volare

Come dicevo nel post precedente, sono riuscita ad arrivare fin quasi alla cima dell’Europa senza volare né spendere troppo né rimanere bloccata in qualche posto strano. Trovare le soluzioni più economiche è stato una specie di lungo incubo, con i prezzi che salivano ora dopo ora mentre io cercavo di decidere quale corsa prendere, però alla fine ce l’ho fatta e le notti sui bus, i treni e i traghetti non sono state poi così atroci.

Inoltre, ho visto chilometro dopo chilometro le terre che ho attraversato. Sulla cartina, da Bruxelles a Oslo c’è il salto di una cavalletta. Nella realtà, ci sono ventisei ore di viaggio attraverso posti diversi, diversi climi, diversi popoli e diverse geografie. È più rispettoso verso di essi attraversarli uno per uno, anziché scavalcarli.

Comunque, è ora di spiegare perché ho scelto di non volare. Probabilmente questo post sarà sgradito a molti lettori perché al momento non conosco nessuno che abbia deciso di non volare più o di volare solo a intervalli di anni. Qualcuno, conoscendomi, potrebbe pensare che sono ipocrita, avendo scorrazzato per il mondo per buona parte della mia vita e facendo ora le prediche. Il punto è che io sono cresciuta e stata cresciuta, non solo dalla famiglia ma dall’intera società, in un mondo di aspirazioni consumistico-borghesi-espansive in cui il più è sempre positivo e il meno negativo. Non voglio dare la colpa a nessuno: ogni epoca ha i suoi valori, spesso nati per un motivo e poi superati non solo o non tanto dalla loro intrinseca erroneità, ma dal fatto che i cambiamenti della storia generano la necessità di nuovi valori o della riscoperta di valori vecchi. La decrescita è un valore di ora: chissà cosa potrebbe servire tra qualche secolo, ammesso e non concesso che l’umanità sopravviva ai danni da essa inflitti al pianeta. Tutto questo per dire che emanciparsi da certi comportamenti, attraverso la propria esperienza e riflessione, accompagnata da quella altrui, richiede tempo e richiede spesso il porre in atto gli stessi comportamenti che in futuro si arriverà a ripudiare. Quindi: sì, in passato ho volato tanto. Ora ho capito e cerco di non volare più. Cerco anche di non fare più viaggi come normalmente li si intende, cioè per puro piacere, ma di spostarmi poco e con motivazioni che vadano al di là del semplice divertimento. Ma questo è un altro discorso da trattare in altra sede.

Passiamo quindi a perché non voglio prendere aerei. In breve: i voli commerciali sono un mezzo di spostamento altamente inquinante (quasi unanimemente considerato il più inquinante in assoluto), eppure godono di notevoli vantaggi fiscali. I voli low cost, ancora peggiori, sono un disastro ambientale e un controsenso economico finanziato con i soldi di chi non ne fa uso (e completamente abusato per brevi gite di cui si potrebbe fare tranquillamente a meno).

Riguardo all’aspetto ambientale, ovviamente la questione è complessa: anche treni, navi e bus inquinano, per non parlare di un’auto con un solo passeggero. Il modo migliore di ridurre l’inquinamento pro capite è non far viaggiare i mezzi vuoti, quindi: viaggiare di meno e far girare meno mezzi e/o (a seconda delle situazioni) concentrare i viaggi che si fanno su mezzi meno inquinanti e più pieni possibile, nei limiti ovviamente della tollerabilità. Penso che eliminando i voli low cost succederebbero entrambe le cose: certe persone viaggerebbero meno e altre o andrebbero a riempire voli più costosi o prenderebbero treni e bus. Quando penso all’inquinamento generato da un viaggio in macchina includo anche il fatto che le persone che la usano non stanno prendendo il treno, che va comunque (a differenza dell’auto) e quindi non stanno contribuendo ad abbattere le emissioni per passeggero. Certo, esistono anche i treni pieni, soprattutto per i pendolari – e qui bisognerebbe aprire un capitolo anche sul telelavoro.

Quindi, tenendo conto che paragonare le emissioni di ciascun tipo di viaggio è difficilissimo date le numerose variabili, eccovi alcune informazioni.

Il treno e la corriera sono i mezzi meno inquinanti; l’aereo è il più inquinante per tratta percorsa e per passeggero. Innanzitutto, lo dice l’IPCC (anche se i dati non sono aggiornati e ora probabilmente è pure peggio). Qualche informazione si trova anche in questo documento, che ricorda, seppure en passant, che gli aerei causano anche inquinamento acustico e traffico (più dei treni, perché sono più rumorosi e, ipotizzo io, perché sono fuori dalle città e quindi incoraggiano i viaggi in auto per portare i viaggiatori e i lavoratori all’aeroporto). Si legge anche: l’aviazione produce annualmente quasi altrettanta CO2 che l’intera attività umana in Africa.

Tra l’altro, gli aerei rilasciano le loro emissioni in alta quota, il che amplifica l’impatto sul clima.

