mercatino al Visionario

Una delle cose angoscianti del consumismo è, per me, rendermi conto che gli oggetti che possiedo semplicemente in quanto già posseduti, e quindi non nuovi, non hanno nessun valore – nonostante la materia, l’ingegno, il lavoro e il tempo che è costata la loro fabbricazione. In un’economia i cui motori sono l’insoddisfazione indotta, l’obsolescenza programmata e la produzione industriale anziché artigianale, tutto quello che abbiamo risulta spesso non-riparabile e non-vendibile. Il suo destino è essere buttato via, anche se qualcuno ne trarrebbe utilità e gioia. L’altro giorno parlavo con una ragazza che è da poco andata a vivere da sola e mi diceva di aver speso molto in oggetti domestici. Le ho chiesto perché non fosse andata ad acquistarli nei mercatini dell’usato, e mi ha detto di non averci nemmeno pensato. Peccato, perché la nostra regione ne pullula e molti vendono cose belle e in ottimo stato. Ma si fa prima a prendere la macchina e andare all’Ikea.

Tutt’ora mancano politiche intelligenti per far incontrare domanda di merce in generale e offerta di merce usata ma in buono stato, ma per fortuna intanto la gente si arrangia come può. Io cerco di non comprare quasi niente di nuovo, a parte ovviamente cibo e cosmetici, se non materia prima per l’autoproduzione. Persino i libri li cerco usati, approfittando di internet. Qualsiasi amministrazione lungimirante dovrebbe incentivare più mercatini dell’usato possibile, e trasformare le piazzole ecologiche in luoghi in cui portare gli oggetti che non vogliamo più, in particolare quelli ingombranti, e lasciarli prendere a chi li vuole.

(Tenete gli occhi aperti a Udine in questi giorni, perché ci sarà un’insolita istallazione artistica-luogo di scambio per oggetti usati, ideato da un’associazione culturale locale)

È stato piuttosto avvilente, mentre mettevo negli scatoloni le cose che mi volevo portare via nel trasloco, accorgermi nonostante i miei sforzi di sobrietà di quanto spazio occupano le cose che possiedo, e soprattutto di come nella nostra economia il loro valore sia pressoché nullo. Ma io non mi rassegno all’idea di buttare via cose che sono ancora belle, quindi in pratica tutto questo preambolo serviva per dire che parteciperò con un banchetto al mercatino del Visionario questo 20 e 21 dicembre, sabato il pomeriggio e domenica tutto il giorno, e se siete a Udine vi consiglio un giro perché ci sono autoproduzioni e vintage, e di solito è molto carino. Io porterò anche i miei libri, ovviamente, anche se ai mercatini non li vendo mai 🙂

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5 risposte a “mercatino al Visionario

  1. Se passo, egregia Gaia, dovrai rivelarmi la soluzione del tuo enigma…

  2. Come tu osservi, Gaia, esiste un problema di qualità media o scarsa per gli oggetti di produzione industriale.
    La qualità di un oggetto è limitata superiormente dalla minima delle qualità delle sue componenti importanti.
    Non solo le produzioni industriali hanno, per la quasi totalità, qualità medio bassa per varie ragioni, ma essa è rinforzata dall’obsolescenza programmata tecnica e psicologica (moda).

    Io cerco sempre di acquistare prodotti artigianali e di qualità e, soprattutto, strutturalmente riparabili e manutenibili.
    Certamente una credenza in massello fatta a mano da un artigiano costa molto di più (ma non così tante volte di più) di un oggetto simile di IKEA.
    Ma:
    o – essa non si scassa per cedimento di una delle parti delle componenti in panforte o per qualità bassa della componentistica
    o – il costo di un mobile così che con alto valore di qualità intrinseco può essere lasciato ai discendenti, tende a zero col passare delle generazioni e poi passa al negativo.

    La trasformazione veloce di oggetti in rifiuti non solo contribuisce alla devastazione della ecosfera, al degrado di masse degradate alla tossiconsumismodipendenza ma comporta una violenta crescita della bruttezza.
    Ancora una volta la decrescita oltre che razionale ed ecologica, è (sarebbe) edonistica ed estetica.

    Riporto, infine, un eccellente lavoro di Annie Leonard sulla questione.

  3. Fossi stata ad Udine, sarei passata di sicuro. Sarà per la prossima volta, spero 🙂

    A Novara esiste il CEN http://www.cenovara.it, di cui avevo accennato nel commento all’articolo precedente (mi permetto di promuoverlo quale esempio costituibile pressoché in ogni città italiana), quale esempio di “buona politica” introddotta dal centrosinistra sulla scia della maggiore attenzione all’ambiente voluta dall’ex amministrazione di segno opposto.

  4. Interessante!
    (Anch’io compro più che posso allo sfuso, ce ne sono dappertutto ormai, anche in Carnia, purtroppo spesso a loro la roba arriva in grandi sacchi di plastica…)

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