la storia dell’orso

Come forse avrete sentito, l’orsa Daniza è morta, anzi è stata uccisa, ufficialmente e probabilmente per errore, sotto effetto di quella che doveva essere un’anestesia.

L’orsa Daniza è quella che aveva aggredito un cercatore di funghi per proteggere i suoi cuccioli da un percepito pericolo: l’escursionista infatti, una volta imbattutosi nell’animale con la sua prole, invece di allontanarsi come avrebbe dovuto è rimasto nei paraggi e lei se n’è accorta. L’orsa ha agito come un’orsa agisce in questi casi, secondo istinto. Non le si può rimproverare nulla, perché non si può rimproverare nulla ad un animale. Si può invece rimproverare all’uomo di essersi comportato in modo stupido e di aver corso un rischio molto grosso rimanendo vicino a un’orsa con i piccoli, notoriamente protettiva fino all’aggressione.

Nonostante questo io, probabilmente sola tra tutti i vari ambientalisti, decrescisti, amanti degli animali e della “natura”, e forse in compagnia, ahimè, solo ed esclusivamente della Lega e di qualche cacciatore, non trovo che questa morte sia poi così grave e penso invece che chi fa tanto lo scandalizzato sia un ipocrita e soprattutto un ignorante. Gli orsi vanno gestiti con molta attenzione e l’abbattimento in casi estremi diventa necessario. Qui l’intenzione non era quella, ma difficilmente la vicenda avrebbe potuto avere altri sbocchi soddisfacenti. L’altra idea del Trentino infatti era di sbolognare l’orsa al Friuli, perché loro ne hanno troppi e non sanno più dove metterli e i paesi vicini probabilmente l’avrebbero uccisa.

Ho deciso di prendere pubblicamente le distanze da questo inutile dispiegamento di indignazione e di spiegare perché, esasperata da questo ambientalismo da salotto che non ha idea di cosa significhi veramente vivere e convivere con gli animali, che fa differenze assurde tra animali scenografici e altri meno appariscenti che si possono massacrare tranquillamente, e che non è né razionale né rispettoso dell’animale uomo. Pur con tutti gli errori che commette l’uomo per me viene prima se non altro perché, come gli animali hanno diritto a difendere se stessi e la propria prole e attraverso questi la propria specie, così possiamo farlo anche noi, e se ci diamo dei limiti è solo perché possiamo e dobbiamo farlo – possiamo e dobbiamo data la nostra forse momentanea ma sicuramente enorme potenza, che non ha pari sulla Terra e che se non arginata da noi sarà arginata da limiti naturali con conseguenze ancora peggiori per noi ma anche per gli altri esseri viventi che nel frattempo si saranno estinti.

Torno alla vicenda di Daniza. Il cercatore si è comportato in modo molto stupido, sicuramente. Per fortuna o purtroppo, la nostra società è organizzata in modo tale da curare e proteggere anche gli stupidi – pensate a come trattiamo le vittime di incidenti causati da loro stessi, a come costruiamo le strade e la segnaletica per evitare in tutti i modi che le persone facciano cose che il loro solo buon senso dovrebbe impedire di fare, a come curiamo malattie croniche date da stili di vita erronei, e così via. Ovviamente, io sono favorevole a corsi nelle scuole su come comportarsi in montagna e con gli animali selvatici, così da evitare direttamente episodi come questo anziché dover poi correre ai ripari. Ma non esiste un solo tipo di prevenzione. Un’altra forma di prevenzione è abbattere gli animali troppo aggressivi – nei confronti nostri e degli altri animali che ci servono per sopravvivere. Si può spiegare a una persona cosa fare se si imbatte in un orso, ma non lo si può spiegare alle pecore.

L’orso, infatti, non ha predatori tranne noi. A ucciderlo può essere solo la malattia, la fame, o un disastro naturale. In un contesto senza esseri umani, l’orso affamato o debole soccombe. Ma in una montagna in cui ci sono degli allevatori, le pecore e altri animali di allevamento rappresentano una preda facile (ricordo che un orso ha forza sufficiente per uccidere anche un asino, e in certi casi lo fa). Certo, una pecora morta si può rimborsare, ma se la popolazione degli orsi continua a crescere gli allevatori potrebbero non farcela più a sopportare perdite continue. A quanto mi ha detto uno di loro, il rimborso non è sufficiente, e comunque nessuno vuole vedere il proprio lavoro vanificato in continuazione, e ad ogni modo la pecora uccisa poi non la puoi mangiare. Se l’orso ti mangia tutte le pecore cosa fai, importi animali dall’allevamento industriale di pianura? Ma che senso ha? Inoltre, un orso affamato può aggredire, come in Nord America (dove a volte gli orsi uccidono persone e vengono conseguentemente abbattuti), Asia ed Europa dell’Est, anche un essere umano. In Canada possono permettersi, come fanno ad esempio a Churchill in Manitoba, di prendere l’orso aggressivo e spostarlo da un’altra parte. Nelle Alpi non ci sono posti completamente spopolati. Allora dovremmo rinunciare alla presenza umana in montagna, e mi sembra eccessivo. Meglio abbattere un orso ogni tanto.

Così si fa negli altri paesi alpini. In Slovenia, dove le montagne pullulano di orsi, è permesso cacciarli. In Austria “la sicurezza degli umani ha la priorità sulla protezione degli animali” e un orso che dimostra di non avere abitualmente paura dell’essere umano o che causa troppi danni viene monitorato, condizionato, spaventato, e in casi estremi abbattuto.

