agnelli a Pasqua

È un po’ che vorrei scrivere una serie di post sulle mie pecore, non da esperta ma da persona che sta cercando di imparare, e poi esito perché la storia è lunga e io (anche perché le pecore sono molto impegnative, tra le altre cose) non ho tanto tempo e non so se me la sento di imbarcarmi in una cosa del genere. Solo che adesso è partita questa sceneggiata degli agnelli a Pasqua: dal Fatto Quotidiano al Messaggero Veneto, da Berlusconi alla Boldrini, tutti hanno a cuore il destino di questi cuccioli carini e vogliono salvarli a tutti i costi. Ho visto che ci sono due metodi: uno è fare poster e video che facciano sentire in colpa chi li mangia, e l’altro è adottarli. Premetto che io rispetto la scelta vegana, non mangio quasi mai carne e men che meno agnelli a Pasqua (cerco di non mangiare mai animali molto giovani), e penso sia positivo che ci si ponga questi problemi etici. MA NON COSÌ. Questa mania di salvare gli agnelli, che probabilmente passerà di moda non appena si scontrerà con la perdita di interesse collettivo o coi suoi limiti fisici, è semplicemente ridicola, stupida e completamente ignorante. Sì: questi finti animalisti dell’ultima ora che si spupazzano pubblicamente gli agnellini “salvati” a beneficio dei fotografi sono degli ignoranti e qualcuno deve dirlo. Adesso vi dò alcuni motivi che giustifichino la mia affermazione:

