perché non uso BlaBlaCar

Sentendomi esporre le difficoltà logistiche (risolte) legate al mio ultimo viaggio senz’auto, alcune persone mi hanno risposto, per aiutarmi: perché non usi BlaBlaCar? Non è proprio come andare in macchina, è più simile al trasporto pubblico… A questo punto io, inorridendo più o meno visibilmente, rispondevo: scherzi? BlaBlaCar è il male! Alché gli interlocutori si mostravano spiazzati o infastiditi: pure questo non va bene? Una delle risposte perplesse è stata: ma non era Trenitalia il male? Anche. Il demonio ha molti volti. Purtroppo nessuno prende sul serio il trasporto pubblico per quello che è, cioè un modo per ridurre l’impatto ambientale, il costo e il rischio della somma degli spostamenti individuali cercando di permettere a tutti di spostarsi almeno un po’, per cui il risultato è che chiunque gestisca qualsiasi aspetto di qualsiasi tipo di trasporto pubblico sembra vederlo come o un’elemosina ai poveracci che non hanno una macchina (visione di politici e amministratori) o un’opportunità per fare soldi o carriera (tutti gli altri), o al massimo una scusa per litigare con gruppi rivali con idee diverse dalle proprie usando quel che rimane di trasporto pubblico come arma in una battaglia che con esso non c’entra o c’entra poco.

Il primo motivo per cui io mi rifiuto di utilizzare BlaBlaCar è che non intacca in nessun modo la supremazia dell’automobile, anzi: offre una salvezza a un mezzo in crisi.

BlaBlaCar è un concorrente diretto del trasporto pubblico, come dimostrano anche le sue campagne pubblicitarie e addirittura i boicottaggi degli scioperi dei treni (maledetti, tutti e due). Tutte le persone che conosco che usano BlaBlaCar lo prendono e lo consigliano in alternativa al treno o alle corriere. Sì, mi si dirà, ma meglio che una macchina viaggi piena piuttosto che vuota. Questo è il classico esempio di falsa alternativa con cui si cerca di intrappolare chi propone un’alternativa vera. Il fatto è che la macchina non necessariamente viaggerebbe vuota: forse non viaggerebbe proprio. Forse il viaggio in automobile diventerebbe talmente costoso, non potendone condividere le spese, che il proprietario dell’auto la lascerebbe a casa o la venderebbe addirittura, e prenderebbe il treno – quello sì che viaggia comunque. Invece il risultato è che il treno ha meno passeggeri, ma va lo stesso, e chi ha la macchina trova un modo per tenerla spendendo meno. A lungo andare, se il calo di passeggeri continua e il servizio inizia ad apparire inutile, il treno potrebbe non esserci più. E allora auguri a chi spera di ripristinarlo – la battaglia per la Gemona-Sacile è un esempio di quanto è difficile recuperare un servizio perduto.

Il trasporto pubblico, quello vero, pur con tutti i suoi problemi, deve rispondere a dei requisiti di sicurezza, deve servire anche le aree remote, deve dare delle garanzie sugli autisti e non può discriminare. In BlaBlaCar, tutto questo, a quanto leggo, è lasciato alle valutazioni degli utenti, che recensiscono sia i guidatori che i passeggeri. Come ogni volta che un servizio viene affidato al mercato, il rischio è la marginalizzazione degli utenti deboli: nessuno si prenderà in macchina i vari casi umani che trovo spesso sulle corriere – logorroici patologici, vecchi rincoglioniti, puzzoni, eccetera. L’autista di una corriera è obbligato a far salire tutti, a meno che non causino problemi per lo svolgimento del servizio; chi offre passaggi su BlaBlaCar può scegliere i passeggeri in base ai voti di altri utenti, cioè sostanzialmente alla simpatia. Questo è sensato se si considera BlaBlaCar come l’equivalente di un viaggio tra amici; se invece si allarga lo sguardo ci si rende conto che BlaBlaCar è di fatto un concorrente del servizio pubblico, e che far dipendere la possibilità di spostamento delle persone dalla loro simpatia è tanto allucinante quanto sarebbe ammettere in ospedale solo gli amici dei dottori.

Probabilmente, ma non sono in grado di dimostrarlo, le località più periferiche sono meno servite da BlaBlaCar. Ho provato a cercare un passaggio dal posto in cui vivo a Udine, e non c’è niente; dal paese che si trova a due chilometri da qui ed è più grande, c’è un passaggio fra due settimane. E se a me serviva subito? Provo una tratta molto più frequentata ma tra centri minori, tra Savignano sul Rubicone e Cesenatico: un solo risultato il 3 luglio. Voi mi direte: sì, ma devi prendere i centri più grandi, devi usare BlaBlaCar solo per viaggi sulle lunghe distanze. Appunto: e tutti gli altri? I trasporti pubblici attualmente servono sia centri piccoli che grandi; una sola corsa può trasportare chi deve fare un chilometro come chi deve farne cento; chi si muove ogni giorno come chi deve fare un viaggio una tantum. Se si sottrae a questa corsa una parte della sua clientela, la corsa rischia di decadere, e poi cosa faranno gli altri che perderanno il servizio vecchio e non saranno serviti da quello nuovo?

Il progetto folle di BlaBlaCar è sostanzialmente sostituire un servizio regolare con uno saltuario e imprevedibile, togliendo clienti alle corse di linea, pubbliche e private, senza voler o poter offrire corse di linea alternative – necessarie nel momento in cui le persone ancora si spostano regolarmente e in massa.

BlaBlaCar, come Uber, Airbnb, e altri servizi simili, si presentano come occasioni di condivisione: io ho una cosa, tu la vuoi, te la do, facciamo a metà delle spese e siamo contenti tutti e due. Sharing economy, si chiama adesso. Io vivo in un paese in cui la “sharing economy” da quando esiste il paese stesso, ed è tutta un’altra cosa. La vera condivisione non è mediata. Se conosci la tua comunità, sai a chi chiedere e offrire quello che ti serve, o come trovare chi te lo può dare, e la vita assieme e il passaparola fanno il resto. Nessuno ci guadagna. Queste nuove aziende che offrono un surrogato di quella che dovrebbe essere una caratteristica fondamentale di ogni comunità, invece, nascono proprio perché vogliono guadagnare dal fatto che le persone non si conoscono più tra di loro e hanno bisogno di una mano per condividere.

In una società che non è basata solo su piccole unità territoriali, come è anche la nostra, esistono già le interazioni economiche tra sconosciuti, ma al tempo stesso ci sono delle regole per tutelare entrambe le parti e un sistema di tassazione sullo scambio. Le nuove aziende di sharing economy, invece, con la scusa di scambi tra privati possono aggirare le norme che sono state create per regolamentare le interazioni tra sconosciuti, e così entrano in concorrenza con chi offre un servizio simile al loro, ma deve sottostare a leggi, bandi, regole più o meno sensate – come gli albergatori, i tassisti, gli autisti… Questo potrebbe essere anche giustificabile come reazione all’ipernormazione delle nostre società ed economie, ma in pratica a trarne beneficio sono solo le aziende che organizzano questi servizi e prendono una percentuale su ogni transazione. Non sono riuscita a capire quanto guadagnano i fondatori di BlaBlaCar, né dove (o se) paghino le tasse, ma sta di fatto che si tratta di una multinazionale in espansione e io NON mi fido per esperienza di nessuna multinazionale in espansione.

Tra l’altro, sono le grandi aziende multinazionali, quelle che ottengono dei quasi monopoli, possono permettersi pratiche di elusione fiscale e hanno soldi per fare lobby sui politici, che alla fine schiacciano la concorrenza dei piccoli fornitori di beni e servizi che magari costano di più, magari ci provano anche loro a non pagare le tasse, ma sono più facilmente controllabili e se non altro creano ricchezza sul territorio. Non dico che il grande sia sempre peggio del piccolo, ma quando il grande per diventare grande non inventa niente ma si limita a far lavorare per sé dei privati cittadini, e con i soldi che raccatta apre una succursale dall’altra parte del mondo, che vantaggio c’è per la collettività?

(L’ultimo numero di Internazionale ha un articolo sui paradisi fiscali con una lista di aziende che li usano; molte si basano proprio su internet e operano in diversi paesi. La lista non è completa. Un numero recente della rivista Left accusa la cosiddetta sharing economy delle colpe di cui la accuso io, fornendo anche molti esempi; è lì che ho preso alcuni spunti.)

Non sto dicendo che BlaBlaCar stia facendo tutto questo, non lo sto nemmeno insinuando; dico solo che ci sono già abbastanza aziende più o meno simili che finiscono per creare problemi come quelli che vi ho descritto, e ho imparato a stare all’erta. Intanto, comunque, BlaBlaCar sta accumulando una mole immensa di dati su chi viaggia e dove, comprensivi di email e numero di telefono. Per ora, non mi sembra pericoloso, ma in futuro questi dati potrebbero essere acquisiti da governi e utilizzati contro gli stessi cittadini. E comunque, i dati hanno ormai un valore economico di per sé. Non dico altro perché è un argomento che non conosco benissimo.

Ed è inutile inveire contro la finanza se poi non ci si pone il problema di utilizzare servizi pagati dai fondi di investimento e non ci si chiede perché i fondi si siano buttati proprio lì.

Io non voglio idealizzare il trasporto pubblico: attualmente fa abbastanza schifo, nonostante l’impegno di molte delle persone che ci lavorano; permette comunque l’accumulo di grandi ricchezze e la fuga di capitali (la SAF manda buona parte dei soldi all’estero), e non è immune da rischi. Al tempo stesso, però, offre una vera alternativa e una vera indipendenza a chi vuole vivere completamente senza automobile; è accessibile a tutti e, venendo gestito principalmente a livello locale, è possibile per i cittadini battersi per ottenere un servizio migliore. BlaBlaCar è una compagnia globale, che indipendentemente dalle intenzioni iniziali ormai esiste solo per garantire un profitto (altrimenti chiuderebbe), e incentiva il possesso e l’utilizzo dell’automobile – che, nonostante l’occasionale viaggio condiviso, rimane un mezzo individuale e come tale verrà utilizzato, perché neanche l’utente di BlaBlaCar più accanito consulterà il mondo ogni volta che sale sulla sua macchina. I soldi che potrebbero finanziare il trasporto pubblico, le energie che potrebbero essere spese per migliorarlo, vanno ad ingrassare l’ennesima multinazionale. Molto meglio fare l’alba aspettando il primo treno.

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98 risposte a “perché non uso BlaBlaCar

  1. gaiabaracetti

    Ho fatto alcune modifiche e aggiunte.

  2. Esiste un immaginario da decostruire, per dirla alla Mauro Bonaiuti.
    Io aggiungo che questo immaginario è tecnoprogressista, consumista, crescitista.
    Esso nutre i problemi e dei problemi si nutre,
    Uno di questi è il problema della mistica “auto per le masse” e l’antiurbanistica che ne è uno dei risultati diretti e l’ostilità al servizio di trasporto pubblico, al ciclo trasporto etc. .
    Auto elettriche, condivisione delle auto sono o riformulazioni verdognolastre del problema (la prima) o suoi paliativi (la seconda).
    Ancora una volta Gaia ha espresso, con meravigliosa razionalità e lucidità, i problemi di questi … approcci problematici.

  3. Si, però…
    Niente da dire sull’ analisi originale ed approfondita, ma se vediamo bla bla car come una specie di autostop aggiornato con internet, non vedo come questo possa rovinare il mercato del trasporto pubblico.
    Allora noi avremmo dovuto porci un problema morale nel mettere fuori il dito perché con la nostra richiesta di un passaggio privavamo la corriera della giusta remunerazione.
    In realtà ai tempi facevamo le manifestazioni e le autoriduzioni perché i vari Olivo, tra abbonamenti e contributi regionali si arricchivano alle spalle di studenti e pendolari.
    Poi il mondo è cambiato ma non i costi. Così alla fine i pendolari non è che scendono a Tolmezzo in macchina perché sono “massa pasuùz” ma perché grosso modo gli costa uguale e possono fermarsi a fare un po’ di spesa all’ uscita dal lavoro.
    Sulla storia della spesa invece ti sollevo un bel problema e ben più pesante per le piccole comunità in cui entrambi viviamo: è secondo te giusto aspettarsi di trovare il chilo di zucchero o il litro di latte nel negozietto di paese che riesce si e no a pagare il commercialista e contemporaneamente “fare il pieno” all’ hard discount di Tolmezzo?
    Ecco, li si apre una questione dirimente: Ho pochi soldi e devo spendere poco per comprare gli alimenti, ma non posso permettere l’ impoverimento ulteriore dei presidi umani delle valli con la chiusura di quei pochi servizi di cui ci dobbiamo accontentare.
    Da un lato si imporrebbe una defiscalizzazione da parte dell’ Ente pubblico che, al contrario, è alla spasmodica ricerca di sempre più soldi anche dove non ce n’è; dall’ altro gli operatori dovrebbero inventarsi cose per diventare attrattivi (confezioni da riutilizzare con prodotti sfusi, involucri a impatto zero, commercializzazione di prodotti locali).
    Il car sharing rimarrà comunque una nicchia economicamente ininfluente e il fatto stesso di questa selettività tra chi domanda e chi offre restringe ulteriormente il bacino di questa moda, un po’ segno del tempo presente (la richiesta di un pagamento ti da già il numero di quanto siano diventati essenziali anche i dieci euro).