Non ho trovato dati su questo, forse perché si tratta di un cambiamento relativamente recente, ma mi pare di capire che con l’arrivo dell’alta velocità il treno potrebbe diventare più inquinante dell’aereo. Questo perché l’alta velocità richiede nuove infrastrutture, quindi genera inquinamento perché bisogna produrre energia per scavare montagne, abbattere alberi, far andare tir su e giù per anni, produrre e posare binari… inoltre far andare i treni così velocemente consuma in proporzione più energia. Mi dispiace trattare così superficialmente una questione importante, ma non ho trovato dati su questo punto e non ho le competenze per dire altro: se qualcuno ha informazioni ulteriori le può aggiungere nei commenti.

Riguardo alle sovvenzioni, ecco alcuni articoli. Anche qui non è così semplice: ci sono sovvenzioni anche per altri tipi di trasporto. La cosa fondamentale che vorrei sottolineare, però, è che gli aerei, consumando più degli altri mezzi, possono costare meno solo grazie a politiche di incentivi pubblici.

Innanzitutto, il carburante aereo per voli commerciali non viene tassato. Solo nel Regno Unito, tassare il carburante e introdurre l’IVA sui voli farebbe entrare nelle casse dello stato dieci milioni di sterline all’anno.

Ho fatto un po’ di ricerche su internet e non ho trovato nessuna notizia che, dopo che se ne parla da anni, queste tasse sono state introdotte. Quindi ribadisco: chi non vola sovvenziona chi vola. È giusto? Secondo me ovviamente no.

Certo, anche chi non prende il treno sovvenziona chi lo fa, ma il trasporto pubblico su terra, oltre ad inquinare meno, ha una doppia funzione, sia per i viaggiatori che per i pendolari. Si tratta quindi di garantire un servizio pubblico: i lavoratori e gli studenti devono spostarsi comunque, per lo meno data la struttura attuale dell’economia, per cui si riduce il traffico automobilistico finanziando quello pubblico, che comporta un minor costo infrastrutturale, ambientale e sanitario, e quindi a lungo andare fa risparmiare la collettività. Chi viaggia in aereo nella maggior parte dei casi lo fa per piacere (se è per lavoro può chiedere un rimborso), e penso che non possiamo permetterci di sovvenzionare puri piaceri.

Inoltre, tutti i treni o gli autobus che io abbia mai preso facevano fermate intermedie, permettendo quindi anche spostamenti brevi. Gli aerei invece servono un solo tragitto. Come ho già detto, gli spostamenti brevi possono essere indispensabili per studenti e lavoratori; quelli lunghi sono spostamenti di lavoro solo per categorie molto ristrette di lavoratori. Inoltre, lo spostamento su terra con le sue fermate intermedie permette di arrivare più vicini alla destinazione finale rispetto a un volo, che conduce a un aeroporto da cui bisogna muoversi ancora. Mi chiedo se questo sia incluso nei calcoli delle emissioni.

Comunque, non solo si sovvenzionano i voli aerei, ma anche le compagnie low cost in particolare. Ogni anno milioni di soldi pubblici vanno a finanziare piccoli aeroporti regionali raggiunti da compagnie come Ryanair. In totale, si parla di tre miliardi di euro di sovvenzioni, solo per i voli low cost, in tutta l’Unione Europea. Da dove vengono questi soldi? Dalle tasche di tutti, compreso chi non vola però si tiene i cambiamenti climatici e l’inquinamento.

L’Unione Europa forse sarà più severa, in futuro, riguardo alla possibilità di erogare questi sussidi. Ma non mette in discussione l’idea che permettere a tutti di viaggiare spendendo poco sia un risultato in sé positivo.

Infatti, mi si dirà: ma senza voli low cost io come faccio a fare il fine settimana a Barcellona / andare a trovare il mio amico a Londra / vivere lontano dalla mia famiglia? Senza voli economici l’Europa potrebbe tornare a essere un continente grande e misterioso* anziché quella plancia da gioco da tavolo che è diventato sovvenzionando il viaggio facile. Bisognerebbe guadagnarsela palmo a palmo, anziché, appunto, saltare di qua e di là. So che questa non è una cosa positiva per tante persone, che preferiscono un mondo di destinazioni anziché un mondo di spazi. Queste sono opinioni personali che non posso confutare scientificamente. Quello che non è un’opinione è il fatto che dal punto di vista dell’ambiente e delle risorse non possiamo permetterci di continuare così, e che comunque il nostro comportamento di occidentali abituati al viaggio facile esclude miliardi di persone per cui il raggio d’azione corrisponde a quanti chilometri possono percorrere a piedi o con mezzi lenti e sovraffollati attorno al proprio luogo natale. Persone le cui case saranno sommerse, i cui campi saranno bruciati, la cui vita verrà distrutta dalle conseguenze dei cambiamenti climatici causati dal nostro stile di vita spensierato. E sapete che non esagero.

