“insieme a tutte le altre cose che faccio splendidamente”

Prima di tornare, spero, ad argomenti più seri, oggi vi propongo una cosa leggera, una gara: cliccare su questo video e vedere chi resiste più a lungo prima di chiudere la pagina in un accesso d’ira. Si tratta di un montaggio di un’intervista ad Alessandra “Più ci criticano più noi ci faremo le meches” Moretti, candidata del Pd per la Regione Veneto, e io alla prima visione non sono riuscita ad andare oltre il minuto 2.55.

A dar fastidio non è tanto la sfilza di stupidaggini che dice, quanto la sua spocchia, il suo tono alla “che mangino brioches”, il suo irrefrenabile narcisismo. Come il suo precedessore, anche il grande imbonitore Renzi si è portato in dote una cricca indisponente di fedelissimi e di donne che giocano sul proprio aspetto perché hanno pochi contenuti (tranne alcune eccezioni come la Serracchiani, che NON ha contenuti ma nemmeno sembra preoccuparsi troppo dell’aspetto, e la cui fortuna politica è quindi dipendente solo dal totale vuoto che la circonda). La combriccola che è salita al potere al seguito di Renzi ne imita lo stile, i concetti base e il linguaggio. Nel loro caso, tutto fa perno, come anche per Berlusconi, su una strana commistione di vittimismo e aggressività: “vogliono intimidirci ma non ci riusciranno”, “noi questo paese lo cambiamo”, “più ci criticano più siamo forti”, e via dicendo. Io interpreto tutto questo come un’implicita ammissione di debolezza. C’è, in dittatura, un posto anche per il machismo e le esibizioni di potere, ma in democrazia un’insistenza così ossessiva e reiterata sulla propria determinazione ad andare avanti “nonostante tutto” a me sembra più che altro segnale di disperazione (e infatti, l’economia NON riparte, e se ripartirà temporaneamente questo dipenderà da cose come prezzi del petrolio e non certo dal “Jobs act”).

I problemi che si trovano ad affrontare questi personaggi hanno alcune caratteristiche che li rendono molto poco reattivi alla volontà, pur ipertrofica, di un singolo. Innanzitutto, hanno radici materiali: andate sui siti che si occupano di ambiente, di picco del petrolio, di economia globale e vedrete i veri meccanismi che governano la congiuntura e capirete che, per quanto Renzi si impegni, cercare di far tornare l’economia italiana come prima in un momento del genere a forza di slogan, di leggi non pertinenti e di “dai che ce la facciamo” è nel migliore dei casi tempo perso.

Il popolo italiano è particolarmente difficile da trattare: non basta fare le leggi senza pensare a chi dovrebbe applicarle e a perché dovrebbe farlo. Il paese lo cambiano i suoi abitanti, non gli ordini del premier. Io mi chiedo se Renzi davvero pensi di avere tutto quel potere effettivo che professa. Sul parlamento, dato il ricorso massiccio alla fiducia, direi che sì, ha molto controllo. Ma i centri di potere che influiscono sull’Italia vanno ben al di là del parlamento, soprattutto ora: oltre ai cittadini, che possono collaborare come non farlo, bisogna fare i conti con gli enti locali, i potentati economici e criminali, i tribunali, l’Europa, i governi stranieri, le organizzazioni internazionali, eccetera. Un uomo solo che pensi e addirittura sostenga di detenere un potere che pieghi al suo volere tutto questo, in un momento per di più in cui tutto questo sta attraversando una crisi profondissima è soltanto un illuso. A meno che il suo progetto non sia distruggere tutti questi altri centri di potere, e se ci riesce è bravo e soprattutto un dittatore. Molti sperano, infatti, che ci riesca.

La democrazia, non come concetto ma nella forma in cui noi la conosciamo e diamo per scontata, è in crisi. Ormai non vota più nessuno perché non ci crede più nessuno, e in buona parte a ragione. Così facendo chi non vota manda un segnale, ma questo segnale non cambia di certo le cose e la crisi si fa soltanto più profonda.

Non sto sostenendo che quello che fa Renzi non abbia conseguenze: in particolare, penso che possa dare il colpo di grazia alla democrazia eliminando ancora un pezzo di rappresentatività con le sue riforme elettorali. Quello che sto dicendo è che Renzi e chi lo segue non sembrano aver capito il momento in cui viviamo e propongono ricette sbagliate, velleitarie e avulse dalla realtà. La loro insistenza su di sé, sulla propria lotta solitaria contro i “gufi”, i pessimisti, e le forze della reazione, è solo un teatrino tutto sommato privo di significato rispetto a una realtà che va per conto suo e che è quella in cui tutti gli altri sono costretti a vivere. Siamo arrivati al momento storico, in questo paese, in cui non c’è quasi più differenza tra destra e sinistra, se non su alcune poche questioni in alcuni rari casi. Sono come due prodotti provenienti dallo stesso stabilimento che per raccogliere fette più ampie di mercato utilizzano strategie di marketing diverse. Certo, qualche differenza di politica rimane, forse qualche buon motivo per fare una scelta e votare c’è ancora, ma gli spazi si stanno chiudendo e dalla crisi stanno emergendo nuove forme: la sfida è intuirle e definirle prima che ci inghiottano.

Comunque, scherzavo: non serve che vediate quel video. Non ha molta importanza. Trovare qualcuno insopportabile regala un misto forse catartico di irritazione e soddisfazione, ma non ci aiuta a risolvere i problemi veri.

(Ringrazio Michele Testa per la segnalazione)

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36 risposte a ““insieme a tutte le altre cose che faccio splendidamente”

  1. “Sono sempre esistite diverse destre e diverse sinistre, e resta ugualmente aperto il problema di sapere se alcune di queste destre ed alcune di queste sinistre non abbiano avuto, in passato, più affinità fra di loro di quanta non ne avessero con le loro presunte rispettive famiglie. Ciò che vorrei sottolineare, e questa sarà la mia seconda osservazione, è il fatto che i principali dibattiti che, nel corso di due secoli, avevano mantenuto la distinzione destra-sinistra, sono oggi essenzialmente terminati.”

    E ancora:

    “La forma politica della modernità, ha scritto Serge Latouche, è allo stremo perché ha finito la sua corsa. La destra e la sinistra hanno realizzato il loro programma nei suoi aspetti essenziali. La destra illuminata e la sinistra rivendicavano l’eredità dei Lumi, ma né l’una né l’altra la rivendicavano interamente. Ciascuno ha visto realizzarsi la sua parte di programma. La sinistra, il cui immaginario si ricollega al versante radicale dei Lumi, adorava il progresso, la scienza e la tecnica; da Condorcet a Saint-Simon, si ritrovano i medesimi temi. La destra liberale ed illuminata, da Montesquieu a Tocqueville, esaltava la libertà individuale e la concorrenza economica. La sinistra reclamava il benessere per tutti, e la destra la crescita e il diritto di godere del frutto delle proprie imprese. Non senza sussulti e crisi, lo Stato moderno ha realizzato tutto ciò”

    “La crisi attuale della divisione destra-sinistra non significa dunque che non ci saranno mai più destra né sinistra, ma vuol dire che nell’epoca della tarda modernità – o della postmodernità nascente – questa divisione ha perso l’essenziale di ciò che prima costituiva la sua giustificazione. L’avvenire vedrà la creazione di nuove divisioni, poiché la vita politica implica malgrado tutto il mantenimento del pluralismo e della diversità, ma queste nuove divisioni non potranno essere ridotte a quelle che abbiamo conosciuto fino ad ora. Il dibattito fra i fautori del federalismo e quelli dello Stato-nazione, quello che oppone i liberali ai comunitari, per non prendere in considerazione che due esempi, non hanno evidentemente più niente a che vedere con la distinzione sinistra-destra. Riflesso di un’epoca che si conclude, quest’ultima ha fatto il suo tempo. ”

    su destra-sinistra, sull’astensione, su assi e dimensioni politiche ortogonali a destra-sinistra, e altro ancora.

    Destra-Sinistra: verso la fine di una divisione?
    Alain de Benoist

  2. E’ una classe dirigente che non ha alcuna idea di politica.
    Non hanno alcuna cognizione di ecologia, di sostenibilita’, il capo della signorachevadall’estetistaelorivendicacomefattopolitico insultava gli scienziati, venditori per sogni per allocchi che ignorano la storia, i concetti base di nazione e stato, l’etologia, l’etica della responsabilita’ e della respons-abilita’.
    Sono persone intrise di svampitismi cattolico-comunisti, di teorie che non stanno in piedi, i concetti di limiti, la matematica poco piu’ elementare, hanno l’oppio religioso della crescita esponenziale in testa, menti sciocche inquinate da dirittismi campati per aria, da rpincipi astratti del tutto inapplicabili e contraddetti dalla realta’, approvano leggi per strategie (anti)politiche contrarie tra loro, feticisti della democrazia, del politicamente corretto, dell’insipienza di democraticamente di massa.
    Un paese di menti sconclusionate e svampite sradicate dalla Terra che si esprime anche nella gestione del potere, che, come eccellente filtro passamerda, fa passare “il meglio”.
    E se non vendi sogni per allocchi, semplilcemente non sarai delegato.

