presentazione a Trieste e altre cose

Per chi si trovasse a Trieste questo sabato 27 settembre, segnalo che presenterò la mia ultima raccolta di poesie, La vedovanza, alle ore 17 al Caffè San Marco in via Battisti (un posto bellissimo, tra l’altro).

Probabilmente, per sfruttare al massimo un singolo tragitto in treno, prima andrò a Gorizia a vedere questa mostra, anche se solo l’idea mi strazia. La Prima Guerra Mondiale è già qualcosa di così terribile che faccio fatica a pensarci; l’idea degli animali in guerra aggiunge una sofferenza ulteriore e diversa, perché mi immagino che non possano capire cosa succede e soprattutto perché gli animali non hanno colpe per le guerre degli umani, eppure vengono sempre coinvolti.

Non andrò, invece, a Gusti di frontiera, per un semplice motivo: questo. Per favore smettetela di usare il corpo e la sessualità femminile per vendere cose che con il corpo e la sessualità femminile non hanno nulla a che fare. Tra l’altro, non riesco a immaginare cosa questa immagine potrebbe pertinentemente vendere. Una medicina per quando hai così tanto mal di testa che i capelli ti diventano peperoncini? In effetti, più guardo la foto, più mi sembra che la povera modella stia soffrendo.

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7 risposte a “presentazione a Trieste e altre cose

  1. Stavo pensando che…
    Le femmine sono poco meno del 51% della popolazione.
    In molti paesi esse vengono pagate ancora meno a parità di mansione ma… spesso amministrano la maggioranza del volume di spesa famigliare. Potrei azzardare che per le donne passi la maggioranza dei volumi di spesa.
    Semplifichiamo e supponiamo che ciascuno dei due generi detenga il 50% della capacità di spesa.
    Perché fare pubblicità che quando sono sex-oriented lo sono sono nella direzione di allettare i consumatori maschili?

    Penso che sia un problema di canali cognitivi differenti tra i due generi.
    La pubblicità va per immagini. Quale genere è maggiormente manipolabile/condizionabile per immagini? Quello maschile.
    Allora quando la pubblicità utilizza il sesso come catalizzatore lo fa per i maschi.

    Altrimenti non riuscirei a capire o spiegare perché la stragrande maggioranza delle immagini pubblicitarie che usano il sesso a fini promozionali usino la bellezza (‘nzomma, a volte … ma questa è un’altra lunga storia) femminile quindi per un obiettivo maschile e non quella maschile per un obiettivo femminile.
    La pubblicità per le femmine è come il vostro eros, più complessa, variegata, multicanale, non si basa solo sulle immagini che funzionano con efficacia con noi maschi più rudimentali.

    La pubblicità è uno dei templi dove il kitsch arriva ai suoi apici.
    Ciò che nega l’inaccettabile, la merda, per dirla alla Kundera, lo è per essenza.

  2. Cavolo, avevo letto tempo fa di uno studio su come le donne non reagiscono alla pubblicità sessuale allo stesso modo degli uomini, e non saprei come trovarlo! Però mi pare che il succo fosse questo: “The more seductive the model, the more it left the women bored and uninterested”. La cosa interessante è che le modelle in pose seduttive non ci sono solo sui giornali maschili, ma riempiono anche quelli femminili, spesso diretti da altre donne. Perché?
    Probabilmente in questo disinteresse femminile c’entra anche quello che dici tu, la complessità della sessualità, ma la domanda rimane: perché usare il sesso, maschile o femminile che sia, per vendere prodotti che non sono sessuali?
    Prendendo il caso specifico di Gusti di frontiera: perché non potevano usare foto di piatti tipici, magari che lasciavano qualcosa all’immaginazione, o disegni generici e allegri ma “locali”, come Friuli DOC, o foto panoramiche, o addirittura colori e figure astratte, o qualsiasi altra cosa? Perché dev’esserci per forza quella poveretta con tre sfumature di rosso che non stanno bene l’una con l’altra, la bocca semiaperta e la testa coperta di peperoncini di plastica? (Tra l’altro i peperoncini non sono neanche particolarmente tipici della nostra cucina o del nostro clima…)
    Probabilmente perché il sesso per vendere è il default, il rosso per il sesso è il default, la solita ragazza giovane con la bocca aperta è il default. Totale mancanza di immaginazione. È solo una grande sagra un po’ più internazionale di Friuli Doc, non ha tutta questa importanza, ma comunque mi dà fastidio.

  3. La pubblicità è come la televisione: per far numeri diventa e diventò mediocre.
    Invece di migliorare anche pochi, peggiora i molti.
    Infatti: che diavolo c’entra il peperoncino per una promozione dei cibi furlani?
    Grottesco. E’ una cagata pazzesca (ecco che la dimensione scatologica del kitsch trapela sotto il rosso plasticato-patinato).
    Del resto, tempo fa, tornando dalla milonga solidaria a Livorno, ci imbattemmo in una piccola sagra di un paesino della Lucchesia e… era ‘na specie di piccola Oktoberfest de noantri con una strana accozzaglia di piatti e bevande (desideravamo mangiare cucina toscana del nord, arrivati all’ingresso, letta la lista aliena di piatti e bevande, facemmo retrofront immediato e via).
    Peperoncini in Friuli, pacchianate similbavaresi in Lucchesia.
    Mah.
    E’ un orribile pateracchio blobbesco, l’entropia di miscuglioni impresentabili che si diffonde.
    In una roba così ci metti un po’ di figa, anche quella, così speriamo che tiri.

