perché dobbiamo finanziarci con il debito?

Non è una domanda retorica: me lo chiedo veramente, e non ho ancora trovato una risposta convincente.

Il mio ragionamento è semplice. Uno stato, soprattutto grande come l’Italia, ha entrate più o meno prevedibili, e uscite altrettanto prevedibili. Di anno in anno, dovrebbe essere in grado di gestire questi flussi con abbastanza anticipo, e qualche modifica a seconda di maggiori esigenze o minori entrate. Questo dovrebbe bastare.

La nostra spesa pubblica, però, si finanzia prendendo in prestito del denaro. Lo stato emette titoli od obbligazioni (come ad esempio i famosi BOT), cioè di fatto si indebita, per coprire una parte delle sue spese. Tale debito deve poi essere ripagato con gli interessi, e questo è il primo problema. Una parte molto consistente della spesa pubblica italiana – 47 miliardi di euro nel 2017 – serve non a garantire servizi ai cittadini, ma a pagare gli interessi sul debito. Per fare un confronto, la spesa pubblica italiana per la sanità è circa 112 miliardi di euro. Questo significa che l’Italia spende per ripagare gli interessi sul debito un terzo di quanto spende per la sanità, una delle voci di spesa più importanti ed essenziali (credo ci sia un leggero sfasamento, perché la sanità è anche regionale, ma è per dare un’idea della scala).

L’istruzione costa in tutto circa 65 miliardi all’anno. In pratica, eliminando gli interessi sul debito, potremmo quasi raddoppiare la spesa per l’istruzione, senza chiedere neanche un centesimo di più in tasse ai cittadini. A me questo sembra incredibile. Ancora più incredibile mi sembra che nessuno lo sottolinei.

Non solo finanziarsi con il debito è un enorme sperpero di denaro: ha anche altre conseguenze negative.

Accresce le disuguaglianze. I soldi li può prestare solo chi li ha: banche, istituti finanziari di vario tipo, fondi stranieri, e cittadini, sì, ma quelli più facoltosi. Chi fa fatica ad arrivare a fine mese non ha un surplus da investire. I famosi “risparmiatori” che il nostro presidente (e stavolta non ce l’ho con lui!) ci tiene tanto a proteggere non appartengono alle fasce più povere della società. Anzi: chi più ha più investe, e quindi più ci guadagna dall’indebitamento delle istituzioni. Con il debito, praticamente una parte dei soldi raccolti attraverso le tasse, le quali dovrebbero anche avere un ruolo redistributivo verso il basso, viene invece girata alla finanza e alla parte più ricca della società. Di nuovo: che senso ha?

Finanziarsi con il debito rende anche ricattabili. Possiamo risentirci finché vogliamo del fatto che i mercati e le agenzie di rating sembrano governare questo paese più dei suoi rappresentanti eletti, ma questo succede perché abbiamo deciso noi di dipendere da loro. Ci siamo consegnati a piene mani. La Grecia ha fatto la fine che ha fatto anche perché si è indebitata a dismisura. I creditori le hanno imposto delle condizioni perché, essendo arrivata non ad autofinanziarsi con le sue risorse ma a dipendere dal credito per sostenere la spesa pubblica, chi poi stava effettivamente erogando questo credito ha potuto dettare le condizioni che voleva per continuare a farlo. Se il governo greco non le avesse accettate, poi non avrebbe più potuto pagare ospedali, pensioni, stipendi… noi ci stiamo mettendo, anzi ci siamo già beatamente messi, nella stessa situazione.

Non solo i creditori possono, nei casi più estremi, imporre delle scelte politiche, dei tagli impopolari e delle umiliazioni a un governo: anche quando le cose funzionano abbastanza regolarmente, il prezzo lo fanno loro. Quando lo stato si indebita, il tasso di interesse è stabilito dalla finanza in base a come valuta, a suo giudizio e quindi magari sbagliando pure in pieno o dando prova di isteria collettiva, non solo le politiche di un governo ma anche i suoi annunci e dichiarazioni di intenti. Vi rendete conto? Basta che un ministro o potenziale ministro dica A anziché B, e un sistema complesso composto da investitori, mercati e agenzie di rating di fatto attribuisce un punteggio all’intero stato italiano e lo costringe, di conseguenza, a pagare più o meno interessi sul denaro che prende in prestito. Noi dobbiamo stare attenti persino a quello che diciamo, perché una parola di troppo ci costa miliardi. Vi immaginate di vivere con un tizio che si siede a tavola con voi e, appena annunciate in famiglia di voler fare qualcosa, interviene: “sei inaffidabile: dammi altri cento euro”?