  • comprare un agnello destinato al macello, anche se non si intende macellarlo, non fa che aumentare la domanda di agnelli, proprio in un momento in cui sembrava essere in calo. Prevedo che per la Pasqua 2018 ci saranno più agnelli in vendita: una quota per chi se li mangia, e un’altra quota per i furbi che li vanno a comprare per salvarli
  • se si vuole che gli animali non soffrano, non si possono tenere in un gregge tanti maschi quante sono le femmine, perché i maschi entrano in competizione fino a farsi male e perché hanno bisogno di più femmine ciascuno. Ho parlato con un’allevatrice di capre che mi ha detto di aver lasciato chiusi due caproni una notte nella stalla e di averli trovati il giorno dopo con la testa aperta, morti. In natura il maschio sconfitto può scappare, ma in cattività è più difficile e deve combattere fino alla fine (da cui il detto: due galli in un pollaio non possono stare, nonché l’origine degli sport, quelli sì crudeli, dei combattimenti tra animali). Eliminare i maschi in più è necessario per il benessere di chi resta. Se si conta tra l’altro che è più probabile che vengano mandati al macello gli agnelli maschi che le femmine, che di solito l’allevatore si tiene, sono proprio curiosa di vedere come funzioneranno questi nuovi greggi a maggioranza di arieti
  • dal punto di vista economico, nell’allevamento a scopi alimentari la macellazione è una necessità, ragione per cui io penso che i vegetariani non esistano, ma esistano solo i vegani. Siccome per produrre latte bisogna far nascere vitelli, agnelli e capretti ogni anno, chi dovesse decidere di non ucciderli ma di tenerli dovrebbe avere un gregge che cresce in maniera esponenziale, il che sarebbe distruttivo dal punto di vista delle risorse (disboscamento totale per fare posto ai pascoli, oppure distruzione e desertificazione degli stessi), ingestibile dal punto di vista del lavoro, e così costoso dal punto di vista del mantenimento degli animali che nessuno comprerebbe più i prodotti di quell’allevatore
  • tenere una pecora non è esattamente come tenere un gattino. Ci vuole un ampio pascolo, un riparo adeguato e non abusivo, una serie di cure anche mediche, fieno, tosatura una o due volte all’anno… quante persone si possono trovare che facciano tutto questo senza nessun utile e che abbiano il tempo e la terra per poterselo permettere? E a che costo per l’ambiente? La pecora, non dimentichiamolo, emette metano, un potente gas serra
  • a proposito di gattini: se c’è una cosa che veramente non sopporto sono gli animalisti che hanno cani e gatti. Dalla Brambilla alla Boldrini alla salvatrice di agnelli friulana, fino persino a Margherita Hack, sembra essere un tratto comune. A queste persone sembra essere sfuggito il piccolo particolare che cani e gatti sono carnivori e che nelle crocchette di manzo c’è veramente il manzo (oltre, presumo, a una serie inenarrabile di porcherie, ma non lo so, non denunciatemi). Nelle crocchette e nei cibi per cani e gatti, tra allevamento intensivo e test sugli animali, è contenuta una tale quantità di sofferenza di altri animali che quando scopro un vegetariano che tiene un gatto mi viene voglia di sequestrarglielo. È possibile ridurre l’apporto di carne fino quasi ad eliminarlo, anche se, a quanto so, questo non si può fare per i gatti, e si tratta comunque di animali che anche quando hanno la pancia piena cacciano, facendo strage di piccoli animaletti quali uccellini, lucertole o topi, e nel caso dei cani anche di animali più grandi. Ma allora qualcuno dovrebbe convincermi che mangiare un agnello sia in qualche modo moralmente peggiore del prendere un animale carnivoro, imprigionarlo in una casa o in un cortile, impedirgli di fare la vita per cui la sua specie si è evoluta e fornirgli una dieta basata non sulla sua natura ma sulle proprie convinzioni
  • e, a proposito di qualità della vita, tra tutti gli animali da carne le pecore sono tra quelli che se la passano meglio. Magari esiste, ma io un allevamento intensivo di pecore non l’ho mai visto. Di solito gli ovini hanno a disposizione pascoli più o meno grandi e possono stare molto tempo all’aperto e in gruppo, protetti dai predatori che abbiamo gentilmente sterminato per loro e riproducendosi naturalmente, cosa che ad esempio ai cavalli raramente è concessa. Una morte rapida per alcuni esemplari giovani di una specie mi sembra comunque meglio di una vita di prigionia e maltrattamenti, o snaturante. Se vogliamo fare una campagna facciamola sui polli, sui tacchini o sui maiali, prima che sulle pecore
  • l’unico utilizzo delle pecore (a parte lo sfalcio ecologico) che non richieda una costante produzione di agnelli è la lana; peccato però che questo possa comportare pratiche molto crudeli, come il mulesing, cioè l’asportazione, spesso sbrigativa e senza anestesia, di parte della pelle perianale per evitare infezioni. A quanto ho letto, praticamente queste povere bestie vengono mutilate da vive e coscienti, e alcune muoiono lo stesso. Si fa soprattutto in Australia, e anche in Nuova Zelanda almeno per ora, proprio i paesi da cui proviene la lana che indossiamo, dato che la lana italiana non la vuole più nessuno. Si potrebbe dire: benissimo, vestiamoci di poliestere! Tralasciando il discorso dell’estrazione, trasporto e lavorazione di combustibili fossili, c’è il non indifferente problema delle materie sintetiche, tra cui anche quelle tessili, che finiscono negli oceani distruggendo la vita marina. E sapete come ci finiscono queste fibre in mare? Basta fare una lavatrice. Una lavatrice di un’eco pelliccia o di un maglione di pile causa probabilmente più sofferenza animale e più danni ambientali di un maglione di lana prodotta eticamente. Guarda un po’!
  • alla base di ogni vero ambientalismo sta non solo una effettiva conoscenza dell’ambiente, per quanto possibile, ma anche un’analisi sistemica, ampia, che tenga conto di tutti i fattori e non solo di alcuni più ovvi o immediati. Veder morire un agnello è straziante, ma non si tratta solo di questo: si tratta del fatto che il legame è evidente. Agnello macellato -> cosciotto nel mio piatto. Quando si parla invece di mangiare cereali, legumi, derivati della soia, la questione si fa più sfuggente. Se per produrre mais, soia, olio, si sono deforestati ettari ed ettari di foresta vergine, probabilmente la somma di sofferenza animale tra roghi, perdita dell’habitat e caccia è molto più grande di quella che si arreca a un agnello uccidendolo. Solo che è difficile risalire all’origine di un derivato della soia, mentre un pezzo di carne si sa che appartiene a un animale ucciso. Ma il vero ambientalismo si interroga e va oltre. È vero che parte della deforestazione serve a creare spazio per coltivazioni di mangimi per animali, ma ci sono alternative allo sfamare gli animali d’allevamento con cibi coltivati chissà dove, e queste alternative rappresentano proprio il motivo per cui si è iniziato ad allevare gli animali: per fargli mangiare quello che noi non mangiamo, non il contrario. Solo che perché questo sia possibile, perché ci siano pascoli, serve tanta terra e tanto lavoro. È finché la popolazione continua a crescere, finché si continua a cementificare, a frammentare la proprietà, ad asfaltare, il pascolo non farà che diminuire. Quando sento un politico che predica la crescita economica e demografica e poi si dà arie da ambientalista mi viene un nervoso difficilmente sopprimibile. L’ambiente ha bisogno di spazio. La nostra crescita glielo toglie. Gli animali soffrono per questo, ma non solo loro: anche le piante, e anche noi.

Il dibattito sugli animali e sull’agricoltura deve essere incentrato sull’esperienza degli esperti, tra cui quelli che, giorno dopo giorno, si misurano personalmente con le difficoltà e le scelte dell’allevamento, dell’agricoltura e della produzione di cibo. Demonizzarli non serve a niente.

E se vi fa pena l’agnello, potete sempre mangiare il montone.

