Ucraina

Finora non ho scritto quasi nulla sulla questione dell’Ucraina perché non sono un’esperta e penso che quando la situazione è così complicata sia meglio stare zitti che fare affermazioni superficiali (e poi magari trovarsi costretti a difenderle a oltranza contro ogni evidenza). Dopo averci comunque riflettuto ho deciso di scrivere qualcosa nel momento in cui ho letto questo articolo su Al Jazeera, in cui vengono intervistati nei nazionalisti russi che sono andati a combattere come volontari con l’Ucraina e contro i separatisti dell’Est. La loro motivazione è che il regime putiniano sta danneggiando la Russia e che un modo per opporvisi è impedire alla Russia di aggredire altri paesi, paesi “fratelli” come l’Ucraina, impunemente. Le storie che raccontano, nella loro stranezza, nella loro tragicità, anche forse nella loro futilità, mi hanno commosso. Per quanto mi riguarda, dovrebbero essere le popolazioni coinvolte ad esprimersi e a difendersi, e non altri, anche se ora non sembra che lo stiano facendo, forse perché troppo terrorizzate. Al tempo stesso, durante la guerra civile in Spagna molti antifascisti da tutto l’Occidente andarono a combattere in difesa della Repubblica e contro Franco perché pensavano che fosse il modo migliore per opporsi all’avanzare del fascismo nei loro paesi o nel mondo in generale. Persero ed ebbero ragione, anche se la storia non è mai semplice, ed è possibile che l’intervento italiano fascista in Spagna, pur favorendo la vittoria del suo alleato, indebolì fatalmente la capacità militare del nostro paese, che di lì a poco si gettò nella mischia della Seconda Guerra Mondiale, nella quale invece Franco si guardò bene dal lasciarsi coinvolgere. Come sarebbe andata per il nazifascismo se la Repubblica avesse vinto in Spagna? Nessuno può dirlo con certezza.

Siccome ora sappiamo quale orrore furono il fascismo e il nazismo, questi sono diventati una facile accusa da lanciare contro rivali in ogni dove. L’Ucraina è fascista, la Russia è fascista, l’ISIS è fascista, i neofascisti sono fascisti, gli antifascisti sono fascisti… nessuno si prende la briga di caratterizzare il fascismo con una certa precisione e verificare che la descrizione si applichi, per cui “fascista” è diventato sinonimo di una di queste due cose, nessuna delle due particolarmente pertinente, cioè: “persona o gruppo che dichiaratamente sostiene il fascismo sbandierandone i simboli”, o “persona o gruppo intollerante cioè che non la pensa come me e me lo fa pesare.” Siccome il fascismo non può manifestarsi proprio così come fu in passato, per tanti motivi tra cui che Mussolini è morto e l’Italia è completamente diversa, l’accusa di fascismo per avere un senso dev’essere o ridefinita e riadattata, o lasciata alla storia.

Dato che, però, alcune caratteristiche che furono del fascismo appartengono alla Russia contemporanea e ai suoi sostenitori esterni, a me preme intervenire nel dibattito perché mi preoccupa la solidarietà espressa da molti in occidente al governo russo attuale e a Vladimir Putin. Molti non si rendono conto di chi sia Putin e, quando glielo si fa notare, rispondono, come si fa di solito: e l’America, non è peggio? Dipende, sicuramente no dal punto di vista di un paese dell’Est, e comunque: cosa c’entra?

Come ho detto non sono un’esperta ma un po’ la Russia l’ho seguita e, a differenza di tanti, quello che so della Cecenia e dei crimini che la Russia vi commise non me lo dimenticherò mai. È utile ricordarsene, tra l’altro, anche per capire perché si sente di ceceni che combattono da una parte e dall’altra nei principali conflitti del momento. I ceceni combattevano per la loro libertà e furono schiacciati con una violenza che le mie parole qui non possono nemmeno provare a rendere. Invito chiunque sia curioso a leggersi qualcosa della Politkovskaya, ma non solo: ci sono altri giornalisti e molti rapporti di associazioni per i diritti umani che documentano la realtà di un abisso di orrore senza fine. In buona parte, questo orrore è attribuibile a Putin e al sistema che lo sostiene.

Per chi crede nell’autodeterminazione e nel rispetto della vita umana e della sua dignità è intollerabile veder inneggiare a Putin, e poi appiattire le complicatissime situazioni internazionali utilizzando schemi semplicistici od obsoleti.

Anni fa mi appassionai molto alla storia dei Balcani. Non conoscendola quasi per nulla, e avendo sentito quasi solo che i serbi erano cattivi e bisognava bombardarli, mi ritrovai all’improvviso a guardare alle vicende dal punto di vista serbo e a cercare volta per volta tutte le loro ragioni. Diventò una specie di ossessione. Per anni lessi libri, parlai con le persone, spulciai verbali del Tribunale dell’Aja, intervenni e scatenai conversazioni accese, e infine passai due mesi in Bosnia-Erzegovina e altri due all’Osservatorio sui Balcani. Da un processo che fu lungo, doloroso e intenso come la perdita di una fede o una conversione, emersi con la consapevolezza di aver fatto un errore: l’errore dell’eccesso opposto. Volendo assolvere un popolo, avevo distorto tutto nella lente di un mio pregiudizio. Entrarono in gioco questioni personali, ideologiche, emotive, intellettuali, ma alla fine imparai la lezione e mi ripromessi di non sbagliare più.

Il fatto che la Serbia e i serbi fossero stati ingiustamente addidati come gli unici responsabili di tutto quello che era successo, quando la Croazia e i croati erano colpevoli più o meno allo stesso modo e i musulmani di Bosnia non del tutto innocenti, non significava però che la Serbia andasse assolta da tutte le sue colpe. L’errore che fu commesso da molti complottisti di sinistra, Il Manifesto in prima linea (che perse così molta credibilità), fu pensare che siccome la situazione era più complicata di com’era stata presentata e non c’era semplicemente un unico aggressore, allora la Serbia era una vittima della propaganda occidentale. Ci fu un altro errore, ancora peggiore perché risultato della malafede e non del desiderio di approfondire: pensare che, se tutti i media principali offrivano una versione, e quella versione era adottata da niente meno che il proprio presunto nemico personale (l’imperialismo americano), allora quella versione doveva per forza essere sbagliata. C’è chi pensa che il nemico del suo nemico debba essere un amico: se sul piano tattico questo può essere se non altro pericoloso, sul piano morale è imperdonabile. Il nemico del proprio nemico, per chi se non altro ritiene di avere nemici, può essere un amico solo nel senso che è ancora troppo lontano per nuocerci.

A prescindere da tutto questo, poi, non bisognerebbe mai parteggiare ciecamente: come in un divorzio, ogni parte di un conflitto ha sempre almeno un briciolo di responsabilità – come minimo, quella di non essersi difesa abbastanza.

