dati

Quello che devo dire non piacerà a molte persone o risulterà sgradevole, ma, brevemente, mentre l’Italia va in giro per l’Europa a illudersi che gli altri paesi “facciano la loro parte” nell’accoglienza ai migranti e richiedenti asilo, ci sono alcuni dati incredibilmente allarmanti che non vengono forniti e che secondo me sono imprescindibili nella discussione.

Secondo le Nazioni Unite, che ogni paio di anni rivedono *al rialzo* le loro proiezioni demografiche, nel 2050 il mondo avrà 9,7 miliardi di persone, di cui 2,5 in Africa. L’Africa attualmente ha 1,2 miliardi di persone, che già così non ci stanno e scappano. Pensate se dovessero raddoppiare. Faccio notare che questa è la proiezione “media”, che presuppone un *forte calo* della natalità africana entro il 2050, cioè da 4,7 a 3,1 figli per donna. Questo calo non è garantito da nulla ma solo ipotizzato e la fertilità delle donne africane ha già dimostrato di scendere molto più lentamente di quello che ci si aspettava, o di fermarsi o addirittura risalire. I dati per l’Africa ovviamente comprendono anche il Nord Africa. Qualcosa di simile si prevede per l’Asia.

Ricapitolando: con “sostanziali riduzioni” della natalità in Africa, per cui sarà necessario fornire cure a madri e bambini, contraccettivi, logistica, tutte cose che costano e che l’America di Trump non finanzia più, comunque si prevede che la popolazione africana raddoppierà nei prossimi vent’anni. RADDOPPIERÀ. Questo se facciamo qualcosa. Se non facciamo niente, aumenterà ancora di più. E poi, sempre supponendo un grosso calo della fertilità, la popolazione africana raddoppierà ancora a fine secolo, arrivando a 4,4 miliardi (solo in Africa) nel 2100. Se questo dovesse succedere, in Africa non ci saranno più animali selvatici, foreste, savane, elefanti, leoni, eccetera, se non forse in qualche zoo. Ma è assai probabile questo che non succeda, perché il continente già adesso è in crisi con la popolazione attuale, figurarsi il quadruplo. Moltissimi cercheranno di emigrare, tanti altri si uccideranno a vicenda e altri ancora moriranno di epidemie o di fame – tutte cose che stanno già succedendo.

Non presumo di avere la soluzione. Io penso che l’Europa verrà travolta completamente da questa esplosione demografica. Siccome gli africani non sono i poveretti che molta retorica “accoglientistica” presenta, ma persone come noi, ci stanno arrivando da soli che l’esplosione demografica sta mettendo in crisi non solo l’Occidente, che non è un problema loro, ma anche l’Africa stessa. Leggendo questa rassegna stampa settimanale trovo spesso articoli di iniziative di governi, associazioni locali e società civile per diffondere i contraccettivi e rallentare la crescita della popolazione. Dall’Egitto al Malawi, dal Pakistan all’India, i governi e i cittadini hanno capito qual è il problema. Quindi la diffusione dei contraccettivi non è un’imposizione: anche i diretti interessati stanno cercando di fare qualcosa, ma i progressi sono lenti e c’è chi rema contro, perché l’essere umano fatica intrinsecamente a pensare che i figli possano mai essere troppi. Io penso che l’unica cosa da fare sia collaborare fornendo contraccettivi ai paesi ad alti tassi di natalità, e rimandare indietro le persone finché è possibile farlo. Non mi piace dirlo, non è una bella idea, ma mi sembra l’unica. La possibilità di emigrare è una valvola di sfogo alla pressione demografica, anzi, c’è chi, da Erdogan in Turchia alle gerarchie cattoliche nelle Filippine, vede nella possibilità di esportare la propria popolazione o di farla riprodurre in paesi nemici una forza, e quindi un incentivo a continure così (siamo all’idea biblica dei figli come frecce al proprio arco, anche se ammazzano tutto quello che sta intorno). Se rimandiamo indietro la gran parte delle persone che arrivano (non tutti, non sto dicendo questo), forse contribuiremo a creare un disincentivo alla riproduzione sfrenata. Avevo letto tempo fa, e purtroppo non riesco più a trovare, l’articolo di un nigeriano che diceva, commentando i rimpatri dall’Europa, che la Nigeria non può aspettarsi che l’Occidente si faccia carico di tutta la sua popolazione in eccesso, e che devono trovare una soluzione loro stessi. Non vedo alternativa. Penso che i rimpatri e i respingimenti siano l’unica soluzione e un nostro diritto.

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48 risposte a “dati

  1. Meglio svegliarsi tardi che non svegliarsi mai.
    Però attenta che potresti scontentare “qualcuno”. Ah, le matte risate.

  2. E’ una strana guerra non dichiarata che si combatte con armi assai poco convenzionali. Essendo non dichiarata, non è facile capire da chi e contro chi. Personalmente credo che i confini c’entrino poco, e che l’attacco sia di tipo assai più sofisticato e con finalità talmente atroci da rendermi impossibile anche solo immaginarle.

