Annuncio che non aggiornerò il blog a tempo indeterminato, perché ho calcolato che ho abbastanza soldi per sopravvivere ancora qualche mese, ed è meglio che usi questi mesi per cercare di finire il prossimo libro, continuazione dell’ultimo uscito l’autunno scorso. Non è bello lasciare le cose a metà. Non sono neanche riuscita ad avere abbastanza sostegno economico per questo blog (e ringrazio chi ha contribuito, in varie forme) per pensare di continuare a farlo come lo sto facendo adesso, cioè per diverse ore al giorno, e siccome non immagino un altro modo di farlo, smetto.

Se riuscirò a finire il libro, lo annuncerò qui.

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26 risposte a “

  1. Però non posso non segnalare questo articolo interessantissimo (ne condivido il titolo).

  2. Egregia Gaia,
    ma non potresti dedicarti al blog semplicemente a tempo perso, quando hai un attimo libero e voglia? Mi sembra la cosa più equilibrata….

  3. In teoria potrei, però non è così semplice. Ci sono cose che è molto difficile fare a tempo perso: bisogna rimanere aggiornati sui contenuti, rispondere ai commenti prima che se ne accumulino troppi, mettere un post almeno ogni tanto… tutto questo richiede molto più lavoro di quanto appaia, e soprattutto un lavoro costante, che è difficile accendere e spegnere. Diventa quasi un pensiero fisso.
    La qualità del blog dipende da quante ore ci dedichi, e io so che se ci dedicassi molto meno tempo la qualità ne risentirebbe. Inoltre mi pare di capire, sulla base di esperienza personale e osservazioni, che i siti internet per funzionare hanno bisogno di aggiornamenti frequenti. Non è come un classico che prendi e leggi quando vuoi, anche se è stato scritto cent’anni fa. Le persone cercano siti da consultare frequentemente, quasi compulsivamente; se un sito non viene aggiornato spesso o lo abbandonano o ci prestano meno attenzione. Non sempre, non tutti, è ovvio, ma tendenzialmente mi sembra che sia così.
    Io mi sono accorta anche di questo, e cioè che, accanto a dei lettori costanti che contribuiscono a questo blog con i loro contenuti e lo rendono uno spazio interessante, e magari ci sono affezionati come io a loro, ci sono anche persone che vanno e vengono. È giusto, per carità, anch’io probabilmente lo faccio (anche se cerco di prendere sul serio i miei siti preferiti). Però anche questa è la trappola di internet e della sua apparente gratuità: si pensa che se qualcuno mette contenuti lo fa perché vuole e gli fa piacere, e quindi non gli dobbiamo nulla. Questo vale per i giornali, i blog, il software gratuito… Certo, su internet c’è molta vanità, ma anche molto lavoro gratuito, e spesso non è chiaro neanche a chi lo fa dove comincia uno e finisce l’altro.
    Chiedendo dei soldi per un libro, invece, non solo si viene risarciti della carta e delle ore impiegate a scriverlo, almeno in parte, ma si crea anche una percezione di serietà e quasi di obbligo in chi lo acquista: cavolo, l’ho pagato, mi conviene leggerlo. Poi naturalmente ognuno è libero di usare i libri per tenere fermi i tappeti o di mollarli al primo bookcrossing, però tendenzialmente si è più disposti a pagare per qualcosa di tangibile che per qualcosa di apparentemente immateriale come un blog, e una volta pagato si vuole qualcosa in cambio del denaro versato. Il blog è gratis o a contributo volontario, anche se costa anni di lavoro (non parlo del mio, ma in generale, anche di siti collettivi per esempio).
    E poi si tratta anche di una questione psicologica: non siamo tutti uguali e per me un romanzo è un impegno abbastanza totalizzante. È come immergersi in mondo da cui poi non si entra ed esce tanto facilmente. Da quando ho deciso di accantonare il blog per un po’ sono più concentrata sul romanzo che sto scrivendo.
    Non escludo di riprendere il blog se e quando avrò finito questo libro; può anche darsi che io scriva qualche post ogni tanto, come tu suggerisci, giusto per non lasciar morire tutto.
    Ringrazio per la pazienza.