  3. Sei solo un gufo invidioso! 🙂

  4. Molto interessante l’analisi di de Benoist che hai linkato, la consiglio a tutti!

  5. Mi preme fare notare che quando invece la realtà ha il sopravvento sul circo mediatico o sulle accademie, la differenza tra destra e sinistra – basti guardare alla Grecia o alla Spagna – si vede eccome. E’ il vecchio discorso delle società post-democratiche… però appena il sistema s’inceppa ecco riapparire destra e sinistra. Ma non erano morte? Erdogan in Turchia ha una politica di destra o di sinistra? Podemos in Spagna? Syriza in Grecia? La Le Pen in Francia?
    La crisi dei partiti e della rappresentanza politica la riconosciamo facilmente tutti, ma la priorità dei principi su cui fondare una società mica è scomparsa. Date qualche anno al governo Renzi e vi faccio vedere come risorgeranno anche qui da noi, e come sarà facile riconoscerle. Salvini è di destra o di sinistra? Mio figlio riesce a capirlo, pur non interessandosi di politica.

  6. Per me la questione non è se sia ancora possibile definirsi di destra o di sinistra, perché in un certo senso sì, è ancora possibile creare dei pacchetti di proposte facilmente identificabili come appartenenti all’una o all’altra fazione, ma se questa definizione sia la più utile rispetto alle sfide che ci troviamo davanti. L’altro giorno mi è capitato di guardare il programma di Floris (non mi ricordo come si chiama adesso), e mi trovavo in disaccordo e in accordo più o meno con la stessa proporzione delle uscite di tutti, e forse Salvini, l’inquietante Salvini, era tra quelli che dicevano le cose più sensate. E io mi sono sempre considerata di sinistra, e detesto la Lega.
    “Destra” e “sinistra” sono due termini del tutto casuali che sono emersi in un contesto specifico e hanno alle spalle poco più di duecento anni di storia. Eppure l’umanità ha risolto problemi, elaborato interpretazioni del mondo, e combattutto per le proprie idee per un tempo ben più lungo di due secoli. Destra e sinistra non esistono in natura e questa definizione non dev’essere un feticcio – possiamo farne a meno e fare politica lo stesso. Io ormai non mi ritrovo in nessuno dei due schieramenti: ho idee più di sinistra nel loro complesso, ma alcune idee importantissime tradizionalmente appannaggio della sinistra non le condivido e le trovo anzi dannose (il culto del progresso a tutti i costi, l’internazionalismo, l’indifferenza per l’ambiente, ecc). Può darsi che sia davvero ora di proporre nuove distinzioni e nuove categorie.

  7. Infatti De Benoist è interessante come pensatore perché ha un passato di destra-destra (fu accusato di neofascismo) ma ha in larga misura superato quelle posizioni per approdare, appunto, ad una consapevolezza del limite e della dannosità di perseverare su vecchie divisioni, che da una parte ci condannano a logorarci in conflitti senza senso (come i Comunisti che godono ancora a fare le manifestazioni “antifasciste” contro quelli della destra “estrema”, quasi che lo stesso Pasolini, 40 anni fa durante gli anni di piombo, non avesse riconosciuto che non sono questi il vero “nemico”, il vero “Fascismo”. Facciano una manifestazione “AntiMarchionne”, cazzo, che ci vengo anche io!! O come quelli di FN o Casa pound, che non si sbarazzano di mitologie retrograde ben rappresentate da bomber nero e testa rasata), dall’altra ci impediscono di vedere le molte affinità tra gli estremi che, come nelle leggi fisiche, dovrebbero almeno in certe condizioni attrarsi. Allo stesso modo mi piace il nostro Diego Fusaro, che è invece nello specifico uno studioso del marxismo.

  8. @Mauro: le manifestazioni antiMarchionne le ha fatte la FIOM dal 2011, dall’epoca del famigerato referendum. Io ne ho fatte almeno 3, e non ho potuto partecipare a tutte (il mio comparto non è quello dei metalmeccanici, per cui ho qualche grattacapo coi miei capi quando voglio aderire, perché non dovrebbe essere affar mio). Sai cosa ci veniva detto quando le facevamo? Che eravamo comunisti. Che eravamo vecchi. Che difendavamo un’idea vecchia della fabbrica e del posto di lavoro.
    Alla fine la storia ci ha dato ragione.

    Alle manifestazioni della FIOM trovi di tutto: ragazzi dei licei, studenti universitari, operai, pensionati. Una volta con me ha sfilato anche qualche amico di destra. La segreteria della FIOM è aperta a tutti. Basta che si condividano le ragioni della manifestazione e non si compiano atti violenza e ognuno può partecipare.

    Il problema è questo: le etichette servono per economia di pensiero e di linguaggio per identificare qualcuno o qualcosa. Se vuoi proporre a qualcuno del «software libero» non è che ti metti a sciorinare tutta la licenza GNU/GPL perché altrimenti lui se ne è già scappato. Però bisogna andare oltre le etichette e vedere se il prodotto è “conforme” al cartellino. Renzi, ad esempio, dice di essere di sinistra ma ha un agire politico di destra. Salvini si dice «oltre» i concetti di destra e di sinistra, ma in realtà i riferimenti morali dei suoi discorsi sono tutti a destra. Non a caso flirtano con Le Pen e Casapound.

    Se non si guarda al “patentino” dell’appartenenza di destra o di sinistra, che evidentemente oggi non serve più visto che circolano molte patenti false, ma alla sostanza politica dei leader o dei partiti, a mio avviso le distinzioni tra destra e sinistra hanno ancora molto senso. Su temi quali il lavoro, l’immigrazione, la famiglia, l’omofobia – tanto per citarne qualcuna – le differenze esistono ancora e ci sono tutte. Che poi uno non si riconosca appieno in tutta l’ideologia – che un tempo era un monoblocco e adesso è tutta variegata/frammentata -, quello poi è un altro discorso.

    Haidt ha scritto un testo interessante su quali siano i principi morali sui quali poggiano i temi principali della destra o della sinistra (anche se americana). Il suo gruppo di ricerca ha messo in piedi un sito (YourMorals.org) dov’è possibile condurre un test, che svela a quali principi morali si sia più sensibili e dunque a quale schieramento politico si sia più affini.

    E’ un test interessante: provate a farlo e a vedere se vi ritrovate nella vostra idea di progressisti o conservatori.

  9. Michele, il fatto è che le proposte che secondo me sono fondamentali in questo momento non riescono a trovare casa né a destra né a sinistra, e nemmeno alle manifestazioni della FIOM. Per me sono imprescindibili le questioni ambientali e la redistribuzione delle risorse. Ogni volta che sento parlare i sindacati non sento altre richieste che “crescita”, “rilanciare i consumi”, “creare posti di lavoro”, “spesa pubblica”, e avanti su questo tono. Forse la mia conoscenza è superficiale, se è così la correggerò, ma sono anni che ho questa impressione e infatti a me non interessano le manifestazioni anti-Marchionne ma quelle anti-auto e pro-trasporto pubblico, che nessuno propone e nessuno fa (sono anni che cerco in ogni dove compagni di lotta per il trasporto pubblico e non ne ho trovato nemmeno uno, principalmente perché, anziché semplicemente chiedere qualcosa, questo richiederebbe di fare dei sacrifici e cambiare stile di vita in prima persona ed è molto più comodo andare in piazza a lamentarsi).
    A me interessa che venga spazzato via l’intero sistema di welfare attuale (fatta eccezione per la quasi totalità della sanità e buona parte dell’istruzione, e gli aiuti ai disabili) e sostituito da un semplicissimo, universale reddito per tutti che smetta di ingabbiare le persone in decisioni e parametri altrui e liberi tutte le energie che scalpitano per tentare nuove strade. Ti pare che la FIOM chieda di togliere cassa integrazione, pensione, disoccupazione, e persino bonus bebè? Non lo farà mai. Quindi alle loro manifestazioni non ci vado perché non fanno proposte che coincidono con le mie. Anche se Marchionne è il male. Ma l’auto è molto di più il male, e questo non possono dirlo perché rappresentano chi le auto le fa (e le usa).
    Esistono alcune differenze tra destra e sinistra, soprattutto se per sinistra si intende quella vera e non Renzi, ma sono differenze minime rispetto all’abisso che separa entrambe da quello che secondo me è giusto è desiderabile. Possiamo chiamarlo come vogliamo, un nome quasi vale l’altro, purché inizi a prendere forma e ad essere riconosciuto.

  10. Mauro: finché i fascisti andranno in giro a spaccare teste, e purtroppo lo fanno ancora, io appoggerò qualsiasi manifestazione antifascista. Quando non ci saranno più fascisti che picchiano, minacciano e distruggono, allora non servirà essere antifascisti più di quanto servirà essere anti caccia alle streghe.
    E quelli che manifestano contro i fascisti molto più spesso manifestano anche su questioni legate alla casa, alla spesa pubblica, contro le opere inutili, e su altre questioni di grande attualità.

  11. Grazie Michele per avere segnalato YourMorals.org al quale mi sono registrato. Ho gia’ eseguito una prima valutazione, la stima valoriale di Shalom Schwartz.