Secondo me questa è l’unica soluzione per una convivenza: la paura reciproca. L’orso è fisicamente più forte di noi ma noi abbiamo le armi. Piaccia o no è così. Dobbiamo temerci l’un l’altro. Siccome l’animale non conosce il concetto umano di rispetto, siccome all’orsa non puoi spiegare che i suoi piccoli volevi solo fotografarli, la paura incondizionata è l’unico sistema. Noi dobbiamo avere paura di avvicinare un’orsa con i cuccioli, e quindi starne alla larga, e l’orso deve avere paura di noi perché chi non ne ha abbastanza, cioè ha comportamenti aggressivi, viene abbattuto. Così si può convivere. Chi vive in montagna lo sa. Le associazioni ambientaliste non tanto.

Forse mi sbaglio, ma ritengo molto probabile che la maggior parte di coloro che ha difeso l’orsa non viva in montagna e non sappia che la convivenza con l’orso è molto difficile e si può fare solo permettendo anche all’uomo di difendersi.

Gli animalisti e molti degli ambientalisti mi appaiono estremamente ipocriti. Tra loro ci saranno sicuramente anche vegani, gli unici quasi coerenti, ma anche gente che la carne la mangia e le scarpe di pelle le mette. Ecco perché non ci sono esplosioni di petizioni su internet e proteste di ambientalisti per le condizioni in cui vengono allevati i maiali, che sono animali molto intelligenti e sensibili la cui sfortuna è essere troppo buoni da mangiare, brutti e diversi da noi perché ci accorgiamo di loro. Per non parlare delle mucche. Il problema dell’animalismo è questo: non difende tutti gli animali indistintamente, perché sarebbe impossibile. Allora sceglie quelli simbolici, e gli altri che si arrangino. La gente che veramente vive con gli animali sa che il maiale è una creatura sensibile e che ammazzarlo è necessario ma non piacevole, così come sparare a un orso o a un cinghiale quando ti distrugge i campi. Gli ambientalisti cittadini che hanno un’idea romantica di natura non si indignano per il massacro quotidiano di animali da carne negli atroci capannoni vicino a casa loro, ma per l’uccisione non truculenta di un orso coraggioso (difendeva i suoi piccoli) e selvaggio e fiero e foffoso sì. A me queste cose fanno proprio incazzare. Indignazione a non finire per un’orsa abbattuta, e poi tutti alla grigliata in compagnia, magari in piatti di plastica che condannano gli animali marini a morti lente e atroci. Il mio principio è diverso: difendo la caccia in certi casi, ma non compro da allevamenti industriali.

E se aveste visto come, con quale brutalità, con quale violenza l’orso ammazza le sue prede, forse vi starebbe meno simpatico. Io ho visto una carcassa dilaniata di una pecora. Non ne faccio una colpa a un animale che fa quello che deve fare, ma di sicuro mi auguro di non finire allo stesso modo.

Veniamo all’accusa di ignoranza. La difesa iper-sentimentale di Daniza secondo me si basa su due concezioni sbagliate della presenza dell’orso nelle Alpi italiane.

La prima è che l’orso rappresenti l’ultimo baluardo di una natura selvaggia che non si fa soggiogare. A differenza che in Friuli, l’orso in Trentino è stato reintrodotto. Non c’era più e non ci è arrivato di propria spontanea volontà. Dopo aver chiesto agli abitanti umani, ma non ai plantigradi in questione, se erano d’accordo, sono stati liberati degli orsi presi dalla Slovenia che poi si sono riprodotti, e la loro presenza è continuamente monitorata; la stessa Daniza ci era stata portata in Trentino, non era nata lì (come dice il nome slavo, che non le hanno dato i suoi genitori ma gli esseri umani che spostano gli animali dove gli piace averli). Se l’uomo ha il potere di reintrodurre un animale deve anche prendersi la responsabilità delle conseguenze.

La seconda concezione sbagliata è che l’orso in montagna sia “a casa sua” mentre noi siamo degli invasori prepotenti. La montagna non appartiene all’orso più o meno di quanto appartenga a noi. Ogni spazio naturale appartiene a chi riesce ad adattarvisi, anche a scapito di chi c’era prima: questa è l’unica legge di natura che conti. Siccome, come dicevo, noi al momento siamo i più forti e i più adattabili in assoluto, abbiamo deciso di darci dei limiti e provare, in alcuni casi ancora troppo limitati, a lasciare spazio anche ad altre specie. Ma questo non significa che abbiamo più o meno diritto di qualsiasi altra specie di occupare un determinato spazio. Il concetto di diritto in natura non esiste. Se l’orso vuole stare nelle Alpi, deve convivere con noi o ammazzarci tutti. Convivere è possibile, ma nel senso che ho descritto, non in altri. Anche perché se non controlli gli orsi rischi che chi in montagna ci vive ricominci a sparargli indiscriminatamente, facendoli estinguere di nuovo. E io non voglio neanche questo.

Alla fine, come spesso accade, l’opinione più sensata la esprime un cacciatore.

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30 risposte a “la storia dell’orso

  1. E’ sempre esistito un nucleo residuale di orsi in Val Rendena che era arrivato ad un passo dell’estinzione considerato che il numero di esemplari rimasti era molto sotto il minimo necessario alla sopravvivenza della popolazione.
    Quindi non si tratta di reintroduzione ma di restauro ecologico o di mancata estinzione.

    Qui devo tornare, Gaia antropocentrista e’ uno stimolo interessante.
    Mi piacerebbe un commento a mo’ di divertimento, quello di un orso “intelligente” in termini degli homo che ne osserva le osservazioni, i sistemi di pensiero e le incongruenze.