    Troppa fantasia? Mah… direi che basta guardare al passato anche non troppo remoto, e financo all’attualità, per vedere che in tema di atrocità non esistono limiti. Molte volte, proprio quelli che accusano gli altri di atrocità sono i più atroci. Non fatemi fare esempi, perché ce n’è per tutti, in particolare per chi sta ai vertici. E poi ci vengono a fare la morale…

  3. Sai cosa dovresti fare, Ugo? Andare al sacrario dei caduti della Grande Guerra, tra i quali ci sarà di sicuro un tuo parente come ce n’è dei miei perché ogni famiglia italiana ne aveva e quando sei li davanti al monumento che ricorda e celebra i 700.000 morti (molti di più furono i mutilati e minorati) per definire i confini dell’Italia completando il processo di unificazione e indipendenza nazionale, digli che “i confini c’entrano poco”. Anzi, fagli presente che i loro discendenti sono per abolirli, i confini.

  4. Ciao Gaia,
    condivido le tue stesse preoccupazioni, e lo stesso scoramento per l’assenza di uno straccio di soluzione utile sul piano politico. Il problema dell’immigrazione tocca molto la pancia dell’elettorato, e trovare qualcuno che ne compia una disanima non faziosa o pregiudiziale è impresa assai ardua.

    Io sinceramente ne sento parlare da quando ero ragazzo: i problemi del terzo mondo, lo sviluppo, i flussi migratori, le masse umane che premevano ai confini, etc. etc., però nessuno forniva mai una prospettiva che non fosse di volta in volta utile soltanto alla politica socio-economica del momento (nei periodi di sviluppo li si assorbiva come manodopera a basso costo, vedi la Francia o l’Inghilterra o la Germania; mentre in quelli di crisi si inondavano i loro territori con le nostre delocalizzazioni e i nostri mercati, vedi Europa dell’Est, Balcani o alcune zone dell’Africa).

    Per me è sbagliato porre il problema dal punto di vista della razza (e continuo a non capire perché se uno dei nostri vada fuori a Londra o in Germania «parte coraggiosamente in cerca di fortuna», mentre se uno più a sud di noi venga qui, «viene a rubarci il lavoro o la casa»): a mio avviso è fondamentalmente, e resta, un problema di sovrappopolazione. Anche se non fossero africani, ma si riversassero sulle nostre coste milioni di colti fiorentini o di gaudenti americani, avremmo sempre lo stesso problema: dove la mettiamo tutta questa gente? Qualche settimana fa ho conosciuto indirettamente una cattolicissima e italianissima coppia con 8 figli, e sinceramente credo che il loro costo in termini di risorse per il pianeta sia lo stesso di una famiglia sub-sahariana pari per numero. Se si è in tanti, non è che il colore del passaporto cambi il numero dei componenti della famiglia o renda più ecosostenibile la propria impronta ecologica.

    Forse se i politici invece di porla come una questione di razza/straniero/invasore la ponessero come una (evidentissima) questione di sovrappopolazione (un territorio non è un organetto che si può dilatare o comprimere per fargli contenere più o meno persone), riuscirebbero a far ragionare anche i fautori radicali della multiculturalità e dell’integrazione (che anche per me continuano ad essere valori, e non disvalori). Il problema del diritto di autodeterminare il numero dei propri figli forse andrebbe trattato molto più globalmente, così come per le emissioni di CO₂ e tutti gli altri fattori che mettono a rischio la sopravvivenza della nostra specie su questo pianeta.

    Per non arrivare alla suddivisione del mondo in una minoranza che controlli militarmente la maggioranza delle risorse di tutto il pianeta, a svantaggio di una maggioranza povera e indigente che dia loro l’assalto (se ci si pensa, a livello finanziario questa disuguaglianza è quasi già in atto: vedi il “We are the 99%” di Occupy); alla dicotomia di chi non pone limiti alle dimensioni della propria famiglia e al proprio stile di vita, e di chi invece vede l’intera propria esistenza compressa dal tracollo economico dello stato in cui vive, forse dovremmo fissare dei limiti a cui però uniformarci _tutti_, indipendentemente dal credo religioso, dalla latitudine o dalla forma di stato in cui viviamo. Ciò però presupporrebbe individui con tanto acume da anteporre la sopravvivenza della specie ai propri egoistici bisogni; e, per quanto visto finora, sono abbastanza scettico sulle capacità intellettive medie della nostra specie, partendo dalla costatazione che «fott**re il prossimo» o «lo Stato» sembra l’unico vero principio trasnazionale che accomuni tutto il genere umano.

    Con questa botta di sano ottimismo ti saluto, ringraziandoti sempre per il tempo che riesci a trovare per tenere in piedi il tuo blog.
    mandi!

    mk

  5. Lorenzo, alle volte sei troppo legato al significato letterale delle parole. Intendevo dire che mi sembra che la guerra venga condotta in un modo che prescinde dai confini, che non si tratti du una guerra territoriale ma si una guerra d’altro tipo.

  6. “o penso che l’unica cosa da fare sia collaborare fornendo contraccettivi ai

    “Io penso che l’unica cosa da fare sia collaborare fornendo contraccettivi ai paesi ad alti tassi di natalità, e rimandare indietro le persone finché è possibile farlo. Non mi piace dirlo, non è una bella idea, ma mi sembra l’unica.”

