Referendum

Due ottimi contributi sulla questione del referendum. Credo che finiranno abusivamente appesi sulla bacheca del paese, dove c’è un enorme manifesto ufficiale che invita i cittadini al voto senza aiutarli minimamente a capire per cosa si vota. (Io voterò SÌ, perché faccio già quello che dice Cattaneo, va bene, ho la lavatrice (vecchia), ma non la lavapiatti)

Marco Cattaneo de Le Scienze

Dario Faccini di ASPO

 

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19 risposte a “Referendum

  1. Scrivo anche qui parole che ho lasciato da Dario Faccini col suo articolo ineccepibile.
    A parte un punto.
    Non una parola sul fattore numero zero, sia dal punto di vista ecologico ed energetico, che è la insostenibile pressione antropica.
    Non ha alcun senso attuare delle sobrietà che abbattano i consumi energetici personali di una frazione se poi la popolazione continua a crescere esponenzialmente e nei paesi come l’Italia, dove la decrescita demografica è in atto, viene annullata e convertita in un pessimo e sciagurato ritorno di violenta crescita, dall’invasione di milioni di stranieri.
    Se la popolazione italiana fosse un decimo dell’attuale saremmo quasi indipendenti anche dal punto di vista energetico.
    Considerazione a parte, è necessario affamare il tumore in tutti i modi e tutti i modi, compreso quello di iniziare a diminuire la disponibilità di petrolio, sia locale che globale, sono azioni ecologicamente sensate.
    Poi ci sarebbero molte considerazioni anche sul piano antropico, alcune importanti ma non così quanto quelle ecologiche.
    Voterò sì,

  2. Ragioniamo. Ormai è chiaro che sulle questioni più spigolose non ci viene offerta la possibilità di pronunciarci (un bel referendum preventivo sulla sottoscrizione dei vari trattati più o meno europei?). E’ anche chiaro che i risultati referendari, laddove al referendum siamo giunti, vengono considerati carta da culo (che so, parliamo della voce “rinnovo automatico della delega sindacale”, o di quella “responsabilità civile dei giudici”, o di quella in merito alla cosiddetta “acqua pubblica”?). Facendo due più due si arriva a una sola conclusione, a scelta tra 1. è un referendum su una questione marginale e 2. il risultato referendario varrà men che niente.

    Mi sovviene una mia conoscente che, trent’anni fa, accudiva per quattro soldi i bimbi altrui… una sera, in una illuminante discussione, ebbe a farmi notare che una tecnica per tenere buoni i bambini e renderli più “cedevoli” nei confronti della volontà altrui è quella di conceder loro in modo plateale e abbondantemente rimarcato la possibilità di scelta sulle questioni marginali (“portiamo al parco la paperella o l’orsetto?”), per poi poter ricattare moralmente l’infante sulle cose che realmente interessano, perché “hai già deciso tu su questo e quello, un bimbo buono lascerebbe che a decidere sia anche la sua tata, una volta tanto”. Be’, mi fece tanto d’esempi concreti. Pare che funzioni. Anche con gli adulti, temo.

  3. Può darsi. Ma anche se così fosse, votare sì non può peggiorare ulteriormente la situazione. Io, comunque, sono dell’idea che questo referendum sia un’occasione per gli italiani di riflettere sulla propria dipendenza dai combustibili fossili (e mi sembra che questo sia succedendo), e la possibilità di dare un segnale chiaro, se non altro per non offrire scuse per continuare ad andare nella direzione opposta a quella giusta. Non votare non può aiutare in nessun modo.

  4. Non mi è piaciuto l’intervento di Marco Cattaneo, che mi è parso più volto a stupire/provocare il lettore, che non a spiegare bene e chiaramente i problemi cui fa riferimento. Mi spiace per lui, ma mi pare tristemente colpito dalla sindrome da narcisismo da social.

    Da un ex-fisico e direttore della principale pubblicazione di divulgazione scientifica in Italia, mi sarei aspettato più dati e più riflessioni scientifico/economiche/ecologiche sul tema…. ma pazienza.

    Io andrò a votare (con gioia) e voterò SI.

    Buon fine settimana a tutti.

    mk

  5. Credo volesse scrivere qualcosa che facesse presa e avesse un messaggio senza usare dati e analisi, che si trovano già altrove. Io condivido quello che dice, anche se è semplicistico: se non altro si capisce ed è in buona parte vero. Soprattutto, tocca il punto fondamentale: non si può dire di no a una cosa a cui si dice di sì quando ne fa le spese qualcun altro. È il più grande problema dell’ambientalismo, per quanto mi riguarda: la mancanza di vera coerenza.