Ecco un altro problema: finanziarsi con gli interessi dà un potere smisurato a un settore ingestibile, incomprensibile per la maggior parte dei cittadini, e sostanzialmente parassitario – cioè la finanza. Siamo contenti di sostenere questa gente qui, anziché quella che produce beni e servizi davvero utili o necessari per la collettività? In quale modo farci fregare una bella fetta di spesa pubblica e farci simultaneamente dare dei cretini da gente superpagata per farlo migliora la nostra vita collettiva?

Immaginate, voi che avete un lavoro e una vita normale, di finanziare ogni vostra spesa con un mutuo. Andate a far la spesa e anziché pagarla con il vostro stipendio o i vostri risparmi, andate in banca a negoziare un tasso. Idem per un paio di scarpe, un set di piatti o una vacanza. A fine anno, anziché restituire tutto e riproporvi di non farlo più, lasciate che la tredicesima vada in interessi, e siccome non basta prendete ancora soldi in prestito per pagare il resto. Per carità, c’è chi vive anche così, ma che io sappia dopo un po’ finisce con l’acqua alla gola, il conto in banca vuoto, e i creditori che telefonano nel cuore della notte per costringerlo a pagare. Non capisco come uno stato possa mettersi in una situazione che per un singolo cittadino sarebbe autolesionistica e demenziale, più un indice di un’incapacità patologica di autogestirsi che una scelta consapevole.

Ora che la sceneggiata della formazione del governo è finita nel modo più surreale possibile, con bluff rivelati, maschere che cadono più veloci che in una scena di Lupin, e l’uomo troppo euroscettico per fare il ministro dell’Economia promosso a ministro degli Affari Europei, possiamo iniziare a pensare alle cose serie. Io ho detto e ripetuto che non era una prerogativa di Mattarella fare valutazioni politiche, che spettano al parlamento e all’esecutivo, ma resta il fatto che gli italiani e i loro rappresentanti eletti sembrano non rendersi conto di essersi messi in una situazione insensata, pericolosa, e che non fa che peggiorare.

A me sembra, così, senza saper né leggere né scrivere, che finanziarsi abitualmente con il debito sia una cosa da matti. Mi sfugge qualcosa? Può essere: mi sembrerebbe strano di aver capito qualcosa solo io*, e che tutti gli altri siano scemi. Perché per me, lo dico chiaramente, il debito non va ridotto: va eliminato. Ma dall’estrema destra alla sinistra, nessuno lo dice. Tutti protestano contro l’austerità, tutti dicono che si potrebbe finanziare questa o quella politica con il debito, ma nessuno dice che ogni politica finanziata con il debito costa molto di più che se non fosse finanziata semplicemente con le tasse.

Aiutatemi voi: può darsi che non abbia capito bene.

 

 

* Io e gli svizzeri, il che mi fa pensare che forse ho ragione.

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23 risposte a “perché dobbiamo finanziarci con il debito?

  1. Cara Gaia,
    complimenti epr l’articolo, davvero eccellente.
    Ma la domanda, di per sè ineccepibile, ha una sua risposta abbastanza semplice.
    Il debito, in quanto tale, ha vantaggi e svantaggi.
    Ma il debito pubblico ha una caratteristica particolare che lo rende diverso dal debito privato.
    E cioè che coloro che lo decidono, ovvero i politici, possono godere dei suoi vantaggi (sotto vari aspetti), ma non ne pagano gli svantaggi.
    Poi si potrebbero analizzare i motivi storici per cui i primi stati hanno incominciato a fare i debiti (in genere per qualche guerra), ma sarebbe sostanzialmente irrilevante.

  2. gaiabaracetti

    Questo perché i cittadini non si rendono conto che indebitarsi è dannoso. Se lo capissero, punirebbero immediatamente un politico o partito che aumenta il debito.

  3. …e pensare che per individuare ambiti di risparmio (e dunque vie per evitare l’indebitamento) basterebbe elencare le innumerevoli stupidaggini per le quali scialacquiamo fortune tanto a livello collettivo quanto a livello individuale…

    Guardatevi intorno, compreso tra le mura della casa che abitate. Non è che buttiamo via energie per delle sonore VACCATE?