  2. Solo una precisazione: gli orsi hanno già sufficiente paura di noi. Anche i grizzly dell’Alaska. Più di quante ne abbia tu di loro Gaia. Devi trovarti in circostanze sfortunate e non avere la minima idea di cosa fare per trovarti veramente in pericolo. Prova a cercare di andare ad avvistarene uno qui in Friuli: devi avere tecniche da bracconiere notturno e molta molta fortuna, visto che la densità della specie, per le sue stesse caratteristiche, è molto bassa e solitamente ti fiutano e ti scansano per tempo. Sono e saranno sempre potenzialmente pericolosi per noi: cosa ti aspetti da un animale selvatico con zanne e artigli, che si comporti come l’orso yoghi?
    Gli abbattimenti come quello trentino a parer mio hanno principalmente fine propagandistico ed economico/turistico: uh non c’è più l’orso cattivo, possiamo tornare a fare la gita in quel bosco!
    Consiglio di ascoltare l’intervista di Corona alla Zanzara: se non si conosce la natura è meglio stare al bar a bere spritz.

  3. La paura è acquisita, non solo innata. Quando un orso impara che non deve temere un essere umano, quando si abitua addirittura ad essere avvicinato, la paura la perde. Allora diventa più pericoloso ed è capace di sbranarti. Per questo, secondo il mio modesto parere, ben vengano le iniziative per mantenere la distanza reciproca in caso di comportamenti anomali. Piacerebbe tanto anche a me giocare con gli orsacchiotti, quelli veri; purtroppo non è possibile.
    Quello trentino non è stato un abbattimento ma, almeno ufficialmente (e io ci credo, viste le critiche che hanno ricevuto), un errore. Comunque, l’abbattimento di animali pericolosi (Daniza forse non lo era in assoluto, date le circostanze dell’aggressione) è prassi ovunque si cerchi di gestire un rapporto tra uomo ed orso. Anche perché l’orso non è pericoloso, come scrivevo, solo per gli escursionisti, ma anche per chi in montagna cerca di vivere allevando animali, che siano pecore, cavalli o api. Se ci sono troppi orsi e per fame questi iniziano a distruggere regolarmente il nostro cibo cosa facciamo? Perché ai cinghiali si può sparare e agli orsi no? Vogliamo che la montagna sia solo per gli escursionisti e i turisti, ma non per gli allevatori?
    In Slovenia, che di orsi ne ha tanti, la caccia è permessa. In tutti gli altri paesi di cui io sappia sono permessi abbattimenti selettivi. Perché solo gli italiani si scandalizzano tanto? Io offro due spiegazioni: perché hanno abbandonato la montagna, e quindi non la capiscono più, e perché la storia ha fatto presa sul nostro immaginario collettivo: una mamma che difende i figli forsennatamente, e una vittima della malasanità. Una storia italiana.

  4. Allora definiscimi animale pericoloso e comportamento anomalo, perché non mi è chiaro. Anomalo e pericoloso rispetto a come vorresti tu che l’animale si comportasse o rispetto a come esso per sua natura si comporta? Io sono escursionista da decenni e non ho nemmeno mai trovato un impronta d’orso, ne conosco alcuno che ne abbia mai trovato tracce. L’animale più pericoloso per un escursionista oggi è la zecca (qualcuno ci ha già lasciato le penne, causa encefalite) . In Alaska, se non erro, l’ultimo caso di escursionisti sbranati risale al 1995 ( ma forse c’è un caso del 2012, non sono sicuro) e ti assicuro che li gli orsi, come le alci, sono una presenza costante con cui fare i conti. E non mi risulta che al momento ci siano troppi orsi che stanno distruggendo l’allevamento in montagna (visto che poi sia allevano soprattutto vacche), ne che questo sia uno scenario a breve termine. Ma nel caso, certo, si potrebbero abbattere alcuni animali, come si fa per i cinghiali, se non vi fossero altre soluzioni. Stiamo parlando però di scenari non certo attuali ne tantomeno correlati con il caso Daniza. Ad oggi, almeno qui da noi, è già tanto se un orso si ferma a svernare in letargo, ne mi risulta che ci siano femmine in zona. Certo, avessimo fatto come gli illuminati tedeschi che, appena un orso, dopo 3 secoli, ha rimesso piede in Baviera, lo hanno subito fatto fuori, non ci porremmo tanti problemi. Ed è qui che ritorna buono il discorso di Corona: l’uomo teme ciò che non conosce e lo fa fuori di conseguenza. E, aggiungo io (riprendendo un po un idea di un amico di UIC, Massimo Fini), siamo in un epoca dove temiamo tutto: fra poco arriveremo a mettere il casco anche ai pedoni, per evitare incidenti. Poi c’è la questione di una concezione “disneyana”, “incelofanata” della natura, che una buona
    parte di noi ha. Ma andrei troppo in la ….

  5. Le risposte alle domande sono contenute in alcuni dei link che avevo messo. Brevemente: un’orsa che attacca un uomo che minaccia i suoi piccoli non si comporta in maniera insolita o anomala; un orso che aggredisce esseri umani per altri motivi o che dimostra eccessiva confidenza invece è pericoloso e ha un comportamento “anomalo”, quindi va quantomeno tenuto d’occhio, così come un orso che fa continue stragi di animali d’allevamento. Ovviamente queste sono definizioni nostre: sappiamo che l’orso solitamente si comporta in una certa maniera, che sappiamo gestire, e quando è diverso rispetto a questo comportamento atteso pensiamo a come correre ai ripari.
    Riguardo a Daniza, non sono riuscita a capire se avesse avuto comportamenti aggressivi in altri casi o solo in questo, quindi non so se era un orso da abbattere o meno. È anche vero, però, che il Trentino ha ammesso di essere “al completo” per quanto riguarda gli orsi, che si sono riprodotti e sono cresciuti di numero fino al punto in cui si stanno ponendo problemi riguardo alla loro gestione, indipendentemente anche da questo attacco.
    Tu forse non hai incontrato orsi o persone che hanno avuto problemi con loro, ma prova a parlare con alcuni allevatori di montagna e ti racconteranno di pecore, cavalli e mucche sbranati, oltre che di danni agli alveari, come raccontano anche le cronache locali. Una cosa è essere escursionisti, una cosa vivere in montagna. Io le impronte le ho viste, ad esempio, anche se non vivo in montagna.
    Qui invece una lista compilata da wikipedia degli attacchi mortali ad opera di orsi in Nord America, che come vedrai sono mediamente uno all’anno. Ovviamente ci sono pericoli, anche in montagna, ben maggiori dell’orso. Questo nessuno lo nega. Se però vogliamo che gli attacchi degli orsi non diventino un problema, meglio tenere d’occhio la situazione e gestirla al meglio.