  4. Angelo Sinuello

    Come ogni strumento, secondo me il Car sharing non è di per se nè negativo nè positivo. Tutto, come sempre, dipende dall’uso che se ne fa.
    Indubbiamente se ci sono delle persone che iniziano a fare servizi di usando BlaBlaCar è un problema, un’ingiustizia, una sorta di evasione fiscale.
    Ma tu dici che se non ci fosse la condivisione della spesa molte persone rinuncerebbero alla macchina… ci credi davvero?
    Ti invito a provare a metterti al bordo di una strada e osservare le auto che passano: quante hanno più di una persona? Quasi sempre meno della metà o giù di li.
    Quindi non ci conterei che le persone vengano scoraggiate dall’usare la macchina, se devono viaggiare da sole… si, forse qualcuno, ma non molti.
    Ma così viene disincentivato il servizio pubblico: parzialmente vero, ma non tutti quelli che salgono su un’auto “condivisa” sarebberp aòtrimenti andati in treno, probabilmente diverse persone sarebbero invece andate con la loro auto, da sole, così invece di un treno vuoto e un’auto piena, ci sarebbe stato un treno vuoto e due auto semivuote…
    è ovvio che non posso (e non so se qualcuno può) calcolare quanto pesino i vantaggi (=far viaggiare meno auto) e quanto gli svantaggi (=riempire più i treni), ma dobbiamo anche tenere in considerazione che, per assurdo (e secondo me è davvero un’assurdità) per certe tratte (ad esempio la mia, Cormons-Trieste) andare in 2 su un’auto è più conveniente che andare in 2 col treno!!!
    è vero che questo serve a garantire un servizio anche per località “di secondo piano”, ma, nel bene e nel male, quando una persone deve scegleire come muoversi considera anche questo: e questo, secondo me, rende ancora più probabile il fatto che, senza il Car Sharing, invece di prendere un treno qualcuno prenda l’auto, magari mettendosi d’accordo con un suo amico….
    Quindi una parte della colpa per il disincentivo dell’uso dei mezzi pubblici può essere attribuita a BlaBlaCar, ma indubbiamente sono gli stessi costi dei mezzi pubblici a provocare un forte disincentivo…

    Tenendo in considerazione quindi tutto (e non solo gli svantaggi dello car sharing), resta la domanda: sono maggiori i benefici o i danni?
    Non penso sia facile trovare una risposta oggettiva ed universale, l’importante è che quando si usa uno strumento (qualsiasi esso sia) si sia consapevoli degli effetti dovuti a tale uso.

  5. gaiabaracetti

    Attenzione: BlaBlaCar non è carsharing (il “possesso” di un’auto in condivisione, oppure la possibilità di iscriversi a un servizio e prendere a noleggio un’automobile), ma qualcosa di simile al carpooling, cioè l’uso dell’auto in condivisione per un tragitto, solo che il carpooling solitamente è auto organizzato mentre BlaBlaCar si prende una percentuale.
    L’autostop è un’altra cosa ancora: spontaneo, gratuito e improvvisato, secondo me non ha niente in comune con un servizio come BlaBlaCar. Inoltre l’autostop è talmente raro che non lo considererei nemmeno come alternativa al trasporto pubblico.
    Riguardo ai costi del servizio pubblico, sono molto più bassi di quelli in automobile: il problema è che quando si conta il costo del viaggio in auto si considera solo la benzina e il pedaggio, tralasciando l’ammortamento dei costi fissi (assicurazione, acquisto, bollo…) e l’usura, che assieme contano più o meno altrettanto. Consiglio di consultare il sito dell’ACI, che offre stime molto precise di quanto costa ogni chilometro percorso su ogni tipo di automobile. Vedrete che quella che ora considerate la spesa per il viaggio solitamente in realtà è il doppio.
    Comunque, se il servizio pubblico costa si può fare una battaglia per farlo costare meno. Come sa chi legge da molto questo blog o chi mi conosce, io per anni e anni ho fatto battaglie per il trasporto pubblico, trovandomi quasi sempre da sola. Troppo facile lamentarsi, e poi non fare nulla per migliorare il servizio.
    Infine: i costi della vita in montagna. La questione è molto, molto complessa. Alcuni spunti:
    – il discount è illusoriamente economico: il viaggio costa, e a quanto mi pare e leggo si tende a comprare più di quello che serve, e in grosse confezioni che spesso sono sovradimensionate e poi vanno a male
    – l’alto costo del cibo e di altri beni in montagna è parzialmente compensato non solo dalla qualità della vita, ma anche dalla possibilità di coltivare la terra, cacciare, pescare (qui sarebbero da aprire delle parentesi, però) e raccogliere erbe spontanee (ma se troppi lo fanno, non ce n’è più, lo so). In città il cibo costa meno ma tutto il resto non c’è
    Personalmente, faccio tutta la mia spesa nei piccoli negozi della valle o al massimo al mercato e a Tolmezzo, ma anche lì vado solo nei negozi biologici e in quelli di prodotti sfusi, o al mercato. Mi sembra che tutti abbiano abbastanza clienti: anzi, qui sono sopravvissuti negozietti che a Udine sarebbero in grossa crisi. Purtroppo si parla dell’apertura di un grande supermercato anche in questa valle: sono andata dai commercianti a proporre una raccolta di firme contrarie, ma non hanno voluto.
    Piuttosto, il problema è che anche nei negozietti non si vendono tanto i prodotti locali, quanto quelli delle grosse marche. Avevo scritto tempo fa della fatica titanica per procurarmi del latte locale, e ancora non ho un approvvigionamento garantito ma devo girare la valle chiedendo qui e lì neanche stessi cercando armi o droga. Ma gli unici che possono cambiare questa cosa sono i cittadini, e per ora i cittadini brontolano e non fanno niente.

  6. Ciao Gaia.
    Complimenti per le considerazioni, che condivido appieno.

    Relativamente al fattore «appeal», mai completamente minimizzabile nelle varie declinazioni dell’autostop, voglio ricordare che da più di 50 anni a Cuba, lungo le direttrici principali tra le città, prestano servizio gli «amarillos», agenti in divisa gialla che obbligano gli autisti dotati di un’autovettura privata che viaggiano con l’auto non piena, a raccogliere con sé i cittadini sprovvisti di autovettura, qualora le mete del viaggio siano compatibili. Gli autostoppisti sono tenuti a versare una piccola quota (sugli 8 pesos cubani circa 15 anni fa, se non ricordo male) all’agente, una volta che questi riesca a trovare loro un passaggio; se invece l’autostop avviene su di un tratto in cui non c’è l’amarillo, il piccolo compenso va al proprietario dell’autovettura, a mo’ di contributo spese. E’ una via di mezzo tra la «coercizione alla solidarietà», e l’«esproprio proletario» della fruizione di un bene privato. A me colpì molto il risultato: la maggior parte delle auto erano quasi tutte piene (anche se quelle private erano poche), quando termini come “car sharing” o “car pooling” ancora non esistevano. Dopo anni di pratica, dare passaggi agli altri diventa naturale, soprattutto quando puoi guadagnare qualche spicciolo.

    Quanto all’odiosa questione auto, la mia dopo 12 anni inizia ad avere problemi con l’elettronica del corpo farfallato. Tutti mi dicono che farei bene a comprarne un’altra (usata), anche perché mi vedono girare con un catorcio di cui alcune parti sono tenute assieme con espedienti eufemisticamente descrivibili come ‘poco ortodossi’. L’alternativa è cercare il pezzo usato in qualche scasso, spendendo comunque una fortuna, e sperando che non sia così vecchio quanto lo è l’auto. Ogni auto è un prodotto progettato per durare circa al più 10 anni, o alternativamente a percorrere circa 150.000 Km. Superato uno di questi due limiti, cominci a svenarti così tanto per manutenerla, che sei giocoforza costretto a comprarne una nuova. Se la compri nuova, però, schizza in alto il premio assicurativo, etc. etc. Insomma: sei hai un auto, non puoi non pagare, quale che sia il suo stato.

    Visti i miei lauti guadagni, ne farei volentieri a meno, anche perché ogni giorno faccio 5 Km a piedi tra andata e ritorno dal lavoro, al netto dei mezzi pubblici (quando funzionano). Ma come si fa a vivere senza auto, in un contesto che è progettato per spostamenti la cui logistica è impossibile senza? Se si vogliono davvero eliminare le auto, bisogna costruire città che non prevedano l’uso di auto, oppure introdurre sistemi a servizio pubblico integrale come quello che stanno progettando per Helsinki per liberarla dalle auto entro il 2025.

    E’ la volontà politica che manca: tecnologicamente, abbiamo davvero tutto per poter cambiare. Ma nessuno vuole farlo e, in questo caso, non ce lo chiede neppure l’Europa.

  7. gaiabaracetti

    Come dico spesso, è un po’ un cane che si morde la coda: per vivere senz’auto bisogna riprogettare gli spazi (cittadini e non, perché molte persone vivono nei paesi) e fornire un’alternativa praticabile. Ma questo non succede anche e forse principalmente perché non c’è domanda: le persone ormai sono spesso contente di avere l’auto o comunque non riescono a immaginare la vita senza (che secondo me è pure migliore), i politici in Italia se sono sobri usano poco l’auto blu, figurarsi l’autobus, siamo il paese della FIAT, le organizzazioni di ciclisti spessono sono fredde nei confronti del trasporto pubblico… chi mai si farà portavoce di una battagli anti-auto? Quando ero nel comitato TPL tutti ci ricevevano, ma appena ci vedevano volevano sapere: chi siete? Eravamo in tre, cinque nei momenti migliori – e dopo aver fatto campagna in tutto il Friuli Venezia Giulia per incoraggiare adesioni. Ovvio che non ci hanno ascoltato.
    Io sto provando ad agire su entrambi i fronti: quello della domanda e quello dell’offerta, boicottando l’auto e facendo pressioni e proposte. Ma dobbiamo essere tanti.

  8. Tra l’altro, immagino che la risposta sia sì, ma hai preso in considerazione l’ipotesi bici/bici elettrica? Costa di sicuro meno, e quelle pieghevoli si portano sui treni… (che nel tuo caso immagino non abbiano spazio neanche per le persone, figurarsi per le bici)

  9. Angelo Sinuello

    Intanto devo smentirti sul fatto che BlaBlaCar si prende una percentuale: i soldi sono pagati in contanti direttamente da colui a chi viene dato il passaggio, all’arrivo, quindi non vedo come potrebbero prendere una percentuale…BlaBlaCar non ci guadagna niente (se non forse con delle pubblicità), serve solo a coordinare le persone e a permettere loro di organizzarsi
    per quanto riguarda i costi fissi: in verità, per ammortarli (assumendo che uno l’auto ce l’abbia e la voglia tenere, e non è una scelta che fa solo se trova passaggi con BlaBlaCar, garantisco) più chilometri si fanno meglio è… così costano meno per chilometro…
    L’usura: ripeto, molti danno un passaggio quando il viaggio lo farebbero lo stesso, quindi l’usura sarebbe uguale (o irrisoriamente superiore)…

    è ovvio che se uno si tiene/prende l’auto perchè con BlaBlaCar gli conviene, il tuo ragionamento è giusto, ma sono abbastanza sicuro che la percentuale di individui che usa BlaBlaCar con questo intento se non è nulla è irrisoria….

    Per quanto riguarda invece le persone che fanno un viaggio che non farebbero se non ci fosse BlaBlaCar… penso sia difficile stabilire quante siano rispetto a quelle che farebbero il viaggio lo stesso, ma il problema sta proprio qua… quindi condannare BlaBlaCar senza conoscere questi dati (che sono inconoscibili… ci si può basare sulla propria esperienza, e in questo senso, personalmente, conosco più episodi “positivi” che “negativi”… ma non ha valore statistico) non ha molto senso.

