calo demografico (vero o presunto)

Gli italiani sono ossessionati dal fatto che “non si fanno più figli”. Giorno dopo giorno a destra, a sinistra, da sedicenti ambientalisti sento dire che c’è un calo demografico nel nostro paese. Non è vero. Lo dico, e mi sento rispondere: “sì, ma sono gli immigrati”. Ma gli immigrati non sono forse persone? In che categoria rientrano? Il numero di abitanti di un paese o cala o aumenta, e nel nostro paese aumenta di centinaia di migliaia di unità ogni anno. Eppure si continua con questa storia del calo demografico immaginario.

Tra l’altro, a chi fa comodo l’aumento demografico? Solo ed esclusivamente a chi ha qualcosa da vendere – e anche qui, con una certa miopia, perché se aumentano i compratori aumenta anche la concorrenza. Segnalo ad esempio questo articolo del Messaggero Veneto: i proprietari di case denunciano che ce ne sono troppe sfitte. Di solito questa è l’occasione per sottolineare che si è costruito troppo, ma ora no: il problema è che ci sono troppe poche persone. Tra l’altro, non si capisce a cosa si riferisca l’intervistato: purtroppo la popolazione di Udine è in incremento costante. Ma sia mai che il giornalista con un semplice clic verifichi i dati e li comunichi al lettore. Quindi prego, italiani: fate figli che bisogna riempire le case. Una volta si facevano le case per metterci le persone, e mi sembra anche più logico.

E poi sarebbe ora di dire che il calo della popolazione, allo stato attuale del pianeta, è una cosa positiva, anzi necessaria. Se ben gestita, anche per l’economia, che ormai è diventata la misura di tutto. La popolazione giapponese sta calando, lentamente, e non è il disastro che ci viene sempre paventato, anzi. Nonostante il Pil non sia più in aumento, il reddito pro capite cresce perché ci sono meno persone tra cui dividerlo; gli anziani sono sani, per cui non pesano eccessivamente sul bilancio sanitario, e anche se la popolazione invecchia questo non comporta un costo insostenibile alla collettività perché ci sono pochi bambini. Si tende infatti a dimenticare sempre questo punto: i bambini piacciono a tutti, e i vecchi no, però dal punto di vista economico tendono ad equivalersi nel senso che qualcuno deve lavorare per loro. Da un lato pensioni, cure e case di riposo; dall’altro asili, università e cure. E non dimentichiamo che la gente adesso va in pensione più presto di quanto potrebbe e secondo me dovrebbe.

Infine, la diminuzione della popolazione giapponese è una benedizione per il pianeta, dato che i giapponesi scaricano il loro ordinato sovraffollamento (sotto forma di turismo), la loro dieta sana (predando i mari altrui) e le loro foreste (importando legname) su paesi meno ricchi, potenti o lungimiranti.

Intanto, dalla Svizzera una campagna per risolvere il problema della crescita demografica.

Infine, anche la puntata di ieri di Presa Diretta su Stamina è assolutamente da vedere. Unico appunto: Iacona, che dio ti benedica, si dice Friùli, con l’accento sulla U. Io non capisco com’è possibile che ancora gli italiani non sappiano pronunciare il nome di una delle venti regioni del loro paese (non sono poi così tante). Vi prego: non Frìuli. Friùli. La U.

Annunci

14 risposte a “calo demografico (vero o presunto)

  1. Angelo Panebianco, ieri sul Corriere.
    “Abbiamo bisogno di contrastare l’invecchiamento della popolazione, abbiamo bisogno – almeno se la ripresa economica, come si spera, prima o poi arriverà – di forza lavoro aggiuntiva e di nuovi consumatori.”
    Per quanto egli inizi a porre qualche dubbio, in quel papero, sulla questione-feticcio-tabù delle migrazioni non è certo in un’ottica di sostenibilità.
    Dunque Bersani e Camusso dicevano di rilanciare i consumi(smi), Berlusconi è da sempre il “Più tutto per tutti!”, i cattocattolici e i mussulmani smaniano per le famiglie numerose, gli immigrati hanno una fama atavica di consumismo. E gli “intellettuali”?
    Il BAU ritiene che aumentare gli homo e i loro consumismi sia una fantastica occasione di crescita economica.

