petizione

Per quel che vale, ho firmato la petizione contro quella che sempre più chiamano “la svolta autoritaria”, cioè l’insieme di riforme a sistema elettorale e Senato che i vertici (Pd+Berlusconi) stanno preparando per svuotare di senso la nostra democrazia. Non serve che mi dilunghi; ci sono in rete ottimi interventi di esperti che spiegano cosa c’è che non va, e per quanto mi riguarda avevo già protestato in post precedenti. Volevo scriverne uno, in questi giorni, sulle somiglianze tra idee di Renzi e il programma della loggia massonica P2, poi ho pensato che non ho le competenze. Lascio quindi a ognuno di voi semplicemente un link in cui potrete leggere il “Piano di rinascita democratica” della P2. Anche se alcune idee possono sembrare buone, nell’insieme il loro scopo era quello di svuotare la democrazia dall’interno attraverso il controllo dei media, l’estromissione di quasi tutti i partiti e il ridimensionamento di alcuni contrappesi di potere.

Annunci

26 risposte a “petizione

  1. Avevo sentito per radio che c’era la proposta o l’idea di fare a livello europeo una sorta di “governance” per le riforme dei paesi comunitari……

  2. Perché? Devono imporre anche quello?

  3. Scusa la risposta acida 🙂 Penso che sia parecchio dura imporre all’intero continente lo stesso sistema istituzionale, con le diverse tradizioni politiche, storiche e filosofiche, e alcuni paesi che perdono pezzi.

  4. Sono ferocemente contrario a tutto ciò che allunghi la filiera del potere, che renda territorialmente più ampi gli ambiti del potere, che concentri in un numero di mani minori le sorti antipolitiche e ne acceleri le dinamiche.
    Esattamente la direzione pervicace, contraria alla democrazia diretta su base comunale o poco più che sovracomunale, a totale, completa e rigida sostenibilità locale a cui guardo.

    Poi, come radicale, queste riformucole del riformare tutto riformando poco e in modo compromissorio.
    Ma se volete togliere il senato, togliete ‘sto cazzo di senato e basta.
    Invece, all’italiota, si arriva a mille mila compromessi, volendo far votare tutti , anche se provenienti da posizioni incompatibili.
    Riforme pateracchi orribili, persino dal punto di vista di coloro che le propongono.
    No grazie!

  5. Mi sono permessa di togliere la bestemmia dal tuo commento. Non sono credente ma so che offende tante persone e non mi va. Se vuoi puoi protestare, non censurerò 🙂

  6. Ad andare cogli anarchici ho imparato il valore dissacratorio, irriverente della bestemmia. A casa tua fai, giustamente, fai come preferisci.
    Era un artefizio dialettico per provocare, solo quello.
    Comunque ho appena firmato la petizione.
    Gaia, ormai sei la mia gura! 🙂

  7. Anch’io, come si sarà ben capito, sono per la democrazia più locale possibile. Purtroppo però temo che qui più che un pasticcio si tratti di una porcata: la differenza è l’intenzionalità. Sanno benissimo cosa stanno facendo, ogni tanto se lo fanno anche scappare (ho sentito in tv una renziana dire chiaro e tondo che volevano far fuori il M5S perché il tripolarismo è troppo). Non è un compromesso, è un disegno preciso. E gli italiani lasciano fare. Sono proprio curiosa (non) di vedere cosa fa la truppa di Civati. Vuoi vedere che votano con gli altri?

  8. Vedo che la petizione avanza velocemente: mi chiedo però che impatto avranno quelle firme. Di solito se ne fregano.
    Riguardo alle bestemmie: qui in Friuli sono praticamente un intercalare. Nei miei libri le metto per rispetto della verità: visto che sono così comuni sarebbe irreale non scriverle. Sul blog, che è scritto e non parlato, e in cui quindi la forma è un’altra, preferisco evitare. La bestemmia è una cosa che non dovrebbe essere un problema, però finché lo è per gli altri, cerco un compromesso.

  9. Il bipolarismo è la chiave di volta di questa truffa, di questa sofisticazione corruttiva della “democrazia rappresentativa” che, qui, ora, è la più sovversiva, sottile truffa del potere e della poteritica, il più grande attacco al concetto di democrazia.
    Da questo punto di vista il M5S ha scassato tutti i meccanismi storici di coazione all’antipolitica, già presenti nella prima repubblica con la collaborazione continuata e quasi totale DC – PCI, proseguita poi nella forma FI – DS, poi nella forma PD(L) e ora tra PD e FI.