  4. Gaia, sono allibito dalla tua domanda.
    Ma tu dove vivi, sulla cima di una montagna dove non vedi anima viva?
    La ragione del Debito è il Deficit, ovvero lo Stato spende più di quanto incassa con il prelievo fiscale.
    Lo Stato spende più di quanto incassa perché dalla costituzione della Repubblica ha avuto la necessità di COMPRARE gli Italiani.
    Li ha comprati in due modi.
    Al Nord lasciando fare, ovvero permettendo o incentivando la famosa Economia Sommersa e al Sud con l’assistenzialismo, che per semplificare sono i 40 vigili urbani di un paesino di tremila abitanti che passano le giornate facendo altri lavori o giocando a carte al bar.
    Prego notare che la cosa ha sia aspetti “micro” come i singoli lavoretti e pensioncine garantiti dal “Pubblico” e “para-Pubblico” (es le società partecipate) sia aspetti “macro”, come l’IRI, l’INPS, Poste&Ferrovie, eccetera, che come enormi “centri di spesa” oltre stipendietti e pensioncine a pioggia hanno anche arricchito gli “amici”.

    Io ho un amico che è impiegato. Si lamenta di essere “lavoratore sfruttato” e fa discorsi di collettivizzazione marxista, confusi perché non legge e non si informa. Questo mio amico possiede TRE case e ha diverse centinaia di migliaia di euro sul conto corrente. Ora, Gaia, il Debito, al netto della speculazione finanziaria, non si è volatilizzato, è finito in tasca alle persone. Ovvero, il “benessere” degli Italiani è stato largamente finanziato col Debito.

    Te mi dici che “i cittadini non si rendono conto”.
    Si rendono conto benissimo, solo che per antica tradizione “chiagni e fotti”, ovvero i vecchi prendono la pensione sapendo benissimo di non avere contribuito a sufficienza e che l’INPS si finanzia con la fiscalità generale, che poi significa che le pensioni sono pagate coi soldi di qualcun altro o facendo Debito.

    Guarda la faccenda del M5S, altro non è che l’ennesima riproposizione del discorso “tutto a tutti”, condita con la “lotta di classe” orientata allo “spreco”, ovvero togliamo ai ricchi (es. dirigenti pubblici, politici, ecc) per dare ai poveri (cittadini – reddito di cittadinanza). Che, nota bene, è diverso sia da “indigenti” che da “collocamento”.

    Finisco dicendo che il Debito ce l’hanno tutti, mica solo l’Italia. La differenza sta nel rapporto tra il Debito e, banalmente, le entrate. Se tu vai in banca e chiedi un prestito la banca, a meno che tu sia De Benedetti, ti chiede delle garanzie. Ovvero, puoi indebitarti in proporzione a quanto sei ricco, sembra un controsenso ma è cosi. L’Italia ha un Debito eccessivo rispetto alla sua capacità di sostenerlo, se vuoi semplificare, rispetto al PIL.

    Dal mio punto di vista non è grave solo da un punto di vista del dare-avere, è grave perché manifesta quanta parte dell’Italia vive di Spesa Pubblica.

  5. @ Lumen

    Per crescere bisogna assolutamente indebitarsi.
    Senza debito niente crescita. Questa è l’opinione degli esperti.
    Essendo la crescita un dogma per l’intero orbe terraqueo (destra e sinistra pari sono) bisognerà dunque indebitarsi.
    Eppure a livello personale tutti (almeno le persone ragionevoli) fanno il passo secondo la gamba: non spendono più di quanto abbiano guadagnato, solo occasionalmente s’indebitano, ma restituiscono il debito con gli interessi.
    Ma, si dice, uno Stato non può ragionare come un semplice mortale (eppure è grazie a queste persone semplici che la baracca sta in piedi), deve per forza investire (per creare posti di lavoro, per la pace sociale ecc.). Sarà. Da’ un’occhiata all’articolo segnalato da Gaia sulla situazione svizzera, veramente interessante. Questi fessi svizzeri hanno introdotto un “freno all’indebitamento” (approvato a grande maggioranza dalla popolazione, si votò pure su questo) e stanno addirittura riducendo il debito – per la rabbia della sinistra che vuole invece sfruttare le eccedenze investendole nella sanità, l’istruzione ecc.
    Io sto naturalmente con Gaia che secondo me ragiona bene
    (ma io sono un persona semplice che non se ne intende …).

  6. Una cosa strana e apparentemente contradditoria è che gli Italiani sono tra i più grandi risparmiatori mentre gli Svizzeri sono tra i più indebitati del mondo. Il debito dei privati svizzeri è però dovuto soprattutto alle ipoteche che devono essere ammortizzate solo in parte (il patrimonio immobiliare è in gran parte delle banche, non dei “proprietari” di case). La Svizzera, al contrario dell’Italia, è un paese di inquilini (al 60%). Lo Stato ha voluto incentivare la proprietà privata, ma con scarso successo. L’acquisto di un appartamento o di una casa è apparentemente troppo gravoso per la maggior parte della popolazione che preferisce o volens nolens deve pagare la pigione.