    Suile 10 categorie di valutazione, su 2 sono vicino ai “conservatori”, su 8 vicino ai “liberali”.
    Prossimamente faro’ anche altri autovalutazioni.
    Io come ecologista razionalista continuo a non ritrovarmi nella dicotomia destra/sinistra che potremmo brutalmente semplificare alla dicotomia capitalisti-lavoratori semplicemente perche’ questo criterio di valutazione non spiega nulla di altre dimensioni del vivere. Ad esempio la sessualita’, etica ed onore, autonomia, rapporto con le tradizioni, presenza critica invece che adeguante nella societa’, antropocentrismo vs. ecologismo, etc. .
    Esiste un conflitto di interessi tra capitalisti e lavoratori ricchi/poveri che sempre piu’ spesso e’ proprio la causa non solo della non soluzione dei problemi ma u loro aggravamento e il caso della Grecia, dell’Italia lo dimostra. Il rapporto conflittuale e simbiotico di codipendenza reciproca e’ noto e il dualismo destra/sinistra ci sguazza, si nutre di questo schema.

    Il fatto non e’ se Perino flirti con De Luca o con Slavoj Žižek o se Salvino flirti con Ezra Pound o Casa Pound o Le Pen ma:stanno dicendo una cosa sensata? irragionevole? secondo quali criteri di valutazione?

    Pensa come sia aleatoria questa classificazione destra/sinistra.
    Mi accorgo ora che tu, li hai chiamati “conservatori” e “progressisti”, io “conservatori” e “liberali”. Gia’ questo indica che… abbiamo accezioni diverse su una delle due categorie e io stesso non so neppure se “liberali” abbia un senso.
    La questione, per me, non e’ se sei liberale o progressista, ricco o povero, ma se… i tuoi politica, stile di vita, strategie, comportamenti sociali, etc. sono o non sono ecologici, vanno o non vanno in direzione di una sostenibilita’ locale.
    Certamente ecologia in senso lato, considerando anche ecologia della mente (no a inquinamenti religiosi e neoreligiosi, pensiero critico sempre), della sessualita’, etc. .
    Hai citato l’omofobia: ecco, l’omofobia e’ una questione che si colloca sull’asse di valutazione libertari da una parte moralisti dall’altra, destra e sinistra non c’entrano nulla.
    Se si perturba leggermente la questione, si passa alla questione delle adozioni a coppie omosessuali (oppure alle fecondazioni eterologhe) le cose cambiano ancora grandemente. Inizio e fine vita: non ha alcun senso un criterio di valutazione destra/sinistra, qui entrano in gioco n dimensioni di valutazione e cosi’ via.

  12. > finché i fascisti andranno in giro a spaccare teste, e purtroppo lo fanno ancora, io appoggerò qualsiasi manifestazione antifascista.

    Diciamo piu’; o meno lo stesso problema dell’islamizzazione o la balcanizzazione massmigrazionista della societa’: esse preparano e gia’ realizzano quelle condizioni di ricerca violenta dell’egemonia, ad esempio.
    Ma allora vogliamo essere antiviolenti?
    Ma con i violenti si puo’ essere violenti?
    Insomma, sposti leggermente il punto di vista e le categorie “tradizionali” perdono ogni senso.

  13. @UnUomo.InCammino: Caro UnUomo.InCammino, scusa se non riesco a risponderti sempre, ma a volte ho troppo poco tempo a disposizione e allora preferisco tacere, perché, non essendo felice nell’espressione come Gaia, finisco per scrivere parole che vengono fraintese e questo mi dispiace (davvero). Mi capita spesso con te, perché mi rendo conto che abbiamo un modo diverso di leggere/intendere parecchie realtà e spesso anche parecchie parole, per cui il fraintendimento è facile a verificarsi. Però ti leggo sempre, perché per me è importante avere punti di vista differenti.

    Per spiegare quello che intendo, parto ad esempio dalla questione dell’omofobia, che tu ritieni strettamente attinente alla sessualità, e dunque indipendente dai concetti di destra/sinistra. Anche io penso che la sessualità sia qualcosa di intimo e individuale e – parafrasando il test di Turing – sono convinto che nessuno potrebbe dire, avendo solo un rapporto sessuale con uno sconosciuto di cui ignora completamente tutto, se esso sia di sinistra o di destra da come ha praticato il sesso (omosessuale o eterosessuale che sia). Penso che su questo siamo d’accordo tutti: non c’è un modo di destra o di sinistra nel fare sesso (se ci fosse, perdonatemi anche questa mia ignoranza sessuale che denuncia la mia totale mancanza di coscienza politica nelle attività copulative). Il discorso cambia però completamente quando parliamo della percezione e dell’accettazione delle tendenze sessuali di un individuo in seno ad un gruppo sociale. Premetto che nel discorso che segue non voglio esprimere alcun giudizio morale sulle differenti posizioni che cercherò di descrivere. E’ facile verificare che atteggiamenti omofobici siano stati nella storia trasversali a qualsiasi regime politico: per chi dubita dell’omofobia anche nei regimi comunisti, rimando alla visione del film “Fragola e cioccolato”, che ben denuncia il trattamento che era riservato ai “maricones” sotto Fidel. Se non ricordo male, in «Arcipelago Gulag» Alexander Solzenicyn racconta anche di individui internati a causa della loro omossesualità, un po’ come le tragiche “stelle a sei punte rosa” nei campi di concentramento nazisti. Nei regimi totalitari, indipendentemente dalla loro matrice ideologica, ogni devianza dal modello imposto è un male da eradicare; ed essendo l’omossessualità una devianza rispetto ai modelli dell’epoca, era mal tollerata da ambo le parti. Da questo punto di vista, non c’è niente di interessante su cui discutere. Se invece guardiamo le cose nell’ottica della psicologia etico-sociale, una certa differenza c’è e si vede. Per cercare di capire quali fossero i valori morali fondanti di un gruppo sociale, dopo anni di studi, ricerche e statistiche, gli studiosi del campo concordano su 6 principi (intesi come sei segmenti sui quali ciascuno di noi può muoversi verso uno o l’altro polo) alla base della produzione inconscia immediata di ogni intuizione morale:

    – protezione/danno
    – libertà/oppressione
    – correttezza/inganno
    – lealtà/tradimento
    – autorità/sovversione
    – sacralità/degradazione

    Studiando un congruo numero di persone (alle quali veniva chiesto prima di denunciare il proprio orientamento politico e successivamente sottoposti dei test per determinare, per ciascuno dei 6 principi, su quale punto della scala si attestassero le loro reazioni), il gruppo di ricerca di Haidt ha dedotto che: la sinistra (i liberal americani) costruiscono la loro matrice morale su solo 3 dei sei principi di base; tra essi, però, ha un ruolo preponderante il principio di protezione/danno, che si ritrova declinato in più salse in tutte le associazioni ricollocabili nella galassia della sinistra (e se ci pensate, abbiamo difatti la difesa dell’ambiente, la difesa dei gay, la difesa degli extracomunitari, la difesa dei diversamente-abili, la difesa dei diritti delle donne col femminismo, etc. etc). Viceversa, per i conservatori, la matrice morale si articola su tutti e sei i principi che hanno grossomodo tutti lo stesso peso (questo è uno dei motivi, secondo Haidt, per cui le campagne politiche dei conservatori hanno quasi sempre più successo di quelle dei progressisti negli Stati Uniti: perché i conservatori, avendo a disposizione «6 ingredienti», riescono a preparare una «pietanza elettorale» più sapida dei progressisti, che con soli «tre gusti» riescono ad offrire piatti poco variegati ai potenziali neo-elettori); per i conservatori, però, il valore più sacro è la salvaguardia delle istituzioni e delle tradizioni che sostengono una comunità morale. Se si parte dall’assunto delle unioni omosessuali come dannose per l’«istituzione famiglia» tradizionale, intesa come cellula di base della società, alla luce di queste considerazioni è facile capire come mai il popolo della sinistra, intravedendo negli omosessuali fin dall’inizio una minoranza da proteggere, si sia sempre schierato dalla loro parte (i circoli arcigay sono nati a sinistra e non a destra, difatti); mentre il popolo della destra, scorgendo nelle loro rivendicazioni una potenziale minaccia verso l’idea classica della famiglia, si sia in generale sempre schierata contro.

    Detto questo, non voglio dire che chi sia di orientamento sinistrorso sia a favore dei gay (vedi l’espulsione di Pasolini dal PCI per “indegnità morale”!), mentre chi sia di orientamento destrorso sia necessariamente omofobo (Michael Kuhner, il capo del neonazismo tedesco degli anni ’80, era omosessuale e morì di AIDS); però come intuizione/reazione morale immediata, cui il ragionamento cosciente solo in un secondo momento cerca di apportare giustificazioni argomentative, in linea di massima le persone orientate a sinistra tendono ad essere favorevoli all’omosessualità, mentre quelle orientate a destra tendono ad esserne contrarie, percependo l’omossessualità come una devianza rispetto all’ordine naturale.