Advertisements

36 risposte a “agnelli a Pasqua

  1. Purtroppo il veganesimo è uno dei molti oppi che inquinano le menti di moltitudini di persone sradicate dalla natura e dai suoi cicli, artificializzate in ambienti urbani sempre più patologici e patogeni, il ché ha effetti anche sulla salute mentale.
    La waltdisneyzzazione di masse sempre più grandi produce queste aberrazioni concettuali, questi cretinismi tra i quali il veganesimo.
    In un luogo di oppiomani marxistoidi avevo sottolineato che senza i predatori non esisterebbero neppure le prede spiegando il perché (peraltro elementare, come le tue limpide e semplici osservazioni sopra) ma mi hanno censurato il commento “fascista”.
    L’ecologia è tutt’altro che politicamente corretta e questo è insopportabile per questi invasati moralisticheggianti.
    E’ un segno della senescenza delle nostre “culture” di plastica in veloce processo di corruzione.

    Prego notare che il veganesimo è molto diffuso tra i sinistranti, quelli che, come ossessi, professano i loro dogmi insensati, suicidi, nichilisti su multiculturalismo, ciarpame LGBT, progressismo (regressivo), globalismo, accoglienza senza se e senza ma, razzismo positivista, etc. coloro che apologizzano, progettano, sostengono le invasioni di milioni di migranti nell’Europa assurdamente già sovrappopolata.
    Cosa dovrebbero mangiare le moltitudini di homo che si aggiungono, in questa altra follia, autodistruttiva, masosadica, alle sardine in scatola europee?
    Homo Sapiens è onnivoro e ogni deviazione dalla via retta, quella della Natura, è un segno di malattia: tra questi anche il veganesimo che non è altro che l’altra faccia della medaglia del consumismo carnivoro, altra insensatezza, come tutti i consumismi.

    Date loro un altro fondamentalismo col quale possano spegnere la crapa.

  2. Io penso che se uno non se la sente di uccidere degli esseri sicuramente senzienti e preferisce cibarsi di alimenti esclusivamente vegetali non solo è libero di farlo, ma può contribuire alla collettività con degli interrogativi importanti e un esempio alternativo. Per quanto mi riguarda, ben venga il veganesimo come scelta individuale. Inoltre la nuova filosofia/moda vegana amplia (finché coesiste con le alternative) la gamma di esperienze culinarie. Proprio ieri ho cenato in un ristorante vegano e mi ha fatto piacere trovare sapori diversi dai soliti.
    Quello che invece mi dà fastidio è l’incoerenza, l’illogicità, l’opportunismo e l’ignoranza, che spesso sfociano nella mancanza di rispetto nei confronti di chi lavora facendo del suo meglio (così come in tanti altri campi, la gente inveisce contro quello che non capisce). Ci sono poi dei personaggi che stanno cavalcando preoccupazioni sensate sulla produzione di cibo e le aberrazioni dell’allevamento e della macellazione, e magari privatamente fanno molto peggio di quello che pubblicamente condannano. Anche questo mi dà un gran fastidio.

  3. Qui si cerca di argomentare con logica una questione che dall’altra parte si risolve in maniera irrazionale, illogica, emotiva. Il “veganesimo” è una delle tante manifestazioni dell’infantilismo indotto di proposito nelle persone che sono destinate al Mondo Nuovo.

    Per altro, la faccenda di “rispettare le opinioni” è una forma di viltà che serve per tenersi buoni amici e conoscenti che hanno opinioni insostenibili. Semplifico, se io voglio uscire con una che i professa “vegana” non posso dirgli che le sue “idee” sono una montagna di scemenze architettate e propagandate con secondi e terzi fini, gli dirò che ho la massima considerazione della “filosofia vegana”, dei maestri del “pensiero vegano” e di lei come persona “moralmente e intellettualmente superiore”.

  4. Tenere i piedi per terra diventa un’abilità ogni anno un poco meno praticata. La questione dei vegetanimalisti è solo una tra le tante, e come molte altre affonda le proprie radici nel rifiuto (più o meno cosciente) di prendere atto di un fatto: la vita implica la violenza, sempre, dal che deriva che chi genera vita, genera violenza.

    Provate a far ragionare qualcuno su questo, particolarmente se è un aspirante genitore o un genitore di fresca acquisizione, vedrete che ridere. Ah, non dimenticate di portarvi appresso un po’ di questo, perché chi è colmo d’ammòooore talora reagisce male a certi pensieri.

  5. Sì può cercare di ridurre la propria violenza il più possibile. Chi vuole fare questo, però, deve informarsi su quale siano le conseguenze di un’apparente nonviolenza, e rispettare il modo in cui gli altri gestiscono le contraddizioni dovute a quello che è stato sottolineato, cioè che c’è una violenza intrinseca necessaria per sopravvivere e riprodursi, e che non c’è vita senza morte.

  6. Ah ma i vari politici non parlavano di salvare gli Agnelli? Altrimenti perché così tanti aiuti sono stati dati alla Fiat?

  7. Il concetto di violenza è puramente meccanico. Trasformare un bosco in un campo coltivato è un atto di violenza, ovvero si applica una certa quantità di lavoro, cioè forza per spostamento, che trasforma il mondo al fine di fare spazio alle persone. Anche il semplice atto di raccogliere la legna per il fuoco è un atto di violenza, allo stesso modo.

