l’invasione pacifica

Continuo a pensare a Cassandra che grida ai troiani: non toccate quel cavallo! Nessuno le diede retta, perché era una profetessa maledetta e perché comunque le cose potevano andare in un modo solo, e così il cavallo fu accolto dentro Troia e la città venne distrutta. A nessuno piace passare per pazzo, ma è ancora peggio passare per mostro, per persona senza cuore, ed è per questo che mi sono trattenuta così a lungo dall’intervenire sul tema dei costanti arrivi di migranti e delle tragedie in mare. Ho scoperto di essere più estrema persino di Salvini, e questo è un fatto davvero inquietante. Me lo sono tenuta per me, non ho detto niente, ma adesso non ce la faccio più. Io penso che l’Italia sia più che piena, straripante, che per non morire tutti di fame o qualche altra catastrofe in un tempo non tanto lontano dobbiamo decrescere più rapidamente possibile sia di numero che come consumi, e uno dei modi meno crudeli di farlo sia dire: basta, adesso non entra più nessuno. Nemmeno i richiedenti asilo. Il diritto di asilo è una creazione umana, e come tutte le creazioni umane può finire quando le circostanze lo richiedono. Se può essere un’idea generosa accogliere qualcuno che è perseguitato nel suo paese, adesso i perseguitati sono troppi e i numeri non lo consentono più: tra guerre, crisi economiche, disoccupazione di massa e catastrofi ambientali i potenziali richiedenti asilo sono miliardi, e ognuno con, dal suo punto di vista, ottime ragioni per scappare e venire accolto. Mi sembra evidente che tutti i richiedenti asilo attuali, per non parlare dei potenziali, non ci possono fisicamente stare né in Italia né in Europa. L’Italia e l’Europa, contrariamente alla percezione degli aspiranti migranti, sono terre stremate dalla distruzione dell’ambiente, dalla crisi economica, dal crescere delle disuguaglianze, da una complessità ormai ingestibile, da ideologie sbagliate e soprattutto dallo sfruttamento eccessivo delle risorse: sono vampiri che vanno avanti solo succhiando il sangue altrui; chiunque abbia occhi per vedere si è accorto che sono ormai carcasse spolpate, e il fatto che una carcassa spolpata sembri un paradiso a masse enormi di esseri umani è solo una prova di quanti errori ha commesso nella sua storia la mia specie, fino al punto di impazzire completamente. L’Europa ha bisogno di un periodo di riposo per poter di nuovo sostenere una civiltà, di qualcosa di simile al Medioevo dopo l’Impero Romano, e invece cosa fanno i suoi abitanti? Dicono: avanti, ancora, di qua, c’è posto, di più, di più! Tornerà tutto come prima, più di prima, avanti, c’è posto anche per voi! Si parla di migliaia, decine di migliaia, centinaia di migliaia di persone pronte a partire dalla Libia per venire qui e restarci; per non parlare di quelle che giungono quotidianamente, invisibili ai più, attraverso il confine orientale, cioè quello che è a pochi passi da dove sto io. Ma, al di là di queste previsioni che rimbalzano sui media, non è possibile sapere davvero quante persone sono “pronte a partire” – se chi è già partito ce la fa, magari anche i suoi parenti, amici e conoscenti vorranno seguirlo. Le migliaia già pronte potrebbero moltiplicarsi per cento, per mille… E allora cosa succederà, ci ritroveremo l’intera umanità su barconi fatiscenti nel Mediterraneo o ad arrancare nel deserto tra Stati Uniti e Messico? Si sente spesso dire che gli italiani sono stati migranti, e quindi adesso dovrebbero essere generosi. Innanzitutto, noi non abbiamo né meriti diretti né colpe per quello che è stato fatto dai nostri antenati. E poi, se è per questo, gli italiani oltre che migranti sono stati colonizzatori, invasori, massacratori, hanno portato la mafia, gli attentati anarchici, il cattolicesimo (non da soli), e, persino quando lavoravano e basta, in posti come la Francia e il Belgio erano spesso malvisti e sgraditi perché erano disposti a tutto e rubavano il lavoro – ricorda qualcosa? La grande epopea della migrazione italiana nelle Americhe, additata come esempio di migrazione “buona” e desiderata, che ha portato prosperità a entrambe le controparti, è stata resa possibile solo grazie a una serie di genocidi su scala continentale derivanti dall’avidità e dalla sovrappopolazione del continente europeo e da alcune dinamiche locali di cui gli italiani, ignoranti in senso lato e disperati proprio come i migranti che bussano alle nostre porte, non sapevano nulla e se ne fregavano altamente. Gli italiani sono andati in America, in Australia e in Canada solo perché qualcuno aveva violentemente ripulito per loro questi paesi dagli abitanti precedenti (che a loro volta, parrebbe, avevano procurato col loro arrivo l’estinzione di gran parte della fauna di grosse dimensioni che vi avevano trovato, giusto per dire che forse sarebbe meglio che gli esseri umani non andassero mai da nessuna nuova parte). Nell’epopea migratoria italiana ci sono un sacco di storie interessanti e un sacco di crimini che l’hanno seguita o anche solo resa possibile. Va studiata, ma non glorificata. Inoltre, avvenne in un mondo ancora in espansione economica e molto meno popolato ed esaurito di ora. Il mero fatto dell’emigrazione italiana non ci aiuta in nessun modo a capire cosa fare ora, se non nella comprensione delle motivazioni di chi sta arrivando, o meglio: di chi ci sta invadendo. Noi stiamo subendo un’invasione vera e propria, ma siccome è un’invasione pacifica, anzi supplichevole, non la riconosciamo come tale. La storia sembra insegnarci che esistono le invasioni violente, gli Unni o i nazisti per capirci, e poi i richiedenti asilo e i poverini. Ma la divisione non è così netta. Alla lunga, un’invasione pacifica può avere conseguenze devastanti tanto quanto un’invasione violenta. Perché i barbari premevano alle porte dell’Impero Romano (nei confronti dei quali, lo sottolineo, sono tanto anti-imperialista quanto può aver senso essere anti-imperialista nei confronti di un fatto ampiamente concluso)? Per una serie di motivi tra cui la crescita demografica eccessiva rispetto alle risorse e la mancanza di opportunità in patria (Longobardi, Vichinghi), la fuga da aggressioni che loro stessi subivano, la debolezza del nemico, l’individuazione di opportunità… nei nostri tratti, nelle nostre lingue, portiamo le tracce di queste invasioni. I nostri discendenti probabilmente porteranno allo stesso modo le tracce delle invasioni che stiamo subendo ora – non nutro molte speranze che si possano fermare, come vedete. Pochi fanno questa analogia, perché i barbari, lo dice il nome stesso (iron.), erano violenti e cattivi, nonché non civilizzati (tranne che secondo i leghisti), per cui “invadevano”, mentre i migranti attuali sono disarmati e imploranti, per cui “bussano”. Ma l’attuale immigrazione non sempre è pacifica: i richiedenti asilo non vogliono farci del male, anche perché non ne avrebbero alcun vantaggio, ma chi li porta qui non si fa scrupoli a violare le nostre leggi e la loro dignità e ultimamente, parrebbe, anche a tirar fuori le armi. Al di là di questi episodi, finora isolati, l’arma più potente brandita dagli attuali invasori sono le nostre istituzioni – e il nostro ampiamente giustificato senso di colpa collettivo. Come ho già raccontato, mi è capitato di assistere a un’assemblea di richiedenti asilo eritrei ed etiopi a Roma. Sono rimasta colpita non solo dalla terribile situazione in cui si trovavano, ma anche da come il loro linguaggio fosse pieno di pretese, soltanto pretese. Non ci fermeremo finché non otterremo i nostri diritti, dicevano. Erano venuti qui per pretendere un trattamento, senza offrire nulla in cambio – cosa potevano offrire? Nemmeno volevano rimanerci, in Italia. Puntavano al nord, dove avevano già parenti ad aspettarli. Erano arrabbiati, perché non avevano quello che volevano, quello che attraverso le leggi e i trattati internazionali l’Italia si era già impegnata a dare e però non stava dando. La questione dell’essere graditi o meno, del poter contribuire o meno alla comunità che li accoglieva, non sembrava porsi nemmeno – avevano altri problemi. Si stavano comportando, sostanzialmente, da parassiti. È brutto da dire, e non voglio in nessun modo negare la loro umanità e la loro sofferenza, ma la mia impressione fu quella e non fu solo la mia. Certo, molti dei richiedenti asilo sono disposti a lavorare, con grande buona volontà e nonostante le regole non lo permettano, tra l’altro. Ma anche il numero crescente di italiani disoccupati è disposto a lavorare. Chi viene prima? Ricordiamoci una cosa: gli italiani hanno un legame con l’Italia. I migranti, a meno che non siano qui per interesse culturale specifico o per amore, non ce l’hanno. Per loro l’Italia, la Svezia, l’Inghilterra… è tutto uguale. Basta scappare e potersi rifare una vita. Anzi, alcuni di loro, in Italia, dicono apertamente: questo è un paese di merda, vogliamo andare via. Anche gli italiani dicono lo stesso, e infatti: ben ci sta che il paese stia effettivamente andando a puttane, con questo genere di atteggiamento. Ma sentir dire “questo è un paese di merda” da persone che comunque da questo paese stanno ricevendo qualcosa in cambio di nulla, e chiedono ancora di più, fa francamente incazzare. Solo che queste cose non le racconta nessuno perché chi parla di immigrazione o non ha interesse a farlo, perché ci lavora, oppure è talmente rimosso dalla realtà, perché privilegiato, che pensa di poter applicare categorie astratte e misericordiose a una realtà che invece è concreta e terribile. Io mi rendo perfettamente conto che nascere in Italia da genitori italiani è un caso e, per lo meno fino ad ora, un privilegio. Nulla mi rende migliore di un migrante su un barcone, lo so benissimo, però al tempo stesso questa è la mia terra e non la loro, e mi aspetterei la stessa cosa, a rovescio, se io andassi nel paese di provenienza di queste persone. Ci andrei a vivere solo se avessi la sensazione di essere gradita – così come essere accettata nel paese in cui sono è per me fondamentale. Chi è nato in un posto ci è nato per caso, è ovvio, eppure, se oltre ad esserci nato ci è anche vissuto, ha un legame maggiore con quel posto di chi non ci è nato e vissuto, e quindi può avanzare delle pretese quando si tratta di decidere a chi dare la priorità – ci ho messo tanto ad arrivare ad accettare questo tipo di discriminazione, ma ora la accetto. Ha dei limiti, ma ci credo ed è una discriminazione basata sull’esperienza reale e non su idee astratte. Cerco anche di essere coerente, anche se è più facile non essendo nata in Siria o in Eritrea. Ma io ho scelto di stare qui nella buona e nella cattiva sorte, perché anche se non muoio di fame o non ho la guerra in casa, per ora, non è facile neanche per me. Ho fatto già delle rinunce e voglio credere di poterne fare ancora se necessario, di saper restare con la mia gente, la mia comunità e la mia terra, per difenderle. Anche se la mia gente e la mia comunità spesso maltrattano questa terra e ignorano questi legami che professo e io ogni tanto mi chiedo se si meritino tutto questo. La parte più terribile e più inconfensabile della mia opinione sulle migrazioni di massa è che faccio fatica, e me ne vergogno, a empatizzare con chi abbandona la propria terra per salvare se stesso e la propria famiglia. Lo so, è naturale, lo so, non si può pretendere che tutti siano eroi. So anche che la responsabilità che si sente nei confronti dei propri bambini può essere più grande di quella che si sente nei confronti del proprio popolo, soprattutto quando questo popolo si comporta in maniera folle o si ritorce contro di noi. Ma perché diavolo fare bambini se moriranno di fame, se dovrai trascinarteli nel deserto per scappare dalla guerra?? Perché ci sono così tante donne incinta o con bambini su quei barconi? Tutte solo vittime di stupro? Sono un mostro io, o chi mette al mondo creature in condizioni del genere? Restare per difendersi è possibile. Guardiamo i curdi. È vero, tantissimi sono già da un pezzo stabiliti in altri paesi; tanti fuggono ora. Ma tanti anche rimangono, o addirittura ritornano, e muoiono per difendere la loro terra. Anche molti ucraini, in una guerra strana fraintesa da tutto l’Occidente, vanno a combattere per patriottismo. Mi si dirà: brava, tu vuoi che combatta ancora più gente della tanta che c’è già con le armi in mano. Bella soluzione. No: io voglio che la pace sia qualcosa che si crea, non qualcosa che si prende, e che ognuno cerchi di portarla nel proprio paese anziché approfittarsi di quella altrui, rischiando così peraltro di distruggerla. I tanti migranti che stanno venendo qua in cerca della pace si stanno comportando in modo comprensibile, non lo nego, ma estremamente egoistico. Perché non lasciano che noi teniamo faticosamente in piedi la nostra pace e loro non ci chiedono semmai consigli per costruire la loro? E non è forse possibile che, anziché trovare la pace, ci portino la guerra? Abbiamo visto cosa succede nei barconi, i conflitti che si trascinano fino alle coste italiane, con conseguenze raccapriccianti (mi riferisco ai migranti buttati in mare in seguito a una lite per motivi religiosi, se le cose sono andate effettivamente così). Non dico che chi viene dalla guerra andrebbe isolato come un appestato, ma le persone non sono tabule rase, hanno una storia che si portano dietro. Ho letto che recentemente il PKK si è scusato con la Germania per alcune azioni compiute in quel paese. La Germania avrebbe avuto tutto il diritto di dire: i vostri problemi non li portate qui. Certo: tra colonialismo, globalizzazione, sfruttamenti vari noi siamo tra i responsabili delle disgrazie africane e medio orientali, anche se non i soli responsabili, e non possiamo far finta che non sia così. Delle responsabilità ce le abbiamo. Tra l’altro, i profughi che avrebbero più diritto di tutti forse sono quelli ambientali. Non è colpa degli abitanti delle isole del Pacifico se il mare sta salendo – sono troppo pochi per aver causato loro i cambiamenti climatici. Anche i bengalesi potrebbero rivendicare il diritto di andare nei paesi non sommersi ora che il mare comincia a salire e mangiarsi il loro paese, e non per colpa loro visto che emettono molta poca CO2 pro capite, ma: se avessero fatto meno figli, e ci hanno provato ma troppo tardi, non sarebbero in questa situazione; inoltre, una volta arrivati qui contribuiranno a sostenere economie ad alto tasso di emissioni tanto quanto noi, o poco meno. E i poveri che distruggono le loro foreste per sopravvivere, o fanno tanti figli perché sperano che guadagnino qualcosa emigrando in economie che sfruttano l’ambiente in cui loro stessi vivono, sono forse meno colpevoli di noi? È davvero sempre colpa degli occidentali e basta? Non ne posso più di questa semplificazione. Una delle espressioni più utilizzate per criticare chi si oppone agli arrivi dei migranti è “guerra tra poveri”, come a dire che i poveri sono così manipolabili ed egoisti da lottare contro chi è nella loro stessa situazione piuttosto che allearsi contro il comune nemico: il ricco. Il fatto è che sono davvero i poveri dei paesi ricchi che subiscono di più le conseguenze dell’immigrazione massiccia. Nei quartieri romani degradati dove l’economia locale è schiacciata dalla concorrenza dei soldi cinesi e della disponibilità disperata dei bengalesi; nel meridione d’Italia e d’Europa, alle prese con problemi gravissimi e irreversibili e ora anche con gli sbarchi, nella concorrenza tra disoccupati e disperati in tutta Europa, nelle liste d’attesa delle case popolari… i ricchi invece traggono beneficio dalla migrazione di massa: hanno badanti, colf e inservienti a basso costo, operai per le loro fabbriche, schiavi per le loro piantagioni, e, se si tratta di ricchi particolarmente senza scrupoli, riescono a fare anche il colpo grosso, come abbiamo visto di recente, e a guadagnare soldi a palate sulle spalle di profughi e rom – mentre, magari, li additano ai loro seguaci poveri come vero nemico, traendone un vantaggio politico. La botte piena, e la moglie ubriaca! Una vera lotta ai ricchi passa anche per una limitazione dell’immigrazione che li favorisce così ampiamente, ed è per questo, e non solo per populismo/razzismo/ignoranza, che i voti di sinistra negli ultimi decenni si sono spostati dalla parte opposta. Pensare che le classi medio-basse d’Europa votino a destra perché sono stupide e cattive è uno dei più grossi errori della sinistra, una delle sue grandi arroganze e uno dei motivi per cui è diventata ormai una compagine elitaria che non capisce niente o quasi del mondo in cui stiamo vivendo. Ovviamente, però, quello che l’altrettanto colpevole destra non dice è che anche le nostre classi basse, globalmente parlando, fanno parte dell’elite mondiale. Un povero metalmeccanico Fiat sull’orlo del licenziamento è quello che un povero africano sogna di essere. Gli basterebbe questo per sentirsi ricco – mentre l’operaio italiano punta ad essere Berlusconi. Ed è qui che la mia opinione riemerge assieme a tutto quello che sto facendo, e finalmente posso provare a convincervi che non sono un mostro. È facile dire: poverini, accogliamoli. Chi lo dice spesso ha uno stipendio ben oltre quello che gli serve, una pensione che forse non ha guadagnato, una qualche garanzia che in futuro scomparirà. Magari pagherà qualche tassa in più per l’accoglienza agli stranieri, ed è disposto a farlo, ma non si sente minacciato perché vede attorno a sé le solide pareti della sua botte di ferro. Io invece guardo oltre, vedo che siamo tutti messi molto male e quella botte di ferro è solo un’illusione. Siamo tutti avviati verso la crisi della civiltà industriale globale basata sull’energia a basso costo e sullo sfruttamento insostenibile delle risorse naturali. Nessuno è al sicuro, anche se alcuni sono più esposti di altri. Chi è giovane adesso non può permettersi l’illusoria generosità di idee formulate nel passato, quando si sapeva meno e si credeva che queste idee fossero la soluzione. Dovremmo svegliarci e iniziare a capire che i nostri genitori hanno sbagliato. Ogni generazione dovrebbe prendere in considerazione l’idea che i propri genitori hanno sbagliato almeno in qualcosa, ma in questa particolare epoca la realtà e la gravità dell’errore sono più evidenti che mai. E allora io cerco di fare la mia parte, nella disapprovazione generale – con abbastanza eccezioni da rendere questa disapprovazione più sopportabile. Sto cercando di eliminare le cause delle guerre e delle disuguaglianze globali, consumando pochissimo e importando il meno possibile. Sto cercando di trovare un modello sostenibile, e poi di condividerlo con l’esempio e la scrittura. Non sto facendo figli che vadano ad aggravare la sovrappopolazione del pianeta. Credo di compensare con queste mie azioni l’apparente crudeltà delle mie posizioni. Tanti di quelli che vorrebbero fermare i migranti non si pongono il problema di come il proprio stile di vita sia legato a queste migrazioni, e parlano quindi davvero solo per egoismo personale, e spesso anche ignoranza. Ma io cerco di mantenere una visione d’insieme e, anche se le mie parole possono sembrare crudeli, io penso che sia più crudele, alla lunga, fare finta che le cose siano diverse da quello che sono. Se si accettano allora queste premesse, si pone il problema di cosa fare. Qui, lo ammetto, mi trovo in difficoltà – ma non sono la sola. Sentite le notizie? È un gran proclamare, indignarsi e blaterare parole altisonanti di opportuna vaghezza. Tutti vogliono additare colpevoli, tutti vogliono invocare soluzioni e far credere di averle, tutti vogliono dire qualcosa davanti all’immane sofferenza che si dispiega giorno dopo giorno, alle vite umane perse in annegamenti che tutti pensano che si possano prevenire – ma come? Sentiamo un rimpallo costante di accuse, ognuno crede di aver trovato il responsabile, e di solito si tratta di responsabili piuttosto astratti: l’indifferenza, la guerra, la povertà, l’ipocrisia occidentale, il “buonismo” (?), la religione, la sovrappopolazione, e così via. Nessuna di queste spiegazioni, presa da sola, è corretta: non si possono ricondurre fenomeni così complessi a una sola causa. E, anche se se ne trovassero due o tre più pertinenti di altre, si porrebbe poi il problema ancor più difficile di che cosa fare. Pensare di risolvere le vere e molteplici cause alla radice di questi flussi, e di farlo rapidamente, è pia illusione; invece che ammettere una parziale impotenza meglio allora tirare fuori il solito nemico già pronto, che sia un’ideologia che non ci piace o il partito al governo, l’Europa o il Vaticano, l’Occidente o l’Islam, e dare la colpa a quello. Puntiamo un dito al nemico di sempre, non si sa mai che ci faccia prendere più voti o avere qualcosa da dire al bar; il nemico vero, in ogni caso, è al di sopra delle nostre forze. Ed è strutturale, e a noi esseri umani non piace l’idea che ci siano cose che non possiamo controllare. È sempre colpa di qualcuno di specifico, mai di tutti insieme. Qualcuno, se non altro con più precisione, dà la colpa agli scafisti e ai trafficanti, ma anche qui si esagera: per quanto approfittatori, per quanto gli scafisti costrigano i migranti a partire quando dicono loro e in condizioni non ideali, non stanno obbligando nessuno a migrare. Gli scafisti offrono un servizio che è richiesto indipendentemente da loro. Non è propriamente una tratta di schiavi, perché gli schiavi sono consenzienti. Una delle cose che mi perplimono di più del dibattito collettivo è che le richieste di soccorso, gli annegamenti, i salvataggi, vengono ancora gestiti come se si trattasse di incidenti imprevisti. Una barca affonda, bisogna salvarla, così vuole la legge del mare. Ma si tratta di un semplice incidente: quella barca era destinata ad affondare, perché sovraccarica, perché fatiscente, perché guidata da gente a cui non importa niente delle vite altrui. Qualcuno è salito su quella barca nonostante non sapesse nuotare e sapesse benissimo, non può essere altrimenti, che la barca sarebbe potuta colare a picco. Non è magari colpa anche un po’ sua? Gli annegamenti non sono imprevedibili. Chi parte se ne assume il rischio. Io penso addirittura: ma possibile che persino davanti a questo, al rischio molto probabile di una morte orrenda, di arrivare in un continente dove non si è voluti e di vivere come schiavi o barboni, queste persone partano lo stesso? Sono irrazionali, non sanno a cosa vanno incontro? Qualcuno gli ha mentito? Non posso pensare che il loro destino su quei barconi o aggrappati a qualche camion sia preferibile non dico a subire la guerra in patria, ma all’idea di provare almeno a fermarla, a lottare per avere lì un futuro migliore. Preferiscono rischiare di trascinare i propri figli e fratelli in fondo al mare che provare a costruire la prosperità e la pace? Io questo davvero non riesco più a capirlo. Non dico che non capisco il fatto che se ne freghino degli europei: è difficile provare compassione per chi sta dieci volte meglio di te. Sarebbe dignitoso porsi il problema, ma forse chiedo troppo. Ma la terra, la famiglia che resta, il paese e la cultura, la propria stessa sopravvivenza e i rischi del viaggio… tutto questo non conta niente? Bisogna iniziare a pensare che la fuga non è una reazione umana inevitabile. I partigiani non scappavano. I curdi non scappano. C’è anche chi non scappa. Il diritto d’asilo alla fine significa dire: hai fatto bene a non lottare. Forse sono un mostro sul serio, ma questa istituzione mi mette a disagio. Non mi sembra del tutto morale. Ci sono casi e casi, certo, non lo nego, ma in generale vorrei che si parlasse anche delle alternative. Adesso diciamo a chi ci chiede aiuto: sì, vieni qui e non pensarci più. Preferirei che si dicesse: dimmi cosa ti serve e vedo se posso darti una mano, così che tu possa tornare a casa. Cosa fare, dunque? Non lo so. Azzardo delle ipotesi. Qualcuno propone i corridoi umanitari, il che se ho ben capito equivarrebbe ad andare a prendere gli aspiranti migranti prima ancora che partano. Questa è pura follia. L’Africa ha oltre un miliardo di persone. Se anche solo una su dieci volesse fuggire dalla propria condizione… fate voi il conto. In più c’è il Medio Oriente, molti paesi asiatici, e chissà quanti altri in futuro. Qui non c’è posto, spero che possiamo essere d’accordo almeno su questo. Ogni tanto qualcuno sottolinea che i paesi limitrofi a quelli da cui provengono i migranti li accolgono in quantità molto maggiore di quanto sembriamo disposti a fare noi. Sì, ma: – non credo abbiano molta scelta – questo causa enormi problemi – vedere il caso dei palestinesi in Libano. E poi quando un paese, come lo Yemen che aveva i rifugiati dal Corno d’Africa, crolla a sua volta, cosa si fa? Si spostano i rifugiati vecchi e quelli nuovi in un altro paese, e poi? – anche l’Italia accolse, tra fatiche, sofferenze, e anche alcune cattiverie da parte della popolazione, i profughi istriani, giuliani e dalmati che non volevano o potevano (punti di vista) rimanere nella nuova Yugoslavia. Non fu facile, ma si trattava di italiani, simili per lingua e cultura, identici per apparenza e religione, e si integrarono presto. Adesso difficilmente riconoscereste un discendente di questi profughi, a meno che non vi racconti la sua storia. Inoltre, l’Italia era il paese più adatto ad accoglierli e il più colpevole, assieme alla Yugoslavia stessa, della loro fuga. Era corresponsabile e dovette accollarsi l’esodo. Fu doloroso, ma non eterno: la somiglianza facilita la convivenza, che piaccia o no. Inoltre, si trattò di una cosa una tantum: finiti gli italiani da quella parte del Mediterraneo, finiti i flussi. Arrivarono in un paese depopolato della guerra e che comunque andava ricostruito, non un paese formalmente stabile ma barcollante sull’orlo dell’abisso, com’è l’Italia ora. Il problema creato dai flussi apparentemente inarrestabili a cui ci troviamo davanti ora è molto più grande e difficile. Me ne rendo conto. Io ogni tanto rispondo ai tanti che semplificano la questione, ai numerosi cittadini comuni poco rappresentati politicamente e dai media che dicono apertamente che migranti non li vogliono: va bene, ma cosa fai? Ti prendi la responsabilità di farli annegare? Spari ai barconi? Sei disposto a questo? Nessuno mi risponde perché nessuno vuole dire: sì, che muoiano. Nessuno vuole lasciar annegare un altro essere umano davanti ai suoi occhi, nessuno vuole macchiarsi le mani di sangue. Ma se non fai niente, annegano. Se fai qualcosa, tipo Mare Nostrum, se li vai a prendere, peggio ancora: i trafficanti risparmiano sul viaggio, mettono meno benzina nei barconi e ci guadagnano solo di più. Il viaggio conviene: più viaggi, più pericolo. Allora, cosa si fa? Io penso che la prima cosa che dovrebbe fare l’Italia sarebbe dichiararsi piena e dire ufficilamente che non intende accogliere più nessuno. Inutile pensare a come fermare un flusso e al tempo stesso continuare a promettere asilo. L’Italia dovrebbe dire: ci dispiace, non ci stiamo più. Ma con il Papa, con i democristiani in tutte le istituzioni, con la nostra cultura cattolica e la nostra sinistra elitaria e benpensante che ha gioco facile contro una destra ignorante ed egoista, per non parlare di tutti quelli che traggono guadagno dall’emergenza dell’immigrazione, con tali premesse questo l’Italia non lo farà mai. I paesi del nord Europa hanno gioco facile. Sì, accolgono molti migranti, ma possono permettersi di rimandare indietro in Italia e in Grecia, dove per le regole europee sono costretti a rimanere, tutti quelli che non vogliono. L’ho visto fare con i miei occhi: da sud a nord, controlli a non finire; da nord a sud, ponti d’oro. Ho visto tirare giù dalle corriere chi era senza documenti, e portarlo via; ho visto fare il terzo grado a un giovane africano che entrava in Norvegia, fino a chiedergli il numero di telefono della persona che andava a trovare. Tutti stanno facendo i loro interessi. Gli austriaci accusano gli italiani di lasciar passare i clandestini, sottintendendo che neanche loro li vogliono. Le leggi europee bloccano i richiedenti asilo nel paese in cui sono arrivati, cioè, di solito, i più meridionali e malmessi d’Europa. E nel nord Europa, non crediate, anche i cittadini non ne possono più. Crescono i partiti anti-immigrazione, in varie forme, e persino coloro che non si definirebbero razzisti o xenofobi, come me, iniziano a dire: adesso basta. Sul sito del Guardian, rappresentante britannico di quella sinistra intellettuale che non capisce più il popolo a cui dovrebbe essere più vicina, iniziano a comparire commenti che accusano il partito laburista di aver rovinato il paese facendo entrare troppi immigrati, i quali stanno, anche se non lo vorrebbero, distruggendo la Gran Bretagna. I britannici non riescono a competere contro gli immigrati (spesso altri europei) per posti di lavoro sottopagati, le case costano troppo e non bastano mai, la cultura sta cambiando troppo velocemente e tante tradizioni stanno scomparendo, la popolazione sta aumentando ed è già a un livello insostenibile, si costruisce in zone a rischio allagamento, si distrugge la campagna e ancora non basta, storie di britannici di origine straniera che si uniscono all’Isis si susseguono nei media e il terrorismo ha già colpito… si tende a pensare, in Italia, che esistano dei modelli di integrazione dell’immigrazione che funzionano: basta copiare gli altri paesi europei. Il punto è che gli altri paesi europei non sono sottoposti al genere di pressione a cui siamo sottoposti noi e comunque, oltre un certo limite, non funziona più niente. Recentemente, Angela Merkel ha dichiarato che il multiculturalismo è fallito. In Germania. Io penso, quindi, che il primo passo sia dichiarare che non vogliamo più accogliere nessuno, anche se questo potrebbe avere ripercussioni gravissime e ritorsioni internazionali. Un secondo passo sarebbe, e so che siamo all’utopia pura ma voglio dirlo comunque, avviare un serio percorso di decrescita. Stabilendo un numero massimo di abitanti che l’Italia può sostenere a un certo massimo di tenore di vita (quindi decisamente inferiore all’attuale), si può anche pensare di stabilire una quota di persone da accogliere purché si rimanga sotto a quel numero massimo. Mi verrebbe da dire al Vaticano, per esempio: se vuoi tanto che gli italiani accolgano gli stranieri, smettila di sgridarli perché fanno pochi figli. Che lascino spazio a tutti gli altri! Bisogna vedere quanto a lungo però gli italiani sopporteranno di non poter fare figli perché ne facciano gli stranieri. Questa è un’ingiustizia e la gente lo sa. Riguardo a come affrontare l’emergenza in quanto tale, devo approfondire questa proposta del blocco navale anche se, vedendo la gente da cui proviene, sono piuttosto scettica. Una campagna di informazione potrebbe aiutare, magari coinvolgendo cittadini degli stessi paesi da cui partono i migranti, scegliendo persone che abbiano qualche credibilità nell’avvertire su cosa succede a chi sbarca. Il problema è: chi potrebbe essere portavoce di un messaggio del genere? Non chi ce l’ha fatta e ha successo, altrimenti è una presa in giro. E nemmeno un disperato, altrimenti si sospetterebbe che ci si approfitti della sua situazione. Forse qualcuno che è lì e prova a fare qualcosa, ma chi? Di nuovo, indico i curdi come esempio. Probabilmente molti curdi che lottano per la loro terra non approverebbero il mio pensiero, ma questo non mi impedisce di considerarli un esempio lo stesso. Quello che dico può continure a sembrare abominevole, nonostante le mie chiarificazioni, perché nella nostra cultura iper-individualista, di cui molti dei diritti umani sono in realtà figli, certi concetti non esistono proprio più. Gli spartani che resistettero a Serse fino alla morte possono funzionare per un fumetto o un film, ma quel modello è completamente scomparso dall’Occidente. Altro che Termopili! Se le cose non vanno bene, fai i bagagli e vai a cercar fortuna altrove. Se sei ricco, prendi l’aereo e fai domanda in un’università; se sei povero, sali su una barca o ti nascondi in un camion. Lo fanno ‘loro’, lo facciamo ‘noi’. Non c’è molta differenza tra l’italiano che contribuisce all’invasione della Gran Bretagna per sistemarsi e fare famiglia, e l’africano che chiede aiuto da un barcone. Il concetto è lo stesso. Tu devi qualcosa a te stesso, alla tua famiglia, ma non al tuo popolo e alla tua terra. Siamo cittadini del mondo. Il mondo ha il dovere di accoglierci. È difficile vedere se stessi come un problema, soprattutto quando le nostre circostanze sono effettivamente tremende. Forse pretendo un eroismo di cui io stessa non sarei capace. Fatto sta che l’Italia non può immolarsi per salvare il mondo, a maggior ragione se non è in grado di farlo. Probabilmente, data la sua geografia e la sua cultura, l’Italia non è in grado di fare nemmeno l’opposto: è indifendibile. Anche se decidessimo di bloccare l’immigrazione, non lo potremmo fare. Verremmo presi d’assalto comunque da tutti i lati e magari invasi da qualche benintenzionato altro paese europeo (non sarebbe la prima volta), oppure verremo isolati per punizione e, davanti all’insufficienza delle nostre risorse per l’attuale popolazione, precipiteremmo nella fame e nel caos. Chiudere le frontiere probabilmente non è fattibile. L’idea di risolvere i problemi dell’Africa e del Medio Oriente in tempo utile a fermare i flussi nemmeno, anzi farebbe ridere se non fosse così drammatica la situazione. Ho scritto molto a lungo per proporre delle soluzioni ma voglio anche mostrare, a differenza di quasi tutti quelli che parlano di migrazione, di aver considerato anche le conseguenze delle mie idee. Si tratta di conseguenze molto gravi: sapere che un corso di azione sarebbe moralmente giustificato e teoricamente necessario non significa poter garantire che sia anche percorribile. Quel cavallo pieno di uomini, alla fine, entrerà. Non penso che succederà qualcosa di così evidente, non penso che ne usciranno uomini armati e saccheggeranno il nostro paese – anche se alle volte, quando la situazione diventa insopportabile o non ottengono quello che vogliono, i migranti possono essere anche violenti; anche se tanti vengono proprio a rubare, o lo fanno quando non trovano altro. Ma il saccheggio vero è di un’altra natura, è il saccheggio legale perpetrato dalla nostra economia alla quale loro vengono a partecipare e di cui non possiamo accusarli finché ne siamo anche noi colpevoli. Gli uomini nella pancia del cavallo distruggeranno la nostra città, e noi soffriremo ma non saremo innocenti, perché la stiamo distruggendo anche noi. La maggior parte di noi non capirà veramente cosa sta succedendo neanche quando starà succedendo, come non capisce le radici ambientali, storiche e strutturali della nostra attuale crisi e del nostro inevitabile declino. Il Papa continuerà a dirci di pregare e chi è pagato per fare promesse che non si possono realizzare continuerà a fare promesse che non si possono realizzare. Intanto noi preferiremo dare la colpa a questo o a quello, e continueremo a farlo, e non daremo mai la colpa a noi stessi. L’Impero Romano non crollò solo per via dei barbari, e l’immigrazione non sarà la rovina dell’Europa. Penso che contribuirà, questo sì, e quando ce ne accorgeremo sarà troppo tardi.

