rinunce e ricette

Non dovrei scomodare blog e lettori, che si aspettano che io non scriva, per una cosa che in fondo è di poco conto, però sono giorni che rimugino sulla vicenda della Spinelli e della lista Tsipras e siccome l’arrabbiatura non va via ho ceduto. Non so se qualcuno lo sa, ma pare proprio che alla fine Barbara Spinelli, la più votata della lista sia al Centro che al Sud, non rinuncerà al seggio – cosa che durante la campagna elettorale lei aveva promesso di fare. Questo di per sé non è un gran dramma per il mondo, con tutte le cose brutte che succedono, ma io trovo il fatto gravissimo e, come spesso accade, attraverso una cosa piccola si vedono problemi ben più grossi che ci stanno dietro.

È gravissimo, ora l’ho capito, candidarsi promettendo di rinunciare al seggio. Non ha nessuno senso e comunque, anche se si è stati chiari, si rischia di creare situazioni come quella a cui stiamo assistendo, in cui la gente ti vota comunque e tu non sai cosa fare. È grave anche votare chi ha promesso di ritirarsi: se cambia idea, avremo votato un voltagabbana, se rifiuta, sprecato un voto. Inoltre ora sappiamo quante persone vogliono la Spinelli, ma non sappiamo quante persone hanno votato la lista sicuri che lei non sarebbe andata comunque e come questo ha influenzato il risultato. Io mi sento truffata. Ho anche notato che i più votati della lista Tsipras sono stati spesso giornalisti, scrittori, attori, insomma personaggi dello spettacolo. Se anche in quella che dovrebbe essere la sinistra-sinistra (e comunque non lo è) le candidature mediatiche sono quelle che tirano di più, allora siamo a posto. Io personalmente ho guardato programmi e biografie dei candidati della mia circoscrizione, e quello che mi ha convinto di più o perplesso di meno è stato questo qui.

Un altro fatto molto grave è che la Spinelli, che sicuramente ha preso tutti quei voti anche per meriti suoi, ma meriti non politici, sembra ora essere tanto desiderata a Strasburgo solo perché è una “figlia di”. Nel suo caso di Altiero Spinelli, “padre nobile del fede­ra­li­smo euro­peo cui è dedi­cata l’ala prin­ci­pale del palazzo di Bru­xel­les”. Tsipras sembra non resistere alla tentazione di avere con sé un nome così prestigioso, per farsi bello con gli altri amichetti al parlamento. Che tristezza. Aumenta la mia sensazione che l’Europa sia solo un teatrino di marionette e chi muove veramente le fila la gente non lo sa. Questa vicenda ha scoperchiato una pentola di vuoto che fa venire le vertigini quando ci guardi dentro.

Al posto della Spinelli, va detto, sarebbero andati due giovani, uno della circoscrizione centrale e una di quella meridionale – se invece lei va a Bruxelles uno dei due perderà l’occasione. Come se non bastasse, il primo è di SEL e la seconda di Rifondazione. Come se ci fosse bisogno di mettere questi due uno contro l’altro di nuovo. E il primo ha recentemente criticato il decreto casa mentre la seconda si è espressa, per quanto incomprensibilmente, a favore del reddito di autodeterminazione. Due buone cose. Quindi Barbara Spinelli, accettando, toglie il posto a un giovane che ha presumibilmente più energie, nonché esperienza diretta nella politica fatta attraverso la militanza e non ereditata da un genitore. Ho conosciuto Marco Furfaro e non mi è sembrato male, anche se non ero d’accordo con tutto quello che diceva, anzi, e non mi piace tutto il suo lavoro sull’immagine. Comunque, un ragazzo franco e pieno di energia, mille volte meglio di una donna più anziana che si sta pure rimangiando la parola. Non posso prevedere le possibili azioni di tre persone che non conosco, ma una che parte già “cedendo a pressioni” come politica non promette un granché.

[Ah: che ne dite di Beppe Grillo che vuole andare con l’Ukip oppure forse con i Verdi? Ma quanta confusione c’è in quel partito?]

Perché non mi sono tenuta tutte queste considerazioni per me ma le ho condivise? Innanzitutto, forse, per vedere se sono veramente l’unica persona che pensa che la parola data abbia ancora un valore. E poi perché l’ennesima vittoria dei vecchi sui giovani, dell’eredità sull’opportunità, e dell’opportunismo sulla correttezza mi deprime enormemente.

Ma non vorrei parlare così tanto di chi siederà dove, soprattutto dopo aver constatato più volte che è importante ma meno importante di tante altre cose. Diciamo che la prendo come una vicenda simbolica.

Ovviamente, in questi giorni, mi sono venute in mente un sacco di cose da scrivere, ma soprattutto ricette. Ho la sensazione, vedendo come va il mondo e soprattutto leggendo cosa dicono esperti e scienziati, che non ci sia davvero tempo da perdere. Bisogna non solo descrivere il mondo che dobbiamo cercare di costruire e spiegare perché è necessario, ma anche intraprendere piccoli passi per la sua costruzione. Avevo la sensazione che le piante del mio piccolo orto, il tofu fatto in casa, il riutilizzo di minuscoli scampoli e di avanzi nel frigo, l’acquisto di prodotti sfusi anziché imballati fossero ben più urgenti dell’ennesimo post che in fondo ripete le stesse cose. Però nessuno viene qui per leggere di ricette e infatti non ne metto.

In questa conferenza, molto interessante, Dennis Meadows conclude con un semplice esperimento che mi è rimasto piuttosto impresso. È inutile parlare di una cosa e farne un’altra: le persone vedono più quello che fai che quello che dici, come consigliava Gesù Cristo. Io sento l’urgenza di fare, ogni giorno di più, di costruire quel mondo che vado predicando, anziché limitarmi a descriverlo. Rifiutandomi pubblicamente di salire su una macchina ho la sensazione di fare molto di più che scrivendo perché l’auto è un problema (cosa che andava sicuramente fatta). Imparando a coltivare qualche pianta ho la sensazione di fare molto di più che parlando di resilienza (concetto importante che secondo me rischia di diventare moda, come la “sostenibilità”). Cucendomi i vestiti da sola ho la sensazione di fare molto di più che sgridando chi compra quelli made in Bangladesh (anche se tutto parte dalla consapevolezza). E così via.

Probabilmente questo blog non tornerà più quello che era prima; mi piacerebbe usarlo per condividere, tempo permettendo, i risultati di questo mio impegno creativo – nel senso di creazione più che di fantasia – anche se forse a tante persone non interessa questo ma interessano i pensieri e basta (ma per quello, ora, ci sono i miei libri – che paradossalmente forse sono la cosa più concreta che ho prodotto). Internet è piena di siti sul fai-da-te: l’importante è che il fai-da-te non sia un hobby ma una scelta di vita, così come tutte le altre cose.

Spero che anche voi stiate, ognuno a modo suo, contribuendo alla costruzione di questo mondo nuovo che non ignora i problemi emergenti ma trova le soluzioni più adatte. Se quello che dicono i climatologi è vero, probabilmente è tutto inutile. Io rimango salda nella mia convinzione che l’importante sia provarci, anche perché altro non possiamo fare.

 

[Bonus: i dirigenti della RAI sono molto più pagati di quelli della BBC. Toh, chi l’avrebbe mai detto]

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97 risposte a “rinunce e ricette

  1. Pare che la Spinelli sia stata «chiamata in servizio» dalla dirigenza greca di Tsipras, in quanto Furfaro, essendo in quota SEL (la cui corrente di Migliore vorrebbe da tempo saltare sul carro del vincitore di Renzi) nel parlamento europeo potrebbe schierarsi assieme al PD nel PSE (che sostiene Schulz). Ovviamente ciò non va affatto bene per Tsipras, che ha fondato la Gue/Ngl e non vuole che gli eletti nella sua lista vadano a rimpolpare gli altri gruppi parlamentari. Perciò pare abbia chiesto alla Spinelli di tenersi il seggio, per evitare che passi al nemico. La Spinelli dovrebbe infatti aggregarsi alla GUE/NGL.

    Tutto il resto ‘dovrebbe’ essere solo gossip giornalistico…
    In ogni caso, che tristezza.

  2. gaiabaracetti

    Non credo a questa interpretazione. Io avevo capito che Furfaro era “vendoliano” e che comunque Sel aveva già assicurato pubblicamente che il suo candidato sarebbe andato nel Gue, anche se qualcuno non era d’accordo.
    La Spinelli si è rimangiata la parola, ha preso una decisione da sola a Parigi mentre tutti gli altri erano a Roma, e ha fatto un danno a un giovane che non se lo meritava e a un partito che si è molto speso per un progetto.
    Il “successo” della lista non l’ha fatto una persona sola, ma anche il lavoro di base, ora disconosciuto. Evidentemente il personalismo è un problema anche a sinistra.

  3. Un ottimo esempio di cosa intendevo per resilienza e autoproduzione, e sull’importanza dell’orto: un documentario su come ha fatto Cuba quando è rimasta senza petrolio. Semplicistico ma interessante.

  4. Fermo restando che condivido totalmente le tue critiche sul personalismo anche a sinistra (un esempio su tutti: Nichi Vendola), per dovere di cronaca riporto 2 articoli in cui si parlava della richiesta di Tsipras, molto antecedente alle ‘miserie’ della nota querelle degli ultimi giorni.
    Io, dei mal di pancia di SEL (che non seguo più da quando appoggiò il PD nelle ultime politiche), vengo tenuto al corrente via email da amici che militano ancora nelle sezioni napoletane del partito, e non mandano giù la svolta della corrente di Migliore.
    Il problema di noi italiani è che filtriamo tutto attraverso la nostra specifica situazione politica, e soprattutto attraverso i nostri interessi personali (vedi: Migliore o Piazzoni). La poltrona prima di tutto; poi, di coerenza, filosofia, o di quanto accada in Europa, se ne parla se c’è tempo, e voglia.
    Incollo gli articoli perché non trovo i link:

    Il manifesto 4.6.2014
    Tsipras a Spinelli: resta con noi a Strasburgo
    di Daniela Preziosi

    Sinistre. Vendola incontra il leader greco e Martin Schulz, ma sceglie il Gue. Anche se ancora non sa se avrà un europarlamentare. Malumore in Sel. Fava: Nichi parla a titolo personale, così il partito cambia natura
    Arri­verà ad ore la deci­sione di Bar­bara Spi­nelli sull’entrare o no nel par­la­mento di Stra­sburgo a nome dell’Altra Europa. In tutta la cam­pa­gna per le euro­pee la capo­li­sta nelle cir­co­scri­zione cen­tro e sud, edi­to­ria­li­sta di pre­tsi­gio di Repub­blica, aveva giu­rato di non cam­biare mestiere. Il ripen­sa­mento è arri­vato subito dopo la vit­to­ria della lista, acciuf­fata per un sof­fio (il 4,03). Ieri è il lea­der greco Ale­xis Tsi­pras le ha uffi­cial­mente chie­sto di accet­tare: «Capi­sco che ciò che ti chiedo forse vada oltre i tuoi pro­getti per­so­nali, e tut­ta­via sono costretto a chie­der­telo, con­si­de­rando il tuo ruolo for­te­mente garante per la con­ti­nua­zione del progetto».
    La let­tera cerca di met­tere la parola fine ai malu­mori che l’incertezza ha creato nei due par­titi che hanno ade­rito alla lista uni­ta­ria, Sel e Prc, ma anche fra i comi­tati ter­ri­to­riali impe­gnati oggi nel lan­cio dell’esperienza uni­ta­ria. All’apparenza potrebbe sem­brare una pun­tata dell’eterno scon­tro partiti-società impe­gnata, grande clas­sico della sini­stra. Invece sta­volta il malu­more per l’improvviso ripen­sa­mento è molto tra­sver­sale. Certo è che se Spi­nelli deci­derà di andare a Stra­sburgo, uno dei due pos­si­bili suben­tranti (sui tre con­qui­stati) resterà fuori, magari a tempo: la scelta è fra un nome di Sel, il gio­vane Marco Fur­faro primo dei non eletti al cen­tro, vicino ai movi­menti e nuova gene­ra­zione del par­tito di Ven­dola; oppure Eleo­nora Forenza, fem­mi­ni­sta, anche lei gio­vane diri­gente del Prc. Tsi­pras, lea­der della coa­li­zione della sini­stra radi­cale Syriza che di anime ne ha almeno sette, e quindi esperto di deli­cate rela­zioni fra le orga­niz­za­zioni di sini­stra, mette tutto il suo peso poli­tico dalla parte di Spi­nelli davanti a mili­tanti e elet­tori: «Vor­rei che tu con­si­de­rassi», scrive a Spi­nelli, «sia il fatto che la tua pre­senza nel Par­la­mento euro­peo è molto impor­tante, par­ti­co­lar­mente nel periodo ini­ziale, sia l’ansia di tutti noi di man­te­nere l’unità e la con­ti­nua­zione del nostro magni­fico lavoro nel tuo paese».
    Al lea­der greco pia­ce­rebbe avere la figlia di Altiero fra le sue file, almeno nel seme­stre di pre­si­denza ita­liana. La vor­rebbe pro­porre come vice­pre­si­dente del par­la­mento. E c’è chi assi­cura che le grandi fami­glie euro­pee non potreb­bero dire no alla figlia di Altiero, padre nobile del fede­ra­li­smo euro­peo cui è dedi­cata l’ala prin­ci­pale del palazzo di Bru­xel­les, oltre­ché le aule uni­ver­si­ta­rie di mezzo continente.
    Però l’opzione fra un nome di Sel o uno del Prc com­porta con­tro­in­di­ca­zioni in ogni caso: Sel affronta un dif­fi­cile dibat­tito interno fra entu­sia­sti e scet­tici della lista Tsi­pras; il Prc aveva festeg­giato la fine dell’”extraparlamentarismo” inau­gu­rato nel 2008. Gli stra­sci­chi nel corpo vivo dei mili­tanti potreb­bero rovi­nare l’entusiasmo della vit­to­ria e azzop­pare l’esperienza uni­ta­ria nascente; se ne vede già un sag­gio in que­ste ore sulla rete. A meno di un accordo con­di­viso fra tutte le anime della lista. Fra i garanti pre­vale l’ottimismo. Il dos­sier è in mano al por­ta­voce Marco Revelli. Tsi­pras stesso sem­bra chie­dere a Spi­nelli una scelta almeno «per il periodo iniziale».
    Intanto ieri Nichi Ven­dola è volato a Bru­xel­les per incon­trare Tsi­pras, ma anche il social­de­mo­cra­tico Mar­tin Shulz, che in tutta la cam­pa­gna ha indi­cato come inter­lo­cu­tore della lista ita­liana. «Per noi è fon­da­men­tale il patto fatto con Tsi­pras, ed è molto impor­tante che in Ue ci sia una sini­stra capace di rin­no­varsi e di incal­zare il par­tito del socia­li­smo euro­peo per costruire un fronte largo con­tro l’austerity», spiega Ven­dola. E a chi gli chiede a quale gruppo ade­rirà un even­tuale euro­par­la­men­tare di Sel, risponde: «Dif­fi­cile imma­gi­nare che chi è stato eletto con l’Altra Europa per Tsi­pras possa mili­tare nel gruppo Socia­li­sti e demo­cra­tici». Comun­que Ven­dola assi­cura che rispet­terà la deci­sione di Bar­bara Spi­nelli quando saprà «quale sarà la sua decisione».
    Ma intanto la scelta del Gue, con o senza euro­de­pu­tato, è dura­mente con­te­stata da Clau­dio Fava: una scelta «grave», «un cam­bio di rotta irre­spon­sa­bile, mai discusso nel par­tito, che muta pro­fon­da­mente la natura di Sel», Ven­dola «ha par­lato a titolo per­so­nale». Parole a loro volta pesanti, alle quali risponde Arturo Scotto, anche lui agli incon­tri di Bru­xel­les: gli eletti, spiega, «non sono né di Sel ne di qual­cun altro, ma dell’Altra Europa con Tsi­pras’ e dun­que innan­zi­tutto con lui si orienteranno».

    Il Fatto Quotidiano 4.6.2014
    Spinelli in Europa nel nome di Tsipras (e del sorteggio)
    Il leader della sinistra greca le chiede di accettare il seggio
    L’obiettivo, avere un nome di prestigio per la vicepresidenza dell’europarlamento
    di Salvatore Cannavò

    Barbara Spinelli dovrebbe accettare oggi l’elezione al Parlamento europeo avvenuta con la lista Tsipras lo scorso 25 maggio. Il condizionale è più che d’obbligo vista la difficoltà della scelta, le pressioni che provengono da ogni parte e la natura, riservata, della candidata.
    A sciogliere gli ultimi dubbi è stata la lettera con cui l’intestatario della stessa, Alexis Tsipras, leader della formazione greca Syriza e riferimento obbligato della nuova sinistra europea, ha chiesto alla scrittrice di impegnarsi direttamente. Ma tra gli attivisti della lista, in particolare quelli dei due partiti che l’hanno promossa, Sel e Rifondazione, a cui appartengono i due candidati. Marco Furfaro e Eleonora Forenza, che saranno alternativamente penalizzati dalla scelta dell’editorialista, la polemica resta alta. Tanto più che la modalità con cui Spinelli dovrebbe optare tra le due circoscrizioni in cui è arrivata al primo posto, stando a quanto spiegato dal comitato dei garanti, dovrebbe essere quella del sorteggio.
    A confortare, e a sollecitare, la sua scelta, ieri, è giunta la lettera di Tsipras. Dopo aver manifestato “commozione profonda” per il risultato della lista in Italia, il leader greco ha scritto: “Il Tuo ruolo e la Tua presenza sono più importanti e decisivi in questo momento che non nel periodo della nascita della Lista”. Per questo, il leader greco considera “necessario, almeno fino al momento in cui vi sia la certezza che le cose seguano la strada giusta, che Tu non insista nella Tua decisione iniziale di dimetter-Ti dal posto di europarlamentare dell’Altra Europa”. La lettera non lo dice, ma l’intenzione dell’esponente greco è quella di far eleggere Barbara Spinelli alla vicepresidenza del Parlamento europeo. Un riconoscimento di prestigio che in Europa viene visto molto favorevolmente. Del resto, il palazzo principale del Parlamento europeo a Bruxelles è intitolato a suo padre, Altiero, di cui pure esiste una raffigurazione di cartone in una delle sale interne.
    La lettera di Tsipras si unisce alle tantissime email che Spinelli ha ricevuto e sta ricevendo da parte di chi l’ha votata e che ora le chiede di rappresentarle. Come fa notare chi ha partecipato alla formazione della lista, l’editorialista ha ottenuto nelle tre circoscrizioni in cui è stata candidata, oltre 70 mila preferenze, non si è fatta fare nessun manifesto personale e ha più volte ribadito la propria intenzione di non accettare l’elezione. Ed è su questa promessa che nascono gli imbarazzi e le difficoltà di queste ore. Una volta eletta, infatti, la sua scelta penalizzerà uno dei due candidati giunti alle sue spalle nelle due circoscrizioni. Si tratta di Marco Furfaro, di Sel e di Eleonora Forenza, di Rifondazione comunista. Uno dei due dovrà quindi rinunciare e vista l’appartenenza partitica il dilemma potrebbe avere risvolti pesanti sul fronte dei rapporti interni alla lista.
    La giornata di ieri, dunque, è stata impiegata a trovare una modalità condivisa da tutti e, al momento, la più gettonata sembra essere il sorteggio. Ma una mano l’ha data lo stesso Nichi Vendola andando a Bruxelles, insieme a una delegazione di Sel, a incontrare proprio Tsipras. Incontro di grande sintonia nel quale il leader pugliese ha garantito che il suo partito farà pienamente parte del gruppo del Gue, quello della sinistra radicale e non del Pse come pure chiedono le componenti interne più propense a un dialogo con il Pd di Renzi. Una scelta di campo, da parte del gruppo dirigente di Sel, che provocherà certamente un’ulteriore frattura interna al partito. Claudio Fava, ad esempio, ha parlato ieri di “cambio di rotta irresponsabile” e Gennaro Migliore, altro esponente di minoranza, aveva avanzato nei giorni scorsi la sua proposta: costruire un unico partito con il Pd. In Sel si teme che nei prossimi giorni si possano realizzare le condizioni di una mini-scissione, sul piano degli iscritti, ma importante sul piano parlamentare.
    La scelta di Spinelli, però, come sottolinea lo stesso Tsipras nella sua lettera, può servire a tenere salda quella che uno dei garanti, Marco Revelli, chiama “la casa comune”, un’impresa di ricostruzione della sinistra oltre i partiti attuali. Dopo il voto, viste le fibrillazioni dei partiti e il successo di Renzi, il cammino della lista come “luogo unitario” è sembrato essere messo in pericolo. La scelta che Barbara Spinelli si appresta a compiere serve a tutelarlo. Anche a costo del sorteggio.

  5. Un’ultima osservazione, che spero ci serva di lezione: quando ci si allontana dalle regole costituzionali, e dal buon senso, si finisce sempre per ficcarsi nei guai. L’abbiamo visto già tante altre volte negli ultimi decenni, ma non l’abbiamo ancora metabolizzato.

    Questa volta la colpa è stata quella dei «candidati civetta», come la Spinelli o Camilleri: mettere in lista celebrità per accaparrarsi voti, ben sapendo che queste persone poi rifiuteranno l’investitura elettorale a favore di terzi meno noti. Sono le pratiche degeneri che ho sempre utilizzato quali strumenti dialettici per fare riflettere i potenziali elettori M5S (voti Grillo, ma poi chi mandi in Parlamento?) o i peones di Berlusconi, cui basta lo slogan: «Berlusconi Presidente», per sdoganare le Santanché, i Brunetta, e tutto il resto del marciume.

    Se sono pratiche da biasimare *a priori*, perché allora contestarle agli altri, ma praticarle noi? Queste candidature andavano rifiutate da subito, per il semplice fatto di essere non conformi né alle regole, né all’etica politica, né al buonsenso. Non mi interessa che il candidato sia un sommo luminare del pensiero politico, se poi non va dove lo eleggo.

    Quello che ne è seguito ora è sotto gli occhi di tutti. Ma nessuno si passa la mano sulla coscienza: la Spinelli ha sbagliato – è verissimo, che l’abbia chiamata Tsipras o meno – ma chi l’ha candidata? Ancora una volta c’è una dirigenza politica che non paga i propri errori.

    Il problema dell’Italia è che qui chi sbaglia non paga, né a destra, né al centro, né a sinistra. La Spinelli, a mio avviso, è solo la punta dell’iceberg in cui è naufragata – e sta continuando a naufragare – la sinistra italiana.

  6. gaiabaracetti

    Dagli articoli che hai postato a me sembra molto chiaro che Furfaro sarebbe andato con il Gue, anche se qualche leader (fallito: anche Fava sembra non essere all’altezza del padre) non era d’accordo. Tsipras voleva la Spinelli per farsi bello in Europa, è esattamente quello che dice, seppure con altre parole. Lo vuole anche se questo significa far precipitare di nuovo la sinistra italiana nella discordia. PESSIMO leader.
    Sicuramente candidare persone che si impegnano a rinunciare è un grosso errore, mi sembra che non ci possano più essere dubbi su questo. È sbagliato anche, però, votarle queste persone: a me non verrebbe mai in mente di dare la mia preferenza a qualcuno che ha già detto che non se ne farebbe niente. Ricordo che successe lo stesso qualche elezione fa, con Vendola, che si candidò pur non volendo andare (in Europa, mi pare, ma non mi ricordo). Chiesi a un militante di SEL che senso avesse votarlo, e questo ebbe quasi una crisi isterica, irritato dalla mia insistenza (ero particolarmente pesante in quel periodo.)
    Qui c’era la possibilità di dare la preferenza a chi si voleva: dandola in massa a Moni Ovadia e Barbara Spinelli i votanti della lista hanno dimostrato di non essere da meglio dei “leader”: o perché ignoranti, non sapendo come stavano le cose che pure venivano dette e ridette, o perché speravano in un tradimento, e qui vengo al punto che mi sta più a cuore in tutta questa storia: la parola data.
    Non saranno famosi, ma i miei genitori mi hanno sempre insegnato che quando prometti che farai una cosa, poi la devi fare. Questo principio è un pilastro della mia educazione e del mio sistema di valori. Vedere che una donna così osannata lo viola impunemente, e viene difesa da buona parte dell’elettorato (per fortuna non da tutti), mi scandalizza più di quanto le parole possono esprimere.

  7. Io mi sono fatto l’idea che la Spinelli inizialmente non volesse andare a Bruxelles, perché già impegnata con le sue faccende parigine; ma, una volta cooptata da Tsipras e in odore di vicepresidenza del Parlamento Europeo, abbia cambiato velocemente idea perché la carica è abbastanza succulenta, sia in termini di onori che di reddito. Apertosi il problema su quale dei 2 sub-candidati trombare, la scelta sia caduta sul candidato di SEL, in quanto partito che «dà meno garanzie a Tsipras e ancora dal ‘comportamento incerto’».

