sei risposte

Rispondo con questo post all’articolo di Internazionale linkato da Marta, che contiene alcuni dati sull’immigrazione. Anch’io fornisco spesso dati, sparsi tra i vari post che ho dedicato all’argomento, solo che i dati come ben si sa dicono tanto quanto omettono e vanno interpretati con attenzione. Io ritengo che l’articolo di Internazionale presenti dati non falsi ma incompleti, e che li utilizzi a servizio di una visione che è diversa dalla mia. Bisogna ricordarsi che in qualsiasi dibattito non ci sono solo i dati ma anche le questioni di principio, in cui non è importante tanto il numero in sè quanto l’idea, cioè se si è favorevoli o meno a una determinata cosa. Per sapere se una tale politica funziona o no non basta sapere qual è il risultato, anche se aiuta: bisogna prima discutere su quale risultato sia più desiderabile e perché. Io non sono contraria alla migrazione in sè, ma in anni di osservazione e indagine personale mi sono resa conto che la migrazione di massa in un mondo come il nostro (e, in realtà, per la quasi totalità della storia umana) è un fenomeno violento e devastante, anche se chi vive delle sue conseguenze non sempre se ne rende conto – quanti americani che inneggiano alla loro patria si rendono conto che è fondata su un genocidio?

Tornando, comunque, all’articolo di Internazionale, ecco le mie risposte, con dati, perché non mi si rimproveri di non usarli. Comincio sottolineando che c’è ormai un’abitudine mediatica (non solo qui: Radio 3 è ancora peggio, per dirne una) a trattare chi si oppone all’accettazione delle migrazioni di massa come un razzista, un senza cuore o un ignorante. I dati di Internazionale vengono presentati non come spunti in un dibattito complesso, ma come utili a “smontare i luoghi comuni”. Chi cioè dice certe cose dice solo banalità disinformate: adesso ci pensiamo noi e li mettiamo a posto – questo sembra essere il messaggio. In realtà anche questi sei grafici confermano a loro volta altri luoghi comuni, che anzi mi sembrano preponderanti nel dibattito pubblico rispetto alla visione contrapposta.

1. Come dice Mauro, questo ipotetico 5% si sommerebbe ai migranti già presenti in Europa, che sono attorno al 10-15% della popolazione. Dipende dai paesi: in Italia gli stranieri residenti, escludendo cioè i clandestini (e, credo, i richiedenti asilo) e gli stranieri già cittadini italiani, sono cinque milioni. Inoltre, molti dei migranti provengono da paesi ad alta o altissima natalità; le donne straniere fanno in media un figlio in più a testa delle italiane. Questo non per dire che ci sia qualcosa di male se nascono bambini stranieri (il 15% delle nascite già adesso), ma che nel contare i flussi bisogna considerare anche la fertilità delle persone che arrivano e che conseguenze demografiche, sociali e culturali questo può avere. Inoltre, se già Siria ed Eritrea da sole corrisponderebbero al 5% della popolazione europea, che dire di Pakistan e Afghanistan, da cui già provengono profughi, e Libia e Iraq, in guerra come la Siria, per non parlare dell’Africa sub-Sahariana? Sono centinaia di milioni di persone. Il fatto inoltre che la natalità in questi paesi resti altissima significa che la produzione di potenziali profughi non si arresterà in tempi brevi. Intervenire sulla natalità sarebbe un buon inizio, ma non tutte le società percepiscono il problema in questi termini, anzi.

Senza contare che i migranti si concentrano in alcune aree, come le grandi città e le zone più ricche, per cui i dati che ci dicono che la media di stranieri è tot non ci danno informazioni su questa concentrazione e sulle conseguenze che può avere.

2. Come ammesso nell’articolo, il maggiore contributo allo stato sociale deriva dal fatto che gli stranieri per ora non riscuotono molte pensioni: ma cosa succederà quando lo faranno? È come dire che la Catena di Sant’Antonio sta funzionando perché abbiamo trovato ancora qualche pollo che abbocca: il crollo non potrà che essere ancora più doloroso. Ci sono altre due cose da dire: una è che i richiedenti asilo non possono lavorare, e quindi per ora costano e basta; leggevo sul Messaggero Veneto che il comune di Tarvisio è al collasso per tutti i minori stranieri che deve ospitare, dato che i minori devono essere più seguiti e costano di più dei maggiorenni. L’altra cosa, assolutamente fondamentale, è che non si può valutare l’impatto solo in termini di previdenza. Più gente c’è, più infrastrutture bisogna costruire, più terreno fertile si deve cementificare, più si inquina, più l’acqua pro capite scarsegia, più gli ecosistemi si degradano… è molto difficile quantificare costi come questi, ma sono quelli di cui più dobbiamo preoccuparci.