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155 risposte a “l’invasione pacifica

  1. Leggo che la Serracchiani ha detto che il Friuli è saturo e non può più accogliere profughi. Devo aver sopravvalutato il mio stesso estremismo.

  2. Gaia, dovresti fare delle piccole videoconferenze da postare su youtube, invece che scrivere questi super articoloni chilometrici1 quando mai riuscirò a leggerli? 🙂

  3. Se non scrivo perchè non scrivo, se scrivo scrivo troppo 🙂
    Vi faccio un favore ad esprimermi per iscritto, sentirmi parlare a raffica è irritante per parecchie persone (forse non dovrei scriverlo a ridosso di un evento a cui sono stata invitata a parlare…)

  4. Chiaro che per liberare l’Italia dagli invasori bisognerebbe prima liberarla dal Vaticano e dai comunisti e post-comunisti. Vedi celeberrimo discorso di Vendola in piazza Duomo che trovate facilmente su Youtube.

    Le differenze con la Guerra di Troia sono evidenti, i Troiani erano in guerra da dieci anni con gli Achei schierati davanti le loro mura. Non esistevano dentro Troia due ideologie che predicavano l’abbattimento delle mura e l’accoglienza degli Achei.

    In Italia invece abbiamo in nemico dentro le mura.
    E quando dici “noi” non significa che siamo tutti uguali. Al massimo siete te e i tuoi amici, io di sicuro non faccio parte del “noi”.

  5. Non è un problema solo di Vaticano e comunismo, anzi. Quando è stata scoperchiata la pentola di “Mafia Capitale” si è visto che anche persone vicine all’estrema destra guadagnavano laute somme grazie a rom e profughi, lucrando sulla loro pelle. Chiaramente queste persone hanno interesse che l’emergenza continui.

  6. pessimo post

  7. Cosa significa “pessimo post”?
    Un’analisi più lucida, reale, oggettiva, scientifica di quella di Gaia non l’ho mai trovata.
    Post superlativo. Altro che pessimo!

    Se poi vogliamo indicare che la realtà che questa pagina osserva sia pessima, tra le peggiori possibili, allora siamo d’accordo.

  8. no no, intendo proprio che il post e’ pessimo. la realta’ che questa pagina osserva -le migrazioni- e’ sempre esistita ed esistera’ per sempre. per altro e’ una realta’ che gaia stessa ha esperito in prima persona, essendo stata immigrata a singapore per 2 anni, in canada per 3 anni ed in inghilterra per 1 anno (probabilmente mi sbaglio sulla durata, ma mi correggera’), dunque mi chiedo, candidamente: perche’ gaia si’ e un negro no?

  9. Prima di tutto esistono le piccoli migrazioni che sono proficue, accordi di collaborazione, wint-to-win, un incontro tra una richiesta ed un’offerta. Sono una ricchezza per entrambe le parti, arricchimento reciproco.
    Una metafora stringente è l’accordo con l’idraulico che viene a ripararti la perdita in bagno. Ci si accorda, si esegue la collaborazione, il patto è tra pari e ha una conclusione (si noti la temporaneità!).
    Puoi pensare anche a tu che vai a trovare degli amici o essi che vengono a trovare te.
    E’ un patto tra pari basato sulla fiducia e sull’accordo e rispetto reciproco.
    Gli amici suonano il campanello o bussano alla porta. Così fa anche l’idraulico.

    Poi ci sono le migrazioni di massa che sono fenomeni violenti.
    Puoi pensare ad un “diversamente idraulico” che sfonda la porta di casa tua e lo vieni a sapere quando è sul tuo divano quando rientri la sera.
    Oppure a “diversamente amici” che, anch’essi, sfondano la porta e si mettono in undici, un intero e allegro clan, di coppia, otto figli, tre dei nonni, nella tua officina.

    La riposta è: esistono migrazioni e migrazioni.
    Le migrazioni di massa “sfonda confini” esistono certamente.
    Ma sono fenomeni molto violenti.
    Giustificare un fenomeno violento è lo sport dei panmixisti filomassmigrazionisti che, paradossalmente, invertono l’etica: incolpano coloro che subiscono l’invasione.
    Il fatto che i “diversamente amici” che ti ritrovi in officina il lunedì rientri al lavoro siano negri, gialli, a strisce o azzurrini non cambia di una virgola la situazione.
    A meno che si facciano ragionamenti (anti)razzisti per cui una cosa è giusta o sbagliata a seconda che la faccia o non la faccia un negro o un visopallido etc.

  10. ok, quindi una persona benestante e colta puo’ emigrare perche’ il paese che la accogliera’ avra’ un vantaggio, invece una persona disposta a rischiare di morire pur di migliorare la propria vita e quella del suoi cari perche’ disperato e in pericolo, no, deve restare a morire dov’e.cazzo mi hai convinto, non fa una piega, complimenti. siete dei giganti.

  11. Dove ho parlato di benestanti?

    Ho parlato di relazioni basate sul rispetto e sulla collaborazione reciproca, non certo sulla prevaricazione di una parte sull’altra.
    Il fato che un presunto disperato (questo e’un falso che alimenta la mistica filo massmigrazionista) in pericolo salga sulla scialuppa sulla quale mi trovo e mi butti fuori fa parte della lotta per la vita, della selezione naturale, non e’ un’azione pacifica. Solo che si pretende che sia l’assaltante il giusto e l’assalito il carnefice. Anche assumendo un gioco a somma zero queste sono assurdita’ complete.
    Violenza, masochismo, pensiero illogico, falso ideologico, malafede, essere fuori di se’, generosita’ e bonta’ fatte colle vite degli altri, credenze contrarie alla realta’, manicheismi.
    Non male, eh!?
    Complimenti!

  12. > benestante e colta puo’ emigrare perche’ il paese che la accogliera’ avra’ un vantaggio

    Io trasecolo.
    Ma per quale metafisico motivo un paese dovrebbe accogliere milioni di migranti per averne gravi svantaggi?
    Scusa, Antonio, quando tu sali sull’autobus chiedi che le persone vicine ti prendano a gomitate in faccia?
    Cosa ne diresti se qualcuno ti imponesse di accettare nella tua vita personale persone che ti rechino svantaggi, forse anche violenti certamente prevaricatori, che agiscono contro la tua volonta’ e di venire duramente represso ogni volta che tu iniziassi a lamentarti?

    Il fatto che esista una parte importante del paese che ha la testa farcita di teorie bislacche, stranissime, sostanzialmente masochiste e che comunque vuole che vengano applicate agli altri, la dice lunga come e’ messo questo mondo. La cosa preoccupante e’l’arroganza egoica per cui tali persone – temo anche tu, Antonio – volete catechizzare a questa robaccia gli altri che ancora hanno comportamenti fisiologici.
    Mah.

  13. Magari date una letta qui:
    http://eldalie.blogspot.it/2015/04/bastone-e-carota-per-imbecilli.html

    La sola esistenza su un quotidiano di una “marchetta” propagandistica cosi evidente e grossolana dimostra in che condizioni siamo e dimostra anche chi c’è dietro, almeno fino al livello europeo. Le elite occulte soprastanti non sono accessibili. Ma cambia poco.

  14. ultimo commento, poi la smetto, promesso.

    il punto su cui dissento categoricamente e’ il seguente: non e’ sempre giusto utilizzare criteri utilitaristici (faccio una cosa se mi conviene, se ne ho un vantaggio, se non ne ho un danno). esistono valori non negoziabili, come la vita umana, che vanno difesi, anche se procurano degli svantaggi. per essere chiaro: saro’ piu’ povero se accogliero’ dei profughi? mi va bene, e’ comunque giusto. una barca che affonda con 200 persone a bordo va messa in salvo, e metterla in salvo non puo’ essere “anche peggio” che non farlo. il resto, qualsiasi altra considerazione, viene dopo.

    lo so che e’ paradossale fare qualcosa che non avvantaggia o conviene, ma credo che questo paradosso, e cioe’ la capacita’ di decidere che una cosa e’ giusta, al di la’ del proprio vantaggio, caratterizzi molto profondamente noi esseri umani e sia uno dei nostri aspetti piu’ belli.

    non entro nella questione se sia vero o meno che la maggior parte dei migranti siano “forse dei violenti e certamente prevaricatori, che agiscono contro la mia volonta’ “, non credo ne valga la pena.

  15. > non e’ sempre giusto utilizzare criteri utilitaristici

    Ma la realtà non è un inesistente giusto, la realtà è reale.
    Io poi non capisco perché i criteri utilitaristici di un clandestino sfonda-confini siano superiori ai miei criteri utilitaristici.

    > una barca che affonda con 200 persone a bordo va messa in salvo,
    Ma questo comporta un carico progressivo sulla nave Italia e poi su quella Europa che hanno un carico massimo.
    Se per salvare stracarichi, alla fine otterrai l’affondamento dei “salvatori” e dei salvati.
    La portanza dei sistemi non è giusta o sbagliata: è finita ed è quella.
    Se un autobus ha 60 posti, non c’è alcuna sconclusionata affermazione di presunti diritti che possa farcene salire 100 o 130 a meno di conseguenze drammatiche.

    Il pietismo e l’affrontare i problemi con strategie di cortissimi respiro, che li aggravano drammaticamente sono massimamente distruttive.
    Il motto “Il medico pietoso fa la piaga puzzolente” esprime molto concisamente la follia di approcci così.
    Se non piace il motto sull’antimedicina, si può pensare al “Le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni”.

    Inoltre, Antonio, fino a che tu non vai alla questura e metti a disposizione la tua casa, la tua auto, il tuo conto corrente ad un paio di decine “poveri” clandestini e pensi che sia altri (lo stato, la Caritas, la CEE, le banche, la suocera, la Germania, la Svezia, i vicini, i ricchi, etc.) vivi proprio quella “ingiustizia” reale che è appunto reale e un colossale falso ideologico che si abbina ad una profonda disonestà intellettuale.

    Siete stati catechizzati a teorie non solo completamente sradicate dalla realtà ma ostili ad essa e, peggio, esistono parte del paese e, peggio nel peggio, nella dirigenza del paese che costruisce colossali edifici negando le regole della statica, la tecnologia dei calcestruzzi armati, i loro limiti.
    Siamo in mano ad una schiera di invasati fondamentalisti di utopiche distopie ossessionati da varie fissazioni e nevrosi contro la realtà.

  16. Dopo diverso tempo vengo di nuovo a leggerti e una volta tanto il tuo ragionamento segue il mio pensiero logico.
    Personalmente non mi sento colpevole se per ondate o altro chi mi invade che sia povero o ricco che venga con lo yacht di lusso o con delle barche viene in casa mia e il mio paese di prepotenza e senza invito.e vanno a morire per cause loro o naturali.
    SE non la capiscono che devono chiedere permesso cosa che i nostri cari governanti aizzati sia dalla loro stupidita sia dal loro stipendi e sia dal fatto che più siamo più possono usarci e benedetti anche dal vaticano che si crede padrone non solo dei corpi delle menti e delle anime delle persone continua a invitare e a incitare l’invasione di un paese che finora aveva il pane e che tra poco non avrà neppure l’acqua.
    Non per niente in buona parte del paese l’acqua viene fluorizzata che faccia da calmante alle persone contro l’aggressività cosa che non fa effetto a chi arriva da poco.
    Se fossi io manderei tutti i migranti nel vaticano e nelle chiese a farle mantenere da loro dato che tra un po’ chiederanno di metterli nei nostri appartamenti e mantenerli altrimenti sei razzista.
    Ho fatto anch’io il migrante ma bene o male ero gia italiano anch’io e di genitori italiani che si spostava in altra regione ed eravamo pochi ma ci siamo guadagnati la nostra vita con sacrifici e non vi erano chi ci accoglieva e ci metteva negli alberghi a quattro stelle e ci dava anche lo stipendio, che siano fittizi o reali.
    in un paese dominato dall’america che da una parte vuole la guerra e dall’altra destabilizza paesi e regioni intere dove l’europa esegue tali ordini in prospettiva di sostituire tutta la popolazione bianca e che sicuramente foraggia molti politici e qualcuno lo minaccia noi siamo destinati a scomparire come razza.
    Del resto anche a vedere certe risposte che deve essere di qualcuno con il sedere al caldo e un buon stipendio e forse sarà anche di quelli che ci guadagnano perché certi ragionamento lo fa solo lo schiavo contento o il traditore che per opportunità tradisce non solo la sua terra ma anche sua madre. Del resto non ha colpa neanche lui perché forse sua madre lo ha abbandonato e prega che sia dominato da altri popoli e altre persone in casa sua.
    L’unico paese che bene o male ha fermato la migrazione non avendo addirittura condanne ma plauso sia dal suo popolo ma anche da molti altri é stata l’Australia anche se provengono dagli inglesi che hanno cacciato gli aborigeni e li hanno sfruttati e poi si sono impossessati del loro paese. Ma se non altro hanno una politica di limitazione crescita e quando hanno cominciato con le navi a invaderli li hanno indirizzati in altri lidi che si pagassero la loro vita e lavorassero altrimenti erano fatti loro.
    Se hanno paura che la gente muoia in mare devono evitare che si imbarchino come dici te con le informazioni altrimenti con le armi si respingono sia che siano gia in italia sia che siano in mare e se il caso di salvarli si possono fare ma riportandoli da dove sono partiti e se ritentano si riportano la seconda volta ma la terza li lasci affogare o li affoghi proprio volontariamente anche perché anche i pesci hanno diritto a vivere e alimentarsi.
    Finisco perché non voglio fare un articolo o un romanzo dicendo che chi non difende casa sua merita non solo di perire ma di vedere distrutta non solo la sua casa ma anche la sua famiglia.
    Mi spiace che in questa casa ci abito anche io che si preoccupa di non vedere italiani ormai ma solo stranieri sia vicino casa sua che intorno.
    luigi

  17. luigi, dato che sei cosi’ orgoglioso di appartenere alla nobile genìa italiana, per lo meno imparane la lingua.

  18. Il registro della lingua non è argomento di questa pagina.
    Non è obbligatorio dover sapere l’italiano della scrittura per avere opinioni ed esprimerle. Ci sono pseudo intellettuali vaneggianti che hanno perso i lumi della ragione e persone semplici con il senso della realtà e della ragione.
    Esistono molte forme di cultura, non solo quella libresca.

  19. Il grosso problema di utilizzare un’etica utilitaristica è dove tracciare la linea. L’utilitarismo si propone di garantire felicità ridurre le sofferenze di più persone possibili. Ma se mettiamo felicità e sofferenza in una frazione e la applichiamo ad un esteso periodo di tempo, otterremo una frazione con infinito sia al denominatore che al numeratore. Come sapere se una data scelta porterà a meno sofferenza tra 100 anni? E in ogni caso, non è irrilevante? La specie umana è destinata all’estinzione in ogni caso (escludendo viaggi intergalattici), che differenza può fare qualche migliaio di anni in più o in meno? Ha senso solo se la nostra esistenza ha valore e non vedo come possa averne se non viene applicata una morale più alta, deontologica per così dire.

  20. Non credo si stia applicando una logica utilitaristica. Io, per lo meno, non ho mai preso particolarmente sul serio l’utilitarismo come filosofia. Riguardo alla morale più alta, dipende qual è questo valore più alto, e qui si può discutere davvero all’infinito. Se giustizia e pietà, libertà di uno e libertà dell’altro, umano e non-umano, individualismo e bene collettivo entrano in conflitto, il valore più alto dell’uno può non essere il valore più alto dell’altro.
    Il modo in cui viene ormai direi addirittura manipolato il dibattito sull’immigrazione contribuisce a convincermi dei limiti e dell’inadeguatezza della morale cristiana davanti a sfide come questa e più in generale davanti alle sfide del nostro tempo. Forse dovremmo rispolverare valori dell’età classica, o pagani, o trovarne di nuovi ancora, perché la risposta cristiana (accoglienza e salvataggio a tutti i costi) mi pare davvero inadeguata.

  21. > Il grosso problema di utilizzare un’etica utilitaristica è dove tracciare la linea

    Il problema è che si diffonde un pensiero unico e (anti)razzista per cui i criteri utilitaristici degli invasori sono superiori ai tuoi/nostri.
    E’ ovviamente contraria alla realtà oltre che incongruente sul proprio stesso piano di un ipotetico uguaglianza e relativo ugualitarismo (si notino le forti pulsioni masochiste e sadiche latenti).

    L’unica etica possibile, sostenibile, è quella della realtà della storia, della conoscenza e della scienza che tronca con questi fasci di opinionismi.

    Esiste una portanza dei sistemi, una elementare aritmetica dei bilanci delle risorse, degli inquinamenti, l’etologia, lo sguardo alla storia, il radicamento no global al territorio e lo sradicamento omologante sì global che sostiene ideologicamente le migrazioni di massa.

    La lotta per la sopravvivenza, per il radicamento, per l’identità non sono affatto gratuite né indolori.
    Il diritto alla felicità è una delle più stupide fanfaluche del pensiero unico.
    Nel senso che non può esistere la felicità senza l’afflizione, non c’è dolore se non c’è gioia e questo dice molto sulla pochezza di questi stupidami.
    L’appiattimento brutale e artificioso della realtà duale se non molteplice, a questo artificiale lineare, misero è uno delle violenze più grandi degli inquinamenti monoteistici e delle sette sinistre che da esso derivano.

    Le morali monoteistiche e quella cristiana sono sostanzialmente e anacronistiche (il culto accrescitivo che ha apologizzato e contribuito grandemente a realizzato l’esplosione del tumore umano in corso con le sue escrescenze e bubboni migratori già nella genesi e poi nella prassi originatesi in contesti di rischio di estinzione delle tribù semitiche) e ostili dalla realtà,apologizzando comportamenti di specie che son in netta contrapposizione con la sua etologia.
    Gli forzi millenari per coprire un sottile strato culturale sull’etologia lo dimostrano.
    Certamente l’ostilità alla realtà, ai suoi limiti, alle leggi fisiche, alla portanza dei sistemi, alla semplice ed elementare aritmetica della sostenibilità sono la realizzazione di una distopia esattamente antitetica ai presunti obiettivi morali che certe bislacche teorie si proponevano di realizzare.
    Se si pensa al noto detto marxista sulla religione oppio dei popoli e a cosa sia diventato (v. liturgia apologetica di Giorgio Bocca) il paradosso e il fallimento dei lumi della ragione sono evidenti.

  22. Winter is coming, signori… Antonio: non fai onore alle celtiche origini della nostra terra. Grande Gaia! Bello il passaggio sui romani. Daje!

  23. @Antonio: forse però fai onore alle origini di Emilio Girardini, Pier Paolo Pasolini, Papinio Pennato, Arnaldo Piutti, Alessandro Trotter, David Maria Turoldo o Bruno De Finetti (uno dei miei miti), che pure erano di quelle parti e forse hanno portato un po’ più di lustro alla tua terra. Io – personalmente – preferirei essere annoverato tra questi ultimi.

  24. Gaia, hai FINALMENTE fatto un passo avanti. Speriamo sia solo il primo.
    TANTI hanno fatto o stanno facendo lo stesso passo, solo che temono l’esporsi e non lo ammettono pubblicamente, come tu stessa hai sperimentato (“A nessuno piace passare per pazzo, ma è ancora peggio passare per mostro, per persona senza cuore, ed è per questo che mi sono trattenuta così a lungo…”). Invece, esporsi è importantissimo, perché è un prerequisito per fare massa critica e permettere anche ai meno sicuri di sè di tirar fuori dalla gola quelle parole e quegli atteggiamenti che son soliti soffocare per conformismo o semplice desiderio di quieto-vivere.

  25. C’e’ un’ipnosi di massa: una parte sedativa che spegne le coscienze e il raziocinio sulla dimensione drammatica e violenta, bellica,delle migrazioni di massa. Dall’altra una miscela di spirito gregario e di propaganda, auto convincimento che tende ad escludere tutti coloro che la pensano diversamente. Da questo punto di vista gli squadristi rossi che si impongono con violenza a tutti coloro che non si omologano alla mistica filomassmigrazionisita, panmixista realizza veramente una sorta di fascismo rosso. Una volta “il popolo” temeva i fascisti, manganellate e olio di ricino,ora “il popolo” teme le spranghe,le mazzate e le devastazioni di questi “sacerdoti” bianco rossastri invasati e violenti.

  26. gaiabaracetti

    Però al momento non mi risulta che chi si oppone alle migrazioni in toto o in qualche loro forma subisca violenza fisica. Non penso sia un paragone giusto; penso anche che la maggior parte degli italiani, al momento, non siano contrari all’accoglienza. Forse ci sono più persone contrarie di quanto sembrerebbe dai telegiornali, ma non ho visto prove che siano la maggioranza. Che ci sia una forma di violenza psicologica nei confronti di chi la pensa diversamente potrebbe essere vero, ma è anche vero che tendiamo ad essere verbalmente violenti con chiunque mantenga idee che ci paiono abominevoli. Per molti, non accogliere è moralmente abominevole, e quindi attaccano con parole dure chi la pensa diversamente. Non penso sia squadrismo o fascismo, solo una specie di istinto umano, per molti versi lodevole, che però non riesce a immaginare le conseguenze logiche e inevitabili di una certa politica. C’è anche un elemento di delega del pensiero: ci vengono ripetute frasi fatte – “disperati”, “vita migliore”, fuggono dalla guerra”, e così via, e tutti ci credono senza approfondire molto (lo stesso avviene dall’altra parte: “criminali”, “padroni a casa nostra”, ecc).

  27. Siccome quelle “frasi fatte” non sono casuali, l’accusa di UUIC di “squadrismo” è quanto mai appropriata. E’ uno squadrismo aggiornato, che usa l’aggressione fisica solo in modo estremamente sporadico e mirato, mascherandolo per qualcos’altro. Più frequentemente viene praticato il linciaggio morale, o l’aggressione giuridica (che non è che sia poi così poco grave, nè!). Per i “professionisti del settore” ci sono le multe in caso di violazione delle “linee guida”, ovvero delle leggi di fatto emesse da organi di garanzia professionale che si sono fatti organi di propaganda a tutto tondo.
    La violenza psicologica è violenza, tant’è che è riconosciuta dalla legge, proibita e sanzionata. Solo che i sanzionatori che dovrebbero intervenire sono null’altro che il braccio “giuridicamente armato” delle stesse dirigenze (a tutto tondo, non esistono schieramente che realmente si oppongano all’invasione) che producono la propaganda e la repressione…
    Davvero c’è qualcuno che ancora crede alla favoletta della democrazia? Se ha vent’anni lo capisco, l’esperienza deve ancora insegnargli. Se ne ha di più… provo compassione per la sua pochezza e un po’ di risentimento per il danno che mi provoca.

    P.S. Sul fatto che chi è contrario all’invasione sia maggioranza o minoranza, tenta quest’esperimento: trova una persona che è solita evitare l’argomento; inizia tu a sparare a palle incatenate contro l’invasione migratoria, curando che non ci siano altre persone intorno (è un particolare essenziale); goditi lo sfogo dell’interlocutore che, certo della tua consonanza coi suoi pensieri e sollevato dal rischio d’essere giudicato “incongruo”, con ogni probabilità sarà ancora più veemente di te; riprendi il discorso in un secondo momento, in presenza di terzi e verifica la reazione.
    Questo è metodo scientifico.

  28. Un esperimento del genere potrebbe dimostrare il conformismo dell’interlocutore, più che le sue reali convinzioni. Dobbiamo imparare, tutti, a dire quello che pensiamo senza paura di essere giudicati, e nonostante la censura (che sicuramente c’è, spesso in qualche forma subdola).
    Riguardo allo squadrismo, le parole hanno un significato preciso. Lo squadrismo indica aggressioni fisiche violente, commesse da gruppi organizzati e dichiaratamente fascisti, ai danni di esponenti della sinistra, operai, contadini, intellettuali e politici rivali, rappresentanti di minoranze linguistiche…è un fenomeno che, sebbene in misura minore, esiste ancora in Italia ed è scarsamente discusso pubblicamente o punito. Inoltre, questi attacchi furono all’origine funzionali all’istituzione di un regime dittatoriale con caratteristiche ideologiche abbastanza definite – nazionalismo, militarismo, conservatorismo, corporativismo, eccetera.
    La condanna di chi si oppone all’immigrazione di massa, per quanto questa condanna sia verbalmente violenta o intellettualmente disonesta, o collettiva, non ha quasi nulla in comune con il fenomeno squadristico o con il fascismo. Possiamo trovare parole nuove per fenomeni nuovi.

  29. Gaia, quello che sta succedendo a paesani e cittadini che dimostrano contro l’invasione migratoria ha tutte le connotazioni dello squadrismo
    o – gruppi (squadre) organizzati
    o – armati (mazze, catene, etc.)
    o – che aggrediscono ideologicamente e quando non sufficiente fisicamente i non conformi (siano paesani o cittadini, intellettuali o esponenti di movimenti politici)
    o – con un inquadramento ideologico specifico
    o – e volontà egemonica.

    Questi attacchi sono funzionali alla “educazione” e alla catechizzazione dei non conformi per mantenere status quo e regime di monocultura ideologica.
    Sono ancora poche le persone che osano sfidare questa violenza.
    Esattamente come durante il regime fascista.
    Il fatto che questo squadrismo sia improntato al cattocomunismo è poco rilevante. Poi se vogliamo trovare un termine specifico per connotarlo, ben venga.
    Del resto è proprio l’incultura cialtronesca e pressapochista, specie a sinistra, che da sempre usa fascismo per indicare ogni cosa e il suo contrario in un coacervo di contraddizioni senza alcuna logica.
    Chi di verbo ferisce di verbo perisce.

  30. Concordo al 100% con UIC. L’altro giorno sono passato da piazza S.Giacomo a Udine, dove si era tenuta una manifestazione delle così dette Sentinelle in Piedi. Non immagino una manifestazione più pacifica di questa: persone ferme in piedi che leggono. Ebbene, a garantire l’ordine di questa manifestazione c’erano:
    2 camionette della squadra mobile con agenti anti sommossa
    3 altre volanti della polizia
    2 volanti dei carabinieri.
    totale 30-40 uomini.
    Per 30-40 manifestanti Sentinelle in Piedi….
    Partecipanti alle Sentinelle in piedi mi dicono che gli insulti verbali, le aggressioni fisiche o gli sputi contro i manifestanti sono frequenti ovunque. E non si tratta certo di gente di Casa Pound. Io chiamo questo atteggiamento il “totalitarismo della tolleranza” o, con Pasolini, il “fascismo degli antifascisti”.
    Ho deciso che alle prossime manifestazioni delle Sentinelle partecipo anche io, anche se non condivido al 100% il loro punto di vista.

  31. Io vorrei chiedere però a questi cittadini che subiscono violenze da parte della polizia e/o di altri cittadini dove fossero quando, ininterrottamente dal dopoguerra, a esserne vittima furono militanti di sinistra, manifestanti dei centri sociali o dei movimenti, omosessuali, giovani pescati a caso, stranieri, tifosi delle squadre di calcio, comitati, no tav, emarginati o tossicodipendenti, e chi più ne ha più ne metta. C’è un problema di aggressioni neo-fasciste e di gravissimi episodi di violenza di stato da ben prima di adesso. Questo non significa che quello che succede adesso non sia grave, ma che forse sarebbe il caso di indignarsi e protestare anche prima che tocchi proprio a noi.
    Ho letto chi sono queste Sentinelle in piedi, e ovviamente li considero liberi di esprimersi e completamente nel torto, ma mi incuriosirebbe sapere cosa ne pensano del Gay Pride, ad esempio. Se sono per la libertà di opinione, dovrebbero denunciare pubblicamente le aggressioni omofobe anche se sono omofobi loro stessi.

  32. Ovviamente le Sentinelle non approverebbero credo il gay pride, ma non penso che nessuno di essi abbia mai tentato di impedirlo con la violenza. E poi loro, cara Gaia, sono comunque i bigotti, i retrogradi, i passatisti, gli oscurantisti, i perbenisti moralisti, i gretti materialisti che magari votavano Berlusconi, insomma ignoranti….mica puoi aspettarti troppo da loro! Mica l’illuminata comprensione, la ragionevole apertura ideale e morale, l’accorata difesa dei valori più nobili e umani, le magnifiche sorti progressive, la superiorità culturale sbandierata e rivendicata da altri certi ambienti . Ma nello stridente contrasto tra l’enunciato e l’agito, nell’imposizione totalitaria dei loro assiomi di tolleranza, si manifesta quella fondamentale ipocrisia che è un po’ la cifra di certa sinistra. Che gode a dichiararsi vittima dei fascisti, di casa pound, di aggressioni violente. Salvo poi applicare la stessa ricetta del linciaggio mediatico, dell’imposizione culturale e dello spicciolo malmenare non appena ne ha l’occasione.
    Omofobo? bella storia! quasi quasi anche Dolce e Gabbana sarebbero stati bollati come omofobi, solo perché si erano espressi contro l’adozione gay!

  33. Sì, il caso di Dolce e Gabbana è stato piuttosto curioso. Alcuni personaggi famosi hanno invitato al boicotaggio, io non ero d’accordo (boicottarli perché accusati di evasione fiscale sì, per le loro idee no), ma allora non sono d’accordo neanche con il non mangiare la pasta Barilla solo perché il signor Barilla promuove un’idea di famiglia che, non a caso, viene chiamata ormai “Mulino Bianco”. Ero anche incuriosita dal fatto che due omosessuali dichiarati come Dolce e Gabbana fossero comunque a favore della cosiddetta famiglia tradizionale – una bella boccata d’aria, per me, perché aggiunge un elemento di complessità a un dibattito su un argomento che è, effettivamente, complesso. Purtroppo quando i tuoi affari dipendono anche dal fatto piacere come personaggio ai tuoi acquirenti, la tua libertà di espressione si cozza con la necessità di far sopravvivere un’azienda. Interessante anche questo.
    Io non penso che i manifestanti che tu citi abbiano alcun dovere di approvare il Gay Pride – semplicemente che, se è libertà di pensiero che davvero chiedono, devono accettare che sia per tutti.