    Questo alla faccia di tutti i militanti di SEL che si sono fatti in quattro per sostenere una lista che non conosceva quasi nessuno, e che ora vedono il loro candidato eletto, ma fuori dai giochi.

    La classe degli intellettuali di sinistra, a mio avviso già rea di non aver saputo contrapporsi efficacemente alla personalizzazione della politica, al berlusconismo e alla sudditanza culturale rispetto a quest’ultimo, continua a fare danni anche nello spicciolo elettorale, calpestando in nome del proprio ego smisurato partiti, militanti e ideali.

    Liberateci da questi radical-chic che ‘il popolo’ lo conoscono solo dai saggi dei convegni universitari.

  8. D’accordo su tutto. Un’altra osservazione, però: leggendo su internet, vedo che molti tifano per la Spinelli. In fondo, lei le preferenze le ha prese davvero. Non so se sia brava come dicono o no, non ricordando di aver mai letto niente scritto da lei, ma di sicuro la sua è una candidatura estremamente mediatica e quindi di successo. Come ha sottolineato più volte non ha esperienza politica, e quindi non ha le competenze per una carica così importante, ma questo evidentemente non è un problema.
    Se noi italiani continuiamo a scodinzolare dietro a un nome e a un personaggio carismatico, che sia Berlusconi, Grillo, Renzi o questi di Tsipras, è ovvio che loro se ne approfittano.
    A nessuno frega niente dei militanti di SEL o di qualsiasi altro militante che si fa il mazzo tutti i giorni per poi ritrovarsi spremuto ma non rappresentato: questa è la verità. “L’ho visto in tv mi è piaciuto e lo voto”, o al massimo “l’ho sentito parlare mi è piaciuto e lo voto”, senza mai andare a vedere che collettività ha dietro, che cosa concretamente fa, cosa vota e cosa propone quando si tratta di amministrare – o anche solo se le sue parole sono coerenti con le sue azioni.
    Se anche Grillo giustifica i colloqui con Farage dicendo che “è simpatico”, capiamo qual è il livello accettato del discorso politico.
    Questa vicenda mi ha colpito, oltre che per i motivi suddetti, perché dimostra che in Italia l’apparire vince sempre sull’essere.
    E a Udine succedono le stesse cose. Nella decina di anni da cui seguo da vicino le vicende cittadine, ne ho visti di personaggi capaci superati da gente meno brava e competente, anche molto meno onesta, ma più mediatica e ruffiana – a sinistra ancor più che a destra. Il nostro stesso sindaco è diventato famoso in buona parte grazie a Fazio.
    La colpa, come al solito, è nostra.

  9. Questa Spinelli/Tsipras/Furfaro non è neppure una vicenda politica, è una batracomiomachia. Per fortuna la Le Pen ha stravinto in Francia, così almeno si sono accorti che vi è una opposizione allo status quo europeo.
    Gaia, si gentile, pubblicami una o due ricette estive! 🙂

  10. Ho dovuto cercare batracomachia su wikipedia. Ogni tanto mi chiedo cosa ho fatto il liceo classico a fare 🙂
    Ho già consigliato di marinare e grigliare il tofu assieme ad altre verdure? Non mi ricordo più. È un buon modo per mangiarlo, io lo faccio marinare con salsa di soia, olio (di sesamo se ne ho), aglio, eventualmente erbe, acqua e un po’ di vino se ce n’è. In qualche ora assorbe il sapore.
    Ho una ricetta per il taboulé, se viene bene la scrivo. Intanto consiglio questa che è ottima: http://www.vegolosi.it/ricette/chili-vegano/
    Sarò sincera: è l’unico modo decente che ho trovato di mangiare quei maledetti fiocchi di soia. Si può mangiare con riso, nachos, o tortillas fatte a mano (io uso bicarbonato e aceto o limone al posto del lievito chimico).
    Sto facendo anche molte insalate miste, soprattutto ora che è caldo. Ingredienti consigliati per un’insalata vegana:
    – pane vecchio a fette, tostato, aglio-oliato e spezzato a pezzi (come fanno in Toscana)
    – semi misti (zucca, girasole, lino, anche la chia che pare andare di moda ma costa come l’oro)
    – fagioli mung cotti, scolati e raffreddati
    – gomasio (che si può fare in casa)
    – cipollotti
    – sesamo nero che è buono
    La salsa si può fare in vari modi, anche sciogliendo un po’ di senape nell’olio.

  11. Anche a sinistra il potere crea turbolenze.
    Essa, inoltre, tende a ignorare se non a disprezzare e negare ideologicamente, l’etologia e la psicologia evolutiva.
    Un po’ come l’utopia della decrescita, per quanto razionale non funziona perché…. va contro ai pattern comportamentali stabiliti dalla selezione in centinaia di migliaia di anni.
    Il personalismo è proprio questo: incraniarsi sul personale, su simpatie, antipatie, pettegolame, stile, gnoccosità, ricchezza etc. invece che sui contenuti politici che vengono ignorati dai più.
    Comunque in ‘sto panorama io mi sono turato il naso e ho votato Lega, l’unica forza politica che abbia qualche (comunque buffo, a grida manzioniane) intento di contrastare la violenza delle migrazioni di massa, vago barlume di ecologia in grande in un mare di robaccia antiecologica.. Da quel coacervo di roba anacronistica, peraltro, ci sono le stesse diatribe e zuffe personalistiche.

    Ben tornata al tuo diario, cara Gaia.

  12. Grazie, ma sarà se va bene intermittente.
    Riguardo alla Lega, anche a chi fosse disposto, e io non lo sono, a soprassedere sul razzismo becero e cattivo, non offre nessuna garanzia di riuscire a ottenere una riduzione dei flussi migratori. Nella gestione del potere si sono dimostrati “ladroni” tanto quanto gli altri; non hanno ottenuto nessuna seria riforma federale, e non sono in grado di capire la complessità di motivazioni che sta dietro alle migrazioni, pensando che basti la repressione a fermarle.

  13. Gaia, sfondi una porta che è … quasi spalancata.
    Sul razzismo… mah, non so, il termine mi sembra sbagliato.
    xenofobia è anche sbagliato, in quanto presuppone un’ostilità pregiudiziale un’avversione per gli stranieri, a prescindere.
    La questione invece, direi, nella maggior parte dei casi e dovuta alla quantità.
    Contrarietà alle migrazioni di massa.
    Hai presente quando, stanca dopo una giornata di lavoro, con le pentole sul fuoco, stai preparando cena, arriva la quarta telefonata di promozione commerciale?
    Ti imbufalisci con l’ultima ma non è contro quella persona, è il numero complessivo di intrusioni che ha creato il problema, NON è l’ultima goccia che fa traboccare il vaso ad averlo riempito né il problema.
    massmigrofobia?
    Non se se mi sono spiegato.

  14. Sì, penso sia molto chiaro quello che dici. Come ho già detto altre volte io non penso che obiettare all’immigrazione sia razzista. Tirare le banane alla Kyenge o volere i posti separati per gli immigrati sugli autobus, però, lo è. Se uno veramente pensa ci sia un problema di numero, non di stranieri in quanto disgustosi o inferiori, deve essere molto chiaro su questo punto ed evitare le demonizzazioni. La Lega oscilla tra razzismo e tentativi di prendere le distanze ma ne ha dette e fatte troppe perché possiamo illuderci che non lo sia.

  15. Tirano le banane alle Keunge perché è un tentativo di offesa, di insulto.
    Poiché ella è stata razzisticamente scelta non per le sue capacità / curriculo ma solo per la sua provenienza / colore, penso che sia un tentativo di insulto sullo stesso piano (anti)razzistico.

    Se fosse stato per me, meno scenate e sicuramente un rimpatrio veloce, visto che è entrata illegalmente nel nostro paese e che è una di 38 figli.
    Vada a lamentarsi dal papi incontinente e fors’anche dalla madre connivente.
    Meno teatro, più azione.

  16. Dire che è entrata illegalmente è un po’ una semplificazione. Le era stata promessa una borsa di studio che non è arrivata, e ha regolarizzato la sua posizione un anno dopo l’arrivo in Italia. Venire da una famiglia numerosa non è una colpa personale; il suo arrivo irregolare, per quanto una macchia dal punto di vista delle leggi italiane, può essere giudicato perdonabile da molte persone. I miei mi hanno parlato di studenti africani all’Università Cattolica del Sacro Cuore, quando di neri in Italia se ne vedevano pochissimi, e non è tanto strano che una diciannovenne volenterosa (o ambiziosa) assecondi chi dice: vieni che ti facciamo studiare, poi tranquilla che ti sistemi con le carte (cosa infatti successa).
    In base a cosa dici che è stata scelta solo in base al suo colore? Questo secondo me è razzismo. Data la competenza media degli ultimi ministri dei nostri governi, lei non mi è sembrata distinguersi particolarmente né in un senso né in un altro, se non per la grande pacatezza davanti alle offese, una qualità utile in politica.
    Il fatto che tu non sia d’accordo con lei (e neanch’io) non dimostra la sua incompetenza.
    E comunque, tutti gli insulti pubblici sono sgradevoli, ma uno che fa leva sulla provenienza di una persona è particolarmente disgustoso e stupido. Contesta le sue proposte, ma per l’amore di Dio non tirare banane.

  17. Mi spiace doverlo scrivere, ma io credo che le proteste della Lega siano fondamentalmente di matrice razzista, e abbiano poco a che fare con considerazioni di carattere economico o politico. Mirano alla pancia di un certo tipo di elettorato, ed è lì che raccolgono il maggior numero di consensi.
    L’Italia si trova in Europa, che progressivamente si sta trasformando sempre di più in una società multietnica e multirazziale, che ci piaccia o meno. Quando i leghisti affermano che l’Europa dovrebbe aiutare l’Italia per il problema dell’immigrazione, dimenticano o ignorano che gli altri paesi dell’UE ospitano molti più immigrati di noi: Germania (7,1 milioni, pari a quasi il 9% della popolazione), Spagna (5,7 milioni, circa il 12% della popolazione), Regno Unito (4,4 milioni, circa il 7%), Italia (4,2 milioni, circa il 7%) e Francia (3,8 milioni, circa il 6%) [fonti Eurostat 2011]. In Francia la percentuale è più bassa perché le nuove generazioni discendenti da immigrati godono della cittadinanza grazie ad una forma mitigata di ius soli. Basta viaggiare un po’ in questi paesi (io ho esperienza diretta solo della Germania) per vedere coppie miste di varie nazionalità, bambini di tutte le razze, leader politici non autoctoni, etc.
    Se gli immigrati che vengono in Italia mantenessero il nostro tasso di fecondità totale al di sotto della fatidica soglia del 2,1 e si integrassero come negli altri paesi dell’UE, siamo sicuri che l’atteggiamento dei supporter leghisti nei loro confronti cambierebbe radicalmente?

    Io non credo proprio: per questo ritengo che il problema sia la xenofobia.

    Quando nacque il movimento leghista, il «male» erano il meridione d’Italia e ‘Roma ladrona’; l’utopia era invece rappresentata dalla «Padania libera» e dalla forte rivendicazione di essere annessi all’Europa quali ultimi stati più meridionali della Svizzera, del Tirolo o dell’Austria. Poi sono passati gli anni, hanno dimostrato di saper rubare come gli altri – forse in forma più rozza, ma è lo stesso -; e con i vari scandali prima delle cosche mafiose al nord, poi da ultimo delle prevedibili ruberie dell’Expo, del Mose, etc. si è scoperto che la criminalità organizzata forse non è una prerogativa del meridione italiano, ma è molto ben strutturata anche al nord. L’Europa, da terra di naturale integrazione con la Padania, si è improvvisamente trasformata ne «il male n. 1», il nemico da combattere nel nome dell’odiato euro: insomma, si è rovesciata quasi totalmente l’intera ideologia leghista. Un unico punto è rimasto immutato: la matrice razzista e xenofoba di buona parte dell’elettorato. Per il quale il negro va bene quando lo si può sfruttare in fabbrica dove lo si ricatta col permesso di soggiorno, o a casa sua delocalizzando l’azienda; ma va male quando sul mio territorio inizia a competere con me per servizi, lavoro, risorse. Dimentichiamo le scuole statali (sic) leghiste, dove si insegnava il lumbard e non c’era uno, dico un bambino figlio di immigrati? Solo una strana coincidenza?

    La Keynge, che faceva parte di una compagine governativa in cui peraltro non mi riconosco, portava avanti una linea politica precisa: coadiuvare la trasformazione in società multietnica e multirazziale anche dell’Italia. Si può non essere d’accordo con gli istituti giuridici che proponeva, o con le soluzioni adottate in situazioni contingenti, ma il quadro di fondo era quello.

    Quando non si contestano le idee di un avversario politico, ma si scende sul personale attaccandolo sull’aspetto fisico, sulla famiglia d’origine, sullo stato civile, non si sta compiendo un atto politico, ma un attacco razzista.
    Antonio Gramsci – che il mondo ci invidia e che qui in Italia nessuno studia più – era figlio di un albanese riparato in Italia dall’Epiro in seguito all’invasione dei turchi. Quanto avrebbe perso l’Italia, se l’avessimo respinto alla frontiera?
    Per me Gramsci non era albanese, ma italiano.

    P.S.
    Ovviamente ogni mia critica è relativa ai discorsi ascoltati dagli esponenti leghisti in campagna elettorale, e non agli… uomini in cammino, di cui rispetto il pensiero e le scelte di voto.

  18. Anch’io penso lo stesso della Lega, però vorrei un partito che si occupasse più seriamente del problema dell’immigrazione, perché i problemi ci sono e sono seri, anche se la Lega li tratta in maniera sbagliata, opportunistica e ignorante. La gente che vota Lega magari si disgusta a sentire certe cose, ma non sa a chi rivolgersi per porre freno a un fenomeno le cui conseguenze non gli piacciono.
    I paesi del Nord Europa hanno sì alte percentuali di immigrati, ma non necessariamente va tutto bene: i partiti anti-immigrazione crescono anche in questi paesi, dimostrando che c’è qualcuno che, per varie ragioni, non ne può più. In Inghilterra la qualità della vita sta deteriorando rapidamente e buona parte del problema è la crescita sfrenata della popolazione in un paese già piccolo e popolato. In Danimarca, Francia, e Gran Bretagna, almeno, i partiti anti-immigrazione hanno avuto ottimi risultati. Non siamo solo noi.
    La frustrazione degli italiani, in particolare, deriva dal non poter di fatto scegliere chi entra e chi no, come fanno i paesi nordici che rimandano indietro quelli che non vogliono, come ho visto con i miei occhi, e li rimandano nei paesi di ingresso nel sud Europa, già oberati da diversi problemi. La Germania, ad esempio, ha una popolazione in calo e una bassa disoccupazione, mentre la nostra popolazione cresce vertiginosamente e non c’è lavoro per chi è già qui, italiano e non, figuriamoci per altri. Il problema non è tanto la natalità degli stranieri, quanto il fatto che il loro arrivo non si arresta. È come la crescita della popolazione: quello che sembra un piccolo aumento oggi, se mantenuto a questi livelli può provocare solo due cose, oppure entrambe: una crescita insostenibile della popolazione italiana nel complesso, o la sostituzione di buona parte della popolazione nativa con una immigrata. Questa ti sembrerà un’assurdità, ma se il fenomeno non si arresta o rallenta è matematicamente destinato a succedere questo. Il 7% in una ventina d’anni è un cambiamento epocale. Uno può considerarlo positivo o negativo, un esproprio o un sano ricambio, ma sicuramente ha delle conseguenze.
    Che Gramsci fosse di origini albanesi è abbastanza irrilevante: il problema in Italia non è uno straniero di per sé, come diceva UIC, ma il numero. Io penso che la stragrande maggioranza di persone che sostengono la Lega o anche che fanno discorsi critici sull’immigrazione non si comporterebbe così se gli stranieri fossero uno qua e uno là, anzi probabilmente li tratterebbe con simpatia, indifferenza, o curiosità. Quando il fenomeno diventa di massa, la gente si spaventa, a torto o a ragione.

  19. Io non credo che l’affermazione di UIC secondo cui la Kyenge sia stata scelta perchè nera sia razzista, anzi credo che sia la pura e semplice verità. E’ forse un caso di razzismo al contrario, nel senso che scegli, a scapito magari di altri candidati, un soggetto appartenente a una “minoranza” etnica solo perchè ha la pelle di colore. In questo non vi è assolutamente nulla di nuovo, è lo steso procedimento che ha portato a fare ministri la Carfagna o alcune belle giovinotte del governo attuale (e magari anche alcuni loro colleghi maschi, non so, indico qui solo i casi più evidenti): un fattore immagine, sono belle giovani e adatte a dare un immagine del governo che piaccia alla gente. Per certo un governo di, chiamiamola, sinistra, ha fatto una mossa del tutto attesa, in linea con la tempra culturale perbenista dei nostri tempi, mettendo una persona di colore al ministero, prima di allora inesistente, dell’integrazione. La cosa sarebbe anche potuta starci, se la persona avesse fatto un cursus honorum che giustificasse la carica, ma dato che questo manca è evidente che il fattore determinante è stato il colore della pelle. Non è razzismo, è marketing politico!

  20. La Kyenge fa politica da dieci anni, con varie cariche, e prima di diventare ministro è stata eletta in parlamento come deputato. Ha inoltre esperienza nei settori della cooperazione internazionale e dell’immigrazione. Mi sembra abbastanza per prendere in considerazione l’idea di farla ministro. Trovo molto offensivo che si dica: scelta solo perché nera. Se non bastano anni di militanza e l’aver vinto delle elezioni, cosa deve mai fare un nero per venire scelto per propri meriti?

  21. Allora iforse hai ragione tu, io la Kyenge non la avevo mai sentita prima che diventasse ministro, credevo non avesse un curriculum istituzionale, a parte far parte del PD. Oggi del resto si accede alle cariche più alte dello stato con troppa leggerezza e rapidità. Lo stesso Renzi in pochi mesi è passato dall’occuparsi dei parcheggi di Firenze al tavolo del G8….anche se fosse un genio mi pare un salto troppo rapido, non dobbiamo stupirci se poi abbiamo dei politici insignificanti: semplicemente non hanno il tempo di maturare le giuste esperienze. Per questo NO Gaia, a parer mio non bastano affatto anni di militanza e aver vinto le elezioni per esser scelti, almeno non per le più alte cariche istituzionali. Deve esserci un cursus honorum adeguato nelle istituzioni.

  22. Se ti interessa, nella sua pagina wikipedia puoi trovare il curriculum e decidere se è sufficiente o meno. Io come ho detto non trovo la sua nomina scandalosa, pur non condividendone le idee.
    Il problema di gente che sembra apparire dal nulla e approdare alle più alte cariche lo sento anch’io, e mi do due spiegazioni:
    – gli italiani sono tanti, tanti fanno politica ed è impossibile conoscerli tutti, anche se operano ad alti livelli, per motivi numerici. Ad esempio tu conosci tutti i consiglieri regionali del FVG e gli assessori? Io no. Però poi li incontri e scopri che fanno battaglie, hanno ricoperto cariche, si danno anche da fare… ma ci sono troppe cose e persone da conoscere, non ci si sta dietro.
    – nel nostro paese, ma non solo nel nostro, la politica si fa sempre più sui media e sempre meno nelle piazze, nei circoli, nei luoghi di lavoro. Uno basta che riesca a bucare uno schermo o fare una sparata e la gente subito ne parla e lo vota. Vedi la Serracchiani: un discorso giusto al momento giusto, opportunamente ripreso dai media (e queste cose non succedono per caso), e sembrava la salvatrice della patria. Io dicevo: calma, è solo consigliere provinciale d’opposizione…
    Renzi non viene dal nulla: sono anni che punta in alto e ci prova, e ci prova, finché ci riesce. E allora tutti ad applaudire.
    Tornando all’argomento del post, io la Spinelli non l’avevo mai nemmeno sentita nominare, mentre Furfaro l’avevo conosciuto perché era venuto a Udine a sostenere i giovani candidati di SEL, di cui io all’epoca facevo parte. Tra media e politica, indovina chi ha vinto?
    Tornando all’altro argomento del post, ti consiglio di fare il baba ganoush, è ottimo. Ogni ricetta è diversa, io assaggio man mano per vedere come mi piace.

  23. Ci sono migliaia di persone in Italia che lavorano pro integrazione.
    Quindi, ripeto, la Kyenge è stata scelta (anti)razzisticamente solo? principalmente? per la sua provenienza, proprio speculativamente: noi siamo migliori delle altre, siamo più (anti)razzisti proprio perché scegliamo per la provenienza (pregiudizio positivo).

    Infine non sono per nulla d’accordo con la posizione di Michele.
    Le società multietniche hanno un sacco di problemi e diventano esplosive, instabili e violente quando, a fronte di crisi (di risorse) gravi, iniziano a evidenziarsi le diversità inconciliabili e il pattern, molto noto, del “è colpa di quella comunità/etnia/religione”.
    Ritengo stupido negare questa evidenza della realtà. Nel linguaggio si usa proprio il termine di balcanizzazione/banlieue per indicare la macedonia esplosiva che si realizza in società multietniche in presenza di crisi.
    Ignorare la storia del Libano, di Sarajevo, di Srebenica, del Kossovo, della Siria ora, del Ruanda, i progrom, la shoah, la Palestina, il collasso iracheno, l’implosione tribale della società libica dopo l’assassinio di Gheddafi, etc. e perseverare in questa strategia nichilista è molto grave.
    Ignorare la storia, ignorare la biologia.
    Sono la follia della religione del globalismo, della distruzione delle culture identitarie, del tecnoteismo progressista omologante e alienante (ciò che NON contrasta lo sradicamento).
    I problemi si contrastano, non si favoriscono.

    Il razzismo e la xenofobia sono universali, sia nello spazio che in tempo.
    Quindi solo il culturalismo moralista della sinistra può negare questa evidenzia della biologia e dell’etologia.
    Ancora, le grandi utopie alle quali si lavora alacremente che preparano gli incubi, le peggiori distopie, i disastri.
    Anche per questo io me la ridacchio di questi tentativi di appellare in maniera polemica come razzista e xenofobo coloro che resistono, in primis ideologicamente, a questa strategia di violenza e di morte, necrofila.
    Come fanno gli afroamericani con nigger o nigga, allora io mi qualifico come neorazzista, ribalto il giudizio morale negativo assumendolo come punto di forza etico.

    Detto tutto questo, c’è nei movimenti come la Lega, come in quelli delle altre forze politiche, una quantità straordinaria di disonestà intellettuale (o sfruttamento economico di parte dei migranti e il loro disprezzo).
    Ma, sotto sotto, sono lo stesso usare speculativo della scelta della Kyenge, stesso asse, versi opposti.

    Gaia, se è vero che essere figli di una famiglia numerosa (leggo 39 e non 38 figli, come sapevo) non è una colpa personale, non può neppure essere un motivo per cui il problema viene scaricato su altri, in questo caso la costipazione italica nella quale ella è entrata illecitamente e senza il consenso degli ospiti.

  24. Non confondiamo le difficoltà di convivenza di comunità presenti da lungo corso con quelle di recente arrivo. Sono questioni diverse. In Svizzera vanno d’accordo anche se hanno lingue e appartenenze diverse; negli Stati Uniti, pur essendo una nazione di immigrati (e genocida in origine) non stanno tutti a scannarsi, anche se ci sono stati conflitti su linee razziali (principalmente tra neri e bianchi, ma i latini ad esempio non sono al centro di particolari disordini). Non ogni diversità porta conflitto, anche perché se così fosse faremmo prima ad ucciderci tutti subito, dato che ovunque ti giri vedi gruppi diversi da te, comunque tu ti definisca.
    Tu citi Srebrenica e Sarajevo: la questione è estremamente complessa, ma sostanzialmente nei Balcani periodi di convivenza si alternano a periodi di conflitto. Un modo di leggere la storia di questi due posti che nomini è proprio l’incapacità di un gruppo di accettare quella che era stata e poteva essere ancora una convivenza pacifica. A seconda di come la guardi, quel gruppo potrebbero essere la Bosnia secessionista o i serbi che facevano la pulizia etnica. Ad ogni modo, a difendere Sarajevo dall’assedio non c’erano solo bosniaci musulmani, ma anche ortodossi e, credo, cattolici. La città era sentita come comune anche da persone che non erano musulmane, proprio perché questa era la sua natura.
    La storia non ci ha ancora fornito la prova definitiva che non si possa andare d’accordo tra gruppi diversi, solo un’infinità di casi unici con esiti altrettanto unici.

  25. Tiziano Terzani scrisse, depèrecandola, che l’unico modo in cui gli USA possono resistere agli attriti e a ai conflitti interetnici e interreligiosi è usare la repressione violenta, sistematica.
    Non puoi utilizzare il caso di paesi consumisti, in un arco di tempo estremamente, ridotto, per altri, dei paesi multietnici consumisti.
    La convivenza multietnica è ottenuta sedando i conflitti con una quantità straordinaria, innaturale e insostenibile di risorse, beni e servizi.
    Appena iniziano ad esserci tensioni, il coperchio del vaso di Pandora si scosta un po’ e fuoriescono saccheggi, devastazioni, violenza, come successo peraltro di recente in Francia, nel Regno Unito, in Svezia.
    Se vai in società dove l’opulenza sedativa non esiste, scontri interetnici e interreligiosi a volte internulla, violenza pura, fine a se stessa, pura lotta per le risorse, sono all’ordine del giorno (Sud Sudan, Iraq, Afganistan, Ruanda, Haiti, Libano, Nigeria, Ucraina, Siria, Egitto, progrom contro la comunità cinese in Indonesia e nel sud-est asiatico, …).