    Ma questa è solo la punta del ghiaccione (iceberg) considerato che l’unica democrazia possibile non può presciondere dalla dimensione umana, dalla complessità umanamente gestibile, dalla sostenibilità locale.

    Di fatto è come se stessimo occupandoci di mantenere qualche parvenza di democrazia in qualcosa che, strutturalmente, per natura e dimensione, non lo può essere in alcun modo.

    Per dirla in termini cari a te e a me,
    come non c’è il diritto di entrare a forza in un luogo abitato senza il consenso di coloro che lo abitano, non è in alcun modo democratico che un udinese o un bolognese possa decidere sulla devastazione della Val Susa.
    Sono tutte prevaricazioni violente fatte passare come roba democratica.
    E si ritorna alla morale della democrazia, alla sua etica.
    Non è democratico ciò che comporta scelte che si scaricano su altri.
    I meccanismi della macchina dello sfruttamento globale ora vengono affinati per renderli più efficienti e ancor meno controllabili da coloro che ne subiscono le conseguenze e, solo in parte, il lucro, i ritorni.

  10. Tornando alla governance europea, direi di sì, sarebbe una nuova strada per imporre “riforme” che nessuno vuole e che vanno in senso sempre meno democratico. “Ce lo chiede l’Europa” “siamo costretti dai trattati firmati in materia di riforme con i partner europei” sarebbero le nuove litanie per fare passare porcate antidemocratiche. Porcate che poi verrebbero pensate a Bruxelles e a Berlino, neppure a Roma.
    Effettivamente siamo a un punto tale da condividere l’idea, che a me pare per altri versi assurda, di Massimo Fini (citato, su un altro tema, mi pare da UIC) che sia augura che tutta vada a scatafascio il più velocemente possibile. Quando avremo veramente le pezze ai glutei 🙂 forse torneremo a vedere chiaramente le cose.
    Per ora non ci resta che rallegrarci che il sistema farraginoso, casinista e “ingovernabile” del parlamento italiano (che, per fortuna, fu credo pensato proprio per evitare derive autoritarie all’indomani del Ventennio) metta i bastoni tra le ruote a questi personaggi.

  11. Purtroppo, però, l’autoritarismo è spesso una reazione all’ingovernabilità, e per questo ottiene il sostegno iniziale di parte della popolazione, stufa di indecisioni, complessità e perdite di tempo. Io non credo al ‘tanto peggio tanto meglio’, la vedo più come un ‘tanto peggio, tanto peggio’.
    Lo scatafascio è molto rischioso. Anziché a una presa di coscienza può facilmente portare alla violenza, all’autoritarismo, alla guerra. Tutti pensano che una rivoluzione sia quello che ci vuole, ma è perché non conoscono la storia, e non ricordano quanto storta può andare una rivoluzione. Abbiamo costruito un buon sistema dopo una grande tragedia, io preferisco proteggere il buon sistema, con ritocchi migliorativi e non peggiorativi, piuttosto che rivivere la tragedia.

  12. Mi era sfuggito, ma grazie a Il Friuli l’ho scoperto: la Serracchiani è firmataria della lettera del Pd al movimento 5 stelle che, tra varie mostruosità, propone di ridurre i poteri delle Regioni: “abbiamo capito che voi siate d’accordo nel modificare il Titolo V, dando più chiarezza di funzioni e meno poteri alle Regioni.”
    Pare che poi la Serracchiani si sia difesa in qualche modo, ma la firma parla chiaro.
    I grillini stanno cedendo sulla legge elettorale e il premio di maggioranza, a quanto leggo. Siamo a posto.

  13. Il potere alle regioni senza una rigida e severa politica di pareggio, anzi, di piccolo avanzo positivo regionale di bilancio è una vera jattura.
    Diventa una politica di maggior dissipazione, corruttiva, di sfruttamento, una politica apparentemente regionale, di fatto una antipolitica da una parte di servizismo, di assistenzialismo, dall’altra di sfruttamento globalnazional e della peggior deresponsabilizzazione delle classi dirigenti regionali e locali e dei rispettivi elettori.