    I “vegani” sono persone che esistono nel vuoto, sono creature del tutto artificiali. Nel cosiddetto “mondo reale”, dove dovessero provvedere a se stessi con le loro proprie forze e ingegno, non potrebbero esistere. L’errore catastrofico evidente è lo “anti-specismo”, teoria secondo la quale anteporre l’interesse della specie umana (il prossimo tuo) a quello di qualsiasi altra specie vivente, segnatamente altri mammiferi, è un crimine e una manifestazione di turbe mentali.

    Ho fatto sopra l’esempio banale che qualsiasi tecnologia, anche la più semplice come l’uso del fuoco, è di perse stessa una “violenza” ed è banalmente ovvio che noi abbiamo smesso di adeguarci passivamente agli eventi per determinarli in un passato estremamente remoto. Al vegano bisognerebbe chiedere come si materializza il tofu sulla sua tavola. Magari scoprirebbe che per coltivare la soia necessaria sono state eradicate decine di specie animali e vegetali in un certo territorio e lo stesso per alimentare il processo produttivo e la logistica che porta il prodotto sulla tavola.

    Inoltre, se non si possono usare gli animali come fonte di cibo o materia prima, tutte le specie allevate, essendo anch’esse il risultato della tecnologia, cesserebbero di esistere. Il vegano immagina che si aprano i cancelli degli allevamenti e i maiali liberati scorrazzino nei prati. In realtà non solo in natura il maiale non esiste ma il suo progenitore selvatico è una specie antagonista che deve essere soppressa ovunque esista l’uomo. Quindi chiudere gli allevamenti significa eliminare le specie animali che vi vengono fabbricate, non dargli la “libertà”.

    Alla fine dove arriviamo? Alla idea sottostante e masochista che l’uomo è la aberrazione rispetto allo “ordine naturale” che deve essere eliminata.Proprio per il fatto che l’uomo esiste cambiando il mondo, per togliere i cambiamenti devi togliere l’uomo, in questo consiste lo “anti-specismo”, in realtà è un “anti-umanesimo”..

  8. Nessuno potrebbe esistere se dovesse dipendere solo ed esclusivamente dalle proprie forze. Anche chi si illude di scappare nel bosco e sopravvivere da solo, senza l’aiuto di altri esseri umani non potrebbe fabbricare utensili, curarsi o proteggersi se non per brevissimi periodi.

  9. Retorica abbastanza superficiale.

    Io ho scritto “i vegani”, non “ogni singolo vegano”. Posto che un singolo essere umano, ingegnandosi, sopravvive mesi o anni anche da solo, si parla di sopravvivere e non di vivere per ovvie ragioni, la mia osservazione si riferiva ad una ipotetica comunità di “vegani”, che dovessero produrre tutto quello che gli necessita senza adoperare nessuna tecnologia. Perché, insisto, anche per coltivare la soia devi disboscare, dissodare (vedi aratro) ed eliminare per quanto possibile ogni cosa che abbia un effetto negativo sul raccolto, poi devi immagazzinare, devi conservare, devi mettere nel contenitore e devi trasportare.

    I vegani come comunità immaginano un mondo dove non c’è l’asino che porta i sacchi sulla groppa o il bue che tira l’aratro ma c’è il treno elettrico e il furgone elettrico e il trattore elettrico, spostando sempre la domanda “come si fa” da una parte all’altra, assumendo che in qualche maniera si fa e non importa come. Perché quello che importa non è di questo mondo.

  10. L’antropocentrismo è un discorso difficile, perché, per quanto mi riguarda, presuppone di trovare un equilibrio tra la propria umanità e l’interesse dei propri simili e il vivere in un mondo di cui non siamo gli unici abitanti, e in cui dobbiamo riconoscere anche a questi altri abitanti il diritto di esistere, per quanto umano il concetto di diritto sia.

  11. Hai appena scritto una parola difficile, una parola che indica un concetto oggigiorno non più di moda, anzi una sconcezza: equilibrio. Lavati la bocca col sapone.

    P.S. Spero sia ovvio che il sarcasmo non è indirizzato a te.

  12. Dice Uomo :

    Cosa dovrebbero mangiare le moltitudini di homo che si aggiungono, in questa altra follia, autodistruttiva, masosadica, alle sardine in scatola europee?

    Risposta : insetti.

    ===

  13. Io sostengo che molto più ecologico del veganesimo sia il cannibalismo: proteine fresche, popolazione sotto controllo, nessun cucciolone che soffre, soddisfatta la naturale tendenza degli homines a sbudellarsi a vicenda…..che te ne pare Gaia? 🙂

  14. Non scherzarci su troppo, ti prego: https://en.wikipedia.org/wiki/Cannibalism_in_pre-Columbian_America
    Non è per niente divertente!

  15. La questione è che le comunità umane meno impattanti ovvero più ecologiche sono quelle pre-agricole ovvero quelle di raccoglitori cacciatori.
    Esse hanno un’impronta molto leggera (e non può che essere tale): vado a naso, dell’ordine di meno di una persona per chilometro quadrato.
    Con l’agricoltura si è creato il circolo vizioso di un ambiente che produce più cibo che porta ad un aumento della popolazione che richiede più cibo.
    Quando la crescita diventa insostenibile arrivano (e arriveranno!) le carestie.