  7. Lorenzo, ti ho passato il commento, ma cerca di non essere antipatico!

  8. Lorenzo: “Se tu vai in banca e chiedi un prestito la banca, a meno che tu sia De Benedetti, ti chiede delle garanzie.”

    Però se quando sono io a dare i soldi* alla banca provo a chiedere delle garanzie tangibili** in caso di insolvenza, mi ridono in faccia. Non solo, mi si dice che se la banca fallisce è lecito che le mie sostanze vengano usate per far fronte ai debiti generati da qualche magnate facendo girare dei click del mouse.

    * Soldi buoni, che rappresentano il frutto di qualche lavoro tangibile.
    ** Immobili, terreni, metalli più o meno preziosi in pronta disponibilità e valutati con margine adeguatamente prudenziale; non parliamo neanche di interessi almeno sufficienti a coprire l’inflazione, intenzionalmente provocata, che ormai son passati di moda.

  9. Ugo (nome leggendario) la banca non ti chiede mica soldi in prestito, ti vende prodotti finanziari, ovvero ti vende un certo rischio, che tu sottoscrivi “modulato” a seconda di quanto hai capito delle spiegazioni ma che non puoi evitare. Se vuoi la banca è come il Casinò di Montecarlo. Te prova ad andare al Casinò e chiedere che garanzie ti danno che uscirai con più soldi di quanti ne avevi all’arrivo.

    A te dico lo stesso che ho detto a Gaia, incredibile che nel 2018 ci sia gente che vive da eremita sulla cima di una montagna e non abbia mai approfondito questi argomenti (v. Debito, Banca, ecc).

    Se la banca richiede una ricapitalizzazione i soldi li devono mettere i soci, eventualmente nuovi soci se qualcuno se la sente. Se non basta, ci sono i famosi “obbligazionisti” che in certe condizioni vengono equiparati ai soci. Invece se tu sei normale cliente, i tuoi soldi non vengono “adoperati”, semplicemente sono svaniti. E qui vado a spiegarti un altro mistero doloroso:

    Quando versi i soldi alla banca mica vengono messi in cassaforte. Vengono immediatamente SPESI. La banca in cambio ti da un “buono” con scritto sopra “Tizio mi ha dato 100 euro”. Ora, fai mente locale. Se tutti i clienti della banca si presentassero a chiedere indietro la cifra scritta sul buono, la banca ne potrebbe saldare una frazione minima con la liquidità di cui dispone. Il resto o esiste sotto forma di “beni” (es. immobili) o esiste sotto forma di prestiti a terzi (quindi altri “buoni”) o esiste sotto forma di azioni (il cui valore è arbitrario e crolla se le azioni vengono vendute tutte assieme) eccetera.

    Quindi, mettiamo che la banca ha prestato tutti i tuoi soldi a De Benedetti per aprire una fabbrica di cucchiai di plutonio, De Benedetti dice “peccato la azienda è fallita”, la banca non può rientrare dal prestito, i tuoi soldi non esistono più da nessuna parte. Se la banca ha fatto “n” di questi prestiti e quindi ad un certo punto salta per aria, i soldi convertiti in “buoni” sono inesigibili. Non vengono usati all’atto del fallimento, sono spariti anni e anni prima.

    Allora, si potrebbe dire “facciamo una legge che obbliga le banche ad essere “solvibili” in ogni momento. Si, sarebbe come dire “facciamo una legge che obbliga lo Stato a tornare alla parità aurea, ovvero ogni euro coniato deve potere essere convertito in oro su richiesta. Capisci che ormai è tutta una matrioska di “buoni” il cui valore è puramente arbitrario e si basa essenzialmente sulla REPUTAZIONE, da cui “rating”.

  10. Ah Gaia, quello che ho scritto sulle banche vale per tutto, per esempio è lo schema che sta alla base del Sistema Pensionistico.

    Ovvero, tu versi i “contributi”. Come i soldi che metti sul conto corrente, vengono immediatamente spesi, non sono accantonati e in cambio ti danno un “buono”. Quando vai a chiedere la tua pensione l’INPS con in mano i tuoi “buoni”, l’Ente non va a pescare dal tuo “cumulo” che comprende somme versate e interessi, perché non esiste da nessuna parte, dato che i tuoi versamenti sono stati tutti spesi nel momento stesso in cui li hai eseguiti se non addirittura prima. L’INPS può pagarti i “buoni” o prendendo i versamenti di chi “contribuisce” in quel momento, come uno “schema Ponzi”, oppure li può chiedere allo Stato, che a sua volta li toglie dal mucchio della Fiscalità Generale.