Sono stata nei Balcani e ho corretto un po’ i miei errori, ma non sono mai stata né in Ucraina né in Russia; in vita mia ho conosciuto abbastanza bene pochissimi ucraini, e tutti residenti all’estero o addirittura figli di emigrati. Prendete quindi le considerazioni che sto per esporvi come quelle di una che ha letto delle cose e ci ha riflettuto, non di una testimone. Non sono convinta che la testimonianza diretta sia sempre il miglior metodo per conoscere una situazione; anzi, una prospettiva distorta in un’esperienza diretta può risultare peggiore della taratura meticolosa di varie informazioni di prima mano. La storia è una somma di esperienze, non una singola impressione personale.

Con queste premesse, quindi, offro alcune considerazioni. Pur sapendo di muovermi in un campo minato sento l’esigenza di parlare perché mi sono accorta, come ho detto, di una pericolosa tendenza in certi ambienti, anche ambienti che sento come molto affini: la tendenza a difendere, o addirittura stimare, Vladimir Putin e la sua politica estera. Siccome l’imperialismo occidentale non solo ne ha fatte di tutti i colori, ma è in evidente declino, una strana combinazione di incapacità di uscire da una certa logica e di tendenza anche inconscia a saltare su un carro se non vincente almeno un po’ nuovo, sta portando molte persone non a rifiutare l’imperialismo tout-court, ma a parteggiare per quello russo. Così come, ad esempio, molti intellettuali romantici si esaltarono quando comparve sulla scena Napoleone, salvo rendersi conto progressivamente che la sua megalomania stava trascinando l’Europa in un bagno di sangue senza fine, così tanti europei di sinistra o semplicemente ostili al sistema vedono in Vladimir Putin e in tutto quello che rappresenta non un cinico despota che calcola ogni mossa nell’interesse di un gruppo di potere di cui è parte, ma una specie di imperfetto eroe che ha le palle di tenere testa a nientemeno che l’impero americano. E chi obietta a questa versione è “antirusso”.

A me piace la Russia, per quello che nella mia limitata (nel senso di non illimitata) vita intellettuale ho potuto conoscere. Mi piace la sua lingua, la sua immensa cultura, il suo folklore, il suo popolo, la sua natura selvaggia, la sua architettura. Ammiro la sua letteratura e la straordinaria capacità di resistenza della sua gente. La sua storia è troppo complessa perché io, che non ne sono esperta, la possa generalizzare, ma ne sono affascinata e spaventata al tempo stesso. Se c’è un tema che ricorre nella storia russa, da una rivoluzione all’altra, è quello del sostegno popolare al grande leader, così mirabilmente descritto da Tolstoj nel momento in cui il giovane Petya vede lo zar Alessandro e non desidera altro che morire per lui. Questo sentimento per me così lontano c’è stato spesso: con lo zarismo (e mi pare anche con le ribellioni allo zarismo), con il comunismo e ora con Putin. Non so perché sia così: se si tratta del fatto di avere un enorme paese che in qualche modo si sente unito, se sia una questione culturale, o se addirittura io mi sbagli. Può essere che mi sbagli. Ma allora perché un mostro come Putin gode di un tale consenso?

Mostro è un termine infantile, per cui specifico cosa intendo. Sicuramente è molto abile e carismatico, ma Vladimir Putin è soprattutto cinico, tirannico e spietato, nonché corrotto, se non altro nel senso che nell’amministrazione del paese ha accumulato consistenti ricchezze e privilegi per sé. Magari c’è chi pensa che sia meglio un leader spietato ma capace piuttosto che un incapace, ma io mi chiedo: capace di fare cosa? Sono talmente tanti le morti e i soprusi attribuibili al lungo potere di Putin che qualsiasi abilità lui abbia nel portare avanti i supposti interessi della Russia non solo non vale nulla al confronto, ma mi sembra vada contro gli interessi veri di un paese, che dovrebbero essere di vivere in pace, libertà e armonia con gli altri popoli. O almeno provarci.

La mia idea su Putin si è formata leggendo i libri di Anna Politkovskaja, e in particolare La Russia di Putin, in cui descriveva come la politica russa in Cecenia era sintomo e causa di una violenza, un degrado, un disprezzo per la vita degli stessi cittadini russi che si stavano manifestando in tutto il resto del paese. Il libro era appassionato e convincente, come gli altri suoi. Ricordo che quando la uccisero per me fu terribile.

E non fu uccisa solo Anna Politkovskaja. Negli anni si sono susseguiti omicidi di dissidenti, in patria e all’estero, alcuni anche piuttosto clamorosi, come quello quest’anno di Boris Nemtsov. Persino in un paese come il nostro, dove la mafia minaccia continuamente i giornalisti, un uomo che controllava buona parte dei principali mezzi di comunicazione è stato al potere per quasi vent’anni, e il clima politico è teso, l’assassinio di giornalisti è molto raro e quello di dissidenti un fatto eccezionale. I giornalisti e i dissidenti russi, invece, sono abituati a vivere nel terrore. Così anche gli attivisti: lessi un articolo tempo fa, non saprei dirvi in che numero, sulla pesante repressione degli attivisti locali in occasione delle Olimpiadi invernali. La Russia attuale è caratterizzata dall’indefessa, spaventosa e violenta repressione di ogni dissidenza, da ovunque essa provenga.

Inoltre, i media russi sono, a quanto ho letto spesso, impegnati in una spaventosa opera di propaganda martellante che crea paranoie collettive e sventola spauracchi inesistenti (e no, non rispondetemi che anche noi abbiamo propaganda, perché è sicuramente vero ma abbiamo anche molti mezzi per difenderci da essa, prova ne è il fatto che su una questione come quella ucraina abbiamo sentito un po’ di tutto e finora i giornalisti e gli oppositori vanno nei talk show e non vengono abbattuti uno dopo l’altro).

Caratteristica del nazionalismo russo contemporaneo sono l”omofobia, il conservatorismo sociale sotto l’egida di una chiesa, in questo caso la chiesa ortodossa, e le aggessioni razziste a immigranti neri e caucasici. Un altro fatto piuttosto inquietante sono i legami tra governo russo e movimenti o partiti di estrema destra europei. Abbiamo visto Salvini, ma c’è ancora di peggio: qui un approfondimento su convegni di estremisti di destra europei organizzati in Russia con il beneplacito del Cremlino.