    Se c’è abbondanza di risorse, si convive, altrimenti no.
    E la prospettiva a medio termine è quella di un brusco calo nelle risorse disponibili procapite.
    Fate voi.
    Mi sembra così sciocco, rudimentale, ridurre alla speculazione razzismo-xenofobia.

  26. La Guerra Civile Spagnola fu fondamentalmente una guerra ideologica. Anche le guerre di religione in Europa, fra cristiani di varie denominazioni, furono ideologiche. Volendo, si possono cercare di trovare lotte per le risorse alla base di ogni guerra. Ma se la linea di demarcazione quando ci si scontra, anziché l’appartenenza etnica, è quella ideologica o religiosa, secondo il tuo ragionamento per impedire queste guerre bisognerebbe proibire le differenze di pensiero. Molto meglio cercare di costruire strutture e istituzioni che medino il conflitto, e di mantenerle.

  27. @UomoInCammino: a me pare che la storia la si ignori, ma in senso contrario.

    In Libano i conflitti esplosero a causa dei profughi palestinesi che avevano riparato nel sud-ovest libanese in seguito al conflitto arabo-israeliano del ’48: l’immigrazione non c’entrava niente, erano problemi di nazioni in conflitto tra loro, rifugiati di guerra, e poi c’era l’annosa questione palestinese.

    Anche relativamente alle guerre balcaniche, non c’era alcun problema di immigrazione: la guerra esplose a causa degli opposti nazionalismi, per la Slovenia ricordo si parlò addirittura di guerra d’indipendenza.

    In Siria c’è la guerra civile tra le forze monarchiche governative fedeli a Bashar al-Assad e l’opposizione (rafforzata dalle primavere arabe) che vuole deporre il re in favore di uno stato non monarchico. Anche qui l’immigrazione non c’entra nulla, così come le etnie. E’ una rivoluzione.

    In Ruanda la guerra civile esplose a causa della scellerata colonizzazione belga, che relegò gli Hutu ai margini della società, conferendo ai Tutsi la dirigenza e i tutti benefici connessi: quasi nessuno sa che gli Hutu e i Tutsi appartengono originariamente allo stesso gruppo etnico, e la loro divisione fu creata artificialmente dai colonialisti belgi che li divisero in caste (addirittura istituirono un passaporto per stabilirne le differenze, dato che biologicamente non ne esistevano e dunque era impossibile distinguerli).

    Imputare il «collasso iracheno» all’immigrazione o a problemi di etnie, dopo tutto quanto è successo dagli anni del conflitto Iran-Iraq, passando per la Guerra del Golfo e così via, mi sembra quanto meno azzardato; quanto ai pogrom e alla shoah, questi sì che sono begli esempi di razzismo e di intolleranza religiosa.

    Sono stati portati tutti esempi di conflitti occorsi tra differenti popoli in lotta tra loro, oppure causati da movimenti/partiti radicalmente razzisti e intolleranti contro minoranze già insediate da tempo nei paesi ospiti. Questo non c’entra nulla con le politiche migratorie: anche la Germania e la Francia, ad esempio, se le sono date per tanti anni, oppure l’Inghilterra e la Spagna: però mi pare che oggi i francesi in Germania e i tedeschi in Francia vivano benissimo, così come gli spagnoli in Inghilterra, o gli inglesi in Spagna.

    Ridurre complessi problemi geopolitici di condizioni di vita, sostenibilità, sfruttamento delle risorse, ingiustizie sociali, identità nazionali non risconosciute a puri e semplici fenomeni di razzismo e xenofobia, e indicare questi ultimi come antropologicamente inevitabili e causa dei conflitti di cui invece sono l’effetto (vedi il caso della guerra in Ruanda o la questione palestinese), mi sembra una semplificazione erronea e perniciosa, utile solo a nascondere la vera causa dei problemi. Un po’ come dire: se stiamo male, è colpa dell’euro. Allora usciamo dall’euro.

    A confronto di queste insulse semplificazioni leghiste, la Keynge ha la statura di un gigante del pensiero.

  28. In Rwanda uno dei fattori scatenanti del conflitto fu la crescita della popolazione in un paese già sovrappopolato in cui rimaneva troppo poca terra a testa perché si potesse vivere decentemente. Ma a parte questo, tutti i conflitti che io abbia mai studiato hanno radici economiche. Quando tutti hanno in abbondanza e non hanno paura di perdere quello che hanno, è difficile che qualcuno si scomodi a fare la rivoluzione o ammazzare il vicino.
    Se ci sono problemi economici, o dovuti a cali di risorse pro capita, o alla questione di come spartire risorse scarse, o ad espansioni/trasferimenti/migrazioni di popolazione, o ad ambizioni espansionistiche, scoppia il conflitto. Può scoppiare un conflitto anche quando una categoria di persone emarginata e sfruttata non ne può più e si ribella, oppure quando un sottogruppo di un’entità politica ritiene più giusto o conveniente separarsi dal resto dell’entità (come in Yugoslavia).
    Penso che tutti e due stiate dicendo cose giuste e cose sbagliate. Non esistono conflitti senza radici nella spartizione delle risorse (e anche il potere è una risorsa, in questo senso), ma quando si tratta di stabilire le linee di demarcazione del conflitto non ci sono leggi fisse: può essere la religione, l’etnia, il colore della pelle, l’ideologia politica… non importa quanto arbitraria sia la distinzione tra Hutu e Tutsi: ogni distinzione di qualsiasi genere ha una componente di arbitrarietà. Però una volta che c’è da lottare per accaparrarsi qualcosa, qualsiasi linea di demarcazione può essere quella determinante.

  29. Michele

    Io lo scrivo ancora più semplicemente

    Le migrazioni di massa contribuiscono
    1 – a peggiorare sensibilmente l’impronta ecologica (nella maggiora parte dei paesi europei giù di tre, quattro, cinque o sei volte la biocapacità locale)
    2 – a creare miscuglioni di etnie e culture incompatibili
    3 – a conflitti violentissimi (ad esempio la aberrante crescita demografica di Israele per migrazione di ritorno dalla diaspora e la aberrante crescita demografica palestinese “indigena”)

    Alcune di questi miscuglioni multietnici come nei Balcani, in Iraq, in Libano, in Siria, etc. sono presenti da tempo, ma ciò non ne cambia di una virgola la realtà.

    Quando la crisi di risorse si fa acuta, la polveriere multietnica viene innescata.
    Hai una visione antropocentrica: sembra quasi che le crisi scoppino per motivi culturali. Non funziona così.
    Le crisi scoppiano per indigenza e mancanza di risorse bene o servizi e trovano varie giustificazioni “antropocentriche” o culturaliste. Confondo cause con effetti.

    Gaia lo scrive in modo semplice e preciso: “Quando tutti hanno in abbondanza e non hanno paura di perdere quello che hanno, è difficile che qualcuno si scomodi a fare la rivoluzione o ammazzare il vicino.”

    Ci sono numerosi studi in cui la correlazione tra indigenza / aumento del costo di risorse fondamentali è lampante.
    Ad esempio, le primavere arabe e il conflitto in Siria: non è la mancanza di libertà, la democrazia, la dittatura a causare il conflitto, i disordini.
    E’ la mancanza di risorse che genera rancore e che trova giustificazioni e innesco nei fattori antropocentrici citati: (crepo di fame in un) paese iniquo, (crepo di fame in una) dittatura, (crepo di fame in un) paese corrotto.

    Tant’è che tutti quei paesi, fino a che erano a demografia decisamente più leggera e quindi con un buona quantità di risorse pro capite, con le stesse condizioni problematiche culturali (regimi non democratici, dittature, corruzione, multietnicità etc.) non avevano alcun disordine o conflitto interno.

    L’operazione di Dividi et impera degli occidentali in Iraq è riuscita benissimo: hanno tolto il baathista Saddam Hussein e senza repressione la società multietnica e multireligiosa nel frattempo pesantemente degradata e impoverita, è esplosa/implosa.

    Anche se non vi piacciono e non mi piacciono il razzismo e la xenofobia sono universali nel tempo e nello spazio. E’ da folli credere che non esistano, demonizzarli, credere che siano antropologicamente evitabili. Siamo veramente alle religioni, qui, al tracollo del pensiero razionale e scientifico.
    E’ la lotta ai demoni religiosa, questa.
    Più tenti di scacciarli, di reprimerli, più essi si rinforzano, aumentano.

    Solo degli idioti potrebbe pensare di risolvere il problema della pentola a pressione che fischia sigillandone la valvola, rimanendo in più del tutto passivi ed inetti a chi aumenta il fuoco sotto di essa.

  30. Io, in questa querelle, mi limito al baba ganoush. alemo dopo che avrò capito cosa sia il tahini…. 🙂

  31. Io non ho una visione antroprocentrica: cercavo di spiegare che, a mio avviso, i conflitti non scoppiano perché gli uomini sono razzisti e appena vedono un individuo di un’etnia diversa gli sparano contro, ma a causa di (mi cito perché credo di essere stato abbastanza chiaro su questo punto) «…complessi problemi geopolitici di condizioni di vita, sostenibilità, sfruttamento delle risorse, ingiustizie sociali, identità nazionali non risconosciute…». Quando si verificano queste condizioni, che Gaia ha efficacemente sintetizzato in ‘radici economiche del conflitto’, esplodono gli scontri, e allora prendono piede i nazionalismi, il razzismo, insomma tutte quelle strategie antropologiche che servono all’uomo per fare gruppo contro il nemico comune. Quello che a me interessa è tenere distinti i problemi dell’integrazione nelle società multiculturali e multirazziali dalle catastrofi umanitarie e dai conflitti, perché sono fenomeni differenti e l’uno non necessariamente implica l’altro. Nella storia recente abbiamo avuto un discreto numero di società multiculturali: quella canadese, gli Stati Uniti, l’Australia, la Svizzera, i Paesi Bassi; ognuna con la propria storia, le proprie peculiarità e il proprio specifico paradigma di integrazione. Sono stati che hanno costruito la propria forza economico-sociale proprio basandosi sull’integrazione delle differenti culture che le costituivano, riuscendo in qualche modo a contenere le forze centrifughe che avrebbero portato alla loro dissoluzione, come invece è accaduto nei Balcani.
    L’integrazione non è impossibile a priori; ciò che io contesto sono quei leader politici che, incapaci di gestire questi fenomeni, li liquidano come problemi irrisolvibili che possono portare solo a catastrofi sociali o umanitarie. Poiché sono io ad essere incapace di gestire, allora la mia incapacità si proietta, deformandosi, nell’assenza di risoluzione del problema. E’ facile smascherare questi cialtroni che ripetono ossessivamente “dagli all’immigrato!” distogliendo per un attimo lo sguardo dal bassissimo livello della nostra politica nazionale, per focalizzarlo su quello degli altri paesi europei che, con numeri maggiori dei nostri, riescono in qualche modo a dare una risposta al problema. Mi fa ancora più cadere le braccia il constatare che l’italiano medio se da un lato è contrario all’immigrazione in ingresso per principio, dall’altro è invece favorevole all’immigrazione in uscita dei propri figli, verso paesi stranieri che offrono più opportunità di realizzazione sociale. Abbiamo dimenticato che fino a metà del secolo scorso – almeno dalle mie parti – partivano ogni settimana navi di migranti diretti negli Stati Uniti, in Brasile, in Argentina? Perché noi possiamo cercare fortuna negli altri paesi, ma gli altri non possono fare lo stesso con noi?
    Chiarita la mia visione disgiunta di paese multiculturale e immigrazione, io non concordo con l’assioma: i conflitti e i processi migratori scoppiano perché adesso scarseggiano le risorse (…non è la mancanza di libertà, la democrazia, la dittatura a causare il conflitto, i disordini. E’ la mancanza di risorse…). A mio avviso non è solo per questo. Un ottimo controesempio sono i paesi coinvolti dalla primavera araba, dove prima le rivoluzioni non scoppiavano *non* perché si stesse meglio (in Tunisia, in Egitto o in Libia c’è anzi stata una crescita economica dalla metà del secolo scorso fino agli inizi di questo secolo), ma a causa della stabilità delle condizioni politiche e dei regimi che ora sono venuti ad indebolirsi. In Marocco, dove le istituzioni hanno dimostrato maggiore stabilità, non è successo niente; in Algeria, dove Bouteflika ha usato il pugno duro con la protesta, tutto è stato normalizzato. Eppure le condizioni di vita in questi ultimi paesi restano quelle di prima, analoghe alle altre nazioni della fascia del Maghreb in cui ci sono state le rivolte (nel 2011 soggiornavano censiti come ‘regolari’ in Italia ben 506.369 marocchini. Come mai sono da noi se in Marocco si sta così bene?). Le rivoluzioni non scoppiano se il governo ha ancora il potere o la stabilità di contenere le pressioni; le rivoluzioni scoppiano quando il popolo non riesce più a tollerare il proprio governo o l’iniquità della propria condizione, e contemporaneamente ha anche la forza di contrapporsi ad esso. Non riduciamo tutto solo alle risorse: negare l’evoluzione politica di una società nella storia di un popolo o nei processi migratori è come visitare un paziente senza curarsi del suo metabolismo. La rivoluzione americana non avvenne per scarsità di risorse (i coloni avevano buona parte del continente vergine da sfruttare), ma fu una questione eminentemente politica: le tredici colonie nordamericane non si sarebbero mai potute appunto sviluppare, fino a quando fossero rimaste incatenate nei rigidi vincoli imposti dalla monarchia britannica.

    E dato che purtroppo le situazioni conflittuali si presentano ricorsivamente nel corso della storia, e spesso accadono appena oltre i nostri confini, generando i flussi migratori e tutte le problematiche che conosciamo, non si può mettere la testa sotto la sabbia riducendo il tutto ad asettiche analisi sulla ecosostenibilità dei processi migratori, alla impossibilità a priori di creare società multiculturali, o al facile assioma «non è il loro paese ad avere problemi, sono loro ad essere neger e a venire qui a rompere i maroni!». Non è che se tutta l’Italia da domani diventa leghista, i problemi al di là del mediterraneo scompaiono e i flussi migratori si interrompono.

    Il mondo sta diventando sempre più stretto, le risorse sempre minori, e se non impariamo a coabitare tutti in questo pianeta sempre più piccolo, finiremo per estinguerci a pistolettate, e non per la fame o la sovrappopolazione. Integrarsi con gli altri significa anche trasmettere alle altre culture quelle sensibilità che a loro mancano, come il controllo delle nascite o l’ecosostenibilità. Se si guardano le statistiche, le seconde e terze generazioni di immigrati tendono a formare nuclei familiari omogenei a quelli del paese ospitante (perché ovviamente sono sottoposte alle stesse stringenti condizioni e costrette di fatto a fare meno figli); se invece sono lasciate al di fuori delle frontiere o ghettizzate, i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

    Non è da idioti pensare che il razzismo non esista; è da persone poco perspicaci pensare che il razzismo sia una soluzione al problema.

    Spero di non avervi annoiato.
    mk

  32. Tema intricato. Michele mi sembra che semplifichi molto. Prova tu ad entrare come clandestino in Australia adesso, e vedi se non ti rinchiudono su un isoletta sperduta nel Pacifico e si diemticano di te. Gli svizzeri hanno recentemente votato democraticamente contro la mobilità transfrontaliera. la supposta perfetta integrazione francese trova i suoi forti limiti nei roghi delle banlieu di qualche tempo fa e ho motivo di sospettare che neppure in Germania le cose siano così pacifiche con i Turchi, pur super-foraggiati e incentivati da un welfare, a detta di alcuni, sin troppo generoso. USA, canada e Australia nel passato erano stati in espansione assetati di manodopera e largamente “vuoti”. Certo anche i nostri figli emigrano, ma trattasi di emigrazione spesso altamente controllata (tipo Greencard USA o vedi Australia, Nuova Zelanda) e qualificata (a volte molto qualificata), sia linguisticamente che lavorativamente. In Italia arriva un immigrazione del tutto diversa: selvaggia, senza qualifiche, allo sbando….in un paese in crisi e sovrappopolato. Appoggiata da chi ha motivi sia ideologici a volerla ( la società multiculturale aperta è bella, i dirritti umani,….) sia chi ha motivi venali (forza lavoro a basso costo da mettere in concorrenza con il proletariato locale, schiavi per i caporali dei campi…). Non vedo perchè uno scenario di questo tipo debba essere auspicabile o ritenuto ineluttabile o accettabile solo perchè in altri luoghi e in altri tempi lo era. dobbiamo seguire ciò che giova all’Italia del XXi secolo.

  33. Il tahin è una pasta di semi di sesamo, che si trova nei negozi arabi (a proposito di multiculturalismo: carne a parte – non mangiate carne halal, è crudele – viva la cucina araba) e adesso anche in quelli biologici o forse nei supermercati, non so perché non ci vado 🙂
    Il discorso, per l’appunto, è complesso, e vorrei ringraziare tutti voi che scrivete qui per il modo in cui lo fate: se mi trovassi commenti genere grillino incazzato qualunquista sarei costretta a chiudere il blog 🙂
    A quello che ho già detto aggiungo una cosa: non idealizziamo la migrazione e la multiculturalità di Canada, Stati Uniti e Australia. In questi paesi la multiculturalità nasce sulla base del genocidio dei popoli nativi, per un motivo principale: il loro stile di vita era incompatibile con lo stile di vita basato sull’economia e cultura europea espansionista che i coloni hanno portato con sé. Tutti i popoli indigeni di questi paesi avevano bisogno, per continuare il loro stile di vita, di spazi enormi e scarsamente popolati (di umani) in cui spostarsi, di controllo dei consumi, e in generale degli equilibri che avevano trovato e creato con il tempo. Siccome i nuovi coloni non potevano né volevano vivere così, li hanno fatti fuori. Su questa base è stato costruito il tanto decantato multiculturalismo: sull’eliminazione dell’unica differenza veramente pericolosa, sullo sfruttamento degli schiavi africani in molti casi, e sulla gestione di tutte le altre differenze, meno radicali. Non dimentichiamolo mai. Anche gli italiani, che hanno sfogato la propria pressione demografica emigrando in questi paesi, hanno profittato in gran parte senza saperlo di questo peccato originale. Quindi io non idealizzerei la nostra migrazione nelle Americhe e in Australia: ha aiutato “noi”, ha contribuito alla costruzione di questi paesi come li vediamo oggi, ma non sarebbe stata possibile senza il genocidio di chi c’era già.
    Adesso, in alcune zone dell’Amazzonia, i popoli che ci vivono da sempre UCCIDONO i coloni brasiliani, loro conterranei, che vanno a vivere nelle loro terre per coltivarle. L’espansione demografica ed economica del Brasile si sta scontrando con chi c’era prima. Non sono solo le multinazionali cattive e i grandi proprietari terrieri che fanno soldi radendo al suolo l’Amazzonia, e non voglio assolutamente negare questo problema che ci riguarda perché poi la carne e il legno li prendiamo anche noi, ma anche il conflitto che si crea quando due modi diversi di vivere insistono sullo stesso territorio.
    Per quanto riguarda la Svizzera, anche loro si sono stufati dell’immigrazione, come molti paesi ricchi europei che tu, Michele, indichi come modello.
    Io non credo che sia impossibile a priori la convivenza, ma bisogna che tutti siano d’accordo sulle sue regole e sulle sue conseguenze.
    Adesso, a leggere le notizie, solo con gli sbarchi arrivano centinaia di persone in media ogni giorno. Quanto pensi che si possa andare avanti così prima che la gente dica: adesso basta?

  34. Vorrei un po’ argomentare con qualche fatto e smontare alcuni stereotipi e luoghi comuni e il nuovo religiosismo / credenza positivista nel
    o – multietnico è bello
    o – migrazione è bello e opportunità

    I documenti del genere sono innumerabili, veramente troppi per elencarne solo una piccola parte. Così mi limito a qualche sporadica citazione qui e là
    Ciascuno poi continuerà a credere quel che vuole credere.
    L’umanità è fatta di fedi e di anacronismi e Jared Diamond spreca fiato e tempo a dimostrare che moralismi/credenze/anacronismi sono uno dei cinque fattori di collasso delle culture.
    Sartre lo diceva: le persone sanno ma continuano a rimanere in malafede.

    USA
    o – Food stamps, 48 milioni gli affamati negli U.S.A.

    Regno Unito
    o – Impatto ecologico dell’immigrazioni di massa

    Siria
    o – Cause ecologiche del collasso siriano

    Egitto
    o – Guerra demografica in Egitto a scopi egemonici
    o – L’Egitto e la bomba malthusiana

    Brasile
    o – Disordini multietnici in paese in crescita e con margini di biocapacità residua

    Ruanda
    o – Malthus in Africa: il genocidio in Ruanda

    Svizzera
    o – Degrado ecologico per crescita demografica esponenziale da immigrazione

    Francia
    o – Assalto ai mezzi pubblici in Francia da parte di immigrati di n-esima generazione

    Italia
    o – Disordini multietnici in paese stabile e con pesante deficit di biocapacità
    o – Impatto della prolificità delle donne su strutture ostetrico-ginecologiche già in crisi di risorse

    Nigeria
    o – Unione coercitiva di differenze etniche, religiose e di altro tipo in uno stato unico: Nigeria

    Belgio
    o – Regressioni misogine e sessiste da immigrazione

    Pachistan
    o – mancanza di identità e lealtà nazionaleç instabilità in Pachistan

    Svezia
    o – Rivolte di immigrati

  35. Io non ho mai detto di essere favorevole all’immigrazione incontrollata. Gli esempi che ho citato sono per l’appunto tutti relativi a paesi che hanno controllato la loro immigrazione, e poi sono riusciti ad integrare, non senza problemi, le comunità che si erano autocostituite al loro interno. E’ questo, a mio avviso, il percorso corretto per affrontare il problema dell’immigrazione. Gli stati che si sono posti il problema dei flussi migratori e li hanno controllati, si sono organizzati per gestirne una quota parte, e poi hanno attuato politiche dissuasive per la parte eccedente la quota parte che essi riuscivano a gestire. Il problema è che la gestione dell’assimilazione dei flussi migratori in ingresso impone una revisione di tante dinamiche interne, ed è questo che in Italia non si vuole fare, o che partiti conservatori come la Lega aborriscono.

    Spiego meglio la mia percezione del problema con un esempio: ho visto un reportage di ServizioPubblico sulle problematiche connesse all’immigrazione in Inghilterra. Lì sta nascendo un forte sentimento contrario agli immigrati dell’est-europa, perché molti inglesi li vedono come avversari che stanno rubando sempre più spazio nel mercato del lavoro ai cittadini inglesi. Intervistati dal giornalista, gli immigrati dell’est-europa confessavano candidamente di lavorare quasi il doppio dei corrispettivi colleghi inglesi, e di essere pagati quasi la metà per la non perfetta conoscenza dell’inglese. Uao, il sogno di ogni imprenditore: avere un lavoratore che ti produce il doppio e che paghi circa la metà del salario (ci guadagni in proporzione 4 volte!). Questo non è un problema di immigrazione: è un problema di sfruttamento di classi sociali deboli, in questo caso gli immigrati, che senza contratto di lavoro devono ritornare a casa e pertanto accettano di tutto.

    Il problema si potrebbe risolvere garantendo anche agli immigrati condizioni salariali prossime a quelle dei residenti, in modo tale da far cessare la sperequazione tra lavoratori di nazionalità differente e dunque anche i conflitti tra popolazione residente e popolazione immigrata. Ma ciò non accade, perché gli imprenditori devono avere ‘le mani libere’ per essere competitivi, e il problema della deregolamentazione del mercato del lavoro viene ammantato come un problema di immigrazione. Dal momento che siamo stati incapaci di migliorare le condizioni di vita dei paesi dove si generano i flussi migratori, se hai in ingresso centinaia di migliaia di persone che hanno necessità di lavorare, delle due l’una: o modifichi il tuo mercato interno del lavoro per affrontare il problema di un surplus di manodopera non specializzata, oppure spieghi tutto l’esercito alle frontiere e cannoneggi chiunque si avvicina e non sia in possesso di un visto turistico.

    Visto che delle due ipotesi la più plausibile mi sembra la prima – e visto che la storia ci insegna che dove è stato fatto in questo modo, l’integrazione, anche se imperfettamente, ha funzionato – a mio avviso prima di urlare ‘respingiamoli tutti!’ (senza ricordare che molti di loro, come i siriani, sono rifugiati politici o profughi di guerra), dovremmo iniziare a domandarci come fare per gestire la loro (in parte inevitabile) presenza in casa nostra, testare la nostra capacità di assorbimento lavorativo/sociale, e quindi – soltanto alla fine del processo – cercare di individuare le azioni più concrete volte a contrastare quella «eccedenza» che, nonostante tutti gli sforzi, il nostro paese non riesce fisiologicamente a metabolizzare. Ovviamente facendo salve le emergenze umanitarie, perché – come ricordava Arrigoni – cerchiamo di… «stay human».

