ristampe

Ho recentemente esaurito le copie della prima stampa di Dove si sta bene, il mio primo romanzo, e La metafora dell’acqua, il mio primo libro di poesie. Lo considero un minuscolo traguardo raggiunto e sono contenta. Ora sto prendendo in considerazione una ristampa di entrambi, però siccome io per l’appunto autopubblico e l’investimento sarebbe a mio carico, vorrei prima sapere se c’è qualcuno, al momento, che sarebbe interessato a comprarle. Se sì potete scrivermi a gaiabaracetti[chiocciola]yahoo.com (mi pare di capire che adesso gli indirizzi si scrivono così). Mi serve per decidere se ristampare adesso o aspettare, oppure se ristamparne solo uno.

Mi sono rimaste, invece, ancora copie di La fuga e l’addio e Che male c’è vol.1, che posso vendere direttamente io rispettivamente a 10 euro e a 12 comprensivi di spese di spedizione, se qualcuno le vuole.

Per favore nessuno si senta in dovere di prendere i miei libri perché legge il blog: ci ho riflettuto e sono arrivata alla conclusione che, anche se per me le due cose sono legate, non necessariamente devono esserlo per gli altri. Inoltre tutto questo leggere articoli e linkarli sta diventando un po’ pesante e mi ripropongo regolarmente di smettere.

Se qualcuno proprio vuole contribuire al blog, e in particolare alla mia scelta di tenerlo libero da pubblicità (al costo di 30 dollari all’anno), può farmi una donazione tramite paypal (credo basti l’indirizzo mail). Lo dico per completezza di informazione ma in un momento in cui sento la testa esplodermi e inizio ad avere dubbi sulla mia attività principale, cioè, per l’appunto, il blog. Tutti questi link e queste riflessioni che pubblico, per quanto trattino di argomenti importantissimi, iniziano a sembrarmi futili – oscillo costantemente come un pendolo tra il dire e il fare. È più importante cercare di sensibilizzare, o mettere in pratica con le proprie mani il mondo che si vorrebbe? Ed è possibile saturare le persone che si cerca di sensibilizzare, fino a raggiungere un punto morto? La mole di prove sullo stato in cui ci troviamo è immensa: devo mettere ancora link secondo cui la produzione di cibo mondiale calerà, il nostro stile di vita dovrà cambiare, la Tav non si deve fare, bisogna decrescere, e così via all’infinito? Per fortuna ho anche tempo per provare a costruire un mondo alternativo, in particolare autoproducendo in parte cibo e vestiti, ma questo appunto rischia di sottrarre tempo all’attività di scrittura, per tornare all’argomento iniziale.

Annunci

7 risposte a “ristampe

  1. Ciao Gaia,

    l’agire è fondamentale in tutte le iniziative; ma se puoi cerca di non abbandonare il blog, perché (almeno) potenzialmente ti consente di entrare in contatto con un numero di persone maggiore di quelle con cui riesci ad interagire nel tuo quotidiano. Io, ad esempio, ti ho conosciuto qui!

    Il problema è quello dannatissimo della visibilità in rete – e più generalmente nei media -; avresti certamente una platea di lettori più vasta se ti mettessi in società con uno pseudo-guru informatico ed organizzassi dei vaffa-days contro le case automobilistiche, big-pharma o le compagnie aeree… oppure se protestassi in topless con qualche amica disinibita contro le emissioni di CO2 e il buco nell’ozono… oppure ti facessi ospitare in qualche talk-show pro-TAV e prendessi a botte il conduttore (insultare oramai è retrò e appunto non fa audience).

    Un’alternativa parzialmente percorribile sarebbe pure quella di entrare (previa segnalazione) in uno di quegli esclusivissimi gruppi intellettuali di sinistra totalmente autoreferenziali; però lì non so se il gioco vale la candela, perché l’atmosfera è davvero rarefatta e la visibilità è limitata a pochi eletti (ma tanto gli altri non capiscono, per cui andrebbe più che bene).

    Se ci credi ancora, continua a gettare le tue perle in questo fango: io – da inguaribile ottimista depresso – sono sicuro che prima o poi emergeranno da qualche parte, perché la melma ha una connaturata propensione ad espellere tutto ciò che non riesce a corrompere.

    Un abbraccio,
    mk

    P.S.
    Ma come devo fare con te? Leggi questo e non pubblicare un nuovo post fino a quando non comparirà il pulsante di Paypal nel tuo blog. Altrimenti giuro che creo una petizione su Change.org: «Costringiamo la Baracetti ad accettare donazioni!»