    Perché “non mi piace dirlo, non è una bella cosa”? Dunque se qualcuno ti entra in casa contro la tua volontà, non sarebbe una bella cosa opporsi, ricorrendo magari a maniere forti o chiamando la polizia? Qui stiamo proprio perdendo il ben dell’intelletto. Rifiutiamo di difenderci o perché completamente succubi dell’ideologia dominante dell’accoglienza o perché ormai imbelli e rammolliti dal benessere e dai gadget e incapaci di difenderci.
    Eppure i circa duecento stati ancora esistenti hanno ancora tutti un esercito il cui compito è di difendere il territorio e i suoi abitanti. Questi duecento stati hanno tutti dei confini ben precisi e apriti cielo se non sono rispettati, vedi la Merkel e gli altri che esigono la restituzione della Crimea all’Ucraina e il rispetto della sovranità degli stati senza se e senza ma. Ma poi sento ieri Napolitano che dice: “basta con questa sovranità, i confini devono essere aperti”. Ma siamo matti? O decidiamo di difenderci, che è un diritto umano, o saremo sopraffatti. Credo sia il primo caso nella storia dell’umanità che un
    esercito, in questo caso la marina, vada a prelevare gli invasori e ce li depositi in casa, vantandosi pure (“abbiamo salvato vite umane”). Tanto vale abolire l’esercito. Poi chissà aboliremo anche la polizia perché l’uomo è per natura buono e se svia è sempre colpa della società, colpa nostra insomma.
    Il problema dei problemi, il problema che sta alla base di tutti gli altri problemi – diceva Sartori – è la sovrappopolazione. Condivido il suo punto di vista. Non possiamo farci carico dei miliardi di africani. Ma guai ad affrontare il tema della sovrappopolazione. I rossi e persino i verdi ti danno del razzista, del neocolonialista e altre amenità. Sei contro la vita, per la cultura di morte.
    Quali sono per i verdi e i rossi i problemi? La xenofobia, il razzismo, l’omofobia, veri crimini contro l’umanità.

    Seguo da qualche tempo saltuariamente il tuo blog e nel complesso mi sembri una bella persona, ragionevole, con tante belle qualità. Difenditi, è tuo diritto.

    paesi ad alti tassi di natalità, e rimandare indietro le persone finché è possibile farlo. Non mi piace dirlo, non è una bella idea, ma mi sembra l’unica.”

  7. Concordo con i timori di Ugo. L’altra settimana ero alla presentazione di Gaiani di questo libro:
    http://www.analisidifesa.it/2017/06/le-presentazioni-del-libro-immigrazione-tutto-quello-che-dovremmo-sapere/
    Lui parla di “resa dell’Europa” (ovvero delle classi politiche europee)all’interesse dei petrodollari sauditi e del Quatar, principali sponsor della penetrazione estremista islamica in Europa.
    Oltre che ovviamente all’importazione di presunta mano d’opera a basso costo. Presunta perché, almeno in Germania, non sembra poi così intenzionata a sgobbare sulle catene di montaggio della VW….
    Che le migrazioni siano una vera a propria arma è il soggetto dello studio di un’americana, la Greenhill.
    http://www.leg.it/index.php?route=product/product&product_id=410
    Devo iniziare a leggerlo, so già che mi lascerà piuttosto depresso…

  8. gaiabaracetti

    Il punto è: cosa possiamo fare? Non è certo un bel segno che si sia gente che pensa che la soluzione sia tirare molotov negli alberghi destinati a ospitare profughi.

  9. Non è un bel segno no, anche perché questi immigrati clandestini (dato che tali sono…) sono l’ultima ruota del carro…. Io semmai le molotov le tirerei a chi ci guadagna da questo traffico. Non potendo tirarle sui gruppi jihadisti che gestiscono le migrazioni fino alla costa libica…beh…non fatemi dire chi prenderei a bersaglio.
    Io penso che le recenti votazioni amministrative abbiamo dato un chiaro segno, e questo bisogna fare. Demolire i partiti e le istituzioni che stanno demolendo lo stato, anche se significa votare e sostenere gruppi che non ci piacciono…insomma, tapparsi il naso, alla Montanelli.
    E opporsi, come dicevi tu gaia in un post vecchio, ad esempio ai nuovi arrivi, alle decisioni calate dall’alto…..
    ma non è solo per l’immigrazione: pensate alla recente storia dei vaccini, in cui si minaccia di togliere il figlio ai genitori se non provvedono ad adeguarsi alla legge. Questo è uno stato tecnocratico dittatoriale, che usa una presunta scientificità e si ammanta di buonismo (tuteliamo i bimib!!) per imporsi in maniera feroce. la cosa ha preso una accelerazione inquietante mi sembra….

  10. gaiabaracetti

    Sui vaccini non mi trovi d’accordo. Non c’è nessuna presunta scientificità ma la scienza e basta, in questo caso. Non è una questione di dittatura, ma di impedire comportamenti che danneggiano la collettività, il che è il minimo (e forse anche il massimo) che la legge possa fare. Ci sono bambini che sono troppo piccoli o troppo malati per essere vaccinati: a causa del calo delle vaccinazioni altrui, questi rischiano di ammalarsi e anche di morire, come stiamo vedendo da molti casi di cronaca in Italia e altrove (una recente epidemia di morbillo ha fatto sei vittime in Romania). Non si tratta solo dei “propri” figli, ma anche dei figli degli altri. Io non posso mandare un bambino non vaccinato in una scuola tanto quanto non posso andare a centocinquanta all’ora in un centro abitato o sparare a caso dalla mia finestra. Cos’è, dittatura anche cercare Igor il russo o fare le multe a chi supera i limiti di velocità?
    Un bambino non è di proprietà dei genitori, che possono farne quello che vogliono. Non è neanche di proprietà dello stato, ma siccome la scienza per ora è il meglio che abbiamo per decidere su questioni mediche, e la scienza è chiara su questo punto, per proteggere i bambini purtroppo obbligare i genitori a vaccinarli è l’unica strada.

