I giovani maschi

Ho preparato un post che non si può pubblicare. Racconta del gallo, come avevo anticipato, ma siccome la storia coinvolge altre persone non si può mettere sul blog e non si può nemmeno tagliare. Spesso qui, sapendo che scrivo, mi chiedono: scrivi di noi? Il fatto è che vorrei ma non posso. È un posto talmente speciale e piccolo che per quanto mi riguarda andrebbe raccontato così com’è, senza cambiare niente, ma questa è l’unica cosa che non si può fare. Quindi, se qualcuno per qualche motivo volesse leggere nove pagine a4 di digressioni, può chiedermi il post e se io riterrò la persona di sufficiente fiducia glielo manderò 🙂

Per non lasciare esclusi gli altri, riprendo il titolo del post per parlare di un altro argomento che era già stato toccato su questo blog: il cosiddetto youth bulge o rigonfiamento demografico giovanile e più in particolare il pericolo rappresentato da una sproporzione, all’interno della società, di giovani. I giovani sono più irrequieti degli anziani e quando si affacciano all’età adulta hanno bisogno di un lavoro e della possibilità di guadagnarsi una posizione sociale. Se non ci riescono diventano violenti. Questo vale in particolare per gli uomini, che (se non altro per motivi culturali, della biologia non so) hanno più bisogno di detto lavoro e di questa posizione, e generalmente una maggior propensione alla violenza delle donne. I giovani di oggi, più istruiti e quindi con maggiori aspettative del passato, sono particolarmente soggetti a questo tipo di frustrazione. Se ci sono troppi giovani in una società, è quasi impossibile che questa garantisca a tutti la posizione che vogliono. Da questo nasce violenza. Per alcuni esempi storici vi rimando al link sopra; per un’analisi di cosa potrebbe voler dire ora, a questo.

Qualcuno ha messo in dubbio questa teoria portando l’esempio dell’India. In realtà, ho leggo recentemente un articolo secondo il quale in India, a causa di questa enorme popolazione giovanile e di uno squilibrio tra uomini e donne per colpa della cultura e degli aborti selettivi del passato, si stanno verificando proprio il genere di disordini che uno si aspetterebbe: proteste violente e aggressioni alle donne.

Un altro esempio ovvio potrebbe essere l’attuale ondata di attacchi terroristici ad opera spesso di giovani cittadini europei di origine straniera che percepiscono in qualche modo il rifiuto o l’impossibilità di farsi strada nella società in cui si trovano. Tempo fa leggevo le storie di alcune reclute dei talebani: mancando altre opportunità, essendo impossibile per un giovane uomo sposarsi e costruirsi una vita senza avere un lavoro, molti si univano ai talebani se non altro per guadagnare qualcosa. Quelli che non vogliono fare questo scappano: a Udine praticamente tutti i richiedenti asilo sono giovani uomini sudasiatici. Non ne ho visti di altro tipo e non ho visto donne, bambini o anziani (questo non vuol dire che non ci siano). Mi pare che in buona parte lo stesso valga per l’ISIS, che paga bene e garantisce un potere sproporzionato persino all’impegno profuso.

Poi, leggevo questo articolo sulle proteste in Tunisia per la disoccupazione di massa, soprattutto in certe aree, e di nuovo mi veniva in mente la teoria dello youth bulge.

La soluzione, per me, non è banalmente “creare lavoro”. Il lavoro non è un’astrazione, è una funzione non solo dell’organizzazione della società ma anche delle risorse disponibili. Se non ce n’è, creare lavoro per tutti significa semplicemente sottrarre risorse da qualche altra parte. E piazzare delle persone a far qualcosa purchessia, anche se inutile o dannoso, non può che portare a problemi successivi, come l’aumentare del debito, un’eccessiva burocrazia, l’insostenibilità del sistema o ulteriore crescita demografica. Io mi sto ponendo moltissimo il problema anche in questa valle, che dipende in grandissima da un paio di grosse fabbriche a Tolmezzo e che è entrata in crisi con il rallentamento dell’edilizia. Il mio progetto è trovare il modo di legare il lavoro di nuovo alle risorse locali, se non altro per non essere in balìa di eventi esterni e non competere con altri cercatori di lavoro altrove, ma questo è molto difficile in zone che dipendono dall’emigrazione da tempo immemore – e non sopportano gli immigrati. Inoltre, nessuno si pone nemmeno minimamente il problema di quante persone possa sostenere la valle, e tutti lamentano le poche nascite (che in realtà non sono poi così poche – il paese in cui vivo è pieno di donne con tre figli). Ho molte idee, e per quanto sembri ridicolo le mie galline sono, tra le varie cose, un inizio di tentativo di contribuire.