  2. gaiabaracetti

    Ciao Michele,
    iniziavo a preoccuparmi non vedendo tuoi commenti!
    Ti ringrazio per l’incoraggiamento. La mia lamentela (ultimamente forse sono più lagnosa del solito) riguardava non la visibilità, perché sono molto contenta delle persone che visitano questo blog, quanto il fatto che sto troppo tempo al computer, ovviamente di mia spontanea volontà, e non mi concentro su altre cose. Ho notato che io di lavori intellettuali riesco a farne solo uno per volta, e continuo ad oscillare tra: “basta, adesso mi concentro sul libro!”, e “devo aggiornare il blog”.
    Cercherò di trovare un equilibrio. Dovrò semplicemente affidarmi alla vostra comprensione se non aggiorno per un po’. Ci sono talmente tante cose interessanti in rete che voglio leggerle tutte e mi sento in colpa se non le condivido, sfociando nel patologico. E poi si pensa che un articolo possa cambiare il mondo, e non si sa mai se è così o no… ci sono tante cose che meritano di essere sapute!
    In caso metterò anch’io una colonna destra sui gattini o sulle star senza trucco: funzionano sempre!

  3. Ti leggo sempre, quando non commento è perché le mie ridotte facoltà mentali non riescono a partorire un commento consono al tuo blog. Sto inciampando ultimamente su del codice rognoso e la notte riesco solo a fare i piatti e a crollare fino a quando non ricomincia la sveglia del giorno dopo. Ma – visto quello che si legge di sfuggita sui giornali – forse è meglio il «Λάϑε βιώσας» di Epicuro.

  4. A me Dove si sta bene piacque parecchio e quindi penso di non essere tra coloro che acquistano i tuoi libri per… convenzione.

    Io conosco il problema della pesantezza e della stanchezza nel prendere atto dello stato del mondo. Con alcuni compagni del gas / lista civica ci dicemmo di porci dei limiti nella presa di coscienza dei disastri, della poteritica, dell’antiecologia. Ti intossichi e noi dobbiamo vivere per continuare la battaglia.

    Insomma, coltivare anche spensieratezza, sano egoismo, buone dosi di edonismo, hai ancora degli angoli dove rifugiarti, lì dove si sta bene.
    Impegnati anche di avere delle trasgressioni, Gaia: penso, ad, esempio, al fatto di poterti recare – ad esempio in auto – in posti, là dove si sta bene, dove poterti ricaricare, a contatto con la Natura. Essa riceve tanto affetto da te, dedizione e puoi permetterti di lasciarle regalarti qualcosa.
    Troverai il tuo equilibrio dinamico, Gaia e questo lo auguro anche per me che ti lovo sempre parecchio, eh!? 🙂

  5. gaiabaracetti

    Grazie Uic. Cosa vuol dire poteritica?
    Hai ragione, non si può pensare solo a cose serie, e nel mio caso non c’è proprio pericolo che io dimentichi l’apparentemente frivolo :), ma andare in auto a contatto con la natura, questo mai, a meno che qualcuno non mi obblighi! La vicinanza della natura alla città è uno dei motivi per cui il Friuli è costantemente pervaso dal traffico automobilistico e per cui anche il luogo più ameno e remoto diventa un parcheggio. Le guide alle gite in montagna iniziano sempre con: “lasciata l’auto presso…” – mi si spezza il cuore ogni volta. Inoltre questo atteggiamento tratta gli ambienti montani e di campagna, dove la gente vive e che la gente cura, come semplici spazi ad uso dei cittadini quando vogliono svagarsi, liberi da responsabilità sia dal luogo di partenza (che rimane urbano e invivibile) che da quello di arrivo (di cui possono godere senza dover dare nulla in cambio).
    Scusa la polemica suscitata dal tuo consiglio, ma io dopo anni di scampagnate anche in auto ho capito che stavo sbagliando e che anche se non esiste una sola persona al mondo che la veda come me io voglio provare almeno a comunicare le mie riflessioni. L’obiettivo è andare a vivere in montagna, ma finché questo non sarà possibile cerco almeno di essere meno invadente possibile quando mi sposto.
    Non dico di andare scalzi sui sentieri come si faceva una volta, ma con una corriera e un paio di buone scarpe si arriva ovunque e si è molto meno molesti. In fondo i carnici di una volta andavano a commerciare in Austria a piedi, direi che noi come minimo possiamo usare le gambe per spostarci!
    A proposito di natura, inizia a essere stagione per l’orto. Io ho la fortuna di avere un terrazzo; non crescono piante grandi come in piena terra ma qualcosa viene su, e poi oggi ho trovato altri lombrichetti! Penso che si darebbe una bella mano al pianeta se ogni terrazzo avesse qualcosa di verde, fiori o piante commestibili (in alcuni casi le due cose coincidono). La spesa poi può essere davvero nulla: io cerco di tenere i semi di anno in anno, di fare compost con gli scarti di cucina (non tutti) e per innaffiare di riutilizzare l’acqua con cui si lavano le verdure… e ultimamente mi è venuta un’altra idea: siccome continuavano ad avanzarmi i vasetti di plastica in cui compravo le piante, ho iniziato a riportarli al vivaio. L’ho buttata lì che potrebbero organizzare un sistema di vuoto a rendere, ma non sia mai che qualcuno prenda un’iniziativa del genere! Comunque, non costa nulla e loro sono contenti.
    Anche chi non ha un orto o un terrazzo può coltivare qualcosa: negli spazi comuni del condominio, in qualche vasetto sul davanzale (assicurandolo bene), prendendo un appezzamento in un orto urbano messo a disposizione del comune… qualcuno qui lo fa? Sarei curiosa. Non incide molto sul bilancio familiare a meno che non si abbiano grandi spazi, ma si possono mangiare erbe e verdure fresche e c’è un vantaggio anche estetico, per sé e per gli altri.