    Ovviamente, esattamente come lo “schema Ponzi” prevede e in certa misura, anche come funzionano le banche, quando c’è tanta gente che “contribuisce” e poca che chiede il riscatto dei “buoni”, il sistema sta in piedi. Quando si verifica il contrario, ovviamente salta tutto per aria e per questo una delle conseguenze del “default” statale è che oltre agli stipendi dei dipendenti pubblici, cessa il pagamento delle pensioni. Cosi come la banca che fallisce non paga i dipendenti e non restituisce i soldi ai clienti-investitori.

    Finisco con una informazione di servizio. Gira voce che i conti correnti siano coperti da garanzia statale. Non è vero. Lo Stato ha obbligato le banche a creare un “fondo di garanzia” che vale un tot. Significa che fino a che il fondo di garanzia, che ripeto NON è statale ma interbancario, copre i risarcimenti ai correntisti, tutto bene, se invece il fondo non basta, i correntisti non sono coperti. Ovviamente significa che se salta per aria una banchettina remota, non c’è problema, se salta per aria un colosso o due, game over.

  11. Lorenzo, tutte cose che sapevo già e che non cambiano di una virgola i termini della questione. Particolarmente se consideriamo che l’inflazione non è un fenomeno spontaneo, è creata ad arte per razziare il reddito differito (risparmio), ovvero per appropriarsi del lavoro altrui senza pagarlo e impedire che gli sfigatelli raggiungano un livello anche minimo di indipendenza/autosufficienza. Il che si configura come un’azione di rapina, predatoria, e di schiavizzazione. Ovvero un atto di violenza.

    Resto della mia idea: dissipiamo, collettivamente e individualmente, le nostre energie in VACCATE, a volte per scelta, altre per costrizione (cioè per scelta di un qualche altrui più “forte” di noi). In più, si pretende pure un ringraziamento, perché è il migliore dei mondi.

  12. Ugo, onestamente non ho capito cosa hai scritto.
    I termini della questione rispetto alle “garanzie” cambiano eccome. Se sapevi che la faccenda delle “banche” era una sciocchezza, perché l’hai scritta?

    Non esistono “fenomeni spontanei” e infatti l’argomento del post di Gaia è il Debito, che non è “spontaneo” ma creato ad arte per le ragioni sopra descritte, ovvero che i parlamenti/governi della Repubblica hanno comprato gli Italiani.

    Scusa se rido al discorsetto dello “appropriarsi del lavoro altrui”, ti do una notiziona, nella vita ti può anche capitare che nessuno voglia appropriarsi del tuo lavoro. Si chiama disoccupazione e, credimi, non è divertente. La cosa peggiore che ti può capitare non è che il tuo lavoro (che poi non è il lavoro ma più genericamente il tuo tempo) abbia un valore elevato e che qualcuno se ne voglia appropriare, la cosa peggiore è che per “i mercati” tu valga poco o niente.

    Poi ti do un’altra notizia: la indipendenza non viene da quanto ti rimane dopo che ti hanno razziato il reddito. L’indipendenza viene dal fatto che sei indipendente, ovvero non dipendi da cose o persone. Che non è la stessa cosa. Se io guadagno X e non posso fare a meno di caramelle che mi costano Y, la mia “indipendenza” dipende dal rapporto tra X e Y, non solo da X. In altre parole, la gente “dipende” per via del CONSUMO, non del reddito. Io da ragazzo andavo in giro con le scarpe sfondate e i pantaloni di mio fratello con le toppe sulle ginocchia. Trasportato ai giorni nostri sarei molto più indipendente di un ragazzo contemporaneo, al prezzo di essere escluso dalla comitiva. Oppure, uno ricco che si sveglia alla mattina e tira sul col naso la bamba, dipende più del povero che alla mattina timbra il cartellino.

    Sul concetto delle vaccate siamo d’accordo, a questo punto bisogna però accordarsi su cosa è “vaccata” e cosa no. Per esempio a me non interessa prenotare il viaggio a Bali e conosco gente che vive tutto l’anno solo per quello.

  13. Dio mio Lorenzo, ma non riesci a scrivere le cose che vuoi dire senza fare sarcasmo? Lascia tutto uguale, togli solo le frecciate, per favore.