3. Qui il punto non è solo la disoccupazione, ma il genere di occupazione. È ovvio che la disponibilità di persone disposte a lavorare a qualsiasi condizione ha un effetto deprimente sulla qualità del lavoro (sicurezza, possibilità di scelta) e sui salari. Per la legge della domanda e dell’offerta, non c’è niente di più vantaggioso per i lavoratori della scarsità di manodopera e abbondanza di offerte di lavoro. Quando c’è poco lavoro e molta gente disposta a farlo, soprattutto per quanto riguarda lavori cosiddetti poco qualificati, è chiaro che sono i datori di lavoro a dettare le condizioni.

I lavoratori d’Europa se ne sono accorti, e iniziano a votare inquietanti partiti di destra; quella che non se n’è accorta, paradossalmente ma forse non tanto, è la sinistra.

4. Come ho già detto, bisogna aspettare che i lavoratori migranti inizino a riscuotere le pensioni (se ci saranno ancora) e ad invecchiare, e conteggiare tutta la spesa pubblica che non è sanitaria, scolastica e previdenziale. Un’altra cosa va ricordata: l’economia europea non crescerà per sempre. Siamo in crisi da anni, la situazione è drammatica per molti europei, e non è per niente chiaro dove mai andranno a lavorare tutti questi profughi quando le loro domande saranno state accolte. Una delle cose più pericolose che si possono fare quando si prendono delle decisioni è pensare che le tendenze del passato continueranno all’infinito. La crisi economica ha radici ambientali e petrolifere, ed è certo che non si tornerà come prima. Se l’economia rimarrà in crisi e la disoccupazione resterà alta, chi assumerà tutte queste persone in più? E come faranno a pagare le tasse se non lavoreranno neanche loro? Anche qui, mi sembra che il “popolo”, nel temere l’invasione, si stia rivelando più lungimirante dei suoi capi.

5. Bisogna vedere cosa succederà al Libano fra un po’: non conosco bene la storia del paese, ma mi pare assodato che la presenza in Libano di moltissimi profughi palestinesi permanenti abbia avuto un ruolo importante nei conflitti civili che ci sono stati. La Turchia è sulla soglia di una guerra civile, e molti curdi scappano anche da lì, come abbiamo visto. Inoltre, non tutti i profughi hanno lo stesso effetto dappertutto. Dopo la seconda guerra mondiale, l’Italia accolse gran parte dei profughi istriani e dalmati. Non fu indolore, ma il fatto che si trattasse di persone con la stessa lingua, la stessa religione e lo stesso aspetto (sì, c’entra anche questo) probabilmente ne facilitò l’integrazione. Un arabo in un paese arabo confinante e un arabo in Europa non hanno lo stesso impatto socioculturale, non per razzismo ma perché la storia condiziona come le persone si comportano, e così fanno anche le differenze di lingua e di religione, oltre alla riconoscibilità dei gruppi e alla loro tendenza ad amalgamarsi o meno. Non voglio dire che la diversità vada eliminata anziché gestita, ma bisogna pensare anche che non tutti i fenomeni sono controllabili e che l’influsso in tempi brevi di moltissime persone percepite come “diverse” potrebbe avere conseguenze imprevedibili. L’Europa sta già facendo i conti con il fondamentalismo islamico sul suo territorio. Inoltre, una comunità può dare molto valore alla propria identità culturale, linguistica, persino etnica, e quindi può voler limitare i flussi e tenerli bassi – il Giappone e la Corea del Sud, ad esempio, ci tengono tantissimo alla propria omogeneità, e non penso che li si possa condannare per questo. Si tratta di scelte.

6. Questo conferma la mia convinzione che la migrazione venga usata per giustificare la crescita illimitata dell’economia e della popolazione, e per questo viene sostenuta da gran parte dei partiti politici, dei media e delle elite economiche. A farne le spese, ripeto, sono l’ambiente e le classi più basse, quelle che poi vengono accusate di razzismo quando provano a difendersi.