  4. Per non parlare della musica che si suona a questi eventi di solito. A occhio, basandomi sulla mia esperienza del Friuli Doc:
    5% musica friulana di qualità
    5% musica friulana commerciale o demenziale
    90% musica da matrimonio quando gli sposi non hanno voglia di scegliere la playlist: hit del momento, hit di una volta, Raffaella Carrà, 883…
    0% musica locale sperimentale
    0% musica di qualità dalle zone limitrofe
    Le percentuali nelle sagre di paese o di montagna sono ancora peggiori. Se ti va di lusso, c’è qualche gruppo di adolescenti locali che balla Beyoncé. Se ti va male, ti lascio immaginare.

  5. (Però il cibo è friulano. È rimasto solo quello. Il costume è un’imitazione di quello tirolese, quando c’è)

  6. Quando frequentai il sud italia per le danze transe tradizionali, capitai nel Napoletano.
    La tammurriata è, a mio avviso, la più bella danza popolare italiana.
    Era una danza genuinamente popolare.
    Preso dall’entusiasmo cercai di capire cosa ne pensasse, come la vivessero i napoletani. Non parlo di migliaia di interviste ma… di decine di persone di varia estrazione conosciute in varie occasioni, in treno, a casa di amici, etc. .
    Quasi nessuno sapeva della tammurriata.
    Io so che quella danza popolare venne soppiantata da danze e balli moderni: il boogie, il twist, poi l’alligalli ocomecazzsiscrive, il merengue, poi la macarena, l’hippop, la salsa…
    Così si è giunti al paradosso che… la danza popolare per eccellenza è stata ripresa e mantenuta o da piccoli nuclei popolani residuali o da intellettuali o nicchie culturali. La danza popolare è diventata colta.
    Qualcosa successo pure per il tango.
    Sembra un processo frequente, comune.
    Insomma, pochi a Napoli conoscono la tammurriata, quasi nessuno la balla.

    Stavo per scrivere che esiste una tensione universale verso il nuovo/l’esotico che si accanisce consapevolmente o inconsapevolmente sulle proprie radici.
    Però esistono paesi (Inghilterra, Scozia, Austria, Germania, paesi Scandinavi) in cui la parte di popolazione che ha cura delle proprie radici culturali è abbastanza vasta.
    Anche in Carinzia, appena al di là delle vostri belle alpi carniche, molte persone vestono ancora i costumi tradizionali nei giorni di festa, curano balli e danze popolari, etc.
    Forse anche in Slovenia, ma non so, non la conosco.

    La distruzione culturale globalista e modernista mi sembra via via peggio ovvero più compiuta andando da nord a sud.
    Osservo questa distruzione più avanzata nei paesi arabi / islamici. I migranti (clandestini) che hanno un corpo un livore atavico nei confronti degli “occidentali” ne assumo subito le peggiori connotazioni consumistiche esibendo i peggiori bene più o meno posizionali degli… “infedeli”.
    Un contrasto pazzesco tra un revanscismo religioso medievale fondamentalista e l’adozione acritica di ogni peggio consumista-occidental-nuovista.
    Questo documento video lo testimonia meglio di ogni altra cosa:

    orribili scafandri di tela per le subumane, pickup stranieri, maschi barbuti, orribile edilizia modernista, borsine di materiale artificalie usa&gettta, frasi sceme come “dio ama le donne coperte”, motociclette asiatiche, berline, europee, cuffie per conversazioni via SKYPE sopra i già citati scafandri mortuari per subumane, sedie in plastica, arredamento in formica, tutto e il contrario di tutto, un raccapricciante mescolone di entropia totale.

    Mah.
    Cura e attenzione per le proprie radici culturali lusso? capriccio?
    Il peperoncino sulla testa di quella modella è veramente attraente?
    A parità di sexytudine nello stile della pubblicità, se mettessimo una bella frute con un volto decorato da piccoli grappoli di Tazzelenghe e qualche ricciolo di San Daniele, non andrebbe bene?
    Siamo sicuri che l’esotico sexy-capsicum attiri più del sexy-furlano?
    (osserva che io non sto discutendo se sia corretto o meno il sexy, ai pubblicitari forse non interessa)
    Io sto cercando di mettermi nelle loro scarpe: il messaggio è efficace? più efficace? meno efficace?

    Così, provocatoriamente ma non troppo, bisognerebbe fare delle misure.
    E potrei scommettere che il secondo funzionerebbe anche meglio.
    Come le persone campane e non che si divertono di più con la tammurriata che con la macarena. Ma è la seconda che ha scacciato la prima

  7. A Gorizia una ragazza è una “mula” o “bàba”. Per il resto d’accordo.

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