plastica

Forse perché non riesco a capire quale potrebbe essere una soluzione né come potremmo adattarci, la plastica mi fa più paura persino del cambiamento climatico. Si sa che sta uccidendo uccelli e pesci e che finisce in quello che mangiamo. Si sa che non sappiamo ancora come biodegradarla. Si sa che assorbe sostanze tossiche. Adesso salta fuori che ce la stiamo persino bevendo.

Ogni giorno cerco di fare qualcosa per eliminare la plastica dalla mia vita, persino raccogliendo i minuscoli frammenti che l’incuria altrui lascia in giro*. Ma è come svuotare un mare con un cucchiaino (bucato, perché la plastica mi si sbriciola nella borsa). E poi sapete che vi sto scrivendo da un computer fatto con la plastica.

*Aneddoto. L’altro giorno ero in un locale a Udine e ho chiesto alla cameriera se poteva darmi da bere in un bicchiere riutilizzabile anziché in uno usa e getta. Lei mi ha acidamente chiesto: “perché?”, lamentandosi che poi doveva lavarlo lei. Io ho detto che sono ambientalista (mia sorella mi ha già sconsigliato questo termine, quindi evitiamo di insistere sul punto nei commenti) e che se voleva glielo lavavo io. A quel punto due che hanno sentito la conversazione mi hanno chiesto: “e quello, di cos’è?”, indicando il mio portafoglio. Ho dedotto che secondo loro non ci si può dichiarare ambientalisti e avere oggetti in pelle. Io ho detto che non lo sapevo dato che era di seconda mano, e che comunque è meglio la pelle che la plastica, dato che la plastica uccide molti più animali, resta nell’ambiente, eccetera. Loro hanno alzato il sopracciglio con marcata perplessità. Gli ho detto che allevo animali e non mi faccio scrupolo a ucciderli se necessario (in realtà non li uccido io, perchè non ne ho il coraggio, ma era per enfasi. Inoltre mi faccio scrupolo ma so che lo devo fare). Mentre la cameriera mi dava il bicchiere riutilizzabile, ho detto: “se volete ne parliamo”, poi sono andata a sedermi. Uh, quanto li ho aspettati. Non sono venuti.

(E a Roma, quando chiedi un bicchiere di carta, ti danno un bicchiere di plastica. È incredibile. Per loro i bicchieri di plastica si chiamano di carta, quindi suppongo che il problema non esista)

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10 risposte a “plastica

  1. Una delle innumerevoli menzogne del “progresso”.
    Ci hanno rotto il pipo per anni dicendo che la plastica lasciata negli ambienti è brutta ma non inquinante.
    La crescita, la crescita demografica, i doni, risorse, gioiosi fratelli dell’islam religione di pace, pagatori di pensione, che portano nuovi stili di vita, gli inceneritori che fanno sparire i rifiuti, le squole senza bocciature, le squole senza compiti, il nucleare, il razzismo anti (quello della zootecnia umana socioindustiale meticciante), il fascismo anti, la TAx in val di Susa, il DDT,, eccetera eccetera.
    Come riempire il mondo (e la testa delle persone) di pattume plasticato.

  2. Testimonianza. E’ ormai ben più d’un decennio che dalle mie parti si differenziano i rifiuti, per cui mi sono organizzato dalla notte dei tempi con diversi contenitori nei quali “ammassare” temporaneamente gli scarti prima di conferirli nell’apposito cassonetto. Ebbene, posso riportare con assoluta sicurezza che quindici anni fa i miei rifiuti contenevano carta e plastica in proporzione approssimativa 2/1 e che oggi quella proporzione si è trasformata in 1/3. Vedi tu.

    La lotta ai rifiuti efficace NON è quella che si fa sul versante della raccolta e del recupero, bensì quella che si fa nelle fabbriche, con leggi vincolanti che riguardano la produzione, non il consumo. Lo sanno benissimo tutti coloro che legiferano a livello nazionale tanto quanto locale. Chiedersi perché si continua ad afferrare il toro per la coda anziché prenderlo per le corna. Trovare la risposta non è poi così difficile.

  3. Hai toccato un argomento spinosissimo, la plastica. Volevo scriverne qualcosa anc’io e forse lo farò. Io, simbolicamente, sto eliminando dal terreno del mio vigneto tutti i resti di anni di legature in plastica e dal prossimo anno userò solo vimini e rafia. È un’atto simboloco, sottolineo, perchè nella plastica ci siamo immersi fin dalla nascita.

  4. Confermo che il portafoglio è di seconda mano perché prima era mio.. Anzi di terza prima ancora era di mia nonna!

  5. “Si sa che sta uccidendo uccelli e pesci e che finisce in quello che mangiamo. Si sa che non sappiamo ancora come biodegradarla. Si sa che assorbe sostanze tossiche. Adesso salta fuori che ce la stiamo persino bevendo.”

    La plastica in se non uccide niente, non è tossica, altrimenti non si potrebbe usare per gli alimenti o in medicina. Magari capita che un animale la mangi scambiandola per qualcosa d’altro. E’ sempre successo con qualsiasi scarto umano, cambia solo il fatto che noi oggi produciamo una quantità enorme di rifiuti e gli animali prima o poi ci entrano in contatto. Certe specie come i ratti si ingrassano coi nostri rifiuti, altre ci stanno mettendo un po’ di più ad adattarsi.

    La plastica si degrada con la luce del sole e/o con il contatto con l’aria. Non puoi “biodegradarla” se non è metabolizzata da qualche organismo vivente. Che è meglio se non succede, perché lo stesso organismo, es un batterio, attaccherebbe qualsiasi plastica, non solo quella dei rifiuti ma anche le guarnizioni degli aerei, gli strumenti delle sale operatorie, eccetera.