Chiunque abbia letto qualcosa di quel poco che è trapelato sul comportamento dell’esercito russo agli ordini di Putin in Cecenia non può non spaventarsi a ogni coinvolgimento della sua amministrazione in affari esteri. Chiunque sappia qualcosa dei massacri, delle torture, delle sparizioni, della ferocia repressiva e implacabile con cui sono stati trattati i ceceni non può non provare il più profondo e totale sentimento di condanna, a meno che non sia accecato, e dovrebbe spiegare perché, dallo stesso odio anticaucasico e dallo stesso nazionalismo di cui sembra essere ammalata una parte della stessa società russa.

Venendo poi a eventi più recenti, ricordo il fatto che la Russia si sia annessa, senza che nessuno battesse ciglio, niente meno che un pezzo di un altro paese sovrano, senza tra l’altro suscitare nessuno scalpore. “Questa è nostra, grazie, e nessuno protesti o scateno una guerra mondiale”. Vi ricorda qualcosa?

(Sì, c’è stato un referendum. Qui sarebbero da aprire un sacco di parentesi per cui non c’è spazio qui, riguardanti soprattutto le modalità, molto controverse, del referendum e del suo svolgimento, la deportazione della popolazione tatara originaria e quindi il modo in cui si è raggiunta l’attuale composizione etnica della Crimea. In ogni caso, dal mio punto di vista, l’autodeterminazione è un diritto ma non si gestisce in maniera così frettolosa e poco condivisa e come se non bastasse sotto l’occupazione militare del paese a cui si dovrebbe decidere l’annessione. Può darsi che una consultazione meglio gestita avrebbe dato lo stesso risultato; chi può dirlo ora?)

Segnalo un articolo che riprende delle rivelazioni del giornale russo Novaja Gazeta, secondo il quale circolava negli ambienti del nazionalismo russo un piano per l’annessione della Crimea tramite referendum già all’inizio del 2014.

Una delle grande ironie della vicenda è che i difensori della “parte russa” e delle repubbliche separatiste si presentano come difensori dell’antifascismo contro il fascismo ucraino. A quanto pare, Churchill non pronunciò la frase che gli viene spesso attribuita, cioè che “i fascisti del futuro saranno gli anti-fascisti”, ma se l’avesse detta sarebbe un’interessante descrizione di una situazione attuale.

La storia non si ripete mai identica. A me spaventano i picchiatori fascisti nostrani e greci, le svastiche, la nostalgia di Mussolini, mi spaventano perché assumono forme violente e soprattutto perché si basano o su un’estrema ignoranza della storia o proprio su valori sbagliati. Al tempo stesso, non è possibile che il fascismo e il nazismo ritornino esattamente così come sono già stati. Non mi viene in mente un singolo caso storico in cui la storia si è ripetuta uguale o un revival è stato solo e semplicemente una copia del passato.

Non riesco a concepire che il nazismo e il fascismo tornino nella forma e con i nomi e simboli che il mondo ha già conosciuto. Certo, molti simboli fascisti e nazisti sono tatuati sui corpi e sventolati sulle bandiere di molti gruppi in molti paesi europei, ma dubito che possano avere, in questa forma, il successo che ebbero in passato.

È possibile, invece, che tornino, e con il sostegno delle masse, il totalitarismo, il razzismo, l’aggressione in politica estera, le pulizie etniche, la violenza politica – e tutte queste cose sono molto più caratteristiche della Russia di Putin che di qualsiasi suo supposto rivale, compresa l’Ucraina. Se Tizio sventola una bandiera con la svastika e Caio massacra i dissidenti, chi è il vero nazista?

Il motivo che mi spinge forse più di tutti a intervenire sulla questione dell’Ucraina e della Russia, sapendo di poter scatenare un vespaio (per fortuna non sono così letta), è il seguente. Tutte le analisi contrappongono due opposti imperialismi: quello NATO-American-Europeo a quello Russo. Siccome sappiamo che il primo fa quasi solo danni, sembrano pensare in tanti, proviamo con il secondo. E quindi ho sentito dire una marea di bestialità in difesa dell’intervento russo, riassumibili nell’idea che l’Ucraina sia il “cortile” della Russia e che questa abbia diritto di sentirsi minacciata e di intervenire, e che sia piuttosto colpa degli americani che “provocano”. Quello che manca da tutte le analisi in questo senso (o in quello opposto) è anche il minimo sospetto che l’Ucraina possa avere una volontà propria e anche solo un minimo diritto all’autodifesa. Dato che i separatisti sono sostenuti dalla Russia e spesso essi stessi Russi, e che la Russia si è annessa la Crimea con la naturalezza con cui un commensale si serve un altro piatto, direi che si tratta di un’aggressione vera e propria. Come reagiremmo se gli Stati Uniti si annettessero l’Ontario perché i suoi cittadini parlano inglese e hanno qualche problema col Quebec? Non tanto bene, suppongo. Ma la Russia può prendersi un pezzo di un paese sovrano e fa bene perché l’Occidente è cattivo.

Io ho la netta impressione che tutti i paesi ex sovietici dell’Europa dell’Est ne abbiano le palle così piene dell’imperialismo sovietico e di questa sua nuova versione putiniana che preferiscano cercarsi un protettore altrove per evitare di subire ulteriori aggressioni. Non voglio semplificare. So che ci sono in ballo questioni molto complesse e importanti, come il gas, il suo passaggio e il suo pagamento, e forse la NATO sta tirando la corda più di quanto dovrebbe. So che molte cose non sono ancora chiare. Il presente è confuso. Il passato, però, meno. E mi sembra che il passato e le aggressioni o repressioni subite diano buoni motivi all’Ucraina per temere il nazionalismo e l’imperialismo russo anche nelle loro manifestazioni attuali.

C’è un altro elemento che mi sembra sfuggire all’analisi. Le proteste di Maidan sono state scatenate inizialmente dalla sospensione di accordi commerciali con l’Unione Europea. Noi, che ci sentiamo fregati anche dall’Unione Europea, pensiamo che ci sia in mezzo chissà quale complotto annessionistico. Il fatto è che, come noi siamo disgustati dall’impero americano e tentati di provare con quello russo, è possibile che i cittadini ucraini siano schifati dalla corruzione e dalla mancanza di prospettive del loro paese, in parte spaventati dalla corruzione e dall’aggressività russa, e vogliano provare l’Europa che promette qualcosa di meglio. Non è detto che l’Europa possa mantenere la promessa. Così come l’America non era necessariamente l’America che sognavano gli europei, così come il comunismo reale non era il comunismo di Marx, e così come l’Europa non è l’Europa che si immaginano i migranti sui barconi, può darsi che gli ucraini, da una parte e dall’altra della guerra civile, si siano immaginati dei paradisi o anche solo delle scialuppe che non esistono se non nella loro testa. Questo sogno va diviso dalla realtà e trattato come una cosa a parte. Gli ucraini potrebbero volere l’Europa non perché la NATO gli ha fatto il lavaggio del cervello o perché l’Europa risolverà i loro problemi, ma perché credono che l’Europa potrebbe risolvere i loro problemi e che la NATO li proteggerà. Lo stesso potrebbe valere per la Russia e per gli ucraini o ex ucraini che guardano a lei. Quello che mi preme è che nelle analisi attuali, quelle autorevoli così come quelle da bar, che trattano l’Ucraina come se fosse una regione di Risiko priva di volontà propria, entrasse anche questo, un po’ di interesse nei confronti della psicologia collettiva di un popolo e delle sue proprie aspirazioni. Nessuno vede se stesso come una pedina. Magari mi sbaglio, ma almeno mi pongo il problema.