  10. gaiabaracetti

    Angelo, ti sbagli: il servizio non è gratuito.
    BlaBlaCar sostiene di non prendere una percentuale, ma solo dal punto di vista del conducente. Leggi l’articolo che ho linkato, oppure guarda qui: “Nell’importo che i passeggeri pagano per il loro posto sono già inclusi sia l’IVA che le spese di prenotazione.”
    Anziché percentuale la chiama “spese di prenotazione”, ma il concetto è lo stesso: chi usa il servizio deve in qualche modo pagare anche l’intermediario. Altrimenti come manterebbero il sito, le campagne di marketing, l’espansione?
    Ovviamente non hanno chiesto soldi da subito, perché si fa così: offri un servizio, attiri i clienti, e poi li fai pagare. Un po’ come il buffet di inaugurazione di un nuovo locale – l’unica volta che daranno da mangiare gratis 🙂
    Piuttosto, il sito non è molto chiaro riguardo all’ammontare esatto di questa “spesa di prenotazione.”

  11. gaiabaracetti

    Questo articolo spiega chiaramente il cambiamento del servizio, da gratuito a pagamento: http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/05/12/blablacar-inizia-a-guadagnare-arrivano-la-prenotazione-on-line-e-la-commissione/1674070/
    Nota che l’intenzione di BlaBlaCar è guadagnare ma senza assolutamente far guadagnare chi offre un passaggio. Praticamente chi offre la propria macchina lavora gratis per loro e si assume i rischi (al momento, non mi risulta che BlaBlaCar in Italia paghi un’assicurazione che copra i guidatori: ognuno ha la sua. In Gran Bretagna mi sembra ci sia un’assicurazione ulteriore).

  12. «…Before the on-line payment, BlaBlacar (ex-covoiturage.fr) has made his living with web ads and selling custom ride sharing platforms for companies (e.g. Ikea, Carrefour) and cities.
    Since mid-2012, they deployed a booking system and then charge a few fees when people book a ride through their site. Since the introduction of such system, BlaBlaCar’s revenue has been increasing each year and the company has developed to become a European market leader in ride sharing (current leader is Carpooling in Europe)…»

    «…BlablaCar’s business model relies on an online booking system, taking a commission on the hundreds of thousands monthly, and a SaaS model, selling ride sharing platforms to local communities and companies wishing to develop ride sharing…»

    A pagare (per adesso) è chi fruisce dell’autostop, non il conducente, ed in Italia non su tutti i tragitti. Il loro modello di business è chiaramente basato sull’economia di rete, per cui una volta che avranno raggiunto la massa critica, il pagamento sarà esteso ovunque come avviene già in Francia. Dal punto di vista aziendale, si stanno muovendo in modo molto aggressivo in Europa, dove – dopo un cospicuo finanziamento di 100 milioni di dollari da parte dei venture capitalists di Index Ventures – hanno già fagocitato due competitori in Germania ed in Ungheria. I loro punti di forza sono di immagine (shared green-economy: su ogni brochure è riportato il “loro” calcolo di quanta emissione di CO2 si sia risparmiata grazie alla loro attività), ma soprattutto di assoluta indipendenza dalla normativa esistente in materia in ciascun paese: a differenza di Uber o altre società che offrono servizi assimilabili a quelli professionali del trasporto pubblico, BlaBlaCar formalmente mette solo in contatto delle persone, per cui non ha alcun vincolo cui sottostare relativamente al trasporto, i cui oneri/responsabilità sono tutti a carico del conducente. Possono fare la concorrenza che vogliono al trasporto pubblico, senza sottostare ad alcuna regola. Il terzo punto di forza, locale, è basato sull’incapacità del trasporto pubblico in alcune zone d’Europa di coprire tutte le tratte, o di farlo a costi ragionevoli.

    @Gaia: la bici elettrica non mi va per i costi elevati della batteria, che comunque ha un suo ciclo di vita e va sostituita dopo un tot di operazioni di carica/scarica (500 per quelle a ioni di litio, sopra i 1000 quelle al litio-ferro-fosfato): si inquina per la produzione delle batterie (sopratutto quelle al piombo) e magari le carichi con la corrente prodotta con la centrale a carbone dietro casa. Il mio problema è che devo coprire distanze lunghe in tempi brevi, e con la bici non ci riesco, perché altrimenti finisco per passare più tempo in bici, che dove devo recarmi. Se non sei tu che gestisci i tempi della tua giornata, ma il tuo lavoro (dipendente) e il tuo manage familiare, la scelta diviene impraticabile. Come viviamo male.

  13. Scusa l’ignoranza, ma non ha una batteria comunque anche l’automobile?
    Riguardo alla famiglia, una bella battaglia da combattere sarebbe per liberare di nuovo la mobilità dei bambini, che da che mondo è mondo si sono sempre mossi da soli e ora non possono più farlo per colpa del traffico, delle distanze, delle preoccupazioni dei genitori… fatto che ha costi molto elevati non solo per la qualità della vita dei genitori, ma anche per quanto riguarda la mobilità, l’indipendenza, la possibilità di scoprire il mondo dei bambini…

  14. Gran parte della mobilità, particolarmente per chi ha redditi limitati, oggi come oggi è coatta (non dipende da scelte ma da imposizioni) e incomprimibile (chi ha redditi limitati nella maggior parte dei casi ha già provveduto a tagliare tutto il tagliabile). Visto che chi incamera introiti ENORMI sulla tassazione del veicolo prima e del carburante poi è lo stesso che ha i mezzi per ridurre la coattività dell’uso dell’auto, direi che c’è poco da essere ottimisti.
    Ah, ovviamente se per qualche miracolo si arrivasse a riorganizzare le cose per ridurre la mobilità coatta, la tassazione verrebbe semplicemente spostata su altri fronti, non certo eliminata.

  15. @Aldo: hai centrato il problema. Infatti a me il sangue ribolle perché, pur avendo la bici, posso usarla solo nel tempo libero, mentre per il quotidiano sono costretto ad usare i mezzi pubblici o l’auto quando devo schizzare da una parte all’altra della città. E per strada vedo che la bici è usata per la maggior parte da persone abbienti: i liberi professionisti che non hanno problemi di orari e possono permettersi baby-sitter o badanti e sfrecciano sulle bici a pedalata assistita con la giacca e la 24 ore; i turisti che hanno tempo e soldi da spendere con gioiosa lentezza; l’universitario figo con la casa al centro o la stanza affittata dal padre a prezzi assurdi che probabilmente non ha problemi di orari per corsi e laboratori. E noi studenti e lavoratori scalcagnati che siamo costretti a correre da una parte all’altra bestemmiando nei mezzi pubblici o nel traffico cittadino. Chi è ricco ha tempo: chi è povero, è povero anche di quello.

    @Gaia: Il paragone era tra la bici a pedali e quella elettrica. Tra le due, preferisco la prima per tutta una serie di motivi, alcuni dei quali espressi nel commento precedente. L’auto non la prendevo proprio in considerazione, perché è un danno sotto ogni punto di vista (ambientale, economico, di sicurezza). Ricordo uno dei tuoi post in cui facevi notare che, tra i tanti effetti collaterali nefasti dell’auto, c’è anche la cementificazione: le auto per circolare hanno un disperato bisogno di bitumi e asfalto. Sul numero di luglio di «Le Scienze» a pag. 31 leggo:

    Sempre più cemento e asfalto in Italia

    Quasi il 20% del territorio italiano entro 300 metri dal mare è oramai coperto da cemento e asfalto. Lo rivela il rapporto ‘Consumo del suolo’ del 2015 pubblicato dall’ISPRA che, grazie a nuove rilevazioni aerofotografiche ad alta risoluzione, offre altri dati impressionanti, come il fatto che la cementificazione non si è fermata anche dove sarebbe proibita (!): sono stati ricoperti anche il 9% delle aree a rischio idrogeologico, il 5% delle rive fluviali e lacustri, il 2% di zone umide e terreni di elevata pendenza, e persino 34.000 ettari di aree protette. Questa dissennata impermeabilizzazione del suolo, dovuta per il 40% alle strade, pur interessando direttamente solo il 7% della superficie italiana, mette in pericolo metà della superficie del paese, a causa dell’alterazione del regime delle acque. Non mancano ricadute sulla produzione di cibo: il 60% dei suoli perduti era agricolo e già il solo 12% cementificato nella pianura padana ha fatto perdere a 100.000 italiani la possibilità di alimentarsi con prodotti locali di qualità. Unica buona notizia, dal 2008 la velocità del consumo di suolo rallenta e, per la prima volta dal 1950, la superficie impermeabilizzata pro capite è diminuita: dai 350 metri quadrati del 2013 ai 345 del 2014.

    Io sinceramente di buono non ci trovo proprio nulla: prima deturpiamo il territorio con le colture intensive; poi – visto che il profitto non è ancora abbastanza -, cementifichiamo ciò che prima avevamo trasformato in agricolo; infine, poiché la nostra popolazione cresce più velocemente della nostra capacità di asfaltare (ma solo per la recessione: infatti il rallentamento comincia guarda caso dal 2008), la nostra velocità di distruzione del suolo ‘rallenta’, e così mi ritrovo circondato da 345 mq di asfalto invece che da 350 mq. Che meraviglia. Andatelo a spiegare alla prossima bomba d’acqua, che ha 5 metri quadrati in più per essere assorbita. Genova ricorda qualcosa? E i morti delle 5 Terre?
    E pensare che anche i nostri Padri Costituenti l’avevano capito: all’art. 9 della nostra meravigliosa Costituzione, avevano infatti specificato che: « La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.»
    La Costituzione Italiana: la più tradita dagli Italiani.

  16. Aldo: se ho ben capito il tuo intervento, penso che contrariamente a quanto tu dici non ci sia nessuna convenienza economica per lo Stato nell’incoraggiare l’uso dell’automobile. È vero che la benzina è tassata, e così anche il possesso della macchina, ma al tempo stesso l’uso dell’auto su larga scala ha costi molto ingenti per le casse pubbliche: infrastrutture, manutenzione delle stesse, costi sanitari, incidenti, controlli e vigili, inquinamento, qualità dell’aria e monitoraggio, cambiamento del clima… sicuramente le casse pubbliche non ci rimetterebbero se tutti andassero a piedi, in bici e coi mezzi pubblici. Semmai a guadagnarci sono e sono stati la FIAT, i concessionari di autostrade, e i costruttori, categorie molto potenti a cui la politica (e la cittadinanza) si sono piegate. Per non parlare di tutti gli incentivi a cambiare auto, un costo per la collettività e un regalo ai concessionari.
    Le tasse sulla benzina sono solo un piccolo risarcimento parziale di tutte queste spese.
    Inoltre, forse il possesso dell’auto è coatto (io ce la sto ancora facendo senza, ma il mio caso è particolare), ma il suo uso non sempre. Conosco molte persone che la usano quando potrebbero farne benissimo a meno: la mano dello Stato anche lì?

  17. > , poiché la nostra popolazione cresce più velocemente della nostra capacità di asfaltare

    No, la popolazione italiana decrescerebbe e anche sensibilmente (ca. 1.4 figli a donna, tasso di stabilità ca 2.1 figli a donna)..
    La popolazione aumenta perché è sottoposta allo tsunami migratorio e al fatto che alcune comunità di invasori hanno tassi di prolificità patologicamente alti.
    La loro popolazione cresce qui nella nostra terra madre.
    Però non si può dire perché sei malthusiano, nazifascioleghista razzista xenofobo.
    Se noi facciamo figli siamo sfruttatori delle donne, con mentalità clericofascista, se li fanno essi è gioioso, esuberante, multuculturale, bello nonché loro diritto.
    Un homo che parla arabo o pachistano o yoruba è pregiudizialmente meglio. superiore a te, piccolo borghese meschino italiota, non comporta la distruzione di altro territorio biotico, l’aumento del tumore antropico e cementizio.

  18. Ci guadagna circa 1 euro a viaggio. E Allora? Non è normale guadagnare per lavorare? Ed in cosa consiste il lavoro? Nella creazione di un sito, nella sua gestione, e nella creatività di chi l’ha ideato…

    Questo articolo, pieno di parole e ragionamenti, infarcito della solita retorica comunistra, ambientalista, progressista, non c’entra il punto della questione: ognuno è libero di fare quello che vuole. Poco importa se il servizio costa di meno di quello pubblico perché offre meno garanzie, le garanzie minori sono pure per chi lo usa, che è ben contento di usarlo perché risparmia. In passato si faceva col passaparola, adesso c’è una multinazionale che fa pagare circa 2,5 euro a tratta e ci guadagna alla fine 1 euro. E chi se ne frega!!!

    P.S. Vogliamo poi proibire le macchine perché inquinano? Obbligare direttamente o indirettamente tutti ad usare i mezzi pubblici? Rispistinare l’Unione Sovietica? -.- Non sarebbe meglio semplicemente studiare un po’ di fisica in più e trovare (o meglio ritrovare, riscoprire, rilanciare) soluzioni semplicemente non inquinanti?