    Ce la stiamo bevendo, se si riferisce al gossip dei giornaloni, è una di quelle notizie fondate sul nulla. Dove abito io nell’acqua del rubinetto ci sono quantità molto ma molto ma molto maggiori di solventi, cromo, insetticidi, diserbanti e altri inquinanti, compresi quelli “naturali”, rispetto a quantità infinitesime di plastica che possono essere valutate solo con procedimenti particolarmente sofisticati. Se sei curiosa e vuoi indagare:
    http://www.gruppocap.it/attivita/servizio-idrico-integrato/qualita-dell-acqua/acqua-del-tuo-comune
    In molte zone di Italia l’acqua scarseggia. Quando va bene viene prelevata da laghi e fiumi che sono ancora più inquinati della falda profonda da chi prelevano quella che bevo io. Direi che la faccenda della “microplastica” è proprio aria fritta per suonati.

    Rispetto al fatto che elimini la plastica dalla tua vita, è come spegnere la luce per non inquinare. Le centrali elettriche vanno sempre e comunque anche se tu non consumi la luce che producono. Non modulano la produzione in base alla domanda. Lo stesso concetto vale per il bicchiere di plastica, ne hanno prodotti miliardi e sono li per essere usati. Se non lo usi, il bicchiere, non è che sparisce, come se non fosse mai esistito. Rimane li e prima o poi finisce nei rifiuti. Per incidere in maniera sensibile sulla produzione dovresti convincere milioni di persone ad usare bicchieri di metallo (ad esempio), che si possono riciclare meglio di qualsiasi alternativa. Ma, senza considerare che il metallo è chimicamente attivo più della plastica e più tossico, avrebbero un costo, si confronterebbero le due filiere, quella del metallo e quella della plastica e se c’è in giro la plastica, sai già quale delle due è conveniente. Ergo, la tua presa di posizione individuale contro la plastica è solo simbolica, concretamente irrilevante.

  6. Lorenzo: “La plastica in se non uccide niente, non è tossica, altrimenti non si potrebbe usare per gli alimenti o in medicina.”

    Questo è un ragionamento fallato. Sei abbastanza anziano da ricordare la storia dell’Eternit e quella del nimesulide (giusto per citare i primi due che mi vengono in mente così, al volo). Fallo.

  7. Intendevi talidomide forse? Il nimesulide è il nome generico dell’aulin…

  8. Leggo sopra un commento sul fatto di togliere i legacci di plastica dalla vigna e usare legacci vegetali. Va benissimo, chi dice niente.

    Solo che uno dovrebbe pensare al fatto che abitare vicino ai vigneti induce un rischio sensibilmente elevato di malattie causate dai prodotti che vengono spruzzati sulle piante o sul terreno, prodotti che sono ENORMEMENTE più tossici per l’uomo e per ogni forma di vita della plastica.

    Se mi si dice “ma io alle mie viti non do niente” io rispondo che, ancora, non fa differenza. Conta quella che è la “prassi”, cioè quello che normalmente si usa nella coltivazione della vite.

    Cito, non essendo io viticoltore:
    Peronospora – I prodotti di copertura come i rameici (poltiglia bordolese) ditiocarbammati (Zineb, Mancozeb etc), tra i citotropici ricordiamo il cimoxanil, tra i sistemici di ultima generazione annoveriamo le acilalanine e l’etilsolfito di alluminio.
    Oidio o Mal bianco – prodotti di copertura come lo zolfo e prodotti endoterapici come il fenarimol, benomil.
    Muffa Grigia o Botrite – Vinclozolina.
    Tignoletta – trattamenti con esteri fosforici.

    Capirai, legare con lo spago di plastica o con quello di canapa fa tutta la differenza del mondo, no? Sopratutto quando bevi il vino, che contiene le cose scritte sopra, più altre introdotte nella vinificazione. Anche nel vino ci sono le “microplastiche”, attenzione. Poi le sostanze sopra elencate vengono dilavate dalla pioggia, vanno nel terreno e da li vanno nell’acqua dell’Arno che finisce nel bicchiere del Fiorentino preoccupato dalle fantomatiche “microplastiche”.

  9. No, no, farmacista! Parlavo proprio del nimesulide. Il caso talidomide aggiungilo pure all’elenco (che credo che invero possa farsi parecchio lungo), ma non di quello parlavo.

    Il nimesulide è stato prescritto allegramente per un sacco di tempo, e tutti a vantarne l’efficacia e la relativa sicurezza. Poi scade il brevetto (o come si chiama nel caso specifico) e la molecola rientra tra i farmaci genereci, con una bella spazzolata alla sua redditività. A quel punto (non prima), si scopre che è un farmaco da evitare perché provoca un sacco di guai. Ma dai!?! Coincidenze…

    Per l’eternit vale qualcosa di simile: prima di “scoprirne” la pericolosità hanno aspettato d’aver svuotato ben bene i magazzini. Dopo aver provveduto a massimizzare le entrate, le spese di bonifica sono state scaricate sulla collettività o sugli acquirenti. Anche questo è una coincidenza.

    Dunque, affermare che una cosa “non è tossica, altrimenti non si potrebbe usare per gli alimenti o in medicina” è un atto di fede.

  10. Ho scritto “simbolicamente” 2 volte per far capire, a chi non lo capisce, che non ha nessuna valenza pratica usare il vimine al posto della plastica.

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