  6. Comunque il ritorno dell’orso (maschio) in Friuli è abbastanza recente, per cui se non l’hai mai incontrato in decenni è perché non c’era.

  7. che articolo deludente. Cioè vorresti fare in modo che l’orso temesse l’uomo uccidendolo? E quando l’hai ucciso cosa hai risolto? Che ne dovrai uccidere un altro, e poi un ‘altro ancora, sterminandoli tutti come era già stato fatto. E poi si parte da un presupposto tutto da dimostrare: e cioè che l’orsa aveva deliberatamente aggredito l’uomo.

  8. “un altro” senza apostrofo ovviamente :). Tutti gli etologi concordano nel dire che l’orso che difende i cuccioli non può essere considerato “problematico”. Il fungaiolo ha avuto quattro graffietti, se l’orso avesse avuto veramente intenzioni aggressive sarebbe stato ridotto a dadini

  9. Nel post non dico da nessuna parte che l’unico modo perché l’orso abbia paura dell’uomo sia ucciderlo. Come spiego, l’orso ha già paura dell’uomo: se non ne ha ci sono dei sistemi per allontanarlo, spaventandolo e dissuadendolo. L’abbattimento è un caso estremo per orsi particolarmente pericolosi. Non so cosa intendi per “deliberatamente”: se un orso attacca un uomo è apposta, non riesco a immaginare come possa farlo per sbaglio. Ho anche detto che un’orsa che difende i piccoli è normale. Semplicemente, mi sembra che tutti questi cori di sdegno siano eccessivi e partano da una conoscenza parziale del problema, oltre che da un’ipocrisia di fondo per cui alcuni animali valgono molto più di altri.

  10. Un orso non attacca un uomo apposta, per divertimento. Lo attacca in determinate circostanze molto limitate. Se, come nel nostro caso, ha i cuccioli e gli capiti d’avanti. Oppure, a quanto mi hanno detto i ranger dell’Alaska, se per sfortuna gli capiti a pochi metri e, preso dal panico, scappi via a gambe levate dandogli le spalle. in questo caso sei identificato come preda in fuga. E li sono ca–i amari. Ma non vedo come questi attacchi siano fatti “apposta”, almeno che uno non si aspetti di avere a che fare con l’orso Bubu. In Alaska si scende sui fiumi, disarmati, a osservare i grizzly che pescano e non ci pensano minimamente ad avvicinarsi ai turisti. anzi, basta alzarsi in piedi per farli allontanare. Certo è famoso il caso del documentarista americano che viveva tra i grizzly sbranato da un orso “matto”, vecchio e malato…ma non credo che nessuno voglia spingersi a questo tipo di vicinanza….Basta su orsi, per me.

  11. L’Alaska ha mezzo abitante per chilometro quadrato, il Friuli Venezia Giulia centosessanta. Quello che può funzionare là non necessariamente funzionerebbe in un’area trecento volte più popolata. E anche riducendo la popolazione volontariamente, come io propongo, dovremmo arrivare a quattromila persone in tutta la regione per essere paragonabili all’Alaska.

  12. > ipocrisia di fondo per cui alcuni animali valgono molto più di altri
    Alcuni animali valgono più di altri perché… sono rari e a rischio di estinzione (locale). Un tonno rosso è molto più importante di un sarda (almeno per il momento).
    I predatori “superiori” sono importanti perché sono indicatori biologici dell’integrità e salute di un biotopo.

    Ovviamente l’attribuzione di “valore” dipende da qualche metro di giudizio.
    Ma gli animali (e tra essi gli homo) non non né uguali né hanno tutti lo stesso valore. Anche se, il valore può variare molto in funzione del contesto, del tempo, etc. .

    Un orso non è un pollo né un manzo almeno fino a che non ce ne saranno a decine di migliaia sul territorio nazionale.

  13. Mi chiedo quante delle persone che si sono indignate per la morte dell’orsa sappiano esattamente quanti esemplari può sostenere un territorio, o si siano chiesti se sarebbero disposti a rinunciare alla vita di montagna (non solo le passeggiate, ma anche la carne, il formaggio, il miele) per fare posto a un numero illimitato di orsi. La reazione secondo me è stata principalmente emotiva. Come era scritto in uno dei link che ho messo, il progetto Life Ursus aveva un tetto di cinquanta esemplari, che è stato raggiunto. Si può discutere su numero più numero meno, ma proprio come gli uomini anche gli orsi non possono crescere a dismisura, con la differenza che gli orsi non hanno contraccezione e la fame di un orso è pericolosa. Per limitare gli esseri umani io propongo educazione e contraccezione; se gli orsi dovessero essere troppi bisognerà pensare a qualcosa, come si fa con gli altri animali selvatici. Poi uno può dire: no, non bisogna mai limitare nessun animale, e bisogna sempre subire le conseguenze della sua crescita. Una posizione che ognuno è libero di avere, ma io non sono d’accordo.

  14. Di solito gli ecosistemi tendono a portarsi in situazioni di equilibrio stazionario, almeno sul medio periodo; per gli animali non si pongono i problemi di educazione e contraccezione perché un aumento non sostenibile degli individui di una popolazione comporta automaticamente un aumento dei decessi, a causa della diminuzione di risorse pro-capite, dell’aumento dei patogeni, etc. Agli studenti dei primi anni di analisi, spesso sono mostrate le equazioni di Lotka-Volterra sul modello preda/predatore proprio quale oggetto di studio dei punti di equilibrio dei sistemi.

