lavoro

Ho trovato un articolo che esprime mirabilmente come l’idea secondo cui bisogna fare un lavoro che si ama sia l’anticamera dello sfruttamento. Qui il link in inglese; in italiano lo trovate in uno degli ultimi numeri di Internazionale, quello con la copertina sulle piante. Mi ci riconosco completamente e mi piace tanto quello che dice. In fondo chiedono una sottoscrizione, dato che, per l’appunto, un lavoro è un lavoro anche se ci si diverte a svolgerlo.

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8 risposte a “lavoro

  1. Io rimango sempre scettico, agnostico, relativista.
    Fai ciò che ami.
    Sì ma anche no.
    Nel senso che è bene che tu ami molte cose, tra le quali ci può stare il lavoro.
    Ma è sempre bene curare ed avere molteplici vizi in modo che nessuno prevalga (non mi ricordo chi fosse l’autore di questo pensiero).

    Alcune provocazioni
    o – Devi fare anche il lavoro che ti fa schifo o che non ami.
    Perché è probabile che farlo fare ad altri significhi sfruttamento, Gandhi puliva il proprio cesso come azione politica e filosofica.
    o – Il lavoro NON lo scopo della vita ma un mezzo per vivere.
    La tokumitsu cita Thoreau ma egli era ancora in piena età protoindustriale, il lavoro in proprio era ancora mito liberale dell’affrancarsi dal lavoro per il feudatario, per il nobile parassiti).
    o – Il lavoro comunemente inteso è associato al lavoro retribuito e la retribuzione è comunemente inteso come segno di potere e dispositivo consumistico.
    Quindi fa il lavoro che ami purché sia gratuito o scarsamente retribuito. Significhi che lo fai per amore e non per potere, o bajocchi.
    o – Se Steve Jobs dice una cosa, allora inizia di pensare a fare l’opposto.
    Mai capito l’adorazione per ‘sto tipo che ha letteralmente fottuto di consumismo compulsivo per le sue baggianate elettroniche miliardate di persone con un prelievo di vita, di denari, di risorse da ognuno e trasferimento a Cupertino.
    Mah, sindrome di Stoccolma.
    o -Se fai un lavoro che non ti entusiasma, troverai molti entusiasmo fuori di esso.
    Devo ammettere che vivo molto meglio con il mio lavoro attuale di cui non sono innamorato di quando ero quasi workaholico innamorato del mio lavoro.

    Poi si potrebbe continuare nella sane, ecologica attività dissacratoria di ‘sto culto del lavoro. E’ una roba, con pregi e difetti. Non è che abbiamo bisogno di altri feticci, né!?
    Per il momento

  2. Io invece sono d’accordo con l’autrice: l’idea che se fai il lavoro che ami lo devi fare gratis è sfruttamento. Che ti piaccia o no, un lavoro è un lavoro: deve essere ricompensato. Se autoproduci, la ricompensa è la produzione; se fai un lavoro intellettuale, ti deve pagare chi ne beneficia.
    Leggere l’articolo mi ha fatto pensare a persone che conosco e che fanno il proprio lavoro con amore e con un senso di missione: medici ad esempio, o insegnanti. Si sentono quindi giustificati ad assumere colf, donne delle pulizie (sempre donne), magari a comprare cibi già pronti, così da avere più tempo per il proprio lavoro, ciechi allo sfruttamento altrui da cui dipende la loro soddisfazione.
    Ricordo l’anno scorso, quando venne un giovane dirigente di SEL a parlare a Udine. Lui diceva che non è giusto che i giovani laureati italiani siano frustrati e costretti ad emigrare per trovare lavori ben pagati e gratificanti. Io lo interrompevo: e i non laureati? E quelli che puliscono le strade, fanno da mangiare, tirano su i palazzi? Niente da fare: credo che la sinistra sia proprio cieca a questo problema. La destra ancora di più, ma da loro te lo aspetti. La sinistra occidentale sembra invece in grado solo di immaginare un mondo di laureati gratificati e schiavi invisibili.

  3. > se fai il lavoro che ami lo devi fare gratis è sfruttamento
    Questo è ovvio.
    E, data l’ovvietà, non lo avevo sottolineato.
    Del resto sono antiproibizionista, non potrei non esserlo per il workaholismo.
    Semplicemente non puoi abolire le diseguaglianze per legge, con la struttura.
    La destra da sempre campa di sfruttamento.
    La sinistra (quale?, diciamo quella storica, progressista, industrialista e maggioritaria) tende a disprezzare i lavori manuali, quello contadino.

    Se ci fosse un mercato del lavoro “adiabatico” non ci sarebbero i lavori umili. I lavoro umili avrebbero la stessa richiesta e poca offerta e ciò comporterebbe remunerazioni via via più alte fino ad affrancarli.
    La destra beneficia del fatto che tale mercato non sia chiuso, proprio per lo sfruttamento dei migranti, la sinistra con le sue svampitudini buoniste globaliste fa di tutto per abolire le pur pallide camomillesche restrizioni alle migrazioni.