In questo senso la fonte migliore che ho trovato, né filoucraina né filorussa, ma solidale con il popolo, documentata ed equilibrata, è questa. Secondo questa analisi molto documentata, critica anche del governo di Kiev e soprattutto il sistema di potere oligarchico in tutto il paese, i separatisti nel Donbass sono in buona parte o russi o agli ordini diretti del Cremlino, e taglieggiano una popolazione presso la quale godono di pochissimo consenso. A quanto ho letto, i loro leader sarebbero estremamente violenti nonché estremisti di destra, mentre la popolazione avrebbe, almeno all’inizio, vissuto l’intera vicenda con una strana passività, una passività da disperati.

Se dovete leggere un solo articolo per verificare la credibilità ai vostri occhi di questo sito, consiglio questo, che come si fa di solito critica i supposti “luoghi comuni” della controparte, proponendo in effetti un’analisi difficile e necessaria, per chi, come l’autore, si sente di sinistra ma non si riconosce nell’interpretazione corrente che vede come “fascista” Kiev e l’Ucraina e “antifasciste” la Russia e le repubbliche separatiste.

Riguardo alla teoria dell’accerchiamento da parte della NATO, mi è parsa molto interessante la sua interpretazione: “L’Europa Orientale, cioè il terreno di espansione della Nato (insieme ai paesi dell’Asia Centrale che ospitano basi Usa), è un’area che ha vissuto per decenni una terribile oppressione a opera della Russia (…). L’attuale regime russo è guidato da un erede diretto di questo sistema, l’ex agente del Kgb Putin, e l’intera dirigenza russa ha un’ascendenza analoga. La Russia è un paese profondamente autoritario, repressivo e reazionario, che da questo punto di vista non ha pari in Europa. In più, è uno stato fortemente retrogrado in termini economici e istituzionali, che non ha nulla da offrire ai paesi dall’area, come tra l’altro testimonia la mafia economico-politica che difende i suoi non irrilevanti interessi economici nell’area. A questo va aggiunto che lo stesso stato russo ha centinaia di testate nucleari puntate sui paesi dell’area. Insomma, anche senza la Nato, la Russia sarebbe accerchiata da paesi ostili ed è lo stesso Cremlino che ha creato le condizioni fondamentali che favoriscono l’espansionismo imperialista occidentale. Non è secondo noi un caso che in realtà la Russia abbia convissuto per lungo tempo senza problemi, e la sua borghesia abbia prosperato non poco, con una Nato che si faceva sempre più vicina alle sue porte, e arrivava addirittura ai suoi confini nei Paesi Baltici. L’accerchiamento della Nato, sviluppatosi per un paio di decenni, non la ha mai portata a reagire con i fatti, nemmeno sotto il “duro” Putin, mentre una mobilitazione popolare come quella di Maidan, che metteva invece sì in discussione la sua esistenza, la ha spinta a intervenire immediatamente, a cominciare dalla Crimea.”

La sua soluzione alla crisi è anche la mia: autodeterminazione per le popolazioni coinvolte. Ovviamente, non succederà.

Voi direte: perché credi a questo blog e non alle altre voci contrastanti? Perché coincide con l’impressione che ho della Russia contemporanea e che mi sono fatta consultando altre fonti varie (Al Jazeera, il Guardian, l’Osservatorio Balcani e Caucaso…) e perché mi sembra molto ben documentato e approfondito. Naturalmente è possibile distorcere i fatti anche con una grande cognizione di causa: leggete anche voi e mi direte se avete questa impressione.

Molti di voi si arrabbieranno per questa mia analisi. Ammetto che sia incompleta e la propongo come spunto, non come sentenza. Non mi sto schierando a difesa di una delle parti in causa, anche perché ce n’è parecchie: chi è l’Ucraina, ad esempio? L’esercito, il governo, la popolazione occidentale, quella di tutto il paese…? Io sto solo invitando ad analizzare anche il punto di vista dell’Ucraina e la sua capacità di agire autonomamente senza cadere nella trappola di considerarla marionette dell’Occidente o una banda di “neonazisti”. Io penso che serva un’analisi della situazione che ne rispetti la grande complessità e non cerchi di prendere necessariamente una parte.

Una sola cosa chiedo: non commentate elencando i misfatti della NATO o degli Stati Uniti in questo o quell’altro continente. Li sappiamo già. E poi non c’entrano. Non dimentichiamo che, quando scoppiò la Seconda Guerra Mondiale, gran parte dei rivali della Germania avevano colonie ovunque nelle quali avevano commesso, e in alcuni casi avrebbero continuato a commettere, crimini orrendi. Questo è importante, ma solo in parte pertinente. La situazione attuale è estremamente tesa, la Terza Guerra Mondiale o è già iniziata o sta per scatenarsi, e l’aperta scesa in campo della Russia a favore di Assad (così come le esternazioni degli Stati Uniti sulla necessità di rimuoverlo) mi spaventano. Non so cosa succederà. So solo che vorrei libertà per i popoli, e non stare qui a discutere su quale dittatore sia più bravo o meno cattivo. E, per avere libertà, la prima cosa da fare è uscire dalla logica dei servi, che non sperano in altro che un padrone migliore.

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26 risposte a “Ucraina

  1. Solo una suggestione, fanne quel che ritieni: i dirigenti che sembrano più umani sono solo i meno maturi. Se non morranno prima, verrà il loro tempo per manifestare quella stessa disumanità che giustamente condanni negli altri. L’unico dirigente che giova a chi ha sottoposto è quello che fortunatamente giace un metro sotto terra. E’ l’etologia di specie, è programmata nell’hardware, non si scappa.

  2. Io non vorrei farne una questione di dirigenti. Non so se sia Putin a detenere veramente il potere, o se prenda ordini o debba obbedire a certe logiche a rischio di essere fatto fuori (il che mi sembra più probabile, a quei livelli). In ogni caso, le politiche fatte a suo nome o con il suo consenso sono spesso terribili. Quindi lui non dev’essere un granché come persona in ogni caso.
    Diciamo che ci sono sistemi più violenti e repressivi di altri, e mi pare che l’attuale sistema di potere in Russia sia estremamente violento e repressivo, e stia inoltre esportando questa violenza e repressione. Io, come sempre, sono per il maggior autogoverno possibile.