    Io credo che i problemi comincino laddove l’uomo inizia ad alterare gli equilibri, importando/esportando specie, favorendo/proteggendo una specie a discapito di un’altra, e così via. Forse se si lasciassero gli animali liberi nei loro habitat, non si avrebbero tutti questi problemi. Per l’uomo questa politica non funziona, perché noi abbiamo la (tristemente insana) tendenza a modificare gli ecosistemi.

  15. Secondo me questo discorso non ha tanto senso oggi, perché l’unico modo di “non alterare gli equilibri” sarebbe o rimuovere qualsiasi presenza umana, o tornare a come eravamo prima ancora dell’invenzione dell’agricoltura e dell’allevamento, e questo non mi sembra né desiderabile né tanto praticabile. Nel momento in cui quindi l’uomo altera l’ecosistema, alterazioni di cui noi tutti cui beneficiamo e siamo partecipi, si pone il problema di fino a che punto spingersi. Per me va benissimo che ci siano anche altri predatori in montagna, non ho mai detto il contrario, ma se si può fare qualcosa per proteggere noi stessi e in qualche misura anche gli animali che senza di noi sono indifesi, cioè quelli che alleviamo, è giusto farlo. Davvero non capisco quale sia l’alternativa che chi obietta al mio post propone. Gli animali in natura, quando un altro animale li minaccia o minaccia il loro spazio, si difendono anche con l’aggressione dell’invasore: noi abbiamo sistemi più raffinati e meno violenti per farlo, e non dovremmo utilizzarli nel nome di una “naturalezza” che in realtà non esiste? Non capisco.

  16. Correggo quanto scritto sopra: in realtà anche se fossimo ancora solo semplici cacciatori e raccoglitori “altereremmo” l’ecosistema. Noi siamo parte dell’ecosistema, e in quanto parte abbiamo un effetto su di esso. La decisione non è ‘se’ alterare l’ecosistema, ma come e quanto farlo.

  17. Per me ci sono vari modi di alterare gli ecosistemi, non è tutto bianco o nero, e c’è una grande differenza tra le pertubazioni degli equilibri prodotti dagli uomini, e quelle prodotti dagli orsi, ad esempio. Gli orsi, per quanto si impegneranno, non riusciranno mai ad aumentare l’acidità degli oceani, il tasso di CO₂ dell’atmosfera, o la concentrazione di mercurio nei corsi d’acqua. Io non equiparerei la capacità di alterazione dell’ecosistema dell’uomo a quella di un orso.

    Quello che volevo criticare è la prerogativa umana di sottrarre spazi ed habitat alle popolazioni di animali che li circondano. Secondo me dovrebbero essere lasciati degli spazi anche per loro; e se loro in questi spazi «non ci gradiscono», come noi non gradiamo loro nei nostri, allora ne dovremmo semplicemente restare fuori.

    Mi pare molto incoerente invadere tutta una montagna, o uno spazio di mare, fare fuori nella zona tutte le specie animali ostili all’uomo o pericolose per esso, antropizzare l’ambiente in misura più o meno significativa, e poi alla fine – assaliti da un sentimento naturalistico o ambientalista di ‘ritorno alle origini’ – cercare di reimportare in quegli ambienti, oramai in parte occupati dagli uomini, le specie che erano state eliminate. E’ evidente che gli esemplari reintrodotti creeranno dei problemi: cercheranno di riprendersi i propri territori, o interagiranno con gli uomini in modo tale da risultare dannosi per questi ultimi, in taluni casi. Non è colpa dell’orso se sbrana una pecora al pastore, o rovina la battuta di caccia ad un cacciatore. E’ l’uomo – a mio avviso – che ha sbagliato, o reintroducendolo in un ambiente che aveva scelto di dedicare alla pastorizia o alle attività venatorie; oppure andando a praticare tali attività in zone che aveva deciso di destinare al suo habitat.

    Ognuno di noi ha esperienza di luoghi nelle proprie città, oppure di zone demaniali, nelle quali per qualche motivo l’accesso è interdetto; si accettano serenamente queste limitazioni alla nostra libertà di accesso ai luoghi, perché ci si è abituati. Non vedo, allora, per quale motivo non sia possibile fare altrettanto con alcune specie animali, dedicando loro delle zone nelle quali essi possano vivere in tranquillità senza creare problemi agli uomini. In Germania ci sono delle aree naturali (di decine o centinaia di migliaia di ettari) dedicate a orsi, alci, daini, nelle quali gli uomini hanno accesso parziale e controllato: sono loro ad essere ospiti. L’idea di avere un orso libero che scorazza indisturbato per i boschi del loro paese fallì miseramente nel 2006 con l’abbattimento di Bruno, un orso transitato dall’Austria, dove era giunto dal Trentino, nel quale era stato introdotto in forza al progetto ‘Life Ursus’. Era già successo nel 2006, solo che abbiamo la memoria corta.

    Se non riusciamo a coabitare, definiamo ambienti separati. Ma non prendiamo tutto per noi: la biodiversità è un valore che va mantenuto.