  19. Ciao Giuseppe,
    potresti fare qualche esempio di cosa sono secondo te le “soluzioni semplicemente non inquinanti?”

  20. Guarda, io ho appena prentotato su bla bla car per un semplice motivo: con l’auto a gpl spendo meno che con il treno, e con il car pooling spendo meno di entrambe. Nel mio caso, per le tratte che non siano davvero brevi l’auto mi conviene di più praticamente sempre, o alla peggio vado in pari considerando le spese autostradali. Sicché se posso dividere il viaggio spendo meno, io e usando un’auto sola anziché una per ciascun viaggiatore ci guadagna anche l’ambiente.

  21. Quando si calcolano i costi di un viaggio in macchina bisognerebbe calcolare, oltre alla benzina e al pedaggio, anche l’usura, la manutenzione e i costi fissi. Se ti interessa, sul sito dell’ACI trovi il costo chilometrico per la tua macchina: vedrai che solitamente è circa il doppio di quello che spendi di carburante, anche se ovviamente varia molto.
    Riguardo all’ambiente, come ho spiegato nel post non ci guadagna davvero, perché se nessuno condividesse il viaggio molta più gente anziché prendere la macchina userebbe i mezzi pubblici.

  22. Inoltre, quando si viaggia con i mezzi pubblici non bisogna guidare, e quindi il tempo del viaggio è tempo guadagnato – si può lavorare, dormire, riposarsi… Il rischio di incidenti è anche statisticamente minore.
    Comunque, invito tutti coloro che pensano che l’auto sia così conveniente ad andare a calcolare le tariffe al chilometro sul sito dell’ACI (purtroppo con una connessione così lenta non riesco a mettere il link diretto). L’illusione che l’auto sia più conveniente è uno dei più grossi nemici del trasporto pubblico, che lo è davvero.

  23. Gaia, la tua posizione è solida, corretta, chiara. Una rete di trasporti pubblici efficienti è l’unica forma ecologica, e quindi edonistica, ecologica, etc. di supporto alla mobilità.
    Ci devono essere suburbane, autobus, treni urbanistica (non certp l’antiurbanistica attuali) e non quattroruote più o meno verdognolastre.
    Per il problema quattroruote ci sono alcune possibilità di mitigazione come blabla car.

  24. Io credo però che la “mitigazione” in realtà si traduca come ulteriore incentivo all’alternativa peggiore, cioè il possesso dell’automobile. I servizi pubblici hanno bisogno di molti utenti, altrimenti falliscono e vengono tolti. Sottrarre utenti ai servizi pubblici di fatto significa lavorare per la loro estinzione, non per il loro rafforzamento.

  25. Mauro De Filippis

    credo che questo articolo punti il dito verso il soggetto sbagliato.

    Io devo percorrere quotidianamente tra andata e ritorno quasi 120 Km (Lecce-Sud Salento).

    Ho cercato tutti i tipi di trasporto pubblico, dal bus (che ho sempre usato per il tragitto inverso e che ora avendo invertito gli orari non posso più usare) , al treno a qualsiasi altra cosa, cavallo aereo elicottero o traghetto.

    Il trasporto pubblico mi farebbe viaggiare più comodo, senza rischi della guida, con costi molto minori e cosa non da poco, trattandosi di quasi un ora di viaggio potrei portarmi avanti col lavoro mentre sono in viaggio e potrei dedicare un ora in più alla mia bimba di un anno e alla mia famiglia con un netto miglioramento della mia vita.
    e questo senza contare gli impatti ambientali positivi.

    potrei potrei potrei…

    il problema è che nel mio caso, ma credo capiti a molti, non esiste un collegamento fattibile (certo potrei farlo anche in 8 ore con 4 cambi..ma non credo mi convenga)…
    e non vivo certo sperduto in montagna..il mio tragitto è fatto da km di statale lineare e a doppia corsia.

    .. dopo anni ad andare avanti e dietro in macchina da solo, con Blablacar ho trovato un modo per risparmiare un pochino (solo un pochino perché la tratta non è comunque molto battuta quindi non ho sempre compagni di viaggio), per avere qualcuno che in macchina mi impedisca di addormentarmi o distrarmi e magari fare 2 chiacchiere.

    Blablacar non è un miracolo o la soluzione ai problemi del mondo ma demonizzarlo perché dietro c’è una azienda che ci guadagna e cresce non è corretto…anzi è proprio sbagliare obiettivo.
    Si dovrebbe demonizzare chi, come spesso accade qui in Italia, impedisce la crescita del pubblico e questo vale con il trasporto, con la sanità, con l’istruzione o chi il pubblico lo danneggia.
    Se dovessi battermi per qualcosa mi batterei certo per un trasporto pubblico più capillare ed efficiente ma di certo non per eliminare Blablacar.

  26. Ciao Mauro,
    dici “se dovessi battermi”: posso chiederti perché non ti batti? Quello che dici è comprensibile, ma finché ci si lamenta di qualcosa che non c’è anziché cercare di crearlo, le cose non miglioreranno. So che è faticoso e che chi lavora già lontano, ha figli, o altri impegni, fatica a trovare il tempo, ma senza battaglie niente arriva da sè – perché dovrebbe?
    Blablacar ti ha offerto l’alternativa: anziché lottare per un servizio pubblico decente, ti accontenti (scusa se uso questa parola, ma la derivo da quanto tu stesso scrivi) di risparmiare un pochino e andare avanti in questa maniera che non ti piace.
    È proprio questo contro cui io punto il dito.

  27. Ci sono professioni e servizi che necessariamente devono utilizzare un veicolo.
    Nessuno pretende
    o – pompe dei vigili dei fuoco trainate a cavallo
    o – idraulici che viaggino con la gerla
    o – macellai che viaggino col frigo portatile in testa
    o – ambulanze su triciclo

    Solo che la quota di traffico necessario è assai piccola.
    La maggior parte del traffico è composta da autossicodipendenti che NON vogliono utilizzare altri mezzi di trasporto e che hanno compiuto scelte di vita basate sulla possibilità di (non) muoversi (visto il traffico) in auto.

    > Hai una visione molto limitata

    Gaia ha una visione molto ampia, precisa e razionale ma a te non piace, ovvero non piace alla tua visione e di parte e limitata.

    > e egoista del mondo
    Per dirla alla Osho, bisogna essere egoisti intelligenti.
    Invece il mondo è nella cacca fino al collo ovvero in problemi sempre più grossi perché:
    1) ci sono troppe persone ipocrite e false che nascondono e travisano, negano il proprio egoismo;
    2) ci sono un sacco di persone stupide o stupidissime,

  28. gaiabaracetti

    Fabio: ho visto solo adesso il tuo post, perché sono di nuovo (volontariamente) senza internet a casa. Ora lo cancello perché è offensivo e non ha contenuti. Se hai qualcosa da dire, anche critico nei confronti del mio punto di vista, riformula pure e se non conterrà insulti gratuiti non lo cancellerò.

  29. Punto di vista interessante, anche condivisibile per certi versi ma in tutta onestà è assai improbabile che un qualsiasi decisore pubblico si sogni di cancellare servizi pubblici di trasporto perché “tanto c’è Blablacar”. Per inciso, io utilizzo tutti i mezzi che ho a disposizione per viaggiare (tratta Bologna-Trieste, principalmente), tra questi anche blablacar. Non metterei sullo stesso piano Uber e Blablacar: Uber significa fare il tassista in nero, blablacar significa veramente dividersi le spese di un viaggio e nessuno può pensare di farci un profitto quando si tenga conto di tutti i costi effettivamente connessi al possesso dell’automobile. A mio parere, come scrive Mauro qui sopra semplicemente a volte tocca prenderla, questa benedetta/maledetta automobile, e allora tanto vale risparmiare qualcosina e perché no sentire le storie di altri pendolari come te.

  30. gaiabaracetti

    Non penso che i decisori tolgano il trasporto pubblico perché c’è Blablacar, ma perché ci sono “pochi utenti” sì. Tra l’altro è una pratica comune quella di sabotare deliberatamente certe linee (tipo gli Intercity per far andare le Frecce o la Gemona-Sacile) per poi avere una scusa per togliere il servizio.
    Riguardo al guadagno, non è di chi guida ma di Blablacar, che è pure peggio.

  31. Trovo questo articolo terribilmente radical chic. Evidentemente non sei una pendolare che fa su e giù come me (per motivi sentimentali) una settimana si e una no. Evidentemente, puoi anche permetterti di spendere 100 euro a botta per un viaggio – e sappi che non è sempre possibile comprare un biglietto del treno 6 mesi prima per fruire di uno sconto, posto che possono insorgere mille problemi, lavorativi in primis. L’ultima volta la tratta Torino-Cesena costava qualcosa come 90 euro in classe base. 90 euro. Con blabla car ne ho spesi 27, ho conosciuto una coppia molto gentile e carina – sì, si socializza anche – e ho risparmiato quasi 70 euro. Oltretutto mi hanno scaricato davanti a casa. Ovviamente viaggio anche in treno, anche in autobus e anche in macchina. Se poi la mettiamo sul discorso ” a chi vanno i compensi di blablacar”, potrei risponderti che la società è francese e ha avuto una bella idea, mentre i soldi del biglietto vanno a ingrassare i megamanager di trenitalia, non certo a migliorare il servizio (hai mai preso un intercity? hai notato che le frecce sono costantemente in ritardo?). Evidentemente, però, tu hai il fidanzato dietro l’angolo e la tua famiglia anche e viaggi con un’auto elettrica nel raggio di 50 km. Che dirti…beata te. PS al lavoro vado in bus.

  32. Ciao Stefania,
    come altri, hai pensato di giungere a conclusioni frettolose sulla mia vita senza approfondire. Se ti interessa, ci sono molti dettagli su questo blog riguardo a come vivo e perché, tralasciando le questioni strettamente affettive che per me sono private. Ti posso garantire che non ho un’auto elettrica perchè sono contraria, non posso permettermi di viaggiare spesso proprio perché vivo al di sotto della soglia di povertà ufficiale di questo paese, e soprattutto ho scelto dove vivere e come gestire le mie relazioni interpersonali, la mia residenza e i miei spostamenti in base ai miei valori – per cui viaggio meno possibile e cerco di mantenere i rapporti importanti senza scaricarne i costi sul pianeta. Non ti sto giudicando, ti sto solo dicendo come rispondo io al fatto di avere persone care lontane.
    Per me dire: io mi trovo in questa situazione, per cui devo fare così, diventa: cerco di mettermi in una situazione tale per cui io possa fare a meno di fare così.
    Io non nego che ci siano mille motivi per preferire Blablacar, ora come ora, ad altri sistemi. Sostengo solo che questa scelta non faccia che peggiorare la situazione: si ricorre a Blablacar anziché attivarsi per migliorare un servizio pubblico che è sempre più costoso e inaffidabile. E la possibilità di migliorare questo servizio ci sarebbe, solo che, tra tutte le persone che costantemente se ne lamentano, e ti parlo di centinaia di persone che ho conosciuto o con cui ho comunicato a questo proposito, ne ho trovata UNA disposta a battersi per migliorare il trasporto pubblico e potenziarlo. UNA. Politici, amministratori, giornalisti, tutti erano disposti a incontrare il nostro comitato e ascoltare le nostre proposte, ma poi hanno capito che non avevamo nessuno dietro e quindi pochissimo peso politico. Quindi non siamo riuscite a cambiare le cose.
    Certo, per ora ce la caviamo con passaggi, Blablacar, e affini, ma quando il trasporto pubblico avrà perso ulteriori utenti e chiuso ulteriori tratte, Blablacar non servirà i centri periferici perché non è conveniente e ci sono poche persone che ci passano, i vecchi o gli indesiderati non si potranno spostare perché le persone preferiscono dare passaggi sulla base della simpatia (l’idea alla base di Blablacar), ci accorgeremo dell’errore.