  11. E perché allora nei paesi nordici così civili e evoluti quest’obbligo non esiste?
    E poi addirittura dodici vaccini. Mah, non so.
    Ma forse al nord li vaccinano comunque, perciò non c`è la necessità di obbligarli. Quel che mi disturba però nel caso italiano è la perentorietà con cui si proclama l’obbligo arrivando persino a minacciare i genitori di togliere loro la potestà genitoriale. Mi sembra quasi terrorismo.
    È chiaro che dobbiamo rispettare certe regole in società. Ma ormai è tutto un divieto. Io non fumo, ma tollero i fumatori (a parte al ristorante). Ero contro l’obbligo della cintura di sicurezza, ma se uno non l’allaccia gli si potrebbe decurtare l’assicurazione. A quando il divieto dell’alcol e del vino? In fondo anche l’alcolismo è una grossa piaga che la collettività deve sanare.

    “Un bambino non è proprietà dei genitori.” Non proprietà, ma sono i genitori i primi ad occuparsene e ad accudirlo e in un certo senso un bambino appartiene prima di tutto a loro: senza di loro non può svilupparsi normalmente Ovviamente la società ripone aspettative nella discendenza, è logico, ne va della sua sopravvivenza. Perciò trovo anche giusto che la legge privilegi il matrimonio come è concepito da millenni.

  12. gaiabaracetti

    Vorrei evitare che la discussione si spostasse sul tema dei vaccini, che non c’entra niente con il post e che non è di mia competenza, anche se mi sono informata. Rispondo brevemente.
    1. Non c’è scritto da nessuna parte che quello che fanno i paesi del Nord Europa sia sempre migliore di quello che facciamo noi – un’idea piuttosto provinciale. Dipende dai casi.
    2. Qui non si tratta solo del bambino in sé, ma di quel bambino più gli altri. Siccome alcuni bambini non possono essere vaccinati, chi non vaccina i propri mette a rischio anche gli altri. Inoltre, il vaccino non garantisce un’immunizzazione al 100% (chiedo scusa se sono imprecisa), per cui anche i bambini vaccinati sono a rischio se troppo pochi bambini si vaccinano (a questo ci si riferisce, credo, quando si parla dell’effetto di gruppo o di gregge).
    I genitori non vogliono che il proprio bambino corra i rischi (minimi ma esistenti) legati alla vaccinazione, ma non vaccinandolo scaricano ben maggiori rischi e i relativi costi sulla collettività. Per questo lo stato fa bene a intervenire.
    La società interviene non solo per tutelare un proprio “investimento” collettivo, ma anche per proteggere i più deboli, come i bambini. Molti genitori, seguendo pseudocure e ciarlatani vari secondo le proprie convinzioni, hanno portato alla morte figli troppo giovani per decidere. Tempo fa Presa Diretta ha fatto una bella puntata su questo.
    Per ulteriori approfondimenti rimando ai post dedicati in questo blog, molto accessibile:
    http://medbunker.blogspot.it/search/label/vaccini

  13. Non vuoi spostare la discussione sui vaccini, e va bene. Per riportarla in tema osserva che se davvero le dirigenze avessero a cuore la salute dei bambini (e non solo dei bambini) eviterebbero di importare malattie a tutto spiano con un atteggiamento totalmente opposto a qualsiasi condotta sanitaria di buon senso nei confronti delle “mescolanze” di genti provenienti dai quattro punti cardinali. Per dire (ma è solo un esempio) esisteva un tempo la quarantena — che fine ha fatto? quella non la rendiamo obbligatoria “per il bene dei bambini”? Male, molto male.

    Mi spiace, ma le contraddizioni stridono a un punto che nessuna propaganda, neppure la meglio studiata e più intensa, può coprirne il frastuono. A meno che si decida di mettere completamente in pausa il senso critico, la capacità di analisi.

  14. Gaia, in Germania non ci sono vaccini obbligatori. Da noi 12. Fessi i tedeschi o fessi noi? O forse siamo il paese che organi sovranazionali hanno “prescelto” per un magnifico progresso di salute e lunga vita? Guarda cosa avevano già deciso anni fa, in barba alle presunte emergenze:
    http://www.aifa.gov.it/content/italia-capofila-le-strategie-vaccinali-livello-mondiale

  15. gaiabaracetti

    Mauro: in questo caso direi proprio fessi i tedeschi: http://www.dw.com/en/berlin-measles-epidemic-reaches-new-high/a-18301149
    Leggi l’articolo: secondo un sondaggio il 72% dei tedeschi sarebbe a favore della vaccinazione obbligatoria, essendosi accorti che quando non vaccini i bambini possono scoppiare delle epidemie.
    O qui: https://www.washingtonpost.com/news/worldviews/wp/2015/02/07/germany-is-battling-a-measles-outbreak-that-is-10-times-worse-than-the-one-in-the-u-s/
    Ugo: questo è benaltrismo. Le “dirigenze” non sono un’unica testa pensante, e anche se lo fossero, persino una singola testa pensante può avere idee diverse (guarda Trump). Comunque il secondo articolo che ho linkato parla del legame profughi-vaccini.