    Alla luce di quanto sopra esposto, è per questo motivo (di psicologia etico-sociale) che io non reputo le etichette destra/sinistra superate: per me indicano un orientamento preciso verso una delle due matrici morali, che inevitabilmente porta poi a delle conseguenze nell’agire politico. Quando Salvini si dice contrario all’immigrazione e ai rom (non adducendo più un tema razziale come faceva un tempo, ma motivazioni di carattere economico o sociale), stimola il palato dell’elettorato di destra, facendo leva sull’intuizione morale della salvaguardia delle istituzioni e delle tradizioni locali. Per questo io lo giudico di destra, e lo giudicherei tale anche se fosse un esponente del Partito Marxista-Leninista Italiano. Allo stesso modo, quando la Boldrini lancia i suoi appelli a difesa degli immigrati – indugiando sull’atroce morte nei fondali del mediterraneo – o in difesa della parità di genere – ricordando la discriminazione delle donne nei luoghi di lavoro o le atrocità del femminicidio -, lancia un fortissimo segnale all’elettore di sinistra, in cui è preponderante la reazione istintiva per la protezione degli altri individui e la minimizzazione del danno di membri anche non appartenenti alla sua comunità, come la foca monaca o l’ultima tribù indigena della foresta amazzonica.

    Destra e sinistra a mio avviso dovrebbero essere come lo Yin e lo Yan per i cinesi: sono entrambe necessarie affinché una nazione prosperi, perché gli eccessi di un principio devono essere moderati dalla controreazione dell’altro principio. I problemi infatti sorgono quando una delle due parti si affievolisce fino a scomparire, e l’altra ha il sopravvento, come adesso sta avvenendo con la predominanza del potere dei mercati, della finanza, etc. Ridurre tutto a tecnicismi e ad un fantomatico «progresso» che cancelli divisioni culturali, classi sociali, destra e sinistra, a mio avviso, è solo un trucco per impedire alle persone di scorgere che c’è sempre un’alternativa, una scelta possibile. Per me la politica significa infatti avere la possibilità di scegliere: se non c’è scelta, non c’è politica.

    @Gaia: anche io non sono d’accordo integralmente con la FIOM. E’ soltanto un sindacato, il cui compito dovrebbe essere quello di tutelare gli interessi dei lavoratori di quel comparto. C’è però un ma: quei lavoratori non campano isolati in una bolla dispersa nello spazio cosmico, bensì in una società; e se questa società va a rotoli, e nessuno purtroppo si muove per arginare il collasso, allora anche loro – nell’oramai sopravvenuta temperie del “si salvi chi può!” – cercano di arginare il collasso a modo loro. Io personalmente mi sono avvicinato alla FIOM quando ha iniziato (molto intelligentemente, questo a Landini bisogna riconoscerlo) a coniugare le proprie battaglie sindacali con temi più generali di democrazia: in questo modo è riuscito a tirare dalla sua tutte le associazioni che si battono per la salvaguardia dei principi democratici e costituzionali (come Libertà e Giustizia, o l’ANPI, tanto per citarne due famose). Poiché quei valori su cui loro conducono le loro battaglie sono anche i miei (sono quelli della Prima Parte della Costituzione, per intenderci), e visto il vuoto di rappresentanza che hanno tali valori nell’attuale panorama politico italiano, per me è stato abbastanza naturale/istintivo avvicinarmici. Un’altra cosa che mi piace della FIOM è che parlano di temi reali e oggettivi e fanno proposte serie e concrete (con cui si può acconsentire/dissentire), e non slogan mai realizzati (o irrealizzabili) che lasciano il tempo che trovano. Non sono certo un portavoce della FIOM, però da almeno un anno a questa parte si professano molto a favore di una svolta ambientalista (auto elettriche, biogas, no a fabbriche tipo ILVA, no alla TAV da sempre), anche se in maniera molto più tradizionale e meno radicale della tua. E’ che, almeno loro, hanno capito che l’unico modo per sopravvivere è quello, e che se non imbocchi quella strada sei fuori anche dal punto di vista industriale. Se c’è da scendere in piazza per i principi della prima parte della Costituzione io ci sono sempre, anche se a manifestarli fosse Borghezio o la Mussolini. Il problema, se ci fai caso, è che loro non lo fanno quasi mai. Questa è un’altra differenza di orientamento tra formazioni di destra e di sinistra.

    Scusatemi lo sproloquio. Prometto di stare zitto per almeno due post.
    Buona domenica a tutti.

    mk

  14. > omofobia, che tu ritieni strettamente attinente alla sessualità
    No, no. Non c’è nulla di piu’ correlato alla societa’ della sessualita’.
    La maggior parte delle norme religiose (e molte di quelle morali) sono attinenti ad essa.
    Chiunque abbia studiato un po’ di (neo)tantra lo sa.

    > i valori morali fondanti di un gruppo sociale
    La lista delle sei dimensioni e’ una lista morale.
    Infatti non ha alcun riferimento… ecologico.
    Non si parla di sostenibiita’ / insostenibilita’.
    Non e’ mensionato il non-umano, i “diritti” del selvatico, i limiti per homo.
    Nessuna menzione a crescita/decrescita.
    Lo stesso conflitto tra etica e morale e’ ortogonale, esterno alla dimensione morale.
    Non e’ menzionata la dimensione spirituale della vita, ovvero la dimensione del tempo e le conseguenze delle scelte nel tempo, sul non umano, sui discendenti.
    E lo stesso criterio protezione/danno e’ assai aleatorio: se proteggo alcun* danneggiandone altr*?
    Ritengo che De Benoist abbia ragione: i discorsi di destra/sinistra non riescono a fornire risposte e a porre domande che su una parte della realta’ umana e, soprattutto, come ecologista, non umana e le categorie morali sono un sottospazio del reale, non sono il reale.
    Tralasciando tutto il resto si potra’ sempre dire che Citta’ del Capo e’ a est (sinistra) di Helsinki.

  15. Michele, non scusarti e non promettere di autocensurarti, la ricchezza del blog consiste proprio nelle discussioni che si generano (e che per fortuna non attirano quasi mai esaltati o troll, non so come), e se uno non ha voglia di leggerle può semplicemente saltarle.
    Tutto quello che dici mi sembra vero e sensato, però per l’appunto chi, come me, pensa che l’ecologia, in senso lato, sia uno dei principali temi che ci troviamo ad affrontare, se non il principale, fatica a collocarsi in questa distinzione destra/sinistra, perché la questione ecologica la trascende. Esiste un ecologismo elitario e autoritario, ad esempio, più affine alla destra, e un ecologismo sociale di sinistra, ma per me sarebbe più importante prima mettersi d’accordo su alcuni obiettivi ecologici, e poi decidere come arrivarvi, anziché doversi prima collocare a destra o a sinistra, e poi modulare le proprie proposte di conseguenza!
    Secondo me, che sono sicuramente molto eurocentrica e anche, per quanto mi pare, molto europea, la divisione destra/sinistra è proprio questo, eurocentrica ed europea. È un prodotto della nostra storia e della nostra cultura, largamente esportato così come tante altre cose che diamo per scontate, ma non per questo universale. Sono esistite e in parte esistono ancora, ad esempio, società per cui la prorità è mantenere un equilibrio interno e con l’ambiente in cui vivono, e che difficilmente possono rientrare nella contrapposizione destra/sinistra: possono essere tradizionaliste ma egualitarie, ad esempio, iper-xenofobe ma per motivi di sopravvivenza, vittime del mercato globale ma belligeranti, disinteressate a qualsiasi tipo di progresso e cambiamento, eccetera. Cercare di applicare le nostre categorie binarie a qualsiasi società è assurdo e quasi coloniale; può anche essere, però, che queste categorie al momento non siano le più utili neanche per noi.
    In questo dibattito sto pensando al manifesto del partito della decrescita che avevo proposto: sarebbe di destra o di sinistra? Probabilmente più di sinistra, ma in molti suoi elementi no, e comunque farlo rientrare in una definizione piuttosto che in un’altra potrebbe essere come cercare di incastrare un cerchio in uno spazio quadrato: una perdita di tempo. Non dico che nessuno debba più cercare di collocarsi più o meno a destra o a sinistra, se lo aiuta a farsi conoscere e capire, ma rivendico la possibilità di creare altri spazi senza dover dedicare le mie energie a rientrare in definizioni superabili.

  16. Io ora come ora più che al blocco di appartenenza guardo le idee della singola persona e la sua onestà, anche intellettuale, e coerenza.
    Per anni a Novara ha governato la lega: sono comparse sulle strade le piste ciclabili, le strisce pedonali per i ciechi e si é detto un forte no all’allargamento della discarica, preferendo investire sulla educazione alla raccolta differenziata porta a porta, che pian piano ha raggiunto il 70%. (Purtroppo poi anche il sindaco é stato travolto dallo scandalo della Regione Piemonte per i rimborsi..).
    Ora é da un po’ che C’é un sindaco di sinistra. Oltre a procedere nel progetto raccolta differenziata, ha dato vita ad un mercatino del riuso che funziona come un baratto, la cui gestione é devoluta a disoccupati cinquantenni. Mi risulta anche che abbia sempre appoggiato le unioni gay.
    Vorrei a livello nazionale che le persone oneste, al di là delle loro ideologie di appartenenza, lavorassero con sinergia prendendo il meglio delle idee di ciascuno per tirarci fuori dall’impiccio.
    Avevo sperato molto nel movimento 5 stelle, che mi sembrava essere nato proprio con questo scopo, ma poi..boh.. sembra che quando vanno a Roma cambiano un po’ tutti.