  34. Gli agenti anti-sommossa erano presenti perché in altre città italiane ci sono stati scontri e momenti di tensione, come a Bologna o Bergamo, non per i manifestanti. Se fossero capitati degli scontri e non fosse stato presente alcun agente, il giorno successivo saremmo stati tutti a sparare contro al questore o alle forze dell’ordine, definendoli incapaci e inadempienti.

    Io sinceramente diffido da chi si autodefinisce: «…siamo un popolo formato da tanti io che desiderano seguire la verità… …La nostra è quindi un’amicizia laica, fondata sulla condivisione di un bene oggettivo, riconoscibile dal cuore di ogni uomo e quindi aperta a ogni persona che voglia seguire la voce della coscienza… … In piazza vegliamo ritti e silenti, nella vita vegliamo su quello che accade, denunciamo, spieghiamo, riconosciamo, smascheriamo la menzogna, ci opponiamo al potere unico e valorizziamo le persone nella loro essenza… … Noi siamo un metodo, uno stile, un modo di essere… »

    La terminologia usata e i valori propagandati dimostrano una chiara matrice morale/religiosa (verità, amicizia laica, condivisione di bene, cuore, voce della coscienza, veglia, menzogna, valorizzazione delle persone nella loro essenza) che, come ricorda Haidt, unisce e acceca. E le persone accecate di solito non vedono nient’altro che la loro «verità», e sono assolutamente chiusi nei confronti della dialettica con l’altrui pensiero.

    E’ davvero fantastico dire: tutti possono manifestare e noi lasciamo tutti liberi di farlo (e ci mancherebbe pure!), però «la verità» è la nostra.
    Questo è un discorso da preti.
    Però loro – i preti – almeno sono più onesti e lo ammettono.

  35. > Gli agenti anti-sommossa erano presenti perché in altre città italiane […] non per i manifestanti.

    Non per i manifestanti? No!?
    Per colpa dei gatti? dei tombini? dei piccioni?

    > Se fossero capitati degli scontri e non fosse stato presente alcun agente,

    Capitati.
    Così, gli squadristi rossi “capitano”.
    Ohps, scusate, squadrista rosso, non si può dire.
    Per qualche legge metafisica capitano degli scontri contro le minoranze non conformi e da correggere e catechizzare alla religione marxista, sì global, filomassmigrazionista.
    Eh, sono strane cose che capitano.
    Già.
    Mi chiedo se i repubblichini e i nazi avranno anche essi usato espressioni cone “sono capitati degli accidenti” a quel socialista o a quei contadini a Nonantola.
    Per essi erano nazifasci, gli altri no, sono moralmente superiori, sono antifasci, antinazi.
    Ihihhi

  36. > Per essi erano nazifasci, gli altri no
    -> Però essi erano nazifasci, gli altri no

  37. Scusate, ma a questo punto bisognerebbe dimostrare che questi manifestanti abbiano effettivamente subito delle aggressioni fisiche. È davvero successo? Ci sono testimonianze? Ci sono moltissimi casi di aggressioni da parte di militanti di destra a militanti di sinistra; anche viceversa, ma meno, per lo meno al giorno d’oggi. Ma esistono casi dimostrati o testimonianze attendibili che le Sentinelle in Piedi siano state picchiate da qualcuno, in particolare da gruppi organizzati di sinistra? Se lo sostengono, sono in grado di dimostrarlo?
    Comunque, stavamo parlando di aggressioni a chi non è favorevole all’immigrazione di massa, e queste non mi risultano, anche se può benissimo esserci qualcosa che non so.

  38. Cara Gaia,
    purtroppo queste manifestazioni raccolgono quello che seminano: provocazione e protagonismo. A mio avviso, se uno vuole cambiare *davvero* qualcosa, cerca di associarsi per progettare/mettere in atto qualcosa di costruttivo, dalla semplice petizione per una proposta legislativa, alla ben più ardua costituzione di un un gruppo che svolga attività nel sociale.

    Queste invece sono le classiche iniziative dell’era web 2.0, in cui l’importante è 1) mettersi in mostra; 2) dire «io c’ero», per dare sfogo al proprio narcisismo e porre rimedio al senso di impotenza latente che scaturisce dal constatare la propria incapacità di incisione nella vita sociale del paese. Si sceglie un nobile ideale etico, che può andare dalla difesa della famiglia intesa tradizionalmente alla salvaguardia dell’oramai vetusta foca monaca dell’antartico, e si protesta nel modo più appariscente possibile, più che altro per guadagnare spazio sui media o nel web. Alla fine, sia che si vada in giro nudi (vedi Femen), o che si dia mostra di leggere qualcosa (come se il solo atto di leggere significasse che si è intellettuali o si capisca cosa si stia leggendo, vedi le Sentinelle in Piedi), le problematiche che questi «difensori della verità» tanto denunciano restano esattamente tali e quali erano prima, mentre aumentano i «mi piace» su facebook o i twitter in rete sulle pagine degli attivisti.

    Quindi, ogni volta che viene annunciato uno di questi eventi con tasso di testosterone al 99,8% e di densità sinaptica allo 0,00001%, immediatamente si coalizzano tre schieramenti: quello degli ignari cittadini che credono (in buona fede) nello spirito della protesta e vi aderiscono, quello degli idioti e dei violenti di sinistra che subito urlano al pericolo reazionario e cercano di impedire la manifestazione con gli unici strumenti a loro disposizione (ricordiamo: densità sinaptica allo 0,00001%, quindi ti restano solo le mani e i piedi); e quello complementare dei non meno idioti&violenti di destra, che corrono in difesa delle Sentinelle in Piedi per evitare la “dittatura della sinistra egemone”, e altre amenità simili.

    Se leggi i resoconti degli scontri, come quelli di Bergamo o di Bologna cui facevo riferimento nel post precedente, troverai immancabilmente che sono intervenuti attivisti (peraltro già noti alle forze dell’ordine) da centri sociali di orientamento sinistrorso a rovinare la manifestazione, e i soliti simpaticoni di CasaPound o Forza Nuova (sempre già noti alla questura) armati di mazze e quant’altro in difesa della manifestazione. E’ come alle partite di calcio, dove gli ultras violenti che capeggiano gli scontri sono chiamati per nome dai celerini, tale è la frequentazione (peccato però manchi la detenzione). Cosa ci si aspetta quando in una piazza si fronteggiano due clan di cavernicoli rivali? E’ questo il motivo per cui ogni domenica negli stadi ci sono migliaia di agenti (e le mie tasse, invece di andare in biblioteche, vanno a pagare gli stipendi di energumeni che impediscono ad altri energumeni di tifoserie opposte di trucidarsi), ed è lo stesso identico motivo per cui anche alle manifestazioni delle Sentinelle in Piedi vengono inviati degli agenti.
    Se non si è accecati dalla propria «religione», è facile comprenderlo, basta aprire gli occhi e guardare senza parteggiare. Ma noto che ultimamente ciò è terribilmente difficile.

    Se le Sentinelle in Piedi, invece di fare (vacuamente) mostra di sé nelle piazze richiamando le stesse dinamiche pro/contro delle tifoserie calcistiche, si riunissero da qualche parte (a casa di uno dei militanti? Nella sagrestia di una chiesa? Ospitati in un centro sociale o di Azione Cattolica? In una delle sale destinate dal comune per attività civili? etc.) e adottassero una forma di azione politica *reale* che non si riducesse alla sola provocazione, ma desse risultati *effettivi*, ti assicuro che tutti i disordini di cui sopra non avverrebbero, e sicuramente la realtà sociale italiana finirebbe per somigliare, forse in misura minima – ma nella vita reale, diamine! – un po’ più al loro modello ideale (su 10 battaglie politiche, almeno 2 o 3 le riesci a portare a casa, se sono giuste).
    Ma ciò richiede tempo, fatica, abnegazione, tenacia e – spesso – denaro. Soprattutto, non ci si guadagna popolarità o visibilità sui media (social o ‘più tradizionali’ poco importa): al più, le contumelie e i rimbrotti di amici, familiari, figli, fidanzate/mogli/amanti che si sentono trascurati e messi da parte per qualcosa che per loro «non è che finisce il mondo, se oggi non ci vai».

    Se ci pensi, è molto più facile stare in piedi per un’ora in una piazza a fingere di leggere un libro, e poi ritornare tranquillamente alla comodità della propria routine.

    Buona domenica a tutti.

    mk

  39. Questa volta concordo con molte osservazioni di Michele (non tute! 🙂
    Esteriorizzare la politica, renderla formale (cosi’ fino alla nostra essenza istituzionale, statuale) quindi renderla spettacolare, virtuale.

    La politica si fa con l’esempio personale, con la destinazione del reddito, con l’azione personale quotidiana.
    Da questo punto di vista, l’esempio forse piu’ evidente della spettacolarizzazione dell’antipolitica, quest’anno, e’ l’Expo, ovvero un meccanismo del peggior BAU i cui risultati scopi occulti nonche’ risultati, sono esattamente il contrario di quanto sbandierato. Il tutto condito da varie aggravanti sul piano ideologico e su quello operativo, del metodo.

    Sebbene io sia cosi’ radicalmente lontano dalle posizioni degli antiabortisti, non posso notare che il furioso contrasto che essi subiscono, vengono da adepti della religione sinistra.
    E’ noto, in ecologia, che le competizioni piu’ severe sono quelle e intraspecie e tra specie simili, prossime, che competono sulle stesse risorse in biotopi simili se non uguali.
    Proprio perche’ simili, nelle volonta’ egemoniche, cattolici fondamentalisti e marxisti/si global fondamentalisti, simili nella negazione della realta’, dei suoi limiti, delle sue leggi fisiche, biologiche, si detestano.

    Cio’ su cui non concordo e’ equiparare gli squadristi rossi e i resistenti (o reattivi) di destra.
    Poiche’, nei casi di scontri, l’azione, l’attacco, viene quasi sempre dai primi.
    Ora, se tu mi dai un cartone e poi io ti rispondo, il responsabile della dinamica sei tu, non io.
    Ma qui siamo in un mondo talmente storto, per dirla alla Mauro Corona, che nella pedata e’ sanzionato piu’ il fallo di reazione del fallo che lo ha causato.
    Un mondo in cui si e’ talmente sovvertita l’etica per cui
    o – da una parte si nega che la storia scritta dai vincitori e’ strutturalmente storta, anche se osannata e considerata dritta
    o – dall’altra si arriva ad un’ostilita’ cosi’ profonda della realta’, delle sue leggi (una reazione non puo’ esistere, non esiste, senza azione) per cui ci si accanisce sulla reazione (si demonizza uno degli aspetti della realta’ che e’ la violenza).

    Peraltro, chi segue le battaglie ecologiste, sa che gli ecoresistenti sono sempre i brutti cattivi e l’opinione pubblica viene manipolata contro di essi. Io ti devasto l’ambiente ma tu sei brutto cattivo perche’ resisti.
    Si cambia lo scenario, ecco che i fascioleghisti sono i brutti cattivi perche’ non si fanno invadere gioiosamente, le minoranze (per quanto detestabili) come le Sentinelle in PIedi, vengono attaccate dai fondamentalisti rossi ma cio’ viene accuratamente omesso, anzi, la violenza rossa e’ corretta, giusta, superiore e altre buffe cose del genere.
    Direi sostanzialmente la storia, se non fosse che la mia azione nella storia (compresa la mia azione violenta) e’ superiore alla tua e giusta. A prescindere.

    Il problema fondamentale e’ che le Sentinelle in Piedi, non devono pensare agli uteri di altre donne e lottare contro il loro diritto di abortire.
    Devono pensare ai propri uteri.
    Come ecologista, inoltre, aggiungo che non hanno neppure il diritto di figliare in base alle fanfaluche religiose, visto che il figliare e’ un atto sociale, l’atto che ha il piu’ grande impatto sociale e quindi – fosse per me – dovrebbe essere normato e regolato dalla polis (come in Cina!) e non per i pruriti religiosi, le follie di incontinenze riproduttive. Ora con gli islamici e la loro azione di sottomissione demografica, andiamo decisamente peggio, e’anche buffo che ci ostiniamo sull’influenza cattoica quando c’e’ un’epidemia di vajolo islamico.

    Le religioni, anche quella cattolica e quella marxista, sono proprio omologare i comportamenti imponendolo e ritualizzandolo sul piano esteriore (piu’ sono fedeli/zeloti e piu’ sono falsi e ipocriti).

    Insomma, alla fine e’ cosi’ bello fare i blocchi neri con le scarpette giuste ai piedi. E’ tutto cosi’ esteriore, gioioso, liturgico, colorato, no!? Non si diceva fantasia al potere?
    Piu’ fantasioso di cosi’…

  40. Anch’io sono piuttosto scettica nei confronti della politica-spettacolo, anche quando viene dal cossiddetto basso. Non credo di aver mai partecipato a una flash mob (a meno che lo abbia fatto e non me lo ricordi più), ad esempio. È anche vero che esistono dei modi di fare proposte, informarsi, avanzare richieste, e così via, e al tempo stesso attirare l’attenzione degli altri anche con qualche manifestazione simbolica che riassuma la protesta e faccia parlare di sé. Le due cose non sono necessariamente antitetiche.
    Riguardo a chi sia più violento tra destra e sinistra, bisognerebbe vedere di quale destra e di quale sinistra si sta parlando. Per quanto riguarda gli estremi, non sono un’esperta ma mi pare abbastanza evidente che siano i neo-fascisti ad attaccare gli ambienti di sinistra, e non viceversa. Difficilmente troverete tra i militanti dei centri sociali, come invece si trovano nel campo avverso, gente che gira con i coltelli o va ai concerti dei “nemici” per massacrarli di botte. Non riesco a fornire una ricerca approfondita, ma a me risulta che siano sempre i fascisti – nel codice dei quali, non dimentichiamolo, la violenza è parte fondante e non contingente o strumentale – ad attaccare.
    Se invece definiamo destra e sinistra più ampiamente, a me sembra allora che la violenza in Italia sia ancora in gran parte delegata, al di fuori di ambienti specifici come quello mafioso o del tifo calcistico. Lo Stato, spesso sostenuto moralmente dai suoi cittadini (basta sentire i commenti al bar o leggerli sui siti dei quotidiani), invia la polizia a malmenare i dissidenti senza che il cittadino medio, di destra o sinistra, debba sollevare un dito.

  41. Parlo di casi come questi:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Omicidio_di_Dax
    http://www.nuovasocieta.it/cronaca/migliorano-le-condizioni-di-andrea-accoltellato-dai-neofascisti/
    http://temi.repubblica.it/micromega-online/%E2%80%9Cil-fascismo-uccide-ancora%E2%80%9D/
    http://www.milanotoday.it/cronaca/accoltellato-fascisti-manifestazione-3-dicembre-2012.html
    Eccetera.
    Calci e sputi sono brutti e non vanno bene, ma in Italia, anche se i giornali ne parlano poco, i fascisti veramente girano con i coltelli e veramente con questi coltelli ammazzano le persone. ADESSO, non durante il Ventennio.

  42. Angelo Sinuello

    Mi scuso in anticipo per l’aggressività del commento, so che probabilmente non sarà fruttuoso, ma un commento fruttuoso richiederebbe uno spazio (fisico) ed un tempo per comporlo che ora non ho (sono già stato un bel po’ epr leggere l’articolo).
    In caso, se riuscirò manderò un commento puntuale all’articolo, ma non penso ci sia sufficiente spazio.
    Comunque devo dire che, secondo me, anche solo rileggendo con pazienza l’articolo si potrebbe trovare delle contraddizioni interne (vedi il fatto che non possiamo sostenere altri immigrati in Italia MA un operaio in cassaintegrazione (ma anche un disoccupato, secondo me) sta molto meglio di uno che ha la guerra nel suo paese: ma allora lui come fa? cioè: abbassare il nostro tenore di vita non è possibile, ma loro è normale che abbiano un tenore di vita molto minore del nostro…

  43. Ciao Angelo,
    non credo ci siano limiti di spazio per i commenti, per cui scrivilo pure lungo come vuoi. Non ho capito però la tua obiezione a quanto ho scritto. Io scrivo sempre, e ribadisco, che il nostro tenore di vita medio è eccessivo e va abbassato. Uno dei modi per fare questo è redistribuire le ricchezze, di modo che sia prima chi ha molto di più a ridurre i propri consumi, e poi gli altri nei limiti del possibile. Un’altra cosa da fare è ridurre il consumo complessivo, ma perché questo accada serve che la popolazione decresca o per lo meno non cresca più, e questo non può succedere finché continuano ad arrivare immigrati in massa (non è una questione di stranieri in quanto tali, dato che un po’ di scambio tra i popoli è fisiologico e c’è quasi sempre, ma di entità degli arrivi).

  44. Angelo Sinuello

    Ho già discusso a lungo con un tuo amico (Tommaso Querini) a riguardo, quindi ti manderò i commenti che ho mandato a lui (che sosteneva le tue idee):
    sicuramente a livello mondiale la popolazione sta crescendo più velocemente di quanto le risporse che consumiamo riescano a rinnovarsi, e sono d’accordo con te sulla decrescita felice: personalmente condivido l’idea di tentare di ridurre la popolazione mondiale, e credo che, se mai avrò figli, sarebbe meglio adottarli 8anche se comunque 1 mio lo farò, credo).
    Per i dati riguardanti strettamente l’Italia posso solo dirti: dobbiamo assolutamente impegnarci a ridurre il più possibile li sprechi: perchè è vero che con i prodotti più facilmente deperibili (frutta e verdura) ci sono degli “scarti fisiologici”, ma la stragrade maggioranza degli alimenti buttati li si buttano a causa delle scadenze, e non perchè non sono più consumabili, e questo riguarda alimenti anche difficilmente deteriorabili (farine, carni e verdure in scatola…) per non parlare di alcuni sprechi (ma forse questo è complottismo, e non ho dati certi) “programmati”… carichi di intere navi buttati via per mantenere un prezzo alto del prodotto…
    tanto più che girano voci (non so quanto siano vere però) che nel mondo ci siano più problemi alimentari dovuti a obesità/sovraalimentazione che a sottoalimentazione.
    ora magari non è vero, però comunque il fatto che una grande fetta di poppolazione mondiale soffra di problemi opposti alla fame penso possa far pensare come, oltre al problema del sovrappopolamento mondiale, abbastanza importante sia anche il problema dell’inequità della distribuzione delle risorse.
    Probabilmente anche con una perfetta distribuzione non si risolverebbe il problema, ma penso che ci sarebb comunque una forte attenuazione, se inoltre si riuscisse anche a ridurre gli enormi sprechi di alimenti che vi sono, è probabile che il problema del sovrappopolamento verrebbe rimandato a più avanti, magari dandoci il tempo e la possibilità di far conoscere il problema.
    Anche perchè moltissime delel risorse del pianeta vengono sprecate per produrre beni che non sono di prima necessità, e forse se ci si concentrasse su questi beni, invece che su quelli di lusso, e si limitasse il consumismo (che ruba anch’esso moltissime risorse, magari vietando alle aziende di applicare l’obsolescenza programmata sui prodotti, anche…)

    ecco, secondo me è contro queste cose che si dovrebbe combattere, anche perchè se invece si cade nell’errore di dare la colpa di certi problemi agli immigrati, si rischia di giustificare la violazione di alcuni diritti umani per poter mantenere uno status quo in cui moltissime risorse del pianeta, invece di essere impiegate per risolvere problemi come la fame nel mondo (so che è un utopia, ma penso sia giusto e bello combattere per delle utopie del genere) VENGONO impiegate per permettere a dei bimbi minchi di cambiare 3 volte all’0anno il cellulare, il comuter.. oppure cambiare comunque la macchina o degli elettrodomestici perchè si rompono non perchè non sarebbero potuti durare di più, ma perchè ai produttori di questi prodotti serve venderne in continuazione di nuovi..
    quindi una decrescita felice, secondo, me, parte innanzitutto con la limitazione degli sprechi, di qualsiasi tipo. solo una volta fatto questo, potreemo iniziare a pensare se vale la pena negare a delle persone il diritto di mangiare o di avere figli per far andare avanti l’Umanità

  45. Angelo Sinuello

    E per “solo una volta fatto questo” intendo dire che finchè non lo facciamo non abbiamo il diritto di chiedere ad altri sacrifici più grandi di quelli che facciamo noi, o almeno sarebbe egoistico.

    Quanto sopra risponde al tema in sintesi e molto generalmente.

    QUi sotto posto invece di nuovo il tuo articolo con dei commenti punto per punto (che ho scritto rileggendolo la second a volta).
    é un testo molto lunghissimerrimo, però meno della metà sono commenti (ma per comodità ho riortato anche il tuo testo, cos’ che i commenti fossero contestualizzati): quindi in verità dovrebbe essere meno pesante di quanto sembri.

    Continuo a pensare a Cassandra che grida ai troiani: non toccate quel cavallo! Nessuno le diede retta, perché era una profetessa maledetta e perché comunque le cose potevano andare in un modo solo, e così il cavallo fu accolto dentro Troia e la città venne distrutta. A nessuno piace passare per pazzo, ma è ancora peggio passare per mostro, per persona senza cuore, ed è per questo che mi sono trattenuta così a lungo dall’intervenire sul tema dei costanti arrivi di migranti e delle tragedie in mare. Ho scoperto di essere più estrema persino di Salvini, e questo è un fatto davvero inquietante. Me lo sono tenuta per me, non ho detto niente, ma adesso non ce la faccio più. Io penso che l’Italia sia più che piena, straripante, che per non morire tutti di fame o qualche altra catastrofe in un tempo non tanto lontano dobbiamo decrescere più rapidamente possibile sia di numero che come consumi, e uno dei modi meno crudeli di farlo sia dire: basta, adesso non entra più nessuno. Nemmeno i richiedenti asilo. Il diritto di asilo è una creazione umana, e come tutte le creazioni umane può finire quando le circostanze lo richiedono.
    [[[ Intanto l’Italia, in verità, non è “straripante”, in quanto abbiamo un livello di vita molto più alto di molti altri paesi (con abitudini consumistiche che ci fanno sprecare molte più risorse del necessario), quindi alla peggio potremmo ottimizzare il nostro livello di vita per permettere anche a persone che vivono nella povertà di vivere dignitosamente. Il diritto di asilo è una creazione umana, verissimo, ed è una delle poche cose veramente umane (in tutti i sensi) create dall’uomo. , una delle cose che ci distingue dagli animali, forse.]]]

    Se può essere un’idea generosa accogliere qualcuno che è perseguitato nel suo paese, adesso i perseguitati sono troppi e i numeri non lo consentono più: tra guerre, crisi economiche, disoccupazione di massa e catastrofi ambientali i potenziali richiedenti asilo sono miliardi, e ognuno con, dal suo punto di vista, ottime ragioni per scappare e venire accolto. Mi sembra evidente che tutti i richiedenti asilo attuali, per non parlare dei potenziali, non ci possono fisicamente stare né in Italia né in Europa. L’Italia e l’Europa, contrariamente alla percezione degli aspiranti migranti, sono terre stremate dalla distruzione dell’ambiente, dalla crisi economica, dal crescere delle disuguaglianze,
    [[[cazzate, sono comunque molto meno stremate rispetto ai paesi da cui questi migranti partono, anzi, in Europa ci sono degli sprechi (anche da parte di ciascun cittadino) che testimoniano che siamo ben lontani dalla fame, dalla carestia e dalle condizioni dei migranti nel loro paese]]]

    da una complessità ormai ingestibile, da ideologie sbagliate e soprattutto dallo sfruttamento eccessivo delle risorse: sono vampiri che vanno avanti solo succhiando il sangue altrui; chiunque abbia occhi per vedere si è accorto che sono ormai carcasse spolpate, e il fatto che una carcassa spolpata sembri un paradiso a masse enormi di esseri umani è solo una prova di quanti errori ha commesso nella sua storia la mia specie, fino al punto di impazzire completamente. L’Europa ha bisogno di un periodo di riposo per poter di nuovo sostenere una civiltà, di qualcosa di simile al Medioevo dopo l’Impero Romano, e invece cosa fanno i suoi abitanti? Dicono: avanti, ancora, di qua, c’è posto, di più, di più! Tornerà tutto come prima, più di prima, avanti, c’è posto anche per voi! Si parla di migliaia, decine di migliaia, centinaia di migliaia di persone pronte a partire dalla Libia per venire qui e restarci; per non parlare di quelle che giungono quotidianamente, invisibili ai più, attraverso il confine orientale, cioè quello che è a pochi passi da dove sto io. Ma, al di là di queste previsioni che rimbalzano sui media, non è possibile sapere davvero quante persone sono “pronte a partire” – se chi è già partito ce la fa, magari anche i suoi parenti, amici e conoscenti vorranno seguirlo. Le migliaia già pronte potrebbero moltiplicarsi per cento, per mille… E allora cosa succederà, ci ritroveremo l’intera umanità su barconi fatiscenti nel Mediterraneo o ad arrancare nel deserto tra Stati Uniti e Messico? Si sente spesso dire che gli italiani sono stati migranti, e quindi adesso dovrebbero essere generosi. Innanzitutto, noi non abbiamo né meriti diretti né colpe per quello che è stato fatto dai nostri antenati. E poi, se è per questo, gli italiani oltre che migranti sono stati colonizzatori, non abbiamo colpe dirette,
    [[[ma non le hanno neanche gli immigranti, eppure sono state le nostre nazioni e i nostri popoli, in passato, ad impoverire le loro terre (come scritto nell’articolo, essendo noi stati colonizzatori, invasori, massacratori, esportatori di mafia)… non è colpa nostra, ma è comunque una responsabilità non voluta che grava su di noi, ne avremmo fatto volentieri a meno, ma non possiamo fare finta di niente girandoci dall’altra parte…]]]

    invasori, massacratori, hanno portato la mafia, gli attentati anarchici, il cattolicesimo (non da soli), e, persino quando lavoravano e basta, in posti come la Francia e il Belgio erano spesso malvisti e sgraditi perché erano disposti a tutto e rubavano il lavoro – ricorda qualcosa? La grande epopea della migrazione italiana nelle Americhe, additata come esempio di migrazione “buona” e desiderata, che ha portato prosperità a entrambe le controparti, è stata resa possibile solo grazie a una serie di genocidi su scala continentale derivanti dall’avidità e dalla sovrappopolazione del continente europeo e da alcune dinamiche locali di cui gli italiani, ignoranti in senso lato e disperati proprio come i migranti che bussano alle nostre porte, non sapevano nulla e se ne fregavano altamente. Gli italiani sono andati in America, in Australia e in Canada solo perché qualcuno aveva violentemente ripulito per loro questi paesi dagli abitanti precedenti
    [[[qui c’è un lieve anacronismo: quando siamo arrivati noi italiani era già passato un secolo dalla “ripulitura”; noi arrivavamo a fare il lavoro che gli americani non facevano: arrivavamo li perché c’era richiesta di lavoro, non perché lo rubavamo agli altri: semplicemente gli americani trovavano quei lavori o poco gratificanti o troppo poco pagati (come succede ora), ma se ci vivevano gli italiani ci sarebbero potuti vivere anche loro… e in ogni caso sarebbe bastato dare agli italiani le stesse tutele che avevano gli americani, per evitare la svalutaziopne del lavoro (cosa che dovremmo fare anche noi con gli immigrati), e comunque la situazione economica nei paesi dove emigravamo non era molto diversa dalla nostra di ora]]]

    (che a loro volta, parrebbe, avevano procurato col loro arrivo l’estinzione di gran parte della fauna di grosse dimensioni che vi avevano trovato, giusto per dire che forse sarebbe meglio che gli esseri umani non andassero mai da nessuna nuova parte). Nell’epopea migratoria italiana ci sono un sacco di storie interessanti e un sacco di crimini che l’hanno seguita o anche solo resa possibile. Va studiata, ma non glorificata. Inoltre, avvenne in un mondo ancora in espansione economica e molto meno popolato ed esaurito di ora. Il mero fatto dell’emigrazione italiana non ci aiuta in nessun modo a capire cosa fare ora, se non nella comprensione delle motivazioni di chi sta arrivando, o meglio: di chi ci sta invadendo. Noi stiamo subendo un’invasione vera e propria, ma siccome è un’invasione pacifica, anzi supplichevole, non la riconosciamo come tale. La storia sembra insegnarci che esistono le invasioni violente, gli Unni o i nazisti per capirci, e poi i richiedenti asilo e i poverini. Ma la divisione non è così netta. Alla lunga, un’invasione pacifica può avere conseguenze devastanti tanto quanto un’invasione violenta. Perché i barbari premevano alle porte dell’Impero Romano (nei confronti dei quali, lo sottolineo, sono tanto anti-imperialista quanto può aver senso essere anti-imperialista nei confronti di un fatto ampiamente concluso)? Per una serie di motivi tra cui la crescita demografica eccessiva rispetto alle risorse e la mancanza di opportunità in patria (Longobardi, Vichinghi), la fuga da aggressioni che loro stessi subivano, la debolezza del nemico, l’individuazione di opportunità… nei nostri tratti, nelle nostre lingue, portiamo le tracce di queste invasioni. I nostri discendenti probabilmente porteranno allo stesso modo le tracce delle invasioni che stiamo subendo ora – non nutro molte speranze che si possano fermare, come vedete. Pochi fanno questa analogia, perché i barbari, lo dice il nome stesso (iron.), erano violenti e cattivi, nonché non civilizzati (tranne che secondo i leghisti), per cui “invadevano”, mentre i migranti attuali sono disarmati e imploranti, per cui “bussano”. Ma l’attuale immigrazione non sempre è pacifica: i richiedenti asilo non vogliono farci del male, anche perché non ne avrebbero alcun vantaggio, ma chi li porta qui non si fa scrupoli a violare le nostre leggi e la loro dignità e ultimamente, parrebbe, anche a tirar fuori le armi.
    [[[Infatti è proprio contro di loroche si dovrebbe lavorare]]]

    Al di là di questi episodi, finora isolati, l’arma più potente brandita dagli attuali invasori sono le nostre istituzioni – e il nostro ampiamente giustificato senso di colpa collettivo. Come ho già raccontato, mi è capitato di assistere a un’assemblea di richiedenti asilo eritrei ed etiopi a Roma. Sono rimasta colpita non solo dalla terribile situazione in cui si trovavano, ma anche da come il loro linguaggio fosse pieno di pretese, soltanto pretese. Non ci fermeremo finché non otterremo i nostri diritti, dicevano. Erano venuti qui per pretendere un trattamento, senza offrire nulla in cambio – cosa potevano offrire?
    [[[Una persona che non ha niente cosa dovrebbe offrire in cambio? Quando noi pretendiamo di far valere alcuni nostri diritti lo pretendiamo, anche noi senza offrire niente in cambio, perché i diritti non dipendono da qualcosa (se non, al massimo, dal rispetto dei diritti altrui), certi diritti una persona li ha solo perché esiste, e non perché paga le tasse, o perché lavora, o perché fa parte di uno stato, ma solo perché è viva.]]]

