da guardare

Io ho sempre paura di fare quello che in inglese si chiama “predicare ai convertiti”, cioè, per l’appunto, impiegare energie per dire cose a chi già le pensa senza nemmeno sfiorare l’enormità di persone che invece andrebbe convinta. A parte che anche i cosiddetti convertiti hanno un sacco di cose da dirsi a vicenda, probabilmente è comunque una paura infondata: parlando con alcuni lettori del blog che conosco personalmente, mi sembra piuttosto che tanti leggano per curiosità e in parziale accordo ma non credano come me nell’opportunità di mettere in pratica certi principi, o non ci credano ancora. Credo che per molte persone basti davvero poco per sentirsi ambientalisti, e sia davvero facile bloccare all’ingresso informazioni sgradite. Anch’io sono in parte così, ma ci lotto tutti i giorni.

Comunque, quello che volevo dire è che stavolta non temo, ma spero, di predicare ai convertiti. Io sarei felice se che voi che mi leggete aveste già deciso di non mangiare pesce se non in circostanze eccezionali, di mangiare biologico, pochi prodotti animali e mai da allevamenti intensivi, di coltivare qualche pianta, di fare solo uno o due figli… perché se non siete già così inclini, probabilmente i due documentari che oggi vi consiglio, e che davvero meritano, non li guarderete neanche. Oppure li guarderete e non basteranno a convincervi. Perché io mi accorgo tutti i giorni che non c’è niente da fare, che a cambiare le abitudini alimentari è una piccola minoranza, che tutte le immagini di sofferenze di animali negli allevamenti intensivi e tutte le notizie tremende sullo stato degli oceani non bastano a scoraggiare neanche una grigliata, che ormai gli oceani sono spacciati e potremo fare e vedere cento altri di questi documentari, ma non cambieremo le nostre abitudini.

Eccoli, comunque. Per favore, non mangiate pesce finché tutti questi problemi non saranno risolti. O almeno, pescatelo con le vostre mani e ammazzatelo subito. Per favore, fate la spesa con attenzione. Cercate di conoscere personalmente chi produce il vostro cibo. O meglio ancora: coltivate e preparatevi per la fine dell’era del petrolio. Imparate a cucinare i legumi, i cereali nelle loro mille varianti, il tofu, le alghe, la frutta secca oleosa. E, sempre per favore, cercate di fare il più possibile a meno della plastica (borracce anziché bottigliette, detersivi alla spina, mater bi se dev’essere usa e getta…)

Riguardo al primo video non ho nulla da aggiungere, lo consiglio e basta; il secondo, invece, mi riempie di un entusiasmo incontenibile e mi fa sentire ancora più impaziente di comprarmi finalmente un po’ di terra (obiettivo molto lontano, per la cronaca, perché al momento il massimo che posso permettermi è un largo vaso). L’idea di questi contadini e allevatori che fanno esperimenti, scoprono quali piante lasciar crescere per svolgere dei compiti precisi, danno da mangiare le fronde ai cavalli, cambiano la propria dieta, mi piace tantissimo. Che attività meravigliosa! Sì, lo so, è anche faticosa, come la stessa narratrice del documentario sottolinea ripetutamente, ma ci sono soluzioni nuove per questo. Intanto, uso il mio terrazzo per coltivare e imparare. Chi tra voi coltiva davvero la terra potrà trovare ridicolo il mio continuo parlare di un misero terrazzo come se mi rendesse chissà che agricoltrice, ma le potenzialità delle colture urbane e appartamentiche non vanno sottovalutate. Ognuno può fare la sua parte

A fine stagione farò un bilancio di quanto ha reso il mio balcone, e magari lo condividerò sul blog. Intanto, spero che vi piacciano questi due documentari. Se è vero quello che dicono gli scienziati, è troppo tardi per frenare la catastrofe. Ma almeno dobbiamo provare ad adattarci. Come dice Rebecca Hosking alla fine del video, prima cominciamo, più sarà facile.

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5 risposte a “da guardare

  1. Visto il bel documentario sulla contadina inglese.
    E parte di quello sulla distruzione (della fauna) marina.
    Mah, che dire, Gaia?
    Siamo al solito ciclo vizioso: più predazione delle risorse naturali garantisce la possibilità di non decrescita della popolazione che richiede più predazione delle risorse naturali.
    Siamo sempre al solito problema.

    E pensare che negli anni Settanta del secolo scorso, il mare fu visto come risorsa di proteine per risolvere … la fame nel mondo.
    Siamo alla follia totale.
    Comunque, qui in Italia, abbiamo alcune eccellenze anche nella pesca sostenibile e di recupero (non so se lavora ancora con i GAS).

  2. Ho messo un commento ma non lo vedo. Per inciso, odio la procedura di identificazione su blogspot :). Fa passare la voglia…

  3. Non so come avvenga, visto che ho una mia identità su blogspot. Comunque si può commentare in un tot di forme anche quasi anonime (con l’Open Id, ad esempio).
    No, non ho tuoi commenti da qualche parte (e non saprei come potrebbe essere, visto che non ho attiva la coda di moderazione).

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