  36. Scusate, io proprio non capisco queste posizioni culturali o culturaliste.
    Dissuasione, integrazione, normative che inibiscano lo sfruttamento etc.
    A parte che la realtà dimostra che sono teorie e che la realtà. come Michele stesso scrive, è diversa.
    Come persona di scienza e raziocinio, io faccio la domanda elementare.

    Supposto che [queste belle teoriche e umaniste precondizioni siano state realizzate] e dall’alta parte del mediterraneo se ne infischiano bellamente e si presentano diciamo in ca. 350k o 500k all’anno.

    – quando arriva il 3° barcone da 250 persone della giornata

    cosa fate?
    Leggete ai clandestini il vostro programma a fiorellini?
    Li invitate a tornare a casa perché non lo hanno letto bene?
    Gridate fortemente e in più lingue, usando i nuovo megafoni di produzione americana “la nostra capacità di assorbimento lavorativo/sociale ora è a zero!”.

    E poi?

    Essi non si fermeranno.
    Anche giustamente: perché fermate noi quando avete lasciato entrare altri 325418 migranti in questi cinque mesi? E’ colpa loro, non nostra.
    Noi abbiamo diritto di entrarvi, state zitti, non lamentatevi, non siate razzisti e xenofobi, non intralciateci, grazie.

    Quindi, cosa fate?

    Scusate, mi potete spiegare, proprio operativamente, cosa pensate di fare?
    In modo semplice, pensate di essere alla 4a elementare e state rispondendo alla domanda di un bambino.
    Dove li mettete?
    Dove trovate l’acqua per le docce e i sistemi fognari per questa nuova città come Bologna o Firenze creatasi da zero in quest’anno?
    Come potranno sostentarsi?
    In un contesto di disoccupazione massiccia, come recupereranno le risorse per mantenersi?
    Se vogliamo lo stop al consumo di territorio e alla cementificazione, come conciliarlo con la violenta ripresa della crescita demografica?
    In uno scenario di taglio dei nosocomi per mancanza di risorse, queste persone graveranno sulle strutture sanitarie esistenti. Risorse per le loro cure, ospedalizzazione, etc. dove verranno presi? Sapete che se le risorse sono limitate [la torta ha dimensioni finite e in diminuzione] questo significa tagliare altri servizi, vero? O credete ancora alla favoletta del campo dei miracoli?
    Voi che siete favorevoli al migrazionismo di massa vi impegnate personalmente per ospitare, curare, alloggiare un congruo numero di clandestini a casa vostra, dando il primo esempio, testimoniando praticamente le vostre convinzioni e la vostra coerenza?

    Grazie.

  37. Ho dato un’occhiata ad alcuni dei link di cui sopra. Si può sostenere che alla base di instabilità e disordini ci sia l’immigrazione o la differenza etnica, ma è altrettanto vero che ci sono la privazione socioeconomica e la povertà. Le due cose spesso vanno insieme, aumentando da un lato l’intolleranza e dall’altra la frustrazione e la rabbia di chi si sente discriminato. Se fossimo pochi e con ampi margini, forse, forse, basterebbe migliorare la condizione economica di chi ha meno per disincentivarlo dal compiere atti di ribellione violenti. Il problema è che non possiamo fisicamente permettercelo. Io sono assolutamente a favore di una redistribuzione di risorse sia interna ai paesi che internazionale. Intanto, però, bisogna anche cercare un modo di fermare gli arrivi e ridurre le nascite. Una sola di queste cose da sola non può bastare.

  38. Riguardo ai profughi siriani: sicuramente è più impellente accogliere un profugo che un migrante economico, ma se fossero milioni, saremmo obbligati ad accoglierli tutti lo stesso, rischiando l’instabilità interna? Inoltre, ho letto qualche tempo fa che molti si fingono profughi siriani per entrare, pur non essendolo. Mi dispiace ma non saprei trovare la fonte. È davvero un problema difficile.

  39. Se dovessi fare ad un bambino del 4° anno delle elementari una proposta su come affrontare l’emergenza emigrazione – tenuto conto che per studi (fisica) e per attività professionale (informatica) conosco quasi nulla del funzionamento della macchina amministrativa e delle risorse di cui lo Stato può disporre – grossomodo tenterei queste linee d’azione:

    La prima emergenza è sottrarre i malcapitati alle acque. Quindi nessuna pena per chi salva o aiuta il salvataggio delle persone che sono in mare (fosse per me, darei agli improvvisati soccorritori la medaglia d’oro al valore civile). Se fosse anche possibile, sarei felice se si potesse procedere all’arresto, con processo per direttissima direttamente sulle navi militari, degli scafisti e in generale dei trafficanti di uomini, con contestuale affondamento dei mezzi utilizzati per la traversata (meno ne restano, meno ne portano). In Inghilterra la piaga hooligans fu debellata prevedendo nei sotterranei degli stadi apposite celle con una micro task-force giudiziaria, per cui i “malviventi da stadio” venivano prelevati in flagranza di reato, processati sul posto, e condotti direttamente in carcere col cellulare.

    La seconda emergenza è prestare il primo soccorso a persone provate da viaggi interminabili, in condizioni di scarsità di acqua e di cibo, e in precarie condizioni igieniche. Credo sia allora necessario disporre dei presidi di pronto soccorso fissi nei punti strategici dove statisticamente sono avvenuti gli sbarchi con maggiore frequenza, e delle unità mobili più leggere, da dirottare in caso di necessità nei punti dove c’è maggior bisogno. Anche se annualmente la consistenza numerica degli immigrati è dell’ordine di grandezza delle centinaia di migliaia, i singoli eventi di sbarco – a causa della clandestinità – sono giocoforza caratterizzati da un numero di immigrati di molti ordini di grandezza inferiore (centinaia, al più migliaia) e pertanto sono alla portata delle nostre forze di soccorso, se si impiegano congiuntamente esercito e protezione civile.

    Una volta messa al sicuro la vita dei migranti, io provvederei alla loro distribuzione in centri ubicati su tutto il territorio nazionale – nessuna regione esclusa – in analogia a quanto previsto dalla protezione civile per l’evacuazione delle aree metropolitane in caso di eventi cataclismatici, come eruzioni vulcaniche o terremoti. Se sulla carta la protezione civile è in grado di evacuare completamente ben 18 comuni (i paesi dell’hinterland vesuviano in caso di eruzione del Vesuvio, ad esempio), credo non dovrebbero avere problemi con le singole ondate di 500/2000 persone che si presentano di volta in volta ad ogni sbarco. In questo modo, ad ogni singolo centro regionale arriverebbero per evento al più 100 persone, che credo siano una quantità sicuramente gestibile, con qualche sforzo.

    Arrivati nei centri di accoglienza, che per esempio si potrebbero ricavare dalle vecchie caserme dismesse che si trovano quasi in ogni regione e di cui lo Stato non sa cosa fare, bisognerebbe procedere celermente all’identificazione dei migranti, e alla registrazione delle loro intenzioni mediante mediatori culturali: sempre nel famoso reportage di ServizioPubblico, l’80% degli intervistati dichiarava di voler partire subito alla volta degli altri paesi europei (Francia, Germania, Olanda, Svezia) dove dicevano avere qualche parente che li attendeva, o conoscenze utili per trovare un lavoro. Io dividerei coloro i quali sono arrivati in Italia per restare qui, da quelli che vogliono andare nel generico paese X della UE. In questo secondo caso, dal momento che per me le leggi di ciascuno stato vanno rispettate, scorterei queste persone nei paesi indicati e li consegnerei alle autorità competenti, lasciando loro la responsabilità se accettarli o meno. In questo modo, se l’onere dell’immigrazione viene ripartito tra tutti gli stati dell’unione (anche se in realtà gli altri paesi già ne ospitano più di noi, di migranti), esso diminuisce ed è più facilmente sopportabile per ciascun singolo stato. Questo processo dovrebbe avvenire il più possibile just-in-time, in modo tale da alleggerire al massimo il carico dei centri regionali di raccolta, e di lasciarli il più vuoti possibile per il maggior tempo possibile.

    Resta il problema per coloro i quali decidono di restare qui in Italia, che in prima approssimazione dovrebbero essere in numero certamente inferiore alla metà degli sbarcati per singolo evento. Qui è annidato il vero dilemma, perché si tratta di garantire uno straccio di condizioni dignitose per un periodo di tempo sufficientemente lungo per dare a queste persone, e alle comunità che li accolgono, una iniziale opportunità di prima integrazione. Per me, anche perché lo dice l’art. 1 della Costituzione, l’elemento fondante è il lavoro, per cui bisognerebbe trovare il metodo di impiegare queste persone in attività remunerate che diano loro la possibilità di garantirsi un minimo di indipendenza. Non credo alle facili e immediate recriminazioni in base alle quali in Italia adesso non c’è lavoro per gli italiani, figuriamoci per gli immigrati, perché ci sono ancora i neri che lavorano sotto caporalato a Rosarno, così come nelle campagne del casertano, e in mille altri lavori che noi italiani per qualche strana ragione non facciamo più (qui al sud, ad esempio, trovare un muratore italiano o una badante o una collaboratrice domestica autoctona è più difficile di trovare un quadrifoglio). Il lavoro c’è, ma è sommerso. La prima cosa che farei è nazionalizzare tutte quelle imprese che utilizzano la malavita locale come caporalato per sfruttare i migranti, e le utilizzerei per dare lavoro agli immigrati – e a chi vuole lavorare sul serio – garantendo però i minimi diritti sindacali. Se ai mafiosi sequestrano le aziende, non vedo perché non si debba fare altrimenti a chi si comporta allo stesso modo. Si potrebbero prevedere agevolazioni fiscali per le aziende che assumono immigrati, o il cofinanziamento di progetti la cui messa in opera prevede il concorso anche di manodopera straniera. Immagino qualcosa alla Gastarbeiter della Germania degli anni ’60. Dove trovare i soldi per tutto questo? Invece di buttarli per favorire i soliti noti, acquistando F35 o perforando inutilmente montagne o costruendo dighe lagunari a scomparsa o altre cattedrali nel deserto, si potrebbero utilizzare gli stanziamenti per dare una speranza di vita a quei poveri disgraziati che arrivano sulle nostre coste. Io non ho conoscenze di statistiche di lavoro e di piccola e media impresa, né di rapporti [lavoro nero] / [lavoro regolare]; però utilizzo molto i mezzi pubblici ad orari antelucani e vi garantisco che ce ne sono tanti di immigrati che la mattina prendono i treni prima delle sette, e ritornano la sera dopo le nove: non credo che vadano tutti a delinquere, a mio avviso popolano un universo lavorativo dai tratti inquietanti, sconosciuto ai più. Negli altri paesi noto che gli immigrati tendono a fare lavori regolari come tassisti, conducenti di mezzi pubblici, barellieri, garzoni, addetti ai fast-food, camerieri, personale di servizio in strutture alberghiere o sanitarie, operatori ecologici; insomma tutti quei contesti dove non è necessaria manodopera altamente specializzata. Qui da noi si integrano solo se calciatori professionisti. Forse è un trend che dovremmo correggere. Se ce la fanno gli altri paesi, non vedo per quale arcano motivo non dovremmo farcela anche noi. Condividiamo la stessa biologia, come cantava Sting tanti anni fa.

    Per il valore che possono avere le mie ingenue proposte (che immagino qualcuno più addentro nel campo saprebbe sicuramente correggere, migliorare, o riscrivere ex-novo), quello che mi preme affermare è che se reagisce all’emergenza l’intero paese, e tutta la comunità europea, una soluzione – anche se perfettibile – a mio avviso è alla nostra portata; se invece chi può si defila dall’emergenza per trincerarsi nella cura piccoloborghese del giardino di casa sua, e lascia in prima fila e in solitudine i comuni colpiti dagli sbarchi o le regioni dove si riversano in maggior numero gli immigrati perché più ricche per tessuto produttivo e dunque per opportunità di lavoro, allora le questioni resteranno irrisolte e scoppieranno inevitabilmente conflitti sociali. So bene che è più facile convincere le persone che si può più comodamente nascondere il problema sotto al tappeto, simulando che non esiste, con la pretesa di impedire gli sbarchi; ma a meno di non costruire una barriera impenetrabile tra le nazioni, o perpretare azioni analoghe ai crimini di guerra come successe per la nave Saint Louise poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, è praticamente impossibile bloccare i flussi migratori, come capisce bene anche l’ormai famoso bambino di quarta elementare. Abbiamo creato un mondo basato sulla disuguaglianza, dove la maggior parte povera bussa alla porta di quella ricca, perché trova ancora più vantaggiosa l’aleatorietà di una vita da irregolare in un altro paese, piuttosto che la certezza di una vita di stenti nel proprio; non esistono porte capaci di resistere a milioni di mani che bussano: se non ci organizziamo per aprire quella porta quel poco che basta per farne entrare uno alla volta, tra qualche decennio ci entreranno dalle finestre armati della rabbia di coloro ai quali è stata tolta anche l’ultima opportunità.

  40. No, non è impossibile bloccare i flussi migratori. Il Giappone, ad esempio, non accetta praticamente immigrazione. Si può essere o no d’accordo, ma dev’essere un popolo a decidere.
    Perché dare agevolazioni fiscali a chi assume stranieri? Questo è folle. È il modo più sicuro per far esplodere la rabbia di chi è già qui. Conosco una ragazza che dice di essere stata licenziata perché costava di meno, a causa delle agevolazioni, assumere uno straniero. Come si sente questa persona? Lo straniero in questione avrebbe potuto andare in qualsiasi altro posto, mentre lei qui è nella sua terra e ci vorrebbe stare.
    Se gli italiani non vogliono fare certi lavori un motivo c’è: le condizioni a cui questi lavori vengono offerti non sono vantaggiose, si tratta di poco più di schiavitù. Se non ci fossero stranieri, è brutto ma è così, i datori di lavoro dovrebbero per forza offrire salari più alti e condizioni migliori. Tu dici: puniscili. Ma in fondo sono due le controparti che fanno i propri interessi: chi assume e chi si fa assumere sapendo che fa concorrenza sleale ai locali. Sarebbe meglio regolamentarle entrambe.
    È anche un dato di fatto che le fabbriche stanno chiudendo e che in generale la disoccupazione c’è: è una follia pensare di poter collocare tutte le persone in più, quando per quelle già qui (italiani e stranieri) il lavoro o non c’è o è assolutamente indecente e inaccettabile.
    Salvare le persone in mare: in teoria è giusto, ovvio, ma qui non si tratta di disastri inaspettati o di persone che in mare ci vengono buttate. Perché chi intraprende, sapendolo, un viaggio pericoloso, deve scaricare il rischio sempre sul paese che lo riceve?
    Infine: non è solo una questione di integrazione sociale e culturale. Ogni persona in più richiede più infrastrutture, più case, più ospedali, più cibo, più suolo consumato… il costo ambientale ed economico è insostenibile.
    Io sono la prima a parlare di redistribuzione globale delle risorse, ma incrementare la popolazione dei paesi ricchi è il modo più sicuro per far sì che questa NON avvenga. Inoltre, non è solo e sempre colpa dell’Occidente se c’è la povertà altrove. Come gli italiani hanno lottato per migliorare le loro condizioni, pagando questo miglioramento anche un prezzo molto alto, così è giusto che facciano gli altri. Ognuno risolva la propria situazione senza cercare di approfittare dei successi altrui. E se il nostro successo, come è, deriva in parte dallo sfruttamento, bene: lo fermino. Esproprino, nazionalizzino, alzino i prezzi, facciano tutto quello che ritengono giusto. Per quanto mi riguarda possiamo smettere di ricevere petrolio e gas, caffè e banane, biocarburanti, pesce e qualsiasi altra cosa ora otteniamo a condizioni sfavorevoli per chi ce lo dà. Però dobbiamo poter dire no a nuovi arrivi.
    L’accoglienza è diventata un’impossibilità palese. Bisogna trovare un altra strada, che cominci dal messaggio, dato direttamente nei paesi di provenienza: non potete più venire.

  41. Noto che la mia domanda sul perché voi favorevoli al migrazionismo di massa non testimoniate esemplarmente la vostra coerenza è stata saltata.

    Il tuo scenario. Michele, può essere applicato (forse) per piccoli flussi migratori.
    I compagni del gas, lettori voraci del manifesto, mi dicono, che la prima ondata di flussi previsti è di circa 20M homo.
    Ovviamente, i piani che supponi vanno subito in crisi. Non c’è alcuna risorsa per sostenere anche solo un quarto dei 20M homo che dovrebbero arrivare in Italia. Supponendo che anche solo un quarto rimangano in Italia (stima più ottimistica rispetto alla tua, del 50%) sarebbero 5M homo ovvero dover creare, da zero, le infrastrutture di una regione intera come L’Emilia Romagna.
    Anche supponendo di requisire tutto il patrimonio sfitto e inutilizzato immobiliare (ca. il 10/12%) dell’esistente, in tempo estremamente veloce esso verrebbe saturato dagli arrivi.

    E poi?
    Cosa succede?
    Ovviamente i primi 20M di migranti comunicherebbero e comunicheranno che non sono stati respinti. L’efficiente tam tam del passa parola spingerebbe altri migranti ad arrivare. Le stime di potenziali migratori dall’Africa sono dell’ordine di 10^8 (considerate che dalla sola Nigeria decine di milioni). Questo ovviamente non è gestibile. Non riuscite a considerare la dimensione esponenziale del problema, date risposte “lineari” (supposto che si possano aumentare le risorse in modo lineare, invece non solo siamo in situazioni di curva ad asintoto orizzontale ma le risorse stanno calando rapidamente, l’aumento antropico riduce sensibilmente la biocapacità).
    Nel frattempo io spero che gli altri paesi Europei interrompano quanto prima gli accordi di Schengen, chiudano le frontiere e rimandino in tialia i migranti dei quali essa, ipocritamente (faccio la loro salvatrice a spese di altri paesi babbei in europa) come scrivi, vorrebbe scaricarsi.
    Questo probabilmente sarebbe efficace nel far collassare il nostro paese e, forse, destarlo dalel sue credenze svampite e pure autopenitenziali.

    Inoltre il tuo ragionamento costringe parte dei residenti europei ad accettare ciò che non vogliono. Perché la fiscalità generale, la qualità di vita dovrebbe peggiorare così radicalmente anche per coloro che non sono d’accordo?
    Io che sono piccolo borghese neorazzista, xenofobo stupido e rozzo e ho il diritto di esserlo e pure di non essere catechizzato visto che tengo alla mia rozzissima identità, conosco la mia etologia, non ho alcuna intenzione di favorire questa genostupro, l’entrare a forza in organismi culturali che sono contrari.
    La violenza delle migrazioni di massa si manifesta subito.
    Però non tutti sono catechizzabili (i comportamenti biologici, come la difesa del proprio territorio, non sono antropologicamente evitabili né sradicabili, qui ci sono anche ragionamenti neoreligiosi ) alcuni se ne accorgono, lo scrivo, faccio notare questa violenza di massa e le tolgo ogni giustificazione morale.

    Attenzione, non ho assolutamente parlato del peggioramento della catastrofe ecologica già presente.
    Ad esempio, qui a Bologna, nessuno dice assolutamente nulla sul pesantissimo deficit idrico presente da lustri.
    Negli ambienti delle persone addette non c’è alcun piano: una volta che la falda sarà vuota, ( che viene emunta più di quanto si carichi, siamo giàa prelievi a -300m, con subsidenze terribili), non ci sarà più acqua potabile visto che il mutamento climatico rende impossibile la potabilizzazione delle acque di superficie per molti mesi all’anno.
    Parliamo di acqua potabile.
    Ma che problema c’è? Berremo quella in bottiglia.
    Ihihihi

    Solo l’anno scorso, la popolazione del comune di Bologna è aumentata di 10000 unità. E’ abnorme. Se si considera la decrescita della popolazione locale per invecchiamento, probabilmente saranno anche 20000 homo immigrati in più.
    Una cittadina come Casalecchio creata dal nulla.
    Si può per un anno, per due. E poi?
    Si consideri che già ora la sola provincia di Bologna ha impronta ecologica superiore alla biocapacità dell’intera regione.

    Le vostre teorie umaniste sono… campate per aria.
    Il vostro sistema di credenze assume
    1 – assume che si possa gestire l’esplosione demografica in modo non cruento
    2 – crede che sia possibile gestirla in paesi che sono già iperpopolati e in spacentoso deficit di risorse.
    3 – ignora che un homo che si sposta dal Congo o dall’Etiopia aumenta i propri consumi almeno del 10^1 e che il drammatico deficit di risorse planetario subisce accelerazioni elevate in tempi brevissimi.

    Quindi la carneficina prevista dai demografi per rientrare nella portanza di Gaia a-petrolifera circa [1,2]G homo ci sarà comunque (ca. 200M homo/anno di extra mortalità, considerate che l’extra mortalità planetaria durante il secondo conflitto mondiale è stata di ca. 10M homo/anno) nelle costipazioni europee nel frattempo ulteriormente costipate sarà ancora più cruenta.
    Non solo, state contribuendo alla carneficina. (al terzo punto sopra aggiungo che gli sbocchi migratori e le rimesse dei migranti aumentano, a medio termine, consumi e prolificità nei paesi d’origine).

    Insomma, un piano di masochismo nichilista complessivo basato su morali del tutto anacronistiche e che contribuisce ad alimentare il problema invece che combatterlo.
    Come si dice?
    Il medico pietoso fa la piaga puzzolente.

  42. A proposito di Svizzera… http://tv.ilfattoquotidiano.it/2014/06/13/svizzera-in-onda-spot-anti-italiani-non-nutrite-giardino-del-vicino/284480/
    Ogni regione, intesa con una certa flessibilità, dovrebbe essere il più autosufficiente possibile e sostenere in primis se stessa e la propria economia. Non mi piacciono certi toni, né quando usati contro gli italiani né contro altri popoli, però il concetto del sostenere l’economia locale è giusto. Certo, se non ci fossero grosse diseguaglianze certi problemi non si porrebbero proprio, ed è per questo che io sono per la decrescita e il reddito di cittadinanza, accompagnati da radicali redistribuzioni.

  43. @UomoInCammino: Caro Uomo in cammino, ho l’impressione che la passione per il tema dell’immigrazione stia salendo un po’ troppo, e in questo modo si stia offrendo un cattivo servigio al blog di Gaia. La domanda sul “migrazionismo di massa” era stata volutamente saltata perché mi sembrava un’uscita poco felice, e speravo che non rispondendovi sarebbe passata inosservata. Io non amo parlare in rete della mia vita privata, sia per motivi tecnici connessi alla privacy sul web, sui quali non mi dilungo, sia perché ritengo semplicemente sia poco interessante per i lettori di questo blog. Potrei risponderti che incontro almeno una volta a settimana 2 extracomunitari, D. e M. (riguardo ad uno dei quali ho anche accennato saltuariamente in questo blog perché ogni volta che si parla di immigrazione, mi si para davanti nella mente), che cerco di sostenere comprando farmaci quando stanno male, qualche vestito, aiutandoli economicamente quando ne hanno bisogno, nei limiti in cui le mie modeste finanze me lo consentono. Loro non mi hanno *mai* chiesto nulla perché sono persone molto dignitose, e pur sapendo che la porta di casa mia è sempre aperta, non mi hanno mai chiesto di essere ospitati, probabilmente anche perché casa mia è molto piccola e incasinata e loro probabilmente sono più comodi nelle rispettive sistemazioni. Se venissero da me sarebbero costretti a dormire nel mio stesso letto, e credo che la situazione sarebbe imbarazzante per entrambi.
    Ma il punto non è questo. Vedi, io credo che le idee abbiano un valore indipendentemente dalle gambe su cui camminano. Se poi le gambe su cui camminano sono quelle di una persona coerente, allora apprezzo oltre alle idee anche la coerenza della persona che le sostiene. Se Gaia decidesse domani di comprarsi un SUV e di offuscare i cieli di Udine con le esalazioni del diesel buttando sotto tutti i ciclisti che incontra, non è che le sue idee diverrebbero improvvisamente sbagliate e da gettar via. Il pensiero avrebbe lo stesso identico valore di prima, sorriderei solo di lei ritenendola una persona dal pensiero originale, ma dal comportamento follemente incoerente. Se io ribattessi scioccamente: «Dal momento che dite che fare entrare gli extracomunitari in UE è un male, perché così aumenta il costo ambientale ed economico in termini globali, mentre se restano lì dove sono è più basso, allora perché non vi trasferite voi per coerenza a vivere in Siria, in Nigeria o in Congo, così il costo ambientale ed economico si abbassa ancora di più e allunghiamo la vita del pianeta?»; se dicessi una cosa del genere, secondo te gioverebbe alla discussione? Io credo di no, ed è per questo che resto lontano anni luce da affermazioni simili, trovando noioso ed inutile far decadere il discorso a questi livelli, che reputo puerili.