  4. Io credo che in un’ottica di decrescita forse andrebbe considerata per un momento anche la riduzione della quantità di informazioni a cui quotidianamente siamo esposti.

    Tralascio le mie solite considerazioni su quanto sia oneroso, in termini di ecosostenibilità, il mantenimento in servizio di infrastrutture di rete che trasmettono oramai per il 70% informazioni inutili a chi le richiede (esempio: provate a fare il rapporto in Kbytes tra quanto pesa il testo di un articolo che leggete su di una pagina html, e il resto di tutta la pagina, compresi banner pubblicitari, link, immagini, video e tutti gli altri servizi che qualche algoritmo tenta di indovinare come attinenti ai vostri interessi). E’ il classico esempio del ragazzetto che per leggere la traduzione dell’ultimo successo della sua amata rock-band genera un traffico impressionante perché sulla pagina che richiede viene veicolato di tutto.

    Indipendentemente da cosa sia diventata oggi la rete, mi colpiscono – e mi capita di scorgerne sempre di più – quelle persone oramai incapaci di vivere senza una connessione: coloro che anche in treno, alla fermata del bus, al cinema, in auto con la morosa (sic), sentono la spasmodica necessità di leggere qualcosa su di un dispositivo interconnesso. Si abbonano massicciamente a tutta una serie di servizi (tanto è gratis!), e poi ricevono tramite feed rss, tweet, post, mailing list, whatsapp e quant’altro una serie infinita di informazioni che, se in un tempo passato e prese singolarmente avevano avuto una loro utilità (ad esempio, la programmazione di un film al cinema o l’orario di un interregionale), ora risultano praticamente inutili (a che serve conoscere ogni giorno la programmazione di quel multisala o tutti gli orari giornalieri di quella tratta, se poi non li utilizzerò al momento?). C’è chi dal sisma dell’Emilia adesso riceve ogni giorno i bollettini dell’INGV, chi dai tempi dello spread riceve quotidianamente gli indici dei mercati secondari obbligazionari, chi non può vivere senze le previsioni meteo, e così via.

    Se li stacchi dallo smartphone o dal pc diventano ansiosi e insopportabili. Cosa starà succedendo adesso nel mondo? La rete dà la falsa percezione di essere onnipresenti, e di essere messi a conoscenza in tempo reale di quanto accade in ogni angolo, anche recondito, dell’universo.

    Chiunque bazzichi nel mondo dell’informazione sa bene che, se siamo in tanti a necessitare di una tale mole di informazioni con tanta velocità, è necessario che esistano migliaia di fonti che l’informazione la producano, affinché essa sia consumata, e in quantità industriali. La rete è un guscio vuoto, se al suo interno non è veicolato alcunché. Pertanto oggi milioni di persone sono costrette a produrre informazione sempre più velocemente, e in quantità sempre maggiore, perché la rete è come un oceano che va riempito, affinché qualcuno dall’altra parte della sponda raccolga l’acqua col secchiello e si accorga che sia la *nostra* acqua. L’attenzione non è più focalizzata sul contenuto del messaggio, sulla sua qualità o sulla sua attendibilità, o su quanto possa essere profondo e provocare in noi un moto di riflessione o consapevolezza; i termini sono quelli della velocità e, a causa di questa, di quanto impatto il messaggio abbia sulla nostra emotività: quando siamo bombardati da informazioni, tendiamo a ricordare selettivamente quelle che ci hanno impressionato di più, la capacità mnemonica non è infinita. Ciò spinge le masse ‘autoriali’ della rete a produrre tantissimo e velocemente, a discapito di qualità, originalità e profondità dell’informazione.

    Ho la presunzione di aver constatato che buona parte dei lettori di questo blog lo frequenti proprio per la qualità, l’originalità e la profondità delle idee che vi sono espresse; quindi ho la ragionevole certezza che nessuno si lamenterà se il tasso della pubblicazione dei post non sarà costante, in aumento, o in crescita per qualche parametro.