  14. Non credo che la centralizzazione sia la risposta. Se ogni regione fosse ancor più responsabilizzata sui propri conti, forse starebbe più attenta a come spende.

  15. Le riforme vanno fatte perché ce lo chiede il mercato. Che Renzi si ispiri al neoliberismo inglese non è un caso. Che tutte le sue proposte mirino ad un restringimento degli spazi democratici e alla blindatura dell’esecutivo non è un caso. Io credo che voglia accelerare le riforme per ritornare alle urne, dare (finalmente protetto dalla nuova costituzione) vita ad un governo autoritario, e quindi procedere con lo smantellamento e la privatizzazione dello Stato.

    Un grosso problema però glielo daranno proprio i mercati: ad ottobre quasi sicuramente la FED terminerà il quantitative easing e la borsa americana subirà (immagino) una brusca frenata, che si ripercuoterà anche qui in Europa. Noi proprio in quei mesi saremo alle prese con la legge di stabilità, aggravata da una manovra correttiva che stimo sui 10/15 miliardi di euro (dovuta anche alle minori entrate causate dal bonus di 80 euro, dall’Ires e dall’Irap: grazie Renzi); poi c’è la cassa integrazione in deroga che già oggi non ha coperture per un miliardo: 50.000 famiglie si troveranno da un giorno all’altro senza reddito. Immagino Padoan che si dirà costretto ai famosi “tagli lineari”: siamo stati sfortunati, purtroppo è andata male, che ci volete fare. Un autunno caldo, caldissimo, di quelli che non si scordano.

    A meno che non facciano i furboni e, come molti che li hanno preceduti, non approfittino di agosto per anticiparsi e dare una ritoccatina ai conti pubblici o allo stato fiscale di noi popolo bue.

    Purtroppo allora non servirà più inviare amenità tweet del tipo #FinalmenteUnPareggio:NonE’UnDerby…E’ilBilancio! e non tornerà utile neppure farsi un selfie con Mario Draghi o con Janet Yellen.
    Sono curioso di sapere quale sarà la reazione dei M5S, probabilmente ritorneranno a chiamarlo Renzie, a dire che è un ebetino, e ricominceranno coi Vaffa. L’importante è che The show must go on, perché altrimenti il pubblico, ops! volevo dire il popolo sovrano, si annoia e, spegnendo tv computer tablet smarphone iCosi e blog salvifici, scoprirà che qualcosa nel suo quotidiano è cambiato, e terribilmente in peggio.

    Beh, buona giornata a tutti per domani.

  16. P.S. Ovviamente ero ironico sul ‘ce lo chiede il mercato’. Mi ritrovo, ancora una volta, nel pensiero di Landini, che mi sembra uno dei pochi che sia rimasto lucido (il suo intervento è successivo a quello di Barca).

  17. La costituzione come statuto di una maggioranza, sintesi dettagliata delle gravi conseguenze delle riforme Renzi-Boschi, spiegate con semplicità e chiarezza da un docente universitario di diritto costituzionale.
    Per chi ancora nutrisse qualche dubbio sull’ansia riformatrice del nostro premier.

  18. Ne parlavo con un’amica che sostiene sia solo dietrologia all’italiana, e può darsi (anche se io sono tendenzialmente poco incline a credere alle teorie del complotto), ma la somiglianza tra quanto sta facendo Renzi e il programma della P2 è veramente sconcertante. Possibile che si tratti solo di una coincidenza? Soprattutto in un momento in cui sia il buon senso che la convenienza politica suggerirebbero di occuparsi piuttosto di crisi economica, lavoro, disoccupazione, emergenza migratoria, ambiente: problemi palesemente molto gravi e urgenti.
    Comunque, dal punto di vista delle modifiche istituzionali, continuo a pensare che la più grave sia quella della legge elettorale, soprattutto la lotta senza quartiere contro il proporzionale, e in secondo luogo contro le preferenze. Tutto il resto, comunque importante, viene dopo: una democrazia rappresentativa non rappresentativa a cosa mai può servire? Quando impedisci alla gente di scegliere i propri rappresentanti, ovviamente puoi fare tutto quello che vuoi.

  19. E se qualcuno albergasse ancora pie illusioni riguardo alla possibilità di opposizione interna da parte della fronda di sedicente sinistra nel Pd, guardi la pagina web di Civati: http://www.civati.it/
    PURO marketing. “Votate noi perché siamo rossi e arcobaleno.” E la battaglia per la democrazia?