Annunci

13 risposte a “sei risposte

  1. Su tante cose avrei da commentare, ma mi limito a due:

    1. “mi sembra che il “popolo”, nel temere l’invasione, si stia rivelando più lungimirante dei suoi capi”

    Tanto per cominciare il popolo non dovrebbe avere “capi” ma “rappresentanti”. Il fatto che non sia così fa strame della Costituzione dimostrandone l’infondatezza. In secondo luogo, i capi non stanno perseguendo e ottenendo altro che quelli che sono gli obiettivi che si sono preposti. Il fatto che quegli obiettivi siano in contrasto con gli interessi del “popolo” denuncia ancor più la loro natura di “capi” anziché di “rappresentanti”.

    2. “l’influsso in tempi brevi di moltissime persone percepite come “diverse” potrebbe avere conseguenze imprevedibili”

    Da quel che ho scritto in 1., possiamo ricavare che le conseguenze che adombri non sono per niente “imprevedibili”, infatti ritengo siano state pianificate e vengano perseguite con fredda e studiata determinazione.

    Al momento, gli invasori sono l’arma, le “nostre” dirigenze (e quelle “esterne”) la mano che l’impugna. Neutralizzare l’arma sarebbe l’obiettivo primario, mozzare la mano quello immediatamente successivo. Meglio ancora fare entrambe le cose d’un botto per rafforzare il risultato. La domanda che rimane senza risposta è: come?

  2. Io non vorrei capi, ma mi sembra che gli italiani, o almeno buona parte di loro, non chiedano altro che un capopolo.
    Riguardo al secondo punto, io non credo sia così semplice. Ci sono molte persone, anche dei ceti bassi, che sono favorevoli all’immigrazione di massa per vari motivi, alcuni dei quali mi paiono anche sensati, pur non condividendoli (più). Mi sembra che la società europea si stia spaccando in questo senso, e mi preoccupa. Lo sto provando sulla mia pelle: da quando ho esposto le idee che vedete sull’immigrazione, sono stata attaccata pesantemente anche da persone a me vicine. Quando una società si divide con tanta acrimonia, non può venire fuori niente di buono. Spero di sbagliarmi.

  3. Con la riprovazione di una società sana si può convivere, e parlo per esperienza. In un territorio nel quale la società è disgregata (oggi piace dire “multiculturale”, quasi che fosse una bella cosa), insufficiente per le esigenze di chi lo abita e devastato allegramente invece non solo non si può convivere, semplicemente non si può vivere. Abbiamo già sotto gli occhi dei begli esempi di questo stato di cose, ma preperiamo attribuirne l’origine a cause di fantasia.

  4. Vi segnalo l’ultimo post del mio blog, che contiene un indizio in più sulla ragione ultima della immigrazione, cioè il “Piano”.

    http://eldalie.blogspot.it/

  5. Il fatto che la società si già spaccata e lo diventerà sempre più è già uno dei risultati dell’innesto a forza di milioni di persone estranee (e spesso incompatibili) all’organismo ospite.
    Io uso spesso la metafora di un sistema degenerato che tenta di sopprimere le resistenze immunitarie (all’invasione) e lo fa accanendosi contro coloro che osano non osannare l’ “accoglienza senza se e senza ma” ovvero questa ipocrita finzione che e ha immerdato l’accezione nobile di accoglienza e ha introdotto un nuovo falso ideologico del camuffare con un temine che indica un atto di arbitrio tra pari il subire una invasione violenta che dimostra la propria natura non appena incontra qualche resistenza (vedere gli scontri ai confini e dentro Ungheria, Croazia, etc.).

    Negli ambienti di sinistra è semplicemente il nuovo tabù, non puoi essere che entusiasticamente favorevole altrimenti sei una bestia, nazifascioleghista, intollerante xenofobo fascistoide e altri buffi, rozzi e patetici tentativi di insulto.

    La divisione è già dentro di noi e ciascuna comunità di invasori, tanto più ostile all’integrazione è un piano di divisione a se che attraversa tutta la società.
    Infine sagge le osservazioni di Ugo che sottolinea che in una società ecologicamente degradata in senso ambientale non si può vivere e se a questo si aggiunge l’antiecologia sul piano antropologico dell’orribile mischione informe multietnico tutto e il contrario di tutto, le cose possono solo peggiorare. Non c’è nessuna malattia che aggiunta ad una precedente migliori lo stato del paziente.