    Dal punto di vista ecologico, la diminuzione del numero di homo è un valore assoluto, un fatto positivo.
    Quindi: il cannibalismo è ecologico.
    Infatti, molte culture nelle quali vige(va) il cannibalismo erano culture sviluppatesi in ambienti assai poveri di proteine animali.
    Poiché i primati (e gli homo tra essi) sono onnivori e non erbivori (deviazione dalla natura, dovuta a urbanismo e tecnologia), il problema di come recuperare amminoacidi essenziali era stato risolto col cannibalismo come sempre rivestito di aspetti culturali (o religiosi, o cerimoniali, etc.).
    Infatti, nella morale di tali culture, il cannibalismo era ammesso e lecito (come lo era l’aborto e il suicidio nei arcipelaghi di microisole in Oceania) e spesso ricoperto di significati religiosi.

    Anche da questo punto di vista, il cannibalismo è più naturale/ecologico del veganesimo.

    Non c’è alcun conflitto logico tra cultura e natura, visto che gli homo necessitano della seconda per poter vivere: nessun marinaio sensato “vivrebbe” in conflitto col gozzo su cui naviga cercandolo di distruggerlo.
    Basterebbe quindi avere una popolazione in [1G, 2G] per garantire buon tenore di vita e sostenibilità.
    Non è così perché la natura è piena di paradossi, come il principio di massima potenza alla quale rientra anche il genere (specie) homo. Traduzione: siamo fottuti! (8/
    Da questo punto, la patologia vegana è tale anche per i ragionamenti illogici come “mangiando solo cibo vegetale possiamo garantire più cibo e quindi la vita per più persone” pensiero “naturalista” solo per menti piccole e scadenti: gli homo sono degli ecocidi fenomenali e ogni homo in più significa più morte biologica sul pianeta, esattamente il contrario delle affermazioni dogmatiche (e spesso, invasate) dei vegani e degli scopi che si prefiggono di ottenere (“rispettare la vita in modo assoluto” e fanfaluche del genere).

  16. Ma disponendo di un’ampia gamma di contraccettivi affidabili, non mi sembra che si ponga il problema di mangiare le persone in più.

  17. Trovo quasi tutte le oseervazioni del post acute e pertinenti, sopratutto l’incoerenza di essere vegani integralisti e avere animali domestici. E lo dico da vegano.
    Vedo che anche nell’opinione dei commentatori c’è una scarsa o superficiale conoscenza di cosa significhi essere vegani derivata da quello che gira in rete o in tv. Significa semplicemente non alimentarsi di animali e derivati.
    Poi ogni vegano ha opinioni diversecome chiunque, trasversali a tutte le tendenze. Conosco vegani di sinistra come di destra, tradizionalisti come progressisti, morigerati e consumisti e mille altre sfaccettature. Anzi, la maggioranza di quelli che conosco tendono a farsi gli affari propri e non si mettono a stabilire come dovrebbe girare il mondo.

  18. Grazie. Finalmente un vegano, iniziavo a chiedermi perché commentassero solo carnivori!

  19. Oh, visto che mi piace “guardare dietro l’angolo” dei concetti, aprofitto dell’occasione per osservare che il cannibalismo (in senso “allargato”) esiste ed è praticato anche in Italia, finanziato dallo Stato. Si chiama “trapianto d’organi”. Già vi leggo nella testa: “Ma… cosa farnetica questo qua? Due domande, una risposta:

    D.: Che fa un antropofago?
    R.: Introduce nel proprio organismo parti di cadavere umano altrui per prolungare la propria sopravvivenza.

    D.: Che fa chi riceve un trapianto d’organo?
    R.: Introduce nel proprio organismo parti di cadavere umano altrui per prolungare la propria sopravvivenza.

    Il trapiantato è un antropofago ad alta tecnologia e che, per sua sfortuna, ha probabilità di sopravvivenza e qualità della vita assai minori rispetto all’antropofago classico. A differenza dell’antropofago classico, essendo presentato in veste più asettica e “mediata” è una figura socialmente accettata. I più maligni potrebbero arrivare a pensare che ciò avvenga anche per via del giro d’affari generato dalla pratica dei trapianti, ma costoro sono dei cinici inguaribili che non vedono il bene neppure quando l’hanno sotto agli occhi.

  20. Gli homo sono onnivori, ovvero non sono né carnivori né erbivori.
    I commentatori qui pure.

  21. Ugo: se è per questo, allora, nella nostra società si praticano ancora i sacrifici umani di carattere religioso, non permettendo alle persone di morire quando lo desiderano, e quindi costringendole a vivere, in nome di un’idea metafisica di volontà divina, di valore assoluto della vita o addirittura di appartenenza della vita a Dio ma non a sè. A queste idee si sacrifica la persona, costringendola ad abitare un corpo che altri considerano ‘sacro’ e che le causa immense sofferenze. Un sacrificio umano al contrario, ma sempre un’immolazione; forse addirittura più crudele di un’uccisione rituale, perché più protratta nel tempo.
    (Questa idea non è mia, l’ho letta durante il dibattito su dj Fabo).

