non-programma

Fra poco ci saranno le elezioni nel comune in cui vivo. Non sarò candidata; in compenso, ho preparato un documento con le mie proposte che ho intenzione di dare ai candidati. Mi rendo conto che, nel caso in cui leggano quello che ho scritto, molti penseranno che io sia pazza.

Ai candidati alle elezioni comunali

Osservazioni e proposte

Come molti già sanno, sono venuta a vivere qui da Udine da un anno e mezzo. Penso che qui si viva veramente bene (se a uno piace questo genere di vita) e mi dispiace sentire così tante lamentele. Quello che le persone dicono di volere è quasi sempre diverso da quello di cui secondo me ci sarebbe bisogno. Le mie idee sembrano strane ma guardano al futuro – un futuro di ritorno alla terra, di riduzione generale dei consumi, un futuro in cui facendo le scelte giuste sarà possibile una vita migliore anche se meno opulenta – anziché a un passato di modelli che hanno dato tanto ma ancor più hanno distrutto, spesso irreparabilmente.

  • La retorica che vede lo spopolamento come una tragedia non tiene conto del fatto che la montagna non può reggere un numero illimitato di abitanti. Sarebbe utile capire quante persone è in grado di sostenere una valle come questa con le sue risorse, senza costringere gli abitanti umani al pendolarismo o all’emigrazione e quelli non umani allo sterminio
  • Ho osservato che questa valle è dipendente dall’importazione per la stragrande maggioranza del cibo, delle materie prime e persino dell’energia che consuma. Questo è normale per una città, ma assurdo per una zona rurale. Significa vulnerabilità, ricattabilità, la perdita di saperi e mestieri. Quelle che una volta erano ricchezze, come il fieno, la lana, le pietre, ora vengono buttate via. Si è spezzato un ciclo. L’amministrazione dovrebbe incentivare:
    • il ritorno alla terra (informazioni su come aprire aziende agricole, riordino fondiario, mercati di prodotti locali, disincentivazione della trasformazione di stalle – patrimonio inestimabile della montagna – in seconde case con conseguente perdita irreparabile delle loro funzioni e caratteristiche…)
    • il consumo di energia prodotta in loco (non sovvenzionare il gas ma le energie rinnovabili come il sole, il vento, le biomasse e, dove possibile senza rovinare i fiumi, il mini-idroelettrico), e il risparmio energetico
    • la lavorazione di risorse locali quali il legno, che viene ora venduto e poi ricomprato sottoforma di prodotti fatti da altri, o la lana
    • il recupero delle antiche tecniche di autoproduzione e artigianato (non solo nel settore alimentare, ligneo e tessile, ma anche in quello delle riparazioni – penso ad esempio agli arrotini). Se il problema è l’eccessiva burocrazia, come dicono tutti, il comune dovrebbe facilitarla e fare rete con altri comuni con problemi simili. Anziché chiedere sempre soldi, la montagna dovrebbe chiedere leggi migliori e più semplici
    • il riciclo di qualsiasi cosa si possa recuperare, compresi i materiali edili. A questo proposito sarebbe utile, come si sta già facendo in altri comuni della Regione, allestire uno spazio accanto alla piazzola ecologica in cui si possano portare gli oggetti ancora utilizzabili per dare a qualcuno la possibilità di prenderli prima che vengano buttati via (nelle discariche viene gettato senza rendersene conto un vero patrimonio)
  • Al tempo stesso, dovrebbero essere gli abitanti per primi a interessarsi al consumo di risorse locali, anziché lamentarsi della mancanza di posti di lavoro, e poi comprare la cosa che costa meno senza neanche guardare l’etichetta. Altrimenti si arriva al paradosso diffuso per cui i cittadini ricchi mangiano le prelibatezze della montagna e i montanari, escludendo quello che producono, mangiano i prodotti malsani dell’agricoltura industriale. Il comune può fare informazione e sensibilizzare