  17. Secondo me a livello locale cambiano molte cose, e come dici tu gli elettori scelgono la persona più che il blocco di appartenenza, anche se poi certi ordini dall’alto vengono comunque: penso ad esempio a come Honsell ha spalancato le porte della città al colosso Hera, in quota centrosinistra.
    Una delle questioni contemporanee su cui la divisione destra-sinistra non ha molto da dire, perché per l’appunto la trascende, è: a che livello deve essere esercitato il potere? La sinistra più sinistra, in Italia, è ipereuropeista; la destra va dal nazionalismo al localismo intermittente della Lega, e così via. Io che credo nel potere più locale possibile, con coordinamenti a livelli superiori, chi dovrei votare? Chi mi dice “più Europa”, chi promette localismo ma in chiave denigratoria degli altri, e comunque ruba, o qualcun altro che ancora non esiste?

  18. Michele: ecco, se avete fatto una manifestazione AntiMarchionne avete fatto una cosa con un senso, una cosa attinente alla realtà odierna! E non mi stupisco che ci fosse gente di destra. anzi sai cosa ti dico? la prossima volta dovresti invitarli espressamente!! Senza scrupoli, tutti: FN, casapound…tutti…saresti un genio politico, sarebbe un gesto incredibilmente rivoluzionario! Ti immagini, ex-comunisti e neo- fascisti che marciano insieme? ovviamente, dovresti lasciare da parte le bandiere rosse…dovreste intenderlo come un gesto fatto nell’interesse sociale e nazionale (questi termini appartengono molto al vocabolario della destra-destra) e non come un azione di parte….
    Dici che le etichette destra/sinistra servono all’economia del pensiero? secondo me servono in primis alla comodità del pensiero, a proporre semplificazioni da “tifoseria calcistica” utili per indirizzare chi non sa o non vuole approfondire o ragionare, chi desidera fermarsi ad una percezione epidermica delle cose e si vuole vedere confermato nelle proprie inclinazioni e passioni. Non era Berlusconi che aizzava il suo elettorato conservatore con lo slogan “o me o i comunisti delle tasse!” (intendendo il PD 🙂 ) ?
    Ebbene, uno slogan del genere faceva presa su moltissime persone, come anche mio padre. solo che mio padre ha 70 anni, non ha neppure completato la prima media e al massimo legge 2-3 romanzetti gialli all’anno. Direi che ci può stare.
    (to be continued…)

  19. Le vostre giuste obiezioni mi danno l’opportunità di enucleare quello che – a mio avviso – è il problema. UnUomo.InCammino ricorda che l’ecologia, la questione ambientale, la sovrappopolazione, temi che per lui rappresentano «il tema», sono difficilmente riconducibili ad una classificazione in base ai principi morali la cui alchimia in qualche modo produce le matrici morali alla base di un’ideologia. Gaia e Erika, l’una in senso più astratto e l’altra in senso più contingente, suggeriscono la politica come «l’arte del possibile»: votare il politico che, al di là di slogan preconfezionati, meglio risolva le problematiche più urgenti; oppure proporre un manifesto di azioni chiave attraverso le quali cercare di migliorare la realtà contingente. Marco sottolinea come il senso di appartenenza politico inteso come ‘tifoseria calcistica’, sia responsabile delle scelte più esecrande nell’ottica del bene del paese.

    Anche io concepisco la politica come qualcosa di molto poco astratto e molto, molto concreto: per me la politica è dove/come costruire quel ponte, o se destinare quel finanziamento pubblico ad una scuola o ad un parco pubblico o ai lavoratori LSU del comune. Pur essendo di orientamento sinistrorso, se un leader di destra mettesse in programma quelle azioni che per me sono fondamentali, lo voterei senza problemi: perché voto i programmi, e non le persone.

    Il problema sorge quando un leader politico presenta un ‘programma spezzatino’ dove, a soluzioni condivisibili, sono congiunte soluzioni pessime se non inaccettabili: che fare in quel caso? E’ il problema che credo viviamo noi italiani da anni, la logica del «turarsi il naso», del «voto utile», cercare di far eleggere questo, perché se al governo andasse quell’altro chissà che fine farebbe il paese, almeno questo qui mette mano a quello specifico problema. Che succede, poi, quando l’eletto non dà più priorità ai problemi per i quali l’abbiamo votato, e invece nella sua azione di governo dà priorità proprio alle politiche che meno ci piacevano?

    Questo è il male della post-democrazia. Gettati via i vari ‘-ismi’ delle ideologie perché considerati come mali aprioristici, abbiamo gettato anche l’idea più nobile che era la ragione prima di quelle ideologie: fornire una visione ultima di un modello di società, se non da realizzare concretamente, quanto meno da perseguire. Quando si votava un partito che si dichiarava aderente a questa o quella ideologia, si aveva la ragionevole certezza che, una volta al potere, quel partito non avrebbe mai avuto comportamenti incoerenti con la sua matrice ideologica, anche quando chiamato ad esprimersi in temi non esplicitamente trattati nel programma. Qualsiasi responsabile del PCI non avrebbe mai votato una legge a svantaggio delle libertà sindacali, così come qualsiasi responsabile del MSI non avrebbe mai votato a favore della secessione di anche solo un centimetro quadrato del nostro territorio nazionale. Eppure di queste eventualità – ovviamente – non c’era traccia nei programmi; ciononostante gli elettori ne erano sicuri: una scelta difforme avrebbe costituito un tradimento morale (è anche qui che entra in gioco la morale), inevitabilmente sanzionato con la fine della carriera politica del reo di un crimine così ignominioso.

    E’ inutile, e forse addirittura dannoso, essere nostalgici e cercare di riproporre ciò che non si sposa più con la realtà attuale. Dimentichiamo allora le ideologie, e le visioni internamente coerenti di un modello di società e di sviluppo economico. La gente non le vuole più, paiono gabbie limitanti o hanno un non so che di autoritario. Le persone che eleggiamo al governo, però, la forma della società la cambiano comunque con i loro interventi settoriali, legiferando ora sulla previdenza, ora sul lavoro, poi sulla sanità, sull’istruzione, sull’eutanasia, e così via. Come facciamo ad incidere su questi processi, agiti da persone che abbiamo votato per le loro specifiche posizioni in determinati ambiti, quando la loro azione verte invece su quegli ambiti su cui non eravamo così concordi, e che peraltro incidono così pesantemente sul nostro quotidiano? Io non ho soluzioni preconfezionate, e sinceramente credo non ce ne siano. Il caso politico del M5S ne è un fulgido esempio. Dal momento che votare è diventata grossomodo una scommessa – ti voto con la speranza che su quello specifico punto, non presente nel programma, la tua azione politica sia quanto più possibile prossima al mio sentire politico -, a questo punto cerco di fare affidamento alla mia personale ‘bussola politica’, per orientarmi nella scadente offerta che il nostro panorama politico attuale ci offre. E come funziona la mia bussola politica, se non per consonanza di valori morali con le idee professate dal soggetto politico analizzato? Qui rientrano dalla finestra le macrocategorie di destra e sinistra che prima avevamo scartato; ovviamente non quelle da ‘patentino’, ma da evidenze oggettive di agire politico. Se io sono ‘sinistrorso’ nel senso cui accennavo nel mio commento precedente, avrò più probabilità di scegliere il candidato più vicino alle mie posizioni sulla base di questa grossolana misurazione. Se quel candidato ha un minimo di coerenza, avrò una ragionevole probabilità che i suoi interventi di governo saranno compatibili col mio sentire politico. Questa bussola, ad esempio, mi ha trattenuto dal votare il M5S per le evidenti istanze destrorse che mal si sposavano col mio modo di intendere la democrazia all’interno di un movimento, e col senno del poi sono stato contento. Non è una selezione a-priori basata sul cartellino: io sono di destra, allora se il tuo partito è di destra è automaticamente ok, mentre se è di sinistra è pregiudizialmente un male; è un mutuo riconoscersi – indipendentemente dal patentino politico – sulla base di quella comune matrice morale.

    E’ per questo motivo che io non riesco ancora a intravedere il tramonto della differenziazione tra destra e sinistra: ogni politico esprimerà le sue convinzioni politiche, che saranno basate su di una matrice morale, che sarà più o meno prossima al mio sentire politico in base alla comune affinità destrorsa/sinistrorsa. Chi è chiamato al governo del paese non può certo non esprimersi su determinate problematiche, solo perchè non trattate esplicitamente nei programmi elettorali; visto che abbiamo deciso di fare a meno delle ideologie, l’unico riscontro possibile per cercare di intuire come si comporterà in questi casi – che spesso sono proprio quelli più importanti, perché connessi ad emergenze – è proprio quello di una comunanza di valori morali politici comuni. Che non abbia senso dire se l’ecologia sia di destra o di sinistra, deriva dal fatto che il tema ecologico non esaurisce di certo – e non può costituire l’unico discrimine – di tutta la politica di una compagine governativa: come si fa a votare un partito unicamente sulle sole posizioni ecologiste, quando quel partito andrà poi ad intervenire su sanità, istruzione, lavoro, economia, etc.? Ci hanno così arretrato politicamente, che oramai ci accontentiamo solo di sapere quanto un politico dice di fare su di un singolo tema, in una società la cui complessità cresce di anno in anno esponenzialmente?