    Ritornano al discorso di cui sopra, io sono molto scettico sulle notizie dei tuoi compagni del gas, che prevedono una prima ondata di 20 milioni di persone. E’ una cifra enorme: se pensi che, secondo il dossier statistico della UNAR/Charitas, il numero complessivo di tutti gli stranieri residenti in Italia nel 2012 era di 5,2 milioni di persone, vorrebbe dire che in un’unica ondata ne arriverebbero quattro volte tanto in un unico periodo. E’ impossibile. Stiamo parlando di un evento biblico paragonabile a quello che comporterebbe lo spostamento in massa di tutta la popolazione del Camerun (20.386.799 abitanti) in Italia, nessuno escluso, oppure di tutto l’Angola (19.183.590), o del Cile (17.620.000), insomma un’intera nazione. Se poi pensiamo che le carrette del mare su cui arrivano trasportano in media un numero di 200/400 persone, vuol dire che saremmo invasi da qualcosa come 50.000/100.000 battelli contemporaneamente; oppure, se pensiamo a navi mastodontiche da crociera come la MSC Magnifica da 2.500 passeggeri (un’assurdità), ce ne vorrebbero… 8.000. Vi immaginate mai 8.000 navi da 90.000 tonnellate che sbarcano in Italia, oppure 100.000 pescherecci che attraccano nottetempo in Sicilia? Scene di questo tipo non reggerebbero neppure il peggiore film catastrofista hollywoodiano.
    Nel 2012 il numero di immigrati sbarcati in Italia era di 13.267 persone (che pure è una cifra da capogiro): come si fa a passare da 13.000 a 20 milioni?
    Se non partiamo da dati esatti, non potremo mai fare discorsi pacati, costruttivi e realistici.

    Quando dici «…Io che sono piccolo borghese neorazzista, xenofobo stupido e rozzo e ho il diritto di esserlo e pure di non essere catechizzato…» mi dai l’impressione che quando scrivo «… se invece chi può si defila dall’emergenza per trincerarsi nella cura piccoloborghese del giardino di casa sua, e lascia in prima fila e in solitudine i comuni colpiti dagli sbarchi…» tu la prenda come un fatto personale. Se così è stato, sappi che non mi riferivo a te (che peraltro non conosco assolutamente), ma a quella classe di persone che gli americani definiscono NIMBY (Not In My Back Yard!). Qui a Napoli si stanno verificando, da qualche anno a questa parte, singolari episodi di violenza cittadina, perché da quando la metropolitana ha collegato i quartieri degradati della città con quelli altolocati, orde di teppisti incivili si riversano nei quartieri bene della città e li mettono a ferro e fuoco. Io naturalmente non giustifico affatto le vandalizzazioni della teppaglia; ma quando chi detiene grandi ricchezze crea artificiosamente il proprio giardinetto idilliaco, evacuando tutti i problemi sociali al di fuori della propria isola felice, anzi concentrandoli e incapsulandoli in aree che divengono veri e propri gironi danteschi, è naturale che prima o poi sarà costretto ad uscire dall’oasi felice e si troverà accerchiato da tutti gli orrori che aveva relegato fuori dalla sua vista; oppure, come è accaduto, basta un semplice accidenti storico (in questo caso la messa in funzione della Metro 1), e tutta la melma che avevi spalato fuori dalla porta ritenendoti al sicuro, ti rientra decuplicata dalla finestra perché nel frattempo è fermentata. Vedere i paesi ricchi della UE che non affrontano i problemi del nord Africa, e pensano ingenuamente che voltando le spalle al Maghreb, rivolgendo lo sguardo a Berlino e a Stoccolma e chiudendo la porta dietro di sé, risolvano efficacemente il problema coi respingimenti, mi fa pensare – non riesco altrimenti – alle signore bon-ton di Piazza Vanvitelli o di via Scarlatti che adesso inorridiscono a causa delle micro-gang criminali di Scampia o di Piscinola che gli arrivano fin sotto casa, e gli pisciano nei gerani o gli scippano le borsette. E cosa vi aspettavate, se li avete lasciati crescere nella violenza e sopraffazione, sonetti di Shakespeare?
    La mia critica, peraltro opinione soggettiva e non necessariamente esatta, era rivolta nei confronti di *tutti* i benestanti di *tutti* i paesi europei, i quali – a mio avviso – pensano di rispondere semplicemente con i respingimenti al colossale, pauroso, allucinante problema che è la cattiva distribuzione della ricchezza e del benessere nel mondo; problema che nel nostro specificissimo caso si concretizza con il fenomeno dell’emergenza emigrazione.
    Lo so che sono infelice nell’esprimermi, però se cerco di dettagliare troppo produco post chilometrici, e a mio avviso il post dovrebbe essere snello e stringato. Sbaglio sia in un modo che nell’altro: vi chiedo sinceramente scusa.

    @ Gaia: Per me è impossibile fermare l’immigrazione in modo civile e rispettando i diritti umani. Non puoi rinchiudere un’intera nazione, è impossibile. Anche nei posti dove ci sono gli agenti che sparano, ci sono sempre i disperati che ci riprovano, e su 10 che ci tentano, 7 muoiono ma 3 riescono a passare. Puoi ridurre il numero, ma mai arrestarlo. Il problema per me non è però se sia possibile o meno mettere in atto il «respingimento perfetto»: se per assurdo fossimo capaci di costruire un firewall basato sul laser a raggi X più potente al mondo lungo tutte le coste italiane, capace di fondere qualsiasi oggetto lo attraversasse, comunque non avremmo risolto il problema per il già citato “principio della Metro 1 di Napoli”: prima o poi con quei popoli saremmo costretti a fare i conti. L’unica vera soluzione matematica, sarebbe quella di rispolverare i vecchi metodi del buon zio Adolf, e farli fuori tutti indistintamente: problema risolto. Ma dopo millenni di civiltà e due guerre mondiali, mi sembra un’ipotesi quantomeno impraticabile.
    Relativamente alle tue critiche sulle mie proposte del lavoro agli immigrati, il concetto era: dal momento che a mio avviso – volenti o nolenti – saremo costretti ad accogliere un certo numero N di immigrati, e dunque sarà necessario trovare loro un lavoro, cerchiamo di controllare/coordinare le loro politiche occupazionali a livello nazionale, e non lasciare che finiscano nelle maglie della criminalità, nel disagio sociale, nell’accattonaggio, etc., altrimenti come faremo ad integrarci tra noi? Sempre nel dossier UNAR/Charitas, per il 2011 gli autori calcolano un saldo positivo di ben 1,4 miliardi di euro a favore delle casse dello Stato (spesa pubblica pro immigrati: 11,9; entrate erariali prodotte da immigrati 13,3) e in quasi totale assenza di un intervento organico e coordinato da parte dello Stato (beh… a pensarci bene forse ha funzionato proprio per questo! :D). Io, col mio incauto ottimismo e la proverbiale dabbenaggine che mi contraddistingue, immagino che si sarebbe potuto fare molto di più in presenza di politiche industriali (che in questo paese sono assolutamente assenti), di interventi mirati, etc. etc. La plusvalenza che l’Italia otterrebbe, oltre ai già citati benefici per le casse dello Stato, sarebbe anche una notevole opportunità di integrazione degli immigrati nel nostro paese e – se facciamo salvo il mio assioma secondo il quale siamo destinati ad assorbirne per forza una quota parte -, almeno in questo caso avremmo gettato le condizioni iniziali per una coabitazione forzata sotto i migliori auspici.
    Lo ripeto, non sono un economistica e, tra le innumerevoli cose che non conosco, non ho mai letto di politiche salariali o di mercato del lavoro; mi muovo a tentoni cercando di orientarmi col buonsenso e guardando la realtà che mi circonda, piuttosto che le rappresentazioni che ne fanno i media. Credo semplicemente che, se ci sono classi sociali che partono con un handicap di integrazione iniziale come gli invalidi o gli immigrati, lo Stato li dovrebbe inizialmente agevolare per far sì che non costituiscano prima un peso, e poi un problema, per la società. Se avessi in tasca la soluzione a questi problemi, l’avrei già spedita a tutte le istituzioni del paese.

    Scusatemi ancora per la prolissità del post, ma ci tenevo a levare via dal campo certe incomprensioni.
    mk

  44. Quasi mi vergogno a linkarlo, ma ho trovato questo post che sintetizza in maniera efficace tutto il mio sproloquio.
    A giudicare dai commenti, siamo gli unici 2 a pensarla allo stesso modo, almeno qui in Italia :/

  45. Ciao Michele,
    non voglio ripetermi all’infinito, quindi faccio solo due precisazioni.
    Innanzitutto, nel 2013 gli sbarcati sono stati 43,000. Siccome la tendenza è all’aumento, magari non si tratterà di venti milioni tutti in un colpo, ma sicuramente sono numeri molto alti. Tieni conto anche del fatto che gli sbarchi non sono l’unico modo in cui gli immigrati raggiungono l’Italia: molti arrivano ad esempio attraverso i Balcani. Secondo la BBC, quest’anno sono entrate illegalmente in Europa già 40,000 persone tra gennaio e aprile, di cui più di metà attraverso il Mediterraneo. A questi vanno aggiunti gli arrivi legali.
    Se poi vai a vedere le previsioni allucinanti di crescita della popolazione in Africa, forse ti spaventi anche tu: secondo la “medium variant”, cioè la previsione intermedia, delle Nazioni Unite, l’Africa Subsahariana dovrebbe veder crescere la sua popolazione dai circa 850 000 abitanti attuali a quasi QUATTRO MILIARDI a fine secolo. E questo non lo dicono i soci del GAS di UIC, ma l’ONU. Tu hai ragione a parlare di diseguaglianze, ma qui il problema è soprattutto un altro, e per una volta non è colpa dell’Occidente. Si può migliorare il tenore di vita degli africani, lo si deve fare, ma non per quattro miliardi di loro: è impossibile. Io, che sono contro alle diseguaglianze e a ogni forma di ricchezza, dico anche che non si può sempre dare la colpa ai ricchi. Chi mette al mondo tutti quei figli sperando che qualcuno ce la faccia a sbarcare in Europa è ancora più responsabile, e non può scaricare sugli europei le conseguenze delle sue cattive decisioni. Mi dispiace, ma non è giusto.
    Riguardo al guadagno per le casse dello stato, ho approfondito un po’ questa questione e la trovo posta in termini molto errati. Ora gli immigrati sono giovani, e lavorano, ma quanto costeranno quando vorranno la pensione come gli italiani? Inoltre, di solito questi calcoli contano solo le erogazioni dirette agli stranieri, e ignorano tutti gli altri costi: sanità, nuove infrastrutture, cementificazione, scuole, affollamento e deterioramento della qualità della vita, sovranità alimentare, e chi più ne ha più ne metta. Se contassimo tutto questo, l’immigrazione non ci converrebbe per niente. Qui puoi trovare ben argomentato quello che sto sostenendo.
    Infine, riguardo alla politica industriale: un po’ di industria ci vuole, ma noi ne abbiamo avuta troppa. L’industria occupa suolo, inquina, avvelena, e se fatta rispettando rigide leggi ambientali semplicemente inizia a costare troppo. Il problema è complesso, ma più che un piano industriale per assumere gli stranieri abbiamo un disperato bisogno di una deindustralizzazione parziale e controllata.
    Dobbiamo essere di meno, non c’è niente da fare.

  46. Riguardo alla possibilità o meno di respingere l’immigrazione, basterebbe non assumere stranieri oltre a un certo numero e punire chi lo fa – il contrario di quello che proponi tu. A questo puoi accompagnare dei rimpatri concordati e non violenti. Così elimini l’incentivo alla partenza (e si rischiano anche meno vite).
    La maggior parte dei paesi che ricevono immigrazione la limitano fortemente con leggi disincentivanti (Giappone), respingimenti (tutto il Nord Europa, che li rimanda a noi) o politiche del lavoro che favoriscano i locali (Germania). Potremmo farlo anche noi, se lo volessimo.

  47. Ciao Gaia. Sinceramente non capisco perché estremizziate i miei ragionamenti. Io non ho mai sostenuto che *non* ci sia un’emergenza immigrazione (non eravamo partiti proprio da questo punto?), facevo solo notare che le critiche che venivano mosse alle mie ingenue proposte partivano da assunti sbagliati. Ancora una volta, faccio notare che io parlavo del numero di immigrati che entrano in Italia – e lo facevo solo perché sollecitato in tal senso; mentre tu mi rispondi con i dati dell’intera crescita della popolazione subsahariana (il tema era ‘emergenza immigrazione’ o ‘esplosione demografica’?). Sai benissimo che sono d’accordo con te sul contenimento demografico, sul tema delle disuguaglianze, etc. etc., però per come poni la cosa pare che io voglia sostenere che sia auspicabile assorbire – nella sola Italia o nella sola UE – *tutta* la marea umana generata dall’esplosione demografica africana. Così passo per uno sciocco o per un folle.
    Io sostenevo l’esatto contrario. A mio avviso, proprio considerando l’esplosione demografica, saremo sì costretti inevitabilmente a fare i conti con l’immigrazione; però (vedi il post n. 35) «…dovremmo iniziare a domandarci come fare per gestire la loro (in parte inevitabile) presenza in casa nostra, testare la nostra capacità di assorbimento lavorativo/sociale, e quindi – soltanto alla fine del processo – cercare di individuare le azioni più concrete volte a contrastare quella «eccedenza» che, nonostante tutti gli sforzi, il nostro paese non riesce fisiologicamente a metabolizzare…». Io non ho mai detto di stendere il tappeto rosso e di accogliere i clandestini con le hostess in minigonna, o di andare evangelicamente nelle loro terre e di urlare sotto l’ombra d’un crocifisso ‘crescete e moltiplicatevi!’ col pastorale in mano; volevo solo esprimere la mia opinione secondo la quale i partiti che propagandano l’abusata formula «respingiamoli indietro e porremo fine al problema immigrazione» non propongono affatto una soluzione vera al problema, ma solo uno slogan per raccogliere voti e solleticare la pancia di un certo tipo di elettorato.
    Non a caso, forse vi è sfuggito, avevo proposto (post n. 39) il modello dei Gastarbeiteren tedeschi: in base ad esso sono i governi degli stati interessati dai flussi a mettersi d’accordo, e a regolamentarli/irregimentarli in base alle rispettive possibilità. Anche nel post che ho linkato, l’autrice propone: «…Oppure potremmo scegliere di reinvestire i fondi attualmente sprecati nel fallito contrasto dei flussi per creare dei percorsi legali e protetti d’ingresso, che permettano una regolarizzazione ancor prima di lasciare il proprio paese d’origine. Potremmo garantire una degna accoglienza, partendo dal riconoscimento di un titolo di soggiorno che contrasterebbe chi specula sulla manodopera a basso costo facendo leva sull’irregolarità di queste persone e quindi sulla loro impossibilità di opporsi o denunciare. E poi potremmo permettere a queste persone di scegliere il Paese in cui arrivare, magari iniziando a guardare all’Europa come una vera unione di stati, e non come un raggruppamento di nazioni mirate a difendere i propri confini territoriali….»
    Il concetto è: invece di propagandare l’idea ributtiamoli-a-mare-senza-farne-passare-neanche-uno, perché non tentare di gestirne i flussi, in modo da regolamentarli in qualche modo? Se non facciamo in tal modo, visto che vengono ad affondare nelle nostre acque territoriali, e una parte di loro comunque riesce a filtrare perché non esistono le frontiere assolutamente impermeabili, e constatato che coloro che passano comunque in parte riescono a trovare un modo per vivere, alimentando le speranze di altri connazionali, non sarebbe meglio se fosse lo Stato a regolare tutto questo fenomeno, una volta per tutte? Davvero non esiste un’alternativa alle carceri libiche di Gheddafi, ai 20.000 morti in mare negli ultimi venti anni – solo per parlare dei cadaveri recuperati -, alle rivolte di Rosarno, o alla denuncia di Amnesty International sullo sfruttamento dei migranti in Italia nel casertano o nell’agro pontino?
    Io credo che, se vogliamo ancora definirci una ‘società civile’, forse qualche interrogativo dovremmo cominciare a porcerlo.

  48. Capisco che tu non sostenga che noi possiamo accogliere l’intera Africa qui, allora la domanda è: fino a che punto possiamo accogliere? Perché non pensi che questo punto possa già essere stato superato? Quando potremo dire: basta?
    Secondo me il problema è questo: più fai entrare, più la gente lo vuole fare. È ovvio. Se tu accogli una parte dei potenziali migranti, regolarizzandoli, integrandoli, addirittura incentivandone l’assunzione, come tu se ho capito bene proponi, allora più persone possibile aspireranno a venire a queste condizioni. Nessuno dirà: bè, in effetti, ne hanno presi tanti di noi, adesso basta, hanno ragione! Tutti penseranno: caspita, che bello, voglio andare anch’io!
    Se ad aspirare all’immigrazione fossero poche persone, allora anch’io sarei almeno in parte d’accordo con la tua proposta. Non ho certo interesse a rendere la vita delle persone difficile! Il problema è che qui stiamo parlando di potenziali masse migranti veramente da capogiro. Devi chiederti qual è il messaggio che mandi accogliendone una parte.
    Una visione alternativa delle morti in mare, che sono d’accordo con te sono una cosa terribile, è questa: se tu alletti le persone, fai loro intravedere una speranza, poi queste partono e rischiano il tutto per tutto. Forse le morti in mare non si fermano solo andando a prendere i migranti, come stiamo facendo adesso con costi esorbitanti (300,000 euro al giorno!!!) e problemi successivi, ma disincentivandone prima la partenza.
    La miseria in Africa non è una novità recente: perché proprio adesso abbiamo la questione degli sbarchi (sì, vent’anni fa ci furono quelli dall’Albania, che però è un paese solo e piuttosto piccolo, e si trattava comunque di una situazione che ora è finita)?
    Perché c’è un sacco di gente che ci guadagna: di là e di qua. Il sistema che tu proponi aumenterebbe questi guadagni: i migranti avrebbero quello che vogliono, e quindi sarebbero incentivati a partire; i datori di lavoro avrebbero la loro manodopera a basso costo (non sfruttata, ma sicuramente a basso costo, altrimenti col cavolo che li assumono), i trafficanti continuerebbero a lucrare, magari direttamente nel paese di provenienza con un nuovo mercato dei permessi di soggiorno (in paesi molto corrotti è possibile), e nessuno avrebbe l’incentivo a diminuire le nascite, perché ci sarebbe sempre la valvola di sfogo europea, così come le Americhe erano la valvola di sfogo della nostra natalità.
    So che tu non proponi l’arrivo di seicento milioni di persone, ma proponi comunque di rendere attrattiva una pratica che sta causando enormi danni all’Europa, e questo funzionerebbe da incentivo nei confronti, potenzialmente, proprio di centinaia di milioni di persone. La repressione pura non è mai una soluzione, infatti ci vogliono anche altre cose (redistribuzione, ecc), ma non si può neanche farne completamente a meno.
    Riguardo alla definizione di società civile, anche questa potrebbe essere soggettiva. Per me non è civile una società che non si oppone a ciò che la danneggia e che non è nemmeno giusto. Per me non è civile una società che finge che le cose siano diverse da quello che sono, che non sa proteggersi e proteggere il proprio ambiente.

  49. Non sono passate nemmeno 4 ore dalle pubblicazioni dell’ultimo commento, e su ‘la Repubblica’ l’ennesima notizia di naufragio con morti nel canale di Sicilia. I sottotitoli:
    «Immigrazione: verità e falsi miti sugli sbarchi, che sono tanti ma è sbagliato parlare di “invasione”»
    «Sbarchi, il Viminale : “Le regioni accoglieranno i migranti in proporzione alla popolazione”»

    Cavolo: Angelino ha letto la mia proposta sul tuo blog! Anche se, se i centri di accoglienza restano quelli che sono e ci continueranno a lasciare marcire i profughi per un anno e più, è facile prevedere come andrà a finire.
    Speriamo che l’attenzione dei media non scemi, e il problema non finisca in quel gigantesco dimenticatoio in cui si incancreniscono fino a esplodere tutti i problemi di questo paese.

  50. Scusa Gaia, non avevo letto il tuo ultimo post, a causa di un mancato refresh della pagina.

    Io non voglio rendere ‘attrattiva’ la venuta dei migranti in Italia o in UE: credo solo sarebbe meglio se fosse regolarizzata, proprio per stroncare il lucro che ne fanno dalla parte africana i trafficanti di uomini, e dalla parte nostrana gli sfruttatori e gli schiavisti.
    Sono d’accordissimo con te sulla determinazione del punto esatto di saturazione della nostra capacità di assorbimento dei migranti, che potrebbe essere – come dici tu – anche già stato superato. Io però mi accorgo, dalle mie parti, che ce ne sono tanti che lavorano in nero, e ho motivo di sospettare che ancora un po’ di posto ce ne sia.
    Il problema che volevo additare prima, e che poi è stato oscurato dal fuoco delle polemiche, è proprio questo: in nazioni più organizzate, come la Germania o l’Austria (in Austria hanno una specie di green-card per gli extracomunitari che risultano utili al loro mercato del lavoro), i governi riescono a determinare il fabbisogno di domanda interna che possono coprire, e accettano o respingono le persone a seconda delle proprie necessità.

    E’ brutto da dirsi, ma il baratto è proprio questo: se tu migrante vuoi davvero stare qui a lavorare, allora impari la lingua, ti integri, e fai un lavoro che ti assegno anche se a basso salario. E’ pur sempre una forma di ‘sfruttamento’ della parte debole del rapporto (il migrante), ma a loro va bene così, perché preferiscono essere sfruttati qui dallo Stato, piuttosto che morire di stenti lì dove sono nati. Il portiere di una delle case della mia giovinezza, un simpatico toscano, mi raccontava della sua esperienza nelle miniere di carbone del Belgio, credo negli anni ’60-’70, proprio come lavoratore ospite. Raccontava che era davvero dura. Poi decise che stava meglio in Italia e, raccolto il gruzzolo che comunque era riuscito a mettere da parte, ritornò in patria. E’ ovvio che come soluzione non è il massimo, ma almeno i migranti sono ‘sfruttati’ dallo Stato, che è sicuramente meglio di un caporale della camorra, e inoltre ciò dà l’opportunità allo Stato di controllare più direttamente il fenomeno. Il problema diviene allora anche di politica industriale: capire il fabbisogno di manodopera non specializzata in Italia, e il punto di saturazione del mercato connesso. Non mi chiedere come facciano negli altri paesi: il nostro dramma è che qui manca un piano, una progettualità di politica industriale tout-court.

    Perciò demandiamo tutto completamente agli altri: o paghiamo Gheddafi per non far partire proprio i migranti, ci pensi lui in qualsiasi modo, basta che noi non lo sappiamo per dormire sonni tranquilli, oppure chiediamo all’Europa una sorta di supplenza nella risoluzione del problema. Capiamoci bene: io sono il primo a dire che l’UE sia coinvolta in prima persona e debba intervenire – fosse solo per il fatto che i migranti non sono stupidi e sanno che si sta meglio in Germania che da noi -; però faccio anche autocritica da italiano e penso che, se non vogliamo derogare ad altri scelte che poi finiremmo inevitabilmente per subire e recriminare (anche se inutilmente perché poi troppo tardi), forse sarebbe il caso di capire come siamo messi, quali obiettivi vogliamo raggiungere, quali mezzi abbiamo e come vogliamo muoverci. Solo poi, con gli obiettivi ben chiari, si potrebbe andare a contrattare con l’Europa, pretendendo disposizioni e mezzi utili ai nostri obiettivi. Insomma, un po’ di sano egoismo, una volta tanto.

    Il mio rammarico sta nel vedere che alcune questioni non sono affatto prese in considerazione, e siamo inchiodati ai soliti proclami televisivi e alle esternazioni da tweet che si polarizzano sul ‘SI-ai-respingimenti’, ‘NO-ai-respingimenti’. Possibile che non si possa fare una discussione pacata su tematiche che, per la loro intrinseca complessità e interrelazione, non possono essere esemplificate con ragionamenti semplicistici? La trattazione di questioni complesse può anche essere resa più semplice, ma mai elementare, perché elementare è l’opposto di complesso e si finisce di parlare di una cosa per un’altra. Però, abituati come siamo ai pensieri a 140 caratteri o ai fumetti di whatsapp, figurati.

    Scusa per il (solito) sfogo da vecchio bilioso e reazionario.
    Quando ti scriverò che “Si stava meglio quando si stava peggio”, ti autorizzo a mandami una pasticca di cianuro, o un libro di Moccia che è lo stesso, così la faccio finita.