  • Anche gli escrementi umani, ricchi di preziosi nutrienti per le piante, andrebbero recuperati – non a mano, come una volta, ma con impianti di depurazione o fitodepurazione che restituiscano concime (ora molte case scaricano nel fiume, inquinando e sprecando). Così la terra produrrebbe di più! In Asia si fa
  • Io non riesco a capire come mai tutti inveiscano contro gli immigrati, e poi si lascino fregare sotto il naso funghi, pesci e forse anche erbe e selvaggina da persone venute da fuori che vengono, prendono e se ne vanno. Sono risorse della valle: chi non è residente non può avere lo stesso trattamento di chi vive qui, da esse dipende e di esse deve prendersi cura. Se possibile, bisognerebbe chiedere un trattamento diverso per i residenti e i turisti (ad esempio nei costi delle licenze e nelle quantità permesse). Al tempo stesso, ho visto che poche persone hanno la cultura della tutela delle risorse naturali, e prendono più di quello che dovrebbero. Non servono solo maggiori controlli ma soprattutto una maggior coscienza dei beni comuni. Io sono anche contraria alla zona no kill, cioè la legalizzazione del tormento dei pesci che poi spesso muoiono comunque, e la semina di animali allevati in alternativa all’educazione alla pesca sostenibile. Il pesce è un essere vivente e senziente, non un giocattolo: se lo si pesca almeno lo si rispetti e lo si mangi
  • Mi sembra assurdo che ci siano ancora zone edificabili in un comune in cui le case sono mezze vuote e non c’è più spazio per produrre da mangiare. L’amministrazione dovrebbe impedire ulteriore edificazione, incoraggiando la ristrutturazione e rivedendo i piani regolatori, e tassare maggiormente chi, attraverso le seconde case, sottrae ai residenti terreno prezioso. Il rilancio dell’edilizia non è un motivo sufficiente: so che molti hanno perso il lavoro, e mi dispiace, ma di lavori se ne possono creare sia nella ristrutturazione che in altri settori, senza usarli come scusa per continuare a fare danni. Ci si lamenta dell’avanzata del bosco, che è abbastanza facilmente reversibile e ha comunque lati positivi, ma non dell’avanzata del cemento e dell’asfalto
  • Molti sentieri sono in stato disastroso, mentre i boschi sono pieni di enormi nuove piste forestali. I sentieri andrebbero riparati e servirebbe usare di più i piedi. Non è possibile pavimentare il bosco per i mezzi e poi lasciare che i vecchi sentieri per le persone diventino trappole mortali
  • Un’altra assurdità è che ogni giorno si muovano decine di macchine alla stessa ora e in direzione delle stesse fabbriche, con conseguente inquinamento, traffico, pericolo e costo per i lavoratori e le loro famiglie. Bisognerebbe organizzare corriere in corrispondenza degli orari dei turni di fabbrica. Ho parlato con molti lavoratori e con gli autisti, e sembrano essere d’accordo. Persino le aziende ci guadagnerebbero. Mi è stato anche detto che in Cadore ci sono già corse di notte e la mattina presto. Non so invece se questo sia fattibile ma sarebbero utili dei nuovi collegamenti, magari con minibus, che portino nelle altre valli senza passare per Tolmezzo
  • Tutti si lamentano dei “politici” ma poi si disinteressano della cosa pubblica e non partecipano. Chiunque vinca le elezioni dovrebbe preoccuparsi di consultare la popolazione e al tempo stesso di coinvolgerla, informarla e responsabilizzarla sulle decisioni da prendere
  • Infine, io sono contraria all’idea di brevettare i momenti più significativi della vita della valle, allo scopo tra l’altro di togliere qualcosa ai vicini, con cui sarebbe invece necessario collaborare. Non penso serva cercare di accaparrarsi turisti, anzi. Questa valle è viva, non è una cartolina, e ogni cosa che si fa la si fa perché è sentita, non per guadagnarci e specularci. Sono rimaste tradizioni antiche, vere comunità, iniziative spontanee, ricorrenze piene di significato, una vita condivisa. Questa secondo me è la più grande ricchezza. Gaia Baracetti
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