  14. Michele Brunati

    Cara Gaia, hai colto nel segno. Credo che alla domanda contenuta nel titolo di questo post tu abbia già dato una spiegazione più che condivisibile. La gente, gli elettori, hanno una visione molto corta nel tempo e nello spazio, cioè sono più propensi a pensare all’immediato tornaconto personale e, nel futuro, non vedono più in là dei loro figli o dei loro nipoti.
    I politici, tutti, nessuno escluso, questo lo sanno e lo condividono perché in democrazia sono lo specchio del popolo, per cui ne approfittano per perpetuare il potere acquisito attraverso il consenso.
    Il consenso ha un costo molto salato e lorsignori non hanno il minimo scrupolo nel metterlo in conto agli altri. Prova a pensare ad un partito/movimento/coalizione che imponga ai cittadini elettori dei sacrifici per ripianare il debito pubblico: non sarebbe mai più rieletto. Res publica, res nullius e la gente pensa al “pubblico” come pozzo di San Patrizio, non come bene comune da mantenere in buona salute. (v. “The tragedy of the commons”, Hardin Garrett)
    Se vuoi sapere con qualche dettaglio in più quali sono i capitoli di spesa dei governanti, con un qualsiasi motore di ricerca usa: “spesa pubblica e sprechi” (o similari) come parole chiave… Poi vedrai che il dire che sono scialacquatori irresponsabili è come far loro dei complimenti.
    Nessun creditore estero ha interesse che il proprio credito presso uno Stato “sovrano” sia estinto completamente perché ciò gli toglierebbe la facoltà di intimorire i governi-cicala con la minaccia dello spread o con il rifiuto di rinnovare i titoli in suo possesso. Questi sono i veri burattinai che manovrano da dietro le quinte i burattini eletti dal popolo. Popolo cui non importa niente di pagare 50miliardi di interessi perché quella cifra è da dividere tra tutti e anche perché nessuno gli dice qual è la quota pro capite. In ogni caso c’è la diffusa consapevolezza che nessuno degli eletti “democraticamente” gliela chiederà.
    Insomma, devi vedere il debito pubblico come una “macchina del tempo” che permette a tutti gli indebitati di vivere nel futuro: possono avere già oggi quel che, senza i prestiti, avrebbero potuto permettersi solo un domani. E’ un albero della cuccagna dal quale tutti, politici/governanti e cittadini, possono trarre vantaggio in modo apparentemente indolore. Sono quelli che non hanno orgoglio e che non sanno quantificare il prezzo della libertà.
    Nel mio blog “lespediente.blogspot.com” dove potrai trovare diverse cosette interessanti sul tema in oggetto.

  15. Gaia, a me non importa niente se pubblichi o non pubblichi i commenti.

    Per capirci, la ragione per cui ti ho girato il link a due articoli di Wikipedia era, come ho scritto, sottolineare che certi fenomeni socio-economici, in ingresso e in uscita, sono RICORSIVI.

    Il fatto che ogni volta le cose “succedano” out of the blue, cioè improvvisamente, dal nulla, nella percezione della gente dipende dalla continua cancellazione del passato. Non viene cancellato il passato di duemila anni fa ma anche quello dell’anno scorso, quindi tutto appare “nuovo”.

    Non solo appare “nuovo”, appare anche come un fenomeno fisico, qualcosa che sta tra la meteora per gli agnostici e la volontà divina per i credenti. In quanto tale, è anche in qualche modo “necessario”, cioè inevitabile conseguenza, “dato di fatto”.

    Quando le cose invece sono “pilotate” come una automobile che è sempre la stessa e va più o meno sempre allo stesso modo, solo sterza di qui e di la a seconda di chi manovra il volante e più forte o più piano a seconda di chi preme i pedali.

    Infine, ultima cosa e poi passo oltre, guarda che noi non ci finanziamo col Debito. Ci finanziamo COL PRESTITO, ovvero collocando i Titoli di Stato, oltre che ovviamente col prelievo fiscale. La differenza è che qualcuno può pensare che il prestito si possa trasformare in regalo invece che debito, basta che in un dato momento non esista una “forza” che obblighi chi ha ricevuto a restituire. E’ la ragione per cui gli strozzini hanno degli “enforcer” che ti minacciano e se non ottemperi ti spezzano le ossa. Un altro aspetto ovvio è l’idea che vola sopra di noi riguardo il “sociale”, ovvero che si possa anzi si debba “socializzare” il problema, nel caso in oggetto distribuire il Debito all’intera “Europa” in virtù dell’aspetto “comunitario” della stessa, cosi come si distribuisce tra gli Italiani.

    Saluti.

  16. Ho citato questa pagina.
    Grazie Gaia,
    Sempre eccelsa!

  17. gaiabaracetti

    Adesso leggo il tuo, grazie!