  16. Non so perché ma a me sta storia del morbillo fa strano….per generazioni ce lo siamo fatti tutti da piccoli e nessuno ha mai parlato mai di epidemie e drammi sociali. Era comune che, prima o poi, nelle classi elementari tutti lo contraessero, si stava a casa 10 gg e festa finita. Oggi, in un epoca dove le cure sono ancora migliori, il morbillo è diventata una pestilenza, a sentire l’articolo da Berlino. Siamo rimbambiti noi, che abbiamo paura anche della nostra ombra, o vogliono rimbambirci per venderci farmaci di cui ragionevolmente (ragionevolmente, si badi) spesso potremmo fare a meno? Mi pare che l'”epidemia” in italia quest’anno abbia riguardato 2600 casi…0,004% della popolazione o roba simile. Allora in futuro dovremmo vaccinarci tutti anche per l’influenza, ogni anno, altrimenti potrebbero impedirci l’accesso agli uffici del Comune. Anche l’influenza è contagiosa e magari c’è qualcuno che ci lascia la pelle.

  17. Non è benaltrismo, è un’esortazione alla coerenza e alla rinuncia alle manipolazioni. Per quanto la percentuale degli “scemi” possa essere alta, non tutti siamo scemi. Tu certo non lo sei.

    Vengo spesso accusato di cinismo (non da te, o almeno non ancora). Ebbene, il mio non è cinismo, è il rifiuto di conformarmi al “sentire comune”, perché so fin troppo bene che quel sentire è manipolato con gelida determinazione da chi ha in mano le conoscenze, gli strumenti e i mezzi per esercitare la propria nullità etica. Ormai conosco il “tipo umano” e non mi lascio più incantare.

  18. Mauro, il vecchio “farsi” il morbillo è l’equivalente del vaccino, cioè un’immunizzazione, con il rischio però di morirne. Non un rischio trascurabile, visto che qualche milione di bambini all’anno moriva in media di morbillo prima dell’introduzione del vaccino: https://en.wikipedia.org/wiki/Timeline_of_measles
    Se ne muore ancora, ma molto meno. Se per te qualche milione di vite salvate ogni anno è poca cosa non so che dire.
    L’idea che la più becera ignoranza di alcuni metta a repentaglio una delle più grandi conquiste della medicina e a rischio la vita dei bambini sulla base di sospetti infondati mi fa davvero arrabbiare.

  19. Ripeto, per anni il morbillo è stato trattato come una malattia comune, senza allarmismi. Dove morivano sti milioni di persone? Non penso in Europa, altrimenti la vaccinazione sarebbe stata obbligatoria dal dopo-guerra, come per la pertosse , la poliomelite, la difterite ecc, quelle che ho fatto io da piccolo. Nessuno 30 anni fa si vaccinava contro morbillo, orecchioni, scarlattina, rosolia, e non c’era nessun panico. Ora invece è una pandemia da cui è obbligatorio premunirsi. A me sembra stranissimo.
    Ma direi di chiudere qui sto argomento, abbiamo capito che abbiamo opinioni diverse.

  20. gaiabaracetti

    Il vaccino è stato inventato negli anni ’60, per quello non era obbligatorio dal dopoguerra. La tua è una trappola logica: siccome una combinazione di vaccini e migliori cure ha ridotto la mortalità, allora la malattia non è pericolosa! È come dire che siccome chi si lancia da un aereo ha il paracadute e non muore allora lanciarsi dall’aereo non è pericoloso e il paracadute non serve.
    Io credo che quando sono disponibili dati non bisognerebbe affidarsi alle opinioni, alle impressioni personali e ai ricordi. Per esempio io non ho mai conosciuto nessuno che sia morto di AIDS, e forse in tutta la mia vita una sola persona che avesse l’HIV; non per questo dubito che l’AIDS esista e possa uccidere o mi ritengo immune se ho comportamenti a rischio. È proprio sapendo cosa succede anche al di là della propria esperienza personale, e guardando i dati, che si riducono i rischi. Se poi emergeranno dati che dimostrano che ho torto, cambierò idea, ma finora non ne ho visto neanche uno.

  21. Scommessa: Gaia non hai avuto il morbillo!
    Ci ho preso? 🙂

  22. gaiabaracetti

    No perché a quanto mi risulta sono vaccinata.

  23. gaiabaracetti

    Meglio ancora: https://www.iozummo.com/bill-gates-chiudete-frontiere-o-africani-vi-sommergeranno/
    Da uno che – pur avendo fondato un’azienda malvagia – fa molta e seria filantropia proprio in questi paesi, direi che c’è da dargli retta.

  24. Gaia, a costo di finire fuori tema un’altra volta, posso chiederti perchè ritieni che Microsoft sia un’azienda malvagia?

  25. Uso malvagia nel mio senso semi-ironico, comunque perché ha creato enormi concentrazioni di ricchezze nelle mani di pochi vendendo un prodotto che ha dei grossi limiti e che quindi ha imposto costruendo una specie di monopolio ed eliminando slealmente la concorrenza, motivo per cui l’azienda è anche stata multata più volte.