    Non hanno un’idea una (o la nascondono) sul disastro ecologico in corso, sul fatto che questi consumismi da aumentare non sono altro che scavarsi una fossa più profonda.
    E’ una vera e propria religione nichilista del tumore.

    I proprietari di case sfitte da una parte sono naturalmente irritati per una presenza di immigrati (molti dei quali senz’arte ne parte, senza lavoro, senza reddito, non si capisce di cosa debbano campare, le città si stanno riempendo di gente che non può che campare di micro e mini criminalità) sempre più massiccia, dall’altra sono solleticati dalla prospettiva di affittare loro (a prezzi esosi) le loro case, spesso speculazione che ha devastato il territorio fino a rendere l’ex Belpaese la crosta cementizia attuale.
    Un po’ come molti al nord che detestano gli immigrati per poi tentarli di sfruttarli economicamente, a partire dai legaioli e coi loro film “nostrani” kla cui produzione è stata delocalizzata in Europa orientale.

    I fattori suicidi che lavorano per la crescita tumoral-demorafica esponenziale sono molteplici e si sostengono l’un l’altro.
    Per quello io ritengo che sia una battaglia persa e che stiamo preparando con massima efficienza un brutale collasso multiplo, viste le strettissime correlazioni e dipendenze reciproche tra le varie culture/nazioni.

    Morire a centinaia di milioni ma giulivi e beoti di essere sempre di più.
    Intelligente, no!?

  2. È curioso in una maniera quasi macabra come si continui a dire che serve più forza lavoro con una disoccupazione giovanile oltre il 40% e totale oltre il 12% – oltre a coloro che il lavoro non lo cercano proprio.
    In Germania la popolazione cala e la disoccupazione è bassissima – ci viene ricordato che questo dato “nasconde” la tragica realtà dei mini job, anche se a dire il vero a me sembra che questi mini job, almeno per come ci sono presentati, siano una cosa ottima: lavori poco e guadagni poco, cosa che qua non è permessa (lavori tanto e guadagni poco).
    Se la popolazione in età da lavoro cala, questo significa secondo la legge della domanda e dell’offerta, che in certi casi funziona, che i lavoratori sono più richiesti e quindi possono dettare condizioni migliori e pretendere salari più alti. Qualcuno non vuole che succeda questo e quindi ci fa credere che è per il nostro bene che dobbiamo avere più lavoratori.

  3. Produci, consuma, krepa!
    Giovanni Lindo Ferretti lo canta(va) in tre parole.

    Se tu non aumenti in numero e consumi individuali la piramide consumistico-capitalista si affloscia, diminuisce, si rattrappisce.
    Una società di autonomi, di quasi indipendenti sarebbe ed è la jattura massima per tutti coloro che cercano di tosarti come ‘na pecora a loro beneficio e per il sistema. Se tu non fai transazioni economiche, qualcun’altro non lucra.
    Un po’ come l’aggressione violenta ai territori da parte delle grandi opere nefaste. Se non ti devastano la vita e l’ambiente con esse, come fanno le coop cementificatrici, le maestranze, Il Partito eDilizio, ad avere le loro risorse insaziabili?
    Poi ci sono gli inquinamenti religiosi, nazionalistici, del potere, l’imprinting biologico, il patriarcato misogino, etc.

  4. Ho sentito anche io Panebianco per radio e ha lasciato perplesso ed esterefatto anche me. Veramente ce ne sono pochissimi che si distinguono per pensioero critico e coraggioso. Richiedere più manodopera, anzi lanciare l’allarme che manca, serve, dici bene Gaia, solo a drogare il mercato del lavoro, evitando che professioni “scoperte” possano rivendicare migliori salari. Sono anni che sentiamo questi mantra. io ricordo che 10 anni fa c’era l’allarme professioni IT: fra pochi anni non ci saranno abbastanza specialisti software, hardware e balle varie per il mercato, si diceva. Oggi la realtà smentisce quei falsi allarmi. ma la Microsoft negli USA continua a sostenere questa linea, perchè è evidente che più specialisti IT invadono il mercato del lavoro, meno Bill paga i suoi dipendenti….