  51. I libri di Moccia, ecco un’idea per dissuadere qualsiasi tipo di immigrazione! 🙂
    Comunque, io credo che il motivo principale per cui gli altri paesi possono rimandare indietro chi non vogliono sia geografico, perché siamo noi destinatari degli sbarchi, e politico, perché le attuali leggi europee, a nostro svantaggio, ci costringono a tenere qui gli immigrati che non vogliamo e che non vogliono neanche stare. D’altronde, che non sia facile negoziare condizioni diverse lo dimostra il caso della Svizzera: vota contro la libera circolazione dei migranti (se ho ben capito, non ricordo i termini esatti) e l’Europa minaccia fuoco e fiamme: come osi!
    Più che una politica europea, forse sarebbe meglio che ognuno faccia la propria in spirito di autodeterminazione, non lo so. Alle persone non si può dire: “li vuoi? Prendili tu!”, perché non ha senso, ma agli stati sì. Anziché condannarci ci diano una mano, e se non ce la danno ci lascino liberi.
    Comunque, io non sono campana ma ti garantisco che se c’è un luogo al mondo dove non c’è posto per altra gente è proprio la tua regione: ha una densità di popolazione che è tre volte quella della Cina, un ambiente completamente devastato, un’alta disoccupazione ed emigrazione e la più alta natalità d’Italia. Non significa nulla che ci siano lavoratori in nero: potenzialmente potresti assumere lavoratori all’infinito, ma solo se consideri l’economia come completamente slegata dalle risorse di una terra, e sappiamo che questo dura poco.
    Si potrebbe dire che ci sia più “posto” in Friuli VG, ma è questo il punto: già la crescita della popolazione e dell’economia ha distrutto la mia regione, io vorrei salvare il salvabile e tornare indietro, non sacrificare quel poco che ci rimane agli errori e ai bisogni altrui – come non vorrei che altri lo facessero per me.

  52. Sono d’accordo con te che abbiamo un sacco di problemi qui al sud in generale, e in Campania in particolare; ho fatto quella considerazione perché, leggendo i dati sulla distribuzione dei migranti in Italia, ho scoperto che sono quasi tutti concentrati al nord, e non mi sembrava giusto che le regioni del nord si sobbarcassero la parte maggiore del carico. Qui al sud abbiamo un sacco di problemi ambientali: dissesto idrogeologico, messa in sicurezza di pendici montuose, alvei fluviali; ci sarebbero da fare lavori di bonifica quasi ovunque, c’è il problema della terra dei fuochi, la riconversione delle poche industrie decotte in imprese di green-economy, nelle energie alternative, in infrastrutture, etc. Insomma i campi in cui rimboccarsi le mani ce ne sono, e qualcuno è pure urgente, per cui se si trovassero i finanziamenti, e ovviamente delle persone serie e capaci di terminare un progetto in ere non geologiche(*), pensavo che magari una mano ce la potevano dare proprio i migranti, visto che le nuove leve sono abbastanza allergiche a tutta una serie di lavori manuali. Magari il sud e i migranti nordafricani potevano essere per l’Italia quello che la DDR e i migranti della ex-URSS sono stati per la rinascita della Germania. Così si rimetteva in moto anche il circo economico di PIL -> mercati -> finanza, etc. e tutti gli economisti giubilavano.

    Il problema è che resteremo noi al sud con i nostri odiosi problemi e la solita desolazione cronica da ghost-cities di un lontano far-west, e voi al nord con più immigrati di quanti ne possiate sopportare, vaganti senza meta nelle città con il solo obiettivo di arrivare alla fine della giornata.

    Non abbassare la guardia per il tuo Friuli, cercate di evitare che in posti così belli compiano gli stessi scempi che hanno già perpetrato da noi. Dopo, ritornare indietro, è quasi impossibile.

    ____________
    (*) Pensa che qui a Napoli i cantieri per la nuova linea 1 della Metro, che deve ancora finire, sono iniziati nel 1976 (per il progetto risaliamo al 1963). Ci abbiamo messo 38 anni… 38 anni per una linea metropolitana, e mancano ancora un paio di stazioni, manco se avessero scavato le gallerie con le picozze e le vanghe. L’unica spiegazione plausibile è che viviamo in una distorsione spazio-temporale creata dalla massa magmatica del Vesuvio, di cui nessuno si è mai accorto.

  53. 🙂
    Non credo sia una questione di buona volontà, rispetto ai lavori manuali, ma di paga, condizioni di lavoro, e forse anche un po’ di cultura.
    Mi è capitato di passare a piedi per un anello di borghi a nord di Udine lungo la cui strada erano state appese delle tavole dipinte (o erano mosaici? mi pare di no) che raccontavano la storia locale. Le avevano volute gli abitanti per preservare la memoria dopo il terremoto. Una di queste mostrava un intero paese all’opera per costruire non so quale edificio che gli serviva. Per me questa è la cosa migliore: farsi i lavori da soli. Certo, dovremmo reimparare un sacco di cose. Se importi gente che ti aiuti, magari poi le persone vogliono fermarsi, non puoi cacciarle via appena hanno finito, e allora i problemi ambientali si aggravano a causa dell’aumento di popolazione. Una buona politica sarebbe far entrare tante persone quante ne escono, magari con piccoli margini, e i lavori che servono farseli da sé. Ci sarebbe utile: se venisse un terremoto adesso, dubito fortemente che riusciremmo a ricostruire da soli come l’altra volta, visti tutti i saperi manuali che sono andati persi…

  54. La perdita dei saperi manuali: sarebbe l’argomento per un bel post. Quando a volte mia madre mi racconta dei tempi di sua nonna, mi avvilisco pensando che quelle persone, che la mia mente tende automaticamente a percepire come “tecnologicamente arretrate”, si producevano da sé il pane, la carne, le conserve, i vestiti, una parte dell’energia, erano capaci di curarsi in autonomia piccoli malanni senza ricorrere al medico. Avevano, seppur limitatamente, le competenze di panettieri, macellai, operatori dell’agroalimentare, zootecnici, agronomi, sarti, tecnici idraulici, infermieri.

    Io riesco a mettere in comunicazione elaboratori diversi e distanti tra loro, a tracciare il cammino dei datagram in una rete, o a ricavare una mole di informazioni da un’altra mole di informazioni. Sono in grado di sapere in tempo reale che tempo fa dall’altra parte del mondo, di parlare con mio nipote guardandolo negli occhi anche se è in un’altra nazione, di trovare il tragitto più breve che unisce due posti in una località a me completamente sconosciuta, o di conoscere le probabilità con cui svilupperò una particolare patologia.

    Eppure, ne ho la certezza, se io e la mia bisnonna ci trovassimo su di un’isola deserta, o in un contesto post-apocalittico senza corrente elettrica, carburante, negozi di alimentari o ospedali, credo che sarebbe lei a dirmi cosa dovrei fare, e non viceversa. Un marziano che passasse lì per caso e assistesse alla scena, parlerebbe di progresso o di regresso?

  55. Mah
    Purtroppo sul problema demografico e migratorio c’è lo stesso approccio antropocentrico – umanista che… non fa i conti con la realtà ovvero con ciò che è alla base di tutto: risorse e limiti nelle risorse.
    Ancora, lo sottolineo di nuovo, l’illusione di gestire in modo “civile” fenomeni che sono cruenti (la crescita demografica ha la dinamica di un insieme di cellule a proliferazione impazzita, potete anche chiamarla tumore o neoplasia) in modo incruento (“civile”).

    In un certo senso, come amante della filosofia, io mi rallegro che questa feroce dinamica biologica aumenti di intensità: prima o poi dovremo tornare alla realtà della biologia e delle migrazioni, dovremo pure tornare alla storia, osservare massacri e genocidi che da sempre sono connaturati alle migrazioni che da sempre sono fenomeni cruenti.
    Massimo Fini auspicava l’aumento delle crescite (in questo caso demografica da immigrazione) in modo che i nostri sistemi collassino prima.

    Infine,non posso che osservare stupito la giustificazione che siano le idee e non i comportamenti ad essere importanti (l’esatto di ciò che io ritengo realtà, importante). Infatti uno dei problemi dei filo massmigrazionisti è proprio quello di… non fare i conti con la realtà nel loro sistema di credenze

    o – Piano di sviluppo industriale
    o – Sradicare xenofobia e razzismo
    o – Serve una legge quadro…
    o – Non si può contrastare la migrazione
    o – …

    che sono ancora quelle di un credo progressista, produttivista, globalista, tecnoteista.

    Alla fine diventa proprio quella svampitudine che io trovo, amico dell’etica e intollerante alla morale, del far conto con le proprie scelte.
    Stamani la Caritas ha divulgato un appello: hanno finito scarpe e vestiti.
    Allora, una persona che non sia negli iperspazi del buonismo campato per aria, dovrà pure porsi la questione di recuperare ancora xy mila “completi” vestiario – calzature. Con quali denari? Dove? a debito?
    Si saranno chiesti – o no?! – abbiamo tot abbigliamento e tot paia di calzature. E se arrivano in 3*tot? in 4 * tot? cosa succede?
    Qualsiasi persona che abbia cognizione minima di gestione di processi si pone queste domante: se l’ipotesi A non si verificasse, se l’imprevisto B si verificasse, che piani abbiamo?

    Non siamo a ragionamenti metafisici, direi, di assoluta e straordinaria complessità, siamo all’aritmetica delle risorse.
    Poi segue l’aritmetica dell’alimentazione, l’aritmetica degli alloggi, la famosa citta da [300k 500k] creata dal nulla ogni anno etc.

    Ho risorse? Se sì quante?
    Una volta che ho sistemato il passo 1 e 2 del processo cosa succede?
    Se il processo che gestisco comporta un suo aumento quali piani ho?
    Le mie scelte sono coerenti? Scarico gli effetti/conseguenze sugli altri?
    Suppongo di accogliere xk migranti, se ne arrivano il doppio come lo gestisco? Cosa succede?

    Ecco, sapete cosa rispondono i religiosi (che poi sono causa di questo tumore umano? “Dio vede e provvede” o il suo corrispondente in arabo Insallah.
    Michele qui auspica “piani di sviluppo industriali”.
    Dovrei raccontare una testimonianza sui palestinesi cristiani a proposito della loro scomparsa per incontinenza riproduttiva palestinese “Insallah” della parte islamica della popolazione ma è già troppo lungo.

    Dovrei prendermi un po’ di tempo e documentare ancora con una piccolissima, infinitesima parte, un paio di dozzine di altri documenti su casi, di fatti, di documenti, di misure. Anche solo sull’affermazione “Non si può contrastare la migrazione” che è falsa, esistono decine di paesi di cultura, religione, continenti, stato di censo, politica più diversi che hanno un contrasto anche violento alla migrazione e leggi draconiane.
    Però i sistemi di credenze sopravvivono. Quindi inutile.

    Da questo punto questa prima ondata di migrazione di massa (di ordine ca. 10^1 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso) e le successive avranno il pregio di riportarci rudemente alla realtà, ai suoi limiti.
    Ma non ne sono così sicuro.
    Prima perché sarà troppo tardi
    Secondo perché gli stessi miti (come quello babelico) insegnano della hybris di homo e del suo non voler prendere atto dei limiti.

    Infine, visto che si è tentato di aggirare la provocazione di essere diretti e di agire personalmente nel sostenere la migrazione di massa a cui si è favorevoli/non contrari con la scusa dell’importanza delle idee, alla Caritas risponderemo che è sciocco pretendere scarpe e abbigliamento, è importante avere un’idea di scarpe e abbigliamento.

  56. Auspicare la violenza e il tracollo, quando questi sono evitabili e le loro possibili conseguenze positive sono ottenibili in altri modi, è un atteggiamento disgustoso. Se si può ridurre la sofferenza e al tempo stesso raggiungere lo scopo non vedo perché non provarci prima. Se non altro per egoismo, per evitare di restare noi stessi vittime (io avrei anche altri motivi, ma già questo è uno).
    Sul resto sono d’accordo.

  57. Gaia

    La questione è quella dell’indicare la luna e soffermarsi sul dito.
    Auspicare la violenza e il tracollo è esattamente il duale del negarle.
    Solo che noi (intendo noi homo) tendiamo quasi sempre a rimuovere il duale ombra. a demonizzarlo.
    Faccio un esempio a tema: è del tutto ovvio sentire quotidianamente politiche imbecilli (sono politiche criminali) di sostegno alle famiglie numerose.
    Qualcuno sbuffa o alza le spallucce.
    Ora, prova ad andare in giro e a sostenere politiche di disincentivo alle famiglie numerose. Questo crea reazioni furibonde e il livello dello scontro verbale diventa subito massimo.
    Perché si può parlare solo di politiche di sostegno alle famiglie numerose e NON si può parlare di politiche di disincentivo alle famiglie numerose?
    Perché la logica e il razionalismo cedono il passo alla morale e ai suoi meccanismi. Semplicemente non puoi accennare alla metà ombra, esci dai paletti rigidi degli intervalli di correttezza e accettabilità definiti dalla morale, ottenendone reazione adeguata.
    Ma il mondo non è la mappa che la morale ne dà. Esiste il duale ombra di ogni “luce” anche se ciò è massimamente indigesto alla morale che vuole la sconfitta del male da parte de il bene. Interessante questo patologia del pensiero che è così profonda nella cultura dei monoteismi.

    Ora, io non ho alcun interesse che non sia quello filosofico, ecologico per questa diatriba pro immigrazione di massa o anti immigrazione di massa.
    Però essa è Il Problema.
    Già porsi il problema è massimamente scomodo se non doloroso (io considero che esso NON abbia né avrà una soluzione, torniamo alla metafora-iperbole de “L’elefante in una stanza” di Chefurka).
    A questo si aggiunge l’ulteriore scomodità antipatia sgradevolezza di dover ricordare la diagnosi infausta e venire contrastati, dileggiati o insultati per aver ricordato… l’aritmeticamente ovvio.

  58. Io penso che sia necessario descrivere cosa potrebbe succedere, anche a tinte fosche, per convincere le persone ad agire. Tra pronosticare sventura per scongiurarla e aspettare impazientemente che si verifichi alle volte il passo è breve – anche per poter dire di aver avuto ragione, e ottenere che le proprie proposte siano prese in considerazione. Prendiamo un altro esempio: i cambiamenti climatici. A parte l’ovvio, cioè che il clima sta cambiando e le temperature aumentando, qualcuno sa dirmi cosa sta succedendo? Cioè: sta succedendo che le persone ignorano il pericolo persino quando inizia a manifestarsi, oppure che finalmente hanno capito, e prima che avvenga di peggio iniziano a prendere delle misure?
    Stanno succedendo entrambe le cose. Io sto con quelli che provano a fare qualcosa – né con quelli che ignorano, né con quelli che aspettano il peggio per dire ‘ve l’avevo detto’.

  59. Perché il tranquillismo è (da sempre) così diffuso?
    Perché la psicologia evolutiva considera solo i pericoli immediati e trascura quelli non immediati.
    Il prendere atto di un problema può anche risvegliare l’incubo reale che non ci sono le risposte soluzioni che ci piacciono/piacerebbero.
    Il sapere ti obbliga a interrogarti sulle risposte e quindi sul fatto che esse ti piacciano o non ti piacciano.
    Considera che molti dei problemi di ecologia sono connaturati alla dimensione “in grande” / esponenziale in ulteriore crescita della specie e questo caratterizzazione è insostenibile e quindi infausta.
    Oltre a questo, molte persone sono interessate per ego, per credenze, per BAU, per vicinanza, per interesse politico, etc. al mantenimento dello status quo o addirittura al suo peggioramento.

    Tu hai l’autorità morale, con la tua vita di decrescita, tu stai facendo qualcosa
    (pure io, anche se non sono per alcune questioni ad una decrescita così spinta).
    Ma… anche in questo c’è un aspetto paradossale.
    Se molte persone decrescessero in impronta, la diminuzione della domanda di risorse ne comporterebbe una diminuzione di prezzo, andando a sollecitarne un aumento della domanda (paradosso di Jevons).
    Per quello Massimo Fini, provocatoriamente, ma anche con razionalità, ritiene che per far collassare prima i sistemi accrescitivi sia necessario… aumentarne la crescita. Non ha affatto tutti i torti. Dipende solo dalla scala temporale.
    E poi dal fatto che tu consideri homo sopra il resto del pianeta vivente (in tal caso questa posizione è blasfema, visto che è antagonista all’antropocentrismo) oppure consideri homo una parte (perniciosa) di Gaia che è necessario diminuire massimamente nel minor tempo possibile per diminuirne gli effetti distruttivi.

  60. Siccome state riscrivendo “I promessi sposi”, mi limito a un’affermazione lapidaria: gli unici concetti CONCRETI che ho letto in questa lunghissima pagina, quelli che manifestano un approccio con i piedi per terra e la testa sul collo, sono quelli di UUIC. Un pochetto ci si avvicina Gaia, quando tenta una mediazione (che peraltro non ritengo possibile né costruttiva). Per il resto, ideologia spinta (quello che UUIC chiama “approccio religioso”)..

    Ma non dovevano essere morte, le ideologie? Da cosa nasce questo ritorno di fiamma? Non è difficile valutare le cose rimanendo su un piano concreto, il più delle volte basta provarci.

  61. Tratto da un’intervista ad Alan Weisman (“Conto alla rovescia: quanto ancora potremo resistere?”, Einaudi, 2014)

    Quali sono i Paesi più colpiti dalla sovrappopolazione?
    «Per scrivere questo libro ho visitato venti tra i Paesi più rilevanti per il peso di questo problema o per come lo affrontano. Dal Pakistan, che per il 2030 avrà tanti abitanti quanti gli Stati Uniti ma in un territorio grande quanto il Texas, alla Cina, che nel 2040 avrà oltre 100 milioni di ottantenni, e al Medio Oriente, dove palestinesi e israeliani ortodossi puntano anche sulla prolificità per avere gli uni la meglio sugli altri, in una terra limitata e già supersfruttata. E ho avuto delle sorprese: per esempio l’Iran, un Paese tradizionalista, sulla questione demografica si è mostrato invece illuminato».

    Che cosa ha fatto l’Iran?
    «Come in molti Paesi musulmani, la prolificità è stata un valore per molto tempo. Ma alla fine della guerra con l’Iraq, nel 1988, gli iraniani organizzarono un summit dove gli esperti diedero dati allarmanti all’Ayatollah Khomeini, che pur disprezzando gli economisti diede loro ascolto. E poi disse: “Fate quello che è necessario”. Li autorizzò insomma a far cambiare idea all’intera popolazione iraniana, contraddicendo quanto era stato detto negli anni precedenti, ossia che nove figli per donna erano un dono di Dio. Sui manifesti, in tv e nelle prediche dei mullah il messaggio divenne: “Un figlio va bene. Due bastano”. Medici e ostetriche si spinsero fino ai villaggi più sperduti per portare anticoncenzionali e assistenza medica. Non ci furono vasectomie obbligatorie, come in India sotto Indira Gandhi, né obblighi come il figlio unico cinese, ma ci fu la più incredibile inversione nel ritmo di crescita demografica della storia».

    Come sono riusciti a ottenerla?
    «L’istruzione femminile: nel 1975 solo un terzo delle iraniane sapeva leggere. Nel 2012 oltre il 60 per cento degli studenti universitari erano ragazze. C’è chi lavora per questo anche in Pakistan: ho conosciuto Asma Tabassum, che dirige una scuola nei dintorni di Karachi. Nel suo villaggio tutti hanno sei o sette figli perché il principale modo per sopravvivere è pelare i gamberetti, e solo i bambini e le donne hanno dita abbastanza piccole per farlo. La comunità non permette agli insegnanti di parlare di pianificazione familiare. Però questi hanno aggirato il problema. Organizzano incontri delle studentesse con donne che fanno i lavori ambiti: l’insegnante, l’infermiera, il medico, la hostess. Parlando con loro, le ragazze scoprono che in genere queste donne hanno al massimo due figli. L’istituto demografico di Vienna ha realizzato uno studio rivelatore: dice che se l’istruzione fosse davvero accessibile ovunque, per il 2050 avremmo tutti al massimo due figli e saremmo un miliardo in meno invece che oltre due miliardi in più».
    _____________________

    Faccio notare che, anche secondo Weisman, il contraccettivo più efficace – dunque il miglior antidoto alla sovrappopolazione – sia la cultura.

    Non i respingimenti.

    Quando vivi in posti come a Tabassum, per sopravvivere hai solo due opportunità: o fare tanti figli, perché sono più braccia che lavorano (vedi i gamberetti di cui sopra), oppure emigrare. Ma è così difficile da accettare?
    Noi invece chiediamo a queste persone di limitare le nascite, perché la sovrappopolazione è il nemico dell’umanità numero uno, ma anche di restare dove stanno, perché altrimenti venendo nei nostri paesi aumentano la nostra impronta biologica. In soldoni: restate dove siete, e crepate in maniera ecosostenibile. Noi, dalle comodità dei nostri salotti, canteremo in vostro onore una prece, però in un mondo più bello, ordinato ed ecologico, grazie al vostro sacrificio. Io, se fossi un cittadino dell’africa subsahariana, eufemisticamente parlando non la prenderei proprio bene questa idea. Proprio no.

    Se si vuole che qualcuno segua coi fatti le nostre parole, bisogna offrirgli soluzioni, non coercizioni.

  62. Michele, mi dispiace ma non è così semplice. Le autorità iraniane ora stanno facendo campagne estremamente aggressive (e sessiste) per convincere gli iraniani a fare più figli. Da quello che ho letto (un esempio) il motivo principale per cui questo non sta funzionando è che l’economia iraniana non va tanto bene e crescere un figlio costa. Quindi le coppie, che hanno visto i vantaggi di famiglie ridotte, ci pensano due volte prima di farne di numerose.
    Ci sono paesi, come il Bangladesh o la Thailandia, ma anche la Cina prima ancora della politica del figlio unico, dove la contraccezione ha portato a una riduzione delle nascite ben prima sia del miglioramento economico sia dell’emancipazione femminile – anzi, queste due sono state conseguenze, non ragioni della diminuzione del numero di figli per famiglia.
    All’ipotetico africano subsahariano di cui parli, io chiederei: ma è davvero colpa nostra se sei povero? E se sì, perché vuoi emigrare nel paese che ti sta sfruttando e contribuire a questo sfruttamento invece di cacciare noi sfruttatori dal tuo?
    E comunque, non è solo colpa nostra. Ho studiato precisamente questo all’università, e la cosa principale che ho imparato è che nessuna spiegazione semplicistica funziona.

  63. Preciso: io sono assolutamente favorevole all’istruzione femminile. Solo che ho approfondito l’argomento popolazione e mi dispiace vedere offerte spiegazioni semplicistiche e comode. A fermare la crescita della popolazione possono esserci numerosissimi fattori, di cui l’istruzione femminile è uno, importante, ma non indispensabile né unico.

  64. Gaia, io non affermo che se i paesi del terzo mondo versano in pessime condizioni economiche e sociali sia colpa nostra. Avremo anche responsabilità storiche quali colonialismo, tratta degli schiavi e chi più ne ha più ne metta, però non ho alcuna fatica a riconoscere che una buona parte della responsabilità sia anche loro.

    D’altra parte, credo anche che la nostra civiltà, vuoi per cultura, vuoi per tecnologia, vuoi per capacità economica o militare, abbia molti più strumenti delle corrispettive che contraddistinguono i paesi sottosviluppati. Da ciò scaturisce, a mio avviso, un dovere morale delle nazioni più sviluppate nell’indicare a quelle meno sviluppate comportamenti virtuosi che orientino nella giusta direzione la soluzione dei problemi, facendo salve le contingenze e le specificità locali. Se in India vogliano praticare la vasectomia, piuttosto che utilizzare altri metodi contraccettivi, oppure imporre sanzioni governative, per me va bene qualsiasi cosa, basta che sia una soluzione condivisa e accettata dalla popolazione, anche se a fatica.

    Quello che condivido di meno è l’approccio, che riesco a leggere soltanto in chiave NIMBY, dei discorsi alla Le Pen o alla Salvini del tipo: no all’ingresso degli immigrati in Europa. Il ‘NO’ tout-court mi pare voglia dire questo: noi qui non vi vogliamo; poi potete fare quello che volete: andare in altri paesi che non siano il nostro, restare a casa vostra anche facendo 20 figli a famiglia, distruggere l’economia e la cultura del vostro paese, etc. Se tu ascolti i loro discorsi, non c’è alcun tentativo di capire il problema vero che poi origina i flussi migratori. Perché, come ben ricordi tu, è qualcosa di estremamente complesso, che non si presta a banalizzazioni o esemplificazioni. Quello che trovo difficile digerire in quei discorsi è proprio l’occultamento del problema alla base: visto che ho difficoltà a capirlo ed analizzarlo, e a trovare soluzioni da proporre all’elettorato, allora semplicemente lo ignoro e dico: fate quello che volete, ma non nel mio giardino.