    Nemmeno volevano rimanerci, in Italia. Puntavano al nord, dove avevano già parenti ad aspettarli. Erano arrabbiati, perché non avevano quello che volevano, quello che attraverso le leggi e i trattati internazionali l’Italia si era già impegnata a dare e però non stava dando. La questione dell’essere graditi o meno, del poter contribuire o meno alla comunità che li accoglieva, non sembrava porsi nemmeno – avevano altri problemi. Si stavano comportando, sostanzialmente, da parassiti.
    [[[Pretendere di vedere i propri Diritti Umani rispettati non è parassitismo, è giustizia, è umanità.]]]
    È brutto da dire, e non voglio in nessun modo negare la loro umanità e la loro sofferenza, ma la mia impressione fu quella e non fu solo la mia. Certo, molti dei richiedenti asilo sono disposti a lavorare, con grande buona volontà e nonostante le regole non lo permettano, tra l’altro. Ma anche il numero crescente di italiani disoccupati è disposto a lavorare. Chi viene prima? Ricordiamoci una cosa: gli italiani hanno un legame con l’Italia. I migranti, a meno che non siano qui per interesse culturale specifico o per amore, non ce l’hanno. Per loro l’Italia, la Svezia, l’Inghilterra… è tutto uguale. Basta scappare e potersi rifare una vita. Anzi, alcuni di loro, in Italia, dicono apertamente: questo è un paese di merda, vogliamo andare via. Anche gli italiani dicono lo stesso, e infatti: ben ci sta che il paese stia effettivamente andando a puttane, con questo genere di atteggiamento. Ma sentir dire “questo è un paese di merda” da persone che comunque da questo paese stanno ricevendo qualcosa in cambio di nulla, e chiedono ancora di più, fa francamente incazzare.
    [[[Questo è nazionalismo ed è xeno-fobia o razzismo: assumere che delle persone abbiano più diritti di altri (anche se nel “loro” paese… sono dell’idea che tutti i “paesi” siano invenzioni umane create per questioni formali, ma l’unico “paese” oggettivo e con dei confini veri, non solo formali o politici, è il mondo) equivale a mettere una gerarchia nei diritti, ma i diritti sono tali solo finché sono uguali per tutti (e io aggiungo: per tutti e dappertutto), altrimenti diventano privilegi; e se mi dici che loro avrebbero più diritti di noi nel loro paese io ti chiedo: se uno nasce, per assurdo, in un paese senza nessuna risorsa, è condannato a morire e non ha altri diritti? Dato che gli altri non lottano per i loro diritti, devono farlo loro, e penso che per chiunque sia prioritario il rispetto di alcuni diritti basilari rispetto al “non dar fastidio” a qualcun’altro (ovviamente comunque rispettando i diritti dell’altro, ma il “dar fastidio” è un’altra cosa)]]]

    Solo che queste cose non le racconta nessuno perché chi parla di immigrazione o non ha interesse a farlo, perché ci lavora, oppure è talmente rimosso dalla realtà, perché privilegiato, che pensa di poter applicare categorie astratte e misericordiose a una realtà che invece è concreta e terribile. Io mi rendo perfettamente conto che nascere in Italia da genitori italiani è un caso e, per lo meno fino ad ora, un privilegio. Nulla mi rende migliore di un migrante su un barcone, lo so benissimo, però al tempo stesso questa è la mia terra e non la loro, e mi aspetterei la stessa cosa, a rovescio, se io andassi nel paese di provenienza di queste persone. Ci andrei a vivere solo se avessi la sensazione di essere gradita [[[voglio proprio vedere: una persona che nel proprio paese rischia di morire sotto una bomba scappa e, arrivata nel nuovo paese chiede: “mi scusi, le do fastidio? Spero che non debba rinunciare al suo iPhone per permettermi di non morire sotto una bomba”]]]

    – così come essere accettata nel paese in cui sono è per me fondamentale. Chi è nato in un posto ci è nato per caso, è ovvio, eppure, se oltre ad esserci nato ci è anche vissuto, ha un legame maggiore con quel posto di chi non ci è nato e vissuto, e quindi può avanzare delle pretese quando si tratta di decidere a chi dare la priorità – ci ho messo tanto ad arrivare ad accettare questo tipo di discriminazione, ma ora la accetto. Ha dei limiti, ma ci credo ed è una discriminazione basata sull’esperienza reale e non su idee astratte.
    [[[Appunto: è una discriminazione e si chiama razzismo (magari in una forma più elegante e “localizzata”, ma resta razzismo: io, nel mio paese, sono superiore a te) ]]]

    Cerco anche di essere coerente, anche se è più facile non essendo nata in Siria o in Eritrea. Ma io ho scelto di stare qui nella buona e nella cattiva sorte, perché anche se non muoio di fame o non ho la guerra in casa, per ora, non è facile neanche per me. [[[… ._. eh già, a causa della crisi non posso più prendere iPhone o scarpe firmate, o non posso più andare al cinema o al teatro… mentre tu rischi solo di morire… quella qui sopra è davvero una frase che fa cadere le palle]]]

    Ho fatto già delle rinunce e voglio credere di poterne fare ancora se necessario penso sia evidente che chi arriva qua da certi paese abbia già fatto molte più rinunce di quante mai ne faremo noi , di saper restare con la mia gente, la mia comunità e la mia terra, per difenderle. Anche se la mia gente e la mia comunità spesso maltrattano questa terra e ignorano questi legami che professo e io ogni tanto mi chiedo se si meritino tutto questo. La parte più terribile e più inconfensabile della mia opinione sulle migrazioni di massa è che faccio fatica, e me ne vergogno, a empatizzare con chi abbandona la propria terra per salvare se stesso e la propria famiglia. Lo so, è naturale, lo so, non si può pretendere che tutti siano eroi. So anche che la responsabilità che si sente nei confronti dei propri bambini può essere più grande di quella che si sente nei confronti del proprio popolo, soprattutto quando questo popolo si comporta in maniera folle o si ritorce contro di noi. Ma perché diavolo fare bambini se moriranno di fame, se dovrai trascinarteli nel deserto per scappare dalla guerra?? Perché ci sono così tante donne incinta o con bambini su quei barconi? Tutte solo vittime di stupro? Sono un mostro io, o chi mette al mondo creature in condizioni del genere?
    [[[Una persona, secondo me, deve essere libera di poter avere dei figli, e deve poter scegliere secondo coscienza… se non puoi dargli un futuro la tua è una scelta dubbia, ma penso sia necessario lottare sempre affinché una persona sia libera di scegliere e non debba rinunciare perché suo figlio potrebbe morire: la famiglia è alla base di tutta l’Umanità, secondo me, e se ad una persona viene tolta la possibilità di avere dei figli, secondo me, è una delle più grandi violazioni che si possano fare… la paura del fatto che suo figlio potrebbe morire non dovrebbe mai influenzare la scelta di un genitore ]]]

    Restare per difendersi è possibile. Guardiamo i curdi. È vero, tantissimi sono già da un pezzo stabiliti in altri paesi; tanti fuggono ora. Ma tanti anche rimangono, o addirittura ritornano, e muoiono per difendere la loro terra.
    [[[Ma possono scegliere se farlo, e comunque come fa ad essere sicura che al loro posto resterebbe?]]]
    Anche molti ucraini, in una guerra strana fraintesa da tutto l’Occidente, vanno a combattere per patriottismo. Mi si dirà: brava, tu vuoi che combatta ancora più gente della tanta che c’è già con le armi in mano. Bella soluzione. No: io voglio che la pace sia qualcosa che si crea, non qualcosa che si prende, e che ognuno cerchi di portarla nel proprio paese anziché approfittarsi di quella altrui, rischiando così peraltro di distruggerla. I tanti migranti che stanno venendo qua in cerca della pace si stanno comportando in modo comprensibile, non lo nego, ma estremamente egoistico.
    [[[Non ritengo egoistica la pretesa di far valere i propri Diritti di Uomo.]]] Perché non lasciano che noi teniamo faticosamente in piedi la nostra pace e loro non ci chiedono semmai consigli per costruire la loro? E non è forse possibile che, anziché trovare la pace, ci portino la guerra?
    [[[Questo è qualunquismo: la nostra società occidentale (in particolare la NATO, di cui facciamo parte) porta tuttora la guerra nei loro paesi (vedi Afghanistan), esportiamo molta più violenza di quanta ne importiamo, oltre che essere superficiale.]]]

    Abbiamo visto cosa succede nei barconi, i conflitti che si trascinano fino alle coste italiane, con conseguenze raccapriccianti (mi riferisco ai migranti buttati in mare in seguito a una lite per motivi religiosi, se le cose sono andate effettivamente così). Non dico che chi viene dalla guerra andrebbe isolato come un appestato, ma le persone non sono tabule rase, hanno una storia che si portano dietro. Ho letto che recentemente il PKK si è scusato con la Germania per alcune azioni compiute in quel paese. La Germania avrebbe avuto tutto il diritto di dire: i vostri problemi non li portate qui. Certo: tra colonialismo, globalizzazione, sfruttamenti vari noi siamo tra i responsabili delle disgrazie africane e medio orientali, anche se non i soli responsabili, e non possiamo far finta che non sia così. Delle responsabilità ce le abbiamo. Tra l’altro, i profughi che avrebbero più diritto di tutti forse sono quelli ambientali. Non è colpa degli abitanti delle isole del Pacifico se il mare sta salendo – sono troppo pochi per aver causato loro i cambiamenti climatici. Anche i bengalesi potrebbero rivendicare il diritto di andare nei paesi non sommersi ora che il mare comincia a salire e mangiarsi il loro paese, e non per colpa loro visto che emettono molta poca CO2 pro capite, ma: se avessero fatto meno figli, e ci hanno provato ma troppo tardi, non sarebbero in questa situazione; inoltre, una volta arrivati qui contribuiranno a sostenere economie ad alto tasso di emissioni tanto quanto noi, o poco meno.
    [[[È paradossale: non penso sia neanche vagamente paragonabile lo sfruttamento delle risorse compiuto dai Bengalesi con quello compiuto dagli Italiani… ed è anche legato a questo (sopratutto al consumo di petrolio, che penso sia maggiore in un qualsiasi paese occidentale che nel loro) l’aumento dei livelli del mare… però sono LORO, che non hanno colpe (ma solo la sfiga di essere in un paese in cui l’effetto si sente) che dovrebbero smettere di fare figli, e non noi di consumare petrolio! Deve quindi limitarsi chi subisce gli effetti del problema, non chi li causa! ]]]

    E i poveri che distruggono le loro foreste per sopravvivere, o fanno tanti figli perché sperano che guadagnino qualcosa emigrando in economie che sfruttano l’ambiente in cui loro stessi vivono, sono forse meno colpevoli di noi?
    [[[Non penso si possa paragonare il danno fatto alle foreste (ne a livello morale, ma neanche a livello quantitativo) compiuto da delle persone per potere SOPRAVVIVERE con quello fatto dalle aziende-multinazionali a scopo di lucro… ]]]

    È davvero sempre colpa degli occidentali e basta? Non ne posso più di questa semplificazione. Una delle espressioni più utilizzate per criticare chi si oppone agli arrivi dei migranti è “guerra tra poveri”, come a dire che i poveri sono così manipolabili ed egoisti da lottare contro chi è nella loro stessa situazione piuttosto che allearsi contro il comune nemico: il ricco. Il fatto è che sono davvero i poveri dei paesi ricchi che subiscono di più le conseguenze dell’immigrazione massiccia.
    [[[Ecco: questa frase più in sotto (tra 30 righe circa) viene contraddetta da sola]]] ***
    Nei quartieri romani degradati dove l’economia locale è schiacciata dalla concorrenza dei soldi cinesi e della disponibilità disperata dei bengalesi; nel meridione d’Italia e d’Europa, alle prese con problemi gravissimi e irreversibili e ora anche con gli sbarchi, nella concorrenza tra disoccupati e disperati in tutta Europa, nelle liste d’attesa delle case popolari… i ricchi invece traggono beneficio dalla migrazione di massa: hanno badanti, colf e inservienti a basso costo, operai per le loro fabbriche, schiavi per le loro piantagioni, e, se si tratta di ricchi particolarmente senza scrupoli, riescono a fare anche il colpo grosso, come abbiamo visto di recente, e a guadagnare soldi a palate sulle spalle di profughi e rom – mentre, magari, li additano ai loro seguaci poveri come vero nemico, traendone un vantaggio politico. La botte piena, e la moglie ubriaca! Una vera lotta ai ricchi passa anche per una limitazione dell’immigrazione che li favorisce così ampiamente, vero, i ricchi ne verrebbero danneggiati, ma mai quanto i migranti: i ricchi perderebbero una fonte di reddito, i migranti continuerebbero a rischiare di morire…. ed è per questo, e non solo per populismo/razzismo/ignoranza, che i voti di sinistra negli ultimi decenni si sono spostati dalla parte opposta. Pensare che le classi medio-basse d’Europa votino a destra perché sono stupide e cattive è uno dei più grossi errori della sinistra, una delle sue grandi arroganze e uno dei motivi per cui è diventata ormai una compagine elitaria che non capisce niente o quasi del mondo in cui stiamo vivendo. Ovviamente, però, quello che l’altrettanto colpevole destra non dice è che anche le nostre classi basse, globalmente parlando, fanno parte dell’elite mondiale. Un povero metalmeccanico Fiat sull’orlo del licenziamento è quello che un povero africano sogna di essere. Gli basterebbe questo per sentirsi ricco – mentre l’operaio italiano punta ad essere Berlusconi.
    [[[]]] ***
    Ed è qui che la mia opinione riemerge assieme a tutto quello che sto facendo, e finalmente posso provare a convincervi che non sono un mostro. È facile dire: poverini, accogliamoli. Chi lo dice spesso ha uno stipendio ben oltre quello che gli serve, una pensione che forse non ha guadagnato, una qualche garanzia che in futuro scomparirà. Magari pagherà qualche tassa in più per l’accoglienza agli stranieri, ed è disposto a farlo, ma non si sente minacciato perché vede attorno a sé le solide pareti della sua botte di ferro. Io invece guardo oltre, vedo che siamo tutti messi molto male e quella botte di ferro è solo un’illusione. Siamo tutti avviati verso la crisi della civiltà industriale globale basata sull’energia a basso costo e sullo sfruttamento insostenibile delle risorse naturali. Nessuno è al sicuro, anche se alcuni sono più esposti di altri. Chi è giovane adesso non può permettersi l’illusoria generosità di idee formulate nel passato, quando si sapeva meno e si credeva che queste idee fossero la soluzione. Dovremmo svegliarci e iniziare a capire che i nostri genitori hanno sbagliato. Ogni generazione dovrebbe prendere in considerazione l’idea che i propri genitori hanno sbagliato almeno in qualcosa, ma in questa particolare epoca la realtà e la gravità dell’errore sono più evidenti che mai. E allora io cerco di fare la mia parte, nella disapprovazione generale – con abbastanza eccezioni da rendere questa disapprovazione più sopportabile. Sto cercando di eliminare le cause delle guerre e delle disuguaglianze globali, consumando pochissimo e importando il meno possibile. Sto cercando di trovare un modello sostenibile, e poi di condividerlo con l’esempio e la scrittura. Non sto facendo figli che vadano ad aggravare la sovrappopolazione del pianeta. Credo di compensare con queste mie azioni l’apparente crudeltà delle mie posizioni.
    [[[Intanto tu hai potuto sceglierlo (e niente garantisce che non cambierai idea) inoltre nel nostro paese è molto più facile evitarlo, sia per motivi pratici, che sociali (si possono adottare), che economici (spesso i figli, in certi paesi, ti permettono di avere una vecchiaia dignitosa e di non morire di fame)]]]

    Tanti di quelli che vorrebbero fermare i migranti non si pongono il problema di come il proprio stile di vita sia legato a queste migrazioni, e parlano quindi davvero solo per egoismo personale, e spesso anche ignoranza. Ma io cerco di mantenere una visione d’insieme e, anche se le mie parole possono sembrare crudeli, io penso che sia più crudele, alla lunga, fare finta che le cose siano diverse da quello che sono. Se si accettano allora queste premesse, si pone il problema di cosa fare. Qui, lo ammetto, mi trovo in difficoltà – ma non sono la sola. Sentite le notizie? È un gran proclamare, indignarsi e blaterare parole altisonanti di opportuna vaghezza. Tutti vogliono additare colpevoli, tutti vogliono invocare soluzioni e far credere di averle, tutti vogliono dire qualcosa davanti all’immane sofferenza che si dispiega giorno dopo giorno, alle vite umane perse in annegamenti che tutti pensano che si possano prevenire – ma come? Sentiamo un rimpallo costante di accuse, ognuno crede di aver trovato il responsabile, e di solito si tratta di responsabili piuttosto astratti: l’indifferenza, la guerra, la povertà, l’ipocrisia occidentale, il “buonismo” (?), la religione, la sovrappopolazione, e così via. Nessuna di queste spiegazioni, presa da sola, è corretta: non si possono ricondurre fenomeni così complessi a una sola causa. E, anche se se ne trovassero due o tre più pertinenti di altre, si porrebbe poi il problema ancor più difficile di che cosa fare. Pensare di risolvere le vere e molteplici cause alla radice di questi flussi, e di farlo rapidamente, è pia illusione; invece che ammettere una parziale impotenza meglio allora tirare fuori il solito nemico già pronto, [[[diciamo che preferisco chi tenta di cambiare le cose, cercando di migliorarlee magari anche sbagliando, a chi non fa niente per rassegnazione]]]

    che sia un’ideologia che non ci piace o il partito al governo, l’Europa o il Vaticano, l’Occidente o l’Islam, e dare la colpa a quello. Puntiamo un dito al nemico di sempre, non si sa mai che ci faccia prendere più voti o avere qualcosa da dire al bar; il nemico vero, in ogni caso, è al di sopra delle nostre forze. Ed è strutturale, e a noi esseri umani non piace l’idea che ci siano cose che non possiamo controllare. È sempre colpa di qualcuno di specifico, mai di tutti insieme. Qualcuno, se non altro con più precisione, dà la colpa agli scafisti e ai trafficanti, ma anche qui si esagera: per quanto approfittatori, per quanto gli scafisti costrigano i migranti a partire quando dicono loro e in condizioni non ideali, non stanno obbligando nessuno a migrare. Gli scafisti offrono un servizio che è richiesto indipendentemente da loro. Non è propriamente una tratta di schiavi, perché gli schiavi sono consenzienti.
    [[[No, infatti, gli scafisti lucrano sui bisogni primari e, più o meno indirettamente, portano alla morte diverse persone unicamente per interesse personale… ma se non è schiavismo non è un problema, no? ]]]

    Una delle cose che mi perplimono di più del dibattito collettivo è che le richieste di soccorso, gli annegamenti, i salvataggi, vengono ancora gestiti come se si trattasse di incidenti imprevisti. Una barca affonda, bisogna salvarla, così vuole la legge del mare. Ma si tratta di un semplice incidente: quella barca era destinata ad affondare, perché sovraccarica, perché fatiscente, perché guidata da gente a cui non importa niente delle vite altrui. Qualcuno è salito su quella barca nonostante non sapesse nuotare e sapesse benissimo, non può essere altrimenti, che la barca sarebbe potuta colare a picco. Non è magari colpa anche un po’ sua?
    [[[ Molti non sanno quanti rischi corrono, ma ci sono alcuni che evidentemente pensano che valga la pena rischiare di morire tentando di fuggire/cambiare vita, piuttosto che restare… e questo penso dovrebbe far riflettere, sulle loro reali motivazioni di fuga e sulle loro condizioni nella loro patria]]]

    Gli annegamenti non sono imprevedibili. Chi parte se ne assume il rischio. Io penso addirittura: ma possibile che persino davanti a questo, al rischio molto probabile di una morte orrenda, di arrivare in un continente dove non si è voluti e di vivere come schiavi o barboni, queste persone partano lo stesso? Sono irrazionali, non sanno a cosa vanno incontro? Qualcuno gli ha mentito? Non posso pensare che il loro destino su quei barconi o aggrappati a qualche camion sia preferibile non dico a subire la guerra in patria, ma all’idea di provare almeno a fermarla, a lottare per avere lì un futuro migliore.
    [[ Ma davvero credi che loro si divertano, a lasciare la loro patria? È un po’ come accusare gli ebrei che scappavano dalla germania di non essere rimasti li a combattere… penso che per loro dover lasciare la propria casa e il proprio popolo, la famiglia e gli amici, sia difficile quanto lo sarebbe per noi, e non è una scelta che prendono con leggerezza, non sono contenti di abbandonare tutto per poter avere una vita dignitosa. Qualcuno resta per lottare, ma molti di questi muoiono; davvero li condanniamo perché scappano? ]]]

    Preferiscono rischiare di trascinare i propri figli e fratelli in fondo al mare che provare a costruire la prosperità e la pace? Io questo davvero non riesco più a capirlo. Non dico che non capisco il fatto che se ne freghino degli europei: è difficile provare compassione per chi sta dieci volte meglio di te.
    [[[Mi sembra normale… se uno sta meglio di te non c’è motivo di preoccuparsi di lui, credo… sarebbe come pretendere che un indiano che muore di fame, incontrando un riccone che ha perso il Taxi si preoccupi per lui.. i piani di confronto sono ocmpletamente diversi: da una parte diritti, dall’altra “lussi”… chi non vede rispettati i propri diritti non si preoccupa che gli altri vivano nel lusso, giustamente… (perché rispetto alla loro situazione poter scegliere che lavoro fare è un lusso, e non solo quello)]]]

    Sarebbe dignitoso porsi il problema, ma forse chiedo troppo. Ma la terra, la famiglia che resta, il paese e la cultura, la propria stessa sopravvivenza e i rischi del viaggio… tutto questo non conta niente? Bisogna iniziare a pensare che la fuga non è una reazione umana inevitabile. I partigiani non scappavano. I curdi non scappano. C’è anche chi non scappa. Il diritto d’asilo alla fine significa dire: hai fatto bene a non lottare.
    [[[No, significa rispettare i diritti delle persone che nei loro paesi non li vedono rispettati ]]]

    Forse sono un mostro sul serio, ma questa istituzione mi mette a disagio. Non mi sembra del tutto morale. Ci sono casi e casi, certo, non lo nego, ma in generale vorrei che si parlasse anche delle alternative. Adesso diciamo a chi ci chiede aiuto: sì, vieni qui e non pensarci più. Preferirei che si dicesse: dimmi cosa ti serve e vedo se posso darti una mano, così che tu possa tornare a casa. Cosa fare, dunque? Non lo so. Azzardo delle ipotesi. Qualcuno propone i corridoi umanitari, il che se ho ben capito equivarrebbe ad andare a prendere gli aspiranti migranti prima ancora che partano. Questa è pura follia. L’Africa ha oltre un miliardo di persone. Se anche solo una su dieci volesse fuggire dalla propria condizione… fate voi il conto. In più c’è il Medio Oriente, molti paesi asiatici, e chissà quanti altri in futuro. Qui non c’è posto, spero che possiamo essere d’accordo almeno su questo. Ogni tanto qualcuno sottolinea che i paesi limitrofi a quelli da cui provengono i migranti li accolgono in quantità molto maggiore di quanto sembriamo disposti a fare noi. Sì, ma: – non credo abbiano molta scelta – questo causa enormi problemi – vedere il caso dei palestinesi in Libano. E poi quando un paese, come lo Yemen che aveva i rifugiati dal Corno d’Africa, crolla a sua volta, cosa si fa? Si spostano i rifugiati vecchi e quelli nuovi in un altro paese, e poi? – anche l’Italia accolse, tra fatiche, sofferenze, e anche alcune cattiverie da parte della popolazione, i profughi istriani, giuliani e dalmati che non volevano o potevano (punti di vista) rimanere nella nuova Yugoslavia. Non fu facile, ma si trattava di italiani, simili per lingua e cultura, identici per apparenza e religione, e si integrarono presto. Adesso difficilmente riconoscereste un discendente di questi profughi, a meno che non vi racconti la sua storia. Inoltre, l’Italia era il paese più adatto ad accoglierli e il più colpevole, assieme alla Yugoslavia stessa, della loro fuga. Era corresponsabile e dovette accollarsi l’esodo. Fu doloroso, ma non eterno: la somiglianza facilita la convivenza, che piaccia o no. Inoltre, si trattò di una cosa una tantum: finiti gli italiani da quella parte del Mediterraneo, finiti i flussi. Arrivarono in un paese depopolato della guerra e che comunque andava ricostruito, non un paese formalmente stabile ma barcollante sull’orlo dell’abisso, com’è l’Italia ora. Il problema creato dai flussi apparentemente inarrestabili a cui ci troviamo davanti ora è molto più grande e difficile. Me ne rendo conto. Io ogni tanto rispondo ai tanti che semplificano la questione, ai numerosi cittadini comuni poco rappresentati politicamente e dai media che dicono apertamente che migranti non li vogliono: va bene, ma cosa fai? Ti prendi la responsabilità di farli annegare? Spari ai barconi? Sei disposto a questo? Nessuno mi risponde perché nessuno vuole dire: sì, che muoiano. Nessuno vuole lasciar annegare un altro essere umano davanti ai suoi occhi, nessuno vuole macchiarsi le mani di sangue. Ma se non fai niente, annegano. Se fai qualcosa, tipo Mare Nostrum, se li vai a prendere, peggio ancora: i trafficanti risparmiano sul viaggio, mettono meno benzina nei barconi e ci guadagnano solo di più.
    [[[Ma da dove le tiri fuori certe stronzate? Dimmi se non è una cazzata! Se li vai a prendere i trafficanti non hanno più lavoro, in quanto li trasporti tu e non loro…]]]

    Il viaggio conviene: più viaggi, più pericolo. Allora, cosa si fa? Io penso che la prima cosa che dovrebbe fare l’Italia sarebbe dichiararsi piena e dire ufficilamente che non intende accogliere più nessuno. Inutile pensare a come fermare un flusso e al tempo stesso continuare a promettere asilo. L’Italia dovrebbe dire: ci dispiace, non ci stiamo più. Ma con il Papa, con i democristiani in tutte le istituzioni, con la nostra cultura cattolica e la nostra sinistra elitaria e benpensante che ha gioco facile contro una destra ignorante ed egoista, per non parlare di tutti quelli che traggono guadagno dall’emergenza dell’immigrazione, con tali premesse questo l’Italia non lo farà mai. I paesi del nord Europa hanno gioco facile. Sì, accolgono molti migranti, ma possono permettersi di rimandare indietro in Italia e in Grecia, dove per le regole europee sono costretti a rimanere, tutti quelli che non vogliono. L’ho visto fare con i miei occhi: da sud a nord, controlli a non finire; da nord a sud, ponti d’oro.
    [[[Anche qui c’è almeno un po’ di qualunquismo….]]]
    Ho visto tirare giù dalle corriere chi era senza documenti, e portarlo via; ho visto fare il terzo grado a un giovane africano che entrava in Norvegia, fino a chiedergli il numero di telefono della persona che andava a trovare. Tutti stanno facendo i loro interessi. Gli austriaci accusano gli italiani di lasciar passare i clandestini, sottintendendo che neanche loro li vogliono. Le leggi europee bloccano i richiedenti asilo nel paese in cui sono arrivati, cioè, di solito, i più meridionali e malmessi d’Europa. E nel nord Europa, non crediate, anche i cittadini non ne possono più. Crescono i partiti anti-immigrazione, in varie forme, e persino coloro che non si definirebbero razzisti o xenofobi, come me, iniziano a dire: adesso basta. Sul sito del Guardian, rappresentante britannico di quella sinistra intellettuale che non capisce più il popolo a cui dovrebbe essere più vicina, iniziano a comparire commenti che accusano il partito laburista di aver rovinato il paese facendo entrare troppi immigrati, i quali stanno, anche se non lo vorrebbero, distruggendo la Gran Bretagna. I britannici non riescono a competere contro gli immigrati (spesso altri europei) per posti di lavoro sottopagati,
    [[[1) non distruggono la Gran Bretagna, anzi: gli danno mano d’opera a basso costo 2) vuoi risolvere il problema? Riconosci loro gli stessi diritti lavorativi degli inglesi (ovviamente devi legalizzarli, dando anche loro un permesso di lavoro) e stabilisci un salario minimo obbligatorio per tutti]]]

    le case costano troppo e non bastano mai, la cultura sta cambiando troppo velocemente e tante tradizioni stanno scomparendo, la popolazione sta aumentando ed è già a un livello insostenibile, si costruisce in zone a rischio allagamento, si distrugge la campagna e ancora non basta, storie di britannici di origine straniera che si uniscono all’Isis si susseguono nei media e il terrorismo ha già colpito… si tende a pensare, in Italia, che esistano dei modelli di integrazione dell’immigrazione che funzionano: basta copiare gli altri paesi europei. Il punto è che gli altri paesi europei non sono sottoposti al genere di pressione a cui siamo sottoposti noi e comunque, oltre un certo limite, non funziona più niente. Recentemente, Angela Merkel ha dichiarato che il multiculturalismo è fallito. In Germania. Io penso, quindi, che il primo passo sia dichiarare che non vogliamo più accogliere nessuno, anche se questo potrebbe avere ripercussioni gravissime e ritorsioni internazionali. Un secondo passo sarebbe, e so che siamo all’utopia pura ma voglio dirlo comunque, avviare un serio percorso di decrescita. Stabilendo un numero massimo di abitanti che l’Italia può sostenere a un certo massimo di tenore di vita (quindi decisamente inferiore all’attuale), si può anche pensare di stabilire una quota di persone da accogliere purché si rimanga sotto a quel numero massimo. Mi verrebbe da dire al Vaticano, per esempio: se vuoi tanto che gli italiani accolgano gli stranieri, smettila di sgridarli perché fanno pochi figli.
    [[[._. no comment]]]
    Che lascino spazio a tutti gli altri! Bisogna vedere quanto a lungo però gli italiani sopporteranno di non poter fare figli perché ne facciano gli stranieri. Questa è un’ingiustizia e la gente lo sa.
    [[[Ah, i Bengalesi devono farlo perché gli effetti dei problemi causati sopratutto dalle nazioni Occidentali si vedono nel loro paese, mentre per noi sarebbe un ingiustizia smettere di fare figli… penso che, viste le nostre responsabilità, sia d’obbligo dare l’esempio… solo dopo potremo chiedere che anche loro pensino alla decrescita ]]]

    Riguardo a come affrontare l’emergenza in quanto tale, devo approfondire questa proposta del blocco navale anche se, vedendo la gente da cui proviene, sono piuttosto scettica. Una campagna di informazione potrebbe aiutare, magari coinvolgendo cittadini degli stessi paesi da cui partono i migranti, scegliendo persone che abbiano qualche credibilità nell’avvertire su cosa succede a chi sbarca. Il problema è: chi potrebbe essere portavoce di un messaggio del genere? Non chi ce l’ha fatta e ha successo, altrimenti è una presa in giro. E nemmeno un disperato, altrimenti si sospetterebbe che ci si approfitti della sua situazione. Forse qualcuno che è lì e prova a fare qualcosa, ma chi? Di nuovo, indico i curdi come esempio. Probabilmente molti curdi che lottano per la loro terra non approverebbero il mio pensiero, ma questo non mi impedisce di considerarli un esempio lo stesso. Quello che dico può continure a sembrare abominevole, nonostante le mie chiarificazioni, perché nella nostra cultura iper-individualista, di cui molti dei diritti umani sono in realtà figli, certi concetti non esistono proprio più. Gli spartani che resistettero a Serse fino alla morte possono funzionare per un fumetto o un film, ma quel modello è completamente scomparso dall’Occidente.
    [[[1) erano soldati, non civili 2) combattevano per qualcosa di sicuro (la loro patria era loro) e non per una patria controllata da altri, bombardata ed in cui si rischia ogni giorno di morire 3) erano eroi, non persone normali… gli Achei, infatti, si ritirarono… 4) sapevano che se avessero resistito abbastanza dopo i Persiani avrebbero incontrato un esercito ancora più grande che avrebbe combattuto per quello in cui credevano ]]]

    Altro che Termopili! Se le cose non vanno bene, fai i bagagli e vai a cercar fortuna altrove. Se sei ricco, prendi l’aereo e fai domanda in un’università; se sei povero, sali su una barca o ti nascondi in un camion. Lo fanno ‘loro’, lo facciamo ‘noi’. Non c’è molta differenza tra l’italiano che contribuisce all’invasione della Gran Bretagna per sistemarsi e fare famiglia, e l’africano che chiede aiuto da un barcone. Il concetto è lo stesso. Tu devi qualcosa a te stesso, alla tua famiglia, ma non al tuo popolo e alla tua terra.
    [[[Diciamo che se devono scegliere tra rischiare di far morire la loro famiglia e abbandonare la loro patria (che comunque non li aiuta molto) spesso scelgono la prima opzione, e penso sia molto umano, comprensibile e non condannabile]]]

    Siamo cittadini del mondo. Il mondo ha il dovere di accoglierci. È difficile vedere se stessi come un problema, soprattutto quando le nostre circostanze sono effettivamente tremende. Forse pretendo un eroismo di cui io stessa non sarei capace.
    [[[allora non chiedere agli altri qualcosa che tu stessa non faresti… ]]]
    Fatto sta che l’Italia non può immolarsi per salvare il mondo
    [[[non si immolerebbe, semplicemente dovrebbe adattarsi ]]]
    , a maggior ragione se non è in grado di farlo. Probabilmente, data la sua geografia e la sua cultura, l’Italia non è in grado di fare nemmeno l’opposto: è indifendibile. Anche se decidessimo di bloccare l’immigrazione, non lo potremmo fare. Verremmo presi d’assalto comunque da tutti i lati e magari invasi da qualche benintenzionato altro paese europeo (non sarebbe la prima volta), oppure verremo isolati per punizione e, davanti all’insufficienza delle nostre risorse per l’attuale popolazione, precipiteremmo nella fame e nel caos. Chiudere le frontiere probabilmente non è fattibile. L’idea di risolvere i problemi dell’Africa e del Medio Oriente in tempo utile a fermare i flussi nemmeno, anzi farebbe ridere se non fosse così drammatica la situazione. Ho scritto molto a lungo per proporre delle soluzioni ma voglio anche mostrare, a differenza di quasi tutti quelli che parlano di migrazione, di aver considerato anche le conseguenze delle mie idee. Si tratta di conseguenze molto gravi: sapere che un corso di azione sarebbe moralmente giustificato e teoricamente necessario non significa poter garantire che sia anche percorribile. Quel cavallo pieno di uomini, alla fine, entrerà. Non penso che succederà qualcosa di così evidente, non penso che ne usciranno uomini armati e saccheggeranno il nostro paese – anche se alle volte, quando la situazione diventa insopportabile o non ottengono quello che vogliono, i migranti possono essere anche violenti; anche se tanti vengono proprio a rubare, o lo fanno quando non trovano altro. Ma il saccheggio vero è di un’altra natura, è il saccheggio legale perpetrato dalla nostra economia alla quale loro vengono a partecipare e di cui non possiamo accusarli finché ne siamo anche noi colpevoli. Gli uomini nella pancia del cavallo distruggeranno la nostra città, e noi soffriremo ma non saremo innocenti, perché la stiamo distruggendo anche noi. La maggior parte di noi non capirà veramente cosa sta succedendo neanche quando starà succedendo, come non capisce le radici ambientali, storiche e strutturali della nostra attuale crisi e del nostro inevitabile declino. Il Papa continuerà a dirci di pregare e chi è pagato per fare promesse che non si possono realizzare continuerà a fare promesse che non si possono realizzare. Intanto noi preferiremo dare la colpa a questo o a quello, e continueremo a farlo, e non daremo mai la colpa a noi stessi. L’Impero Romano non crollò solo per via dei barbari,
    [[[no, non crollò affatto per via dei barbari: i barbari c’erano sempre stati, fin dalla fondazione di Roma, eppure per diversi anni l’impero crebbe e prosperò… crollò quando iniziarono a proliferare corruzione, quando non vennerò più garantiti i diritti dei cittadini e quando nacquero molti latri problemi interni ]]]

    e l’immigrazione non sarà la rovina dell’Europa. Penso che contribuirà, questo sì, e quando ce ne accorgeremo sarà troppo tardi.