  18. Non è possibile avere ambienti separati, perché l’orso si sposta. In Friuli non è stato reintrodotto, ma è arrivato dalla Slovenia. A meno di non erigere barriere fisiche tra la Slovenia e il Friuli Venezia Giulia, non si può evitare che l’orso vada dove gli pare. Per questo, secondo me, l’unica soluzione è quella che proponevo, e che in realtà viene anche già adottata: monitoraggio degli orsi, istruzione della popolazione su come comportarsi in caso di incontro, allontanamento e in casi estremi abbattimento di quelli osservati e giudicati pericolosi. In Slovenia, che pullula di orsi, la caccia è permessa e non ci vedo niente di male, dato che non rischiano l’estinzione (ci sono dei limiti alla caccia).
    Non so quanto sono d’accordo con l’idea di avere grandi aree incontaminate in cui non possiamo nemmeno andare, e altre completamente antropizzate. Per me, che sto progettando di andare a vivere in montagna, non è una buona prospettiva: io voglio poter convivere con gli animali, non stare in una gabbia.
    Probabilmente dipende dal contesto: ci sono luoghi dove questo è possibile, ma l’Europa è troppo piccola e la presenza umana troppo diffusa per pensare a un modello simile. Qui è meglio cercare di convivere. Ci sono già parchi, biotopi, riserve, idee tutte discutibili ma con una loro logica, però, con qualche limitazione, gli esseri umani possono andarci. E anche se si impedisse alle persone di entrare, comunque non sarebbe possibile impedire agli animali di uscire.
    L’ideale sarebbe, secondo me, ridurre l’impatto umano anche sulle Alpi italiane, attraverso un minore sfruttamento turistico della montagna, così orso e lupo potrebbero tornare spontaneamente. Rimane il fatto che la situazione poi andrebbe gestita.

  19. Segnalo questa riflessione sul tema, con cui mi trovo sostanzialmente d’accordo e che sposa l’attenzione dall’orso a qualcosa di molto più ampio: http://aspoitalia.wordpress.com/2014/09/15/lorso-sulla-punta-del-naso/#more-1151

  20. Non so per quale motivo tu Gaia abbia tutto questo timore degli orsi ma tant’è. A me le disposizioni e le motivazioni austriache o tedesche (gente, che a noi italiani ci definiscono Voegelfresser, per indicare le vecchie abitudini a mangiare tordi, allodole.dei tempi di miseria) circa l’abbattimento di animali pericolosi fanno ridere e ringraziare che esistano paesi africani con le pezze al culo, dove tali concezioni avanzate non sono ancora arrivate, altrimenti non avremmo più un leone, un ghepardo, solo scarpe di pelle al posto dei coccodrilli e via discorrendo. In questo do ragione all’articolo citato da Gaia, è vera schizofrenia, perché la gente che ha voluto abbattere Bruno è magari la stessa che va a fare i safari per vedere “gli animali selvatici” in Kenya. E, come avevo scritto in un post sopra, concordo nell’individuare spesso alla radice di tali comportamenti fattori puramente economici e sul definire tali concezioni della natura “disneyane” nel senso che si vuole natura fino a che non è vera natura. Cosa è natura per questi signori? un bel prato tagliato con un bosco curato tutto attorno, un bello stavolo al limitare, un cielo blu e le rocce bianche delle vette. Ora, questa è sì natura, ma non naturalità in senso lato, perché in questa visione scenografica, da cartolina, non possono trovare spazio ne macro eccezioni (l’orso selvatico) ne micro ( i parti trattati e concimati, anche in montagna, hanno una varietà di specie vegetali e animali di gran lunga ridotta rispetto ai prati magri suburbani che abbiamo ancora a udine…). E’ piuttosto un plasmare la natura secondo le nostre esigenze, come si potrebbe fare costruendo un giardino all’italiana: fatti di alberi, fiori e arbusti, ma “antinaturale” per eccellenza. E’ chiaro invece che le percezioni della vera natura selvatica, alla Thoreau, sono di tutt’altro genere: un mondo a volte minaccioso, inquietante, il vero “Cuore di tenebra”. Io rivendico al massimo grado la bellezza e la necessità di queste zone, sia in Alaska che in Gabon che sulle Alpi. E non saranno affatto zone chiuse, dove un decreto regionale, una sbarra, una guardia forestale , cara Gaia, ci impedirà di andare. Ma zone dove la presa di coscienza dei nostri mezzi, l’umiltà ci faranno andare o meno. sappiamo come comportarci, cosa fare, come orientarci? Sì? allora andiamo. No? accontentiamoci e rimaniamo su sentieri sicuri. Purtroppo la direzione dei giorni nostri è portare tutti ovunque. Funivie, eliski, ferrate ecc proliferano, per portare gente dove da sola non ce la farebbe, fino al caso limite delle salite all’everest, la cui via normale è praticamente un cimitero a cielo aperto. E poi c’è il discorso della paura, del timore di ciò di cui non abbiamo esperienza e non conosciamo. La natura vera, spesso a ragione, ci fa una fottuta paura.

  21. Io non ho un timore degli orsi particolarmente accentuato; io semplicemente ho cercato di approfondire la questione da un punto di vista razionale, ascoltando più voci, e di cercare la soluzione migliore secondo più parametri.
    Secondo me tu confondi il turismo in montagna con la vita in montagna. Per quanto mi riguarda, se da domani non ci fosse più un solo turista in montagna non potrei che essere contenta; non voglio, però, che la montagna sia del tutto abbandonata anche da chi ci vive, la cura, ha creato in essa una cultura che altrimenti andrebbe persa. Siccome, ribadisco, l’unico modo perché le persone continuino a vivere almeno un po’ in montagna è avere politiche intelligenti riguardo a tutto ciò che non è umano, io prendo in esame queste politiche senza idealizzazioni romantiche.
    Curioso che tu contrapponga l’Africa, dove il bracconaggio, lo sterminio di animali che minacciano l’agricoltura e l’espansione umana, la distruzione degli habitat stanno facendo rischiare l’estinzione ai grandi mammiferi selvatici (elefanti, leoni, rinoceronti, pinguini, gorilla… sono tutti minacciati!!), all’Europa dove un parziale e graduale abbandono di alcune aree, assieme a politiche, giuste o sbagliate, di tutela e ripopolamento, stanno facendo tornare animali “selvatici” che altrimenti erano scomparsi. In questo caso, meglio l’Europa dove l’uomo si ridimensiona rispetto all’Africa dove l’uomo si espande!
    Ribadisco: la convivenza con alcuni animali non è solo questione di stare alla larga da dove vanno loro, ma anche di impedire loro di andare dove siamo noi, e questa è la parte più difficile e quella per cui dobbiamo trovare soluzioni di compromesso se non vogliamo che, allora sì, sulle Alpi rimangano solo turisti amanti del brivido.