    Questa chiusura egoistica ed egocentrica nella propria idilliaca piccola realtà locale a mio avviso è davvero suicida: mi ricorda la follia della celeberrima orchestra del Titanic che continua a suonare nella splendida sala grande, perché l’acqua è ancora fuori, e l’inclinazione della nave non impedisce di continuare. Se paragoniamo i flussi migratori all’acqua dell’atlantico, prima o poi quell’acqua arriverà anche da noi, per quanto continueranno ad esserci persone che urleranno ‘no agli immigrati’ con le vene gonfie sul collo. L’acqua non si ferma se gli urli contro.
    Allora, invece di illudere le persone con pseudo-soluzioni del tipo leghista, forse sarebbe il caso di studiare meglio il problema.
    Io lo ripeto: non ho (ovviamente) la soluzione in tasca, ma a mio avviso i respingimenti fini a se stessi non sono una soluzione, se non accompagnati da altri, grossi, strutturali interventi.
    E’ come stare nella sala da ballo del Titanic e chiudere la porta, perché comincia ad entrare l’acqua.

  65. I paesi “ricchi” cercano di “aiutare” i paesi “poveri” (notare le virgolette) da sempre. Per alcuni anche il colonialismo ha compreso forme di aiuto. È questo il problema. Uno dei dibattiti più annosi e irrisolvibili è tra coloro che pensano che chi sta peggio vada aiutato, ovviamente secondo la propria idea di peggio, di meglio, e di aiuto, e tra chi pensa che la cosa migliore sia lasciare ognuno libero di decidere come voler stare e come arrivare a questo stato. Ovviamente esistono anche posizioni intermedie.
    La posizione dei partiti anti-immigrazione europei è principalmente egoistica, è vero, e molto superficiale. Ogni tanto si sente dire un leghista “aiutiamoli a casa loro”, ma non ho mai capito esattamente cosa intenda.
    Ma a buone intenzioni possono seguire pessimi risultati, e viceversa. Quanti danni hanno fatto i benintenzionati missionari, medici, militari, rappresentanti di ONG occidentali, e quanto bene? Ognuno di questi era convinto di fare del bene (compreso portare la democrazia con le armi o almeno qualche aiuto), ma le conseguenze sono di straordinaria complessità – né solo bene, né solo male.
    La mia personale idea è che ognuno debba pensare innanzitutto a sistemare la propria situazione e a non danneggiare gli altri. Fatto questo, ed è già un lavoro che prende vite intere, è ammissibile dare solo l’aiuto richiesto, valutando le motivazioni della richiesta. Infine, se proprio vogliamo andare oltre, possiamo aiutare gli altri a non danneggiare se stessi e noi. Per questo io trovo accettabile distribuire contraccettivi nei paesi poveri: perché non è ipocrita. Lo facciamo anche per evitare una catastrofe che toccherebbe anche noi. Aiutare qualcuno in maniera del tutto disinteresssata, in base a parametri nostri, alla fin fine è un’ingerenza e basta. Chi siamo noi per decidere cosa è meglio e cosa è peggio per qualcuno di diverso da noi? E anche se questo qualcuno ci chiede aiuto, lo fa a nome di se stesso o di un popolo intero? Guarda quanto sono spaccati certi paesi, ad esempio, tra estremismo islamico, aspirazioni occidentali, e mille altre vie. Come intervenire? Non è meglio lasciar perdere, limitandosi a correggere le nostre società, così da dare il miglior esempio possibile e lasciare che lo segua chi vuole?
    Nonostante io abbia studiato cooperazione allo sviluppo, anzi, proprio per questo, ho deciso di stare in Italia, paese ricco, per limitare i danni che fa e correggere la rotta, anziché impantanarmi in una cooperazione sulla cui giustezza ed efficacia nutro ancora enormi dubbi. Ora mi interesso di popolazione perché ha delle conseguenze anche su di noi – non perché noi valiamo più di altri popoli, ma perché se ognuno pensa agli altri anziché pensare a se stesso rischia di fare più danni che altro. Tutto quello per cui io lavoro e rifletto condividendo le mie riflessioni rischia di essere vanificato dall’aumento di popolazione. Per questo penso di avere voce in capitolo su quanti figli fanno gli altri – così come loro hanno voce in capitolo su quante risorse estraiamo dai loro paesi. Al di là di questo, ripeto, ognuno pensi a risolvere i propri problemi e a non causarne ad altri.

  66. Ci sono molte credenze e un approccio autopenitenziale.
    Anche perché molte persone hanno la coda di paglia. Sanno della insostenibilità della cultura in cui vivono, provano sensi di colpa e allora credono che garantire a tutti il loro sistema di vita insostenibile sia “giusto”.

    Molte di queste persone che hanno un approccio (anti)razzista alla questione, le stesse che scelgono speculativamente la Kyenge principalmente per la sua provenienza, sono le stesse che, razzisticamente, postulano che le società occidentali debbano intervenire nelle questioni interne di altre culture.
    La aberrante giustificazione ideologica dei francesi e di quello squallido figuro fondamentalista di Bernard-Henri Lévy a sostegno dell’aggressione alla Libia e dell’assassinio di Gheddafi, l’altro giorno Massimo Fini ha citato l’eccezionalismo falsipocrita delle canaglia USA sono solo due dei casi di (anti)razzismo sofisticato e adulterato da una glassa dolciastra di politicamente corretto. La capacità criminogena e di inquinamento rimane non solo massima ma ancora, più pericolosa perché travisata.
    I disastri che hanno fatto l’islam degli arabi e il cristianesimo degli europei sono una di questi casi di devastazione culturale prima, poi ecologica, sociale in Africa, ai quali si sono aggiunti di recente il consumismo, il tecnoteismo progressista, il liberismo e altri di questi inquinamenti.
    Il Divide et impera delle canaglie USA ha martoriato l’Iraq: dopo l’assassinio di Hussein hanno portato il paese all’implosione.
    Naturalmente rimane una maggioranza di paesi nei quali non ci sono responsabilità italiane come il Pachistan, l’Indonesia, come il Marocco, la Siria, la Palestina e Israele, l’Egitto, il Congo, il Ruanda, paesi del Corno d’Africa, niger, Ciad, la Siria, il Bangladesh etc. che sono in deflagrazione demografica per i quali gli unici responsabili sono .. essi stessi e sui quali NON c’è alcuna giustificazione alle migrazioni di massa di provenienza.

    Naturalmente, da queste parti, dove gli eccidi dovuti allo straniero nazista sono stati efferati, se vai da Pidini e dici loro che le truppe italiane d’occupazione in Iraq e Afganistan sono alleate dei peggiori delinquenti canaglia del mondo e che i locali hanno il diritto di resistere in ogni modo alle ingerenze straniere, si incazzano come vipere pestate: I nostri erano partigiani, i loro sono terroristi cattivi brutti cacca diavolo (si noti che i nazisti in Italia chiamavano Terroristen i partigiani, la storia si ripete).

    Infine, la crescita demografica tumorale e le migrazioni violente di massa con le quali si manifesta, come tutti i problemi complessi, devono essere aggrediti da TUTTI i fronti possibili e con tutte le terapie, considerati anche i tempi nei quali esse sono efficaci.
    Perché, Michele, poni in alternativa le politiche di emancipazione delle donne e quelle di contrasto alle migrazioni di massa? Non ha alcun senso.
    Se una persona ha una patologia grave
    o – ha terapie d’urto contingenti
    o – dieta specifica
    o – sostegno psicologico
    o – integrazione salina e idrica
    o – attenzione alla qualità del sonno
    o – attenzione alla quantità e qualità del movimento fisico
    o – …

    Non c’è alcuna giustificazione plausibile, razionale per approcciare la sciagura dello tsunami migratorio e della crescita demografica solo su un fronte.

    Quindi
    o – lavorare sull’emancipazione delle Donne, sulla loro istruzione, sul loro diritto all’arbitrio nelle scelte riproduttive, diritto all’aborto come atto ecologico e di libertà personale
    o – sostenere le vasectomie maschili
    o – diffondere nei paesi di origine video sulla vita di merda che aspetta ai clandestini (i messaggi devono essere emotivamente efficaci)
    o – respingimenti alle frontiere e – ancora più importante ed efficace! –
    o – controlli in tutti i luoghi pubblici e rimpatrio immediato e coercitivo di tutti i clandestini (il tam tam tra i migranti diffonderà che non solo è molto difficile tentare di entrare in Italia illecitamente ma che è impossibile rimanerci che è la cosa che funziona di più)
    o – politiche coercitive del figlio unico anche per i migranti
    o – divieto di ricongiungimenti
    o – in caso di necessità di immigrazione in piccoli numeri, permessi di soggiorno solo a figli unici
    o – lotta a tutte le forme di propaganda e di inquinamento religioso, divieto assoluto di costruire nuovi templi per OGNI religione
    o – nelle sedi internazionali lotta sistematica, boicottaggio e divieti di avere sedi e di propaganda in Italia a tutte le organizzazioni nataliste
    o – flussi zero per i paesi che non collaborano e, se necessario, rimpatrio per i loro connazionali al termine del permesso di soggiorno
    o – …

    Carota e bastone su tutti i piani, livelli, fronti possibili.
    Capite che l’inettitudine svampita e pietosa che si attua ora è agli antipodi. Una c’ha un tumore alle ovaie e il diabete e le danno la tisana con tanto zucchero. Follia!
    Siamo mille mila anni luce lontani da questa politica.
    L’Horror Vacui dilaga, la mentalità natalista per la quale fare (tanti) figli è un diritto e cosa giusta non accenna a diminuire.

    Se c’è una cosa che è straordinariamente falsa è che crescita demografica e migrazioni non possano essere efficacemente contrastate.
    La cosa buffa è che poiché questa è una cosa mentale/morale ovvero non voglio contrastarle per la mia morale, per le mie ragioni, per la mia religione/ideologia non si è neppure provato a farla, molte persone credono veramente che non sia possibile.
    Del resto gli stessi accrescitivisti considerano impossibile la decrescita serena, felice, edonistica anche se ci sono decine di migliaia di persone che la vivono quotidianamente, sia pur a livello di radicalità diversi.

  67. @UomoInCammino: continui ad attribuirmi pensieri che non sono i miei. Probabilmente sono infelice nell’esprimermi. E’ facile capire che non sono uno che:

    «…pone in alternativa le politiche di emancipazione delle donne e quelle di contrasto alle migrazioni di massa? Non ha alcun senso….»

    se si legge quanto avevo scritto sopra:

    «…a mio avviso i respingimenti fini a se stessi non sono una soluzione, se non accompagnati da altri, grossi, strutturali interventi….»

    Se con ‘altri, grossi, strutturali interventi’ si intendono anche le politiche di emancipazione della donna, cosa che era facile da desumere leggendo il mio precedente post a cui Gaia ha replicato, ciò implica che per me sono inutili i respingimenti se non accompagnati ANCHE DA politiche di emancipazione femminile.
    Se leggi il successivo post di Gaia, puoi notarvi anche una schietta obiezione critica al mio presupposto ‘interventista’ nei paesi del terzo mondo.

    Poi non lamentatevi che scrivo post-prolissi, se devo continuamente prendere le distanze da cose che non ho detto/scritto… 🙂

  68. Contro le migrazioni di massa io direi:
    – Europa fuori dalla NATO ed emancipata dalla politica estera statunitense che, guarda caso, è stato l’elemento che ha maggiormente destabilizzato, a suon di bombe, molte delle zone di provenienza dei migranti.
    – creazione di un esercito europeo che, in virtù di una maggior lungimiranza e cultura politica europea, faccia delle vere azioni di peacekeeping e tutela diritti umani. Senza far furoi qualche centinaio di migliaio di civili nel mentre.
    – consequenzialmente, sviluppo di una politica estera un filino più onesta, che non voglia imporre accordi capesto, ad esempio sull’agricoltura, a paesi che sono già messi maluccio di loro.

  69. Gli Stati Uniti non sono né il male né il bene, e studiando un po’ di storia si vede che il loro comportamento è abbastanza tipico di quello delle grandi potenze. Che l’Europa sia più lungimirante e abbia una miglior cultura politica è una cosa che ci diciamo da soli per farci piacere, ma non ha nessuna base né nella storia, né nella realtà. Un eventuale esercito europeo che difenda i propri interessi si comporterebbe grosso modo come quello statunitense. Non esistono gli “italiani brava gente” né esistono gli “europei brava gente.”
    Non sono nemmeno d’accordo che sia stata la politica statunitense il maggior fattore destabilizzante dei paesi di provenienza dei migranti. Tanti hanno subito ingerenze diverse (russa in Afghanistan ed Europa dell’Est, francese in buona parte dell’Africa, britannica accoppiata a quella statunitense, cinese in Africa…) e poi ci hanno messo del loro. Non per difendere in blocco la politica estera statunitense, il che sarebbe folle, ma ti faccio notare che l’Italia e il Giappone, che hanno subito quest’ingerenza in maniera pesante, pur con i loro problemi vanno annoverati nella parte pacifica e ricca del mondo. Magari fosse solo colpa degli americani: sarebbe tutto più semplice. Invece i motivi sono tanti.

  70. Mauro for President!

    E pensare che negli anni ’50 stava per nascere la CED (Comunità Europea di Difesa) che i francesi affossarono dopo qualche anno per interessi personali. Poi uno dice che gli sbagli non si pagano: eccome se si pagano, se siamo tutti sulla stessa barca…

  71. Ma scusate, quali sono le prove che un esercito europeo avrebbe risolto qualsivoglia problema? A me sembra l’ennesima utopia senza prove. I caschi blu dell’ONU hanno forse salvato l’umanità? Non capisco la logica qui.

  72. Innanzitutto dovremmo aprezzare quello che l’esercito europeo, nettamente più debole della NATO, non potrebbe fare: guerre con facilità. E allo stesso tempo, non dando man forte all’arroganza e strapotenza americana, non fornendo basi logistiche sul continente, restringerebbe anche il campo d’azione, anche a livello politico diplomatico, della politica imperialista americana.

  73. L’America è entrata nella sua fase di declino. Barack Obama è molto riluttante a intervenire, e non penso che le cose torneranno come prima. Mi fanno molta più paura Cina e Russia.
    E comunque, mi sembra che gli stati europei abbiano iniziato una gran quantità di guerre già da prima che gli Stati Uniti uscissero dal loro isolamento.
    Per non fornire basi logistiche sul continente basterebbe che gli stati cambiassero politica estera. Se non lo fanno i singoli stati, non vedo come potrebbe farlo l’Europa.

  74. Gli Stati Uniti, come ogni potenza egemone, imperialista, sono canaglia.
    Mi riconduca alla provocatoria posizione contrappassistica di Noam Chomsky.
    Essendo più egemoni di altre potenze, semplicemente, sono più canaglia di altre.
    Oggettivamente sono l’unico stato che ha usato armi di distruzione di massa nucleari.
    E’ uno stato nato e sviluppatosi con genocidio.
    Facendo un po’ di contabilità, sono il paese che ha ucciso più homo in assoluto, molto più di nazisti, comunisti e islamici.

    Questo utile anche per disinquinare l’immaginario collettivo degli USA democratici, difensori della libertà, dei diritti, etc. Fuori dagli USA sono tutte sciocchezze che hanno lo scopo di mantenimento dello status quo.

    L’esercito europeo?
    In realtà per contrastare le migrazioni servono azioni di polizia capillari e distribuite, non eserciti.
    Solo che questo NON si vuole affrontarlo neppure con le forze di polizia “ordinarie”: ecco il farsesco teatrino gattopardesco di cui siamo capaci in Italia (ogni giorno che gli altri paesei europei tardano a sospendere gli accordi di Schengen e a respingere alle frontiere i clandestini che scarichiamo su loro, ogni giorno perso a non responsabilizzarci sugli gli effetti delle nostre non-scelte, non-azioni false e ipocrite, è un giorno buttato via.

    Gli eserciti serviranno in futuro quando
    1 – scoppieranno guerre civili tra le varie etnie della macedonia etnica-religiosa in guerra civile dovuta a scarsità di risorse. Ma gli eserciti, come in Siria e Iraq di questi giorni, non servono quando la società collassa.
    2 – nei paesi che avessero utilizzato misure draconiane contro le migrazioni di massa, quando la violenza demografica divverrà esplicita per intensità e incontenibilità per fronteggiare gli attacchi bellici diretti da parte di paesi giovani, sovrappopolati e in grave carenza di risorse.

    Da sempre le guerre sono guerre per le risorse, ignorare la storia è pericoloso.

  75. Per rinfocolare la polemica, sempre nell’ottica de “Il medico pietoso fa la piaga puzzolente” ho voluto ancora una volta sottolineare la responsabilità grave di tutti coloro che NON contrastano crescita demografica e migrazioni di massa con TUTTI i mezzi possibili su tutti i fronti possibili, parte attiva nel sostenere questo problema senza soluzione e tutti i crimini ecologici ed etici che ne derivano e ne deriveranno.

  76. Nel mondo ci sono 50 milioni di profughi – il numero più alto dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Più di metà vengono da Afghanistan, Syria e Somalia; i paesi che ne accolgono di più sono Pakistan, Iran e Libano. Con i cambiamenti climatici e l’impossibilità di certe zone di sostenere la vita umana, sarà sempre peggio. Intanto, un quarto dell’India si sta desertificando.

  77. Ohhhh

    Lasciamo gli indiani democraticamente democratici di aumentare la loro costipanza da 1.1G a 1.5G, magari poi pure a 1.7G. Mangeranno democraticamente sabbia e polvere Produce of Desert.
    Poi ne arriveranno qui magari 200M o 300M.
    Allora ci saranno i filomigrazionisti che agiteranno i loro libretti “accoglienza senza se e senza ma!!” e così diventerà un deserto pure qui (presente cosa fa uno sciame di sobrie cavallette sulla vegetazione di un biotopo?)

    E’ del tutto ovvio che in un mondo con popolazione in crescita esponenziale che si degrada sempre più i profughi aumentino ancor più che esponenzialmente.

    Per Siria e Pachistan rimetto alcuni collegamenti a documenti già citati sopra. Non mancheranno i filomigrazionisti che diranno che siamo cattivissimamente colpevolissimi per quello che succede in Siria e in Pachistan e quindi dobbiamo assolutamente accoglierne alcuni milioni di loro come migranti, no!?

    Siria
    o – Cause ecologiche del collasso siriano

    Pachistan
    o – Mancanza di identità e lealtà nazionale, instabilità in Pachistan
    o – Malthus in Pachistan

  78. [Ho tolto i riferimenti alla mia famiglia perché mi sembrava più rispettoso]
    Ho messo quel link anche per sottolineare che spesso a ospitare più profughi sono i paesi confinanti a quelli in conflitto, non i paesi lontani. Qualcuno sa qualcosa della questione dei pozzi artesiani? Mi sembra un caso in cui la politica sta facendo la cosa giusta e i cittadini e i comitati quella sbagliata, ma sarebbe davvero strano.

  79. Segnalo questo articolo molto interessante, che fa riflettere sul concetto di “colpa” occidentale: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/21/india-modi-mette-sotto-osservazione-le-ong-internazionali-sono-un-ostacolo-allo-sviluppo/1029683/

  80. Gaia, probabilmente hai tolto qualche link per cui non capisco il riferimento ai pozzi artesiani. Ho trovato qualche video interessante in rete sulla questione immigrazione:

    Qui il reportage di ServizioPubblico che mostra come i migranti arrivino in Italia principalmente solo per raggiungere gli altri paesi dell’UE (su 4.000 persone passate da Milano da ottobre a maggio, solo 8 hanno chiesto di restare in Italia)

    Qui un breve servizio su come funziona l’immigrazione in Svezia (da cui si capisce perché molti dei migranti vogliano chiedere asilo lì).

    Qui un altro breve reportage sul partito di estrema destra xenofoba svedese che si oppone all’accoglienza agli immigrati. Interessante notare come, quali che siano le latitudini, le motivazioni dei razzisti siano sempre le stesse: se le cose vanno male (meno soldi all’esercito, meno assistenza agli anziani, etc. etc.), è sempre colpa degli immigrati. Però sono un po’ più civili dei nostri, e almeno non sventolano banane e urlano, che mi pare già tanto.

    Anche il modello svedese, comunque, inizia a mostrare più d’una falla. Il vero problema resta sempre l’integrazione. In Germania, dove il 20% della nuova generazione è costituita da figli di immigrati, stanno provando così.

  81. Credo di aver corretto.
    Riguardo ai pozzi artesiani, non avevo messo nessun link e mi rivolgevo, piuttosto pigramente lo ammetto, ai lettori friulani. È una questione che conosco molto poco e non saprei neanche che link mettere.
    Ho sia avuto esperienza diretta che parlato con persone che hanno avuto a che fare con richiedenti asilo diretti verso il nord Europa (che non li vuole, come ho spesso sottolineato, o per lo meno non li vuole tutti). Una cosa che colpisce è il grande disprezzo che molti hanno per il nostro paese: “questo è un paese di merda”, dicono alcuni di quelli a cui il “paese di merda”, che non li ha invitati, almeno qualcosina sta dando. Certo, non li si può biasimare dato come vengono trattati, non dimentichiamolo, però è una cosa molto triste e significativa.
    Io credo che la situazione sia non solo complessa ma anche ambigua. Abbiamo in mente due stereotipi: quello del barbaro invasore e quello del disperato vittima innocente. Più rifletto su questo tema cercando di liberarmi di ogni sorta di pregiudizi, più capisco che i migranti di cui parliamo, data la loro varietà ma anche diversità di comportamenti e motivazioni, non rientrano facilmente in nessuna delle due categorie. È da questo che deriva l’impasse: chi è convinto che stiamo subendo un’invasione non riesce a vedere la sincera e almeno in parte incolpevole sofferenza, mentre chi parla di integrazione e accoglienza è cieco ai comportamenti aggressivi, al potenziale destabilizzante e anche semplicemente alle pretese di chi migra qui in grandi gruppi (ma non parlo solo di africani o arabi: anche la migrazione cinese è estremamente complessa, e cose simili probabilmente si potrebbero dire della migrazione italiana in America quando era di massa).
    Si fa fatica anche a riconciliare l’aspetto individuale, con cui ci si identifica più facilmente (perdita di persone care o desiderio di rivederle, ambizioni e sogni personali, contatto umano), con le conseguenze della moltiplicazione di questi aspetti individuali per milioni. Inoltre, si fa fatica a comprendere come un fenomeno possa essere contemporaneamente positivo e negativo, cercando di schierarsi da una parte o dall’altra in maniera netta.
    Parlando con un amico ieri e leggendo quello che si è scritto in questi commenti, ho capito che il mio pensiero non sta convincendo nessuno: gli stereotipi, in un senso e nell’altro, sono più forti.

  82. (Anche il fatto che nei media non compaiono mai persone o gruppi che si oppongono all’immigrazione ma non sono ‘neonazisti’ non aiuta. Chiunque voglia sollevare il problema si trova a dover temere associazioni tremende.)

  83. Forse sono stata scortese, cerco di riparare.
    1. Non volevo banalizzare il pensiero di nessuno, solo dire che è difficile allontanarsi da quei due estremi su cui solitamente si colloca, e provare ad abbracciare posizioni intermedie e quindi molto più difficili da tenere
    2. Non ho spiegato la storia dei pozzi perché davvero non la sto capendo. Ci provo lo stesso, con tutti i limiti: le amministrazioni locali vogliono ridurre la portata dei pozzi artesiani a getto continuo tipici della nostra pianura, ma anche, a quanto leggo, del Veneto. Lo scopo è, se ho capito bene, riempire le falde e utilizzare piuttosto degli acquedotti. La popolazione si ribella e non capisco perché. I pozzi artesiani buttano fuori migliaia di litri di ottima acqua al giorno, che non ho capito se finisce in fogna o nei fiumi, ma che comunque non può più essere utilizzata come acqua potabile. Mi sembra che il pretesto sia quello dell’acqua pubblica, che però non vuol dire né acqua gratis, né libertà di spreco.
    Io sarei perché l’acqua vada nei fiumi e nelle falde naturalmente come ha sempre fatto, ma questo non è possibile se vogliamo acqua potabile, irrigazione e centri abitati. Il progetto di riempimento delle falde, in un contesto tristemente innaturale e straordinariamente complesso com’è il nostro, mi sembra una politica lungimirante – ma allora perché cittadini, comitati e sedicenti ambientalisti sono contrari??
    Per questo chiedevo aiuto nel capire la questione.

  84. Per quanto riguarda me, nessuna scortesia. Anche se do l’impressione di essere tout-court a favore dell’immigrazione, io ho molti dei tuoi dubbi: dalla necessità di capire quanti immigrati il nostro sistema-paese sia in grado di assorbire – o se abbiamo già passato il limite massimo; fino a domandarmi come facciano gli operatori sul posto a discernere – senza un documento di identità utile – se l’immigrato in questione sia un profugo di guerra, un rifugiato politico, o un semplice immigrato (soggetti giuridici che hanno diritto a percorsi e tutele diverse). Anche a me fanno male gli immigrati che arrivano sulle nostre coste e parlano male dell’Italia: sono il primo a denunciare la malgestione dell’emergenza, però se qualcuno ti salva la pelle, ma l’alloggio che ti trova non è di tuo gradimento, allora ringrazi e alzi le tende. Si chiama saper vivere.