  6. Io non conosco quasi nulla di te (se non per quello che ho letto qui o in Dove si sta bene) quindi i tuoi tempi, ritmi, disponibilità di tempo libero, etc.
    Non so quindi se tu abbia la libertà di andare in montagna/fiume/Natura anche coi mezzi pubblici, in quali tempi, per quali destinazioni.
    Non vuol essere apologia dell’uso dell’auto, ma un’oculata trasgressione (supposto che sia necessaria) al tuo rifiuto di usare l’auto.
    Insomma, una trasfusione di Natura è la cosa migliore per una combattente che la difende, anche se questo può comportare qualche “costo”, a partire da quello del candore ideologico.

    Sei tu che devi dominare la regola (e trasgredirla) perché le norme che ci si dà (la morale dell’onore per dirla alla De Benoist) sono come amici e gli amici non li frequenti sono e sempre da questa parte, a volte anche un po’ oltre.
    Anche solo per abbracciarlo, un amico, devi spingerti con le braccia oltre a lui, dietro di lui.

    Riporto i vasetti di plastica vuoti ai vivai da anni. Qui non dicono nulla. Non è escluso che ‘sta restituzione pure scocci loro.

    Ah, sui balconi e terrazzi italici desolantemente e squallidamente vuoti, nudi, ci sarebbe da scrivere un libro (bisogna anche dire che non sempre è così e che il clima rovente estivo non aiuta).

  7. gaiabaracetti

    Già, ce ne sarebbe da dire. Non conosco tutta la montagna italiana, ma su quella alpina ci sono certi terrazzi così lussureggiantemente fioriti da rasentare l’impossibile. La mia teoria per spiegare la differenza tra balconi cittadini e montani (con le dovute eccezioni) è che i montanari tendenzialmente siano più legati al luogo in cui abitano e provino più desiderio di abbellirlo. O forse i montanari si spostano meno, non avendo la necessità di “scappare” dal cemento, e quindi possono curare i loro giardini con costanza tutta l’estate. Oppure il sole asciuga meno. Oppure l’età media è più alta.
    Non lo so, ma so che cercherò di incorporare le mie osservazioni sui balconi nelle mie future teorie sul turismo 🙂
    Riguardo al clima rovente, comunque, esistono le piante grasse. Ce ne sono di adatte a ogni clima, italiano per lo meno, dal sud alla cima delle Alpi. Quelle che sono sul mio balcone non hanno ricevuto nessun tipo di cura per anni: né acqua, né terra (povere), né pesticidi, niente. Eppure sono lì, non muoiono e ogni anno fioriscono. Se qualcuno è da queste parti posso dargliene un rametto: basta piantarlo e si propagano da sole. Resistono a qualsiasi condizione climatica. Mi ispirano meraviglia, gratitudine, senso di colpa e persino rancore, perché occupano spazio che potrei usare per coltivazioni più utili. Però sarebbe un crimine sopprimere piante così belle e resistenti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...