    Destra e sinistra non sono scomparse: sono solo nascoste dagli esponenti politici, per evitare che ne denuncino le loro contraddizioni e i cambi di bandiera incoerenti. Inoltre, senza questa sottesa richiesta di coerenza a dei principi fondanti, è possibile pescare nell’elettorato a 360°: ne è un ottimo esempio Salvini, che riesce a raccogliere i voti dei destrorsi (conducendo battaglie sui temi propriamente cari alla destra quali immigrazione e sicurezza pubblica), pur strizzando l’occhio ai secessionisti, che ogni destrorso ortodosso vedrebbe col sangue agli occhi. Dall’altra parte un ottimo esempio è costituito da Renzi, che raccoglie voti a sinistra, pur agendo una politica targata Confindustria e smaccatamente di destra. Dire che destra e sinistra sono superate fa comodo a tutti, soprattutto ai politici, perché li esime dalla coerenza rispetto ai principi che dovrebbero indirizzarne l’agire.

    Per me destra e sinistra sono i due poli della mia bussola politica, attraverso ai quali riesco in qualche modo a smascherare siffatti lestofanti; ed è proprio per questo, che mi risulta difficile farne a meno.

  20. Infatti: il problema è che il PCI con il dirittismo, e apologia di più servizismi e consumismi di massa, “democratici” (“per tutti” è il corrispondente demagogico berlusconiano deideologizzato) e il MSI con una certa apologia clerico natalista, la non emancipazione delle donne, sono entrambi incompatibili con l’ecologia.

    Parto con questo esempio proprio perché, dal punto di vista ecologico, è la sfera antropica che deve essere drasticamente e velocemente ridotta.
    Come ecologista e razionalista quindi, perfettamente al corrente della grave insostenibilità degli homo conosco, per storia, scienza e conoscenza di quali terribili conseguenze ciò rechi agli homo. Fin qui pazienza, sarebbe una sorta di percorso di giustizia rispetto al non umano ma se penso alle estinzioni di massa in atto, alla perdita di biodiversità, all’inquinamento per diffusione di specie alloctone (a livello ecologico il corrispondente dell’innesto coercitivo, violento di un mischione di culture incompatibili e alloctone nelle identità culturali destinazione delle migrazioni di massa), agli inquinamenti di fatto irreversibili su scala biologica e geologica come quello da CO2 e quello nucleare, etc. mi rendo conto che i “presuntamente” non negoziabili diritti degli homo (siano quelli del progressismo illuminista o dei neocon USA rispetti ai consumismi degli statunitensi, che sono stessa stoffa dei consumismi insostenibili degli altri aggravati da una violenza imperialista di stato più canagliesca di quella di altre potenze) sono massimamente disetici nella loro presunzione di moralità.
    Attentato alla vita! Non posso che osservare sbalordito i tentativi, a destra, a sinistra, in centro, sopra e sotto di NON intervenire con una robusta austerità decrecitiva su sanità, istruzione, lavoro, economia, migrazioni, e con una robusta crescita rispetto a contraccezione, aborto, repressione, etica della responsabilità personale, etc. in base alla semplice ed elementare considerazione che l’aberrante impronta ecologica di queste società è già da troppo tempo massimamente non sostenibile.
    Gli stati come l’Albania comunista, la Corea del Nord che avevano l’autarchia come valore additati come la peste del pianeta.

    Allora, destra, sinistra, centro, sopra, sotto, sono completamente inetti, incapaci, sono inquinati di teorie antiscientifiche, antistoriche.

    L’ecocidio in atto ha componenti di colpa grave in quasi tutte le espressioni che vanno per la maggiore nella cultura morale degli homo.
    Cosa significa che il sacrosanto e ovvio diritto alla determinazione territoriale, il diritto alla xenofobia (vado un po’ ai limiti, sfrutto l’espressione antagonista, immunitaria dell’istinto di territorio e di istinto di difesa del territorio presenti in tutti gli animali superiori) in qualche modo apologizzato dalla Lega poi diventa prassi politica contraria alla resistenza locale ecocivica in Val Susa?
    Cosa significa che una qualche istanza di ecologia nei verdi e in alcuni partiti a sinistra vengono poi annichilite dal sostegno alle migrazioni di massa e all’aggravamento violento dell’impronta ecologica locale già così spaventosamente deficitaria e, peggio, al sostegno ad un presunto diritto personale alla riproduzione, la forma politicamente corretta del natalismo violento di tutte le culture egemoniche? Perché un verde si rende conto della gravità della diffusione dell’ailanto o della formica turca e poi non dice nulla sulla diffusione di genti islamiche, di moschee o tace sulle immigrazioni di genti con culture sostanzialmente ostili alla dimensione comunitaria del vivere nel ventre molle di culture ad alto civismo?
    Le sei categorie morali sono spesso in gran parte o del tutto incompatibili con l’ecologia.
    Destra centro e sinistra sono su quell’asse valoriale che è ortogonale a quello ecologico.
    La Politica di giusti limiti alla natalità , l’enfasi di doveri nel contenimento delle compulsioni riproduttive in Cina – peraltro belzebù per le menti conformi dirittiste – diventa anche politica egalitaria: non puoi scaricare le tue compulsioni riproduttive sulla comunità.
    Un paese comunista in cui vengono rinforzati anche coercitivamente i doveri di continenza riproduttiva implementa una morale egalitaria: tutti sono chiamati allo stesso impegno, non c’è spazio per esuberanze e atti di forza.
    Questo aspetto è un aspetto etico ma, per una volta, anche morale, egalitario, quindi di sinistra, scatena odio nelle incongruenti e bislacche sinistre nostrane ed europee (non parliamo poi del livore da parte delle altre forze politiche di centro e di destra).

    Il dualismo destra – sinistra viene sepolto quotidianamente da incongruenze, da idee, decisioni e atti assurdi, spesso contrari, antitetici nella direzione e negli effetti.
    Il fatto che alcune ideologie destra-sinistra si siano annacquate, diluite, per raggiungimento degli obiettivi, come osserva De Benoist, mitiga, non aggrava le assurdità, in quanto le rende di modulo inferiore.
    I due termini / concetti di sinistra e di destra “centralismo democratico” e “interesse nazionale” che indicano il marcio della gestione non territoriale del potere immaginate quale stragi, a quali assassini di massa avrebbero portato in Val Susa se fossimo stati nel 1935 fascista, nazista, mccartista o stalinista?

  21. @UnUomo.InCammino: penso che la nostra sostanziale diversità di vedute derivi dal fatto che io ho un modo particolarmente anomalo di intendere destra e sinistra – come mappe concettuali, utilizzando le quali cerco di collocare, non senza difficoltà, soggetti politici differenti-; mentre tu tendi a considerarli in modo canonico come fazioni storico-politiche, non solo responsabili di tutte le problematiche che conosciamo finora, ma per di più anche poco sensibili a quelle tematiche ambientaliste e di biosostenibilità che per te sono fondamentali.

    Preso atto di questa differenza, faccio però notare che – a mio avviso – una presa di posizione anche netta sui temi che per te sono esiziali, non esaurisce affatto la determinazione dell’identità politica di un soggetto. Per spiegarmi meglio faccio un esempio. Supponiamo che esista un partito che accolga in pieno e totalmente le tue istanze, e che finalmente conquisti la maggioranza e vinca le elezioni. Siamo tutti molto contenti, perché adesso cominceranno ad essere affrontate una volta per tutte, e seriamente, le problematiche di sovrappopolazione, ecosostenibilità, inquinamento, immigrazione, decrescita, etc. etc. Prima riunione della presidenza del consiglio dei ministri: come ordine del giorno sul tavolo si ritrovano, quale lascito del governo precedente, il decreto per stabilire un eventuale rafforzamento dell’applicazione del DRM (Digital Rights Management) nella normativa italiana per la gestione dei diritti digitali. Sembra un’astruseria per giuristi, e invece è un tema che incide non poco nelle nostre vite, in quanto, in base alle determinazioni prese, cambierà il modo in cui gli italiani si approcceranno ai media digitali, e anche il costo che questi avranno per l’utente finale. Come deciderà in proposito il governo costituito all’80% da esponenti del tuo «partito ecologista»? Nessuno lo sa.
    E’ naturale che nessuno lo sappia, sarebbe strano altrimenti: ciò avviene perché le tematiche ambientali non sono esaustive di tutte le problematiche della società. Se è vero che questo pianeta è destinato al collasso, che entro 50 anni scomparirà il petrolio, la popolazione umana triplicherà, la percentuale di CO2 renderà acidi gli oceani, etc. etc. etc. – tutti problemi seri che ciascuno di noi tiene in considerazione e non sottovaluta -, d’altra parte è anche vero che in questi 50 anni le persone continueranno a vivere, e in qualche modo dovranno essere amministrati i loro problemi, relativi al loro quotidiano. Un partito che non esprima anche posizioni generiche o di principio in temi di lavoro, sanità, istruzione, politiche industriali, internazionali e così via, in che modo potrà rappresentare la volontà dei propri elettori, se costoro non conoscono neppure generalmente le linee guida del partito su questi temi?