  18. Cara Gaia,
    è difficile non essere d’accordo con te. Io credo che l’indebitamento sia uno strumento finanziario, e come ogni strumento non sia buono o cattivo in sé, ma risulti tale a seconda dell’uso che ne viene fatto. Ti faccio il classico esempio della casa: io ho contratto un mutuo e dunque mi sono indebitato, perché col mio misero stipendio non avrei mai potuto pagare il mio microscopico appartamento in contanti. Avrei potuto vivere di affitto come fanno altri, però avrei speso uguale, ma senza accrescere il mio patrimonio, cioè diventando possessore di qualcosa da lasciare ai miei figli. Se il debito, a mio avviso, ha entrambe queste 2 caratteristiche:

    1) risulta necessario per insanabile o irriducibile mancanza di liquidità;
    2) è tale da assicurare con ragionevole certezza una migliore situazione economica al suo estinguersi,

    non credo sia una cosa malvagia o uno strumento da non adoperare mai. La questione che tu e Ugo giustamente ponete è: ma è mai possibile che non se ne riesca a fare a meno (cioè vengano meno la condizione 1 o la 2 o entrambe)? Io mi rendo conto che in Italia, per come è strutturato il nostro apparato socio-economico, ci siano tantissimi settori in cui si lavori in perdita (es: la sanità, che a differenza di tanti altri paesi, è assicurata a tutti; l’istruzione; in una certa misura alcuni tipi di trasporti, e così via; sono tutti quei settori in cui lo Stato spende senza fare profitto, ma unicamente per garantire alcuni dei diritti previsti dalla Costituzione). Se vogliamo mantenere queste prerogative – che a mio avviso sono indice del livello di civiltà raggiunto da una società -, e non diventare paesi in cui per accedere ai servizi sanitari è necessaria un’assicurazione come in Germania o negli USA, allora è necessario mantenere una spesa pubblica che vada a coprire quanto meno questi settori. La scelta di lavorare “a debito” in alcuni settori dovrebbe subito indirizzare il buon statista – ma anche il buon cittadino – verso la questione immediatamente successiva: come lo finanziamo questo debito? E qui cominciano i primi problemi, sia perché a livello politico qui da noi nessuno si azzarda a dire: vi propongo di aumentare le tasse per coprire questo costo sociale (facciamo solo cose che “ce lo chiede l’Europa”, l’origine di tutti i mali nell’immaginario italiano, anche se il debito è solo il nostro), sia perché la stragrande maggioranza degli italiani, se può, cerca di non pagare le tasse. Noi italiani, se si tratta di spendere per il nostro tornaconto, nessun problema; se invece si tratta di spendere per il bene comune, non se ne parla proprio (però il servizio gratuito lo vogliamo comunque). In Germania (faccio questo esempio solo perché ho conoscenza diretta per motivi familiari), nello stesso anno in cui nacque la Lega Nord che predicava la separazione tra il nord operoso e il sud Italia lassista, venne introdotta la Solidaritatszuschlag (tassa di solidarietà o di riunificazione), che ammontava al 5,5% del reddito, e che ogni cittadino della Germania Ovest doveva pagare (e paga ancora dopo ben 30 anni) per rilanciare l’economia disastrata della Germania dell’Est. Chi si professa religioso (protestante o cattolico), paga la Kirchensteuer, la tassa sulla religione, circa il 9% del reddito in detrazione diretta sulla busta paga, e solo dietro il corrispettivo di tale tributo può avere accesso a tutti i servizi religiosi (sacramenti, funzioni, etc.). Se non paghi la Kirchensteuer, non sei nell’elenco dei membri della comunità ecclesiale e quindi tuo figlio non potrà fare la prima comunione o tu non potrai sposarti in chiesa, o ottenere l’estrema unzione, giusto per fare qualche esempio. Ti immagini cosa sarebbe successo da noi, se qualche politico ai tempi di oggi avrebbe proposto soluzioni del genere per non ricorrere a parte dell’indebitamento sui mercati? Credo lo avrebbero linciato direttamente, senza passare dal via. Dunque vogliamo i servizi, ma senza pagare (e ciò ovviamente genera debito). A ciò si aggiunge, come faceva disperatamente notare Ugo, che lo Stato non solo si indebita per mancanza di gettito fiscale (anche se piangono tutti, nel 2017 l’83,2% dei circa 40,8 milioni di contribuenti dichiara prevalentemente reddito da lavoro dipendente o pensione e solo il 5,3% del totale ha un reddito prevalente derivante dall’esercizio di attività d’impresa o di lavoro autonomo: le tasse dunque le pagano in massima parte i pensionati e i lavoratori dipendenti, ovvero i soggetti a cui sono detratte direttamente in busta paga), ma sperpera anche i suoi averi in milioni di spese assurde: municipalizzate, regali e prebende agli elettori (500€ ai diciottenni e 80€ ai ceti medi), opere inutili come il ponte sullo stretto, il Mose, la Orte-Mestre o la Roma- Latina, giusto per intenderci), insomma tutte quelle opere di cui oramai i politici spudoratamente non ne nascondono più neppure l’inutilità, ma che ci impongono perché avrebbero l’importante funzione di “rilanciare l’economia”.
    Il debito generato in questo contesto, a mio avviso, è uno strumento finanziario cattivo perché non soddisfa né il requisito 1 (almeno una parte di liquidità si potrebbe recuperare dal gettito fiscale), né il requisito 2 (vedi il Mose: un sistema il cui costo manutentivo è insostenibile, e la cui utilità e dubbia; ma allora perché l’abbiamo creato? E il ponte sullo stretto?).
    La mia domanda è: ma quando arriva il Di Maio di turno che promette il reddito di cittadinanza, il Berlusconi col milione di posti di lavoro, il Salvini con la flat-tax, è mai possibile che nessuno si domandi: ok, sarebbe bello, ma così non è che andremo ad aumentare il nostro debito? Vivono anche loro in Italia? Vivono nello stesso paese che ha il 3° debito nazionale _del mondo_ ? Forse non sarebbe il caso di cambiare strategia, visto che siamo arrivati fino a questo punto? Qualsiasi persona che abbia fatto la benché minima esperienza di gestione di un bilancio familiare, o di un condominio, sa bene che l’indebitamento deve avere come contropartita qualcosa di serio e indispensabile, perché è un onere che pesa – e pesa tanto – e a cui va fatto ricorso solo in casi estremi. Invece qui da noi è entrato nell’insieme di quegli enti astratti (la casta, le oligarchie plutocratiche, la mafia, il mercato globale, gli gnomi di Bruxelles) da invocare quando necessario e che non si riuscirà a sconfiggere mai, proprio in quanto entità astratte.