  5. Qualche giorno fa ho incontrato un operaio specializzato dei cantieri di Monfalcone che mi ha detto di aver sentito un ghanese dire a un “Bangladesh” (bengalese): “questi ci rovinano la piazza!” Si riferiva alla concorrenza dei rumeni.
    La logica della crescita a tutti i costi e del ribasso a tutti i costi non hanno fine, non portano mai a stabilità né a una soluzione, solo a un progressivo peggioramento di tutto il resto tranne il parametro scelto – l’economia cresce ma il pianeta muore, i prezzi si abbassano ma i lavoratori sono sfruttati, e così via. E poi, alla fine, crolla anche l’economia.

  6. Sui mini-jobs tedeschi utilizzati come salvaguardia per il sistema previdenziale teutonico ci sarebbe molto da dire: a cominciare dal fatto che con € 450 al mese in Germania non campi ‘in modo molto salubre’. E’ il solito scaricare il problema su chi verrà dopo di noi: senza sufficienti contributi, i mini-jobber non avranno una pensione adeguata e saranno costretti a ricorrere al welfare per poter (sopra)vivere.
    Per me è solo l’ennesimo strumento nelle mani della finanza per precarizzare e destrutturare il lavoro (e i diritti di chi lavora) a favore dei soliti noti. Del resto basta guardare chi ne è coinvolto: i 2/3 sono donne, poi pensionati (per arrotondare la pensione), poi studenti o giovani al primo impiego, infine disoccupati. Tutte categorie deboli, stranamente.

  7. Non dico che sia così per tutti, ma io vorrei davvero lavorare per 420 euro al mese. Mi permetterebbe di sopravvivere, mettere via dei soldi, e dedicare il tempo libero all’autoproduzione e alla scrittura di libri.
    Invece se qui in Friuli cerchi un part-time ti trattano da fannullone. Il risultato è che siamo divisi in gente che lavora troppo ed è esaurita e gente che non lavora per niente ed è disperata. E per quanto riguarda la concorrenza degli immigrati, senza colpevolizzarli bisogna dire che rappresenta effettivamente un problema per chi è nato qui e vuole prestare la propria manodopera a condizioni però decenti.
    Io non penso che casalinghe, pensionati, studenti e giovani vadano visti come categorie “deboli” per definizione, da contrapporre all’uomo che guadagna con uno stipendio pieno – anche perché il mondo sta cambiando e con esso le vecchie idee di posto fisso e di reddito solo attraverso il lavoro. Io penso che ci voglia un sistema vario e flessibile, con tutele di base come la sanità e un reddito minimo, che permetta a ognuno di trovare il proprio posto nella società anziché doversi vergognare se la sua principale occupazione è diversa da quello che la società si aspetta.
    Anche l’articolo che hai linkato mi sembra dia un’immagine molto positiva dei tanto demonizzati minijob. Scoraggiando l’immigrazione, risolve anche il problema di cosa fare quando gli immigrati perdono il lavoro o maturano il diritto a ricevere una pensione.

  8. Il concetto di pensione (come è arrivato ad essere) è una sorta di aberrazione che, ora, si basa sullo sfruttamento schiavistico di chi te la paga.
    Da un concetto previdenziale (quando non potrò più lavorare godrò il risparmio previdente che mi potrà permettere una vita dignitosa) a pseudo diritto rivendicato di andarsene in pensione a cinquant’anni, prima possibile, a prescindere dalle proprie capacità lavorative.
    Io odio essere spremuto come uno schiavo per pagare la pensione a orde di sessantenni (ex cinquantenni) che si fanno la bella vita andandosene a spese della mia fatica in bici, in montagna, in crocera. Se crepassero tutti sarei solo contento.
    Io se potessi, non darei loro neppure un centesimo.

    Gandhi – che come moralista detesto per molte cose – aveva capito che il non lavorare è solo sfruttamento della fatica di altri: egli affermava che una persona deve lavorare fino a che lo può fare.
    Non delirava rivendicazioni pensionistiche baby o altra robaccia del genere che è solo un colossale e gravissimo furto intergenerazionale.