  46. Ciao Angelo,
    non credo di riuscire a rispondere a tutto, anche perché in alcuni casi semplicemente non condividi i miei presupposti, e in altri la risposta alle tue obiezioni è già nel testo o in altri post da me scritti. Tu dici che è una cazzata quella che Mare Nostrum agevola i trafficanti, ma l’ho letta in vari posti da testimoni oculari: i trafficanti sostanzialmente mettono meno benzina nei barconi o risparmiano in altri modi perché sanno che il viaggio sarà più breve e il soccorso verrà prima, quindi loro devono investire di meno per far arrivare i migranti a destinazione. Paradossale, ma è così.
    Riguardo al cibo, a questa storia del “c’è abbastanza cibo per tutti” ho una marea di obiezioni, perché è un’affermazione estremamente superficiale, anche se si sente molto.
    1. Sia il cibo che la popolazione sono dinamici, non statici. Anche se ci fosse cibo per tutti adesso, non è detto che la produzione rimanga stabile. Anzi: tra svuotamento delle falde acquifere, cambiamenti climatici, erosione del suolo, aumento del costo dell’estrazione dei combustibili fossili, problemi con la disponibilità di fosforo, sovrasfruttamento dei mari, e così via, è quasi certo che la produzione di cibo non potrà tenere il passo con l’aumento della domanda, e forse a lungo andare calerà (qualche grado in più in Russia, una siccità negli Stati Uniti, e grosse fette della produzione mondiale vengono meno, i prezzi salgono, e c’è chi non mangia). Se a questo aggiungi la crescita della popolazione, la situazione è drammatica. Invece di dire: adesso c’è cibo per tutti, quindi anche domani, bisogna prepararsi a un futuro con probabilmente meno cibo e sicuramente più persone, cercando di intervenire su entrambi i fattori
    2. il cibo non è neanche lontanamente l’unico dei problemi. Ci sono un’infinità di altre attività umane che richiedono risorse, e non sto parlando solo di iphone e scarpe di marca: vestiti, abitazioni, produzione di rifiuti, comunicazione, spostamento, energia… oguno di questi settori, e moltissimi altri, ha un impatto ambientale insostenibile. Concentrarsi solo sulla disponibilità di cibo ignora tutte le altre cose che gli esseri umani fanno. Inoltre, la crescita della popolazione pone inevitabilmente il problema dell’affollamento: per quanto poco tu mangi, comunque dello spazio lo occupi
    3. la produzione di cibo per i fabbisogno umano sta distruggendo irreversibilmente la biodiversità del pianeta. Io credo fermamente che il pianeta non sia solo per noi, ma per tutti. Ogni specie per sopravvivere entra in competizione con le altre, è vero, ma l’umanità lo fa in una maniera così distruttiva che sta spazzando via tutto, tutto ciò che è vivo e tutto ciò per cui vale la pena vivere
    4. anche se il cibo totale globale fosse sufficiente per tutti, si porrebbe il problema della distribuzione. Certo, può darsi che gli Stati Uniti riuscirebbero a sfamare anche l’Africa, per fare un esempio, ma questo pone diversi problemi: perché gli Stati Uniti devono distruggere il proprio ambiente naturale (questo è quello che fa l’agricoltura) per sfamare popolazioni che non riescono a sostenersi da sole? (Se ti dà fastidio l’esempio, pensa all’Africa che sfama la Cina, alla Romania che sfama l’Italia, quello che vuoi) Come fa un paese che non produce abbastanza cibo a pagare il cibo prodotto da altri? Guarda ad esempio l’Egitto: non è autosufficiente dal punto di vista alimentare, dipende dal turismo (semplifico, ma neanche tanto), per qualsiasi motivo i turisti smettono di andarci in massa, e come se lo paga l’Egitto il pane?
    5. l’obesità non è semplicemente legata all’abbondanza di cibo. Anche questa è una semplificazione. Tendenzialmente, l’obesità in America (e, a occhio, anche in Italia) è spesso una malattia delle classi medio-basse, non dei ricconi. Trovami un ricco americano o una star di Hollywood obesa. L’obesità, fenomeno complesso, dipende anche dalla cattiva qualità del cibo: il cibo degli obesi costa poco e contiene una marea di schifezze. Produrre cibo sano richiede spazi, lavoro, cultura, cose a cui chi appartiene alle classi più basse difficilmente ha accesso. Certo, si possono incoraggiare gli orti urbani, ma devi poterti permettere un giardino
    6. il modo in cui il cibo è prodotto attualmente non è sostenibile per i motivi elencati sopra. È troppo distruttivo e troppo dipendente da risorse non rinnovabili, o rinnovabili troppo lentamente. Per produrre il cibo in maniera sostenibile, il che diventerà necessario molto a breve, ci vuole più spazio, più lavoro, e meno bocche da sfamare. Non prendere la quantità di cibo prodotto adesso come parametro, perché non continueremo a produrre cibo così molto a lungo

    In conclusione, lo spreco di cibo, che comunque va combattuto, non dimostra che nel pianeta c’è da mangiare per tutti. Una parte è strutturale e non può essere eliminata, e anche se si eliminasse il resto i problemi rimarrebbero. Inoltre, è sempre meglio lasciarsi dei margini: qualche campo non coltivato, qualche frutteto non concimato, cose così – perché se qualcosa va storto, hai quel di più a cui attingere. Spremere tutto lo spremibile ti lascia vulnerabile in caso di emergenza.

  47. Cerco di affrontare un altro punto: la differenza tra chi è nato e non è nato in un certo posto.
    Io sono un po’ stufa delle accuse di razzismo, perché si tratta di un insulto pesante usato quasi sempre a sproposito. Mi offende e mi ferisce.
    Prendiamo di nuovo la definizione, da wikipedia:
    “Il termine razzismo, nella sua definizione più semplice, si riferisce ad un’idea, spesso preconcetta e comunque scientificamente errata, come dimostrato dalla genetica delle popolazioni e da molti altri approcci metodologici, che la specie umana (la cui variabilità fenotipica, l’insieme di tutte le caratteristiche osservabili di un vivente, è per lo più soggetta alla continuità di una variazione clinale) possa essere suddivisibile in razze biologicamente distinte, caratterizzate da diverse capacità intellettive, valoriali o morali, con la conseguente convinzione che sia possibile determinare una gerarchia secondo cui un particolare, ipotetico, raggruppamento razzialmente definito possa essere definito superiore o inferiore a un altro.”
    Io NON penso questo. Per cui NON sono razzista. Vorrei che si evitasse di appiccicarmi questo epiteto, perché non è corretto e mi fa anche perdere tempo a confutarlo.
    Quello che io penso invece è questo: gli esseri umani sono pari per dignità, in senso astratto perché la dignità è un concetto e non un’evidenza scientifica, e il fatto di essere nato e cresciuto in un posto piuttosto che in un altro non rende nessuno migliore o peggiore a prescindere. MA non si tratta di un fatto indifferente.
    Tu citi la famiglia, ed è un po’ la stessa cosa: perché uno dovrebbe tenerci di più ai propri figli, anziché che a quelli degli altri? Perché i fratelli sono più legati di due completi sconosciuti? Perché l’esperienza condiziona l’essere umano. Questo non significa che uno è autorizzato a maltrattare i non familiari; solo che solitamente esistono cerchie intime, innate o acquisite, che hanno un valore speciale.
    È un dato di fatto che per la stragrande maggioranza dei migranti è indifferente dove esattamente finiscono a vivere: per loro è importante trovare un posto dove siano sicuri, possano guadagnare abbastanza da mantenersi e fuggire a qualunque sia la cosa a cui stanno fuggendo. Per un italiano, invece, ma per un qualsiasi abitante di un qualsiasi paese, il fatto di stare nel proprio paese ha un valore aggiunto. Io sono cresciuta qui, ho i miei legami qui, questo posto non è scambiabile con un altro e lo rivendico. Questo non mi rende meglio di nessun altro, come non mi rende meglio di nessun altro essere figlia di Tizio o di Caio, ma Tizio o Caio è mio padre e non è sostituibile con un altro padre. Inoltre, io nella mia vita ho costruito dei legami, conosciuto un luogo, fatto parte del tessuto sociale. La mia rimozione da questo tessuto danneggia me e danneggia lui. Sto parlando di un posto in cui non sono solo nata, ma anche cresciuta.
    Questa è, per quanto mi riguarda, l’unica base della discriminazione tra residenti e non residenti. Evidentemente, ci sono persone che non sentono questo legame, e non devono essere obbligate a farlo, ma questo legame esiste per la maggioranza delle persone, così come la maggioranza delle persone è particolarmente legata alla propria famiglia e ai propri amici intimi anche se non per tutti è così. Chiedere alle persone che hanno un legame con un posto (che ci siano nate o meno) di cedere questo posto a qualcun altro è una violenza.
    Se poi qualcuno vuole migrare in un posto in cui è accettato, è libero di farlo. Il punto è che la migrazione singola è diversa dalla migrazione di massa perché la migrazione singola ha un impatto infinitamente ridotto. Quando si tratta di migrazione di massa, si può arrivare quasi a un “esproprio” di un paese da parte di persone che ci arrivano, e che non lo scelgono mossi da un amore e da una conoscenza profonda, ma solo da un’urgenza.
    Quindi, una parziale discriminazione è giusta e non si fonda su un’idea di superiorità, così come lasciare che i figli vengano cresciuti dalla madre anzichè da un’altra donna a caso, fatto salvo casi eccezionali, non significa che la madre sia migliore di tutte le altre donne, solo che è la madre.

  48. Angelo Sinuello

    Penso di provare un sentimento simile a quello che provi tu, sia nei confronti dei miei familiari, sia nei confronti del mio paese (dei posto in cui ho abitato, della cultura in cui sono cresciuto, della “mia” regione, della “mia” nazione, del “mio” mondo). Sono contento, forse addirittura orgoglioso (ma forse esagero) di essere Tolmezzino, ma anche un po’ Cividalese, un po’ (poco) valligiano e un po’ Triestino, e anche di essere Friulano ed Italiano, e anche di essere Umano.
    E sono assolutamente d’accordo con te che questo porta a dare (o avere?) un valore aggiunto alla propria terra, assolutamente.
    Ma questo mi porta a fare due domande:
    1) penso che per le altre persone in altri stati sia diverso? e se non lo pensi, c’è da chiedersi perchè buttano via questo valore aggiunto loro… penso che sia sempre una scelta molto difficile decidere di lasciare la propria terra/cultura/popolo.
    2) Di che esproprio stai parlando? Gli immigranti ti portano via la tua terra o i tuoi cari? Distruggono la tua cultura? Al massimo la modificano, la cultura, ma penso che questo, oltre ad essere normale, sia anche bello… tanto più che ogni cultura viene modificata in continuazione nel tempo.
    “La mia rimozione da questo tessuto danneggia me e danneggia lui.”
    Probabilmente si, ma non vedo il collegamento tra l’arrivo di migranti e la tua rimozione dal “tessuto”… Da qualche parte fai l’esempio dell’Italia come di una corriera piena in cui se qualcuno sale qualcuno deve scendere: è un’ esempio sbagliato, o almeno incompleto. Sarebbe più calzante se si parlasse di una corriera in cui gli attuali occupanti occupano 4 posti da soli, per mettere le loro valigie (metafora che rappresenta i nostri lussi, il nostro consumo di risorse molto superiore al necessario, il nostro consumismo, il nostro spreco di risorse, il nostro volere a tutti i costi poter cambiare un iPhone ogni 6 mesi) e, quando sale una persona che vorrebbe occupare un posto (1, non 4), non vogliono cederglielo perchè sono convinti che loro debbano avere 4 posti, invece di uno.
    Si, è vero, questo non è razzismo, ho usato il termine a sproposito e ti chiedo scusa (effettivamente ormai si attribuiscono al razzismo comportamenti non ad esso legati). Però è egoismo.

  49. Angelo Sinuello

    Quindi una discriminazione che si basa su “caratteristiche” che una persona non può scegliere (ad esempio il luogo di nascita), anche se parziale, non è giusta.
    Negare alle altre madri di allevare tuo figlio non è una violazione di un diritto delle altre madri (che comunque possono allevare un figlio loro o uno adottato), mentre impedire a persone che arrivano nel nostro paese di restarci e rimandarle da dove arrivano equivale (nel caso dei profughi, ovviamente) a negare loro la possibilità di vivere una vita (o almeno di viverla dignitosamente).

  50. Il paragone con la corriera non è mio. Comunque, qui si pone una questione di limiti oggettivi. L’Italia, stando a dati forniti dallo stesso Ministero delle Politiche Agricole, non è autosufficiente dal punto di vista alimentare. Non stiamo parlando di lussi, ma di cibo. Secondo la Global Footprint Network, gli italiani complessivamente consumano quattro volte le risorse rese disponibili dal loro paese – per riprendere il paragone, una corriera con quattro posti su cui ci sono sedici persone. Questo significa che per rientrare nei limiti dovremmo o ridurre i nostri consumi a un quarto degli attuali, cibo compreso, oppure ridurre la popolazione a un quarto. Come facciamo a farlo se la nostra popolazione continua a crescere? È impossibile. Che vogliamo aiutare gli altri o che siamo egoisti, che discriminiamo o no, resta il fatto che NON possiamo accogliere in Italia (o anche in Europa) l’intera popolazione dell’Afghanistan, dell’Eritrea e della Siria (più tutti gli altri paesi da cui arrivano immigrati). Se dieci milioni di persone vogliono venire in Italia, per te non c’è nessun problema? Cosa mangiano? Dove li metti?
    Tu parli di lussi degli italiani, e io sono d’accordo. Ma gli immigrati che vengono qui ambiscono a questi stessi lussi (tanto più che moltissimi sono migranti economici, non di guerra). Tutti vogliono l’iphone e tutte le altre cose (per inciso, non ho un iphone e neanche uno smartphone). Non è che gli immigrati vengono qui e dicono: lasciateci rimanere, promesso che vivremo come vivevamo prima. Non sarebbe realistico e non sarebbe giusto. Quindi, oltre a ridurre i consumi degli italiani e degli altri residenti in Italia, dobbiamo impedire gli arrivi di ulteriori persone sia perché consumano a prescindere sia perché vengono proprio per consumare come noi.
    In questo dibattito sull’immigrazione si da per scontato un fatto che non lo è: che qui sia la “vita dignitosa”, e questo non cambia, e che nei paesi di provenienza ci sia la “vita infernale”, e neanche questo cambia. Quindi l’unico modo per stare meglio è andare da “lì” a “qui.” Ma la storia insegna che le cose cambiano, e anche in fretta. Prima di tre decenni di guerra quasi ininterrotta, in Europa c’era la Belle Epoque.
    Gli arrivi massicci rischiano di destabilizzare un continente in cui è già in corso una guerra (Ucraina), una crisi economica grave, un problema di sovrappopolazione e uno di scarsità di risorse.
    Dall’altra parte, i migranti potrebbero provare a migliorare la situazione propria E dei propri paesi rimanendo là e facendo qualcosa. Non ho detto che devono farlo, ho detto che esiste questa possibilità. Fornendo una valvola di sfogo, noi crediamo di far bene, ma in realtà stiamo offrendo una soluzione che non è una soluzione (scappa e che il tuo paese si arrangi), e rischiando una grave instabilità anche qui. Non mi sembra un granché come politica.

  51. Per inciso: non tutto l’egoismo è sbagliato, come ho già scritto, e anche quello dei migranti è egoismo, quindi ci troviamo a contrapporre due opposti egoismi. Quale deve avere la priorità? Non è per niente semplice. Io penso che l’autodifesa sia un diritto tanto quanto sono diritti tutti gli altri, e che, siccome è impossibile che una società da sola risolva tutti i problemi del mondo, è legittimo che si dia come priorità non peggiorare i problemi altrui (fermando il prelievo di risorse a condizioni inique che è PEGGIORATO, non migliorato, dall’immigrazione), e a risolvere i propri. Questo è egoismo da un certo punto di vista, dall’altro è il miglior contributo che si può dare al mondo. Se ognuno facesse questo, praticamente le guerre, l’imperialismo e le diseguaglianze globali non esisterebbero.

  52. Angelo Sinuello

    Allora, giuro che questo è l’ultimo commento e dopo non rompo più.
    Sempre per punti:
    1) non sono un economista (purtroppo e per fortuna), ma penso che ci sia una correlazione abbastanza stretta tra il consumo di risorse per beni di lusso e consumo di risorse alimentari, e in qualche modo (ma può darsi che io dica una cazzata) ridurre lo spreco delle prime secondo me potrebbe dare un forte contributo ad aumentare la disponibilità delle seconde. Quindi, secondo questa ipotesi, invece di ridurre i consumi alimentari ad un quarto, potremmo semplicemente ridurre il consumismo.
    2) noi consumiamo, ora, più risorse di altri paesi di quante risorse consumano i nostri migranti nel nostro paese (sempre per beni di lusso, ma non solo, dato che siamo importatori di una marea di prodotti che sfruttano la manodopera a basso costo di altri paesi, tra cui quelli da cui arrivano i migranti) anche comprando prodotti di aziende che sfruttano al limite della legalità le risorse altrui. e per noi non intendo necessariamente te, intendo gli italiani a cui ti rivolgi.
    3) se consumare più alimenti di quanti ne produciamo fosse un problema serio, evidentemente dovremmo averne già visti gli effetti, ma ora come ora mi sembra che il tenore di vita dell’italiano medio sia tuttora molto alto. Quindi non metto in dubbio i dati, ma penso che questo problema sia parziale e si sia già trovata una soluzione. almeno per quanto riguarda l’italia.
    4) sulla decrescita ti do ragione, e molte cose che rispondono a questi ultimi tuoi commenti le puoi già trovare nei miei primi tre commenti.
    5) non sarebbe giusto pretendere che abbiano un tenore di vita inferiore al nostro? verissimo! ma la soluzione è dare l’esempio, pretendendo che poi vivano come noi, non continuare noi a vivere come ora e lasciare loro al loro destino.
    6) mi riferisco sempre ai profughi, non a chiunque voglia venire qua per sfizio.
    7) è ovvio che io non pretendo che loro possano avere un iPhone, anzi, ma pretendo che loro possano avere un lavoro che permetta loro di sopravvivere. Che dopo loro lo vogliano lo stesso, sbagliano, e non muoverò un dito per permetterglielo. Ma capisci che se nel momento che arrivano qui, automaticamente possono concedersi di prendere un iPhone, il problema è qua, e non là (certo, anche nella loro mentalità, ma non si può impedire alle persone di avere dei diritti basilari perchè c’è il rischio che prendano di più: tentiamo piuttosto di evitare che prendano più di quanto hanno diritto).
    8) si, le cose cambieranno (spero!), ma mi sembra che ora noi abbiamo la possibilità di dare una vita dignitosa a chi non può averla, quindi è nostro dovere farlo, tanto più se ne siamo la causa (i profughi Afghani scappano da una guerra a cui noi stiamo tuttora contribuendo).

    9)Alcuni egoismi sono necessari (non penso che ci siano egoismi “giusti”), ma non questo.
    E se la vuoi vedere come un confronto di egoismi e di diritti, sono convinto che ci siano diritti più importanti di altri: posso provare a fare una scala soggettiva: diritto alla vita più importante del diritto ad avere figli e del diritto ad avere un lavoro, a loro volta più importanti del diritto ad avere un lavoro che ci aggrada, a sua volta più importante del diritto a poter andare al cinema, a sua volta più importante del diritto di avere un computer o di non essere infastidito.

    Molte cose che ho scritto le avevo già scritte, quindi se avrai ancora dei dubbi posso solo chiederti, gentilmente, di rileggere quanto ho commentato.
    Spero di essere stato chiaro o almeno di averti fatto capire perchè ti ho criticato e perchè la penso così.

    Grazie per la pazienza e per le tue risposte

  53. Io ho letto con pazienza l’apologia massmigrazionista e dirittista di Angelo Sinuello e… mi sono messo le mani nei capelli.
    Tra pregiudizi, moralismi, inversioni, negazioni della storia, riduzione della scienza e dell’ecologia a opinionismi, masochismi, mi rendo conto che, per diceva Bonaiuti per la decostruzione della mistica e dell’immaginario crescitista, qui ci sono i danni di decenni, di secoli di moralismi (giudaico cristiani prima) e neoreligiosi (illuministi poi marxisti e progressisti) nella crapa di masse sterminate di individui sradicati dalla terra e farciti delle piu’ buffe credenze.

    Io penso che il collasso ecologico e lo tsunami migratorio, con i danni colossali, la disgregazione sociale, identitaria e culturale che comporta, in parte siano dovuti al fatto che si continua ad additare furiosamente Cassandra (qui Gaia) come profetessa di sventura.
    Tutto sommato la sottomissione in corso ha un che di ecologico in quanto fara’ strame di una cultura ormai corrotta, basata su fanfaluche campate per aria. Come l’impero romano inetto e allo sfacelo riformulo’ la conquista dei barbari cercando di elevarla a loro cooptazione – qui siamo passati dalla Fallaci alle femministe di plastica alla Boldrini che si coprono la testa entrando nel tempio islamico della misoginia – qui c’e’il culto della fusione, delle ricchezze e opportunita’ di essere invasi, della cattiveria, dell’egoismo del resistere a cio’ e della bonta’, del diritto, della loro gioiosa capacita’ penetrativa.
    Ah, quante occasioni di piacere intenso puo dare uno stupro.
    Si’ si’.
    Ihihih
    Siamo fottuti. Veramente.

  54. Angelo Sinuello

    Lo so, avevo promesso che quel commento era l’ultimo, scusate.
    Sinceramente, sono dell’idea che sia più importante far vivere decentemente (umanamente) tutta l’Umanità finchè dura, anche se questo implica ridurre la durata biologica/evoluzionistica della specie umana.
    Essere umani e rispettare i diritti degli altri (invenzioni prettamente umane) porterà la nostra specie ad un’estinzione prematura? Ma chissenefrega, penso che più importante che vivere a lungo, magari il più a lungo possibile, sia vivere bene, il meglio possibile.
    Certo, sarebbe stupendo combinare le due cose, ma dovendo scegliere, preferisco la qualità (della vita, mia e di tutti) alla quantità.
    P.S.: non sono credente, nè marxista, nè illuminista.
    Spero di essere umano, in tutto e per tutto.

  55. La soluzione trovata per mantenere l’alto tenore di vita italiano e il fatto di consumare più di quanto si produce sta nel prelievo di risorse altrui (una delle cause, come tu dici, dell’immigrazione) e nel pesantissimo indebitamento delle istituzioni. Non si tratta di soluzioni ma di mali che peggiorano il male. Il fatto che gli italiani stiano apparentemente bene dimostra che non ci sono problemi tanto quanto il fatto che Willy Il Coyote sia ancora in sospeso nell’aria prima di precipitare dimostra che non precipiterà (la citazione della nota scena del cartone non è mia: la trovo in molti interventi di gente che sottolinea come tutto possa sembrare a posto subito prima del disastro imminente. Fatto tra l’altro dimostrato dallo studio delle società collassate; ti consiglio l’ottimo libro in proposito di Jared Diamond).
    Un altro motivo per cui possiamo riempirci le pance nonostante tutto è che stiamo dando fondo alle riserve di combustibili fossili, di acqua e di fertilità del suolo. Questa è una festa pagata con soldi presi in prestito e mi sembra una pessima idea cercare di invitare tutti gli altri perché non è giusto che non si divertano anche loro. La cosa migliore sarebbe smettere tutti, subito, e cercare di ripagare il debito.
    Inoltre, moltissimi italiani non stanno per niente bene. Purtroppo le disgrazie altrui sono spesso invisibili, ma ci sono persone che sono veramente disperate anche in questo paese, che non ricevono nessun tipo di aiuto, ancor meno di molti richidedenti asilo (la cui situazione, non lo nego, è già molto pesante). La quantità e la disperazione di queste persone è sicuramente destinata ad aumentare; faremmo bene a pensarci, perché dalle privazioni di massa nascono le rivoluzioni violente o i fascismi. Che gli italiani in difficoltà, una volta diventati massa critica, si scaglino contro gli stranieri, le elite che li affamano, oppure migrino anch’essi in un mondo dove non c’è posto, nessuna di queste situazioni mi sembra tanto auspicabile.
    Riguardo alla durata dell’umanità e della preferibilità del vivere bene piuttosto che a lungo, capisco quello che dici ma non stai tenendo conto di due cose alquanto rilevanti:
    – non è solo della nostra estinzione che si sta parlando, ma di quella di tutte le altre specie: siamo nel mezzo della sesta estinzione di massa del pianeta terra e questa, a differenza di tutte le altre, è causata da una singola specie e cioè noi. Se vogliamo commettere suicidio come homo sapiens pur di goderci alcuni anni di consumi sfrenati e riproduzione libera, dovremmo tenere se non altro conto del fatto che stiamo trascinando il resto della biosfera con noi, e il resto della biosfera non ha esplicitamente espresso il desiderio di estinguersi
    – forse ai neonati di adesso, futuri adulti di domani, non piace tanto l’idea di essere testimoni della sparizione dell’umanità via carestie e cataclismi. Quando ci rimprovereranno di aver fatto terra bruciata e di aver reso il pianeta invivibile per chi non ha ancora avuto la possibilità di goderselo, credo che la spiegazione: “scusate se non è rimasto niente, volevamo che ci fosse cibo per tutti, e che tutti potessero riprodursi, e dare a tutti tutto quello che chiedevano” non sarà molto convincente

  56. Riguardo al lusso, ti dò ragione: potremmo eliminare il superfluo. Si pone, però, la questione di cosa fare con le risorse liberate eliminando il superfluo. Ci sono due possibilità:
    – lasciarle al pianeta
    – lasciarle ad esseri umani più indigenti (che sono in continuo aumento)
    Se scegli una, escludi l’altra. E poi, fino a che punto dovremo rinunciare al superfluo? Dovremo davvero tutti mangiare soia e insetti perché non si poteva dire alla gente di fare meno figli? Dovremo vivere come nelle bidonville o nei grattacieli di Hong Kong? È superlfuo anche leggere i libri, andare ai concerti, fare visita a un amico in un’altra città? A che punto avremo rinunciato ad abbastanza superfluo?
    E comunque, se la popolazione continua a crescere, qualsiasi sacrificio è vanificato: quello a cui rinunciamo non servirà per migliorare il tenore di vita di chi ha poco, né per permettere alla natura di riprendersi, ma solo per consentire a più poveri di abitare questo pianeta. Se, invece, si ferma la crescita della popolazione, sia a livello italiano ed europeo che a livello mondiale, allora finalmente potremo fare entrambe le cose, cioè redistribuire e dare al pianeta un po’ di respiro.

  57. La possibilità di vivere dignitosamente anche senza cambiare paese, secondo me, c’è sempre. Una storia per tutte, così da chiudere (almeno per stasera) con una nota positiva: https://en.wikipedia.org/wiki/Malala_Yousafzai

  58. > Ma chissenefrega, penso che più importante che vivere a lungo, magari il più a lungo possibile, sia vivere bene, il meglio possibile.

    Ecco.
    A proposito di mistica e di bislacche teorie campate per aria.
    Cosa succede nelle migrazioni di massa?
    Ghetti, banlieue, degrado degli usi civici dei paesi invasi, assalti ai treni, mafie, baraccopoli, coprifuoco de facto o reali, disordini, saccheggi, scontr interetnici, mutilazioni, regressioni alle peggiori forme di teocrazia, aumento della gia; patologica densita’ antropica, ulteriore degrado dell’etologia.

    Pero’ e’ vivere meglio, vivere di qualita’.
    Si’ si’.
    Magari con un piccone nella schiena o con le unghiette tagiate da un machete.

  59. Angelo Sinuello

    Ma vi rendete conto che chiedere (o pretendere) che certe persone restino nel loro paese e facciano quanto di meglio per non pesare sulle risorse mondiali, detto da noi è ipocrita ed egoistico? Tanto più perchè ogni italiano consuma probabilmente almeno 5 volte le risorse che consuma un abitante dell’ Afghanistan o di moltissimi stati africani
    Ripeto che sono d’accordo con la decrescita felice, e sarebbe perfetto se tutti si rendessero conto dei problemi e riducessero il numero di figli, magari portando ad una graduale diminuzione della popolazione mondiale, ma è ingiusto, egoistico, forse anche nazionalista, oltre che ipocrita, chiedere un sacrificio agli altri senza che noi si rinunci a quanto dovrebbero rinunciare loro (o anche solo a quanto già rinunciano, perchè ripeto: loro, già adesso, contribuiscono meno di noi ai danni ambientali), e per noi intendo tutti noi cittadini occidentali, mediamente.
    Io penso che sia bellissimo poter leggere libri, e sia un nostro diritto, ma molti di loro non possono fare neanche questo. Non dico di rinunciare a leggere libri, ma di dare loro la possibilità di farlo. Quindi quando mi chiedi fino a che punto dobbiamo rinunciare al superfluo, io ti chiedo: fino a che punto vuoi concedere alle persone che non possono di leggere un libro?
    Sono contento che tu pensi che resteresti nel tuo paese anche rischiando di morire, ma non l’hai mai provato. E in ogni caso ci sono anche persone che piuttosto di lasciare la loro famiglia si suicidano, ma non è detto che questo porti ad una soluzione del problema.
    Il libro di Diamond è già nella lista dei libri da leggere, comunque visto che me lo consigli gli farò risalire un po’ la lista.
    TU stessa hai detto che la condizione di un italiano in difficoltà è comunque un sogno per le persone che tentano di venire qua.
    Non sto dicendo di continuare tutti a spendere e spandere, sto dicendo che noi dovremmo dare per primi l’esempio, se vogliamo che lo facciano anche gli altri, mentre tu pretendi da loro molto di più di quanto noi stessi (anche tu) facciamo, ma moooolto di più.
    E in ogni caso la biosfera si farà un baffo di noi: ci sono state in passato catastrofi ben più gravi dalle quali si è ripresa, la nostra biosfera.
    Ai nostri figli (ma tanto tu non dovresti averne, no?), assumendo che tutti rinuncino al consumismo e riducano gli sprechi (altrimenti darò la colpa a quelli che non hanno fatto questa rinuncia) io dirò: abbiamo reso invivibile il pianeta perchè non siamo riusciti a capire/far capire a tutti la necessità di una decrescita e quindi, dato che nascevano tante persone, abbiamo voluto garantire loro tutti i diritti basilari, i Diritti Umani. Potranno farci una colpa del fatto che non siamo riusciti a far capire il senso della decrescita, ma non che abbiamo voluto garantire a tutti i loro diritti fondamentali.