  3. Se avrai occasione di vedere “L’educazione siberiana” di Salvatores potrai capire che quanto ci (ora posso dire vi) scandalizza come violento o brutale in realtà può essere massimamente nobile, etico, generoso, ecologico e perfino solidale, empatico.

  4. Gaia, siediti e fai un bel respiro profondo. 🙂
    Guarda chi sta arrivando:
    http://www.difesaonline.it/mondo-militare/putin-pi%C3%B9-forte-che-mai-i-cinesi-schierano-la-portaerei-liaoning-ed-un-incrociatore

    UUIC: anche a me è venuto in mente quel film!

  5. È proprio questo che io critico e che mi spaventa: l’idea che la violenza possa essere queste cose (generosa, ecologica, solidale…). Non mi viene in mente un caso in cui sia stato o possa essere così. E se anche ci fosse, di sicuro l’imposizione su popolazioni che hanno determinate aspirazioni di interessi altrui non potrebbe essere un caso di violenza misericordiosa. È solo sopraffazione.

  6. > l’idea che la violenza possa essere queste cose

    Qui si apre un mondo di filosofia, Gaia.
    Penso che uno degli effetti peggiori dell’inquinamento religioso cristiano ed ebraico sia stato quello di… rimuovere la violenza dallo spazio concettuale, ideologico, filosofico.
    Questo è successo in modo decisamente minore nell’islam e non è successo affatto nelle religioni politeistiche in genere.
    Ora, rimuovere una parte delle realtà, demonizzarla invece di governarla poi porta alle peggiori situazioni possibili che sono l’esplosione della violenza e il crollo dei sistemi (i famosi anacronismi culturali, morali che Jared Diamond indica come uno dei cinque fattori principali di collasso).

    Per quanto disgustoso sia il “sangue e merda”, non possiamo pensare che non esistano, rimuoverli dalla “realtà” e quindi di non accorgerci (e voler non accorgerci) quando entrano in cucina o in sala operatoria.

    Quindi sarebbe bene pre-occuparci piuttosto che poi occuparci di situazioni drammatiche. Purtroppo stiamo perdendo la memoria e la cultura e quindi la prevenzione della violenza. Quanto succede a proposito della guerra migratoria a bassa intensità e all’ignorare la storia violenta – specie noi italiani, da secoli invasi da stranieri, sfruttati, razziati, sottomessi, etc. – e i subdoli piani che élite transanzionali e gruppi specifici di interesse stanno realizzando mi inquietano decisamente di più.

    E’ come se un’intera popolazione, persa la memoria del vajolo, poi abbandonasse le vaccinazioni, non stampasse più i libri di medicina che descrivono sintomi e terapie, eccetera.
    Poi, un giorno, una persona, sulla linea verde di Milano o sulla U3 di Berlino, nel convoglio pieno delle 7:42 fa cadere per terra una fiala in vetro con il virus variola.

  7. > Non mi viene in mente un caso in cui sia stato o possa essere così

    Eheheh
    Hai scritto addirittura un libro in cui, una parte rilevante, ha riportato come la resistenza furlana abbia lottato con le armi contro i nazisti e l’invasione dei cosacchi. La disciplina interna ai resistenti con le condanne a morte ?
    Non è che i partigiani furlani siano andati ad offrire il te coi pasticcini ai nazi o hanno fatto musicoterapia con i cosacchi con Mozart.

    In ogni caso, Salvatores, in “L’educazione siberiana” narra molte cose tanto vere quanto politicamente estremamente scorrette.
    E contesti etici e culturali di straordinaria nobiltà d’animo, come la considerazione per i “voluti da dio”.
    Penso che il fatto che nella cultura slava in cui questa componente marziale della realtà non sia stata annichilita sia uno dei problemi per noi affogati sempre più nelle sabbie mobili del “politicamente corretto”.

  8. Condivido in peno la visione di UUIC. Spesso si dimentica la lezione macchiavellica, che sarà pure cinica, ma appunto permette di ricordare di che “sangue e merda grondi il potere”. O, estendendo meno radicalmente l’immagine, di quali aspetti “sgradevoli” sia composta la realtà. Gli antichi poeti cantavano dell’era di Saturno, o dell’oro, un tempo dove il latte correva nei ruscelli, il miele trasudava dagli alberi, il lupo non aggrediva la pecora e tutto era disponibile in abbondanza e senza violenza. Ma già loro sapevano che questa era un età mitica e perduta, non più recuperabile, se non nei loro slanci lirici. Posso ammettere che una tribù di pigmei, dispersi in 1000 km2 di foresta vergine e praticamente disabitata, cullati da una natura generosa che provvede loro frutti da raccogliere e prede da cacciare, sia culturalmente aliena dalla violenza anche se, come ancora i vecchi miti sembrano ammonirci, deve esserci qualche cosa di genetico, originario in queste tensioni umane.
    Faccio mio anche il monito di UUIC contro il volere bandire a priori ogni forma di violenza dalla nostra società, magari delegandola ad aule di tribunale dove avvocati e legulei fanno giustizia per noi di qualsiasi sciocchezza possa offendere il nostro delicato sentire. Mi viene infatti spesso in mente un passo della “Guerra di Piero” di De Andrè:
    “sparagli Piero , sparagli ora
    e dopo un colpo sparagli ancora
    fino a che tu non lo vedrai esangue
    cadere in terra a coprire il suo sangue
    …………………………..
    e mentre gli usi questa premura
    quello si volta , ti vede e ha paura
    ed imbraccia l’artiglieria
    non ti ricambia la cortesia “