  6. Non voglio fare il saccente luddista, però credo che buona parte delle persone che passa il tempo su FB o Twitter, a causa del numero impressionante dei messaggi, sia abituata a leggere tutto in velocità e senza attenzione (e soprattutto senza controllare le fonti). Mi sembra siano più attenti alle immagini e al contenuto emotivo, che alla sostanza. Alla fine si riduce tutto ad un’adesione incondizionata con conseguente creazione di infiniti thread di condivisione, oppure a reazioni di rigetto isterico, a volte con insulti o attacchi alla persona. Il fatto stesso che Cattaneo sia stato costretto ad usare il suo blog personale su «Le Scienze» per ‘spiegarsi a chi lo avesse frainteso’ su FB, mi conforta nella mia analisi.
    Io però credo che così facendo si finisca proprio per personalizzare, e alla fine non si parli più del problema delle rinnovabili, ma delle critiche al post di Cattaneo, e al fatto di condividere le sue tesi o meno: il vero problema viene relegato allo sfondo… Succedeva a volte anche quando Torvald era il mantainer del kernel di Linux, e rispondeva con epiteti non politically-correct (eufemismo) a qualche sviluppatore che sosteneva con troppa insistenza l’adozione di qualche tecnologia a lui non gradita: era tutto un “ha fatto bene/ha fatto male/è un cafone/è un guru”, e del problema tecnico non si discuteva più.
    Io credo che il valore aggiunto di un blog sia quello di proporre un set di link utili al lettore in merito alla questione dibattuta: leggi il post, segui i link che ti propone, e ti inizi a formare un’opinione (tu fai molto spesso così). Se i dati li devo trovare in completa autonomia altrove, allora il post iniziale diventa quasi inutile, a meno che non contenga riflessioni davvero illuminanti, il che non avviene quasi mai, vista la quantità di roba che viene pubblicata ogni secondo in rete (se così non fosse, la rete sarebbe la summa della filosofia umana, il che – purtroppo – non è). Capisco che Cattaneo non possa/intenda rivolgersi unicamente ad un pubblico con un background scientifico tale da leggere con facilità set di dati magari complessi da digerire per i non addetti ai lavori; però io avrei preferito se avesse pubblicato qualche dato in più (o qualche link ad essi) piuttosto che leggere delle sue reazioni viscerali all’incoerenza degli ambientalisti italiani.
    E’ lo stesso leitmotiv dei post di leghisti o pentastellati: 80% livore, 10% arroganza intellettuale (io conosco davvero il problema, e voi altri ignoranti non ne capite un c**zzo), 10% qualche dato (spesso parziale) a sostegno della propria posizione.
    E’ che da un grillino o un leghista me lo aspetto, da un Cattaneo un po’ meno. Non che non abbia ragione – per carità! -; però se anche chi dovrebbe in qualche modo illuminare (in senso illuministico), finisce per urlare mirando alle pance degli ascoltatori, mi viene un po’ il magone…
    E, visto come sta andando il referendum, diviene un serpente che si morde la coda…
    Ma è davvero così difficile ascoltare?

    Un abbraccio,
    mk

  7. Scherzi? Fare la saccente luddista è una delle mie occupazioni preferite 🙂
    Capisco quello che dici, non ti dò torto ma a me comunque la sua presa di posizione era piaciuta. Io ho votato quassù, e non c’era gran via vai, ma chi ha ero a Udine ha osservato che gran parte dei votanti arrivavano in automobile al seggio – notare che il seggio è per definizione il posto più vicino possibile a casa tua.
    Direi che è quantomeno ora di abolire il quorum.
    Mi si stringe il cuore a pensare alla Basilicata. Superato il quorum, 96% sì. Poveri. Mi viene voglia di andare lì e fare qualcosa per loro.

  8. Credo seriamente che tu sia l’*unica* persona degna della democrazia in questo paese, assieme a Stefano Rodotà e al compianto Pietro Ingrao.

  9. Ti ringrazio ma credo che siamo un po’ di più di due 🙂 In realtà io intanto sto virando verso l’anarchismo (o meglio anarco-comunitarismo, parola che ho usato più volte prima di scoprire che non esiste), che devo però ancora incominciare ad approfondire seriamente.
    Più che altro, se si va avanti così, fra poco non ci sarà più nessuna democrazia di cui essere degni.

  10. > gran parte dei votanti arrivavano in automobile al seggio

    Il mio seggio non è vicinissimo (devo scendere un po’ in valle) e ci sono andato in bici.
    La tua osservazione dice più di mille trattati, Gaia.
    Una delle cose per cui sto guarendo dalla sinistrite oppiacea di cui mi ero ammalato in passato è proprio la quantità enorme di kompagni dissociati, rivoluzionari a grandi parole e che nella realtà sono meschini, consumisti, ingordi e che agiscono quotidianamente contro i loro principi moralistoidi fondamentalisti che vogliono applicare agli altri. Almeno a destra sono meno ipocriti, meno dissociati.

    Leggo il commemorare Pietro Ingrao, apologia di uno di questi moralisti problema. Mah.

  11. Però a destra non ragionano come ragiono io. Ho appena scoperto che nel comune dove vivo l’affluenza è stata del 15%. Non pensavo fossimo a questo punto.

  12. La destra è antiecologica quanto il centro e la sinistra ma non finge di non esserlo. E’ meno ipocrita.
    E da ciò che è meno falso, meno artefatto è più facile difendersi, è meno pericoloso.