    Il lavoro è economia e quindi lucro, potere, soldi. Quindi ci sono mille antipolitiche su di esso, spesso tanto infernali quanto subdolamente travisate delle migliori buone intenzioni.

  4. gaiabaracetti

    Sì, uno dei motivi per cui io non sono per l’assoluta parità dei salari è che si potrebbero usare leggere differenziali per incentivare le persone a fare lavori che agli altri non vanno.
    La situazione attuale è secondo me opposta a quanto sarebbe utile per tutti. Si pensa che i lavori di maggiore responsabilità e che richiedono preparazione vadano retribuiti di più, anche se alla responsabilità corrisponde anche maggiore gratificazione, e la preparazione è a carico della società (l’università, per esempio). I lavori meno piacevoli, che godono di minor prestigio e che non richiedono passione, invece, sono solitamente pagati poco.
    Io propongo una società in cui medici, insegnanti, avvocati, notai, e simili sono formati gratuitamente e magari pure con borsa (purché diano gli esami), ma una volta laureati guadagnano nella media. Gli artisti si farebbero pagare, ma oltre un certo livello di reddito (autori di bestseller) scatterebbe una tassazione sempre più progressiva.
    Spazzini, addetti alle pulizie, montapalchi e becchini potrebbero invece essere pagati di più, se nessuno ha voglia di fare questi mestieri. Ti immagini?

  5. Gai che ti lovo sempre…
    Come dice Jorgen Randers, se il mondo fosse governato con raziocinio e logica, con ecologia, la maggior parte dei problemi non ci sarebbero.
    Zygmunt Bauman osserva, correttamente, che nelle società attuali (e io aggiungo, storicamente, scusa Zygmunt se ti correggo =:) più i lavori sono dannosi, più son remunerati/onorati/ammirati.
    Del resto queste ingiustizie, queste tensioni, hanno un che di biologico, è lo spirito della vita e dell’evoluzione che fa sì che ogni volta che tu ne hai colmata una, qualcuno farà un passo in avanti ricreando una qualche forma di disparità.

  6. L lavori di responsabilità sono, teoricamente, remunerati di più perchè le responsabilità, quelle vere dove si risponde realmente di quello che si fa, pochi se le vogliono prendere. Fuggita come la peste nel settore pubblico, sempre più rara anche nel privato, la capacità di rispondere del proprio operato si è trasformata in capacità di occupare furbescamente una posizione di rendita. Non per niente il nostro apparato amministrativo è intasato da figure professionali il cui scopo è quello di farsi scaricare le responsabilità che altri non vogliono assumersi: intere categorie di professionisti non fanno altre che mettere una firma per assumersi responsabilità per conto terzi. A volte a ragione, certo, a volte per incompetenza, paura, pigrizia altrui. I lavori umili, che nessuno vuole fare, in teoria vedrebbero un giusto aumento delle retribuzioni in un mercato del lavoro normale. Ma quando si nota una strana assonanza tra Confindustria e la sinistra sul tema immigrazione (gli immigrati ci servono, fanno i lavori che gli italiani non vogliono fare, pagano le nostre pensioni ecc ecc…e quindi benvengano tutti) si capisce come i salari vengano tenuti bassi immettendo manodopera a bassissimi costo e disposta a tutto per uno scopo ben preciso….

  7. gaiabaracetti

    Già, ed è triste che la sinistra dotta non abbia visto questo, mentre la destra più becera e ignorante (come la Lega) l’abbia almeno intuito – anche se poi magari la votano gli stessi con l’operaio marocchino e la badante moldava.
    Riguardo alle responsabilità nel pubblico, non ti sarà sfuggito che Fantini, il RUP del parcheggio di Piazza Primo Maggio, non appena ha osato protestare (o pararsi, detto volgarmente, il culo) contro quelle che paiono essere irregolarità dell’opera, è stato cacciato da comune e SSM senza tanti complimenti. Prima lo usavano come cane da guardia contro noi che protestavamo, dato che ci ribatteva punto per punto, a torto o a ragione, cose che Honsell non sembrava sapere; ora via, avanti un altro.

  8. DIre che “la sinistra” (intendendo i dirigenti tinti di rosso) non sia perfettamente consapevole del ruolo che l’invasione di massa da loro progettata e messa in atto serva ad abbassare le retribuzioni di chi svolge compiti non specializzati è quanto meno ingenuo. Probabilmente intendevi esprimere un concetto diverso, non so.
    Mi piace invece molto questa frase del nostro Uomo in Cammino: “Se ci fosse un mercato del lavoro ‘adiabatico’ non ci sarebbero i lavori umili. I lavoro umili avrebbero la stessa richiesta e poca offerta e ciò comporterebbe remunerazioni via via più alte fino ad affrancarli.” Se non accade è proprio perché è stata pianificata un’operazione finalizzata ad evitare che accada. Ovviamente la propaganda ci vende la cosa sotto una luce “particolare”, in modo che sembri altro da sè. I giochi di luce sono da sempre uno dei piatti forti degli illusionisti, e non è un caso se alcuni borseggiatori di basso rango impiegano tecniche da illusionisti. A quanto pare, anche i borseggiatori che siamo soliti chiamare dirigenti fanno la stessa cosa.

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