E comunque si possono trovare altri modi per spostarsi lo stesso, inquinando meno e andando comunque lontano di tanto in tanto. Si possono accorpare i viaggi, stando fuori più a lungo e più di rado, visitando in una volta sola località vicine anziché andare in ognuna singolarmente da casa propria. Si può viaggiare in treno di notte, ottimizzando il tempo. E nel complesso bisognerà viaggiare di meno per forza. Non dimentichiamo che il pianeta è già un disastro, eppure la maggior parte dei suoi abitanti non solo non viaggia come noi diamo per scontato, ma neanche possiede un’automobile. Pensare di continuare ad avere questa facilità di spostamento significa desiderare non solo il collasso planetario ma anche, più modestamente, il perpetuarsi delle ingiustizie all’interno della nostra specie, per cui chi è nato in un povero villaggio indiano o in una bidonville africana vedrà al massimo il villaggio vicino, e chi è nato in Europa o negli Stati Uniti considererà normale passare l’inverno al caldo o vedere la neve quando gli pare.

So che è più facile che chi ha letto questo post smetta di visitare il mio blog, piuttosto che di viaggiare in aereo, ma io comunque concludo con un pensiero: se siete sensibili ai temi ambientali, e vi impegnate a spegnere le luci, mangiare meno carne, non comprare cose che non servono, e così via, un singolo volo in un anno annulla tutti i vostri sacrifici. Ne vale la pena?

* In realtà l’Europa è il secondo continente più piccolo, e il secondo per densità di popolazione. È comunque immenso, com’è immenso il nostro pianeta. Io tuttora mi meraviglio di quanto poco conosco il Friuli, pur avendoci passato così tanti anni. Figurarsi il resto. Il mondo è senza fine. L’aereo, utile per tante cose, ha cancellato la grandezza, e questo è un peccato.

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5 risposte a “volare

  1. Cosa aggiungere, Gaia!?
    Onestà intellettuale, precisione e rigore, visione, dimensione ecologica come le tue sono materia rara.
    L’ultimo volo che feci fu nel 2003 a Cuba, per una vacanza-danza.
    Quando tornai lessi alcuni articoli sull’impronta ecologica così pesante dei voli – quasi dell’increbibile – che decisi di non volare più per anni e così fu. Sono 11 anni che non prendo un aereo.
    Solo quando andrò, per il tango, a Montevideo e a Buenos Aires, tornerò a prendere l’aereo,. E ci vorranno ancora alcuni anni.
    E se lo farò, proverò anche irritazione per la mia incoerenza ecologica.
    Vabbè, un compagno anarchico del gas mi dice che per vivere decentemente bisogna comprendere anche alcune trasgressioni altrimenti, alla fine, ci si spara.

  2. Sono d’accordo sull’idea di trasgressioni – escludendo ovviamente cose gravi: non è che ogni tanto ci si “concede” di sparare a qualcuno.
    Ci sono cose che non si dovrebbero fare mai e cose che si dovrebbero fare poco e niente, e in quel poco e niente è compreso l’una volta tanto, sapendo che sarebbe meglio di no…
    Ad ogni modo, adesso ci sono molti programmi di compensazione delle proprie emissioni, disponibili anche ai singoli. È un ambito che non conosco, forse perché mi lascia un po’ perplessa l’idea. Bisognerebbe ripiantare alberi e investire nelle energie più pulite solo per riparare ai danni fatti finora; usarlo come scusa per danneggiare ancora non so come possa funzionare.
    Tra parentesi, per andare in Argentina un altro modo ci sarebbe, con un po’ di coraggio… ma mi sa che ti ci vanno tutte le ferie.
    Nel Deutsches Museum di Monaco, tra le infinite cose che non finiscono più e non hanno fine e non si finisce mai di vederle, c’è anche la ricostruzione dell’interno di una nave che portava gli emigranti europei in America. A quanto pare le condizioni sanitarie erano tremende e moriva circa un viaggiatore su dieci. Adesso non è più così (per noi: per altri sì), ma è bene ricordarselo. Siamo fortunati.

  3. “se siete sensibili ai temi ambientali, e vi impegnate a spegnere le luci, mangiare meno carne, non comprare cose che non servono, e così via, un singolo volo in un anno annulla tutti i vostri sacrifici. Ne vale la pena?”

    Ciao Gaia, hai una fonte per questa affermazione?

    Tom

  4. gaiabaracetti

    La fonte è uno dei link che ho messo nel post, per la precisione questo. Il concetto chiave è: “each flight adds more to climate change than we should be emitting altogether.”
    Ovviamente, la mia affermazione è molto superficiale: dipende da quanto uno consuma e da quanto uno taglia. Secondo l’articolo, un volo da Londra a New York emette tanta CO2 quanta ci sarebbe concessa per un anno intero per tutto il resto se volessimo vivere senza contribuire al problema dell’effetto serra. Questo solo per la CO2, senza contare altri danni causati dall’aviazione.

  5. Questo, per quanto mi pare abbia finalità più artistiche che di denuncia, rende abbastanza bene l’idea.

    This data visualization was created from real flight data. It shows the air traffic which flies on a typical summer day and highlights the intensity of the operation in Europe – an operation which runs 24x7x365.

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