  13. Concordo con UIC. E grosso modo è già nel 1872 che Bakunin sosteneva questa cosa. La dittatura del popolo o del partito comunista? dispotica come i governi borghesi, ma più subdola, perché quello che farà, dirà di farlo “nell’interesse del popolo”. Da qui alla famosa sentenza di Grillo “Berlusconi lo vedi che è un delinquente, ma quelli del PD (delinquenti pure loro) si sono finti vostri amici!” è un lungo fil rouge, mi pare.

  14. La cosa incredibile è che c’è ancora qualcuno che nega quella che ormai è un’evidenza, soprattutto nel caso del Pd.

  15. Mia sorella mi ha mandato questo: http://www.repubblica.it/cultura/2015/04/22/news/byung-chul_han_io_apocalittico_contro_gli_integrati_di_internet_-112583291/
    È la seconda volta che ne sento parlare, forse toccherà leggerlo…

  16. La perla di oggi:

  17. > La dittatura del popolo o del partito comunista? dispotica come i governi borghesi, ma più subdola, perché quello che farà, dirà di farlo “nell’interesse del popolo”

    Qui si ritorna alla frattura tra anarchismo e comunismo.
    In una grafica famosa Lenin spazza con una ramazza
    o – clero
    o – borghesia
    o – nobiltà

    Di fatto, le oligarchie del partito comunista, profondamente antidemocratiche con la loro hybris autoreferenziale e la loro patetica supponenza di superiorità intellettuale (si, rispetto ai babbei ai quali hanno farcito la testa di sciocchezze e fanfaluche) e le “politiche” imposte dall’alto, hanno costituito una nuova elite parassitaria e ideologicamente corruttrice che ha sostituito quelle tradizionali che gravavano sui ‘poracci, lavoratori, artigiani, contadini.
    I seguaci di Karl Marx hanno riempito la testa delle masse di nuovo oppio, una serie assurda di credenze antiscientifiche, antistoriche, ostili alla realtà e alle leggi della fisica e della biologia) e si sono organizzati nella casta de Il Partito Comunista che ha rimpiazzato i parassiti e despoti tradizionali, la nobiltà e la borghesia. Per farlo hanno scacciato le religioni tradizionali sostituendole con la propria.
    I paracomunisti / postcomunisti attuali sono nello stesso filone (si pensi, ad esempio, alle (anti)politiche ugualiste – sostituzioniste panmixiste e filo massmigrazioniste, di fatto, al servizio degli ultracapitalismi internazionali, sovranazionali. Oltre che ad un rancore mai sopito contro la cultura rurale, contadina, contro l’ecologia e le sue leggi (Mario Capanna la definiva, con una citazione, reazionaria perché legata ai ritmi della natura, padronale, qui si torna alle stragi staliniste di milioni di contadini russi e quindi addirittura alla mattanza della Vandea, visto che illuminismo e comunismo sono nello stesso filone di una morale artificiale sradicata dalla Terra, dalla Natura e ad esse ostili, potrei citare varie chicche di attuali politicastri della sinistra sul mondo e realtà rurali).

    Da questo punto di vista le osservazioni di Byung-Chul Han mi lasciano perplesso.
    Se c’è un disegno massimamente antiecologico è quello dell’ugualizzazione illuminista prima e comunista poi: l’ugualizzazione non può che essere al peggio, mediocrizzante, appiattente. Essa è sì global: crea masse indistinguibili di gente plagiata fin dall’infanzia tramite catechesi ideologica a scuola (qui si torna a Gramsci che aveva capito come si fa a manipolare le masse) non differenziate, senza identità, sostituibili, frullate, mischiate, messe, di fatto, in competizione diretta (una società a scoppio, osservava Terzani riferendosi al miscuglione esplosivo multietnico degli Stati Uniti) in cui il conflitto tra masse incompatibili di poveri viene utilizzato a proprio vantaggio dalle elite de Il Partito, alimentando la loro hybris ideologica e con la più colossale truffa ideologica (Massimo Fini diceva metterlo nel culo alla gente (ai proletari) con il loro consenso).
    Byung-Chul Han osserva questo processo di omologazione, il progressismo tecnoteista, ma, mi pare, non esce dal condizionamento non so se marxista ma sicuramente antitetico al suo antagonista, il (neo)liberismo.
    Mi pare lo stesso plagio che subisce anche Slavoj Zizek nella sua incrollabile, acritica fede leninista: osservano i problemi ma rimangono ne Il Problema.

  18. Per curiosità, dopo lo sversamento di petrolio in Liguria, sono andata a guardare i risultati per Genova. Affluenza 32,35%, 84,39% sì. Chissà se hanno cambiato idea adesso.

  19. Grazie mille da parte mia a tua sorella per il link a Byung-Chul Han: davvero molto interessante. A me, più che «lucido visionario», pare soltanto… una persona lucida. 🙂 E persona lucida fu anche Pietro Ingrao, la cui massima che meglio ne riassumeva il pensiero era: «Il dubbio è l’unica cosa che rivendico in pieno della mia vita» (magari avessimo tutti il suo coraggio nel mettere in discussione noi stessi e le nostre convinzioni).
    Buon 25 aprile!

    mk

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