  26. Premetto che causa connessione non posso vedere il video. Offro quindi solo osservazioni generali su quello che mi pare essere il tema.
    Se l’imperialismo è sempre la causa dell’immigrazione, dobbiamo concludere che gli europei sono migrati nelle Americhe a causa dell’imperialismo degli Aztechi o dei pellerossa in Europa?
    L’imperialismo va sconfitto liberandosene in patria, non andando nei paesi che lo causano a reclamare le briciole dei suoi frutti. Riguardo alle colpe storiche, a me sembra una scusa per non agire ora. La storia è un tale cumulo di aggressioni reciproche e torti mai rimediati che non capisco perché solo il colonialismo europeo viene additato come la colpa originale da espiare per sempre, e tutto il resto no. Tutti hanno aggredito, conquistato, rubato, compreso il mondo islamico durante la sua espansione, la Cina ricorrentemente, il Giappone, gli imperi latinoamericani e i popoli africani gli uni con gli altri. Perché è solo l’Occidente a essere colpevole di tutti i mali del mondo? A me sembra una specie di fissazione, che parte da una oggettiva realtà storica ma finisce per offuscare tutte le altre. Come se fossimo non solo gli unici colpevoli, ma anche gli unici *capaci* di colpa.
    Il rapporto tra mondo cosiddetto sviluppato e così detto in via di sviluppo è molto complesso. Da un lato c’è lo sfruttamento, il colonialismo, la corruzione dei dirigenti locali; dall’altro le rimesse dei migranti, gli aiuti, lo scambio. L’Africa sta crescendo moltissimo economicamente; il problema è che la popolazione cresce di più. Le economie africane crescono anche più di quelle europee. Per noi sarebbe il momento di decrescere e lasciare spazio ad altri, e paradossalmente è proprio la migrazione che ce lo impedisce.

  27. Il documentario non parla dell’imperialismo, ma descrive storicamente le cause dell’immigrazione dai paesi dell’america latina agli USA. Io l’ho trovato interessante, perché a parlare – tranne qualche breve preambolo storico per spiegare la situazione in ciascuno degli stati sudamericani – sono proprio le persone che sono immigrate, o i testimoni di quanto accaduto. In molti dei casi – è vero – l’immigrazione è stata conseguenza dell’imperialismo, ma non è sempre stato così, almeno agli inizi del ‘900.
    Dal momento che quando si parla di immigrazione di solito sono tutti lì a pontificare, tranne i protagonisti (se non in pochissimi casi, cioè quando succede qualche tragedia e vengono intervistati i sopravvissuti), pensavo di segnalare il documentario per dare la voce anche a chi ha patito l’immigrazione, anche se in un altro contesto e in un altro continente.
    A parte le scontate analogie che si potrebbe tentare di proporre tra i due fenomeni (lo sfruttamento, le colonizzazioni, le ingerenze politiche, etc.), che peraltro non mi interessano particolarmente proprio perché scontate, ciò che mi ha colpito nel documentario è che – a mio avviso – le persone emigrano sempre grossomodo per le stesse cause. Vedere che ora negli USA vivono più di 30 milioni di messicani (più della metà degli italiani residenti in Italia), e che per alcuni paesi il numero degli immigrati negli USA supera addirittura il numero dei connazionali nei rispettivi stati di origine, mi ha fatto riflettere su cosa potrebbe succedere se accadesse la stessa cosa per il continente europeo.

    Quanto al problema della sovrappopolazione, che è importante ma a mio avviso non è l’unica causa del problema, ne avevo scritto anch’io in un post precedente, che probabilmente troverai gentilmente cestinato nello spam dal filtro automatico di wordpress, che pare non gradisca molto il mio stile (peraltro non è il solo). Ma tanto le mie sono parole che non lasciano traccia, per cui stanno bene anche nel fondo dell’antispam.

    Buon fine settimana,

    mk

  28. Vedo subito se c’è e se sì lo tiro fuori da lì e sgrido il filtro antispam. Perché dici che le tue parole non lasciano traccia? Se ti riferisci a come ti viene risposto su questo blog, spero davvero che tu non lo pensi perché per me è vero tutt’altro e infatti mi dispiaceva non vedere i tuoi contributi.
    Naturalmente la sovrappopolazione non è l’unica causa della migrazione di massa, ma la segnalo con particolare preoccupazione perché è la meno reversibile. Se le cause sono la povertà, lo sfruttamento, la mancanza di prospettive, questi sono tutti fenomeni risolvibili anche nell’arco di pochi decenni, e già ora ci sono paesi che stanno meglio di prima e in cui la gente comincia a sentirsi di poter stare (Italia inclusa, fino a poco tempo fa); nel momento in cui il paese ricevente si ritiene saturo, può sperare che il paese inviante abbia condizioni migliori da offrire ai suoi cittadini. Ma quando sono nate più persone di quante un territorio ne può reggere, allora siamo di fronte a un fenomeno non reversibile nell’immediato se non a prezzo di enormi ingiustizie e sofferenze, e per questo è meglio pensarci prima!

  29. E ovviamente sono d’accordo con il lasciar parlare anche gli immigrati stessi. Si tratta di una questione che interessa almeno tre parti: chi se ne va, chi lo riceve, e chi resta. Io non posso parlare a nome di chi se ne va, perché ho deciso di tornare, ma posso descrivere come si sente chi riceve o chi resta, dato che anche dall’Italia ha ricominciato ad andarsene parecchia gente.