  33. Cara Gaia, la prossima volta, per evitare di “scaricare costi sul pianeta” (sic) mi troverò una fidanzata nel raggio di km 15, ed eviterò di difendere poveri cristi da banche & affini trovandomi un lavoro da casa. Al di là di facili ironie su ciò che scrivi, poichè blablacar non lo usi, non puoi sapere che è utilizzato proprio da tutti, dal ragazzetto al settantenne, che favorisce la socializzazione e lo scambio in un’epoca dove è sempre più raro che accada, e che serve anche le province (io vivo in provincia). Quanto al trasporto pubblico, che – ribadisco – io utilizzo quotidianamente – di sicuro non verrà migliorato boicottando (sic) blablacar. Il trasporto pubblico continuerà ad esistere, con i suoi pro e contro. Un’ultima notazione: mi lasci a dir poco perplessa quando affermi “cerco di mantenere i rapporti importanti senza scaricarne i costi sul pianeta”. Ecco, abbiamo valori diversi: affetto e chilometri, per me, sono due concetti completamente slegati, e ringrazio il cielo di pormi meno confini possibili. Buona giornata 🙂

  34. Io non uso Blablacar ma so che esiste un sistema di votazione basato sulla simpatia del passeggero. Nel trasporto pubblico, il guidatore non può rifiutare nessuno (a meno che non si tratti di persona violenta), mentre con Blablacar la decisione di chi far salire è lasciata alla discrezione dei singoli. So di un caso in cui una persona è stata rifiutata presumibilmente perché anziana (ma non te lo vengono a dire, per cui lo devi dedurre). La socializzazione c’è anche in treno e sulle corriere, o in mille altre occasioni della vita, per cui non mi sembra un argomento particolarmente favorevole a Blablacar; riguardo alle province, dipende cosa si intende: in zone remote come la mia, dove ci sono comunque diverse corse pubbliche al giorno, Blablacar non passa praticamente mai. Come puoi essere così sicura che il trasporto pubblico continuerà ad esistere, quando non fa che subire tagli? In base a cosa fai questa affermazione? Stiamo già perdendo pezzo a pezzo tutte le conquiste che non siamo in grado o interessati a difendere, come la sanità pubblica. Riguardo ai valori diversi, semplicemente io non penso che nessuno, nè me, nè te, nè altri, abbia il diritto di vivere in un modo che danneggia fisicamente le altre persone. Viaggiare molto, a meno che non si viaggi a piedi o in bici, danneggia per l’appunto il pianeta e le altre persone. La scala valoriale non c’entra, a meno che per “valori” tu non intenda fare i propri interessi, affettivi o altro, fregandosene altamente dei danni causati – anzi, vantandosene pure.

  35. > affetto e chilometri, per me, sono due concetti completamente slegati

    Non so se siano completamente legati o slegati.
    Dal punto di vista di un osservatore è indifferente, è non rilevabile.
    Dal punto di vista ecologico, reale la questione è: questa scelta che effetti ha? positivi e se sì perché oppure no e perché.

    Facciamo come i fisici, gli ingegneri, e portiamo il sistema al contorno, al limite.
    Se io mi scegliessi una morosa a Buenos Aires e andassi in aereo ogni secondo fine settimana a trovarla, potrei affermare che è un mio diritto, che sono scelte autonome (slegate) etc. .
    Ma questo non cambierebbe di una virgola gli effetti (devastanti) della mia scelta.
    Blablacar è nella prospettiva nefasta di atomizzazione dei trasporti e del fatto che siano (sempre più) basati sulla gomma/catrame e sul privato: ogni viaggiatore che usa Blablacar invece dei mezzi pubblici ne accelera il peggioramento.
    Sebbene apparentemente possa sembrare comodo, è solamente un paliativo che

    o – distoglie le persone dalla gravità del malato “sistema paese”
    o – peggiora il sistema di trasporto pubblico.
    o – sostiene non di rado un viaggismo compulsivo che non ha alcun precedente nella storia del pianeta
    o – affossa progressivamente l’unico sistema meno insostenibile di trasporto che è quello pubblico.

  36. Intervengo brevemente per confermare imparzialmente che la nostra egregia Gaia non è una radical-chic. La si può accusare di molti misfatti, tra cui quello orrido di non rendere i libri di Murray Boockin e di riempirli di insettini 🙂 🙂 , ma per il resto no, niente radicalchicchismo. 🙂

  37. Lo sto ancora leggendo! Ma tu come hai fatto a leggerlo così in fretta? Lettura diagonale?

  38. Ieri ho parlato con un’amica che si è espressa così su Blablacar: “guadagnano dal fatto che qualcosa non funziona”. Non ricordo le parole esatte, comunque il senso era questo. Il trasporto pubblico peggiora, e qualcuno se ne approfitta. Non è un’idea imprenditoriale tanto meritevole. Inoltre, mi ha detto di avere un’app che ti fa vedere gli orari di Trenitalia, e che mentre ne cercava uno le è apparsa la pubblicità di Blablacar che diceva: “con Blablacar su questo tragitto spendi la metà”. Questo per chi dubita che loro stiano con tutte le loro forze cercando di sottrarre utenti al trasporto pubblico. La mia amica fa marketing come lavoro, quindi non è nè una radical chic nè una decrescista fanatica come me.

  39. Scusate: se io in un posto ci devo andare comunque, anche da solo, e per forza in macchina perché ho delle cose da trasportare che non potrei portare su nessun treno ne’ bus e recupero qlcs dei costi di carburante/autostrada grazie a dei passeggeri blablacar, sono in ogni caso un killer ambientale che porterá alla distruzione del servizio pubblico ?

  40. @Mořic: la maggior parte delle persone che usa BlaBlaCar non porta “cose” che non possono essere trasportate su qualsiasi altro servizio pubblico. Ragioniamo in termini distributivi, e nel limite del terzo quartile il passeggero medio di BlaBlaCar ha un bagaglio che _può_ essere trasportato per mezzo dei comuni servizi pubblici (è ovvio che se uno ha il nonno con un’ischemia coronarica in atto o una barretta di Uranio239 da riportare in laboratorio di solito non utilizza BlaBlaCar).

    @tutti:
    Credo potremo continuare a discutere all’infinito: da un lato abbiamo un servizio pubblico inefficace, e dall’altro una bella fetta della popolazione che, alle strette con necessità di spostamento contingenti e/o urgenti, reputa utile ed efficace l’utilizzo di BlaBlacar rispetto alle altre opzioni disponibili. Il risultato dell’equazione è facile. Se avessero a disposizione un servizio pubblico realmente efficace, queste persone utilizzerebbero ancora BlaBlaCar? E’ questa la vera questione.

    Il problema che io riscontro, vivendo in una realtà dove il pubblico funziona poco e male, è che la pratica di opzioni differenti viene completamente scoraggiata. Se si vive in un contesto in cui diventa estremamente problematico per costi e tempi usufruire del servizio pubblico, allora giocoforza si è costretti ad utilizzare alternative che fanno gli interessi dei soliti noti invece di quelli della società (anche e soprattutto in termini ecologici). Bisognerebbe far ritornare in auge concetti quali “servizio pubblico” o “bene comune”; ma ahimè ad oggi sono due termini che suonano come bestemmie, e poi i valori fondanti in questo periodo storico sono l’io, i “miei” bisogni e le “mie” necessità. Abbiamo i “nostri” stili di vita che vanno salvaguardati, i “nostri” tempi cui non possiamo derogare, i “nostri” spazi vitali che non possono essere contaminati dal diverso, i “nostri” bisogni irrinunciabili. Se dal calcolo dell’impatto ambientale delle strutture di rete necessarie a sostenere il traffico dati delle comunicazioni mobili o del cloud (questione di cui non sento dibattere mai) venisse fuori che esse danneggiano l’ambiente molto più di altre pratiche nocive, quante persone sarebbero disposte a fare a meno del proprio smartphone o della propria web life? Quanto siamo disposti oggi a sacrificare il nostro privato per il “bene comune”? A quanto siamo disposti a rinunciare per lasciare un mondo migliore alle generazioni future? Fino a quando resteremo tante monadi centrate sui propri bisogni personali, non credo faremo molta strada in questo senso. Il vero prezzo della democrazia è dover combattere adesso per battaglie il cui ritorno non è immediato, e dei cui risultati non è detto che se ne usufruirà personalmente in futuro. Allora perché sprecare le proprie risorse per questioni che non ci riguardano direttamente hic et nunc?

  41. gaiabaracetti

    Mořic, per risponderti bene dovrei avere informazioni che non ho. Perché, ad esempio, devi per forza andare in un posto in macchina e trasportare delle cose? Sono cose pesanti, oppure non ti va di portare bagagli sui mezzi (io ho portato i miei polli in corriera)? Succede tutti i giorni, e cioè la macchina ti è indispensabile per fare il tuo lavoro, oppure solo ogni tanto, nel qual caso potresti usufruire di un servizio di car sharing?
    Il servizio pubblico può servire anche a trasportare merci, se decidiamo di usarlo così. Riguardo alla tua domanda specifica, se per risparmiare sui tuoi costi tu trasporti una persona che altrimenti sarebbe andata in autobus o treno sì, fai una piccola parte per togliere utenti al servizio. La situazione è complicata, e anche a me secca dare soldi, con il mio biglietto, a banche tedesche o amministratori superpagati, e dare un passaggio non è di per sé una cosa sbagliata, anzi. Di fatto, però, il servizio pubblico si può modificare con l’azione pubblica, e questa sarebbe la strada da percorrere. Questo non vale per sempre o per tutto, ma in alcuni campi è imprescindibile, almeno per ora. Lo stesso vale per la sanità o le infrastrutture.

  42. > (io ho portato i miei polli in corriera

    Io ti lovo, Gaia! 🙂

  43. > Quanto siamo disposti oggi a sacrificare il nostro privato per il “bene comune”?
    > A quanto siamo disposti a rinunciare per lasciare un mondo migliore alle generazioni future?

    Sagge considerazioni.
    Purtroppo la storia insegna… il fallimento dei beni comuni.
    Siamo incatenati alla parte sommersa del ghiaccione (iceberg) comportamentale che è l’imprinting, l’etologia bioevolutiva, la parte emersa, che osserviamo, è quella culturale.
    Il Club di Roma ha lavorato molto sul problema della incapacità della specie di… andare al di là della punta del proprio naso.
    Jorgen Randers, ad esempio, in 2052 – Rapporto al Club di Roma – e in molti altri interventi osserva il problema delle democrazie demagogiche ovvero delle demagogie democratiche.
    Egli intravvede proprio in un paese comunista, la Cina, l’unico paese con la capacità di avere una visione se non di sostenibilità almeno di minor insostenibilità.
    Jared Diamond, esamina, in un suo libro – Collasso – proprio il caso di alcuni rari paesi nei quali una dittatura ecologica (ad esempio Santo Domingo, oppure il Giappone in una certa sua era) ha permesso di evitare il collasso ecologico e quindi di tutto il resto (si confronti, ad esempio, Haiti con Santo Domingo).

    Democrazia o altri sistemi di gestione del potere sono ortogonali rispetto ad una politica ecologica di sostenibilità.
    Dittature ecologiche ed antiecologiche, democrazie ecologiche ed antiecologiche.
    La mia intuizione ragionata (vorrebbe essere una provocazione ma non lo è) è, che di fatto, l’ecologia sia antidemocratica, antiegalitaria.

  44. UUIC, di certo se per libertà e democrazia intendiamo il libero dispiegarsi dei desideri, delle esigenze, del narcisismo individualistico, incoraggiato senza sosta dalle forze economiche, sostenuto ed ampliato a dismisura dalla tecnologia….allora sì, l’ecologia credo anche io non possa essere che antidemocratica. Su alcune scelte collettive almeno, non su tutte.

  45. gaiabaracetti

    La democrazia dipende dal tipo di società in cui esiste. Una società con valori diversi potrebbe essere ecologica E democratica. E’* mia intenzione cercare esempi concreti.

    *Da questo capite che mi trovo costretta a usare Windows e non Linux.

  46. Solo tre osservazioni:

    – i beni comuni sono ben altra cosa rispetto ai regimi politici di matrice socialista/comunista. Non confondiamo la problematica con i tentativi di risolverla;
    – a mio avviso, i regimi antidemocratici non portano da nessuna parta, perché appena manca la parte coercitiva, ritorna tutto come prima, se non peggio (a causa dei riflussi storici). Le cattive pratiche si combattono con la cultura: le persone devono capire che alcuni stili di vita/azioni danneggiano tutti, e devono imparare a non praticarli autonomamente, e non perché ci sia qualcuno che li costringe;
    – usare Windows e non Linux comporta sempre noiosi problemi. Questa è un’altra funesta pratica che andrebbe sempre avversata!

  47. http://www.repubblica.it/viaggi/2016/05/02/news/berlino_tasse_affitti_airbnb-138903240/

    Secondo me i servizi tipo Blabla car, Uber ecc ecc sono i tipici fenomeni economici che ci piacciono un sacco nella nostra veste di consumatori ma con cui non vogliamo avere niente a che fare in veste di lavoratori.
    Gigi, per andare a trovare la nonna a Ladispoli, è felicissimo di risparmiare conBlablacar, ma non gli sta mica bene che una piattaforma analoga, Airbnb, gli freghi i clienti del suo alberghetto.
    e così via.