  22. Sì, Gaia. Vedo che anche a te piace lanciare occhiate dietro agli angoli. Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere.
    Homo Insipiens Insipiens. E anche un po’ bastardus (latino maccheronico, per aggiungere espressività).

  23. Questi commenti sono abbastanza lapalissiani nel mostrare che la gente ha una percezione falsata del “mondo reale”, dove per “mondo reale” non si intende il centro di Milano ma l’insieme degli oggetti materiali e delle loro proprietà.

    Primo, l’antropofagia è deleteria. La ragione è ovvia, non solo trasmette le malattie (non solo virus e batteri ma anche i parassiti), mentre le infezioni inter-specie sono meno probabili perché ci siamo evoluti apposta ma concentra anche le sostanze tossiche perché l’uomo è un predatore apicale. Se lo squalo concentra i veleni che assume dalle sue prede, uno squalo che si nutra di squali concentra “n” volte di più gli stessi veleni, dato che li assume già concentrati. La faccenda della “mucca pazza” è un esempio. La ragione del problema consiste nel fatto che alle mucche viene dato un mangime prodotto con gli scarti della macellazione di altre mucche.

    Secondo, i Vegani sono persone che “semplicemente” non mangiano prodotti di origine animale. La idiozia del vegano consiste in questo, nel dire “semplicemente”. Gli sembra tutto semplice perché NON LO DEVE FARE LUI. Il vegano non di pone il problema di come garantirsi la sopravvivenza in un universo ostile, tanto va al reparto “bio” del centro commerciale e ci trova ogni ben di dio preso dai quattro angoli della terra. Il “come” possa esistere l’ecosistema che rende possibile il vegano, non è un problema del vegano. Cosi come la muffa nella mia doccia non si pone il problema di come possa esistere la doccia e tutto quello che gli sta attorno.

    Terzo, lo anti-specismo è una malattia mentale. Siccome capita lo stesso di altre forme di pazzia collettiva, ovvero chi ne è affetto assume di essere sano e chi non concorda è un pazzo, ci imbattiamo in una assoluta incomunicabilità. Per fare capire ad un “anti-specista” i termini della questione bisognerebbe metterlo nell’Europa dell’era glaciale con in mano uno stecco e dirgli “ok, adesso cavatela da solo, vedi un po’ cosa fanno gli amici orsi o gli amici lupi mentre te sei in giro a raccogliere il radicchio e i frutti di bosco”. Ma siccome lo “anti-specista” esce di casa e va al reparto “bio” del centro commerciale, non è suscettibile di verifica. Può immaginare qualsiasi passato e qualsiasi futuro.

  24. Ah, un’altra cosa.
    Non esiste “la Natura”, cosi come non ha alcun significato il termine “sostenibile”. La superficie di Venere è del tutto “naturale”, con il 97% di anidride carbonica e 460° C di temperatura. Nel passato della Terra ci sono state parecchie ripetute estinzioni di massa che hanno spazzato via molte o quasi tutte le specie viventi, per ragioni a noi ignote ma sicuramente tutte perfettamente naturali.

    Se noi dovessimo vivere nella “Natura”, l’umanità dovrebbe rimanere confinata nella fascia subtropicale della Terra, l’unica in cui possiamo andare in giro nudi e trovare da mangiare senza fatica. Banalmente, io abito nei pressi di Milano che sarebbe una regione “naturalmente” inabitabile per almeno nove mesi all’anno. Se devono esistere gli Inuit nell’estremo nord, deve esistere la capacità di modificare l’ambiente tramite la tecnologia, ergo ove l’uomo cessa la “Natura”. O meglio, per quello che ho scritto sopra, cessa la idea dysneiana della “Natura”.

  25. Lorenzo, ho accettato i tuoi commenti, però ti prego di evitare di essere aggressivo nei confronti degli altri commentatori. Tra l’altro, siccome usi argomentazioni e non solo invettive, non vedo la necessità di dare dell’idiota e del malato mentale a chi non la pensa come te. Dì come la pensi e basta. Se dovessero esserci altri argomenti in cui insulti direttamente o indirettamente gli interlocutori li cancellerò.

  26. Come diceva ljk_ljk, ci sono vegani di tutti i tipi. Io ne conosco anche di coltivatori, che cercano soluzioni agricole coerenti con la loro filosofia (il che è per me impossibile nella pratica, ma questa è la mia idea).