    E il lavoro di cui parlo NON è il lavoro retribuito. E’ il lavoro personale, non retribuito che ti permette di campare decentemente, sobriamente, con autoproduzioni, con le autoriparazioni, con l’autocoltivazione, l’automedicazioni, la preparazione del proprio cibo, la pulizia della propria casa, etc.

    Tutto molto distante dal lavoro nero dei baby o giovani pensionati, dal loro consumismo, etc.

    Di fatto, le pensioni come pensate ora, sono una sorta di sfruttamento delle cicale sui sempre meno che lavorano sempre più schiavisticamente.

    Un sistema che sostiene le cicale a discapito delle formiche?
    No grazie!

  9. Sostanzialmente sono d’accordo, anche se secondo me un anziano può svolgere lavoro retribuito oltre all’autoproduzione, se ce la fa. Credo, come ho già scritto, nel concetto “lavorare meno lavorare tutti” applicato anche a livello intergenerazionale.
    Tornando al discorso di Michele: le categorie che tu definisci deboli probabilmente, se non ci fossero i minijob, lo sarebbero ancora di più, dovendo dipendere interamente da genitori o mariti. Meglio dare a queste persone la possibilità di guadagnarsi somme modeste ma utili, piuttosto che fare affidamento, all’italiana, all’ingiusta e umiliante carità intrafamiliare.

  10. Non vorrei andare off-topic (perché è molto più interessante il tema del post): mi premeva solo segnalare che dei mini-jobs se ne parla sempre in modo non sereno, additandoli come la panacea per la disoccupazione o come il peggiore di tutti i mali. A me personalmente non piacciono come soluzione, perché non li considero tali.

    Quanto alla previdenza (così come la tutela della salute, o il diritto allo studio), per me sono parametri dello stato di civiltà di una società. Una società sana difende i propri membri deboli. Abbiamo combattuto tanti anni (e versato tanto sangue) per conquistare questi diritti, e adesso li ripudiamo come fossero le cose peggiori di questo mondo. Forse ci tornerebbe utile rileggere i romanzi del primo novecento, con i vecchi che morivano di inedia se non avevano una famiglia che se li accollasse, le donne che partorivano in fabbrica tra le pulegge per evitare di perdere il posto di lavoro, oppure i bambini che andavano appena possibile a lavorare nei campi o in miniera.

    Visto il mio (misero) stipendio e le mie ipo-condizioni economiche, sono ben lieto che i miei vecchietti siano anch’essi non abbienti, ma autosufficienti grazie alle rispettive pensioni: se aspettassero me, farebbero la fila alla Charitas.

    Io credo che un mondo dove l’essere anziani (>= 70) in pensione non sia una colpa, sia possibile. Dove anche avere un lavoro regolare – cioè non co.co.co, co.co.pro., interinale, p. iva, in nero – sia possibile. Sono temi abbastanza ortogonali rispetto all’equosostenibilità, all’ambiente o alla sovrappopolazione.

  11. Michele, non c’è La Soluzione.
    Siamo passati dall’assenza di un welfare e allo sfruttamento folle del lavoro da parte del primo capitalismo al fatto che il welfare è diventato fonte di sfruttamento di altri lavoratori, di assistenzialismo ed iniquità (ora lo sfruttamento dei migranti per spremerli come limoni con i contributi). Direi quindi che i problemi sono stati “spostati” invece che risolti.
    Infine, osservo che un modello che strutturalmente porta a delegare la rottamazione degli anziani fuori dai loro nuclei affettivi, non può che essere patologico.
    La visione welfarista “dalla culla alla bara”, per il mio sistema di valori, per la mia morale e la mia etica, è alienante. Se volessi esprimere un’utopia di ben vivere, non sarebbe certo questa cosa modernista-strutturalista.
    E’ il modello che non funziona, proprio perché sta crollando sui limiti che ha sempre arrogantemente affermato di voler superare.
    Riformare una distopia che va spedita al collasso? Preferisco pensare a delle utopie per quanto razionali.