  48. “Io non uso Blablacar ma so che…” è una affermazione presuntuosa. Come fai a sostenere di sapere in merito a qualcosa che non utilizzi e quindi non conosci? Il sentito dire non è certo una fonte attendibile. Io “so” in merito a qualcosa perchè la “uso”/”faccio”. Altrimenti rimaniano nel novero delle chiacchiere da bar, per quanto forbite.

    “Come puoi essere così sicura che il trasporto pubblico continuerà ad esistere, quando non fa che subire tagli? In base a cosa fai questa affermazione?”

    I tagli al trasporto ci sono da sempre, e non è certo un blabla qualunque a determinarli, ma amministratori scellerati e pessima gestione.

    “Viaggiare molto, a meno che non si viaggi a piedi o in bici, danneggia per l’appunto il pianeta e le altre persone. La scala valoriale non c’entra, a meno che per “valori” tu non intenda fare i propri interessi, affettivi o altro, fregandosene altamente dei danni causati – anzi, vantandosene pure”

    Ti rispondo con un vecchio detto veneziano: “viagiar descanta, ma chi parte mona torna mona”. Se voler vedere il mondo e non porsi limiti affettivi “danneggia il pianeta”, bhè, abbiamo due concetti di danneggiamento molto differenti.

    Da ultimo: ringrazia blabla car e gli algoritmi google, hanno portato un bel pò di traffico supplementare al tuo blog 😉

    Buon proseguimento

  49. Le emissioni di CO2 legate ai trasporti e il consumo di suolo e materiali dovuto alla costruzione di infrastrutture che li rendono possibili, così come il progressivo esaurimento dei combustibili fossili, gli incidenti e i morti da inquinamento non dipendono dal mio concetto di danneggiamento ma sono dati oggettivi.
    Riguardo al traffico aggiuntivo, sicuramente ne ho avuto; ma sarebbe come dire a un medico ringrazia le malattie che ti fanno lavorare. Preferirei un trasporto pubblico migliore e meno cose di cui scrivere.
    Per quanto concerne parlare di qualcosa di cui non si fa esperienza diretta, se fosse come dici tu quasi nessuno potrebbe occuparsi di quasi niente. I giornalisti non dovrebbero esistere, ad esempio: solo i parlamentari potrebbero parlare del Parlamento, solo i medici della sanità, solo i corrotti della corruzione, solo gli alcolisti potrebbero dire che l’alcolismo è una piaga sociale… ho parenti e amici che fanno uso di Blablacar, inoltre mi informo in tutti i modi che posso.

  50. Io userei anche i mezzi pubblici, se CI FOSSERO. Non posso permettermi di prendere il treno e fare il giro di tutta Italia e metterci 6 ore, per fare una tratta che con la macchina ce ne vorrebbero 2, spendendo anche 4-5 volte di più di quanto costerebbe fare il tragitto in macchina (da soli, senza nemmeno condividere la spesa con qualcuno). Siamo onesti, in Italia il trasporto pubblico non solo fa pietà, in alcuni casi è praticamente INESISTENTE. E’ normale che la gente si organizzi e faccia da sola, a un certo punto.

  51. Secondo me sarebbe “normale”, come ho già scritto in risposta ad altri commenti, che le persone si organizzassero per chiedere un servizio decente. È come dire che la risposta alla malasanità dovrebbe essere pagarsi un medico di tasca propria. Con questa logica i servizi pubblici non fanno che peggiorare o sparire.
    Riguardo alle spese, dipende se sono treni ad alta velocità (carissimi) o no, ma comunque il costo del viaggio in macchina non è la sola benzina (consiglio il sito dell’ACI che ha delle tabelle di costo modello per modello).

  52. ciao Gaia, sono completamente d’accordo con te. Purtroppo, non tutti riescono a vedere lontano e gli effetti negativi dei vari blablacar, uber e simili saranno piu’ evidenti tra qualche tempo… piu’ tagli, piu’ disoccupati, piu’ poverta’…

  53. Grazie. Peggio ancora, potrebbero esserci effetti negativi ma non essere immediatamente ricondotti alle cause. Io sono ad esempio convinta che l’aumento dei prezzi e la riduzione del servizio nei treni siano chiaramente legati alle spese per l’alta velocità, ma non tutti fanno questo collegamento.

  54. Giusto per farti disperare un po’, in Francia per contrastare BlaBlaCar è nata Free Covoiturage, una nuova iniziativa più equa (nessuna commissione sui tragitti), più ecologista (il 20% dei loro profitti è devoluto ad organizzazioni ambientaliste), però… basata sempre sulla nostra cara, irrinunciabile, immortale autovettura. “By car” forever and a day!

  55. Sono da sempre su posizioni marxiste, e sentire questi ragionamenti ecotalebani/regressisti ormai preponderanti nella cultura di “sinistra” mi fa francamente cadere le braccia.
    L’automobile e’ superata? Bene, quindi mi aspetto che l’alternativa sia tecnologicamente superiore, ed in grado di portarmi piu’ velocemente, piu’ comodamente ed a minor costo dal punto A al punto B. Ebbene, qual e’ questa mirabolante alternativa? Ma che diamine, il treno e la bicicletta, compagno, ovvero due mezzi ancora piu’ antichi e superati, che nella maggior parte dei casi moltiplicano tempi e/o costi dello spostamento. Beh, pero’ sono pubblici; sai che gioia arrivare due ore dopo, ma sapendo di aver regalato il tempo della tua vita alla sacra teoria della decrescita?
    Tra l’altro questo modo di ragionare, totalmente contrario al senso comune, regala consenso facile a chi, da destra, ne fa notare gli effetti collaterali (chiamiamoli cosi’).
    Fermo restando che il trasporto pubblico e’ essenziale, se vogliamo fare qualcosa di sensato dobbiamo far si’ che diventi preferibile a quello privato non azzoppando artificiosamente quest’ultimo, ma migliorando il primo, in modo che l’utenza sia naturalmente indotta a preferirlo, e non costretta per mancanza di alternative. Solo in questo caso ci sarebbe progresso. Viceversa, la maggior diffusione del pubblico sarebbe solo un livellamento verso il basso, cosa che trovo palesemente contraria al pensiero di sinistra.

  56. Sono d’accordo sulla necessità di migliorare il servizio pubblico, e mi impegno da anni in tal senso (con scarsi risultati, dovuti a loro volta alla scarsissima sensibilità di tutti sul tema).
    Riguardo al progresso: non condivido l’idea che tutta la storia umana sia caratterizzata da un costante miglioramento. Innanzitutto, quello che oggi appare migliore non necessariamente lo è. In bicicletta faccio esercizio fisico, mi diverto, mi godo il paesaggio e non inquino: per me è meglio della macchina. Sui mezzi pubblici, passo più tempo in viaggio ma posso usare questo tempo per leggere, scrivere, fare qualcosa… e in entrambi i casi, non solo miglioro l’ambiente ma risparmio, per cui devo lavorare meno ore per pagarmi il trasporto (Ivan Illich faceva notare che, se si sommano alle ore passate a spostarsi in automobile quelle passate a lavorare per pagarla, si fa prima ad andare a piedi).
    Inoltre, ci sono tecnologie che vengono dimenticate in periodi di crisi, altre che sembrano migliori e sono peggiori, altre ancora, come l’automobile, che, buone o cattive che siano, semplicemente diventano impossibili quando si esaurisce la risorsa da cui dipendono.

  57. E secondo te i mezzi pubblici sono efficienti/economici o garantiscono la coperturadi tutte le fasce orarie secondo le esigenze? Ovvio che no, altrimenti penso che la gente non pagherebbe per trovare un passaggio se ha gli stessi vantaggi dei mezzi pubblici, inoltre considerando che certi viaggi si fanno comunque, con o senza il car pooling o sharing, bisognerebbe guardare il lato positivo: meno mezzi, meno inquinamento e meno sprechi. Bisognerebbe essere contenti di un servizio del genere che semplifica la vita agli autisti e ai passeggeri. Quanto ai dati personali e alle informazioni che acquisiscono sul nostro conto ti do ragione, non sappiamo che fine fanno e speriamo siano trattati con riserbo e nel rispetto della legge sulla privacy, ma parliamoci chiaro, oggi non possiamo muovere un dito che acquisicono centinaia di informazionisul nostro conto, anche in maniera illecita e non possiamo arrestare completamente il fenomeno, ma solo limitare i danni. Atrimenti dovremmo gettare telefoni e computer nella spazzatura e tornare all’800.

  58. gaiabaracetti

    Nick, come ho già detto più volte, il fatto che i mezzi pubblici siano carenti (e spesso lo sono) non è per quanto mi riguarda un motivo per usare Blablacar ma piuttosto un motivo per battersi per avere trasporti pubblici migliori. Quando hanno chiuso un punto nascite nella mia regione, per fare solo il primo esempio che mi viene in mente, la risposta è stata una battaglia collettiva per tenerlo aperto, e a nessuno è venuto in mente di dire ai cittadini: tranquilli, potete pagare e partorire in una clinica privata!

  59. Il ragionamento è logico e pure lecito… a mio avviso risulta un po’ troppo indirizzato verso la tua posizione.
    Ti faccio un esempio pratico, fammi coi mezzi pubblici la tratta Tribiano (MI) – Suvereto (LI), quando hai visto che nella migliore delle ipotesi ci metti sei ore (ma resta ancora fuori come fare a raggiungere la stazione e come dalla stazione di arrivo arrivare in paese), cambiando due o forse tre treni… magari un giro su blablacar ce lo fai 🙂
    La sharing economy va bene come tu l’hai descritta nel paesino, peccato che se condividi fra 1000 non hai le stesse possibilità che avresti condividendo tra 100000.

    Detto questo ti invidio abbastanza se hai rallentato così tanto i tuoi ritmi di vita e non hai impegni con scadenze precise, da poterti affidare alle bizze del trasporto pubblico.

  60. Cara Gaia, mi permetto di dirti che hai sbagliato popolazione per cercare di far attecchire questo concetto, qui siamo un non popolo unito con la forza e che unito non è stato mai… anche tra i “virtuosi” devi stare attento a non entrare nell’orticello altrui.
    Tu mi parli di lotta comune per il miglioramento della condizione del trasporto pubblico, quando qui si mettono assieme a manifestare solo se gli tocchi due cose: il pallone e la f19a

  61. gaiabaracetti

    Sarei tentata di darti ragione, ma farei torto a tutte le persone che hanno dato o dedicato la vita a far sì che oggi noi possiamo godere di quel tanto che abbiamo. Come ho scritto nella mia risposta al tuo altro commento, la tua posizione serve solo da scusa per non fare niente.

  62. Figlio di Ferroviere

    Perché secondo te il servizio sulle tratte dei treni regionali e non viene deciso dal traffico dei passeggeri…….. AH AH AH …………. ti racconto una storiella che potrebbe aprirti gli occhi: il Lecce-Roma pieno come un uovo era stato soppresso perché al funzionario addetto NON ERA ARRIVATA LA TANGENTE ! Appena versato il dovuto, il treno è tornato. Buongiorno e ben svegliata

  63. Innanzitutto, un po’ di educazione (“ben svegliata” è maleducato). Non so perché, questo post tira fuori il peggio dalle persone.
    Riguardo al traffico, non so come funzioni sulla Lecce-Roma ma qui in Friuli il servizio è deciso anche in base ai passeggeri o all’interesse dei cittadini. Non siamo immuni da corruzione ma le pressioni sui politici funzionano almeno un po’.

  64. Figlio di Feroviere, Ho citato il tuo commento.

    > perché al funzionario addetto NON ERA ARRIVATA LA TANGENTE

    Ma ciò che non capisco è che… l’utenza che usava numerosa quel treno, NON ha potere e denari, non è un potere (lobby) che possa pagare una somma ingente un funzionario.
    Chi sarebbe interessato economicamente a investire molto denaro per corrompere un funzionario per ottenere un servizio pubblico?