    Quindi dico: tentiamo di far capire, in tutti i modi e a più persone possibile la necessità di una decrescita, pretendiamo dagli altri solo ciò che noi stessi facciamo, e non di più (sarebbe egoistico, ipocrita e ingiusto).
    E se non dovessimo riuscirci, comunque non possiamo chiedere agli altri più di quanto chiediamo a noi stessi.

    ah, per l'”Uomo In Cammino”: per favore, continua a camminare invece di dire banalità e qualunquismi (per dire cose intelligenti non è sufficiente usare termini tecnici o un linguaggio aulico), magari inizierai a conoscere un po’ il mondo, perchè da quanto scrivi sembra che tu non abbia camminato o viaggiato abbastanza (o se lo hai fatto, l’ hai fatto senza guardarti intorno).

  60. Complessi di inferiorità

    10. Con “complessi di inferiorità” non ci riferiamo solo a quei complessi nel senso più stretto ma a uno spettro completo di tratti caratteristici correlati: bassa autostima, sensazioni di impotenza, tendenze depressive, disfattismo, sentimenti di colpa, odio di sé. Noi sosteniamo che le persone di sinistra tendono ad avere questi complessi (di solito più o meno repressi) e che questi sono decisivi nel determinare la direzione della sinistra moderna.

    11. Quando qualcuno interpreta come degradante quasi tutto quello che si dice su di lui (o sui gruppi con cui si identifica), noi deduciamo che soffre di sentimenti di inferiorità o di bassa autostima. Questa tendenza è marcata tra coloro che sostengono i diritti delle minoranze, appartengano o no ai gruppi minoritari che difendono. Essi sono ipersuscettibili alle parole usate per designare le minoranze. I termini negro, orientale, handicappato, o gallina per un africano, un asiatico, un disabile o una donna, non hanno in origine alcuna connotazione degradante. I termini “sguaiata” e “gallina” erano semplicemente gli equivalenti femminili di ragazzo, damerino, o compagno. Le connotazioni negative sono state associate a questi termini dagli stessi attivisti. Alcuni sostenitori dei diritti degli animali sono andati così oltre da rigettare la parola “pet” e insistere nel rimpiazzarla con “compagno animale”. Gli antropologi di sinistra, per lo stesso motivo, evitano di dire, sui popoli primitivi, cose che possano essere interpretate come negative. Vogliono cambiare la parola primitivo con illetterato. Sembrano del tutto paranoici riguardo a qualsiasi cosa che potrebbe far pensare che la cultura primitiva sia inferiore alla nostra. (Non vogliamo dire che le culture primitive sono inferiori alla nostra. Semplicemente evidenziamo l’ipersuscettibilità degli antropologi di sinistra.)

    12. I più suscettibili all’uso di una terminologia “politicamente scorretta” non sono gli abitanti comuni di un ghetto nero, l’immigrante asiatico, le donne violentate o le persone disabili, ma una minoranza di attivisti, molti dei quali non appartengono ad alcun gruppo “oppresso” ma provengono dalle classi privilegiate della società. La correttezza politica ha la sua roccaforte tra i professori universitari, persone cioè con un impiego sicuro, buone retribùzioni e, per la maggior parte, eterosessuali, maschi bianchi e provenienti da famiglie di classe media.

    13. Molti uomini di sinistra si identificano profondamente con i problemi dei gruppi che hanno un’immagine debole (donne), o di vinti (gli indiani americani), repellenti (omosessuali) e inferiori. Gli stessi uomini di sinistra percepiscono che questi gruppi sono inferiori. Non ammetterebbero questi sentimenti neanche con sé stessi, ma il vero motivo è che essi vedono questi gruppi come inferiori e li identificano con i loro problemi. (Non vogliamo dire che le donne, gli indiani, ecc. sono inferiori; noi stiamo solo puntualizzando la psicologia della sinistra.)

    …….
    15 Le persone di sinistra tendono a odiare qualsiasi cosa abbia un’immagine forte, positiva e di successo. Le ragioni per le quali dichiarano di odiare la civiltà occidentale, sono, senza ombra di dubbio, false. Essi dicono di odiare l’Occidente perché è guerrafondaio, imperialista, sessista, etnocentrico e così via, ma quando le stesse colpe. appaiono nei paesi socialisti o nelle culture primitive accampano scuse o, al più, ammettono tra i denti che esistono; mentre invece sottolineano entusiasticamente (e spesso esagerano) queste colpe quando appaiono nella civiltà occidentale. È ovvio, perciò, che queste colpe non sono il vero motivo per cui odiano l’Occidente e l’America. La persona di sinistra odia l’America e l’Occidente perché sono forti e hanno successo.

    Serve dire altro? I sensi di colpa sono cosa buona se ci consentono di riflettere sui nostri errori ed evitarne in futuro, sono un atto di masochismo cieco sul futuro se ci portano ai comportamenti di cui sopra….

  61. Angelo, tu non sai quali rinunce io faccio o non faccio, quindi non sai se sono ipocrita o meno. Io vivo ampiamente al di sotto della soglia di povertà (assoluta o relativa) stabilita per l’Italia, non salgo in macchina da tre anni (con una sola eccezione), non possiedo mezzi a motore, uso l’acqua fredda per lavarmi due giorni su tre, non ho uno smartphone né una televisione, cerco di autoprodurre una parte del mio cibo, cucio con ago e filo usando in buona parte stoffe in offerta o recuperate in qualche cantina (e considero i vestiti il mio unico lusso), non vado in vacanza, mangio le foglie delle cipolle e le bucce delle patate, eccetera, quindi sì, credo di poter dare lezioni di decrescita a chi mi pare. E credo anche di potermi risentire se l’aumento dell’immigrazione in questo paese aumenta la pressione sulle risorse che io sto così faticosamente cercando di risparmiare e mi rende impossibile trovare un lavoro decente anche a causa della competizione (non solo, anche) di gente che lavora per meno, autoctona o straniera.
    Inoltre, anche chi non vive in miseria nera può sempre pensare che non sia giusto dover riununciare a qualche piccolo piacere della vita perché le altre persone non sono in grado di fare meno figli ed evitare di sovrappopolare il pianeta. Perché c’è gente che fa tutti questi figli se ci sono guerre e carestie? Durante la seconda guerra mondiale moltissime persone evitarono di mettere al mondo bambini in quello stato. Chi fa figli senza poterli mantenere, e poi pretende di entrare con essi in un altro paese, dovrebbe pensarci prima. E questo senza negare tutto quello che subiscono.
    (Un altro libro che ti consiglio caldamente è Conto alla rovescia di Alan Weisman. La parte sul Niger è particolarmente pertinente a questo discorso. Lì mi sembra emerga abbastanza chiaramente che non è solo “colpa nostra”. Per quanto riguarda l’Afghanistan, ho letto – la fonte è da qualche parte su questo blog – che una donna ha più possibilità di morire di parto che per la guerra. E uno dei motivi per cui tanti uomini si uniscono ai talebani è che ci sono troppi giovani disoccupati che non hanno speranze. Per dire che persino lì non siamo i soli responsabili, anzi)
    È vero, non sono come le combattenti curde che hanno il coraggio di rimanere nella loro terra per fronteggiare l’ISIS: mi piace pensare che lo sarei, ma non posso esserne certa finché l’ISIS non arriva anche qui, su questo non posso farci niente. Ho anche preso in considerazione l’idea di andare a combattere con loro, ma mi sono accorta che per una serie di motivi personali sarei più utile qui a fare altre cose e come soldatessa sarei abbastanza scarsa.
    Per il resto, io pratico la decrescita a un livello tale che penso che se un immigrato economico in Italia dovesse trovarsi a vivere così come vivo io probabilmente ci penserebbe due volte prima di venire.
    Credo che a questo livello di rinunce personali posso permettermi di chiedere rinunce agli altri, e lo faccio.
    Mauro: in parte quello che citi è giusto, anche se un po’ disonesto: dire “negro” è offensivo perché richiama secoli di discriminazione razziale e schiavismo che sono esistiti veramente, non se li sono inventati i radical chic. Se vado da un ebreo e faccio una battuta sulle saponette e si offende non penso che ha un complesso di inferiorità, solo un po’ di cognizione storica.
    Sul fatto che si criticano le colpe dell’Occidente più di quelle degli altri sono pienamente d’accordo, ma non penso che il motivo sia che “hanno successo”. Il motivo è che questo successo è fondato su ingiustizie e soprusi e le ingiustizie e i soprusi a certe persone non piacciono.
    Non sarai d’accordo, ma io vedo nella passione della sinistra e di parte della destra per Putin e l’imperialismo russo che la ‘mette in quel posto’ agli Stati Uniti lo stesso meccanismo mentale. Atteggiamenti che se quando vengono dall’Europa o dall’America sono vituperati a non finire, quando li fanno gli altri, anche dieci volte tanto, vanno bene. Finché non li subiremo noi.

  62. Per dare un colpo al cerchio e uno alla botte: un articolo su come la pesca illegale di Europa e Cina in acque africane spinge le popolazioni alla migrazione: http://www.globalinitiative.net/illicit-migration-to-europe-consequences-of-illegal-fishing-and-overfishing-in-west-africa/
    Tranne in casi rari in cui non ho voglia di fare l’ospite maleducata, e con l’eccezione di qualche acciuga ogni tanto, ho anche smesso di mangiare pesce. Finché la pesca sarà il massacro globale che è ora, cercherò di mangiare soltanto pesce preso direttamente da chi l’ha pescato e con informazioni soddisfacenti su come l’ha fatto.

  63. Un’altra informazione interessante: tra i dieci paesi con la più altra impronta ecologica pro capite non c’è l’Italia e, a quanto pare, un solo paese europeo (ma vengono esclusi i paesi con meno di un milione di persone). La classifica sarebbe, nell’ordine: Kuwait, Australia, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Stati Uniti, Canada, Svezia, Bahrain, Trinidad e Tobago, Singapore.

  64. E neanche la Germania, con tutte le centrali a carbone che hanno, le BMW che si guidano e le tonnellate di maiale che si mangiano quotidianamente? curioso!

  65. Tornando al mio post dirò solo che cito i pensieri di un americano sulla società americana, come tale è da intendersi. Aggiungo poi che si tratta di un estratto del Manifesto di Unabomber. Quindi fatte da una mente analiticamente geniale, ma tragicamente deviata. Il succo comunque di questi pensieri è anche contenuto in un bel saggio credo coevo, di un personaggio di estrazione radicalmente diversa, “La cultura del piagnisteo” di R. Huges. Sono d’accordo che una battuta sulle saponette ad un ebreo è offensiva e decerebrata, ma l’essenza della cultura del piagnisteo o dei sensi di colpa non è questa. E’ dare, ad esempio, del revisionista razzista a chi puntualizzasse che sì, il mondo occidentale ha messo in piedi un abominevole traffico di esseri umani dall’Africa per secoli, ma che in questo traffico erano coinvolte, già da prima e credo in certa misura pure dopo, alcune tribù o regni africani stessi. La cultura del piagnisteo non tollera che si dica nulla di critico e che possa parere offensivo sui gruppi ritenuti discriminati. Se ci pensi effettivamente il termine Negro equivale semanticamente a dire Bianco (cioè caucasico) e come tale non è dispregiativo in sé. Ricordo un episodio di quando vivevo in UK. Mi trovai a dover tradurre in inglese il nome Montenegro e usai il termine nigger per “negro”, dato che secondo me black non era abbastanza preciso. Un ragazzo indiano, che poi non era neppure nero di pelle, saltò su incavolato dandomi del razzista. Al che un gentleman inglese puntualizzò zittendolo “Guarda che ci sta solo spiegando un termine geografico…”. Questa è la ipersensibilità del piagnisteo e del senso di colpa, che è arrivata pure da noi: togliamo i crocefissi dai luoghi pubblici, potrebbero offendere i non cristiani! Non diciamo che non riteniamo lecite le adozioni omosessuali, siamo omofobi!
    Insomma, un equivalente del cilicio di un tempo. Demoliamo pure la nostra cultura e la nostra società, per autocastigarci. Questa mi sembra l’inclinazione di certa sinistra e della sua “pappa del cuore”.
    Su Putin, un altra volta.

  66. Tommaso Querini

    Tutto vero… a parte la spiegazione del termine Montenegro, che non ha nulla a che vedere con i negri o niggers che siano. Semplicemente in dialetto veneto e in italiano antico nero si diceva così. Non vedo perché Black Mountain non vada bene, essendo il nome stesso una traduzione diretta del nome in serbo-croato.

  67. Angelo Sinuello

    Ma cosa vuol dire “non siamo i soli responsabili”? che se lo fanno anche gli altri allora non abbiamo colpe? abbiamo delle colpe parziali (ovviamente), ma le abbiamo!
    Gaia, devo ammettere che ti invidio per la tua forza di volontà e sei davvero un esempio, come stile di vita (personalmente non vivo così anche perchè in certe cose mi sembra eccessivo, ma è probabile che io mi sbagli). ciònonostante ritengo che ci siano persone, in certi stati el terzo mondo, che vivono molto peggio di te e a cui sarebbe giusto dare la possibilità di vivere meglio. Inoltre una differenza abissale tra te e le persone che vivono in paesi in guerra è la possibilità di scelta: come ho già detto, io penso che tutti dovrebbero avere le stesse possibilità, anche di scelta: solo dopo potremmo giudicarle per le scelte che fanno, ma ritengo ingiusto che una persona, ad edempio nella scelta di avere un figlio, debba tenere in considerazione il fatto che è in un paese in guerra: è giusto, ripeto, che in tali condizione lo faccia (e dovrebbe farlo), ma mi sembra ingiusto che sia posta in tali condizioni. Ed è per questo che ritengo che i profughi abbiano il diritto di avere le stesse nostre possibilità, in un modo o nell’altro: uno di questi modi è permettere loro di venire qua.
    Una volta qua sarebbe giusto far capire loro perchè è meglio non far figli, magari dando noi l’esempio… perchè facendoli restare la non gli neghi solo la possibilità di far crescere un figlio, ma anche altri diritti.
    Inoltre capisci, Gaia, che tu puoi permetterti di fare certe critiche che probabilmente quasi tutti i tuoi lettori non possono fare, in quanto non vivono come te; quindi chi legge potrebbe fraintendere.

    Per quanto riguarda la “colpa degli occidentali”: non ho mai detto che tutti gli occidentali abbiano delle colpe, sicuramente quasi tutti i governi occidentali, e questo porta, indirettamente, delle responsabilità anche ai loro cittadini (che non hanno colpe, ma responsabilità), in quanto, indirettamente, probabilmente hanno potuto approfittare di benefici derivanti dalle azioni compiute dai loro (nostri) governi verso i paesi del terzo mondo.
    Non dico di sentirci in colpa, dico di non essere ipocriti.
    So benissimo che anche molti governi e para-governi di quei paesi sfruttati sono stati complici, ma anche qui i cittadini non hanno colpe, al massimo delle responsabilità (ma comunque molto minori rispetto a noi, in quanto molti di questi governi corrotti non sono neanche stati scelti da loro, a contrario dei nostri, oltre al fatto che loro non ricevono molti benefici, spesso, da quanto fanno i loro governi, o almeno non quanto noi).

    Il fatto che molte persone (di sinistra e non) tendano a far propri i problemi delle persone di cui non vengono rispettati i diritti penso sia dovuto a una questione anche razionale (e se fossi al loro posto? che meriti ho più di loro? perchè queste differenze causate solo da dove uno nasce? sto meglio perchè ho più meriti o per puro caso? e se è per puro caso, non è forse un dovere morale permettere a tutti di avere le stesse possibilità?). Probabilmente in parte anche empatica, ma ben venga, se mi permette di combattere per l’uguaglianza delle opportunità!

    Non so come il fatto di volere che tutte le persone abbiano gli stessi diritti sia riconducibile ad un senso di inferiorità, al massimo ad una consapevolezza del fatto che stiamo bene per caso, e non per merito, e quindi è doveroso far di modo che, in qualsiasi famiglia una persona nasca, gli vengano garantiti dei diritti basilari.
    E anche se ciò fosse dovuto ad un senso di inferiorità, allora ben venga, questo senso di inferiorità: forse ci aiuterebbe un po’ di più ad immedesimarci negli altri.

  68. Sì, certo che alcuni aspetti del mio stile di vita sono eccessivi, non lo porto ad esempio come ideale assoluto ma solo come cosa possibile; riguardo allo stare meglio o peggio, non è così semplice: per certi versi è meglio essere poveri tra i poveri, e quindi come gli altri, che un po’ meno poveri tra i ricchi, e quindi emarginati socialmente.
    Riguardo al resto, cercando di non ripetermi dico solo che non tutto quello che in teoria è desiderabile è fattibile in pratica. Il problema delle ideologie legate ai diritti è che non tengono conto della realtà: in teoria tutti hanno diritto a cibo, acqua, lavoro, spostamento, e così via, ma in pratica, questi diritti possono entrare in contraddizione – se il mio diritto al cibo cozza con il tuo diritto all’acqua? Se il mio diritto all’autodeterminazione cozza con il tuo diritto alla mobilità? E se, semplicemente, non c’è cibo per tutti? Che importanza ha che tu abbia “diritto al cibo”, se il cibo non c’è? Io posso anche lottare per il tuo diritto, ma non cambiare le regole della fisica per te (o me).
    In pratica, non è possibile dare a tutti la possibilità di venire a vivere in Italia, quindi è inutile dire che sarebbe bello, giusto, umano, equo… non si può e basta. Prendendo atto del fatto che non si può, come possiamo dare comunque la possibilità a tutti di migliorare la propria vita? Qui si possono proporre diverse soluzioni, tutte imperfette, ovviamente.
    Noi non siamo il paradiso, è inutile che ci atteggiamo come tali. Le nostre conquiste sono fragili, e non sono facilmente condivisibili, perché presuppongono tante cose, alcune delle quali (un’economia in crescita, molte risorse a disposizione) sono in crisi, altre (una società stabile, una storia comune, dei patti sociali, la democrazia) potrebbero venire messe in crisi dall’immigrazione di massa.
    Nel nostro star bene c’è del caso, certo, nell’aver ereditato certe condizioni, ma anche del merito nell’averle mantenute. Penso che le persone che stanno male dovrebbero essere incoraggiate a migliorare la loro condizione con i propri sforzi, anche riprendendosi le risorse che gli rubiamo, se necessario (io spero che lo facciano), ma non incoraggiate a partecipare a un benessere “già pronto”, che non solo non hanno ereditato, e questa non è una colpa, ma nemmeno contribuito a mantenere o costruito nel loro paese. E lo dovrebbero fare anche per rispetto a chi resta e lotta. Uno dei motivi per cui io sono così apparentemente dura è che non penso che dovremmo agevolare chi scappa rispetto a chi rimane. Io sto con chi rimane e combatte. E’ loro che dovremmo aiutare, non gli altri.

    [Sì, anche secondo me non c’è bisogno di scomodare la parola ‘nigger’, che ha tutto un altro significato, per tradurre quello che semplicemente significava nero]

  69. Angelo Sinuello

    Come ho già detto più volte (se vuoi dimmi che non ci credi, che non concordi, ma non continuare a ripetere cose a cui ho già risposto), ora come ora non mi sembra affatto che i loro diritti cozzino con i nostri: noi non rischiamo di morire nel nostro paese, nè di fame nè a causa di una guerra. E FINO A QUANDO NON CI SARÀ UNO SCONTRO DEL GENERE (DIRITTI VS DIRITTI) MA UNO SCONTRO DIRITTI VS PRIVILEGI RITENGO GIUSTO E DOVEROSO DARE LORO UN’OPPORTUNITÀ (anzi, per me non ci dovrebbero essere distinzioni o favoritismi neanche in una situazione del genere, ma è un altro discorso) QUINDI, PER FAVORE, NON RITIRARE FUORI QUESTO ARGOMENTO, PERCHÈ È PALESEMENTE FALSO: IN ITALIA NON RISCHIAMO DI MORIRE DI FAME O A CAUSA DI UNA GUERRA, OK? LORO SI!
    Il cibo c’è, anzi, ce n’è così tanto che moltissimo viene sprecato e buttato via anche se ancora commestibile!
    Inoltre, e a riguardo ti consiglio di leggere anche l’ultimo Internazionale, uscito sabato scorso, le risorse che “consumerebbero” sono irrisorie rispetto alle risorse sprecate per altri motivi che noi non condanniamo; ci sono sprechi nei confronti dei quali molte persone non si oppongono quanto lo fanno per negare i diritti ai migranti.
    I migranti arrivano qua perchè c’è effettivamente una richiesta della loro manodopera: se vogliamo che non ci sia una concorrenza sleale (in quanto accettano anche stipendi da fame) tuteliamo i loro diritti anche di lavoratori.

    Può darsi che le persone debbano essere incoraggiate a combattere per i loro diritti e per il loro paese, ma rispedirli indietro non è un incoraggiamento, è una costrizione, e non li aiuta davvero in nessun modo, anzi, li condanna.

    Anche ammettendo che tu vada ad aiutare le persone a lottare per il loro paese, il 99,99& degli italiani non lo fa, quindi non abbiamo il diritto, come nazione, di essere duri con chi scappa, anche perchè, ripeto, lo fa nella speranza che i suoi diritti vengano rispettati.
    E tu forse (ma in verità non lo sai enanche tu) lo faresti, ma molti di noi (probabilmente la maggioranza) ci comporteremmo ( e ci siamo comportati in passato) come loro. Come possiamo quindi condannarli?

    Ultima cosa: la decrescita: i 2 argomenti sono separati perchè, ripeto per l’ennesima volta, le risorse consumate da loro sono ridicole ed insignificanti rispetto a quelle consumate da noi (ci sono più cellulari cha bitanti, in italia, e contando anche bambini che non possono averne.. http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2006/03_Marzo/02/rapporto_cellulari.shtml.

    http://www.repubblica.it/salute/alimentazione/2013/05/20/news/sprechi_alimentari_ogni_anno_in_italia_si_buttano_76_kg_di_cibo_a_testa-59221581/
    http://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/spreco-di-cibo
    E MI DICI CHE È UNA GUERRA TRA IL NOSTRO DIRITTO AL CIBO ED IL LORO??????? che noi rischiamo di morire di fame? o che a breve accadrà?

  70. Speriamo quando li prendono li portino tutti in casa di sinuello e che li mantenga a sue spese e non a spese degli italiani.
    Del resto anche i preti e altri che hanno interesse razzolano bene e praticano il contrario.

    Un appunto per gaia il sito é lentissimo e tarda a far apparire i caratteri scritti.

  71. Angelo Sinuello

    Luigi, ti ringrazio per la profonda analisi e per le critiche costruttive.
    Quali interessi avrei, secondo te?
    Rido per non piangere.

  72. La sacrilega osservazione di Luigi rispetto al catechismo dirittista e panmixista di Angelo Sinuello riassume, in poche parole, l’inquinamento ipocrita e l’arroganza contro le leggi della realtà e dei suoi limiti di queste strampalate neoreligioni e l’oscurantismo che esse recano con loro.

    Come i preti, predicano cosa gli altri devono fare.
    Quanti clan di allegri giocosi ganesi o pachistani ospiti a casa tua, Angelo, tu che hai il cibo ed essi, a tuo dire, no?
    Perché tu, piccolo borghese occidentale di ,_rda sfruttatore non cedi loro la proprietà della tua casa?

    Bah, siamo veramente fottuti.

  73. gaiabaracetti

    Per favore, non insultiamo gli altri commentatori, anche se indirettamente.

  74. Grazie Mauro.
    L’analisi di UnaBomber è tanto lucida e precisa quanto politicamente scorretta.
    Il fatto, sostanzialmente, è che le derivazioni della setta marxismo (a sua volta derivata da cristianesimo ed ebraismo) come il terzomondismo, l’ugualismo, il tecnoprogressismo crescitista, il panmixismo, l’incultura gender, etc. sono i nuovi sistemi fondamentalistici di credenze che sono ostili alla realtà, alle sue leggi, a scienza e conoscenza, alla biologia, ai suoi limiti.
    Siamo passati da più bieco conservatorismo religioso al più becero progressismo neoreligioso.
    La casta sacerdotale che la celebra specula sul rincoglionimento delle masse e sulle sciocchezze delle quali farcisce loro la testa. Il risultato è che poi i catechizzati diventano molto più catechistizzanti dei catechisti.

    o – Non sono mai esistiti nella storia i diritti ()aggiungere per tutti è pleonastico) e per i brevi periodo con cui ci sono stati diritti ad essi sono corrisposti altrettanti doveri.
    o – Le migrazioni (delle risorse o delle genti) sono sempre stati atti violenti ed egemonici e la prima arma bellica è la demografia.
    o – Le pulsioni masochistiche e sadiche delle elite pseudo intellettuali che speculano sulla massa catechizzata sono caratteristica tipica dello sfruttamento della società da parte delle caste sacerdotali e dell’accanimento con il quale esercitano il loro potere.

    Il discorso da invasato del fondamentalista terzomondista, panmixisrta, filomassmigrazionista Vendola è paradigmatico: uno che non lo conoscesse non riuscirebbe a distinguerne i modi da un parossistico imam wahabita o da un fanatico predicatore di qualche contea degli USA profondi.
    E pensare che la formazione ideologica marxista di questo figuro era contraria alle religioni come oppio dei popoli (dalla padella alla brace).

    Allora uno che osserva alcune cose al limite dell’ovvio, come UnaBomber, se è coerente con le assurdità e le scelleratezze che critica, finisce ai margini / espulso dalla società, Semplicemente o ti dissoci o subisci la violenza su te stesso oppure, se non hai queste pulsioni, cerchi di difenderti attaccando la società marcia e degenere.

  75. Mauro, ho citato la tua citazione di Una Bomber! 🙂

  76. il nostro destino uguale a questo.
    Gaia copio un post togliendo dei riferimenti per dirti che gli sforzi che stai facendo nel ridurre il tuo impatto ambientale non serve a niente perché noi siamo dstinati a scomparire non solo come individui ma come razza e pianeta abitabile a meno che il 90 per cento della popolazione non cambi il suo modo di essere cosa che reputo se non difficile quasi impossibile.
    Come disse Asimov in un suo libro . Contro la stupidità anche gli Dei nulla possono.

    pessime, pessime notizie: purtroppo no.

    La situazione riportata nell’articolo che hai letto e che prossimamente aggiorneremo, è una fotografia al 1975. Da allora la situazione ha continuato a peggiorare e, nonostante gli avvertimenti, i consigli e l’aiuto offerto dai P. alla civiltà di AKART, nel 2007 si è avuto un tragico e incredibile epilogo: raggiunta l’assurda cifra di 34 miliardi di abitanti, l’ecosistema del pianeta è saltato e, in particolare, è COLLASSATA l’atmosfera dello stesso. Oltre agli esseri umani, TUTTE le forme di vita che necessitano di ossigeno per vivere sono morte e i P. furono in grado di salvare solo 116 milioni di esseri umani.

    Che ci serva di monito.

    L’unica soluzione al terribile dramma della sovrappopolazione, i cui effetti devastanti verificatisi su AKART potrebbero riguardare anche noi, è che vi sia una consapevolezza del problema da parte di ciascuno o comunque della indubbia maggioranza degli abitanti di un pianeta. Sappiamo che in un futuro lontano questa consapevolezza si diffonderà sulla Terra (anche se saremo il triplo degli abitanti attuali) prima che sia troppo tardi.

    Un saluto,

  77. Ecco un articolo in cui si possono trovare delle risposte diverse sul tema dell’immigrazione in europa, e che a differenza di questo post utilizza dati, numeri e grafici. Tanto per dare un altro punto di vista.
    http://www.internazionale.it/opinione/jacopo-ottaviani/2015/09/17/luoghi-comuni-immigrazione-grafici

  78. Certo, peccato che Internazionale sia ormai una rivista patinata radical-chic dove si trovano veramente pochi punti di vista veramente “liberi” e non conformisti. L’uso parziale e retorico dei dati qui esposti è evidente. E del resto mi pare fosse Keynes che diceva qualcosa tipo “esistono le piccole bugie, le grandi bugie e poi le statistiche”, per evidenziare come si possa fare dire ai numeri, in forza della loro pretesa oggettività, ciò che si vuole. esempio: Ok Sirir+Etiopia sarebbero il 5% della popolazione europea. Peccato però che vadano a sommarsi a una % già non trascurabile di immigrati. A udine siamo a oltre il 15%. E poi, se invece immigrasse tutto o solo metà del Bangladesh o del Pakistan o della Nigeria (che sono poi quelli che vengono da noi, io di famiglie siriane in fuga a Udine non ne ho viste), come la metteremmo?
    Io pongo invece una bella domanda alle menti acute del forum: quali sono le categorie sociologiche italiane favorevoli all’immigrazione? quali impieghi, età, sesso hanno? avete qualche idea?

  79. Ciao Marta,
    preparo un post separato per rispondere all’articolo di Internazionale.

  80. non ho mai letto una serie di stupidaggini come quelle scritte da Jacopo Ottaviani.

    1) il 5% all’anno sarebbero il 100% in 20 anni (lasciamo perdere l’esponenziale)
    Cioè per raddoppiare la popolazione europea (ovvero diluirla con xeno del 50%), popolazione creatasi in millenni, servirebbero 20 anni

    Poi qui dentro Gaia ha osservato che solo nel 2013 la popolazione è cresciuta dell’1.8% + 1M e rotti di homo, Firenze e Torino createsi dal nulla in un solo anno (l’aumento degli alloctoni è anche peggiore visto che le donne italiane fanno 1.4 figli per donna, quindi l’aumento finale degli invasori è stato, forse, anche di 1.3 o 1.6M)

    2) I migranti minacciano lo stato sociale dei paesi europei?

    perché non ci sono solo i costi diretti e bilanci economicistici sono … semplicistici. La qualità della vita non è solo quantità si o no, più o meno di sghei.
    L’impatto su servizi e infrastrutture è evidente.
    Ad esempio, il tasso aberrante di riproduzione conigliesca di alcune comunità di invasori, ha intasato nella città in cui scrivo i servizi ginecologici (peraltro in crisi per i tagli dovuti al colossale debito) facendo esplodere i tempi di attesa.
    Sali su un treno “sociale” (non elitario, NoTaV) in certe tratte e orari e buona fortuna. Eccetera eccetera.

    3) I migranti fanno aumentare la disoccupazione?
    Ovvio
    Perchè il sempliciotto e furbetto Jacopo Ottaviani si dimentica di due cose
    I) se in un mercato di produzione di panettoni catapulti 20M di panettoni e 150k panettonieri, cosa succede ai panettonieri locali?
    II) se 100k panettonieri locali sono messi sul lastrico e iniziano a mettersi a fare i lattonieri, cosa succede ai lattonieri? se dopo studio e qualificazione libresca si mettono a fare gli ingegneri o gli avvocati cosa succede a ingegneri o avvocati?

    Questa è una delle più banali litanie e di assurdità talmente palesi che i filomassmigrazionisti infilano nella testa della gente. Non tutti sono idioti però.
    Il tutto in un mercato già caratterizzato da grave disoccupazione e da un’automazione sempre più spinta che elimina proprio i posti di lavoro automatizzabili, che richiedono meno specializzazione.