    Una decina di anni fa ho seguito, per interessi personali, il PiratenPartei, prima in Svezia e poi in Germania. Qui ancora non si parlava di reddito di cittadinanza, e-democracy, diritti civili digitali (anche se il solito buon Rodotà, come al solito, anticipava il futuro, ma era unico e inascoltato; adesso tutti i nuovi soggetti politici si pongono come autori originali di queste idee, senza neppure pagare un minimo tributo a chi le ha intraviste prima di loro, fosse solo per onestà intellettuale – ma lasciamo perdere). Questi movimenti politici, prima in Svezia e poi in Germania, si posero all’attenzione del pubblico portando avanti una battaglia politica su tutta una serie di problematiche connesse al mondo della rete, della fruizione di servizi digitali, dell’autorialità e del diritto d’autore, della privacy, e così via. Facendo perno su di una struttura veramente democratica, e rappresentando istanze molto sentite, soprattutto da parte dei cosiddetti ‘nativi digitali’, riuscirono dopo qualche anno a superare le alte quote di sbarramento dei rispettivi sistemi elettorali, e cominciarono ad apparire non solo in singole amministrazioni locali, ma addirittura nei parlamenti di più di un Länder tedesco. Ora per me è plausibile condurre un parallelo tra il PiratenPartei e il nostro ipotetico «partito ecologista»: anche il PiratenPartei, come dici tu, è ortogonale agli schieramenti di destra e sinistra, perché i sistemi informatici li usano sia a destra che a sinistra allo stesso modo, e sono soggetti tutti alle stesse problematiche e alle stesse criticità. Da addetto al settore, ti assicuro per certo che smadonnano tutti allo stesso modo quando i sistemi vanno in failover, o quando qualcuno traccia la loro navigazione in rete, gli spia la posta, o fa pagare loro una sovrattassa sui supporti di memorizzazione di massa anche se non utilizzati, senza spiegarne la motivazione. Se dai uno sguardo ai vari manifesti del PiratenPartei nel corso degli anni, dal primo ingresso nel mondo della politica, alla successiva partecipazione alle attività amministrative e di governo, ti accorgerai che mentre inizialmente era poco marcata la loro posizione rispetto ai temi sociali cui facevo riferimento prima, successivamente – in seguito al doverli affrontare in prima persona – hanno preso sempre più concretamente posizione sulle varie tematiche sociali di reddito, lavoro, previdenza, istruzione, controllo dell’apparato amministrativo, e così via. Per me, in tutta sincerità, sono molto maturati politicamente. Dal punto di vista politico, hanno finito per trovare una loro collocazione tra i social-comunisti di Die Linke e i Bündnis 90/Die Grünen (i verdi tedeschi), per cui adesso sono generalmente considerati da tutti un partito di sinistra, anche se al loro interno hanno accolto numerosi esponenti anche di destra (e non ti dico quante stupide polemiche ciò abbia provocato: ogni mondo è paese). Quindi, sebbene il partito si professi ancora oggi come 1) a-politico [hanno accettato anche personaggi della destra estrema radicale, il che in Germania è davvero *molto* male], 2) senza una ideologia politica, 3) oltre i concetti storici di destra e sinistra; ciononostante hanno riconosciuto la loro affinità politica con due partiti tedeschi storicamente di sinistra, e addirittura nel Bundestag regionale di Berlino hanno anche protestato perché, in seguito alla sconfitta nel 2011 di un partito di estrema destra, il presidente del Bundestag aveva chiesto loro di occupare i loro posti oramai vacanti nell’ala destra nel parlamento! Ma non erano scomparse destra e sinistra? Non le avevamo superate? Ma guarda un po!

    Pertanto ho questa sensazione, che non mi sembra poi così irragionevole, che, se anche il famoso «partito ecologista», nato trasversalmente a destra e sinistra e fieramente indipendente da queste, andasse al potere, dopo qualche anno, costretto giocoforza a prendere posizione, finirebbe inevitabilmente per prendere collocazione nello scacchiere politico o tra i partiti di sinistra, oppure tra quelli di destra, o al centro. E, dando un attimo una scorsa alla storia dell’ultimo cinquantennio politico, mi sentirei anche di profetizzare che un partito siffatto mostrerebbe più affinità politica con il centro-sinistra che non con la destra, con buona pace dei suoi elettori di destra che si vedrebbero costretti a subire alcune politiche collaterali di sinistra, pur di sostenerlo sui grandi temi dell’ecologia e dell’ecosostenibilità.

    Per questo penso, nonostante le pur dotte considerazioni di filosofi del diritto e giuristi, che i concetti di destra e sinistra – fosse solo come etichette per indicare grossolanamente l’orientamento di un soggetto politico – saranno dure a morire. Anche se non si userà più un sistema sessagesimale per suddividere il tempo di un giorno in ore, minuti e secondi, ma si userà un sistema esadecimale ripartendo la giornata in decaexìmeri, ecatotmèmi e chilotmèmi, ciononostante la gente continuerà a chiamare «alba» quando il sole spunta sulle loro teste, e «tramonto» quando scende al di sotto dell’orizzonte. Sarò banale e vecchio nel pensiero, ma a me pare così.

  22. Non credo che finirò il mio post, ma in cambio vi giro questo avviso, se interessa….
    Il Ministero delle politiche agricole sta utilizzando lo strumento della consultazione pubblica on line per capire aspettative e interessi dei cittadini sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari, quanto per noi sono importanti le indicazioni relative a origine e provenienza dei prodotti.

    È possibile esprimere la propria opinione e dare un indirizzo sulle scelte legislative in materia. Undici semplici domande. Tra queste, anche quanto si ritiene importante che il prodotto sia biologico, ad esempio. La consultazione è finalizzata ad accelerare l’attuazione della legge nazionale, che deve allinearsi alle nuove norme comunitarie (Reg. 1169/2011).

    NB: contrariamente a quanto si può pensare, i risultati di questo processo (molto poco pubblicizzato) avranno un’influenza su ciò che i burocrati andranno a scrivere…!

    Accedete alla consultazione (https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/8123), compilate liberamente e diffondete.

  23. Come caso studio si potrebbe analizzare il senso o l’assurdità di interpretare in chiave sinistra – centro – destra

    le porcate come

    o – eliminazione dell’infomazione dello stabilimento di produzione/lavorazione nelle etichette alimentari
    o – il trattato transatlantico sul commercio e sugli investimenti (TTIP)

    Questi due problemi studio vanno incontro ad alcuni punti e si allontanano da altri criteri in maniera specifica per i vari gruppi politici a destra e a sinistra.

    Per rispondere a Michele: certamente esiste una lettura di ecologia profonda, radicale e di lettura decrescitista, razionalista anche per le questioni elettroniche.

    La prima provocazione al volo è la dizione Digital Rights Management parte asimmetrica in quanto non c’è menzione dei doveri, uno delle assurde asimmetrie prive di senso dell’inquinamento dirittista sempre più diffuso.

  24. Grazie Mauro per la segnalazione. Rispondo al tuo commento precedente, con ritardo per i motivi che sapete, ma ci tengo a sottolineare una cosa. Tu descrivi estrema destra ed estrema sinistra come gruppi accomunati da molte cose, che però non riescono a riconoscere la propria somiglianza perché affezionati a divisioni superate e tanto sostanziali come quelle tra una squadra di calcio e l’altra – questioni di bandiera e poco più. Non è assolutamente così. Il fatto che io pensi che categorie come destra e sinistra siano insufficienti per le nuove sfide che affrontiamo non significa che non abbiano senso per gli altri, e che le altre persone non agiscano di conseguenza. Estrema destra ed estrema sinistra hanno differenze molto sostanziali su temi importanti quali l’immigrazione, i diritti (chi deve goderne e chi no), l’uso della violenza e il rapporto con le istituzioni (a proposito di questo, l’estrema destra ha fatto eleggere Alemanno ed è coinvolta almeno in parte nel grande malaffare appena scoperchiato a Roma, ma la sinistra movimentista no, non fa eleggere sindaci e non risulta coinvolta in ‘mafia capitale’, a quanto io sappia). Inoltre, se qualcuno si riconosce nel fascismo non è per una semplice questione di gusto, ma perché ritiene giuste cose come la violenza fisica e la repressione nei confronti di chi non la pensa come lui, o il nazionalismo espansionista. Difficile trovare terreno comune con persone da cui ti dividono temi come questi. E te lo dice una che, quando si trattava di decidere se accettare una persona di estrema destra nel comitato contro il parcheggio, ha insistito per il sì. Piuttosto, ho detto, dichiariamoci antifascisti e lasciamo che sia lei a decidere. Questo però è diverso da: “invitiamo Casa Pound! Tutti uniti contro il sistema!”
    Chi milita nei movimenti di sinistra e di base si rifiuta di fare causa comune con chi invece milita nell’estrema destra per motivi che tu puoi benissimo non condividere, ma che sono tutt’altro che inconsistenti: perché dovresti allearti con chi appena può viene a menarti (e viceversa, ma molto meno), ma non solo: è contrario a buona parte delle tue idee e collabora con le istituzioni a cui tu ti opponi?

  25. > Estrema destra ed estrema sinistra hanno differenze molto sostanziali su temi importanti quali […] l’uso della violenza

    Mi sembra un po’ tirata per i capelli, Gaia.
    Ci furono e ci sono organizzazioni, gruppi, forze e stati di sinistra che usarono e usano la violenza.
    La violenza è del mondo, non è realistico pensare che a sinistra non si possa o non si debba usare la violenza.