  30. Michele, ho trovato il tuo commento e l’ho approvato, purtroppo però è finito parecchio in su. Starò più attenta al filtro!
    No, non è una questione di razza, o meglio se vogliamo farne una questione di razza dobbiamo ricordare che i primi ad espandersi alle spese di tutti gli altri colori furono i bianchi, che strariparono dall’Europa e invasero il mondo.
    Infatti io polemizzo anche un sacco con chi vorrebbe tener fuori i migranti ma spingere gli italiani a fare più figli. Non è con la guerra demografica che si risolve il problema e se l’Italia è troppo piena è piena innanzitutto di italiani.
    È vero che la famiglia africana che viene qui ha un impatto diverso dalla famiglia cattolica che prolifica, un impatto che per alcuni può essere migliore, per altri peggiore, ma comunque diverso: le persone non sono portatrici tutte della stessa cultura, della stessa religione, tradizione, e persino i nostri diversi aspetti portano una storia, a voler essere onesti. Poi si può preferire la varietà all’omogeneità o il contrario, ma le persone non sono intercambiabili – così come una famiglia europea che va a vivere in Africa non equivale in tutto e per tutto a una famiglia africana, anche se mangia, beve e consuma allo stesso modo. È anche vero che per certe persone la famiglia straniera è più vicina alla propria sensibilità alla famiglia conservatrice e iperreligiosa autoctona… insomma ci siamo capiti.
    Ma hai ragione, il problema è globale. Solo che adesso c’è chi consuma troppo (“noi”) e chi si riproduce troppo (“loro”). Ci sono eccezioni, ma per ora il mondo si divide così. Ognuno ha la sua parte da fare.

  31. Sergio, come per Michele, il tuo commento era finito nello spam. Sono d’accordo con te sull’assurdità di un esercito che preleva quelli che di fatto, anche se in grandissima parte disarmati, sono diventati invasori; il problema però è che queste persone non si possono lasciare annegare e se non le salvi annegano. L’unica soluzione in questo caso è il salvataggio seguito dai rimpatri, sperando che servano da deterrente.

  32. Il cambiamento climatico, la siccità e la sovrappopolazione furono tra le cause principali del crollo delle civiltà mediterranee dell’Età del Bronzo: http://climatenewsnetwork.net/fall-of-ancient-civilization-offers-climate-warning/
    http://climatenewsnetwork.net/climate-toppled-late-bronze-age-rulers/

  33. …Ma hai ragione, il problema è globale. Solo che adesso c’è chi consuma troppo (“noi”) e chi si riproduce troppo (“loro”)…

    Ecco – a mio avviso – il vero cuore del problema, che mi piacerebbe vedere discusso in sede politica, ma a quanto pare sono due argomenti tabù, soprattutto per le sinistre.

    Quanto alla mancanza di ascolto delle mie parole, non mi riferivo a te – sei l’unica persona che abbia letto riviste o articoli che ho segnalato in passato, solo per rispondermi entrando nel merito, e di questo ti sono infinitamente grato e reputo il tuo un comportamento _esemplare_ (solo nei blog tecnici ho avuto pari fortuna, ma lì ci sono obbligati!)-, era solo una triste costatazione sul web >= 2.0, nel quale mi pare impossibile essere ascoltato, essendo gli altri bombardati da miliardi di informazioni tra cui le mie scompaiono, non essendo relative a gattini o donne più o meno nude.

    Ti leggo sempre, e se non rispondo è perché o non ho niente da aggiungere in proposito, oppure per non ricadere in polemiche già avvenute in passato, che non vorrei imbrattassero il tuo log, a cui tengo molto.

    Mandi,

    mk

  34. Ti ringrazio. L’unica cosa che posso aggiungere è che capisco la frustrazione. Uno dei motivi per cui avevo deciso di sospendere il blog, anche se non il principale, e forse me ne sono resa conto solo dopo, è che internet è strapieno di roba e anche robaccia in mezzo alla quale il proprio contributo annega, e poi la rete rende tutto così facile e superficiale – commento qui, polemizzo lì, ripeto il mio pallino per l’ennesima volta là via senza badare a quello che mi rispondono, poi mi stufo e vado a commentare da un’altra parte, leggo solo dove mi danno ragione anche se è tutto sbagliato… e poi uno magari si concentra su un piccolo particolare che crede che parli di lui, e io non riesco, forse anche per limiti miei, a far passare un messaggio che è molto più ampio. Cosa scrivo a fare, mi chiedo, se in così pochi hanno tempo di leggere con attenzione, se tanto alla fine del dibattito nessuno ha cambiato neanche un po’ punto di vista, se i dati non contano nulla e se quello che scrivo mi fa litigare con amici e parenti…? Meglio darsi solo ai libri, se non altro perché chi ha pagato per portarsi a casa un peso nella borsa si sentirà di dovere almeno a se stesso di prestarci un po’ di attenzione! E nemmeno questo è detto.
    Oppure invece che parlare provo a fare, mi sono detta, con animali, orticello, stoffe, eccetera. Solo che poi ho espresso questo pensiero in un video, il video ha girato, e le persone si sono offese perché sembra tutto un ridicolo hobby e chi sono io per dire agli altri eccetera eccetera?
    Insomma non va bene niente: non va bene dire cosa servirebbe fare, non va bene provare a farlo, e soprattutto non va bene farlo notare. E allora arrivi al punto in cui un po’ te ne freghi. In fondo non se ne può fare una questione troppo personale, quando nel mondo sta succedendo questo: http://nymag.com/daily/intelligencer/2017/07/climate-change-earth-too-hot-for-humans.html

  35. “Insomma non va bene niente: non va bene dire cosa servirebbe fare, non va bene provare a farlo, e soprattutto non va bene farlo notare”
    Io non sarei così pessimista, egregia Gaia. di certo quello che si può ottenere sono solo piccoli, piccolissimi risultati. Non fai cambiare idea a nessuno? beh, ma di sicuro getti il germe del dubbio in qualcuno, e magari domani vedrà le cose in maniera diversa. Se tutto questo possa agire in tempo utile a risolvere i problemi non lo so (onestamente dubito), ma credo anche che ciò non possa esimere dall’agire come riteniamo retto e opportuno.