  22. La disneyzzazione del rapporto con la natura.
    La Natura è madre. Ma è anche matrigna.
    lLa Natura è dolce. Ma è anche aspra.
    La Natura è bella, Ma la Natura funziona sulla base della selezione interspecie e intraspecie.
    La Natura è vita. Ma è anche putrefazione e morte e ritornare terra.
    Etcetera.
    Disneyzzazione rende molto bene l’idea di uno sdilinquirsi generale campato per aria e incongruente.

    Wendel Berry affrontò il problema dello sradicamento dalla Terra.
    La disneyzzazione è uno degli aspetti della artificializzazione progressiva degli homo e della loro “cultura”.
    L’articolo di ASPO va ancora una volta alle cause: l’impronta ecologica e il suo aumento esponenziale dovuto all’aumento esponenziale della popolazione. Questo è uno dei pochi luoghi della rete in cui non si è messo il cervello all’ammasso delle scemenze e che da sempre riconosce Il Problema.

    Avevo scritto provocatoriamente che se il fungaiolo rendeno avesse dovuto zappare la terra per mangiare qualcosa la sera, se non si fosse spostato di km sulla sua auto, semplicemente non sarebbe andato a dilettarsi a cercar funghi (mia madre mi raccontava che da piccola, nella povertà più miseria che povertà del Trentino semplicemente NON c’era tempo per andare a funghi, ogni minuto della vita era impegnato nel lavoro per autoprodursi praticamente tutto) e a curiosare i cuccioli.
    In una discussione senza fine a casa mia ho scritto… a invadere l’areale dell’orsa.
    Ma questo non viene accettato.
    Non si accetta che esista un diritto del selvatico a non essere invaso da homo.
    Secondo i suprematisti umani, è il comportamento o la presenza dell’ors* ad essere sbagliato.
    Temo che non ci sia alcuna possibilità di intendersi, sono gli assiomi ad essere incompatibili.

    Certamente la gestione dei predatori del nostro paese pone l’Italia nell’eccellenza assoluta rispetto a barbarie svizzere o bavaresi.
    Ma in questo caso è stata pestata una merda.

    Io conosco bene la realtà del Trentino occidentale: buona parte della popolazione non sopporta i predatori né i costi che questa diversità comporta.
    In quel Trenitno ci sono migliaia di ettari irrorati settimanalmente con i peggiori veleni, c’è un tasso crudo di mortalità per tumori.
    Le persone sclerano per una vacca o un fungaiolo feriti ma poi si adoperano per carneficine di ogni tipo.
    Quindi le incogruenze non sono solo sul lato degli ambientalisti disneyani, sono anche sul lato dei suprematisti-tecnoteisti-consumisti-cresicitsti sradicati.

    Chiudete le statali della Val Rendena, della val di Sole, della Val di Non, i dsipensari di chimica tossica, teratogena, et.c. Ammazzano centinaia o migliaia di persone al’anno.
    Nooooooo
    Ma sei matttoooo!?!?!

  23. Per fortuna, da questo punto di vista ho la coscienza pulita: non c’è animale più pericoloso dell’automobile, e per quella io sostengo direttamente l’estinzione. Aggiungo solo una cosa, più come spunto che come polemica con quanto scritto finora.
    La paura non dipende solo dalla probabilità che qualcosa si verifichi, ma anche da quanto è tremenda questa cosa e da cosa ci costa evitarla. Alcuni animali che potrebbero predarci, apposta o per sbaglio (coccodrilli, squali, orsi, ecc), hanno metodi di uccisione o di menomazione particolarmente dolorosi. Non è una questione morale, nessuno dice questo, ma non mi sembra strano che si abbia più paura di venire sbrindellati che di ammalarsi di tumore, cosa abbastanza probabile in ogni caso, e che comunque si può curare o almeno gestire nel tempo, perché non ci coglie all’improvviso. Se poi uno dice: no, preferisco essere sbranato che morire lentamente, affari suoi. Io voglio solo dire che se una cosa più rara fa più paura è anche perché è più dolorosa (e questo vale anche per morti dovute a cause umane. Ci sarebbero esempi infiniti ma non mi va di scadere nel macabro).
    In secondo luogo, se c’è una possibilità bassa ma non nulla che mi succeda qualcosa di brutto, magari io evito di fare qualcosa che mi piace e dà senso alla mia vita. Dove ci sono i coccodrilli non faccio il bagno nel fiume e nel lago, ma magari fare il bagno è una di quelle cose senza le quali io sto male. L’estinzione di un animale pericoloso per avere un piacere è una reazione eccessiva; si può pensare a una forma di tutela intermedia: io riconosco il tuo “diritto” (concetto umano, ribadisco) di esistere, ma prendo delle precauzioni per poter usufruire del tuo stesso spazio. Siamo tutti sullo stesso pianeta, e su questo pianeta non esistono spazi che appartengono a uno o all’altro: sono di chi se li prende. Se l’uomo li prende tutti facendo fuori gli altri fa una gran cazzata, ma non perché viola una qualche legge di natura, che a questo proposito dice solo: arrangiatevi, ma poi peggio per voi.
    I montanari che hanno più paura dell’animale selvatico che del cancro non sono irrazionali o fanatici: sentono muoversi dentro di loro un timore atavico, molto più antico della tecnologia, il timore della preda, e al tempo stesso fanno inconsciamente un bilancio razionale di cosa comporta la presenza di una minaccia, e decidono che una minaccia è qualitativamente peggiore di altre pure più frequenti.