    Quello che non mi va giù sono le semplificazioni dei fenomeni non-semplificabili: in questo caso (forse per tutta la matematica che ho studiato in passato) cerco di portare dei controesempi per smontare le (a mio avviso) erronee implicazioni logiche che sottendono alla semplificazione proposta; il problema è che spesso l’interlocutore non si ferma a chiedersi ‘perché mi sta dicendo questo?’ e, ascoltando soltanto il proprio pensiero, crede che io sia un avversario (retorico) e continua per la sua strada, convincendosi sempre di più che io sia chiuso sulle mie posizioni soltanto perché ho fatto dei controesempi. Psichicamente, è più economico pensare che un interlocutore è «dall’altra parte della barricata», piuttosto che seguirne il ragionamento e domandarsi dove voglia andare a parare. Però così il confronto è bello che sepolto.

    In questo thread, ad esempio, inizialmente mi ero permesso soltanto di criticare gli insulti della Lega alla Keynge (cosa che non vuole dire che uno sia automaticamente a favore dell’immigrazione: si può anche essere contro, ma non allineati al pensiero debole/volgare della Lega); però, per fare l’avvocato difensore della visione del problema proposta dalla Keynge – che avrà pure delle colpe, ma di certo non quelle espresse dalle accuse leghiste -, alla fine sono passato per quello dell’ «ahò, famoli entrà tutti, che famo prima».

    Per me è *fondamentale* confrontarmi, soprattutto con chi ha idee differenti dalle mie, perché se parlo solo con persone che la pensano come me, di certo non imparo niente di nuovo.
    Perciò nessun problema: di certezze ne ho poche, di dubbi milioni, e se a volte le mie parole sembrano banali è o perché mi sono espresso frettolosamente, senza argomentare, banalizzando io stesso il mio pensiero; oppure perché ho partorito proprio un concetto banale. A volte capita, non si può essere sempre lucidi. Di questi tempi, anzi, è sempre più difficile.
    Buon inizio di settimana per domani.

    mk

  85. Io mi riferivo alla conversazione in generale, compresa la mia parte in essa. Confesso che in questi giorni mi sono chiesta spesso: ma allora, date tutte queste cose, io cosa farei se fossi nella posizione di decidere su questo argomento?, e mi sono rallegrata di non essere in quella posizione. Anche perché poi, se hai indirettamente causato la morte di persone in difficoltà, oppure se hai danneggiato la tua comunità irreparabilmente, devi vivere con la consapevolezza della tua colpa.
    Buona settimana a tutti.

  86. Mah.
    Conosco, da quando abitavo in Lombardia, la poteritica (antipolitica) della Lega peraltro, un strano misto di robe orribili e incongrue. Se devo essere sincero, non molto dissimile, a livello di masse, dalla base PD qui in Emilia.
    Anzi, in materia ecologica siamo al peggio, le costipazioni umane di lombardi locuste, predoni e distruttori di selvatico e biodiversità.
    Quindi mi risulta innaturale farne le difese.
    Ma… per tornare al tema della discussione, come già scritto sopra, con presa di posizione antagonista

    “Io che sono piccolo borghese neorazzista, xenofobo stupido e rozzo e ho il diritto di esserlo e pure di non essere catechizzato visto che tengo alla mia rozzissima identità”

    Non è una MIA personale posizione.
    E’ una presa di posizione etica e filosofica in generale.

    Non c’è alcun obbligo di essere tolleranti, accoglienti, non razzisti o non xenofobi, specie quando si viene sottoposti a invasioni di massa.
    Io non so se voi siete mai stati in una città della costipazione lombarda.
    Non si tratta di accoglienza di alcuni migranti, con pacifico e utile cooperazione da parte di persone desiderate per il loro contributo alla comunità che li accoglie.
    Si tratta di una scatola di sardine nella quale sono entrati a forza un’altro venti percento di sardine, contro la volontà di quelle già presenti nella scatola.

    Il pensiero debole e volgare (e straordinariamente incoerente della Lega) è straordinariamente forte e radicato perché … naturale.
    Non c’è alcun dovere di non essere volgari
    Non c’è alcun dovere di essere intellettualoidi radical-chic campati per aria che con politiche perverse cercano di imporre le loro scelte su altri.
    Non c’è alcun dovere di non essere xenofobi.
    Il razzismo esiste ed è universale nello spazio, nel tempo.
    Queste posizioni intellettualoidi dei filomigrazionisti, dei sìglobal umani, sono posizioni del tutto minoritarie, antistoriche, antiscientifiche.
    Sono volgari?
    Essere volgare non è una connotazione politica e neppure etica.
    E lo scrivo imponendomi una disciplina di rispetto della volgarità che apprezzo solo per il fatto che mi permette di distinguermi da essa.

    Io osservo sempre strabiliato la sovversione etica e morale per cui coloro che resistono ad essere entrati a forza da centinaia di migliaia di persone, da milioni di persone, sarebbero deboli e volgari, cattivi.
    Ricorda un altro pattern noto, la presa di simpatia per gli stupratori e le mille condanni sottili, silenziose per le donne vittima.
    Non è stata accogliente
    Se l’è cercata
    Aveva uno stile di vita che favoriva l’atto

    Mah.
    E’ una cosa francamente grottesca e che rasenta il ridicolo per l’assurdità.
    Gli esperimenti di etologia elementare ai quali potrebbero essere verificati gli apologeti del sìglobalilsmo umano, dell’accoglientismo senza se e senza ma sono tanti quanto molto semplici.
    Inserire nelle vostre abitazioni alcune persone e lasciarvele definitivamente e poi osservare i vostri comportamenti. Con nota colorita, osservare “gli scleri” dopo qualche ora, non penso che si arrivi neppure a qualche giorno.

    Siete ancora lontanissimi dal prendere atto che
    1 – la crescita demografica
    2 – le migrazioni di massa che esse comporta
    in un mondo stipato sono IL problema di questo secolo e come problemi devono essere aggrediti e contrastati su tutti i fronti possibili.

    Non c’è obbligo di essere eleganti, fini, accoglienti, tolleranti, puri, buoni, generosi, allegri, fini, intellettuali o intellettualoidi.
    Sono caratteristiche (qualità o difetti) rare e innaturali, non ci saranno MAI a livello di massa se non per lassi di tempo molto brevi e in luoghi circoscritti.
    Non si può costruire un sistema di potere che ne faccia dogma per i suoi teoremi sciagurati.

    Infine, ricordo ancora una volta che la scatola di sardine italica già ora, 2014, ha impronta ecologica pari a cinque o sei volte la propria biocapacità.
    E’ un paese che dovrebbe decrescere ad una popolazione di 6M homo.
    Quale è la capacità di assorbimento di persone di una scialuppa che è già sei volte sopra il carico massimo ammesso?
    Come si può parlare di assorbimento in un contesto così?

    Siamo alla follia, all’irrazionalità pura.
    Il sonno della ragione che alimenta il mostro.

  87. Credo che sia chiaro, a questo punto, che Michele non sosteneva l’ingresso totale o l’accoglienza “senza se e senza ma”. Ci sono molti che lo fanno, certo. Penso che una delle cose più utili da fare, ora, sarebbe cercare di far capire alle persone che non vedono i problemi con chiarezza che ci sono posizioni dissidenti. Altrimenti si rischia di predicare ai convertiti, o se va bene ai già scettici.

  88. Un dato, appena uscito: nel 2013 il saldo migratorio è stato di 1,183,877, quindi oltre un milione di persone (il che sembra contrastare con i dati sulla presenza di stranieri in Italia, che risulta aumentata “solo” di mezzo milione). La popolazione italiana è, se questo dato è corretto, rapidamente avviata verso i 61 milioni. Il numero di morti supera quello dei nati, quindi la popolazione sarebbe in calo se non fosse per l’immigrazione.

  89. « Se dovessimo tollerare negli altri tutto quello che permettiamo a noi stessi, la vita non sarebbe più sopportabile »

    (Georges Courteline)

    Io non rivendicherei tanto di essere neorazzista e xenofobo, neanche per provocazione intellettuale. Magari ho un figlio/a che poi legge. E’ difficile essere autorevoli ed essere razzisti. Non farei neanche l’apologia del razzismo giustificandolo a priori perché esiste ed è universale nel tempo e nello spazio. Anche lo stupro è sempre esistito più o meno ovunque, così come lo sfruttamento, o la tortura. Ci teniamo anche queste nefandezze, solo perché qualche individuo continua a perpretarle? E, dal momento che anche l’inquinamento o lo sfruttamento incontrollato delle risorse pure è sempre esistito, allora perchè quest’ultimo bisogna invece combatterlo, mentre il razzismo no? Strani i principi che funzionano in un caso, e non in un altro, ma solo quando ci fa comodo.

    Non auspicherei neanche che «non c’è alcun dovere di non essere volgari». Penso sempre alla figura del padre educatore: come porsi nei confronti del figlio/figlia una volta che ‘manda malamente in quel posto’ me o l’insegnante di turno? Papà, ma l’hai scritto anche tu sul blog di Gaia che non c’è alcun dovere di essere volgari, quindi…

    Corroborare le proprie tesi con affermazioni di questo tenore, dà una risposta parziale alla domanda di Gaia: come mai quando qualcuno si oppone all’immigrazione finisce quasi sempre per essere etichettato come xenofobo o neonazista (ovviamente con un facile e prevedibile scadimento del dibattito)? La risposta è: perché – purtroppo – finisce quasi sempre per essere circondato da persone che manifestano/rivendicano l’intolleranza razziale o pregiudiziale nei confronti dello straniero. E si finisce per esserne accomunati, da chi non approfondisce e dà solo uno sguardo fugace.

    Per questo motivo, a mio avviso sono i partiti come la Lega o l’estrema destra xenofoba a fare più danno a chi è contrario all’immigrazione, piuttosto che le colte e innocue visioni di società multietniche della Keynge. Di fronte ad esternazioni di siffatta natura – sia per il tono dei decibel, che per la virulenza/violenza emotiva – le vere e serie ragioni delle opposizioni agli sbarchi restano sfocate e indistinguibili sullo sfondo dell’odio razziale.

  90. Michele, dire che le “vere e serie” ragioni di opposizioni agli sbarchi rimangono sfocate, scusa, ma proprio mi pare azzardato. Una parte di essi sono invece talmente evidenti che i partiti che tu hai citato ne hanno fatto uno dei motivi di successo elettorale: un aumento della criminalità, la difficoltà di integrare rapidamente culture molto diverse e su certi punti contrastanti, la lotta per le risorse tra poveri (“prima gli italiani!”), la difficoltà di assistere decentemente un flusso incontrollato di migranti. certo, nessuno è stato così raffinato da prendere in esame gli elementi demografici o di sovrappopolamento del territorio. Ed è altrettanto vero che è stata la, passami il termine, “linea Kyenge” che la sinistra ha adottato quasi sempre, cioè il minimizzare questi problemi e il bollare, comodamente e in maniera supponente, come razzisti chi sosteneva, certo magari anche in maniera volgare, la rilevanza di questi problemi e chiedeva a gran voce azioni decise contro sbarchi selvaggi e immigrazione senza controllo.

  91. Anch’io penso che sia pericoloso presentarsi come razzisti. Tra l’altro, qui la razza c’entra fino a un certo punto, soprattutto se parliamo di Italia. Se andiamo a vedere chi sono gli stranieri presenti sul nostro territorio, troviamo di tutto: arabi, slavi, neri, latinoamericani, asiatici di varie provenienze e ovviamente altri europei e bianchi “occidentali” contro cui nessuno dice niente, penso soprattutto perché sono pochi e in generale considerati estranei ai problemi causati da altri immigrati, anche se a ben vedere la presenza di militari americani nelle basi o di anziani inglesi che si comprano le case più belle della Toscana potrebbe dar fastidio per altri motivi. Si e no ci lamentiamo quando i giovani austriaci sfasciano in massa Lignano per Pentecoste – però dai, sono bianchi e portano soldi.
    Comunque, come dicevo, la razza c’entra fino a un certo punto. Va bene, gli italiani sono bianchi, dal bianco scuro al bianco chiaro, ma hanno anche “sangue” arabo, slavo, e in certe zone persino albanese. Lo stesso razzismo fascista, che è l’esempio più recente ed esplicito di un razzismo di origine italiana, in realtà era piuttosto strano: faceva propaganda antislava, ma li voleva assimilare (mentre, a quanto ho sentito dire da storici perché non ho approfondito l’argomento, il nazionalismo slavo era basato sul sangue e non sulla cultura); idealizzava una razza italica che di fatto non esiste e prometteva alla “faccetta nera bell’abissina” di entrare a far parte a pieno titolo della nazione italiana. Ho appena letto il testo ed è curioso: imperialista ma non razzista. Che il fascismo fosse molto confuso e sostanzialmente ipocrita si è capito; la brutta notizia è che siamo confusi anche adesso.

  92. Michele

    Il problema dialettico è proprio che… appellate i noglobal con qualifiche peraltro imprecise.
    Il razzismo è una cosa diversa dalla xenofobia che è cosa diversa da un’ampio spettro di connotazioni etologiche universali.
    Sarebbe come accusare ad un mugnaio che… è infarinato.
    Il deprecare alcuni aspetti della realtà è spesso sintomo di una visione distorta, moralizzatrice, essenzialmente persino patologica.
    Qui sopra ho fatto l’esempio delle telefonate commerciali in serie: alla quarta, la sera scleri.
    Ahh, ma tu sei razzista, sei intollerante.
    Ma no!
    Capisci che è strampalata l’accusa?!
    Non è questione di quel(la) telefonista. Non ha nulla di meglio o peggio di coloro che l’hanno precedut*. Ma il problema esiste, è misurabile, in fisica diremmo che è una osservabile del sistema.
    E’ questione collettiva (a voi a sinistra questa parola dovrebbe piacere), strutturale.

    Il problema ideologico è che a destra si disprezza la cultura, a sinistra si disprezza la biologia, la scienza.

    Il fatto che esista lo stupro ci dice che.. esiste lo stupro.
    Come ogni altro problema, va combattuto e… prevenuto.
    Sebbene si possa considerare un diritto delle donne (e lo è di andare in giro come preferiscono e senza che qualche maschio incontinente e bacato salti loro addosso), non è conveniente che certe donne, uscire assai sexy e carine magari da una disco, si avventurino da sole in certi luoghi. (a volte non è neppure questione di essere da sole, come quel caso di quella coppia di lesbiche prese a botte da un maghrebino davanti a un centro sociale padovano per i loro atti “blasfemi” osceni etc. perché si baciavano).

    Come esiste lo stupro, esiste il problema della migrazioni di massa.
    E’ che tutte le evidenze scientifiche come il semplice calcolo delle risorse disponibili (la famosa capienza dell’autobus Italia o Europa, già n volte oltre il limite massimo) vengono ignorate, la storia, la letteratura delle carestie, delle guerre civili, dei collassi, la storia, vengono ignorate dal vostro feticcio panmixista
    “le colte e innocue visioni di società multietniche della Keynge”.

    Le società multietniche sono acido nitrico e glicerina che attendono un bel mescolamento e l’innesco della carenza di risorse.
    E’ per quello che non c’è possibilità di incontro dialettico.
    Non si può apologizzare una patologia, un problema grave. I problemi si contrastano, non si favoriscono.
    E’ come se foste drogati del vostro culto globalista-umanista, un po’ come le persone afflitte da dipendenze gravi che ripongono speranza di miglioramento ed emancipazione proprio nei confronti da ciò da cui dipendono.

    Penso che sarebbe teoricamente possibile anche garantire una convivenza degli approcci: localisti-identitari e filomassmigrazionisti.
    Sarebbe possibile se i secondi si accollassero completamente gli oneri della proprie scelte.
    Ma ancora, in un autobus stipato, sovraccarico, il fatto che alcuni dei viaggiatori decidano di far salire (e di contrastare coloro che si oppongono) altre decine di persone, non è realisticamente possibile né auspicabile.
    Esiste il diritto teorico alla mobilità ma esiste la realtà e i suoi limiti.
    L’individuo o i gruppi di individui devono avere dei limiti quando essi confliggono con il bene comune, quando le loro scelte ricadono su altre persone.

    Potrei rilanciare il pensiero preciso di Courteline che illumina sulla natura umana con il famoso motto sartriano “L’inferno sono gli altri.”

    Anche per questo è assolutamente importante, per la qualità della vita e la convivenza pacifica, che esista e ampio spazio personale, e il vuoto e il selvatico.
    Sono riserve di umanità e pacificità, di convivenza, non solo di risorse vitali e biodiversità.

    Ancora una volta: massima importanza decrescere demograficamente, a tutti i costi!

  93. Scusate errori e refusi.

    A proposito di alienazione e disumanizzazione da crescita dell’intensità antropica già patologica, rimando alle osservazioni di Andrea di Parva Domus relative all’allevamento (intensivo) di maiali.

    Qui la maggioranza degli homo arroganti sbotterà indignata la loro credenza “Ma non non siamo mica bestie, non siamo maiali!!!”
    😉

  94. Gaia che testo hai letto?
    Quello che ho letto io al riguardo, sostanzialmente articoli di Berto Ricci, non ha traccia di idee di “eugenetica”, parascienza molto in voga all’inizio del 900, non solo in germania. Ma emerge prepotente certamente l’idea di impero, non tanto e non solo come accrescimento e dominio territoriale, quanto come il recupero di un ruolo di guida culturale-politica e di affrancamento dalle ideologie nemiche del fascismo (liberalismo/bolscevismo) cui era chiamata l’Italia sotto mussolini.

  95. Parlavo solo del testo della canzone “Faccetta nera”, raccapricciante, ma non propriamente razzista. Per il resto, l’argomento è molto complicato, soprattutto per il fatto che il fascismo non fu mai un’ideologia coerente. La persecuzione degli ebrei, per esempio, fu su base razziale, mentre in altri casi il regime considerava possibile “italianizzare” i non (razzialmente) italiani.

  96. @mauro: ciao Mauro, scusa per il ritardo nella risposta, ma in questi ultimi giorni sono stato impegnatissimo. Col mio post precedente, intendevo dire che ci sono alcuni partiti politici, in Italia come all’estero, che fanno un cattivo favore a chi cerca di comprendere il fenomeno dell’immigrazione trovando più opportuna e sensata l’ipotesi dei respingimenti. Io, nella mia corsa quotidiana, riesco purtroppo a dedicare poco tempo alla politica – e in particolare a quella del Carroccio – per cui probabilmente possono essermi sfuggiti degli interventi degli esponenti leghisti in cui la trattazione del problema era portata avanti in termini appropriati; quello che ricordo, perché sono fenomeni di intolleranza che a me fanno paura, sono stati il lancio di banane alla Keynge alla festa del PD; i commenti sul profilo facebook di Salvini; l’esternazione «Due escrementi umani in meno!» fatta da Mario Brescia (consigliere circoscrizionale a Torino in quota al Carroccio) in occasione della morte per accoltellamento durante una rissa di due marocchini; su Borghezio taccio perché potrei scrivere un’intera enciclopedia, a cominciare dagli incidenti internazionali a causa delle sue magliette.

    Un esempio degli effetti sull’opinione pubblica che causa questo tipo di propaganda, che non posso che definire razzista, puoi leggerlo qui. Le persone poi si convincono che tutto ciò che capita di male nel proprio paese è colpa degli immigrati (vedi il caso Yara Gambirasio, ad esempio) o è a causa dell’euro. Io questo meccanismo lo conosco bene, perché qui a Napoli se qualcosa non funziona c’è sempre qualcuno pronto a giurare che è colpa della camorra, è sempre a causa «dd’ ‘o sistema», e i veri responsabili non pagano mai, per cui tutto continua come prima. Ovviamente con ciò non voglio negare che a Napoli esista il problema della camorra o in Italia quello degli immigrati; ma da questo ad ascrivere tutta una serie di fenomeni complessi solo a queste cause, mi pare davvero giocare sporco. I problemi di rapporto deficit/pil non sono colpa dell’euro: esisterebbero anche se la nostra economia girasse in yen; il lavoro non manca a causa degli immigrati: la disoccupazione non cambierebbe di molto se li espellessimo tutti; a Napoli tutto va alla malora perché lo Stato è pressocché assente: anche se la camorra fosse completamente debellata, non è che si ripianerebbe il deficit del comune, o non ci sarebbero più scandali di malasanità, o corruzione, o peculato.

    Quando ogni tanto mi sporgo a sbirciare quello che accade in altri paesi europei, e – nonostante il proliferare di nuovi partiti di estrema destra – vedo comunque premier di sesso femminile, ministri tranquillamente omosessuali (senza orecchini, abbigliamenti stravaganti o rivendicazioni ad effetto), segretari di partito di colore o di etnia non autoctona, (tutti serenamente votati ed apprezzati dal loro elettorato non perché siano bone, fighi, o urlino, o facciano della propria diversità una bandiera, ma perché pensano e dicono cose giuste e condivisibili), allora mi rendo conto che siamo parecchio indietro, e che forse ‘restare in Europa’ dovrebbe significare prima riguadagnare questo gap politico, piuttosto che quello economico. E mi rattristo quando vedo che questi messaggi razzisti, mirati alla pancia dell’elettorato, fanno presa, e le persone iniziano a confondersi e a rivendicare che essere razzisti o xenofobi mica poi è un male, quando magari vorrebbero dire soltanto che non hanno nulla contro gli extracomunitari, ma semplicemente non sono più disposti ad accettarli nel loro sistema-paese. O almeno così spero… perché se invece sono razzisti sul serio, con tutto quello che la storia ci ha insegnato nel corso dei milleni, allora vuol dire che come società siamo davvero un fallimento, dal momento che non riusciamo neanche a formare persone che riconoscano che condividiamo tutti la stessa biochimica e gli stessi diritti.
    Ricordo giusto qualche articolo dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che è del 1948, eppure così attuale:

    Articolo 1
    Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

    Articolo 2
    Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.

    Articolo 6
    Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

    Articolo 13
    Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.
    Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.

    Articolo 14
    Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni.
    Questo diritto non potrà essere invocato qualora l’individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

    Articolo 15
    Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.
    Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, né del diritto di mutare cittadinanza.

    Renzi ha distrutto il centrosinistra, trascinando l’ultimo partito ‘pallidamente’ di centrosinistra in un partito neoliberal di centrodestra, e trasformandolo da partito democratico in un partito personale; gli effetti di questa voragine li vedremo tra poco da qui a qualche mese. Facciamo allora sì che anche a destra non succeda la stessa cosa, e che le giuste istanze dell’elettorato di destra non vengano fatte scadere in rigurgiti razzisti o xenofobi, che a mio avviso davvero non servono a nessuno.
    La politica dovrebbe servire a far riflettere le persone, non ad istigare odio e risentimento nei confronti degli altri, facendo perdere di vista il problema.

    P.S.
    Sarò fuori per almeno un paio di settimane: vi saluto tutti e vi ringrazio per aver dato ascolto ai miei sproloqui. Un grazie particolare a Gaia per aver spostato il focus sul tema del razzismo e della discriminazione: sono concetti su cui è bene ritornare, perché hanno la fastidiosa tendenza a ripresentarsi ciclicamente non appena si abbassa la guardia, quale che sia la parte che li strumentalizza a proprio favore.

  97. Michele

    C’è il diritto a non dover subire immigrazioni di massa, a non essere entrati da milioni di individui ed è ancora più forte in aree sovrappopolate.
    Si chiama senso del territorio, connota l’etologia di tutti gli animali superiori.

    La dichiarazione universale dei diritti Umani non solo crede di poter violare le leggi della biologia e dell’etologia con affermazioni progressiste campate per aria ma è profondamente incoerente. Ancora uno dei frutti tossici dell’illuminismo peggiore, direi.
    Assumiamo pure il livello culturalista di questo editto. La cittadinanza è connotata alla dimensione statuale, La dimensione statuale è connotata dalla sovranità su uno spazio fisico territoriale e dal suo controllo.
    Questo è del tutto incompatibile con il fatto che, per le migrazioni, non ci debbano essere limiti.

    Non c’è alcun obbligo di agire in fratellanza, non si può essere buoni o simpatici, allegrei, accoglienti o fraterni per legge. Si possono scrivere delle sciocchezze del genere solo sull’onda di una forta spinta emotiva come fu fatto.

    La botte piena e la moglie ubriaca non esiste neppure per questa roba.
    Dal punto di vista filosofico una dichiarazione universale dei diritti che non elenchi i corrispondenti doveri e semplicemente ridicola.

    Del resto, gli europei arroganti, nel 1948 a Parigi pensarono di emettere ‘sta roba e che valesse per tutto l’universo.
    Forse perché avevano la coda di paglia con i genocidi e i massacri di massa che con le loro guerre e con le loro migrazioni di massa hanno da sempre causato. E se ne fottererono delle culture che hanno altri sistemi valoriali ed etici.

    Questi manuiatti orribili dell’hybris di homo occidentalis sono ciò che ha sempre sostenuto l’ideologia (anti)razzista dell’egemonia culturale, dei bombardamenti di democrazia, genocidi dei popoli nativi, democratizzazioni e capitalismizzazioni di massa, ecocidi, culturicidii, gli assassini di Hussein, di Gheddafi, etc. .

    Ma baasta, con sta robaccia (anti)razzista, assurda e che insulta scienza e conoscenza.

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