  27. Eh ma non avrete mica preso sul serio la mia proposta di dieta cannibalica? E’ solo che devo prestare a Gaia il libro “Cannibali e re” che so le piacerebbe ma le fa senso già dal titolo….volevo vedere se fosse pronta, ma mi sa di no….. 🙂

  28. Si consideri che solo per il trasporto di alimenti vegetali dalle zone di produzioni alle città (luoghi di culla del veganesimo) ci sono stragi di milioni di animali, la maggior parte insetti ma non solo.
    Poi potremmo parlare di cosa succede ad un campo nel quale si vogliono produrre cereali o legumi. Anche adottando metodi biologici l’assurdo tabù “nessuna vita deve essere eliminata” non può essere rispettato.

    Lorenzo, le disquisizioni su natura e naturale sono speculazioni teoriche come quelle vegane: è evidente le corsie di un ipermercato o il piazzale di una stazione di rifornimento carburanti o le scalette in metallo di salita ai camini delle raffinerie etc. sono (molto) artificiali e differiscono da un medicaio che a sua volta è più artificiale ovvero meno naturale di un acquitrino/torbiera o dello strato di terreno in un bosco misto secolare.

    L’antispecismo è, come tutte le forme di ugualismo, un dogma assurdo privo di ogni riscontro con la realtà, che più è innaturale, surreale più deve essere forzato e più fondamentalismo ideologico richiede. E’ quanto di più antitetico alla natura e all’ecologia possa esistere.

    Poi vai alla Coop e anche lì ti martellano da mane a sera, tra gli scaffali, di politiche (?) per la “uguaglianza”.
    Come apologizzare e perseguire, realizzare dei problemi o peggiorare quelli esistenti.
    Questo avviene anche per il veganesimo che trastulla masse di inurbati baloccandoli facendo credere loro che siano “più rispettosi”.
    In realtà li distrae dai (veri) problemi e quindi dalla loro soluzione.
    Non è un gioco, è un problema che, non affrontandoli, distraendo da essi, li aggrava.

  29. > Il trapiantato è un antropofago ad alta tecnologia e che, per sua sfortuna, ha probabilità di sopravvivenza e qualità della vita assai minori rispetto all’antropofago classico.

    L’assimilazione di parti di corpo altrui non avviene cibandosi ma inserendole chirurgicamente.
    Direi logicamente ineccepibile., Ugo.

  30. I vegani non vanno nel reparo bio del supermercato più di quanto ci vadano gli onnivori. Perché bio e vegan non sono la stessa cosa se non per chi tende ad accomunare in un unica categoria tutto quello devia dall’ortodossia alimentare. Anzi, i vegani più ortodossi che conosco non ci vanno neppure al supermark. Alcuni prendono anche in mano la zappa per prodursi il cibo col sudore. E questa è un’attività che da una grande consapevolezza su cosa comporta nutrirsi in un modo o nell’altro, in modo molto più efficace del passare il tempo su web. Se seguo gaia, anche non concordando sempre con lei, è perchè credo sia ormai di questa scuola.

  31. E poi, non capisco quali sarebbero questi gravissimi problemi che insorgerebbero se fossimo tutti vegani. Lupi e orsi alle porte delle città? Invasioni di bisonti e ruminanti nelle campagne? Io qualche problemino lo intravedo ma nulla di irrisolvibile.

  32. Se fossimo tutti vegani, io penso che sorgerebbero i seguenti problemi:
    1. Alcune aree del mondo, ad esempio con stagioni vegetative molto brevi e climi rigidi, diventerebbero quasi completamente dipendenti dalle importazioni, e quindi vulnerabili, o così sparsamente popolate da essere quasi invivibili (nessun servizio, si riempirebbero di predatori, non sarebbe stimolante viverci…)
    2. Le zone in cui la popolazione si alimenta principalmente di pesce dovrebbero spopolarsi, e una parte degli abitanti dovrebbero trasferirsi altrove, entrando in competizione con altri popoli
    3. Andrebbero perse tradizioni millenarie di produzione del cibo di origine animale, dall’allevamento di un’immensa varietà di specie, alla produzione di latticini, all’apicoltura… conseguentemente, sparirebbero anche tutte le specie o razze che non sono in grado di sopravvivere se non in simbiosi con l’uomo. È vero che potevamo fare a meno i addomesticare gli animali, ma ora che l’abbiamo fatto è difficile tornare indietro. Al massimo si può sperare che alcune specie si inselvatichiscano, ma in questo processo molte andrebbero perse e la predazione e la morte di fame causerebbero sofferenze forse peggiori dell’allevamento
    4. Andrebbe persa anche una grande varietà gastronomica, e tu dirai: pazienza, ma le persone con gravi intolleranze avrebbero opzioni ancora più limitate nella propria alimentazione. E poi sinceramente il cibo è una parte così fondamentale di qualsiasi cultura che l’idea di cancellare questa storia e questo insieme di esperienze mi sembrerebbe un enorme danno
    5. Non so di cosa ci vestiremmo, dato che come ho scritto sopra le fibre sintetiche sono al momento molto più dannose per l’ambiente di quelle di orgine animale SE prodotte nel rispetto dell’ambiente, cosa ormai rara
    6. Infine, e questo forse è l’unico punto che a un vero vegano dovrebbe interessare, non solo non si eliminerebbe la necessità di sopprimere almeno alcuni animali per produrre cibo (lumache, vermi, insetti di ogni tipo), ma, eliminando la caccia, i danni provocati dall’agricoltura da cervi, cinghiali, caprioli e sicuramente tanti altri animali su cui non sono informata renderebbero talmente difficile coltivare il cibo che alla fine qualcuno imbraccerebbe un fucile e ricomincerebbe a sparare…