  12. Io non auspico un ritorno al passato: non esiste solo lo status quo o la morte per fame. Dobbiamo trovare un’altra alternativa che sia adatta ai nuovi tempi.
    Per prima cosa delineo i principi, dando per scontato l’ambientalismo e concentrandomi sugli altri.
    – Se uno è in grado di svolgere dei lavori, che siano di tipo salariato o meno, dovrebbe farlo anziché non fare niente e pesare sugli altri.
    – Non vale liberare una categoria di persone (donne, anziani) a spese di un’altra (poveri, lavoratori).
    – Un anziano nella maggior parte dei casi è in grado di svolgere dei lavori, ma il ricevere un reddito sproporzionato a quanto versato lo disincentiva a farlo.
    – La liberazione dell’individuo dalla famiglia è una delle prime forme di libertà – bisogna poter stare in famiglia perché lo si vuole, non per sopravvivere.
    Detto questo, la risposta non è né per forza all’interno della famiglia, né per forza all’esterno di essa: lasciare tutto il welfare a carico della famiglia significa ignorare che c’è chi non ne ha, chi ce l’ha ma non ci va d’accordo, chi ce l’ha ma lontana. Inoltre, non è giusto che uno per tutta la vita abbia un tenore di vita che dipende dalla famiglia in cui è nato. Quindi la collettività dovrebbe garantire un minimo a tutti raccogliendo gli sforzi di tutti, e lasciare ognuno libero di vivere i rapporti familiari come meglio crede.
    La soluzione che io propongo è per un reddito minimo garantito con integrazioni per invalidi a seconda della gravità e progressive per gli anziani a partire da un’età avanzata, più o meno dai sessantacinque in su. A parte servizi essenziali come sanità e sovvenzioni agli altri servizi come trasporti e studio, tutto quello che andrebbe al di là di questo reddito sarebbe da guadagnare solo lavorando e risparmiando.

  13. Inoltre, e poi se qualcuno vuole torniamo all’argomento del post, in Italia la spesa sociale è fortemente sbilanciata verso i più anziani. Ho già fornito dati in post precedenti, comunque riassumendo spendiamo più della media europea per le pensioni e meno per i giovani; fino a non molto tempo fa abbiamo permesso alle persone di andare in pensione anche a cinquant’anni – conosco persone che prendono la pensione da più tempo di quanto hanno lavorato, e anche sostanziose grazie alla reversibilità. E i giovani disoccupati senza reddito devono pure ringraziare genitori e nonni quando questi condividono con loro pensioni che non hanno pagato e che vengono dalle risorse sottratte ai nipoti.
    Tra vedere anziani morire di miseria e questo ci sono tante vie di mezzo.

  14. «…Tra vedere anziani morire di miseria e questo ci sono tante vie di mezzo.»

    Era proprio ciò che intendevo: io non parlo di ‘S’oluzioni definitive (anche perché, come già detto, non ne vedo all’orizzonte, e il termine mi ricorda tanto periodi bui del secolo scorso); mi premeva solo evidenziare che ad oggi, purtroppo anche a causa di tanta robaccia che si legge in rete, si sta spingendo sempre più verso il pensiero unico: esistono alcune pensioni d’oro, e allora eliminiamo le pensioni! i sindacati sono asserviti al padrone, dunque cancelliamoli! è sempre più difficile trovare un lavoro fisso e ben retribuito, perciò destrutturiamo il rapporto di lavoro e i diritti dei lavoratori!

    Nella teoria delle reti, se in uno stack di protocolli uno dei layers non funziona più bene o non è più adeguato all’aumentato flusso informativo, non è che lo si butti via tout-court, perché altrimenti tutta la pila di protocolli si interrompe e non funziona più. Si cerca di progettarne una versione aggiornata che – anche secondo paradigmi molto differenti da quella precedente – riesca a svolgere decentemente il suo compito, permettendo a tutto lo stack di funzionare.

    Scusa ancora la noiosa digressione, ma quando leggo di scelte «salvifiche» imposte dall’alto, mi parte subito l’allarme anti-fregatura.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...