  9. Sì, l’argomento non è di poco conto. Intanto rispondo in breve, cominciando con le definizioni. Per violenza intendo un atto di forza con il fine di distruggere o danneggiare. È evidente che simili atti sono necessari alla sopravvivenza, se non altro tra specie: lo stesso tagliare una pianta o uccidere un animale sono atti violenti. Il fatto che la violenza sia necessaria, però, non significa che essa in sè sia nobile, etica, empatica, e così via. Semmai può essere nobile, etico, e così via l’impegno a rendere questa violenza necessaria, che è una minima parte di quella che viene commessa, minore possibile.
    Non considero la chirurgia o i vaccini una forma di violenza. L’autodifesa è violenza necessaria, per l’appunto (anche se ci può essere chi preferisce farsi massacrare e sfruttare che usare violenza, ma non è il mio caso). Anche in questo caso, però, il ricorso ad essa dev’essere minimo. Lo sforzo partigiano era per l’appunto, nonostante le devianze da questo principio, il minimizzare il ricorso alla violenza – anche per proteggere le popolazioni civili.
    Grandi generalizzazioni sui popoli slavi non è possibile farne: ambienti criminali siberiani e ristoratori croati, nuovi ricchi moscoviti e operai ucraini hanno situazioni e culture molto diverse. Dato che la guerra in Ucraina ha provocato finora l’esodo di oltre un milione di persone, devo dedurre che esistano almeno alcuni “slavi” a cui non piace subire violenze. Che poi si dovrebbero difendere è un altro discorso, ma il rifiuto della violenza subita da parte di queste persone è piuttosto evidente.
    Quello che io denuncio e condanno non è l’aver accettato che una certa misura di violenza sia necessaria per sopravvivere, ma usare la violenza come mezzo di ingiustizia, sopraffazione e arricchimento personale o collettivo a discapito di altre. Mi dispiacciono queste risposte “scorciatoia”: la violenza esiste nella vita, c’è anche nel film di Salvatores, non c’è niente di scandaloso. È come dire: tutti dobbiamo morire, quindi aver investito un bambino sulle strisce pedonali non è poi così grave. Ma che discorsi sono? Propongo piuttosto di entrare nel merito della specifica questione.

  10. Riguardo a La guerra di Piero, si tratta evidentemente di una denuncia dell’assurdità della guerra, non certo di un invito a sparare! Il senso dell’esitazione di Piero non sta nel suggerire che lui sia un vigliacco o che abbia irrealistici tabù, ma nel mostrare che la guerra crea situazioni in cui un uomo è costretto a scegliere in fretta tra uccidere un innocente e passare il resto della sua vita con questo peso, e venire ucciso senza aver commesso nessuna colpa. Si può essere d’accordo o no con il pacifismo di De Andrè (per altro ricorrente nel suo lavoro), ma non di certo citarlo come esempio di macchiavellisimo.

  11. > Il fatto che la violenza sia necessaria, però, non significa che essa in sè sia nobile, etica, empatica,

    empatica:
    L’etologia ci dice che contesti rischiosi rendono tra loro empatiche le persone di un gruppo che li deve affrontare, questo vale anche per la violenza.
    Quasi certamente è politicamente scorretto osservare che la violenza è efficace nel rendere le persone empatiche ma questa “scorrettezza” non cambia di un epsilon la natura delle cose.
    Anzi, la cimenatografia e la letteratura sono ricchissime di opere nei quali si rappresenta o si narra una violenza fortemente empatizzante.

    Non molto tempo fa usciì una pellicola – non ricordo il nome, ma solo il soggetto – tale che, il pubblico perndeva a cuore, empatizzava via via più per le sorti di un criminale efferato.

    etica:
    Altro mondo che si apre qui.
    L’etica NON è la morale (antropocentrica, monoteistica quindi cristiana giudaica qui da noi quindi marxista).
    Ogni ecologista sa che ogni esemplare di homo è un esemplare di una specie che sta distruggendo la vita (nelle forme superiori) sul pianeta.
    La violenza tra homo contribuisce a diminuirne il numero.
    Questo, dal punto di vista etico, ecologico è la massima riduzione del danno possibile, ora.

    nobile:
    Qui si potrebbe riprendere in mano il pensiero nietzschano sull’aristocraticità dell’essere e sula genealogia della morale.
    Ancora, si torna alla morale.
    Si pensi che nei sistemi di pensiero attuale società come quelle di Sparta vengono considerate società ignobili quando esse erano basate su un insieme di valori marziali che erano, in origine, la base della nobiltà.

    Insomma, spostando anche solo di poco i punti di vista la violenza demonizzata dal pensiero che va per la maggiore attualmente rileva una serie di aspetti che non vogliamo neppure tener conto, nonostante essi siano, esistano, a prescindere dal fatto di volerli ignorare o, peggio, demonizzare.

  12. La violenza tra esseri umani contribuisce solo temporaneamente a diminuirne il numero, ma poi peggiora le cose. Tre esempi:
    – gli israeliani che usano l’Olocausto come scusa per fare tanti figli E fanno guerra demografica con i palestinesi
    – l’esplosione della fertilità in Iran per produrre soldati da mandare a combattere contro l’Iraq. Forse non ci fu mai al mondo uno sforzo procreativo simile a quello che fece l’Iran in guerra
    – ho letto che per proteggere le loro figlie i siriani ora le fanno sposare prima. Risultato: più figli
    Non è la guerra a risolvere il problema della sovrappopolazione.

  13. L’empatia con il criminale si crea non in quanto criminale, o vedendone le violenze, ma conoscendolo come uomo al di là di esse – come padre, come amante, come essere pensante e sensibile, come mente, nei suoi atti di gentilezza o bontà…. nessuno simpatizzerebbe a vedere qualcuno che per due ore uccide gente e basta.

  14. Io infatti cito da Andrè per dire questo: non aspettarti che qualcuno ti ricambi sempre la “cortesia” e si comporti come tu ritieni etico e buono. Potresti avere una amara sorpresa, quando è troppo tardi. Mi viene spesso in mente, quando facciamo proiezioni delle nostre aspettative etiche e morali sugli “altri”.

  15. Un conto è constatare che esistono persone che si comportano male o fanno cose che secondo noi non dovrebbero fare, un conto dire che allora va bene che sia così. Non sto capendo il discorso.

  16. Aggiungo che esiste una violenza sorda, silenziosa, che è molto più pericolosa in quanto raramente percepita nella sua gravità.

    Ad esempio il caso della signora Keller sfrattata dalla propria abitazione municipale per far posto agli invasori siriani, viene considerata legale, ordinaria.
    Gli antagonisti del diritto (?) alla casa, quelli che vanno a sostenere le okkupazioni e lo fanno in maniera violenta in questo caso non intervengono. Probabilmente nella loro contrarietà sadomasochistica contro i locali, saranno giunti alla conclusione che quella è solo una schifosa piccola borghese intollerante e razzista e xenofoba che non accoglieva “senza se e senza ma” profughi (?) in casa propria.
    E’ stata opportunamente corretta (non si può dire, è fascista) rieducata (marxista) ovvero catechizzata (cattolico).

    Come nel caso della violenza necessaria alla resistenza contro i nazi e altri invasori quella era giusta, la NOSTRA violenza è giusta, quella degli altri è, a priori, ingiusta nazista fascista antidemocratica violenta disumana bestiale blablablablabla.

    C’è una manipolazione morale (speculativa sarebbe pleonastico) della violenza.
    Quella dei russi (in Russia) è cattiva, la nostra è democratica, antifascista (?)
    Eccetera eccetera.