    4) Gli immigrati in Italia pagano le tasse?
    Qui si torna di nuovo sul piano economicistico che è solo uno.
    Pagano le tasse? Ci mancherebbe che non lo facessero.
    Il signor Ottaviani “migrazioni di massa senza se e senza ma” si dimentica della questione delle rimesse, ovvero miliardi e miliardi di euro che scappano da qui, delocalizzati.
    Peccato che uno dei mantra della sinistra sarebbe “i ricchi sono cattivi perché non riimmettono i soldi (il capitale) nell’economia ma li accumulano (li sottraggono ad essa)” . Se lo fanno i cattivi ricchi borghesi cacca diavolo brutti cattivi, se lo fanno gli invasori, semplicemente non lo si menziona.

    5) I paesi con più profughi sono in Europa?
    Ad una persona che si lamenta di una linfoma, voi rispondereste che esistono persone con linfoma, diabete e ulcera?
    Che cazzo di ragionamenti sono?
    I profughi quando in masse sterminate (e qui c’è un falso, visto che la maggioranza degli invasori sono stati storicamente quasi solo migranti economici e ancora adesso i migranti economici sono almeno la metà) sono un problema e non una opportunità come questi farcitori di stupidaggini per piccole menti scadenti predicano da mane a sera.
    Più o meno siamo all’intelligenza del “quel paese ha più alluvioni e di maggior intensità del tuo”.

    6) L’Europa ha bisogno dei migranti?
    Qui il crescitismo dà il meglio ovvero peggio di sé.
    Il problema della demagogia “più pensione per più tutti per più giovani” tanto il sistema cresce esponenzilamente e/o pagano quelle coglioni di generazioni a venire è stato proprio creato dalla triade
    crescitismo . demagogia .- coalizione cattolici (democristiani) – comunisti e la varia ghenga di politicastri e sindacatastri “finanze allegre e segna che pagheranno i nipoti”.
    Come ho scritto a casa, da fonti del PD trentino, le elite che spingono sulle migrazioni di massa, sanno benissimo che il mostro previdenziale che hanno creato è INSOSTENIBILE e sanno che possono porrtare avanti ancora un po’ la finzione sfruttando i tributi dei lavoratori ospiti.
    Ovviamente si guardano bene dal dirlo.

    Le vie per l’inferno sono lastricate delle migliori intenzioni,
    E di mezze verità o falsità.
    Appunto.

  81. Antonio: “saro’ piu’ povero se accogliero’ dei profughi? mi va bene, e’ comunque giusto”

    Il tuo stesso permanere in un Paese “ricco” ti rende complice di quello che presumi essere lo sfruttamento d’un Paese “povero”, per cui ti si offre una sola possibilità d’essere coerente coi discorsi che fai: emigra in un Paese “povero” e abbatti colà il livello del tuo stile di vita (non potresti farlo qui, perché la portanza del territorio italiano non consente a 60 e passa milioni di persone di vivere senza apporti dall’esterno). Considera inoltre che ogni “povero” che ammetti nel Paese “ricco” Italia non fa altro che peggiorare quello che presumi essere lo sfruttamento del Paese “povero” di provenienza.

  82. Gaia, vedo che dai e dai sei arrivata a fare ragionamenti che vado ripetendo da una quindicina d’anni (a volte mi hai pure dato torto con toni non proprio comprensivi). Me ne rallegro. Al tempo stesso mi spiace, perché questa raggiunta consapevolezza sicuramente t’avvelenerà la vita almeno un pochetto.

  83. Dove non sono stata comprensiva? Se ho risposto male mi dispiace. Riguardo al trasferimento in un paese povero, io invece penso che diminuire i consumi in un paese ricco sia molto più utile che aumentare la popolazione in un paese povero, dove già aumenta da sè. Per quanto riguarda i 60 milioni di persone, diminuire i consumi, mantenere bassa la natalità e ridurre l’immigrazione* dovrebbero bastare; il punto è che non si vuole fare.

    * Si può anche decidere di fermare completamente l’immigrazione, ma io penso che non sarebbe desiderabile e nemmeno giusto, e comunque a quel punto dovremmo anche riprenderci i tre o quattro milioni di italiani che vivono all’estero.

  84. No, non hai risposto male, non mi sembri neppure il tipo per farlo. Semplicemente, mi hai dato torto (con molto garbo) quando sostenevo, anche se con uno stile assai meno efficace del tuo, alcune delle cose che hai appena elencato. Veramente, avessi la tua “penna” questo articolo avrei potuto scriverlo io, da tanto che mi ci riconosco.

  85. Gaia: “dovremmo anche riprenderci i tre o quattro milioni di italiani che vivono all’estero”
    Attenta, perché dicendo così ricadi in uno di quei non sensi che giustamente hai stigmatizzato nell’articolo.
    E comunque hai ragione: il punto è che “il popolo” non lo vuole fare per colpevole inconsapevolezza, mentre le dirigenze non lo vogliono fare scientemente, per calcolo e per interesse. Si dice che negli anni quaranta circolassero per l’Europa tipetti con le stesse caratteristiche dei dirigenti attuali, solo che erano soliti indossare una casacca di colore diverso.

  86. Quello che volevo dire è che non si possono usare due pesi e due misure. Se vogliamo emigrare, dovremmo accettare in egual misura un’immigrazione. Se ci sono, mettiamo, tre milioni di italiani fuori dall’Italia, e tre milioni di stranieri in Italia, siamo pari. Ovviamente le persone non sono interscambiabili, ma un minimo di scambio è anche salutare, secondo me. Tre milioni non sono pochi, ma neanche abbastanza, se distribuiti bene, per disgregare una società molto grande (dipende poi da che tipo di culture provengono, come si “integrano” – altra parola che sarebbe interessante analizzare, che età e sesso hanno, quanto a lungo rimangono, e così via). Se tre milioni ci sembrano troppi, allora anche agli inglesi potrebbero sembrare troppi gli italiani in Inghilterra (lo sembrano a me, di sicuro, ed è uno dei motivi per cui levai il disturbo da Londra).

  87. E in effetti mi pare che in UK stiano facendo un giro di vite sugli “immigrati” comunitari, in termini di accesso al welfare. Io personalmente ritengo corretto che un paese, nonostante Schengen, possa cercare di regolare i flussi comunitari, non sbattendo fuori fisicamente le persone, ma mettendo un filtro sull’accesso a determinati servizi e sovvenzioni. E stiamo parlando di flussi tra paesi comunitari con determinati accordi e patti reciproci. A maggior ragione, a mio avviso, ha diritto un paese di regolare flussi da paesi terzi. Sappiamo infatti che i criteri di immigrazione verso altri paesi come USA e Australia sono ben più rigidi. Quindi secondo me la tua equazione immigrati stranieri/immigrati italiani non è corretta, perché avviene secondo criteri radicalmente diversi. Senza contare che esportiamo persone con qualifiche medio-alte e importiamo persone nella gran parte dei casi con basse o nessuna qualifica.

  88. Allora, se non si entra nella logica ecologica e localista che
    o – lo spostamento di massa di risorse
    o – lo spostamento di massa di persone

    sono “Il Problema” e come tale bisogna affrontarlo e ridurlo e non favorirlo, le cose potranno solo peggiorare.
    Non c’è alcuna migrazione di massa positiva e non c’è mai stata.
    Solo che le fanfaluche con le quali farciscono le menti vorrebbero sostenere proprio il contrario.
    Su sei mezze falsità che hanno trovato spazio sulle pagine de L’internazionale (il che è tutto dire, per dire l’infimo livello a cui si è arrivati nella manipolazione) si è appena espressa Gaia.

  89. Mauro, il mio era un discorso ecologico, non economico. Se dico che l’Italia non può accogliere di più perché è sovrappopolata, devo accettare che anche gli stati dove vanno gli italiani possano essere sovrappopolati. Allo stesso modo, se gli italiani considerano la loro cultura minacciata, altrettanto potrebbero fare gli inglesi (a Londra, non so per colpa di chi, ho sentito dire che i pub stanno sparendo; trovare un inglese a Londra, poi, è un’impresa, ma non solo: molti inglesi stanno facendo fatica a permettersi di comprare le case a causa dei prezzi altissimi, in parte dovuti alla competizione e agli acquisti dall’estero. E sto parlando di una città che comunque è estremamente mista da più di un secolo, ma adesso è fuori controllo).
    Riguardo alle qualifiche, sto cercando di uscire anche da questa logica, perché tra un laureato italiano che va a fare il cameriere a Londra per non fare il cameriere a Cosenza e un africano che viene in Italia e impara a fare il saldatore non è facile dire chi ci ha guadagnato e chi ci ha perso. Sicuramente, anzi, ci perdono le persone del luogo, che sia l’Africa, l’Inghilterra o l’Italia, che si trovano schiacciate dalla concorrenza: da un lato, i lavoratori “qualificati” che arrivano e tolgono un incentivo a “qualificare” i locali; dall’altra, i lavoratori “non qualificati” che si trovano a competere con altri lavoratori “non qualificati” che però accettano la metà dei soldi. Inoltre, un paese che ha investito per formare un lavoratore e poi lo vede andar via è sicuramente danneggiato.
    Comunque, io non ritengo un universitario superiore a uno che sa fare il formaggio o riparare un tubo, o che è disponibile a imparare a farlo. Ogni società dovrebbe provvedere ai propri bisogni, anche se uno scambio paritario con altre società sicuramente può aiutare ad imparare dei mestieri nuovi (in tante storie dell’abbigliamento in Europa leggo come i tali ricamatori o i tali tessitori fossero così ambiti che gli veniva proibito di emigrare o i vari regnanti cercavano di accaparrarseli…)

  90. Legare la gente ad un territorio ristretto è il miglior modo per responsabilizzare quella gente e per costringere (sì, a volte è il caso di costringere) a fare i conti con la materialità inderogabile dei limiti. Personalmente resto quindi contrario alle migrazioni in generale, ancor più all’immigrazione verso l’Italia, ancor più a quella verso il Piemonte (già abbondantemente “tassato” in questo senso da migrazioni provenienti non solo dall’estero), ancor più a quella verso la mia provincia e via in crescendo con il Comune, con il quartiere, ecc.

    Viste le tecniche di manipolazione alle quali siamo soggetti, non accetto neppure che si accosti al termine “immigrazione” l’attributo “eccessiva”, perché si tratta d’un cavallo di Troia: “eccessiva” non è un numero, e può essere usato secondo convenienza dal dirigente di turno. Per questo sono draconiano: l’immigrazione fa danno, eccessiva o no. E’, ovviamente, una reazione d’autodifesa, preventiva ad un uso strumentale del linguaggio a mio danno (quante volte!).

    A un certo punto dici che i lavoratori forestieri “accettano la metà dei soldi” rispetto ai lavoratori italiani. E’ una mezza verità che non tiene conto di alcuni dati di fatto sui quali ti invito a soffermarti: 1. la possibilità che ha un avventuriero di vent’anni o poco più d’affrontare disagi per un breve periodo della propria vita in cambio di remunerazioni elevate rispetto a quella che ha una persona che deve pianificare la propria intera vita in un certo contesto, magari facendo i conti con la mezza età prima, con l’età dei capelli bianchi e dell’artrosi poi; 2. la possibilità di comprimere drasticamente le spese per un breve periodo ricorrendo a espedienti di varia natura, accantonando parte della propria paga (se accantono cinque euro mangiando alla Caritas e trasferisco quei cinque euro in un Paese dove valgono dieci volte tanto, ogni pasto alla Caritas mi rende cinquanta euro-equivalenti; calcola tu quanto rende dormire nel parcheggio d’un centro commerciale abbandonato); da 1. e 2. consegue 3., ovvero il valore al cambio rapportato al potere d’acquisto nelle zone di provenienza della paga giornaliera e della porzione di paga giornaliera accantonabile; 4. gli eventuali familiari a carico risiedono, nel caso dei numerosi avventuarieri, in detti Paesi ove il differenziale di potere d’acquisto è comparativamente enorme; 5. certi servizi che sono a pagamento o soggetti a compartecipazione alla spesa per gli Italiani sono gratuiti per chi risulta nullatenente; 6. chi vive nell’abusivismo è ufficialmente nullatenente anche quando effettivamente non lo è; molti dei “regolari” praticano comunque assai più abusivismo di quanto sia possibile agli Italiani, particolarmente in certe zone (pare che non tutti gli Italiani siano uguali…). Mi fermo.
    A questo punto dovremmo anche chiederci: come dovremmo interpretare certi servizi che son stati trasmessi in questi giorni nei quali si descriveva la situazione dei lavoratori in nero a 30 euro a giornata per il caporalato pugliese (nel servizio, comunque sia, il caporale era rumeno…)? Come potremmo interpretare la testimonianza che ti porto di un’agenzia di lavoro temporaneo che ha offerto a un mio conoscente ventiduenne un impiego di vigilanza dalle 22 alle 7 per due nottate a settimana tra sabato e lunedì per la fantastica quota giornaliera di euro 30 (netti), senza copertura delle spese? Quale sciagurato potrebbe stupirsi o, peggio, assumere un atteggiamento moralista per il diniego che il mio conoscente ha opposto a una proposta tanto incongrua? Che peso ha la disponibilità di persone disposte a lavorare la stessa quantità di tempo per una paga semplicisticamente comparabile ma in realtà assai dispari, magari in nero, nelle condizioni che ho descritto in precedenza?
    Mi pare d’aver capito che non sei una “mente semplice” e che tendi a non dare tutto per scontato. Non rispondermi subito o, se lo fai, prendi dopo il tempo per rimuginare un po’ sulle mie osservazioni. Alcune continueranno a sembrarti inopportune, e magari lo sono pure, altre potrebbero cambiare alcuni tuoi punti di vista. E’ già successo… 🙂

  91. Dimenticavo, fattore importantissimo, che ai moltiplicatori che ho appena descritto molte volte si aggiunge il moltiplicatore dovuta alla pratica di attività illecite. Sai dove vanno i guadagni e quanta “golosità” e “spregiudicatezza” possono suscitare? Da qualsiasi parte si guardi la questione, noi siamo i perdenti. Esserlo in modo consenziente o, peggio, entusiasta, mi sembra un minimo fuori luogo. Esserlo per eccesso di buon cuore è meno deprecabile, ma rimane qualcosa di troppo “costoso” (fino all’autolesionismo) per continuare ad esserlo visto il contesto.

  92. Anche se le considerazioni che fai tu riguardo ai lavoratori stranieri mi sembrano corrette, non è neanche vero che siamo noi i perdenti in tutto e per tutto. È buffo perché ho appena scritto a un amico considerazioni in un certo senso opposte a quelle che sto per scrivere qui, ma cerco di mantenre una posizione che non ecceda né in un senso (siamo colpevoli di tutto) né nell’altro (siamo le vittime). Il tenore di vita italiano è alto anche perché pesiamo sulle risorse di altri paesi. Abbiamo il dovere di ridurre questo peso, anche se probabilmente sarebbe meglio per tutti se i popoli che sono vittime del nostro consumo di risorse loro se le riprendessero personalmente. Quindi, parte della vita di ogni italiano si nutre di cibo, materie prime e manodopera sottratte ad altri. La soluzione, però, non è una competizione verso il basso o il far venire qui le popolazioni danneggiate, così da renderle ancora più corresponsabili: la soluzione è rientrare nei limiti ecologici ed evitare cose che, come il consumismo o l’immigrazione di massa, contribuiscono a sforare questi limiti.

  93. Su questo punto non posso (e non voglio) darti torto. Il problema è che non riesco a immaginare vie operative che permettano di muoversi verso l’obiettivo senza le storture e le aberrazioni che tutti quanti conosciamo. Temo che si tratti d’una via difficilmente praticabile, fatti salvi gli sforzi individuali encomiabili che comunque non incidono su un totale che è talmente elevato da sfuggire perfino ad una corretta valutazione dei numeri da parte dei più. Per chiarire cosa intendo, ti dirò che pochi giorni fa, una certa persona in un altro luogo “virtuale” rispose a un mio commento con una frase che, alla lettera, suonava così: “E’ un Paese piccolissimo abitato da quattro gatti, poco più di due milioni di abitanti”. Ovviamente “2” è un numero che evoca una quantità piccolina, poi che si tratti di milioni o miliardi, per molti, diventa secondario. Ho risposto allo “svagato” che due milioni di persone non riuscirebbe a incontrarli in una vita intera, e che sono un’enormità. Pensi che abbia compreso il punto? No, stanne certa.
    Aggiungo che un conto è seguire la via della sobrietà su base volontaria e in un contesto nel quale la scelta della sobrietà permette di conservare “margini di sicurezza”. Stai certa che nelle mani sbagliate, cioè quelle di qualsiasi dirigente, l’imposizione della sobrietà diverrebbe imposizione della miseria, il che è una mostruosità inaccettabile.

  94. “Pesiamo” sulle risorse altrui è un plurale inclusivo che non condivido — la responsabilità è individuale e varia da caso a caso, da situazione a situazione. Ancora una volta, c’è chi con questa manipolazione cerca di farmi digerire il messaggio che dovrei sopportare l’imposizione di forme di disagio per me intollerabili perché in qualche modo non ben specificato sarei coinvolto in qualche forma di fantasiosa responsabilità collettiva. Personalmente non ci casco. Fallo anche tu, perché il mondo è pieno di odiosi furboni.

  95. Non esistono solo i livelli di scelte individuali e dirigenze: ci sono le comunità, in mezzo, che possono provare ad autoregolarsi. Ad ogni modo, ci aspetta sicuramente un futuro con molte meno risorse a disposizione. La sobrietà non ce la imporrà nessun essere umano in particolare: ce la imporranno le leggi della fisica.
    Questo presenta parecchie sfide: il mio progetto di vita personale è trovare risposte a queste sfide secondo i miei principi. Una strada è ridurre la popolazione in modo indolore (poche nascite e pochissima migrazione), un’altra è studiare la produzione e la commercializzazione del cibo, un’altra cercare forme di democrazia diretta e responsabilizzazione a livello locale…
    Comunque, quello che sia tollerabile o meno per te (o me) non è tanto il punto. Se uno prende più di quello che gli spetterebbe, ha preso troppo, che gli piaccia o no. Se la collettività di cui facciamo parte utilizza una quantità esagerata di risorse, e noi non facciamo niente per cambiare sia la nostra vita che il sistema che ci sostiene (perché nessuno è completamente autosufficiente) per quanto mi riguarda siamo responsabili, sia collettivamente che come individui.

  96. Gaia: “per quanto mi riguarda siamo responsabili”
    Va bene, se il tuo modo di sentire te lo rende gradito allora sei responsabile anche secondo me.
    Precisazione doverosa: non è il sistema che mi sostiene, sono io che sostengo il sistema, per forza e non per scelta.

  97. Poi ci sono anche notiziole come questa, che ancora una volta potrebbero alimentare i dubbi della nostra Gaia, che curiosamente girano poco sui media. Certo, da verificare:
    http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=8&pg=12736

  98. Grazie Mauro per la segnalazione.
    Ovviamente per gli invasati fondamentalisti accoglientisti senza se e senza ma quasiasi dato che testimoni e la gravità del conflitto migratorio a bassa tensione in corso e la scelleratezza e la pericolosità dei collaborazionisti cattolici e di sinistra sono del tutto irrilevanti.
    Essi hanno le menti ottenebrate, trattandosi di oppi dei popoli (Marx è riuscito nella più fantastica, colossale e globale realizzazione di quella che in PNL viene chiamata negative target fixation: voleva scacciare gli oppi delle menti del popolo tradizionali e ha diffuso il proprio) e quindi non c’è dato oggettivo, evidenza e logica che tenga.

    Più in generale è del tutto ovvio che se uno vede una rissa tra due band in strada, la cosa più idiota è di scendere e andare a tirarsi in casa una dozzina di energumeni. Anche tra quelli pestati o che fuggono la probabilità di raccattare dei “pochi di buono” è vicina ad uno.
    Io solleverei qualche dubbio sull’intelligenza di importare milioni di energumeni che sono riusciti e a creare il problema siriano (una spaventosa sovrappopolazione) e con esso le conseguenze (una colosale, nazionale rissa nota come guerra civile).

    Però l’invasione è ricchezza, oportunittà, è gioiosa, pacifica, e così colorata, e multispirillazz!
    E giù applausi.

  99. Io a questo punto proporrei di accogliere solo i bambini, temporaneamente, finché la guerra non finisce. Sono gli unici che non hanno responsabilità e di sicuro non dovrebbero venire coinvolti. Anche se secondo me è un atto di responsabilità aspettare che una guerra o carestia finisca prima di metterne al mondo, se si può evitare (ad esempio lo stupro è un caso in cui la madre è vittima, non ha scelto). Gli adulti dovrebbero risolvere il problema, non scappare in massa!* Ma quando lo dico mi guardano tutti come se fossi pazza. Ormai “scappare dalla guerra” è considerata una cosa più naturale che respirare. E i curdi? E i partigiani?

    * Io ogni tanto mi sveglio la notte e penso all’ISIS e a come ammazza la gente. Questo per dire che capisco la paura. E so anche che tanti di quelli che scappano non hanno colpe dirette. Purtroppo le colpe di alcuni in una collettività ricadono anche su quelli che non riescono a risolvere il problema.

  100. Gaia, dopo che hai accolto i bambini, avresti lo stomaco di rimandarli da quella gente?

  101. Quale gente? I loro genitori? Di sicuro né provo nei confronti della collettività dei siriani maggiore disprezzo o rispetto di quelli che provo nei confronti della collettività degli italiani, né ho intenzione di giustificare una sottrazione di massa di minori alle loro famiglie e società (quando è stato fatto, in Australia e Canada, si è parlato di genocidio culturale). La mia proposta, che già considero impraticabile, credo abbia precedenti in alcune guerre (come quelle dei Balcani, ma ho sentito dire che è stato fatto anche nell’ultima guerra mondiale per quanto riguarda i bambini italiani in Libia, solo che non trovo riscontri adesso) e sarebbe l’unica, dal mio punto di vista, morale sia in un senso che nell’altro – a patto, ovviamente, che non serva da incentivo alla natalità.

  102. Questo è il genere di rischi a cui mi riferivo riguardo all’arrivo di enormi quantità di giovani uomini senza donne provenienti da paesi con culture di genere molto diverse dalle nostre.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/05/colonia-a-capodanno-donne-aggredite-da-mille-uomini-ubriachi-di-origini-arabe-o-nordafricane/2350525/
    Sinceramente non mi aspettavo una cosa del genere, infatti ho controllato su altre fonti per vedere se la notizia era vera, e sembra esserlo.
    http://www.spiegel.de/panorama/justiz/koeln-nach-uebergriffen-an-silvester-polizei-geht-60-anzeigen-nach-a-1070465.html
    Un po’ mi dà fastidio che i giornali parlino di “rischio strumentalizzazione”: come se trarre delle conclusioni da un fatto grave non potesse essere che strumentalizzare. Se la mafia uccide un giudice o un giornalista, per dire, diremmo che c’è un pericolo mafia o un pericolo strumentalizzazione?
    (No, non sto dicendo che gli immigrati siano come la mafia: è solo un esempio)

  103. Gaia, per un momento soffermati sull’ipotesi (per me certezza) che si sia trattato d’un’operazione terroristica in forme nuove ed inusuali da affiancare a quelle più “tradizionali”. L’obiettivo? Accentuare il clima per il quale le persone non si sentono più sicure a casa propria (con buone ragioni per sentirsi così, perché quelle persone effettivamente non sono più sicure a casa propria; mi correggo: perché non siamo più sicuri a casa nostra).

    Ovviamente nessuno sarebbe disposto ad accogliere pubblicamente un’interpretazione di questo tipo, ma… ripensaci: è credibile che a migliaia di persone di provenienza uniforme sia venuto in mente di mettere in atto contemporaneamente e in più città azioni dello stesso tipo e con modalità comparabili? La mia risposta è no, si è trattato d’una operazione pianificata. Chiamalo, se vuoi, terrorismo soft.

  104. la situazione è preoccupante. basta girare un po’ su internet e si trovano parecchie notizie su come la situazione stia degenerando. Soprattutto mi pare nei paesi, tipo Svezia, che sono i più accoglienti e generosi. Qualcuna di queste notizie sarà pure esagerata o farlocca, ma non dubito che l’immagine complessiva di quello che sta succedendo sia chiara.
    La vigilia di natale ero in centro qui nella nostra città. Come tutti gli anni un gruppetto di improvvisati cantori si stava esibendo sotto una delle logge della principale piazza cittadina (gaia immagino capisca a cosa mi riferisco). Non certo un chorus angelicus, ma divertenti e apprezzati dalla gente in giro per la città. All’opposto della piazza, sotto un altro porticato, si era riunito un gruppo di 8-10 immigrati/rifugiati/richiedenti asilo (sicuramente mediorientali o arabi) che sbevazzavano (non so cosa), gettavano in giro le bottiglie e gridavano (certo coperti dal coro) qualcosa come vaffanculo all’indirizzo del coro e degli spettatori.
    Certo nulla di grave, un caso isolato, ma la gente attorno era abbastanza sconcertata e anche io ci sono rimasto male. Forse sono un po troppo suscettibile, ma queste cose mi fanno pensare a come la gente che sta arrivando si relazioni con noi, e soprattutto si relazionerà in futuro.

  105. Io penso sia ingenuo aspettarsi altrimenti. Si tratta di persone che provengono da situazioni tese, cariche di aspettative proprie e altrui (spesso intere famiglie investono sulla loro partenza), che dopo un viaggio abbastanza allucinante arrivano e vengono tenuti fermi, in attese snervanti, al freddo, scomodi, senza trovare l’Eldorado che si aspettavano né capire cosa ne sarà di loro. La retorica dell’Occidente come paradiso e quella anti-occidentale sono entrambe molto forti: ora l’Occidente per queste persone è dormire in stazione senza un lavoro e niente da fare tutto il giorno, mentre magari a casa tutti ti chiamano per sapere come va e non hai niente da dirgli. Immagino ci sia frustrazione, confusione, nostalgia, paura. Non dico questo né per condannare né per giustificare: dico solo che una situazione del genere è per forza esplosiva. Si potrebbe dire: accogliamoli meglio. Ma se non ci stanno più riuscendo neanche i paesi più ricchi e tolleranti della storia dell’umanità, evidentemente c’è qualche problema nelle premesse.

  106. > arrivo di enormi quantità di giovani uomini senza donne

    o – senza lavoro senza se e senza ma
    o – senza prospettive senza se e senza ma
    eccetera eccetera.

    => bubbone giovanile (youth bulge)

  107. Gaia: “Si potrebbe dire: accogliamoli meglio.”

    Con un guizzo di saggezza di potrebbe anche dire “smettiamo di accogliere e cominciamo a organizzarci per far capire a chi c’è che è più conveniente andarsene”. Pare che la saggezza non alberghi laddove si decide, o che chi decide abbia scopi altri rispetto al benessere del fu Popolo Sovrano.

  108. Segnalo una puntata interessante di «Uomini e Profeti» su Radio3, dove si tenta una lettura degli orribili fatti di Colonia alla luce dello scontro di culture/religioni, rapportandoli però ad analoghi fenomeni della nostra storia (sia nazionale che Europea).

    Della trasmissione mi ha colpito la differenza di profondità di analisi che ne fanno i partecipanti (rispetto alle letture facili e «di pancia» che ne fanno i politici per suscitare reazioni emotive nell’elettorato e nell’opinione pubblica), e soprattutto lo svincolarsi della problematica da questioni principalmente religiose (la trasmissione solitamente tratta temi etico-religiosi, anche se da un punto di vista sufficientemente laico per le mie orecchie anticlericali): per quanto il moderatore cercasse di sollecitare gli ospiti su chiavi di lettura politico-religiose, alla fine il discorso deviava inevitabilmente in altre direzioni.

    Che bello i confronti non compromessi da pregiudizi politici.

    Ovviamente non si perviene a nessuna verità, però gli interrogativi sollevati a mio avviso riportano la questione alla sua reale complessità, ben diversa dalla rappresentazione facilistica che ne fanno politici e complottisti (ma del resto viviamo in un mondo in cui ancora molti credono alle scie chimiche e al terzo seno di Jasmine Tridevil, notizia ritenuta incredibilmente vera dai media – il link riportato è de «La Stampa» (sic) – fino a quando la protagonista non ha rivelato la burla. Le informazioni sono vere perché “l’ho letto su Internet, cosa credi?”)

    Se volete ascoltarla, visto che è andata in onda qualche minuto fa, bisogna attendere qualche giorno (su Radio3 sono un po’ lenti a pubblicare i podcast, soprattutto durante i festivi).

    Buon fine settimana a tutti,

    mk

  109. Grazie. Purtroppo (o per fortuna) io non riesco ad ascoltare praticamente niente con questa connessione, men che meno vedere video. Se qualcuno la ascolta e ha voglia di riportare qualche spunto qui, ben venga.

  110. Non riesco a vedere il video, ma già questo articolo dice molto a proposito dei temi che stiamo discutendo. Molti dei profughi che ho visto dalle nostre parti provengono dall’Afghanistan e dall’Asia meridionale. Mi sembra evidente, da quello che raccontano e da quello che leggo, che, più che dalla guerra, scappano dalla disoccupazione e dai talebani che li vogliono reclutare. Paradossalmente, la fine dell’occupazione militare e il ritiro della NATO hanno ridotto le opportunità di lavoro.
    Non per ridurre tutto alla demografia, ma in Afghanistan il quaranta per cento della popolazione (cioè quasi la metà!!) ha meno di 14 anni. Se non c’è lavoro per i giovani adesso, figurarsi quando saranno cresciuti questi bambini. Ci vorrebbe un miracolo.
    Per fortuna qualcuno inizia a fare qualcosa: http://www.theguardian.com/global-development/video/2015/nov/04/family-planning-clinic-afghanistan-taliban-contraception-video
    Consiglio il video, offre un po’ di speranza.
    Il Pakistan ha DUECENTO MILIONI di persone, il cui numero sta crescendo dell’1,46% all’anno. Hanno problemi di cibo, acqua, lavoro, tensioni con i paesi vicini… Penso che quanto abbiamo visto finora sia meno che un assaggio.

  111. Beh, stime ONU danno da 50 a 60 milioni di persone in Africa pronte a partire per l’Europa….anche lì crescita esponenziale della popolazione. Se non verranno prese misure drastiche, che per ora non si vedono, finiremo sommersi. Come alcuni forse vogliono. Sarebbe utile forse leggere questo, guarda guarda neppure pubblicato da Editore Padania Libera 🙂
    http://www.cornellpress.cornell.edu/book/?GCOI=80140100627270

  112. Ciao! Sono d’accordo ed ho le stesse preoccupazioni ma vorrei chiedere realisticamente a quali “soluzioni drastiche” realisticamente pensate.

  113. In teoria, una campagna di massa di distribuzione di contraccettivi e sterilizzazioni volontarie, informazione, istruzione delle donne, cure mediche per i bambini per garantirne la sopravvivenza MA subordinate o legate in qualche modo all’accettazione di metodi contraccettivi, dovrebbero bastare a far calare rapidamente la fertilità (è già successo in Iran, e in parte in Tailandia e Bangladesh; mentre quasi tutti i paesi a bassa natalità non hanno avuto bisogno nemmeno di questo: è bastato mettere a disposizione i contraccettivi e liberare le donne).
    Purtroppo, a queste politiche mi sento di aggiungere una seria limitazione dell’immigrazione verso i paesi a bassa natalità: a molti non piace, e per certi versi non piace neanche a me, ma è l’unico modo per evitare che le conseguenze dell’iper-fertilità in una zona del mondo si scarichino altrove, aggravando la situazione lì e non creando incentivi nei paesi di origine a limitarsi (perché fare meno figli quando due o tre dei sei che hai hanno buone possibilità di lavorare in Europa e guadagnare bene?)
    In tutto ciò, bisogna che i ricchi consumino meno: perché è giusto e perché è il nostro consumismo, tra le altre cose, a rendere i nostri paesi così attraenti (infatti nessuno vuole stare in Grecia o in Repubblica Ceca, ma tutti puntano alla Germania, guarda caso).

  114. Appunto come dici, in Teoria. Qui ci sono due studi scientifici a riguardo che mostrano come queste campagne non abbiano particolare efficacia.
    http://www.givewell.org/international/charities/mass-media-for-behavior-change
    http://www.givewell.org/international/charities/PSI
    Il caso dell’Iran ha delle peculiarita’ che lo rendono unico. Su India e Bangladesh dovrei vedere.
    Qui invece un articolo che discute la ridotta mortalita’ infantile come causa diretta di ridotta natalita’, anche qui risultati ambigui:
    https://www.givingwhatwecan.org/post/2015/09/development-population-growth-and-mortality-fertility-link/
    Concordo invece che l’educazione femminile sia uno dei migliori investimenti a riguardo.