  24. Sì ma Gaia tu stai ponendo come pressante e primario per la vita in montagna (e dico vita, non turismo) un problema, a quello della presenza degli orsi, che è ad oggi infinitesimale. Per questo ho pensato che tu avessi un non so che timore. Ci saranno troppi orsi, che devastano le colture e che sono ingestibili? Va bene, li abbatteremo. ma non perché ci fanno “paura”. E il riferimento all’Africa era ironico: se gli africani dovessero fare quello che il mondo sviluppato della vecchia Europa fa, i governi locali avrebbero dovuto sterminare per scelta politica metà della loro fauna, sena bisogno di bracconieri. Per fortuna, scrivevo, gli africani hanno le pezze al culo, al momento.

  25. Non volevo sovrastimare il problema, ma fare un discorso generale sul nostro rapporto con gli animali e la nostra scala di valori. Non sarei neanche intervenuta se non avessi notato una quantità sorprendente di interventi sul tema, la gran parte a mio giudizio sbagliati.
    Riguardo alla paura, io non la interpreto come necessariamente un’emozione ingestibile, ma piuttosto come un segnale di pericolo. Io ho “paura” anche della mucca, perché so che può darmi un calcio o un’incornata, ma questa paura non mi impedisce di stare nelle sue vicinanze o di interagire con lei. Semplicemente cerco di non farla incazzare.
    Non so quanto il mio rapporto con le mie personali paure sia generalizzabile alle altre persone, per cui può darsi che semplicemente non ci capiamo. Io sono della scuola per cui la paura può essere un fenomeno necessario, normale e gestibile, per quello parlo di paura come deterrente.
    (Comunque non credo siano stati i governi a sterminare gli animali, ma i comuni cittadini, e questo è uno dei punti fondanti della mia analisi)

  26. E’ un po’ che non leggevo il tuo sito e vedo che anche te hai affrontato il caso dell’orsa uccisa per errore. Devo comunque congratularmi con te per la disanima e per l’intelligenza dimostrata nel preferire l’essere umano e il suo diritto alla vita come anche il diritto degli altri animali che siano pecore o di altro genere. Coloro che si dolgono della sua uccisione dovrebbero dolersi di più delle torture imposte non solo agli animali italiani e di altre zone di allevamento che della uccisione di un animale che sarà pure molto ecologico ma che se ci si trova vicino o davanti non fa piacere come non fa piacere trovarsi un cane grosso o dei lupi in montagna che considera te un pasto eventuale.
    Coloro che difendono tali animali dando la supremazia di scelta sperando che sia l’uomo a morire e non tali animali prima di fare tali considerazioni dovrebbero pensare a sfoltire questo pianeta lasciando dello spazio anche alla fauna che si possa alimentare come crede evitando di figliare a tutto spiano cosa che ritengono loro diritto e che sono i primi a prendersela con le persone che cercano di difendere i loro campi e come dici il loro lavoro di un anno.
    Probabilmente essendo di città sanno che gli arriva sempre al supermercato del mangiare tolto magari ad altri che l’hanno lavorato e che gli verrà tolto per portarlo in città. Forse non sanno che se non ci sono coltivatori che importano nelle città potrebbero morire di fame anche se poi troveranno sempre il modo di rubarlo a chi lo produce.
    A coloro che pensano troppo ad un animale ma in compenso permettono sia allevamenti nelle stalle ossia fabbriche di latte e di carne,e non certo stalle come una volta dove gli animali potevano anche muoversi nei campi, auguro di trovarsi come in un film che ho visto di titolo il cerbiatto dove tale animale adottato dal figlio gli mangiava le verdure e costringendo il padre ad ucciderlo e generando l’odio del figlio. La fame che passò tale ragazzo lo rimise nella giusta ottica che se non ti coltivi il mangiare e lo difendi la bontà te la metti da qualche parte e la legge della natura non fa sconti agli stupidi.
    Praticamente anche in città si sporcano strade in nome di cani che devono vivere in certi posti e non in appartamenti e che le città sono fatte per le persone e non per gli animali sia due che a quattro zampe ( a vedere i regali sulle strade) e spesso si ammazzano le persone per evitare che si difendano o che cerchino il proprio diritto come un tassista ucciso da due idioti e una donna per colpa del cane ma più che altro per colpa della padrona.
    Del resto ormai i cani insime ad altri animali hanno più diritto delle persone e sta avvenendo il sovvertimento delle priorità anche del buon senso.

    luigi

  27. Sono d’accordo. Io penso che, in generale, vengano “prima” (dal punto di vista nostro) gli esseri umani, non perché siano migliori ma perché è la nostra specie e tra l’altro quella della cui capacità di sofferenza sappiamo di più, al momento. Questo non significa, come sa chi legge, che io pensi che il pianeta sia in qualche mondo destinato solamente al consumo e ai piaceri umani, senza valore intrinseco, o che non bisogni cercare di risparmiare agli animali ogni sofferenza inutile, gratuita o evitabile. Se devo proprio scegliere tra la vita umana e quella dell’orso, scelgo quella umana. Se devo scegliere tra l’incoraggiare la gente a fare infiniti figli o consumare infinite risorse, a spese non solo dell’orso ma anche di altri animali meno appariscenti, piante, funghi e batteri, e tutelare questi utlimi, allora non è una questione di difesa della vita ma difesa degli eccessi, e li condanno.

  28. gaiabaracetti

    Si è recentemente verificato un evento eccezionale: un orso è stato avvistato in pianura in Friuli. Segnalo un articolo che spiega cosa fare in caso di incontro.

  29. In Friuli, e in Giappone (credo sia un tipo di orso completamente diverso).

  30. Stamattina ho letto questo dato, che non è esattamente una novità. In sole quattro decadi abbiamo fatto estinguere il 60% dei pesci, uccelli, rettili, anfibi e mammiferi del pianeta. IL SESSANTA PER CENTO. Non riesco nemmeno a commentare.

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