  17. Questo post era sull’Ucraina, non sulle tantissime altre forme di violenza che vengono esercitate da esseri umani contro altri esseri umani nel mondo.
    Riguardo ai movimenti per la casa: non sfrattano mai nessuno da dove abita ma si limitano ad occupare alloggi vuoti, quasi sempre di proprietà di banche, enti, o palazzinari. Accusarli quindi di non prendere posizione, ammesso e non concesso che non l’abbiano fatto (hai controllato tutti i siti?), su qualcosa che è successo in un altro paese ad opera di un ente pubblico e neanche di un movimento, è un po’ pretestuoso.

  18. Tommaso Querini

    Solo un’osservazione rispetto all’odio anti-caucasico, ricerche suggeriscono che esso si sia formato nella societa’ russa in seguito agli attacchi terroristici agli appartamenti del 1999. Sebbene sia piu’ che dubbio che l’attacco vada effettivamente attribuito ai ceceni e non piuttosto ai servizi segreti russi o a qualche gruppo terroristico islamico, appare chiaro come la morte di cittadini russi abbia convinto l’opinione pubblica russa che i ceceni non stessero combattendo per ottenere la sovranita’ (cosa che la maggiorparte dell’opinione pubblica supportava), ma piuttosto volessero attaccare alla radice la societa’ russa. Potete leggere a riguardo in questa ricerca da pagina 19 (60 nel testo). http://www.mitpressjournals.org/doi/pdf/10.1162/isec.2006.31.2.42

  19. “E’ come se un’intera popolazione, persa la memoria del vajolo, poi abbandonasse le vaccinazioni, non stampasse più i libri di medicina che descrivono sintomi e terapie, eccetera.”

    Assai più opportuno, in quanto concreto ed attuale, sarebbe stato un riferimento alla tubercolosi. Quanti, tra noi, hanno idea della quantità di grane sanitarie ci stanno allegramente tirando sulla testo le dirigenze? Per di più in un momento in cui si sta altrettanto allegramente continuando a smantellare l’assistenza sanitaria gratuita? E’ realistico credere che quelle dirigenze non siano consapevoli di quel che stanno facendo? (risposta ovvia, “no!”) Quanta violenza c’è nel preparare un disastro sanitario a base di malanni anche mortali? Se un malanno non è mortale (come la scabbia) è comunque umano imporlo ad altri per il proprio tornaconto? (sì, per il proprio tornaconto, perché stante la tipologia del dirigente, ovvero dell’arrampicatore senza se e senza ma, credo di poter affermare con certezza che il danno viene imposto ad altri per tornaconto personale)

    Quanto sopra per limitarsi alla questione sanitaria, visto lo spunto offerto dalla citazione.

  20. Tommaso: ho problemi a scaricare il file da qui, quindi commento solo su quello che dici tu. Mi sembra eccessivo che dei singoli attentati, per lo più se ho ben capito non rivendicati, possano cambiare l’opinione comune in maniera così totale e così duratura. A me sembra ci sia anche, in Russia, un nazionalismo profondo e, da parte di alcuni, la paura di vedere il proprio paese smembrato. Non può essere che il sentimento anti-caucasico (ci sono tanti caucasici, non solo i ceceni!) sia uno di quei rancori di lunga durata che covano all’interno di una società, così come quelli contro gli ebrei e i rom nell’Europa occidentale? Chiedo, perché non lo so, non conosco bene questo lato della questione.

  21. Sempre dal sito sopra citato, Crisi Globale, un articolo sull’intervento militare della Russia in Siria di cui vorrie riportare la conclusione, perché la condivido appieno:
    “Con l’avvio dei bombardamenti russi sulla Siria abbiamo assistito ancora una volta a cori entusiasti di voci di settori della sinistra e della destra, sempre più ideologicamente vicini e sempre più promotori di posizioni politiche difficilmente distinguibili. La loro idea è evidentemente che si stia andando verso un mondo geopoliticamente multipolare e quindi a un mondo migliore. Si tratta di un’idea che non esitiamo a definire folle. Una multipolarità di stati guerrafondai, sfruttatori e criminali non rappresenta affatto un passo avanti, ma solo un ulteriore sprofondamento verso il rischio di una guerra generalizzata e di altri disastri. Per rendersene conto basta ritornare con la mente al mondo “multipolare” sfociato in tragedie epocali come la Prima e la Seconda guerra mondiale. E basta anche semplicemente immedesimarsi nella situazione di chi questa multipolarità oggi la sta vivendo sulla propria pelle, i siriani, sempre più oggetto di massacri, ridotti in miseria e costretti a una fuga disperata dal proprio paese.”

  22. Si può sempre pensare che un mondo monopolare sottoposto all’imperialismo statunitense sia meglio.
    L’implosione siriana ha origine squisitamente ecologica (collasso da sovraccarico antropico) su cui si sono innestate le azioni di Divide et Impera degli USA per far fuori Assad ovvero la Russia e l’Iran.
    Quindi, ad essere realistici, la radice del problema è nel monopolo imperialista USA e quella russo-persiana solo una reazione.

    E’ una pia illusione pensare che non reagendo al bullo violento della classe le cose migliorino col tempo.

  23. Veramente ci sono state delle manifestazioni popolari e spontanee contro Assad le quali, represse violentemente, hanno contribuito a scatenare la guerra. Sulla base di quanto ho letto le origini della guerra, come dici tu, sono di tipo ambientale, demografico ed economico (siccità, fame, migrazione, sovrappopolazione, crescita urbana troppo rapida, conseguenze dei conflitti vicini, diminuzione delle entrate dal petrolio…); avendo un regime molto repressivo gestito male una crisi che forse era impossibile gestire bene (questo io non lo so), la situazione è precipitata. Oltre a questo c’erano questioni geopolitiche legate al passaggio di due gasdotti progettati, uno che faceva comodo all’Occidente con i suoi alleati, l’altro alla Russia. Credo che le varie ingerenze (Stati Uniti, Europa, Arabia Saudita e altri paesi arabi, Russia, Iran…) siano legate a questo secondo punto, ragion per cui sto pensando di bandire i fornelli a gas da tutte le mie case future (sì, non credo cambierà molto nel mondo).
    Io ho sempre criticato l’imperialismo statunitense come TUTTI gli imperialismi. Una classe con due bulli non può essere meglio di una classe con un bullo solo, dato che chiunque si metta sotto la protezione di un bullo deve poi sottostare ai suoi ordini. Il potenziale di conflitto può essere maggiore quando ci sono potenze rivali che si contendono lo stesso territorio, ma a lungo andare è solo una questione di prospettiva: dato che un impero ha sempre un ‘dentro’ e un ‘fuori’, lo stare bene e in pace dipende anche da dove ci si colloca rispetto a questo confine, che inoltre è sempre mutevole, e quindi i conflitti ci sono in ogni caso. Meglio uscire dalla logica degli imperi, e basta. L’Ucraina o la Siria non sono il “cortile” della Russia tanto quanto il Canada o il Nicaragua non sono il “cortile” dell’America.
    Io rifiuto categoricamente la scelta tra padroni diversi, e per questo ho scritto il post. Solo uscendo dalla logica: “meglio l’America o meglio la Russia (o Cina)?” si potrà sperare di trovare vere alternative. L’imperialismo russo, per chi ne conosce almeno un po’ la storia, è violento, prepotente e cinico tanto quanto quello americano (per certi versi pure peggio, visto che non si sente nemmeno in dovere di giustificarsi, seppur ipocritamente come quello americano: credo che se Guantanamo fosse stata russa, non sarebbe nemmeno venuto fuori uno scandalo).

