volatili

L’Areoporto di Ronchi dei Legionari ha versato due milioni di euro ad Alitalia per la “promozione turistica” della nostra regione. Si tratta di soldi stanziati dalla Regione. Un milione è servito per far dipingere un airubs 319 con il logo di Turismo FVG e uno stormo di colibrì.

Di COLIBRÌ.

E sì che se c’è una cosa che non manca al Friuli Venezia Giulia sono animali affascinanti da dipingere. Quello che forse manca sono soldi da buttare via in cagate del genere. Viene da chiedersi che ruolo abbia avuto Bardelli in tutto questo, dato che i colibrì che si vorrebbe “omaggiare” con questa trovata sono quelli rinchiusi nelle tristi gabbie del Cittàfiera (li ho visti, e ho scoperto che c’entra persino Margherita Hack. Sono molto ben accuditi, ma mi dispiace: io non tollero zoo o gabbie di nessun tipo e per me gli animali dovrebbero essere tutelati nel loro ecosistema naturale, tanto più che la biodiversità è fatta dalle interazioni tra le specie, non da una o due specie che può essere spostata di qua e di là come se non esistesse tutto il resto).

E comunque, se proprio devi dipingere colibrì, almeno non farlo in bianco e nero.

Andando avanti, anche se questa cosa dei colibrì non mi va proprio giù, un’altra notizia dalla nostra regione: parte dei lavori effettuati al Tiare, per un ammontare di circa 80 milioni di euro, non sono stati pagati e una ditta rischia il fallimento. Non dico: non andate al Tiare, perché probabilmente non ci andate già, e se non basta il consumo di suolo, il fatto che sia un centro commerciale, tutta la distanza da fare in macchina e il coinvolgimento dell’Ikea, non servirà neanche quello a convincervi.

Ho trovato altri articoli interessanti. Questo, del Fatto Quotidiano, sulle banche. In particolare, oltre al solito discorso di dirigenti strapagati in istituti con miliardi di perdite, mi hanno colpito in particolare due altri passaggi:

le somme difficili da recuperare siano legate per la maggior parte non ai piccoli prestiti, bensì (per ben il 66,1%) ai finanziamenti superiori ai 500mila euro. Detto in altri termini, oltre il 66% dei crediti dubbi fanno capo a una piccolissima percentuale di debitori: il 3,9% del totale. “Le banche fanno credito senza le dovute garanzie ai soliti noti (vedi Carlo Tassara, gruppo Ligresti e così via)”, è l’accusa del Fabi, “dimenticandosi delle piccole medie imprese”: no comment

senza arrivare alla cosiddetta “regola Olivetti” (recentemente rispolverata dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi), in base alla quale nessun dirigente, neanche il più alto in grado, deve guadagnare più di dieci volte il salario minimo, i sindacati ritengono che il valore corretto sarebbe di venti a uno: le richieste dei sindacati di oggi sono più conservatrici di quelle degli imprenditori di ieri. Questo dice tutto.

Giusto che i giornali se ne occupino, ma quando poi ti capita di guardare Ballarò e vedere il servizio iniziale in cui spesso chiedono alla gente presa per strada per chi vota, e questi non hanno la minima idea, ridacchiano, dicono Berlusconi o che decideranno una volta lì, capisci che tutte le inchieste del mondo non salveranno un popolo ignorante.

Secondo l’ONG Global Witness, nell’ultimo decennio sono stati uccisi, nel mondo, almeno 908 attivisti ambientali – spesso indigeni che proteggevano le proprie terre da deforestazione, scarico di rifiuti tossici, land grabbing…

Grazie al blog unpianetanonbasta, ho trovato questo articolo di John Harte e Paul R. Ehrlich sull’influenza della crescita della popolazione sulla complessità delle società con conseguenze negative di aumento del costo di governo, nuove regole e burocrazia, di necessità di limitare le libertà personali, di scarsa rappresentatività perché ogni eletto rappresenta un numero sempre crescente di elettori, e di aumento dei conflitti. È un argomento grosso e, come dicono gli autori, meritevole di ulteriori approfondimenti, ma ci dà qualcosa in più e di meno scontato del solito a cui pensare. La mia idea è che la complessità sociale sia positiva solo in certi casi e solo fino a un certo punto, oltre il quale rende la realtà di difficile interpretazione, riduce l’autonomia del singolo e la capacità di adattamento collettiva perché l’adattamento richiede la coordinazione tra troppi autori diversi, e alla fin fine aumenta la frustrazione, incanalandola magari contro un solo gruppo considerato colpevole di tutto perché è troppo difficile capire responsabilità diffuse e sistemiche. In un certo senso, la frustrazione che vediamo montare in Italia e la rabbia contro la classe politica derivano dall’incapacità della popolazione di capire esattamente in che mondo vive. Ci sfugge come stanno veramente le cose dal punto di vista economico, politico, ambientale, sociale, legale, perché ci sono semplicemente troppi elementi e troppo da sapere. Le leggi sono complicate, c’è sempre più burocrazia, le leve del potere economico sono lontane, la politica non è trasparente e i livelli decisionali si moltiplicano, la società si sta disgregando, i conflitti ambientali aumentano e richiedono competenze specifiche per capirli e risolverli, mentre le risorse scarseggiano ma c’è confusione riguardo a dove sia la vera scarsità (manca “il lavoro”, non il petrolio, ci sono troppe “tasse”, non troppo inquinamento). Cosa c’entra tutto questo con la popolazione? Come scrivo spesso, se ci trovassimo in comunità politiche più piccole in cui è più facile valutare le conseguenze di ogni decisione e partecipare alle decisioni stesse, e in cui rimangono dei margini ambientali di cui disporre in caso di emergenza, probabilmente staremmo meglio. Forse non economicamente, perché la complessità può produrre grandi ricchezze, ma socialmente e psicologicamente sì. E siccome la responsabilizzazione locale può contribuire a proteggere l’ambiente e l’ambiente è parte fondamentale dell’economia, a lungo andare società più semplici e piccole, se ben gestite, sarebbero anche più sostenibili economicamente.

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