    Rallentiamo un po’ tutti e torniamo a riflettere in un silenzio libero da qualsiasi inutile rumore di sottofondo.

    mk

  5. Condivido pienamente tutto quello che dici, e mi rendo conto di esserne vittima anch’io, quindi aggiungerò delle considerazioni. Anche se non uso internet dal cellulare, abitudine altrui che odio, scrivendo da casa sono sempre connessa, e non so più quale sia il confine tra ricerca per qualcosa che devo scrivere, informazioni che possono essermi utili (ricette, istruzioni), notizie dal mondo, e semplice cazzeggio.
    Prendo l’esempio del romanzo che sto scrivendo: posso velocemente trovare informazioni sulla città in cui ambiento una scena senza muovermi dal computer (tendo a visitare di persona i posti di cui parlo, ma c’è sempre qualcosa che sfugge), però mi sento terribilmente distratta. Clic, clic, clic, controlliamo se ho scritto giusto, poi ancora clic, facciamo una pausa, oh no questo blog è ancora fermo all’aggiornamento di stamattina, clic, vediamo se mi ha risposto quello…
    Non dico che sia meglio o peggio che “una volta”: il computer aiuta tantissimo. Se voglio spostare un paragrafo non devo ricopiarlo a mano o a macchina, basta copincollare; se devo controllare una qualsiasi cosa, lo faccio in fretta grazie ai motori di ricerca o a wikipedia. Però si fa davvero fatica a staccare e concentrarsi su una sola cosa.
    Probabilmente dovrei legarmi a una sedia come Alfieri, con il modem spento.
    Il tuo discorso comunque è più ampio, e mi fa venire in mente un altro problema: il dovere di sapere. Chi vuole darsi da fare per cambiare il mondo dovrebbe rimanere aggiornato su quello che in questo mondo succede, ma tutto succede così in fretta che se salti l’aggiornamento della pagina di un quotidiano rischia di sfuggirti una cosa importantissima, e magari rischi pure di risultare impreparato quando l’argomento viene fuori… Se ti imponi un rallentamento, ma il mondo va avanti, rischi di rimanere indietro solo tu.
    E che dire dell’impellenza di dire sempre la tua, anche quando magari sarebbe meglio tacere? Sul principale quotidiano online locale ci sono spesso notizie di morti, spesso per suicidio o incidente. Proprio oggi riflettevo su quanto sia di cattivo gusto commentare la morte di qualcuno, che magari nemmeno si conosce, approfittandone per esprimere la propria visione sui valori della società, la propria teoria su come siano andati i fatti, la propria condanna di qualcuno e solidarietà a qualcun altro che non sappiamo chi sia… quante parole inutili! E le liti nello spazio dei commenti di una notizia, in cui persone che non hanno tempo per approfondire un argomento ne hanno invece tantissimo per arrabbiarsi con chi ha un pensiero altrettanto superficiale ma di segno opposto?
    Che sollievo sarebbe, ogni tanto, ammettere di non avere un’opinione su qualcosa che non si ha avuto modo di approfondire, tacere davanti a un evento per rispetto e per ignoranza dei fatti, prendersi un libro e dire: “vediamo com’è andata dall’inizio, e ne riparliamo tra un mese”…

  6. Spero che il tuo prossimo libro abbia fortuna 🙂

  7. Grazie. Io spero di riuscire a finirlo 🙂

  8. E buona scrittura anche a te.

  9. Non lo sarà. Io non sono nessuno, non gliene frega nulla a nessuno di quel che scrivo 🙂 ma grazie per l’augurio. 😉

  10. Ieri alcune scene di questo documentario mi facevano pensare al tuo racconto che ho letto. Lo consiglio a tutti, è molto interessante. Ero riuscita a trovare una versione inglese, ora non la trovo più, con un po’ di pazienza si dovrebbe riuscire a scovarla. Quella linkata è in tedesco e inglese.