  6. Vi inoltro questa notizia, che fa da sponda a certe domande che la nostra egregia Gaia si poneva qualche giorno fa:
    A Dutch journalist has bought a fake passport in Syria, has it delivered within 40 hours with a picture of the Dutch prime minister (Mark Rutte), a date marking his birthdate (except the birth year is showing 4 years older, as a little joke to imply that politics ages people faster) and an Arab name mocking his initials (Malek Ramadan).
    Allegedly thousands of original blank Syrian passports, printing presses and official stamps have gone ‘missing’ since the civil war, and are in the hands of Mafia and terrorists.
    http://www.geenstijl.nl/mt/archieven/2015/09/malek_ramadan.html
    http://revu.nl/nieuws/nieuwe-revu-koopt-een-syrisch-paspoort-en-we-zijn-
    How many IS + Al-Qaeda terrorists + economic immigrants having fake Syrian passports are already inside the EU?
    Here’s some pictures of Mark Rutte, so you can compare:https://www.google.com/search?q=mark+rutte+prime+minister+netherlands&ne

  7. Io ogni tanto penso: se fossi un terrorista islamico e volessi attaccare l’Europa, sicuramente manderei qualcuno sui barconi. Tra migliaia di persone e date le circostanze passerebbe inosservato. Certo, ci sarebbe un rischio, ma non mi sembra che i comandanti dell’ISIS tengano in gran conto la vita dei soldati.
    A Udine io vedo principalmente afghani e pakistani, a giudicare da come sono vestiti (molto elegantemente, secondo me, dato che mi piacciono i vestiti tradizionali). Ho visto quasi solo uomini. Però le mie rapide osservazioni non fanno statistica.

  8. Le tue rapide osservazioni sono osservazioni di prima mano, dunque non manipolabili. Dai sempre più peso al poco che conosci per esperienza diretta che al molto che acquisisci per via indiretta. Sempre, anche quando sembra poca cosa.

  9. Consiglio caldamente la lettura di questo articolo. Mostra le motivazioni di chi parte ma, finalmente, anche quelle di chi resta, oltre ad alcuni commenti su fatti di cui si è discusso qui: in Libano i profughi sono trattati peggio che in Europa, altro che “il Libano pur ne ha milioni”, oppure come il rischio di morire in mare e i maltrattamenti possano in alcuni casi, ma non in tutti, servire da deterrente (NON sto dicendo che sia giusto maltrattare o lasciar morire in mare).
    Alcuni brani che ho trovato interessanti:
    [Una donna al nono figlio] ” All’inizio – racconta – avere tanti bambini ti garantiva di ricevere un sussidio prima degli altri e, magari, di raggiungere l’estero più in fretta ma adesso, da quando, all’inizio di luglio, il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite ha abbassato a 13.50 $ il valore mensile delle tessere alimentari, quei bambini più che un lasciapassare sono soprattutto altre bocche da sfamare”
    (…)
    “Non voglio andare a fare lo schiavo altrove. Voglio tornare in Siria”. Nel frattempo vive e lavora a Beirut senza che ci sia traccia, nelle carte, del suo passaggio. “Credi davvero che la Germania abbia a cuore il nostro destino? Siamo merce di scambio elettorale, nonché potenzialmente gran lavoratori”.
    (…)
    “In Siria le persone sognano da sempre di andare in Europa”, da quando i francesi, durante il loro dominio, hanno mostrato loro il benessere della mente e del portafoglio. “Una volta finita la scuola, la domanda più frequente era in quale Paese europeo volevi andare a vivere, non quale lavoro speravi di fare nella tua città. Prima ti ci volevano anni, adesso bastano pochi giorni e il rischio di un naufragio è niente rispetto a quello che hanno vissuto queste persone”.

    Sono i frutti maturi della colonizzazione che bussano alle porte dell’Europa presentando il conto. “Chi decide di partire però si è arreso e non si rende conto che, a parte un soddisfacimento dei bisogni primari, quello a cui si condanna è lo smarrimento e la disperazione. E’ questo quello che pensi davanti allo specchio o la sera prima di andare a dormire quando non ti ricordi più da dove vieni”. Uccidi il padre, dicevano i Greci sottolineando l’importanza di fare i conti con le proprie origini, seppur ingombranti e dolorose.

