finché ce n’è

Sono molto, molto preoccupata per quello che sta succedendo in Ucraina. La Russia mi fa paura. Innanzitutto e soprattutto, mi fa paura quello che la Russia di oggi può fare per scatenare una guerra che vada al di là dei confini dell’Ucraina e coinvolga potenzialmente mezzo mondo. Naturalmente mi dispiace anche per gli ucraini e ho paura che soffriranno ancora. Mi preoccupa anche sapere che siamo completamente dipendenti dal gas estero e da quello russo per decine di milioni di metri cubi al giorno, e che senza moriremmo di freddo. Questo è uno dei motivi per cui io sono per la massima autosufficienza negli ambiti essenziali: sei molto meno ricattabile. Certo, se commerci puoi usare la minaccia di un boicottaggio per fermare un regime criminale, ma quando si tratta di beni essenziali e di quasi monopoli chi boicotta ha troppo da perdere – e infatti finora nessuno l’ha nemmeno proposto. Qui non stiamo parlando dei datteri israeliani.

Sperando che questa crisi non diventi così grave da offuscare tutto il resto, segnalo due altre cose. Una, restando in tema di risorse fossili, è sugli Stati Uniti e la loro pratica atroce di rimozione delle cime delle montagne per estrarre carbone. L’altra è un articolo sulla distruzione delle Alpi Apuane a causa delle cave. Segnalo anche una petizione per chiudere tutte le cave di marmo in quella zona. Io ovviamente ho firmato. Non c’è scultura o bagno in marmo che tenga, e men che meno gli altri usi che si fanno della pietra: la distruzione delle montagne è il più irreversibile dei danni ambientali, e forse quello che mi fa soffrire di più in assoluto. È il più cieco, il più irreparabile, il più devastante, il più visibile, il più arrogante. Ha conseguenze su tutto: biodiversità, aria, acqua, paesaggio, salute, rumore… E anche se “crea lavoro” lì per lì, quando poi la montagna è finita non c’è più niente per nessuno. E le alternative ci sarebbero: usare altri materiali, recuperare quelli che si trovano in edifici dismessi, pietra ricostituita. Nel caso del carbone, basterebbe avere bisogno di meno elettricità e produrla con fonti alternative. Non il gas. Quello ce l’ha la Russia.

La Russia a me fa davvero paura, e non solo per il trattamento degli omosessuali e dei dissidenti, di cui si è parlato un po’ recentemente. Anni fa feci uno stage all’Osservatorio Balcani e Caucaso, occupandomi soprattutto di quest’ultimo. Leggevo notizie dal Caucaso, in particolare sulla guerra in Cecenia, che erano peggiori di qualsiasi cosa io avessi mai letto. La Russia in generale mi pareva un paese mostruoso e tragico – violento, depresso, intollerante e indifferente, capace di crudeltà inenarrabili. E anche di grandezze, ovviamente, ma non particolarmente in questo periodo storico. Mi stupivo che nessuno osasse criticare il regime russo, in un momento in cui le parole “diritti umani” erano sulla bocca di tutti, e in Russia questi venivano violati nei modi peggiori. Qui potete leggere un articolo che scrissi anni fa, poco dopo il suddetto stage. Ci sarebbero tante storie simili da ripescare. Non voglio parlare troppo a lungo di un paese che non ho visitato: approfondirete voi se volete.

Speriamo che questa crisi venga risolta senza ricorrere alle armi.

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