  11. E, già che ci sono e che vedo che qualcuno passa ancora per qua, segnalo questo affascinante articolo, consigliando di seguire se potete anche i link che suggerisce, molto interessanti: http://www.resilience.org/stories/2014-05-09/the-anthropocene-it-s-not-all-about-us#

  12. Mi dispiace non poter leggere, almeno nell’immediato, nuovi aggiornamenti di questo blog.
    Per contro, va anche detto che in questi anni hai affrontato molti temi – sempre in maniera documentata e rigorosa – per cui trovo che questo blog sia comunque valido per chiunque intenda approfondire alcuni aspetti, le cui riflessioni generali non vengono, evidentemente, condizionate dal tempo trascorso. So già che utilizzando la ricerca per parole chiave potrò, con tempo e volontà a disposizione, beneficiare ancora di questo blog.
    Preferisco leggere un post vecchio ben scritto piuttosto che un aggiornamento fatto a tutti i costi (non è il tuo caso, questa è una riflessione in generale), così come è meglio rileggere per tre volte un bel classico piuttosto che un libro nuovo ma brutto.

    In bocca al lupo per la tua scrittura, in una qualche misura temo i prossimi volumi poiché i protagonisti si avvicineranno sempre di più all’età che ho io ora, e allora dovrò impegnarmi maggiormente nella lettura, per andare oltre la semplice immedesimazione e cogliere il messaggio più universale che proponi ai tuoi lettori.

    Ciao, Fre.

  13. Ti ringrazio. Ogni tanto anch’io rileggo miei vecchi post* e vedo che scrivevo un po’ diversamente, o che certe domande che mi ponevo hanno finalmente trovato risposte… c’è una specie di coerenza nei cambiamenti di prospettiva e forse anche di idea.
    Anche a me dispiace non scrivere qui ora ma ho visto che mi sta aiutando ad andare avanti con il romanzo. Non credo che nessuno abbia niente da temere, ma mi fa piacere quello che scrivi, spero che i miei messaggi emergano ma non troppo chiari 🙂

    * Ho notato che certe persone trovano buffi o forse narcisisti gli “scrittori” che si rileggono, ma per me è molto utile.

  14. E a proposito di cose su cui ho cambiato idea, forse mi sbagliavo quando dicevo che il mondo non ha abbastanza materie prime per dare un’automobile a tutti. Il problema forse è un altro. Guardate qua: http://www.zerohedge.com/news/2014-05-16/where-worlds-unsold-cars-go-die

  15. Questi reiterati link con nuovi spunti a commento del tuo “ultimo post” in realtà mi fanno intuire che hai una voglia matta di continuare a curare il blog. 🙂
    (beninteso: hurrà!)
    Ora appoggio il gomito al tavolo, la guancia al pugno chiuso, sguardo attento, e aspetto.

  16. Hai ragione! Io sto continuando a leggere cose interessanti ed è faticosissimo non andare sul blog, cliccare su “nuovo articolo” e condividere tutto… Per esempio, a proposito dell’articolo linkato sopra sulle auto invendute, ho trovato un commento critico su un blog che lo segnalava ed è talmente interessante (ah, Intenet! ah, i commenti dei lettori!) che non posso non mettere qui anche quello. Il tema dell’invenduto è estremamente affascinante perché mostra fino in fondo l’assurdità suicida dell’epoca in cui viviamo. Mi è stato detto che ci sono case di moda che bruciano stoffe e vestiti da migliaia di euro l’uno perché non li hanno venduti e non possono svenderli. Lo stesso lo vediamo nelle case invendute, in queste auto, nel cibo buttato via…

  17. Il feticcio auto è paradigmatico perché racchiude e amplifica tutti i peggiori comportamenti dei sistemi 5, ovvero del BAU, del consumismo sociale di massa, delle produzioni di massa, del lucro di massa, delle diseconomie di massa.

    Assurdità suicida dell’epoca in cui viviamo.
    Dovuta a ingordigia e miopia.
    Questo posto è come l’ultimo lavoro di Jorgen Randers, eccellente e sconfortante.