    Io personalmente ne ho le scatole piene, e giudico qualsiasi politico (quale che sia il suo schieramento), che parla del debito con la stessa banalità con la quale si possa parlare di un capo di sartoria (lo riduciamo, lo restringiamo, lo allarghiamo ma giusto un po’ lì), con lo stesso metro con cui giudico coloro i quali vendono le “lozioni per fare ricrescere i capelli” o le pilloline per “far allungare i membri”: col metro della cialtroneria.

    Per come siamo messi ora, a mio avviso, se vogliamo cercare di invertire la tendenza c’è bisogno di aumentare il gettito fiscale, facendo pagare chi non lo fa, e tagliare tutti gli sprechi della spesa pubblica. Però vorrei che lo facessimo noi con coscienza e responsabilità, e non qualcuno nominato dal FMI o dalla troika facendo pagare la crisi ai soliti noti (vedi Monti/Fornero & Co), lasciando inalterati gli sprechi e i privilegi di pochi. Sarebbe una bella prova di maturità, per il paese e per la nostra classe politica.

  19. Sono d’accordo con quasi tutto, ma faccio notare che c’è una differenza tra finanziare un servizio (come la sanità) con il debito, e finanziarlo semplicemente “in perdita”. Se la sanità costa più di quanto immediatamente rende, e questo perché non si chiede di finanziarla se non in minima parte all’utente (parte che comunque sta aumentando insostenibilmente), ciò non significa automaticamente finanziarla a debito, cioè prendendo in prestito del denaro. Significa invece chiedere a tutti un contributo per pagare un servizio che non “rende”, ma che è indispensabile. In questo caso la collettività, più che perderci, spende per avere qualcosa, così come facciamo ogni giorno per beni e servizi (altrimenti cosa guadagneremmo a fare?).
    Se si sceglie di finanziare la sanità con il debito, invece, ciò può significare una cosa tra queste due: che si è scelto di postporre il necessario prelievo per fini elettorali, oppure che si è scelto un livello di assistenza sanitaria che un’economia, pur avanzata, non può reggere, oppure può farlo solo a un prezzo che la società forse non vuole pagare. Finora è stato vero il primo caso, ma se interpreto corretttamente, io come altri, la crisi economica come conseguenza di limiti fisici, prima o poi ci accorgeremo che abbiamo strafatto e che è vera la seconda…

  20. @gaiabaracetti: d’accordissimo, intendevo proprio questo, grazie per aver (come al solito) chiarificato il mio pensiero. Oramai le due condizioni si sono sovrapposte e col meccanismo dell’indebitamento non facciamo altro che “viaggiare nel futuro” per appropriarci di risorse che dovrebbero essere a beneficio dei nostri figli, i quali si ritroveranno in nazioni con le risorse al lumicino e con un debito sulle spalle pesantissimo. E’ davvero un mondo fantastico quello che stiamo lasciando in eredità ai nostri figli.

  21. Non solo: quando qualcuno prova a raddrizzare le cose, si sente rispondere che non può, perché ci sono i “diritti acquisiti”…

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