  20. Proprio oggi ho raccolto lo sfogo di un amico che biasimava l’incoerenza di Civati (siete telepatici): se detesta tanto le proposte di Renzi, perché continua a restare nel PD? Lo stesso dicasi per tutto il resto della pseudo-sinistra del PD. Se Renzi in questo momento storico ha responsabilità politiche gravissime, tutti coloro i quali ne avvertono le storture, ma non ne prendono le distanze, sono doppiamente colpevoli.
    La poltrona, prima di tutto, verrebbe da dire.
    Ma si rendono conto in quale contesto si troveranno poi, su quella poltrona?

  21. Li sottovaluti. Hanno affinato dei meccanismi di autogiustificazione raffinatissimi. Temo che non si pentiranno mai.
    Se non lo stesse facendo sulla nostra pelle, sarei quasi ammirata da come il Pd svia il dibattito. Le uniche questioni su cui i suoi rappresentanti sono disposti a discutere sembrano essere le meno gravi, come l’immunità e le preferenze, che per quanto importanti lo sono meno del premio di maggioranza e delle altissime soglie di sbarramento. E i 5 stelle sembrano cascarci. Temo che otterranno qualche concessionuncola, così da far sembrare le riforme condivise, e il grosso del disastro rimarrà.

  22. Io spero in una (urgente) riedizione della manifestazione ‘CostituzioneLaViaMaestra’ organizzata il 12 ottobre dell’anno scorso dalla FIOM più i soliti noti (Rodotà, Bonsanti, Zagrelbesky, Carlassarre, Settis, Gino Strada, don Ciotti), auspicando che questa volta non saremo in centinaia di migliaia, ma in milioni.
    Sarebbe bello se, attorno ai principi fondanti della Carta e alla sua difesa, rifiorisse un soggetto politico di sinistra qui in Italia, visto che si è creato il vuoto.

  23. Sì, ma al tempo stesso la Costituzione dev’essere un valore condiviso, non solo di sinistra.
    Penso che, con i tempi che corrono, sia difficile unire le masse attorno a una questione intesa come puramente difensiva, con tutti i problemi che ci sono e con il bisogno che sentiamo di nuove idee e nuove soluzioni. Non voglio sminuire la costituzione e men che meno il sacrificio di chi l’ha resa possibile, ma è anche vero che non possiamo limitarci a tutelare una cosa che è stata fatta in un contesto completamente diverso e che offre solo in parte le soluzioni a nuove sfide dettate da nuovi contesti. Pensiamo anche solo al primo articolo: non va più bene.

  24. Un’altra cosa secondo me strana: confrontate la prima pagina del Fatto, online, e quella della Repubblica. Il Fatto da amplissimo risalto alle intercettazioni in cui Fede parla di Berlusconi, mafia e Ruby, mentre la Repubblica, che ha sempre parlato moltissimo di Berlusconi non facendosene sfuggire una, questa la imbuca parecchio più in giù. Verrebbe da pensare che il fatto che uno dei fedelissimi di Berlusconi lo associ esplicitamente alla mafia sia una notizia da prima pagina, ma no. A me sembra sospetto.

  25. Ciao Gaia. Io credo che il differente risalto alle rivelazioni di Fede sia per 1/4 a causa dello schieramento politico delle due testate, e per i restanti 3/4 per puro marketing editoriale. Il Fatto Quotidiano, sempre più schiacciato sulle posizioni del M5S, e con un bacino d’utenza grossomodo collocato tra M5S e i nuclei giustizialisti di destra e di sinistra (che stravedono per la cronaca giudiziaria), con le rivelazioni di Fede ci va a nozze, sia per confermare gli assiomi di Grillo e Casaleggio sul marciume della casta, sia perché la mafiosità di Berlusconi è uno dei vecchi cavalli di battaglia della redazione e di Travaglio (che assieme a Gomez ci ha scritto su almeno un paio di libri). Il Fatto ha sempre bisogno di titoli «strillati», e sembra perdere d’identità quando esce in edicola con notizie meno scandalose/scandalistiche, o con titoli meno urlati.