  18. La cosa più assurda è consumare risorse (preziose), inquinare (pesantemente), costringere la gente a lavorare (pericolosamente) per produrre macchine che non si venderanno e che non servono. Tutto questo perché licenziare i lavoratori è considerato più grave, anche da loro stessi, che rubare il loro tempo in un lavoro inutile. Il reddito minimo garantito accompagnato da part-time e redistribuzione fornirebbe una parziale soluzione, rendendo meno socialmente dannosi i licenziamenti, ma bisogna cominciare dicendo la verità: sovraproduciamo. E invece le solite litanie: riconversione ecologica dell’economia, piano industriale, rilanciare i consumi…

  19. Egragia Gaia,
    usciresti dal tuo ramadam mediatico per commentare il risultato elettorale di oggi? Mi incuriosisce….. 🙂

  20. Prima dovrebbe esserci un risultato elettorale 🙂 stanno finendo di contare.

  21. Penso che oggi tutti i media saranno inondati di commenti e per dire qualcosa di profondo e non già detto dovrei fare molta ricerca, e adesso non riesco. Dico solo che sono contenta che si siano affermati partiti non moderati e non centristi in molti paesi, e in alcuni casi anche anti-europeisti. In Francia, Gran Bretagna e Danimarca hanno vinto partiti anti-immigrazione: su questo punto sono d’accordo, ma non vorrei che venissero resuscitati fantasmi tremendi del nostro passato recente. Si tratta pur sempre di partiti considerati di estrema destra, anche se le etichette non sono necessariamente così precise. Purtroppo, nella confusione generale, non si può prendere e lasciare quello che ci piace: l’euroscetticismo e il sentimento anti-immigrazione non sembrano accompagnarsi all’ambientalismo e alla decrescita ma al razzismo e al nazionalismo. Vedremo.
    Gli italiani si sono dimostrati i soliti pecoroni e invece di provare qualcuno di nuovo hanno dato in massa la fiducia al peggior partito che abbiamo (perché non considero neanche Forza Italia un partito). Mi dispiace per la bassa affluenza: non abbastanza bassa per fare, ormai, notizia, ma semplicemente una rinuncia alla scelta e un tappeto rosso steso ai piedi del Pd, che invece può contare sul vero sostegno dei suoi ultrà del nulla.
    Pare che l’Altra Europa ce l’abbia fatta per il rotto della cuffia, e questo mi fa piacere, dato che li ho votati (con tutte le riserve del mondo). Vediamo chi va su. Noto che se fosse stato per il nord e le isole, non avrebbe raggiunto l’altro quorum, ma è andata bene al centro e al sud. Insomma, come in Grecia, nelle zone forse più depresse.
    Un’altra cosa: la campagna italiana è stata combattutta, da parte dei tre partiti principali, come se le elezioni fossero per l’Italia e non per l’Europa. Come aveva rilevato Crozza nella scorsa puntata del suo spettacolo, e ci voleva un comico evidentemente per dirlo, nessuno ha nominato i candidati degli schieramenti europei alla presidenza della commissione. Era tutto un insultarsi a vicenda e tirare in ballo Hitler (…). A quanto ho potuto riscontrare, né Forza Italia né il M5S né il PD aveva un programma specifico per le europee. Evidentemente, non serviva.
    Il voto per il Pd verrà considerato semplicemente un plebiscito a favore di Renzi, con buona pace di chi poteva avere altri motivi per votarlo. Con il Pd non funziona così, avremmo dovuto capirlo ormai: si veste da Arlecchino e funziona come un monolite. Se lo voti voti la direzione prevalente in quel momento, e nient’altro: le correnti minoritarie non solo non cambiano il partito, ma non ci provano nemmeno, e votano sempre compatte con la maggioranza.
    Concludendo, la mia supersemplicistica interpretazione delle elezioni è: ci sono popoli europei che sono stufi di farsi fregare, e provano qualcos’altro. L’Italia, come al solito, non è tra questi. Berlusconi prende ancora molto e Renzi è l’ennesimo gattopardo e agli italiani, ormai è chiaro, piace così.