  26. Sì, certo, ma io sto parlando (e se non era chiaro mi scuso) del presente e del nostro paese, cioè di quello che rimane dell’estrema destra ed estrema sinistra in Italia, non contando gruppi come le Brigate Rosse, ad esempio, che praticamente non esistono più. Ci sono pratiche violente che appartengono all’estrema destra ma non all’estrema sinistra.
    E comunque, io non ho detto che la sinistra non usi la violenza, ho detto che differisce dall’estrema destra sull’uso della violenza. Questo è vero anche storicamente: il terrorismo di estrema destra, ad esempio, è molto diverso da quello di estrema sinistra nella scelta degli obiettivi, negli scopi e nei metodi.

  27. Michele: di nuovo, quello che dici ha senso, ma prendere come assoluta la divisione destra e sinistra mi sembra un po’ un discorso da “fine della storia”: ci siamo, è il momento di *inserire pratiche economico-politiche a cui saremmo predestinati da sempre e che vanno bene in eterno, es. democrazia ed economia di mercato*, siamo arrivati e non succederà più nulla. D’ora in poi sarà sempre così.
    L’errore è pensare che una contingenza casuale possa valere per la totalità dell’esperienza umana. Tu ti riconosci a sinistra? Va bene, non c’è problema. Ma io, quando ho scritto la proposta di manifesto per un partito che voterei (e creerei, se volessi creare un partito), non ho preso come riferimento questa distinzione, ma altri principi. Collocandosi sia la destra che la sinistra attuale in un’ottica crescista, ed essendo la decrescita al momento una priorità assoluta, penso che le mie idee trascendano gli schieramenti. E se si liberassero dei posti in un parlamento, coerentemente con la decrescita, prenderei quelli senza tante storie su dove sono.

  28. Ottimo Mauro! E’ vero che presto poca attenzione ai media e forse ne ho perso l’avviso, però diffondono ovunque tanta di quella immondizia inutile, e iniziative di questo tipo praticamente non sono pubblicizzate…. fantastico.
    Ancora grazie.

  29. @Gaia: la sinistra non è solo ‘ottica crescista’. Se uno filtra la realtà soltanto attraverso gli occhiali polarizzati della ecosostenibilità, è evidente che tutto ciò che è ortogonale a quel filtro viene trattenuto dalla lente e scompare alla vista, e tutto diviene uguale. Io non riesco a capire questa necessità di filtrare tutto, ma proprio tutto, necessariamente per certi temi. I concetti di decrescita, ecosostenibilità, etc. etc. non esauriscono – a mio avviso – tutto il dibattito politico. Su tutti gli altri temi (ad esempio: la libertà sessuale della donna) il tuo partito dovrà prendere posizione e se, facendolo, si troverà nella maggior parte dei casi più prossimo a tematiche di sinistra, come è successo per i Piraten, allora inevitabilmente verrà considerato dalle persone un partito sinistrorso; viceversa, se sposerà più frequentemente valori e ragionamenti di destra, sarà un partito destrorso. Ma che male c’è?

    Parliamo ad esempio dell’uso e del consumo delle droghe: cosa c’entrano con questo tema la decrescita, la ecosostenibilità, la sovrappopolazione e così via? Non potete leggere *tutto* solo e soltanto in chiave ambientalista. Dire per me che un soggetto politico è di sinistra o di destra non equivale a darne un giudizio morale: vuole solo dire che è più vicino o più lontano dalle mie posizioni. E’ una scorciatoia espressiva per rappresentare questa informazione: quel soggetto politico, in generale, si attesterà su posizioni *probabilmente* simili a quelle degli altri partiti di quell’area. Tutto qui. Capisco che per ragioni di visibilità politica, come il PiratenPartei, uno si voglia distinguere dalla destra e dalla sinistra per proporsi come un’alternativa; però se su 70 votazioni su 100 poi votano come il resto della sinistra, allora il mio piccolo cervello matematico li etichetta automaticamente come partito sinistrorso. Tutto qui.

    Per quanto riguarda me, sempre ragionando statisticamente, visto che mi trovo più a mio agio in contesti di sinistra; partecipo molto più schiacciantemente a manifestazioni targate da soggetti politici di sinistra che non di destra; ho un’idea di stato basato sui valori fondanti della prima parte della costituzione; considerato che vedo col fumo negli occhi le teorie liberiste, i fascismi, le multinazionali, gli interventi militari pseudo-pacifisti, etc. e che non credo che Marx, come filosofo, abbia proprio scantonato del tutto sul capitalismo, credo proprio di essere un sinistrorso. Questo non significa che io pensi in tutto è per tutto secondo «l’ortodossia di sinistra» ma solo che, con buona probabilità, tante battaglie che conduceva (perché ora non lo fa più) la sinistra italiana, sarebbero state anche le mie. Eppure ho molti amici di destra, con alcuni dei quali condivido la stessa identica analisi politica della situazione attuale; e il mio amato nonno (che adesso non c’è più, ma di cui porto il nome in memoria) è stato un fascista, nonché sostenitore di Giorgio Almirante, fino alla morte. La stima e l’affetto con queste persone resta, al di là dell’orientamento politico; davvero non riesco a vedere il problema.

  30. Fantastico quell’ «è per tutto» con l’accento… mi sono proprio immortalato.

  31. I commenti a questo contributo di Gaia sono particolarmente interessanti, anche se spesso di lunghezza notevole.
    Non appena li ho letti per bene, mi faccio vivo…

  32. Vi propongo solo un anedoto su Beppe Nicolai, ex dirigente del MSI, ma forse episodi analoghi si possono trovare anche nel PCI:
    “Beppe aveva fatto votare nell’88 alla direzione del Msi un ordine del giorno contro i potentati economici che aveva ripreso da un comitato centrale del Pci: Fini aderì convinto con il suo partito. Poi Niccolai raccontò al Corriere della Sera la beffarda verità, e Fini lo cacciò, perché all’epoca aveva orrore delle contaminazioni con la sinistra…”
    Non stimo il Giornale, ma indico questo articolo che mi riprometto di leggere:
    http://www.ilgiornale.it/news/beppe-niccolai-sogno-impossibile-missino-eretico.html

  33. E’ belllizzzzzima questa! 🙂

  34. Michele, alle volte, nel sostenere qualcosa, si esagera e si finisce per creare quasi una caricatura di quello che si voleva dire originariamente. Forse io sono colpevole di questo genere di esagerazione. È vero, non si può ridurre tutto all’ecologia, e non volevo dire questo: ci sono molti altri temi. Questo è ovvio: io prendevo l’esempio dell’ecologia come tema assolutamente fondamentale su cui la vecchia divisione non è sufficiente, ma ce ne sono molti altri, come tu giustamente sottolinei. In alcuni di questi temi, la divisione destra-sinistra rimane rilevante; in altri no. A prescindere di come è originata la divisione storicamente (su temi più limitati di quelli che affrontiamo ora), adesso è associata nella mente delle persone a categorie, esperienze, proposte che potrebbero anche essere superate. Inoltre è piatta: di qua o di là – mentre il mondo è tridimensionale.
    Per questo può confondere: io dovrei stare a spiegare che sono ambientalista ma “di destra” sull’immigrazione, ma per motivi opposti a quelli della destra; “di sinistra” sulla sessualità ma non finanzierei la fecondazione eterologa (te la paghi da solo), per un reddito minimo garantito ma contro le pensioni, eccetera… a questo punto, farei prima a crearmi un altro nome e un’altra collocazione. Se poi qualcuno vuole ricondurmi alla suddivisione che per lui ha più senso, va bene, ognuno ordina il mondo come più gli piace 🙂

  35. No, no… è per questo che io sono per la formalizzazione del «baracettismo», che è un pensiero originale rispetto a destra o a sinistra. Però, nella mia *personalissima* rappresentazione dei soggetti politici, tendo a collocarti più a sinistra che non a destra, nonostante le tue idee sull’immigrazione (o su altri temi) non allineate al senso comune di sinistra. Capisco benissimo anche la tua difficoltà a spiegare le tue posizioni in un mondo in cui tutto è facilmente omologante e subito si viene incasellati in aree in cui uno magari non ci si ritrova neppure. Era la pregiudiziale ‘morte accademica’ dei concetti di destra o sinistra che mi dispiaceva. Ci sono persone che mettono sempre in discussione tutto – come il sottoscritto – per le quali questi concetti continuano ad essere un importante riferimento per prevedere «la posizione politica media» di un soggetto politico, utilizzando grossomodo lo stesso ragionamento che in meccanica statistica, invocando l’ipotesi ergodica, consente di valutare la grandezza macroscopica media che caratterizza un sistema, prescindendo dalla durata temporale dell’osservazione (mi rendo conto che, se lo esprimo in questo modo, diventa poco comprensibile).

  36. > Era la pregiudiziale ‘morte accademica’ dei concetti di destra o sinistra che mi dispiaceva.

    La classificazione destra-sinistra non è morta.
    Solo che quell’asse di valutazione, di classificazione, politico, etico, etc. è solo uno degli assi corrispondenti alle n dimensioni della realtà e quindi dei sistemi che la modellano.

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