  33. Premesso che stiamo parlando di fantascienza perchè sarebbe qualcosa realizzabile in secoli, cioè mai, cerco di dirti la mia su questi punti:
    1) Vero, molte zone sono gia in questa condizione, come le zone subartiche.
    2) Vero ma non è scontato che debbano trasferirsi e comunque sono una minoranza della popolazione mondiale gestibile.
    3) Abbiamo perso molte tradizioni millenarie ed altre ne perderemo.
    4) Come sopra.
    5) Esistono le fibre vegetali. E quelle sintetiche non mi sembrano così dannose. In questo campo la tecnologia aiuta.
    6) Essere vegani non significa essere scemi ed anteporre la vita di ogni animale alla nostra. Siamo in competizione con il mondo animale. Fino a che non si svilupperanno tecnologie agricole piu rispettose degli animali dovremo andare avanti come abbiamo aftto fino ad oggi. I Cervi cinghiali e simili sono un problema per l’agricoltura come lo erano ieri ieri e lo saranno domani.
    7) aggiungo io un problema. Sfruttare il metabolismo degli animali ci permette di sfruttare superfici difficilmente coltivabili come i pascoli montani o i latifondi argentini. Sarebbe da affrontare.
    Non ho la pretesa di stabilire come dovrà essere il mondo futuro ma mi auspico che lo sfruttamento sistematico del mondo animale vada via via in diminuzione.

  34. Sì, il punto 7 era compreso nei primi 🙂 E volevo anche dirti che il problema comunque è in un certo senso mal posto, perché non è necessario che siano tutti vegani o nessuno lo sia; lo stile di vita vegano può coesistere con altri.
    Io soffro moltissimo per come l’umanità tratta gli animali, alle volte forse di più di quanto io soffra per come l’umanità tratta se stessa, perché l’animale ha meno possibilità di difendersi e probabilmente non ha rifugi religiosi, psicologici o metafisici quando sta male. Paradossalmente, alle volte mi sembra che il vegetarianesimo e il veganesimo rendano più difficile migliorare la condizione animale nell’immediato, perché non sostengono gli allevatori che provano a trattare bene i loro animali, boicottandoli al pari degli altri. È una scelta che ognuno è libero di fare, e un vegano può rispondermi che non è compito suo fare questo, però tempo fa ho sentito raccontare di un allevatore di maiali allo stato semi-brado che si lamentava di non riuscire a vendere la carne: “qua sono tutti vegetariani!”
    Il problema è che nel frattempo la gente continua a mangiare il maiale.

  35. Si, chi mangia carne di animali ben allevati o allo stato brado dovrebbe sentirsi meno in colpa. Noi per sensibilità e praticità non ne mangiamo affatto.
    Sempre a difesa della mia scelta ti dico che l’essere vegani non significa aderire ad una setta rigidisssima con regole ferre e tribunali di leiceità di ogni nostro atto.
    Essere vegani non significa pretendere il certificato attestante che il pinot bianco non sia stato chiarificato con l’albumina o che il terreno non sia lavorato per proteggere i lombrichi. Altrimenti si finisce nei matti a parlare dei moscerini sul parabrezza e del diritto alla vita dei virus .
    Essere vegani significa lottare per quanto possibile contro lo l’inflizione di sofferenze agli animali a partire dai mammiferi fino ai pesci, sopratutto per mangiarli. Poi nessuno, per fortuna, è perfetto e quindi si puo vivere bene ugualmente o forse meglio.
    Per tua informazione ti dico che, ad esempio, ci sono diversi apicoltori vegani. Io stesso ho avuto le api per anni e non mi sono sentito un’aguzzino. Anzi, ormai senza l’uomo le api non sono piu in grado di cavarsela in questo ambiente. Però il mio modo di condurre un’apiario è un po diverso da quello di un apicoltore tradizionale.
    Ma qui il discorso si fa complesso…

  36. Ehi, non sottovalutare i pesci! Sono sensibili e intelligenti, anche se noi non ce ne rendiamo conto. Nel libro “Se niente importa” di Safran Foer, che non mi stancherò mai di consigliare, c’è una frase illuminante, che fatico a tradurre, più o meno così: “se incontrassimo una specie più intelligente di noi, come faremmo a convincerla a non trattare noi come noi trattiamo i pesci?” Per dire, io non ho niente contro il mangiare pesce, ma la crudeltà della pesca, forse maggiore di quella della caccia, mi ha messo in grossa crisi e ora lo mangio rarissimamente e molto malvolentieri (cioè solo quando sono in una situazione sociale in cui rifiutare sarebbe molto complicato).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...