    Mylad ha deciso di stare lontano dalla facile (troppo facile) lusinga dell’Europa, che accetta ma non accoglie. Ha deciso di restare vicino al suo dolore, vicino ad Hama, la sua città con le norie dai grandi vasi.

  10. Questo articolo, brevemente, suggerisce che i continui flussi di profughi all’interno del Medio Oriente (dalla Palestina al Libano, dall’Iraq alla Siria) abbiano contribuito ai conflitti attuali. Non si può dire “i paesi vicini pur ne accolgono milioni” senza porsi il problema di cosa succede poi a questi paesi! Quello che succede è di solito la guerra civile. Di fatto, in Medio Oriente stiamo assistendo a una continua crescita demografica con grossi spostamenti di popolazione (come quello, anche, degli ebrei a Israele, causa di così tanti problemi), e conflitti a catena che seguono questa crescita e questi spostamenti. Masse di popolazione sempre più grandi si spostano in paesi sempre più provati da povertà, corruzione, esaurimento delle risorse (in Yemen sta finendo l’acqua e il petrolio ha superato il picco).
    Sia fermare sia la crescita demografica che cercare di isolare i conflitti, per quanto “disumano” possa sembrare, è probabilmente una delle migliori soluzioni.

  11. Un articolo del Guardian che cita studi secondo i quali NON è vero che l’immigrazione nel Regno Unito sta causando disoccupazione e salari più bassi per gli autoctoni. Ho dato un’occhiata agli studi ma bisognerebbe leggerli tutti nel dettaglio per capire cosa intendono per “little evidence”: poco impatto, o nessuno? Alle volte basta che un fenomeno avvenga “leggermente” per provocare malcontento. Inoltre, alcuni dati risalgono agli anni pre-recessione, quando ce n’era per tutti. Sarebbe anche interessante pensare perché parte dell’opinione pubblica pensa che sia così se i dati la contraddicono.
    La mia impressione è che il Regno Unito riesca a sistemare tutti o dia l’impressione di farlo perché ci sono un sacco di soldi che girano, in parte derivanti dal fatto di avere una capitale globale, molte multinazionali e un grosso settore finanziario. Molte risorse vengono da fuori, ma ad un prezzo altissimo per il resto del mondo e per la qualità della vita nel paese, e comunque questo non può andare avanti all’infinito. Le risorse che non si possono importare, come lo spazio, l’aria, la campagna, e in parte la cultura tradizionale stanno già soffrendo enormemente per l’aumento della popolazione e la grande immigrazione.

  12. Mah, anche ammesso che il report del Guardian sia onesto, dati di sintesi penso siano sempre da segmentare. Di certo l’immigrazione non toglie occupazione tra i senior advisors della City o tra i professionisti ben qualificati. Tutte posizioni occupate dagli autoctoni e da un numero ragionevolmente limitato di immigrati d’elite. Altra cosa potrebbe darsi tra quelle professioni, soprattutto del settore servizi, in gran parte poco specializzate e già poco pagate di per se. E’ abbastanza comune impiegare immigrati per svolgere servizi di vario genere a costo bassissimo, proprio in virtù del fatto che su quei lavori, cui ovviamente può aspirare una persona con limitate capacità linguistiche e senza abilitazioni professionali valide in loco, si genera una pressione salariale al ribasso data dall’abbondanza di offerta di manodopera. Una cosa è poi considerare le medesime posizioni lavorative a Londra o grandi città , dove si concentra l’immigrazione, e un altra negli angoli più sperduti del Galles.
    Non so però quanti siano gli inglesi che svolgono questi lavori, ma sarebbe interessante avere il dato del Guardian focalizzato sulle fasce medio-basse di lavoratori autoctoni.
    Poi condivido la tua considerazione: paesi come UK possono ancora permettersi forse di assorbire molta immigrazione senza togliere troppo ai locali anche in virtù del gran flusso di ricchezza che per un motivo o per l’altro attraggono dal resto del pianeta.

  13. Gli studi citati già suddividono tra lavori più qualificati e meno, tra zone più centrali e più periferiche. La discriminante meno presente era piuttosto, mi pareva, tra livelli pre- e post-crisi. Per me comunque il fattore fondamentale è quello ambientale: lì non c’è crescita che tenga, più gente c’è, oltre un certo livello, peggio si sta.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...