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8 risposte a “I giovani maschi

  1. Bè, ci hanno raccontato che gli immigrati erano indispensabili. Adesso scopriamo che non solo non ne abbiamo bisogno perché non c’è lavoro per nessuno ma che, se non gli garantiamo una “posizione”, sono pericolosi. E’ una idea cosi follemente stupida da essere inverosimile. Quindi io insisto, l’immigrazione in realtà è pianificata, organizzata, gestita come uno strumento, un’arma, per scardinare le società europee e definire un “Mondo Nuovo”, non importa a che prezzo.

  2. Ecco Gaia che sei tornata sulla questione – a me pare ovvia, ovvissima – dell’instabilità sociale e quindi dalla violenza che ne deriva quando essa è sovrappopolata ovvero
    o – piena di giovani (maschi è pleonastico)
    o – senza alcuna prospettiva

    questione portata all’attenzione dai lavori Gunnar Heinsohn e altri.

    Qualcuno ha mai visto un anziano a fare il devastatore? il teppista? il seviziatore? Pregi e difetti del testosterone.
    Solo che questa ovvia ovvietà è doppiamente tabù
    1 – perché ancora una volta dimostra l’insensatezza della religione crescitista che è crescitista anche demograficamente
    2 – perché dimostra l’incredibile catasta di cazzate, menzogne, falsità e puttanate per rimbambiti sulla ricchezza, opportunità, gioiosa e colorata occasione blablablbablablablbablablablbablablablbablablablba dell’invasione alias migrazione-tsunami che subiamo
    3 – perché ancora una volta dimostra la boiata dell’ugualismo ovvero che NON siamo affatto tutti uguali, che anche la demografia non è uguale, neppure la distribuzione delle età nella composizione sociale sono disuguali in numero e in effetti
    4 – perché evidenzia l’oscurantismo antiscientifico di parti sempre più ampie della società a partire dai suo vertici fondamentalisti (crescitisti, massmigrazionisti, sìglobal, ugualisti, dirittisti, etc.).

    Lo tsunami migratorio è solo una delle manifestazioni della catastrofe della crescita demografica esplosiva; il fatto che su di essa speculino in ogni modo politicastri, ideologi da strapazzo, preti, comunisti, sìglobal, mediatori, operatori sociali, turbocapitalisti, capetti di centri sociali, giornalisti sinistri, scafisti (compresi quelli bianchi e rossi nostrani), costruttori edili, etc. un problema nel problema.

  3. > è doppiamente tabù
    -> è tabù in modo molteplice

  4. Tieni sotto controllo la crescita demografica esponenziale, egregia gaia, anche nel tuo pollaio! Altrimenti la pastinaca che hai piantato non farà in tempo a vedere la luce! 🙂

  5. Ho letto tutti i risultati seguendo il link inglese. Fanno impressione. Certo, sarebbe interessante fare un sondaggio simile qui dove vivo e vedere se le risposte sono tanto diverse, sugli omosessuali per esempio… per fortuna non tutta l’Italia è così.

  6. Allevamento di massa di serpi in seno.
    Appena avranno la forza e il numero sottometteranno gli europei prima e poi elimineranno tutti quelli che non si convertiranno e ciò avverrà nel corso di qualche secolo (la pulizia non etnica ma religiosa è avvenuta e sta avvenendo in gran parte dei territori islamici).
    Ma osservare la storia è nazifascioleghista e non si può.

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