  36. Io credo che l’aspetto che tributi gli onori maggiori ai tuoi post – aldilà della prosa che mi piace tantissimo… come dicono gli americani leggerei anche la tua lista della spesa – è l’originalità del tuo pensiero; originalità che però costituisce anche il rovescio della medaglia: il lettore che non conosce appieno il background della tua weltanschauung, immagino tenda facilmente ad etichettarti, per economia di pensiero (o per semplice pigrizia), ad una radicalista anti-immigrazione, oppure ad un’estremista della decrescita, o ad uno di quegli alumni PhD iper-titolati che gettano la carriera accademica alle ortiche e si dedicano ad una qualche forma di esistenza naïf (tipologia oggi molto trendy).
    Non è possibile, ovviamente, rendere elementare ciò che naturalmente è complesso, e invece oggi la tendenza è quella dello slogan (o addirittura dell’hashtag) e della banalizzazione dei temi; perciò il tuo scrivere è come nuotare controcorrente. Ho però la ferma e intima convinzione che la verità, prima o poi, venga sempre a galla – si tratta solo di volerla saper scorgere; per cui confido che le pagine di questo blog, se non ora, acquisiscano tra non molto tempo l’attenzione che giustamente meritano.
    Tu non mollare, finché puoi… chè almeno contrasti in qualche modo il mare magnum di immondizia che pervade il web.
    Grazie sempre,

    mk

  37. Grazie a entrambi, la smetto con il megalomavittimismo. Cmq leggete l’articolo che ho linkato, merita!
    (Meno indicato a chi ha figli piccoli o altri bambini a cui vuole bene)

  38. Voler bene ai figli… pare che un certo Talete fosse solito rispondere a chi gli chiedesse come mai non avesse figli che non ne aveva perché voleva loro troppo bene. Magari è vero che Talete diceva così, magari no (è passato un sacco di tempo), però è ben vero che varrebbe la pena soffermarsi a valutare un po’ di cosette prima di prendere certe decisioni. Pretendo troppo, lo so.

  39. Sull’ultima issue di Environmental Research Letters una letter di Seth Wynes e Kimberly A. Nicholas che ammoniscono:

    …We have identified four recommended actions which we believe to be especially effective in reducing an individual’s greenhouse gas emissions:

    1. having one fewer child,
    2. living car-free,
    3. avoiding airplane travel,
    4. eating a plant-based diet

    Tutti imperativi baraccettiani!!!

    Considerazione n. 1
    Meriti quantomeno una laurea honoris causa in climatologia ed ecosostenibilità.

    Considerazione n. 2
    A saperlo, potevano consegnarti il loro fondo di finanziamento per la ricerca, e avere il dato già bello e pronto 4 anni fa 😉

    Sei un mitoooooooooooooooooooooooooooooo

    Baci

    mk

  40. Per fortuna la nostra ora è una società in cui, tendenzialmente, la decisione si pondera bene. Per questo sono molto grata a chi ha inventato i contraccettivi (e combattuto per legalizzare l’aborto): permettere alle persone di avere figli solo se lo vogliono e se si sentono in grado è una delle grandi conquiste dell’umanità, e non solo per motivi ambientali. Ogni bambino merita di essere accudito e amato.

  41. Gaia: “Ogni bambino merita di essere accudito e amato.”

    E invece, anche dalle nostre parti, al di là delle dichiarazioni e di apparenze costruite ad arte per “salvare la faccia”, sono numerosissimi i casi in cui non sono vere nè la prima, nè la seconda condizione.

    Il più delle volte i genitori generano figli in funzione della proprio soddisfazione personale, salvo poi accorgersi che la nuova persona che hanno davanti non corrisponde al modello che avevano in mente e cadere in atteggiamenti interiori ben lontani da quelli iniziali. I comportamenti vanno di conseguenza, anche se il contesto sociale limita quelli più appariscenti.

  42. Un’interessante riflessione di Naomi Klein che accusa i giornalisti di non evidenziare mai come le «emergenze meterologiche» in USA non si possano più definire imprevedibili, ma siano un chiaro effetto del riscaldamento globale e inoltre siano correlate a tutta una serie di problemi tra cui immigrazione, catastrofi umanitarie e razzismo: …which means there is a moral imperative for informed, caring people to name the real root causes behind this crisis — connecting the dots between climate pollution, systemic racism, underfunding of social services, and overfunding of police…

  43. Da quello che ho capito, la posizione di Naomi Klein è che il cambiamento climatico sia qualcosa che “cambia tutto”, un’emergenza senza precedenti. Io sono più dell’idea, come scritto in questo articolo, che sia solo uno dei sintomi di un problema molto più grande, che è lo straripamento umano (“overshoot” sarebbe meglio, ma non so come tradurlo): http://www.postcarbon.org/why-climate-change-isnt-our-biggest-environmental-problem-and-why-technology-wont-save-us/

  44. Scritto così non è molto chiaro, dove hai trovato la riflessione della Klein, mk?

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