  65. Salve, mi sono imbattuto per caso sul suo post. Cerco di mostrarle l’altro punto di vista, non perché mi importi di convincerla o debba pubblicizzare qualcosa, ma per permetterle di cogliere le motivazioni che portano a utilizzare il carpooling. Comprendo bene la scelta di vita che lei persegue, ognuno di noi cerca di migliorare il mondo nella maniera che sente più affine. Personalmente non ho fatto scelte così radicali nel campo ecologico, anche se uso le attenzioni più comuni (niente spreco di acqua, riuso e riciclo, fare spesa presso la Coldiretti piuttosto che al supermercato, boicottaggio delle multinazionali più spietate…), le ho fatte in altri campi, come la pedagogia e la politica. Se posso non utilizzo la macchina, quando sono in città specialmente, vivo in Emilia Romagna e gli spostamenti interni alla città sono piuttosto agevoli con i mezzi o in bicicletta. MA. Non è cosi in tutta Italia. Vi sono molti luoghi dove gli spostamenti coi mezzi sono proibitivi, perché richiedono tempi lunghissimi, o perché proprio alcune zone non sono servite. Penso ad esempio a Roma e provincia, dove il carpooling (non attraverso blablacar ma altri siti che organizzano carpooling interni alla città, o attraverso l’accordo e il passaparola fra colleghi) è anzi una soluzione salvifica per diminuire il numero di veicoli in circolazione, quindi l’impatto ecologico e anche la pericolosità delle strade. Molte di quelle persone non utilizzerebbero affatto i mezzi: la situazione media dei romani è di vivere almeno a un’ora di macchina dal posto di lavoro, che diventerebbero 2 se utilizzassero i mezzi.
    Significherebbe alzarsi un’ora prima e tornare a casa un’ora dopo, due ore in meno ogni giorno per vivere, passeggiare, stare coi figli, con il partner. Alla lunga diventa un grosso sacrificio, e la maggior parte dei romani che ho conosciuto decide di fare il viaggio in macchina, magari vuota, piuttosto che rinunciare a 550-600 ore della propria vita ogni anno.
    Per quanto riguarda i viaggi sulla lunga distanza, che sono i più battuti da Blablacar, qui si tratta perlopiù di una scelta economica. Fino a 10 anni fa Blablacar non avrebbe attecchito, perché esistevano ancora interregionali che coprivano lunghe distanze a un prezzo dignitoso. Dopo la crisi economica i prezzi sono saliti vertiginosamente, e lentamente sono state smantellate le corse interregionali e espresse di lunga percorrenza, lasciando quelle tratte agli intercity/euronight (pochi. mediamente 3/4 al giorno) e soprattutto alle Frecce e a Italo, il cui prezzo come saprà è piuttosto alto (Milano-Roma tra i 40 e i 70 euro, a seconda che si prenoti pochi giorni prima o un mese prima, Venezia-Torino tra i 30 e i 60). Riguardo all’impatto ambientale dei treni alta velocità leggo su internet dati molto contrastanti ancora: lo scavo delle gallerie, l’energia richiesta per far viaggiare un treno a 300km/h, la costruzione di nuove stazione ad hoc, non so ancora se sono minori, maggiori o parificano l’impatto di un auto che viaggia a gpl, ad esempio, sulla stessa tratta a una velocità almeno della metà, se non di 1/3. Lei dice che bisogna combattere questa privazione di opportunità. Sono d’accordo, ma osservo la realtà. Le proteste per l’abolizione di tratte brevi hanno avuto qualche vittoria. Le proteste sull’abolizione dei treni interregionali lunga distanza no, che io sappia.
    Infine sì il sito di Blablacar chiede una percentuale a chi prenota: 0,671 (fissi) + 8, 052% del totale (https://www.blablacar.it/faq/domanda/come-vengono-calcolate-le-spese-di-prenotazione-e-che-cosa-includono). Su 30 euro (prezzo medio della tratta Milano Roma) sono qualcosa in più di 3 euro. Ma in cambio rilascia un’assicurazione, gestita da AXA’ (https://www.blablacar.it/assicurazione-viaggi-condivisi).
    Come giustamente diceva lei è vero che c’è la possibilità di selezionare i viaggiatori (ma è facoltativa, esiste anche la possibilità di accettare in automatico chiunque faccia richiesta), ma questo si tratta di una scelta individuale, è un servizio privato, e chi lo sceglie SA che è privato. Ho visto coi miei occhi SU TRENI PUBBLICI, cacciare rom, sinti, africani che non avevano il biglietto ma che avevano il denaro per farlo sul treno, e a cui non è stato permesso farlo. Così come ho visto poliziotti sui treni pubblici chiedere le generalità a persone solo perché erano di etnia araba o perché vestivano, si truccavano e portavano i capelli in maniera stravagante. Anche in quel caso gli individui sono lasciati alla mercé di altri individui, singoli capotreni o singoli controllori, benché stiano usufruendo di un servizio che ufficialmente è pubblico.

  66. Francesco, le sue obiezioni sono più o meno le stesse di tutti gli altri commentatori, e ancora non mi convincono. Se ogni battaglia per un servizio o un diritto si fermasse alle prime sconfitte, non avremmo mai ottenuto nulla da nessuna parte – e giustamente. Perché i romani non possono avere o pretendere un servizio pubblico decente come in tutte le altre grandi città d’Europa? Perché i pendolari devono rassegnarsi anziché continuare a lottare, come fanno in molti posti? Niente è regalato, tutto va creato, conquistato, mantenuto.
    Riguardo ai treni, la TAV ha aumentato di molto l’impatto ambientale di questa forma di trasporto, ma anche qui la soluzione non è usare la macchina ma battersi contro la TAV.
    La discriminazione delle forze di polizia non c’entra niente con i mezzi, dato che si verifica, se si verifica, in tutti gli altri spazi pubblici, e andrebbe combattuta in quanto tale. Se i poliziotti iniziassero a chiedere le generità in ospedale cosa dovremmo fare, non curarci più? Riguardo al biglietto, non conosco gli episodi specifici ma la regola è che sui treni si sale muniti di biglietto; chi non ce l’ha non aspetta di essere beccato ma va a cercare il controllore per farlo subito. Altrimenti sta solo facendo il furbo sperando di passarla liscia ed è giusto che vada fatto scendere.

  67. Falso, per la tratta Milano Udine il costo in macchina è uguale a quello del treno ergo con Blabla car sia conducente che passeggero risparmiano oltre il 50%!!!!!

  68. Cosa è falso? A cosa ti riferisci?
    Comunque, né il costo in treno né il costo in auto sono fissi, per cui se c’è un’affermazione che è sicuramente falsa è la tua, che cioè i due costi siano per forza uguali.
    Un singolo biglietto del treno Udine-Milano va dai 46 agli 82 euro (e questo dopo che sono stati eliminati i più economici Intercity diurni).
    Per capire chi ci guadagna, però, andrebbe calcolato il costo per il conducente tenendo conto non solo della benzina e dell’autostrada, ma anche di tutti gli altri parametri indicati sul sito dell’ACI (usura, assicurazione, manutenzione…)
    Sono circa 400km: con una Panda FIAT (per dire) secondo l’ACI il costo va da 27 ai 47 centesimi al chilometro, quindi dai 108 ai 188 euro. A Udine però l’assicurazione costerà sicuramente meno, quindi questo prezzo va abbassato un po’.
    Secondo la Michelin, invece, contando solo benzina e pedaggio, il viaggio costa dai 62 ai 69 euro. Questa cifra va aumentata. Ad ogni modo, mi sembra che in nessun caso andare da soli in macchina costi meno che in treno. Comunque l’alta velocità ha reso il treno molto costoso. Adesso c’è una nuova (credo) corriera Udine-Milano: da una veloce ricerca il prezzo risulta aggirarsi tra i dieci e i trenta euro. Molto meno che Blablacar.

  69. Per la prima volta da quando l’uomo calpesta la Terra abbiamo superato la soglia dei 400 ppm annui di CO2.

    Ricordo l’allarme lanciato anche da «Le Scienze» nel marzo dell’anno scorso: CO2: raggiunti i livelli più alti in 23 milioni di anni.

    Consiglio a chi ne fosse interessato la lettura degli articoli, per una riflessione sul profondo significato connesso al superamento di tale soglia.

    In particolare, tratteggiando una veloce disamina sul contributo alle emissioni di CO2 da parte dei vari Stati, viene riportato per la Svizzera (e in generale per i paesi non fortemente industrializzati): «…Per gli svizzeri, la maggior parte dell’inquinamento deriva dalla guida delle automobili e dal controllo della temperatura all’interno degli edifici…». E stiamo parlando della Svizzera, quel paese notoriamente attento alla salute dei cittadini e all’ambiente. Nella brochure Guida al risparmio di carburanti e alle emissioni di C02 – Edizione 2016 pubblicata dal Ministero per lo Sviluppo Economico, a pag. 4 (e successive) si legge «…Rispetto al 1990, le sole emissioni di gas serra che presentano un aumento sono quelle del settore trasporti (1,6%), a causa dell’incremento della mobilità di merci e passeggeri; per il trasporto su strada, ad esempio, le percorrenze complessive (veicoli x km) per le merci sono aumentate del 34%, e per il trasporto passeggeri del 16%…»

    E noi ancora qui a parlare di BlaBlaCar come un anno fa… sigh!
    Non sarebbe ora di pretendere dallo Stato un servizio di trasporto pubblico degno di questo nome? Se prima ce lo chiedeva la civilizzazione, forse ora ce lo chiede anche la biosfera.

    Buona serata a tutti,
    mk

  70. Grazie. Non mi piace molto questo aumento di corriere private che competono coi treni, diventati ormai troppo cari, principalmente perché così la rete ferroviaria è sprecata e perché ci sono problemi di sicurezza e credo anche di sfruttamento degli autisti. Al tempo stesso, a chiunque fosse indeciso tra andare in macchina e prendere un autobus di lunga percorrenza consiglierei quest’ultimo, se non altro perché significa una riduzione delle emissioni pro-capite.

  71. Una riflessione interessante e ancora poco approfondita nel dibattito sul consumo collaborativo. Mi serviva, ci sto scrivendo una tesi di laurea, quindi ti ringrazio e ti citerò 😛

  72. Grazie a te. Non sai quanti insulti da parte di sconosciuti mi è costata questa riflessione 🙂
    (A proposito: se qualcuno il cui commento non è stato approvato perché troppo offensivo volesse riprovarci, basta essere educati e non fare obiezioni a cui ho già risposto, e c’è posto per tutto il dissenso)

  73. Perchè uso BlaBlacar….
    Perchè mi ha dato lo spunto per scrivere jl libro BlaBlabookcar “un passaggio di emizioni”….
    Si, certamente non sarà anzi non è un a tesi…, però a chi l’ha letto e non sono pochi, ha dato delle emozioni…
    https://www.facebook.com/blablabookcar/

  74. non scrivi cose sbagliate
    ma non sono daccordo nel demonizzare un sistema di trasporto
    idolatrandone un altro

    i mezzi di trasporto sono tutti utili e tutti inquinano compreso il treno
    semplicemente ognuno utilizza quello che gli viene piu’ comodo ,
    quello piu’ economico o per scelta forzata ecc.

    nel mondo siamo tutti diversi e facciamo scelte diverse
    non ci vestiamo tutti in jeans e non tutti mettiamo la camicia

    ecco quindi che non tutti usano l’ auto e e non tutti usano il treno
    ma li ritengo entrambi utili

    se lavori in centro citta’ l’ auto e’ una follia
    ma se devo andare un sabato al mare con moglie e due figli
    il treno e’ una follia
    dipende dal tipo di viaggio dalla tratta ecc.
    demonizzare l’ auto a prescindere e’ sbagliato

    parli sempre di battaglie , benissimo , dovresti solo cercare
    di capire quale e’ il nemico vero

    io non credo che sia bla bla car , non so quanti anni hai
    ma i tagli del servizio pubblico sono iniziati molti anni prima che arrivasse addirittura internet !

    dico solo che anche l’ introduzione di bal bla car sia del tutto ininfluente
    alla situazione “mezzi pubblici” nel nostro paese

    i freccia rossa sono vuoti non per colpa del carpooling
    ma perche’ costano un salasso

    un altra cosa , lascia perdere il sito aci per calcolare il costo di un ‘auto
    e’ assolutamente troppo generico per essere attendibile su larga scala

    l’ auto costa anche tenerla ferma in garage

  75. una piccola aggiunta a quanto ha risposto Lore, in merito ai mezzi pubblici e in particolare a quelli delle FFSS… Oramai in nessun mezzo pubblico si riesce a fare quattro chiacchere con qualcuno, tutti intenti a telefonare, inviare e/o rispondere a messaggi o guardare un film….
    Quanto meno con il ride sharing qualche più di qualche chiacchera si riesce a scambiare e possono essere anche interessanti…
    Si, certo non tutti sono propensi ai rapporti umani, ma non sarà forse anche colpa di tutto il sistema…

  76. È vero; non solo, molti di quelli che si attaccano al telefono in treno lo fanno disturbando l’intero vagone… Può darsi che Blablacar dia la possibilità, mediamente, di conoscenze più intime di quelle offerte dal treno. Io ricordo che con i vecchi Intercity si facevano delle belle chiaccherate, ma la foga dell’alta velocità li ha fatti quasi sparire…

  77. Lore, non so in che parte del paese vivi, ma io ho sempre trovato i trasporti pubblici (relativamente) comodi anche per le gite fuori porta. Non solo: spostandoti al mare o in altre località con i mezzi pubblici o in bici riduci il tuo impatto su questi posti, contribuendo a mantenerne la bellezza (o danneggiandola meno).
    È vero che non siamo tutti uguali e non abbiamo tutti le stesse esigenze, ma i trasporti non sono una cosa che nasce spontaneamente, in quanto richiedono pianificazione. Si è pianificato per la macchina più che per altri mezzi, e i risultati disastrosi di questa scelta sono sotto gli occhi di tutti.