  22. Sono sostanzialmente d’accordo con te Gaia. Vedo amici, anche abbastanza giovani, che votano PD autoilludendosi che possa promuovere un cambiamento o una vera politica di sinistra. Uno mi dice: “Voto la corrente civatiana, così dall’interno può cambiare il partito. Scegliere Tsipras disperderebbe il voto.”, l’altro vede negli 80 euro un primo passo di ridistribuzione economica. A mio parere sono ormai degli elettrori conservatori, che cercano delle giustificazioni per credersi riformisti ma non modificare nulla di serio. 38-45 anni, dipendenti pubblici, stipendio discreto o buono, qualcuno con famiglia….perchè dovrebbero volere dei veri mutamenti? Alcuni mi sembra dedichino più attenzione al prossimo viaggio all’estero o a come arredare quell’angolino di casa. Ho letto poi che Renzi ha preso anche molti volti tra gli ex Berlusconiani del Veneto: artigiani, proffessionisti, imprenditori e “moderati” vari. A riprova della vicinanza e compatibilità tra i due figuri e i due partiti.

  23. Infatti, secondo me tra il calo del voto a destra e l’aumento di quello al Pd c’è un legame molto stretto.
    Civati, come la Puppato, non ha mai seriamente minacciato la maggioranza del Pd, anzi che mi risulti a ogni occasione vota compatto con tutti gli altri. Che siano in buona fede o meno, servono a raccogliere i voti della sinistra che ancora ci crede, e a darli sostanzialmente a Renzi. Per me è un mistero come tante persone possano cascarci ancora.
    Tra l’altro, se mai il Pd si sposterà a sinistra, una spinta del genere potrebbe venire solo dall’esterno, cioè dalla paura di perdere voti a vantaggio di una forza veramente di sinistra e veramente “pericolosa” per loro. Ma dall’interno è impossibile, tanto più che la loro strategia sta premiando: prendono voti da sinistra e da destra facendo cose di destra, perché mai dovrebbero smettere?
    Gli 80 euro non hanno nulla di redistributivo perché non sono finanziati con tasse a chi ha di più (sugli enormi patrimoni in cui è concentrata la ricchezza italiana, sulle rendite, sulle grandi eredità…), ma con un sistema complicato e forse neanche tanto funzionante di rimescolamento dei soldi. Inoltre non verranno dati ai cosiddetti incapienti, cioè a chi al momento non percepisce nulla, e stiamo parlando di tante persone e molto bisognose.
    A me piace chiamare le cose con il loro nome: vota Renzi se sei veramente un sostenitore di quello che fa (non di quello che dice di fare), però non facciamo finta che questa sia la sinistra. Probabilmente è anche come dici tu: ci sono persone che vogliono considerarsi di sinistra ma alla fine hanno interessi abbastanza conservatori e non sono disposti né a mettere da parte gli interessi personali, né ad ammettere di non volerlo fare, e quindi si autoingannano con il voto al Pd. Molto triste.
    Riguardo alla dispersione del voto, alla fine la lista Tsipras ce l’ha fatta, anche se per un pelo e comunque, come ho sempre sostenuto, il problema è la soglia di sbarramento, non l’esistenza di tante scelte. Ognuno deve poter votare chi gli pare con la coscienza tranquilla.

  24. Segnalo questa intervista estremamente interessante apparsa sul Manifesto. Non c’è niente da fare: siamo un paese democristiano fino in fondo. Come dice l’intervistato, la Dc non fu un momento o un’imposizione ma il modo in cui la maggioranza degli italiani vive la democrazia. Nei limiti della mia conoscenza frammentaria del dopoguerra italiano, da tempo dico che il Pd è la nuova Dc: moderato, conservatore, attraversato da correnti che esprimono diverse visioni ma non portano a spaccature. Capace di neutralizzare ogni spinta rivoluzionaria. Centrista, quindi amico dei poteri forti eppure, per qualche strano motivo, non percepito come tale.
    Mi viene da piangere. In questi momenti vorrei che fossimo un paese diverso.

  25. Aggiornamento: pare che la storia delle auto invendute sia una bufala (vedere il blog di Ugo Bardi per dei link). Ci vorrebbe un’inchiesta per approfondire la questione della produzione di macchine e dell’eventuale invenduto: io non ne so altro se non quello che leggo su internet.

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