  115. Se non fosse tragico sarebbe divertente osservare che gli stessi che quando parlano di certi luoghi sostengono che un numero elevato di giovani è un problema, finiscono poi per sostenere che un numero elevato di vecchi è un problema quando parlano d’altri luoghi.
    Un po’ come quelli che sostengono che l’Italia viene impoverita dall’allontanamento dei suoi giovani, eppure poi continuano ad alimentare l’allontanamento dei giovani da altri luoghi per condurli qui, impoverendo quindi proprio quei luoghi che, a parole, sostengono di voler aiutare.
    E’ proprio vero che il senso della sequenzialità premesse->analisi->sintesi->conclusioni ha perso il suo fascino. O forse non l’ha mai avuto. Più probabilmente siamo nelle mani di furboni manipolatori che dicono e fanno qualsiasi cosa per ingannare i più sempliciotti e non pagare dazio per le loro malefatte.

  116. Suturn: ho guardato i link, ma non mi sembra che dimostrino che i programmi di cui parlo siano inefficaci. Piuttosto, sostengono che non trovano le prove dell’efficacia di questi programmi abbastanza convincenti, ma a me non sembrano convincenti le loro motivazioni. PMC ha presentato dei dati sull’efficacia delle loro operazioni, e loro non ci credono, per motivi che mi paiono abbastanza discutibili.
    Riguardo al secondo link, il sito stesso dice che è datato e probabilmente non riflette più la loro posizione.
    Guardando la questione da un altro punto di vista: la natalità in Italia sarebbe così bassa se le donne non avessero idea dell’esistenza della pillola, oppure andassero a cercarla in farmacia e non la trovassero, o dovessero fare tre ore di viaggio per comprarne una scatola, e lo stesso valesse per preservativi e altri anticoncezionali? O se fossero tutte convinte, perché glielo dicono tutte le persone di cui si fidano, che prenderla le renderebbe sterili?
    Evidentemente no.
    Se vuoi inchieste approfondite su Iran e Tailandia ti consiglio l’ottimo libro di Alan Weisman, Conto alla rovescia.

  117. Ugo: penso che entrambi gli squilibri possano creare dei problemi. solo che quelli creati da un “eccessivo” numero di anziani sono molto più facilmente risolvibili e molto meno potenzialmente devastanti del contrario. L’obiettivo è naturalmente arrivare a un equilibrio.

  118. Per misure drastiche intendo questo: Sul breve, intervenire “manu militari” per bloccare o almeno filtrare seriamente i flussi.
    http://www.analisidifesa.it/2015/10/invece-di-contrastarli-eunavfor-med-continua-ad-arricchire-i-trafficanti/
    http://www.analisidifesa.it/2016/01/quei-bambini-che-non-dobbiamo-vedere/
    Sul medio e lungo termine condivido le considerazioni di Gaia. Da una parte vanno cambiate le nostre politiche economiche predatorie, consumando pertanto di meno. Poi va abbandonata a mio parere la politica estera scellerata degli ultimi decenni, spinta dagli USA e da piccoli signorini impomatati e tanto politically correct come Sarkozy. Io sostengo da parecchio tempo che va smantellata la Nato e con essa uno strumento che ha solo provocato instabilità e conflitti tutto attorno all’Europa. L’Europa si crei un coordinamento militare indipendente (ma non un esercito europeo) se crede. E poi giusto, vanno responsabilizzati i paesi che demograficamente scoppiano. Adottino misure loro proprie di salute pubblica e sostenibilità. Certo fa specie sentire che al Cop21 di Parigi non si sia parlato di contenimento demografico….

  119. gaia! il tuo blog mi ha mangiato due commenti!!! 🙂
    Sabotaggio??

  120. Era nello spam, l’ho tirato fuori da lì.

  121. A me pare che non ci sia una seria intenzione di fermare i trafficanti, che sono sempre gli stessi e fanno su e giù come gli pare. Quello sarebbe un ottimo inizio.

  122. Incredibile: mi trovo d’accordo con gli articoli che ha linkato Mauro, tranne per il particolare che per quanto mi riguarda possono contribuire alla difesa anche le donne, come stanno dimostrando i curdi. E poi io non provo “desiderio di vedere sterminato” nessuno, semmai di risolvere questa situazione e cercare di costruire la pace.
    Non c’entra molto, ma oggi mi ha colpito questo:
    http://www.aljazeera.com/news/2016/01/israel-spraying-toxins-palestinian-crops-gaza-160114063046813.html

  123. Incredibile: mi trovo d’accordo con gli articoli che ha linkato Mauro

    L’aria di montagna ti sta dando alla testa Gaia… 🙂 🙂

  124. A proposito della teoria dello youth bulge e del potenziale destabilizzante di grandi masse di disoccupati, è interessante questo: http://www.aljazeera.com/news/2016/01/clashes-spreading-tunisia-unemployment-protests-160121190816218.html

  125. @gaia: hanno pure fatto ricorso al TAR, quei meschini. Tanto per farti capire le motivazioni, ecco uno stralcio della petizione degli abitanti del centro storico: «…Qualora avvenisse, non solo sarebbe ben lontano dall’integrazione sociale, ma potrebbe diventare seriamente pericoloso sotto il profilo dell’ordine pubblico: ricordiamo che Capalbio in inverno ha un esiguo numero di forze dell’ordine. Peraltro l’edificio che dovrebbe ospitare i migranti si trova a pochissimi metri dal villaggio scolastico dove sono presenti una scuola dell’infanzia, una media e una elementare…»

    Ma non erano i comunisti, che mangiavano i bambini?
    Tutto questo *solo* per 50 migranti.

    Penso alla dignità degli abitanti di Lampedusa, che hanno avuto picchi di 2.500/3.000 migranti in una sola notte, quando il centro di accoglienza ne prevedeva al massimo 300, e non ne hanno rifiutato neanche uno. Ci sono stati periodi in cui il numero di migranti pareggiava/superava quello degli isolani (che sono circa 6.000), e nessuno ha mai pensato di fare ricorso al TAR o di firmare petizioni. Certo, quella è un’isola di poveri pescatori che vivono della propria fatica, e conoscono la legge del mare e cosa significhi la solidarietà, non sono certo l’elite della sinistra radical-chic in Italia. Quanto fu premonitore Gaber, con il suo «I borghesi»!

    Per coloro che sono interessati al tema degli sbarchi, consiglio il documentario «Fuocoammare» di Rosi, che filma in parallelo la giornata degli abitanti di Lampedusa, e quella dei profughi che vi sbarcano. (Opere che servono, visto che per radio mi è capitato di sentire anche commenti del tipo: «Ma perché i migranti invece di pagare 1.500$ agli scafisti non comprano un biglietto aereo e vengono qui in sicurezza e più comodamente?», tanto per dare l’idea di come sia oramai totalmente distorta la percezione comune della realtà). Per chi non apprezza Rosi, forse è sufficiente la testimonianza del medico responsabile del presidio sanitario dell’isola (dott. Pietro Bartolo), le cui semplici verità ricordano cosa significhi essere uomo a chi forse oggi l’ha dimenticato.

  126. Gli abitanti di Lampedusa hanno dimostrato un’accoglienza incredibile. È anche vero che i profughi poi vengono trasferiti: non sarebbe possibile tenerli tutti lì, ovviamente. L’emergenza e la permanenza presentano sfide diverse, anche se a Lampedusa immagino che questa sia la nuova normalità. Quello che la vicenda di Capalbio dimostra è che ci sono persone che sono a favore dell’accoglienza perché non devono farsene carico personalmente; così come ci sono persone che la subiscono anche se non sono d’accordo perché hanno completamente perso non tanto i mezzi per opporsi, ma la percezione di averne.
    (Dimostra anche, ma questo mi pare già abbondantemente chiaro, che la sinistra di nome non ha nulla a che vedere con la sinistra di fatto)
    Il tipo di essere umano che io vorrei essere è uno che riesce a far coesistere la compassione con i propri principi. Una persona in difficoltà va aiutata, ma questo non significa accettare tutto quello che capita, compresa l’invasione. Alle volte le popolazioni aiutano gli stessi soldati che stanno combattendo… è tutto diverso quando guardi qualcuno in faccia, eppure se ci fosse solo quello nessuno riuscirebbe mai a proteggersi.

  127. > abitanti di Lampedusa, […] e non ne hanno rifiutato neanche uno
    Questo è un falso della mistica massmigrazionista.
    Ci furono numerosi abitanti di Lampedusa che erano furiosi per l”invasione.
    Problemi per i pescatori, etc. . Adesso dovrei ravanare in rete vari articoli e documentari.
    Del resto, io indico le immigrazioni di massa come stupri sociali, culturali, entrare a forza in una comunità contro il suo consenso.
    Ecco, diciamo che siamo all’apologia dello stupro sociale, culturale con l”aggravante dell’affermare che l’entità violentata non dava neppure segni di contrarietà.
    Le dissidenze, le resistenze, le voci critiche vengono omesse dalla catechesi per l’unica e unica ortodossia dei “doni, opportunità, ricchezze, giososi fratelli, profughi, pagatori di pensione, modelli di vita superioreper voi ‘gnoranti razzisti, piccoli borghesi locali inferiori”.

    > perché i migranti invece di pagare 1.500$ agli scafisti non comprano un biglietto aereo e vengono qui in sicurezza e più comodamente?

    Perché sanno benissimo che non avrebbero il visto di ingresso.
    Il oro atto di invasione è una sorta di antibattesimo con l’acqua di mare: fin dall’inizio penetrano una comunità essendo perfettamente consapevoli della illegalità, dell’illiceità e della violenza che compiono.

    > ricordano cosa significhi essere uomo a chi forse oggi l’ha dimenticato
    C’è la terribile illusione, un vero e proprio inquinamento ideologico con radici nel monoteismo (in cui c’è il Grande Scotoma che oscura dolore, morte, violenza, limiti della realtà linearizza verso “il bene”).
    Con la hybris di voler salvare il mondo.
    Queste persone che lavora al sostegno dello tsunami migratorio, sono collaborazionisti che lavorano al collasso europeo, alla balcanizzazione, alla sirianizzazione europea, alla “shoah” europea che si sta alacramente preparando e implementando.
    Come scrivevo, questi uomini son dei criminali e lo sono nel modo più subdolo e pericoloso, quello moralistiocheggiante, quelle che inibisce le difese immunitarie delle comunità invase, cianuro dentro e una capsula zuccheracea fuori.

    Ovviamente tutte tessere di un disegno, di un mosaico sostituzionista, per dirla alla Renaud Camus.

    La cartina tornasole della reazione dei kompagni milionari radical chic a Capalbio è molto interessante.

  128. Sarebbe interessante vedere della documentazione a sostegno delle vostre diverse affermazioni, cioè: se e come si divide Lampedusa tra chi accoglie volentieri e chi protesta, anche se non penso si possa fare facilmente una tale distinzione. Come dicevo o cercavo di dire, c’è differenza tra quello che si pensa in generale e quello che ci si sente in dovere di fare di fronte alla contingenza. Io posso anche pensare che andare in giro in moto a duecento all’ora sia da pazzi, ma non è che se vedo un motociclista sanguinante per terra non lo soccorro. Ovviamente quando un’emergenza diventa prassi, la situazione si complica: non ci si può sottrarre, e al tempo stesso ci si sente magari usati. Non lo so: non sono stata a Lampedusa e non ho parlato con lampedusani.

  129. E chi prenderebbe un aereo x venire in italia?? Ormai la marina italiana e europea ti viene a prendere tipo taxi appena fuori dalle acque libiche, entri senza documenti (ora il Copasir stesso ha lanciato l’allarme di infiltrazioni terroristiche) e lo stato italiano ti mantiene. Non ti basta? Ti incazzi, spacchi qualcosa e ti fai dare di più.
    E ora Wikileaks ha tirato fuori che c’e il buon Soros ha finanziare pro-immigrazionisti, pro-europeisti e guarda guarda arcigay. Un caso?
    L’idea che mi sono fatto io é che vi sono 3 categorie di persone cge possono ancora essere a favore di un fenomeno così grave: quelli che ci guadagno e pavorano dentro, quelli di sinistra che prefrriscono mettersi il prosciutto sugli occhi(tanto il problema per ora non li riguarda….), leggere internazionale ( per sentirsi acculturati e progressisti….mica dei lleghisti! ) e vivere in una noncuranza spensierata pensano solo a cose tipo ” dove vado in vacanza ad agosto??”

  130. Gaia ho scritto un post ma non lo ha pubblicato……finito in spam?

  131. Leggi l’ultimo post 🙂

  132. Oppure persone per cui i propri principi e valori (solidarietà, accoglienza, internazionalismo o libertà…) sono più importanti di qualsiasi cosa accada. Ci sono anche loro. Io rispetto queste posizioni, a cui non contrappongo altro che i miei personali valori (responsabilità davanti alla propria comunità e a quelle a cui si chiede qualcosa, libertà di scegliere anche a livello di comunità e non solo a livello di individui, rispetto dell’ambiente e dei suoi limiti…) Quello che mi dà fastidio è quando qualcuno proclama questi valori a parole ma non è disposto a farsi carico delle loro conseguenze.

  133. Comunque, non è solo una questione di essere radical chic: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/19/abetone-il-sindaco-che-vuole-un-bus-per-studenti-vietato-ai-migranti-non-sono-razzista-ma-54-sono-troppi/2981489/
    Il fatto che i profughi poi protestino perché non gli piace il posto in cui stanno la dice lunga su quanto siano in fuga da una guerra…

  134. Non volevo continuare con questo post, ma ho appena sentito che in 4 giorni sarebbero sbarcate 10.000 persone e che, visto il lassismo totale nei nostri mari, perfino la guardia costiera libica si sarebbe data alla pirateria e quindi mi sono innervosito.
    Secondo me tu Gaia sei troppo generosa. Un conto è se uno ha dei principi e risponde solo lui delle sue scelte, gioie e dolori. Un po come fai tu. Un altro conto è se fa subire le conseguenze nefaste di queste scelte a tutti. Allora ricadi nel famoso teorema di Ricucci, “Non si può fare il f**** con il c*** degli altri”. Se contribuisci spensieratamente al deterioramento della società in cui vivono altre persone e in cui vivranno anche i tuoi figli per perseguire le tue visioni del mondo, sei fondamentalmente un egoista. Se non vuoi vedere la realtà preferendole un perbenismo bigotto a tutti i costi, non parlerei tanto di valori quanto di ideologia.
    Dividerei queste persone in due tipi. I primi sono i classici “buonisti”. Gli amici di papa Francesco, per i quali l’immigrazione ha il divertente aspetto di un girotondo di bambini di tutte le razze, come nelle immagini sui libri per ragazzi (to be continued….).

  135. Oggi ho letto questa, il genere di informazioni che non si danno spesso perché non sono vere “notizie”: https://www.theguardian.com/world/2016/aug/30/more-than-half-of-south-asias-groundwater-too-contaminated-to-use-study
    Vi invito a immaginare le conseguenze non solo per i popoli coinvolti, ma anche per i flussi migratori.

  136. Mauro ho appena scritto un post sul mio blog irrilevante sullo stesso fatto.

    Però ti sbagli su una cosa fondamentale e catastrofica: non esiste un “fenomeno” della migrazione, non è un fatto di fisica, un evento naturale. E’ un progetto disegnato a tavolino e attuato usando risorse finanziarie e politiche inimmaginabili, raccolte da quelle “elite apolidi” che governano di fatto il mondo della “globalizzazione”.

    Basta guardare un atlante geografico e avere qualche vaga nozione di Storia per capire che la logistica rende impossibile spostare grandi masse di persone attraverso continenti e mari, deserti, fiumi, foreste, montagne, eccetera, senza una organizzazione, una macchina di supporto in proporzione. Negli eserciti moderni per ogni soldato in prima linea ce ne sono almeno tre nelle retrovie che assicurano la logistica, più ovviamente l’apparato industriale della Nazione in questione. I romani, che pure riducevano al minimo le salmerie, costruivano le strade e i ponti davanti alle armate in marcia.

    L’idea che il “povero profugo” scappi di casa in ciabatte, si paghi il passaggio sul camioncino sgangherato, poi arrivi sulla spiaggia e li si paghi il viaggio sul gommone, moltiplicato per milioni, è una cosa a cui può credere solo un bambino.

    Altra cosa fondamentale e catastrofica è che ovviamente esiste una macchina della propaganda che funziona a pieno regime per fare il lavaggio del cervello agli Italiani e agli Europei. Qui è facile, basta andare a vedere chi sono gli azionisti. Poi ci sono i politicanti, i demagoghi, quelli che mentre occupano delle cariche nelle istituzioni dello Stato lavorano per abbattere lo Stato, perché bisogna superare il concetto di Popolo e di Nazione (vedi alla voce “populismo”). Siamo al punto che chi chiede di votare o non vuole abrogare la Costituzione che attribuisce la sovranità al Popolo, è un “populista”, ovvero qualcosa tra il troglodita e il nazista.

    Adesso metti insieme la parte del Piano che ci manda contro milioni di immigrati con la parte in cui si aboliscono le Nazioni e la sovranità popolare. Non è difficile indovinare lo scopo.

    Davanti a tutto questo io vedo tre tipi di persone. Gli idioti che ingoiano qualsiasi stupidaggine o assurdità e i furbastri che vedono in qualsiasi tragedia una opportunità. Poi ci sono i pochi che guardano sgomenti.

  137. Già. Si parla poco dello stato delle acque dell’Asia meridionale. In compenso si parla poco anche dello (e non si fa nulla per lo) stato delle acque dalle nostre parti, considerandolo sia dal punto di vista qualitativo che dal punto di vista semplicemente quantitativo. Anche perché “fare qualcosa” implicherebbe intervenire sulla densità della presenza antropica in ogni piccola area del territorio e se in ambito dirigenziale sentono l’espressione flessione demografica scatta l’ictus. Uno degli effetti di quell’ictus è l’incremento ulteriore delle dosi nell’iniezione di alterità che già ci stanno infliggendo. Zic! Altra dose. Come con Pic Indolor, solo che quella, almeno, si usava una sola volta e si narra non facesse male…

  138. Lorenzo, ho approvato il tuo post, però per favore evita di chiamare “idioti” o sinonimi coloro che non la pensano come te. Capisco la frustrazione se sei convinto di quello che dici e non ti senti capito, ma io non voglio che il tenore del dibattito si abbassi agli insulti (che tra l’altro non hanno mai convinto nessuno).

  139. Mauro: non tutti sono convinti che accogliere molti migranti deteriorerebbe la società, anzi, pensano che la migliorerebbe. Siccome nessuno può prevedere con certezza il futuro, il presente è confuso, e comunque miglioramento e peggioramento sono in qualche misura relativi ed è difficile identificarne le cause (soprattutto se ci è stato sempre inculcato quali sono queste cause), quello che per te (e in buona parte anche per me, ora) è deterioramento per altri è miglioramento. Parlandone francamente si arriverebbe forse a qualche principio di accordo, ma parlarne francamente non si può.

  140. Gaia, il termine “idiota” ha una sua etimologia. In origine significava la persona che non era in grado di partecipare alla vita pubblica della Polis greca. Io intendo l’idiota esattamente nel senso etimologico. Non uno che mi sta sulle palle perché sostiene una tesi contraria alla mia o perché è antipatico. Ovvero idiota come uno che non è in grado di partecipare alla democrazia.

    Come succede che una persona non sia in grado di partecipare alla democrazia? Semplice, il Piano di cui dicevo sopra include i metodi per formare il “cittadino” in modo che sia in grado di svolgere una mansione lavorativa e di consumare, accudendo e alimentando la Macchina. Ma deve sapere fare, deve essere, solo quello, niente di più. Quindi si comincia dalla Scuola, dove si da il minimo di informazioni che servono e si incomincia con la programmazione delle coscienze e poi si continua con il lavaggio del cervello in ogni momento del resto della vita.

    Non è questione di censo e nemmeno di livello di istruzione. Oggi i laureati si esprimono come trogloditi e molti sanno a fatica leggere e scrivere correttamente. E’ questione di “qualità” e nemmeno questo succede per caso. Se vuoi sottomettere un Popolo gli devi togliere la lingua (vedi “assessora” o “se andavo”) devi togliergli la memoria (vedi continua riscrittura della Storia), gli devi togliere il collegamento con gli avi (vedi smantellamento dei legami familiari, delle abitudini alimentari), eccetera.

    Io non ho alcun bisogno di “essere capito”. La cronaca parla da sola. Ci sono milioni di persone in Italia che, magari dietro il paravento di pseudo-grandi-ideali dipendono per vivere dalla Macchina tramite lo “scambio di favori”, ovvero io ti garantisco lo stipendietto, la pensioncina, la sistemazione per figli e cugini, tu in cambio sei al mio servizio e fai le corvee quando comandato. E’ la antica clientela romana o il servaggio medievale. I furbastri sono quelli che salgono di livello comandando i servi, caporali, sergenti, marescialli e via via fino al Caro Leader. Anche loro rispondono al padrone ma come burocrati invece che come forza bruta. Diciamo che sono quelli che prendono il microfono e intonano “una mattina, mi son svegliatooo…” e poi fanno andare avanti gli altri. Quando ero ragazzo, presiedevano le assemblee di istituto. Sono quelli che dai movimenti antagonisti passano ai consigli di amministrazione delle banche.

    Prego notare che ironicamente all’idiota il furbastro promette il paradiso, cominciando con il dire che per il solo fatto di essere servo di X ottiene la patente di “superiorità morale e intellettuale”, pur senza sapere e capire un accidenti. Poi, come ho detto, lo stipendietto e la pensioncina, che sono un “diritto” in funzione dei meriti acquisiti sul campo.

  141. Lorenzo: so che le migrazioni sono abbondantemente incoraggiate, se non provocate….
    Gaia: tento di risponderti qui sotto. Io credo che vi siano dei criteri oggettivi per definire se una società va verso il meglio o il peggio….se si considera la realtà! Se uno viaggia a 200 km/h su una strada bagnata certo! può cavarsela, ma è mooolto ragionevole prevedere che si schianti…

    (….) Per i buonisti il migrante incarna il mito del “Buon Selvaggio” e come tale è portatore di valori prettamente positivi. Come conseguenza l’integrazione è sostanzialmente un fattore economico (la nostra generosità, l’accoglienza….), senza complicazioni rilevanti dal punto di vista sociale, razziale e religioso. Quanto trovi riscontro nella realtà e nella storia una simile visione lascio a voi deciderlo, a me basta considerare le recenti violenze razziali negli USA (dopo 8 anni di Obama e buone dosi di razzismo positivo!)per pensare che le cose non fileranno così lisce.
    Riconosco volentieri slanci di generosità sinceri ai buonisti, il problema è che sono fondamentalmente……ignoranti! Non uso questa parola con una valenza sprezzante, intendo dire che essi fanno finta appositamente di non vedere la realtà attorno a loro (la ignorano) per trovare una confortevole e acritica spiegazione del mondo in formule tanto generiche e quanto fiabesche (“scappano da guerre, violenze e fame”, oppure su un altro fronte, “basta che ci sia l’amore”). Anche un bambino avrebbe capito che, se accetti flussi incontrollati di persone senza documenti da paesi con focolai di terrorismo, beh, ti porterai in casa verosimilmente delinquenti che minacceranno la scurezza della comunità. E tuttavia si è continuato a dire fino ad un mese fa, quando lo hanno ammesso pure i servizi libici e il nostro Copasir, che “non vi sono legami tra immigrazione e terrorismo”. Ora, una società che incrementa il suo livello di insicurezza NON è una società che progredisce, vero?
    Una Gaia, vedendo nella nostra città 1000 aitanti giovanotti pakistani/afgani…., si fa delle domande: Perché vengono? Causerà dei problemi un così grande numero di maschi soli?
    Non sono domande malposte, se si considera quello che avviene in Svezia-http://vocidallestero.it/2016/08/26/svezia-estate-infernale-di-molestie-sessuali/ e gli inquietanti fatti del capodanno di Colonia (dove spregevole figura fa soprattutto la politica locale…linko una buona sintesi della vicenda) http://ilblogdilameduck.blogspot.it/2016/08/sara-uneuropa-sempre-meno-per-donne.html.
    Ora, come minimo ci si dovrebbe preoccupare e premunire (anche questa, spero concordiate, NON è una società migliore), ma il buonista ti risponderà invece che bisognerebbe migliorare l’accoglienza (in Svezia!) o che in realtà non c’è un problema con la cultura di certi migranti, ma è colpa del maschio in quanto tale (logica aberrante per non fare i conti con la realtà). Insomma il buonista non ammetterà mai che mettere assieme cultura europea, culture tribali africane e teocrazie mediorientali potrebbe non essere un idea sempre brillante, se non in determinate condizioni e tempi.
    L’altra ignoranza del buonista riguarda invece le leggi economiche che promuovono e sfrutteranno le migrazioni a favore del capitalismo. Che l’obbiettivo principale che si vuole raggiungere tramite l’immissione di una grande massa di lavoratori migranti nel nostro mercato del lavoro sia una compressione dei salari e delle condizioni di lavoro non è una battuta di Salvini, ma una delle analisi più famose di Marx (l’esercito di riserva del capitale). Il buonista però non possiede più i tradizionali strumenti di analisi della sinistra storica, avendoli sostituiti con idee e concetti selezionati e predigeriti che trova su riviste e siti trendy (l’importante è sentirsi progressisti e acculturati! Insomma essere perbene!) o al convegno del prete scrittore/conferenziere/assistente sociale. Soprattutto il buonista, per sua fortuna, non ha ANCORA fatto esperienza sulla propria pelle delle dell’avidità e delle ferree dinamiche economiche del mondo globalizzato di cui l’immigrazione è un aspetto. Ho solo prove empiriche, ma larga parte dei buonisti sono dipendenti pubblici, insegnanti, gente che lavora con finanziamenti pubblici ecc….insomma persone che PER ORA non hanno subito la violenza dei mutamenti economici in corso. Che esperienza hanno di delocalizzazione della produzione? Di crisi da concorrenza cinese? Job act? Cassa integrazione a 0 ore? Nulla.
    Capi avidi che dicono ai dipendenti “magari potessi pagarvi come in Polonia!”? Mai visti.
    Sul posto di lavoro potrebbe entrare in competizione con un migrante disposto a lavorare per un pezzo di pane? Per fortuna no.
    Quindi…percezione limitata del problema, che invece è una vera bomba e il nocciolo della giustizia sociale!
    Prova a chiedere a uno di loro “scusate, abbiamo accolto queste persone, ma ora che lavoro dignitoso gli daremo, in un paese ad alta disoccupazione, con un continuo crollo della produzione industriale (-20% dal 2005-2015)e dove l’unico strumento di competizione di molte aziende sembra essere il taglio dei costi del lavoro?”. Sia chiaro che Rosarno NON è lavoro dignitoso.
    Oppure “Come pagheranno le nostre pensioni se sono già rari i lavori regolari a contribuzione piena? Non dovremmo anzi probabilmente attingere alle risorse di un welfare già ridotto al lumicino per provvedere alle prevedibilmente ingenti spese mediche, dentistiche, abitative, formative ecc ecc di queste persone, sottraendo tali risorse ai bisognosi che già abbiamo, italiani e immigrati “di lungo corso”? Non creeremo un conflitto sociale? “ Lo dice anche Fassino:http://torino.repubblica.it/cronaca/2016/07/09/news/fassino_lancia_l_allarme_immigrazione_stiamo_superando_la_soglia_governabile_-143748087/
    Ma questo aspetto del problema forse sì, per alcuni è un miglioramento sociale. Perché la deflazione salariale nell’industria e nei servizi, il caporalato nell’agricoltura ci daranno beni a prezzi più convenienti. Il nero che per quattro soldi raccoglie pomodori, lavora al macello, fa le pulizie ecc ecc a noi borghesi ci farà, in un primo momento, comodo. Io però sono convinto che una società basata su queste ingiustizie solo un cinico la potrebbe definire progressiva e che lo sfruttamento generi risentimento e, alla lunga, violenza. (to be continued…)

  142. Sono completamente d’accordo, incredibile (adesso rileggo: mi sarà sfuggito qualcosa).
    Intanto, pare che Il fatto mi dia retta 😉 http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/01/asia-meridionale-il-60-per-cento-delle-falde-acquifere-e-contaminato-rischio-salute-per-750-milioni-di-persone/3003035/
    Invece stamattina a Radio 3 ancora giornalisti che blaterano di crescita e come far fare più figli agli italiani. Poveri noi.

  143. A quanto pare siamo nella pessima compagnia di Donald Trum, che probabilmente avrà il voto di buona parte delle classi basse e lavoratrici statunitensi.
    http://www.aljazeera.com/news/2016/09/donald-trump-immigration-arizona-160901005400355.html
    La cosa incredibile è che spesso sono gli stessi immigrati di prima generazione a opporsi all’immigrazione incontrollata di adesso, in America ma anche in Italia.
    Come si dice qui… il mont si volte

    (Intanto leggo, seguendo i tuoi link, che Fassino adotta (timidamente) la proposta leghista di non mettere nella stessa graduatoria per le case popolari stranieri e italiani, per non privilegiare i primi che hanno famiglie più numerose.)

  144. Avere un presidente nero non significa che il paese smette di essere razzista. Nel momento in cui persistono diseguaglianze economiche, ghetti e disparità di trattamento da parte di polizia e istituzioni, Obama rimane uno specchietto per le allodole.

  145. La figura del presidente statunitense è, almeno oggi e forse “ormai solo più”, una… “figura”. Un simbolo. Prima quello nero. Ora la donna. Quale sarà il prossimo simbolo? Solo a me è venuto in mente che la scelta di Trump come “antagonista” di Clinton possa essere la scelta d’un figurante talmente eccessivo da dover essere improponibile, allo scopo di rendere certa l’elezione della (apparente) avversaria? La contrapposizione tra linee di potere diverse, là come qua e in molti altrove, è reale o è una rappresentazione scenica?

  146. Trump non mi piace per niente. Per niente. Eppure, paradossalmente, molte delle sue proposte economiche piacciono alle classi più basse della società perché si contrappongono al liberismo della Clinton e dei suoi predecessori, ed è per questo che ha successo. Se ti interessano analisi su questo tema, ti consiglio il sito dell’Arcidruido. La vittoria della Clinton non è per niente scontata: sono in pochi ad amarla.

  147. Clinton è la donna, il simbolo. Vincerà o la faranno risultare vincente perché così è già deciso.

  148. Ieri ho visto questo e lo conosiglio caldamente. Non solo è molto ben narrato e una storia importante, ma soprattutto sta succedendo tutto di nuovo: https://www.youtube.com/watch?v=mi5Nc0JGXzs

  149. Ho visto il seminario di Alessando Barbero, Un paio di volte anche se sempre a pezzi.
    Io considero cattolici e sinistra marxista (non certo la sinistra fascista, identitaria, contraria allo tsunami migratorio) moralmente responsabili delle stragi passate, presenti e future di europei e italiani.
    Non possono dire “Ah, ma non non lo sapevamo!”
    Come scrive Renaud Camus, la Grande Deculturazione, funzionale (anche) alla Grande Sostituziona è anche insegnamento dell’oblio.

    Abbiamo una “demenza degenerativa primaria” (morbo di Alzheimer culturale, collettivo) e intere parti della società che, come per il BAU, lavorano alacremente ad ampliare, acuire e intensificare il problema.
    E’ una follia? Non solo. E’ criminale perché c’è un disegno speculativo anche, dietro.

    Cattolici e sinistranti responsabili morali e non solo dell’invasione e dell’europicidio. Certamente.

  150. Ha, ha…. rido di me: scopro ora che avevo pronosticato la vittoria di Clinton. Avevo rimosso, pensa te!

  151. Bè, la Clinton ha preso molti più voti di Trump… ma ha perso.

  152. Ecco un articolo goloso per le meditazioni della nostra Gaia: sovrappopolazione, religione, business ecc ecc…
    http://www.analisidifesa.it/2017/01/mayotte-la-lampedusa-francese-pronta-ad-esplodere/

  153. Vorrei stamparlo e appenderlo in tutti i bar. E all’ufficio postale, dove i pensionati vanno a minacciare di morte chi li tassa:
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/02/05/ineguaglianze-globali-ma-chi-e-l1-per-cento/3367564/

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