  78. gaia, perché non fai un post sulla necessità urgente di piantare boschi per i maiali? mi hai messo sta pulce nell’orecchio…. 🙂

  79. capisco il difendere il mezzo pubblico senza se e senza ma
    ma va anche accettato che in certe situazioni e’ praticamente impossibile usarlo

    io pratico trekking e alpinismo e non esiste nessun mezzo pubblico che ti porta nelle zone di montagna

    io abito in una paese della provincia di torino di 3000 abitanti
    distante da torino 40 km
    alla domenica credo non ci sia nessun pullman che mi porterebbe
    a torino per poi prendere un treno per andare a genova e prenderne un altro per la riviera
    e anche ci fosse basta vedere l’ elenco che ho fatto per capire che dovrei fare
    3 coincidenze con moglie e due figli di 2 e 4 anni
    tutto in giornata !!!!
    se hai figli capirai che a meno di avere un portatore sherpa
    che porti i bagagli la gita diventerebbe un inferno 🙂

    ti sfido a fare una cosa del genere 🙂
    sarebbe da masochisti

    per non parlare dei costi
    col treno dovrei fare 4 biglietti
    in macchina praticamente 10 euro di gpl

    questo e’ il mio caso poi ovvio se abiti in centro a torino ti conviene il treno

    ciao

  80. Perché prima devo provare a farlo! Le condizioni non sono molto propizie, come potrai immaginare. Dalle parti di Castelmonte mi hanno detto che c’è un tizio che tiene i maiali liberi, non so se siano nel bosco, ma puoi andare a vedere 🙂

  81. Capisco benissimo i problemi pratici e logistici. Non li nego. Ti invito a chiederti, però, se il tuo diritto di fare trekking e alpinismo venga prima della necessità di mantenere un ambiente pulito, di non pesare sugli altri (costi infrastrutturali, paesaggistici, sanitari, atmosferici e di sicurezza legati all’uso della macchina). Per come presenti la questione, il tuo diritto di fare una bella gita viene prima di tutto il resto. Sperando di non offenderti, ti dico che per me la questione viene capovolta. So di essere assolutamente minoritaria in questo.

  82. non mi offendi pero’ vedo molta ipocrisia in quello che scrivi

    nelle tue azioni quotidiane nel tuo vivere di tutti i giorni inquini
    come le altre persone forse anche piu’ di me quindi trovo superficiale
    che tu mi venga a dire che non ho il diritto di avere degli hobby o fare sport o vivere la mia vita perche sono un danno all’ ambiente

    il mio fare trekking non e’ di nessun danno ecologico
    ma di cosa parli ?
    ho solo posto la questione sul fatto che in certi luoghi il mezzo pubblico non esista per ovvia mancanza di fruitori

    comunque potrei dire lo stesso di te, la carta che usi per stampare i tuoi libri e il pc che usi per scrivere inquina, che diritto hai di inquinare?
    tutto inquina e tu ne sei partecipe come tutti

    ripeto non mi offendo ma non fare la morale

  83. Mi dispiace che tu l’abbia presa così. Io non ti ho detto che non bisogna inquinare in senso assoluto, visto che ogni attività umana ha un minimo di impatto ecologico. Semplicemente ti ho fatto notare che invece di porre la questione nei termini che hai scelto tu, si può ribaltare. Io ho deciso di vivere in montagna anche per non dovermi spostare su lunghe distanze per uscire dalla città. Quando ero in città e mi allontanavo, lo facevo sempre in bici o con i mezzi, proprio per ridurre l’impatto del mio spostamento. Piaccia o no, fare gite in montagna partendo da lontano ha un grosso impatto, soprattutto se si usano il mezzo privato e le relative infrastrutture. Persino la nostra mera presenza in un bosco può arrecare disturbo agli animali selvatici (non sempre). Poi possiamo decidere di farlo lo stesso, come decidiamo di fare lo stesso tante altre cose, ma sapendo che è una nostra scelta e non una necessità assoluta.

  84. tranquilla non me la sono mica presa. 🙂

    io ci tenevo solo a farti capire che fare la morale ad altri perche’ non hanno il tuo stesso stile di vita ecologista (che comunque ammiro e stimo) e di per se sbagliato.
    un conto e’ condannare chi versa liquami tossici nei fiumi , chi butta la spazzatura dei prati ecc. ecc , un altro e’ condannare uno perche’ prende la macchina per portare la famiglia al cinema

    ovvio che se stessimo tutti a casa non si inquina ma santo cielo si deve pur vivere.
    cerchiamo tutti di fare la propria parte , dobbiamo provare a lasciare in eredita’ ai nostri figli un mondo migliore e non una discarica a cielo aperto
    e fin li’ sono d’accordo con te .
    ma non possiamo nemmeno diventare tutti come amish

    tornando all’ argomento del blog ritengo che sbagli anche
    ad individuare in bla bla car un nemico.
    il treno ormai non e’ nemmeno piu’ un servizio pubblico
    ma una societa’ che deve fatturare e lo fa a spese dei cittadini e a discapito
    di un buon servizio

    io non aborro il treno in quanto mezzo ma sono contro trenitalia e i suoi dirigenti che guadagnano milioni e girano con il suv altro che treno !!!

    io non voglio un treno che va a 300 km/h e si mangia caviale beluga
    e bisogna fare un mutuo per comprare un biglietto
    io voglio un regionale che va piano e ferma dappertutto senza condizionatore dove si puo’ aprire il finestrino
    questo e’ un treno popolare gli altri sono solo per aristocratici

    quindi per me la battaglia e’ contro trenitalia e non contro bla bla car

  85. Infatti ho scritto una serie di post dal titolo “Trenitalia è il male”… e se non avessi deciso di sospendere/chiudere il blog ne scriverei altri con lo stesso titolo: non paghi di aver distrutto un servizio pubblico funzionante ed economico adesso sono passati alla tortura sensoriale e all’intimidazione nei confronti dei passeggeri…

  86. Io sarei la prima a prendere i mezzi pubblici se questi funzionassero come si deve e non costassero un capitale! Uso bla bla car perché mi costa di meno del treno! Faccio la tratta Milano-Padova che in treno mi costa 36 € mentre in auto col car sharing me ne costa dai 12 ai 15 (dipende dal prezzo che fa il singolo conducente), e chi è che ha voglia di spendere di più? senza contare che una volta c’erano anche treni intercity e regionali su tratte come Milano-Venezia, e quindi c’era l’alternativa meno cara alle frecce, ora han tolto tutti questi treni lasciando solo le frecce, e mi domando come facciano i pendolari coi treni, cosa spendono!!! Che poi se viaggio la sera col treno è pure pericoloso per la delinquenza, sia a bordo dei treni che nelle stazioni! se c’è un minor uso dei mezzi pubblici la colpa va solo ed esclusivamente a chi li gestisce che fornisce un servizio pessimo! Bisognerebbe protestare tutti in massa, ma la maggior parte della gente se ne frega perché ha sempre qualcosa di più importante da fare (la partita di calcio in tv, il grande fratello, prendersi l’ultimo modello di cell ecc ecc) salvo poi lamentarsi su internet che le cose non funzionano! Ultima cosa, ora anche bla bla car ha iniziato a fare schifo perché ora bisogna pagare le commissioni al sito che prima non c’erano ed era tutto libero, per cui se posso ora viaggio il meno possibile!

  87. gaiabaracetti

    Anonima, ho accettato il commento anche se ripete una cosa già detta tante volte e a cui ho risposto nei commenti sopra. Una domanda: tu hai mai protestato? O quando parli della gente che si lamenta solo su internet includi anche te stessa?

  88. La gente la macchina la prende lo stesso. Io non viaggerò mai più con trenitalia, spendo di più e sono scomodo (valigie ecc). Quindi la macchina la prendo lo stesso e condivido il viaggio. Quindi l’alternativa non c’è proprio.

  89. > spendo di più e sono scomodo

    E’ necessario stare attenti alle ottimizzazioni a breve. Perché esse si possono rilevare deleterie a medio o lungo termine.
    Quando una persona acquista un prodotto o un servizio, acquista, (o non acquista) con esso anche innumerevoli effetti e cause originati e che si origineranno dalla sua realizzazione e fruizione.

    Una rete di servizi pubblici (su ferrovia) è un risorsa dei paesi civili e avanzati, un bene comune di livello decisamente superiore del trasporto tale e quale da a in un autobus.
    Quanto si è disposti a mantenere viva, attiva, con una richiesta viva e sufficiente in numero, una rete di trasporto pubblico su ferrovia?

    Il discorso della comodità è sibillino: da mane a sera i media – per una volta in modo intelligente – martellano sulla necessità di fare movimento fisico giornaliero. Eppure le persone, con il discorso della comodità, si sprofondano quotidianamente nella loro auto, comoda, inquinante, costosa e nociva.
    E’ evidente che esiste un bilancio che può essere positivo o negativo che NON coincide affatto con costi e (presunti) benefici immediati.

    Lo stesso discorso vale in economia: l’eco-nomia locale (anti global) può avere dei costi superiori, perché con il prodotto e servizio si acquistano anche condizioni di lavoro dignitose, protezione ambientale, qualità, etc. .
    Il paradosso è quello dell’operaio o dell’ingegnere Lancia che acquista, perché meno costosa, una Subaru (o una BMW perché di moda) e dopo tre anni si ritrova prima in CI, poi a casa.
    E’ intelligente quel comportamento? Su quale scala temporale?

  90. Nicoletta Bottalla

    Bene Gaia, sono completamente d’accordo con te!

  91. Ognuno ha le proprie idee ed esprime le proprie opinioni…e ciò mi sembra giusto. Personalmente con il ride sharing che sia BlaBlacar o altro io ho avuto, per il 99%, esperienze sempre positive…chissà forse sono fortunato!!! Comunque da queste o meglio alcune esperienze ne è nato un libro BlaBlabook car “passaggio di emozioni”..
    Chissà forse qualcuno potrebbe cambiare idea…
    https://www.facebook.com/blablabookcar/

  92. BlaBlaCar è penoso, andrà morendo grazie alla sua nuova policy riguardo al pagamento online con commissione. Già questo gli ha causato un calo dell’utenza inoltre oramai conviene viaggiare con aziende serie che offrono il prezzo uguale se non inferiore rispetto alla quota più bassa che si trova su Blablacar, quali ad esempio Flixbus o GoEuro. Entrambi con prezzi stracciati se paragonati a BBC di cui non puoi nemmeno essere sicuro che il conducente vi dia la garanzia massima di partire.

  93. gaiabaracetti

    Non è solo una questione di prezzo, però: andrebbero rispettati i diritti dei lavoratori, le norme sulla sicurezza e quelle per una concorrenza non sleale. Non si può pensare solo a quanto costa!

  94. > Non si può pensare solo a quanto costa!

    In questo luogo, Gaia, abbiamo evidente esempio di quanto la maggioranza delle persone abbia in mente solo il costo. Il resto? Si fotta!
    E pensare che non è certo un luogo frequentato da persone ‘gnoranti o senza mezzi culturali… Figuriamoci il resto!
    Chiaro che in queste condizioni ogni critica etica non può che passare come acqua sulla cera.
    E’ lo stesso problema etologico per il quale la decrescita felice/serena/intelligente, per quanto ragionevole e sensata e semplice, eè, e sarà un’utopia.

  95. credo che il fatto che il costo sia fondamentale in queste scelte anche per il semplice fatto che….come popolo ci stiamo pian piano (o forse non troppo piano…) impoverendo. Meno soldi in tasca per molti, a volte molti meno soldi. E così, come per risparmiare sugli alimentari molta gente va al discount, comprando cibo di una certa qualità , così per i trasporti non ci si fa tanti pensieri e si sceglie quello che costa meno. Anche perché magari si hanno sì meno soldi, ma non si adeguano di conseguenza certe abitudini acquisite in momenti migliori: quando pagavano i genitori, quando lavoravi full time ecc ecc.
    Poi ovviamente la percezione della “qualità globale” del prodotto è molto più marcata per il cibo che per il trasporto…

  96. Il fatto è che gran parte di questi spostamenti non sono strettamente necessari, a meno che per necessario non si intenda: a me va. È sempre il solito discorso: per non rinunciare a un mio desiderio, anche se superfluo, faccio pagare agli altri il suo prezzo.

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