  24. > avendo un regime molto repressivo gestito male una crisi che forse era impossibile gestire bene

    Allora, il regime di Assad era socialista (anzi, si dovrebbe dire baathista, come quello di Hussein e Gheddafi).
    Queste tre società, in effetti, erano messe decisamente meglio rispetto all’orribile stato in cui si trovano parte dei paesi così inquinati dall’islam.
    Stati Uniti, Francia, etc. hanno deciso, come scusa ai loro interessi imperialisti , di “bombardare” il ciarpame tipo pseudodemocrazia, dirittismo, liberismo, tecnoprogressismo e altra cacca del genere.
    Il risultato è che sono tutti e tre implosi.
    Quei regimi sono andati benissimo finché c’erano risorse: la crescita demografica abnorme ha fatto il suo corso.
    Tu puoi prendere anche – so che l’esempio qui è fuoriluogo! 😉 – una berlina 5litri per sei persone, lunga sei metri e mezzo.
    In due ci stai da dio, in tre pure,, in quattro anche, in sei devi organizzare un po’ dove mettere i bagagli.
    Se continui a stipare gente in quella roba, anche se è una berlina di lusso, finirai per starci in modo pessimo.
    Le critiche al regime di Assad iniziarono per una questione di accesso all’acqua dopo alcuni anni di siccità.
    Perché c’era questo dramma di accesso all’acqua? Perché c’erano e ci sono troppi siriani in un’area subdesertica e desertica.
    Allora c’è una scarsità di acqua perché…. c’è troppa richiesta di acqua. Ma questa ovvia verità è fumo negli occhi per crescitisti, umanisti etc. In questo contesto proliferano le distorsioni sul piano antropico: lotta per il potere (risorse), corruzione, sperequazioni via via fino agli scontri confessionali (sciiti contro sunniti), civili etc.
    In Norvegia non c’è (per il momento) alcuna guerra nata da una scintilla di siccità: c’è una richiesta di acqua ridicola in relazione alla disponibilità.
    Non c’è alcuna scintilla, lapillo o tizzone che possa incendiare… ciò che non è incendiabile, come prendere un fiammifero acceso e buttarlo in un prato bagnato di pioggia. Non succede un tubo.

    > Una classe con due bulli non può essere meglio di una classe con un bullo solo

    Allora, se sono tutti bulli ovvero, relativamente, nessuno lo è, chiunque tenti di fare il più bullo degli altri sa che è molto rischioso, rischia di essere pestato a sua volta.

    > Io rifiuto categoricamente la scelta tra padroni diversi,
    Puoi rifiutare la realtà, Gaia, e fuggire in un utopia. Ma le utopie diventano quasi sempre distopie.
    Come sottolineano i buddisti, la prima cosa è amare se stessi, ma la seconda è… osservare, rimanere nella realtà.

    L’imperialismo russo è meno ipocrita di quello statunitense.
    Quindi più facilmente riconoscibile. E se una cosa la riconosci, non è sofisticata, dissimulata, è meno pericoloso perché ti puoi difendere meglio da esso.
    E’ un po’ il problema della partitca: in Italia la destra nazional popolare, quella che io indicavo come Partito Dei Ladri, sono meno pericolosi del partito unico cattocomunista della nazione.
    I primi te lo dicono che ti sfruttano, che ti derubano.
    I secondi ti convincono della giustezza di diventare un servo impecoronito in un gregge amorfo, da tosare, mungere e macellare per i loro “giusti democratici tolleranti blablablablavlavlavlublabla disegni”.

  25. Sì, può darsi che essere ipocriti sia peggio dell’essere sfacciati. Questa è una questione filosofica sulla quale non ho, per il momento almeno, un’opinione precisa. Si tratta comunque di una differenza non sostanziale: massacrato per il tuo bene o per il bene di chi ti massacra, sempre massacrato sei.
    Riguardo alla Siria, proprio per quello che dici tu io non credo alla retorica del “poverini, scappano dalla guerra”: certo, scappano e hanno degli ottimi motivi, però se quella guerra è scoppiata non è solo colpa “nostra” ma anche colpa “loro”, cioè della popolazione che è cresciuta troppo, ha sfruttato troppo le risorse, non è stata previdente (questo naturalmente esclude i bambini e gli adolescenti, che non sono ancora in grado di prendere decisioni importanti). La siccità siriana, a quanto ho letto, probabilmente è legata al cambiamento climatico, ma anche qui i siriani non sarebbero del tutto innocenti: magari consumano meno di noi, ma non si sono fatti scrupoli a venderci il petrolio e usare i proventi per mantenere la pace sociale a suon di elargizioni (tipo panem et circeneses: il pane prima o poi finisce).
    Il fatto è che le persone crescendo demograficamente e coltivando la terra probabilmente pensavano di fare qualcosa di buono, non di cattivo. Qui fanno lo stesso: se scoppiasse una guerra per gli stessi motivi sarebbe colpa nostra, ma se lo dici ora ti ridono in faccia (infatti tutti vogliono aiutare i profughi, perché sanno che al posto loro farebbero e avrebbero fatto tutto uguale).
    Io ribadisco, ma è inutile ripeterlo all’infinito, che io rifiuto la logica dei bulli e accetto soltanto la logica della pace e dell’autodifesa, e nessuno riuscirà a convincermi che Stati Uniti, Iran, Arabia Saudita, Russia eccetera si stanno autodifendendo in Siria, dato che gli unici che possono autodifendersi in Siria sono i siriani stessi e al massimo i loro vicini se attaccati.

  26. Io concordo a pieno, e forse me ne dovrei preoccupare :-), con UUIC. Ma condivido anche la triste constatazione della nostra Gaia, quando dice che tra USA, Russia, Isis, Arabia ecc ecc alla fine c’è solo distruzione che si aggiunge ad altra distruzione in Siria.
    Avendo quindi dato un colpo al cerchio e uno alla botte, posso ritirarmi dalla tenzone intellettuale. 🙂

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