    Repubblica sta toccando sempre più il fondo. 30, 40 anni fa era una testata che faceva anche giornalismo d’inchiesta, e cercava di interpretare le vicende da un punto di vista sicuramente borghese, ma quanto meno non troppo schierato politicamente: ricordo articoli abbastanza indigesti sia per la DC, ma anche per i socialisti, il PC, e i partiti radicali sia di destra che di sinistra. C’erano inserti che spiegavano il funzionamento delle istituzioni, alcuni iter parlamentari, e spesso davano al lettore le chiavi per capire quale degli attori politici del momento stesse facendo il gioco sporco. Adesso mi sembra che si muovano secondo le migliori tradizioni ‘cerchiobottiste’ italiane: da un lato criticano moderatamente Renzi, per non perdere quella parte del loro target più sinistrorsa e intellettual-chic (tipo Libertà e Giustizia, per intenderci); dall’altra lo esaltano come giovane dinamico e riformatore, unica possibile soluzione allo sfascio del nostro paese, anche perché il lider-maximo-fiorentino garantisce alla grande gli interessi di mercati e di tutto l’establishment economico-finanziario, e dunque anche i loro. Per la redazione di Repubblica, l’ennesima controprova della mafiosità di Berlusconi non è un pezzo che faccia più molta notizia, rispetto all’«epos del prode Matteo» o ai tailleur della Boschi; inoltre, non è neanche più tanto funzionale alla narrazione delle salvifiche riforme nate all’insegna del grande senso di responsabilità di PD e ForzaItalia: già qualche lettore non ancora completamente anestetizzato avrà notato che uno dei contraenti del Nazareno è un arzillo pregiudicato la cui statura morale è dell’ordine di grandezza di qualche ångström; ricordare loro pure che «si è fatto da solo» in quanto «l’ha fatto la mafia» come riciclatore di denaro sporco, sarebbe davvero troppo. Correrebbero il rischio di farli uscire dal coma. Meglio dissertare del colore dell’ultimo tailleur della Boschi, oppure del boicottaggio delle compagne (che stronze!) nei confronti della pallavolista kazaka, perché troppo avvenente.

    Bisogna creare empatia col lettore; se lo si disgusta troppo con questi fattacci, finisce che cambia pagina o, peggio ancora, testata. Il Corriere, che ce lo butta quotidianamente in faccia il suo oramai totalizzante software per la Sentiment Analisys, quando il Sentimeter ha una percentuale di emoticon ‘sad’ troppo alta, provvede istantaneamente ad inserire la notiziola leggera e spiritosa che ammicca al lettore lusingandolo per la sua perspicacia, per il senso dell’ironia o la propria cultura. Così, trastullandosi nel suo autocompiacimento, il lettore di nuovo sorridente non cambia pagina, e i contatori dei loro banner roll-up continuano a macinare clic, quindi soldi.
    Quando penso che siamo proprio noi a fornire loro tutte le informazioni necessarie per prenderci per i fondelli, per la rabbia li infilerei tutti quanti ciascuno per 9 anni in isolamento in un pozzo come Mujica, così poi vediamo se capiscono o no cosa significhi la comunicazione. E poi mi domando: ma siamo così costantemente tanto soli, che davvero non c’è nessun umano nei paraggi (una moglie, un amico, un figlio, un collega, un parente, il nonno, la bellona su cui fare colpo, l’amico invisibile dell’infanzia) con cui commentare una notizia senza scrivere in rete?
    Io su questo punto una riflessione la farei.

  26. Ormai la maggioranza delle riflessioni e persino delle notizie migliori non si trova sui siti di testate online ma sui blog, quelli che pubblicano materiale originale e quelli che riprendono le poche notizie non spazzatura che escono, e nei libri. E quel poco che c’è è sempre più circondato e offuscato dalla pubblicità, al punto che certi siti non puoi nemmeno più aprirli senza che partano voci e musichette. D’altronde, non è solo colpa dei giornali: finché i lettori penseranno di avere informazione gratis e cliccano su notizie frivole, la situazione andrà sempre peggiorando. Per me i migliori in Italia restano Il Manifesto e Il Fatto, che comunque qualche informazione non grillina la dà, spesso di peso, anche se mette costantemente in prima pagina notizie sul genere “Grillo ha scoreggiato una nuvoletta blu” e simili. Meglio comunque di notizie su gattini e pallavoliste (Repubblica sta praticamente diventando Studio Aperto).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...