolati in base ad accordi fatti dalla generazione a cui appartiene e non da quella che li deve pagare, e ne devolve una parte a chi lavora, chi è che sfrutta chi? Chi lavora o chi si appropria del frutto del lavoro altrui, e poi ne condivide quello che ritiene, da niente a un po’?
    Ribadisco: i giovani o lavorano guadagnando meno dei vecchi a cui pagano le pensioni, o non riescono a trovare lavoro perché, tra le varie cose, le risorse sono state sperperate da chi è venuto prima di loro E il costo del lavoro è troppo alto, e uno dei motivi per cui il costo del lavoro è alto è che le tasse che si pagano servono a mantenere un sistema pensionistico insostenibile e un sistema sanitario costosissimo.
    Questa è la realtà, ma per quante volte uno la ripeta ci sarà sempre chi non ci vuole credere.
    Riguardo alle colpe dei giovani, certo, ma con la piccola differenza che le spese dei nostri voli low cost le stiamo già facendo noi, mentre chi ha messo in piedi tutto questo sistema se ne sta cominciando ad andare proprio adesso che il peggio sta arrivando.

  21. Giusto per dare qualche cifra, in Italia la spesa pensionistica corrisponde a quasi un terzo della spesa pubblica totale, ed è la voce che incide di più sul bilancio. Per la sanità (di cui comunque gli anziani usufruiscono di più) si spende meno della metà; per l’istruzione ancora meno.
    In altre parole, su tutti i soldi che vengono raccolti in tasse, un terzo vanno in pensioni.
    Non sto proponendo di lasciar morire di fame i vecchi, ma di riequilibrare le cose.

  22. Marcosclarandis

    ….”Calcola gli interessi composti.Quanto gli devi, in termini di denaro, opportunità, benessere? “………..
    Eeeeh, mauro | maggio 21, 2019 alle 11:21 am, ragionare in questi termini sembra sembra sia ragionevole che razionale, ma al confronto con l’irriducibile irrazionalità dell’esistenza stessa diventa un farneticare da alcolizzato.
    E tu Gaia, davvero credi che le tue proposte, indubbiamente impregnate di buon senso, possano indurre quei …..”vecchi, (che) pur di mantenere quelli che sono diventati i loro privilegi, sono disposti a sacrificare tutto: i loro figli, l’ambiente, i conti pubblici, i legami all’interno della società”…….
    a comportarsi come dei virtuosi saggi?.

    Questo incipit del mio commento:

    Marcosclarandis | maggio 8, 2019 alle 10:28 am |
    “Credo che la condizione demografica planetaria non abbia soluzioni razionali.Ma irrazionali sì, e non significa ripugnanti”…….
    lo perfeziono adesso, dicendo che possibili soluzioni sono sostanzialmente irrazionali e non necessariamente ripugnanti, perchè rinunciare alla procreazione è un atto di porta incalcolabile, visto che il mezzo, la procreazione, è fondalmentalmente l’unico che lenisce l’angoscia per la nostra morte.
    Che si possano lasciare opere e manufatti a nostra memoria duratura se non imperitura,è pur vero, ma nella memoria di chi, se non dei nostri discendenti?.E’ così ripugnante sacrificare oggi una parte di eventuale discendenza, per ottenerne il proseguimento?
    Quindi,se ormai nessuno può seriamente illudersi che vi sia spazio e trilussiano pollo e insalatina, per una raddoppiata umanità, allora diventano comprensibili sia la paranoia che la schizofrenia di quasi tutti i proclami e le menzognere promesse politiche,patrie, straniere, e se esistessero, anche selenite e marziane purchè da umani abitate.
    Comunque, come siamo riusciti a modificare il clima, il clima ci modificherà,
    con la sua imperturbabile potenza.
    Anche questo fatto, dalle conseguenze drammatiche, per adoperare un eufemismo, è rifiutato dai più.
    Certi commenti nei blog dedicati, verso il progredire delle fonti rinnovabili sono esempi perfetti di insulsa critica, dettati più che altro dalla paura di dover abbandonare l’obsoleto senza essere poi soccorsi dal rinnovamento.
    Come recita un famoso verso dei quattro quartetti di T. S. Eliot:
    Go, go, go, said the bird: human kind Cannot bear very much reality.
    Vai, vai,vai dice l’uccello “Il genere non può sopportare troppa realtà”.

    “Gestire l’inevitabile ed evitare l’ingestibile”
    E’ un eccellente slogan, ma un conto è declamarlo altro metterlo in pratica.
    Visto che: “La situazione è tragica, ma non preoccupante”
    Un caro saluto, esteso al serraglio

    Marco Sclarandis.

  23. Marco, io non mi aspetto necessariamente che chi ha rinunci spontaneamente a quello che ha. Mi aspetto onestà nel dibattito, così che chi è svantaggiato dallo stato attuale delle cose pretenda un riequilibrio.
    Quanto a rinunciare alla propria discendenza, non è devastante quanto tu dici. Per qualcuno sì, e a queste persone chiederei di fare meno figli, non di non farne. Per altri, può essere più gratificante contribuire con idee, opere, azioni, piuttosto che con geni che si mischieranno a quelli di tanti altri e alla fine saranno una goccia in un oceano. Ci sono poi tanti motivi per volere figli, e quello genetico non è necessariamente dominante; altrimenti non si spiegherebbe chi adotta.
    Ma anche per coloro che vogliono riprodursi a tutti i costi, e a cui NON sto chiedendo di non farlo proprio, chiedo però: SE il motivo è egoistico, e sapendo come andranno le cose, come potrete poi dire di amare i vostri figli?

  24. Marcosclarandis

    Gaia, nemmeno io mi aspetto e tanto meno pretendo la rinuncia da chicchessia alla progenie.
    Ma stiamo comportandoci in modo che diventi tragicamente inevitabile.
    Non raccolgo segnali sufficienti che mi convincano del contrario.
    Ma proprio a livello di psiche profonda di moltitudini.
    Tutto questo imbambolarsi davanti a fiction in formato cartoncino mi pare l’indizio di una ostinata e infantile fuga dalla realtà incombente.
    Una delle tante fughe.
    “Come potranno dire di amare i propri figli?”
    Appunto.
    Ciao! Marco.

  25. Bè, però la natalità, in Italia, È bassa…

  26. Marcosclarandis

    Infatti, un motivo per mantenercela tale!
    Buona serata!
    Marco

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