scaveremo nelle discariche?

Io penso che davvero la maggior parte delle persone non si renda conto di cosa significhi vivere in un mondo con oltre sette miliardi di abitanti, in crescita numerica e di consumi, e di che futuro ci aspetti. Ogni tanto qualcuno dice: c’è cibo per tutti. No, e comunque: oltre al cibo? C’è energia per tutti? C’è petrolio per tutti? Ci sono stoffe per vestire tutti, carta per far leggere tutti, metalli per dotare tutti di un computer? C’è spazio per i rifiuti di tutti? C’è bellezza per tutti?

Sto leggendo di un nuovo rapporto della European Energy Agency (EEA) sui futuri scenari globali. A me fa paura. Per esempio, tutti dicono: bisogna passare alle rinnovabili, come se le energie rinnovabili fossero una cosa immateriale che risolve solo i problemi senza crearne. Ma per fare turbine eoliche, pannelli fotovoltaici, batterie per le ecologicissime (iron.) auto elettriche servono molti minerali e metalli alcuni dei quali non si trovano in Europa, e che quindi dovremo importare a fronte di prezzi in aumento e competizione con altri paesi in crescita economica. Ce la faremo? E cosa offriremo in cambio? Basterà riciclare? Ogni tanto mi chiedo se le discariche non diventeranno le nuove miniere. Ci accorgeremo che non possiamo più permetterci sprechi e andremo a rovistare nell’immondizia. O forse non si può, non lo so.

Qui, invece, un articolo sul ruolo della siccità, dell’agricoltura e della crescita demografica nel conflitto in Siria. Ogni conflitto è innanzitutto un conflitto per le risorse, e ci aspetta anche qui un futuro inquietante.

Intanto, sto leggendo Il mondo dei vinti di Nuto Revelli. Un testo interessantissimo, anche se sono solo all’introduzione e non mi piace per niente il suo stile narcisista e frammentario. Mi piace però come rende la complessità del passaggio da una società ed economia contadina all’industrializzazione e al turismo di massa. Non idealizza né il passato né il presente, semplicemente chiede, ascolta e riporta. Una cosa che lui non sottolinea, almeno per ora, ma che mi ha colpito molto, è che in campagna anche i vecchi lavorano – e per vecchi intendo ottantenni e addirittura novantenni. La mia idea è che la pensione esiste grazie ai combustibili fossili. Io penso che in un’economia post-petrolifera dovremo metterci in testa che non potremo sprecare energia umana per sport o lasciarla andare in pensione, a meno che uno davvero non ce la faccia. Dovremo tutti lavorare con le nostre braccia per fare quello che ora fa il petrolio.

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4 risposte a “scaveremo nelle discariche?

  1. Mi scuso per il grossolano inglesismo del titolo precedente. In italiano minare non ha il significato che ha in inglese (e che credevo fosse uno dei suoi significati secondari), quindi ho cambiato. Chiedo scusa.

  2. 7 miliardi sono oggettivamente troppi, ma è utopico sperare che avendo una macchina che fa il tuo lavoro qualcuno usi le braccia
    devi togliergli prima la macchina e poi la salute… solo a quel punto le braccia verranno usate
    d’altro canto, togliendo solo la salute, come si è visto, non cambia molto

    il passaggio a nuove forme di energia in ogni caso produrrà comunque e sempre rifiuti… inoltre, perché le nuove fonti siano efficienti, richiederanno lavorazioni complesse come non e mai e probabilmente assai inquinanti
    bisogna vedere se si tradurrà in qualche vantaggio per i 7 miliardi di persone che vivono su questo sasso
    dovessero i meno abbienti ricevere energia “pulita” a prezzi irrisori, beh, non male per loro… va bene tornare ad una vita semplice ma ci sono anche vantaggi nel progresso, in termini di salute, sicurezza, ecc
    a quel punto, avendo il benessere, sono convinto che anche la crescita demografica in determinati paesi crollerebbe… ma smetterebbero di lavorare anche loro con le braccia… e quindi si torna la primo punto…

    riguardo alla pensione che esiste a causa dei combustibili fossili, dai, è tiratina…
    la pensione esiste per altre ragione ed è pure una cosa buona
    l’hai detto tu, siamo 7 miliardi, lasciamo in pace questi poveri vecchietti
    abbiamo tanti giovani che non fanno una fava dalla mattina alla sera…

  3. Io penso che dovremmo lavorare meno, e lavorare tutti. Quando vedo giovani donne e uomini che si ammazzano di lavoro dalla mattina alla sera, in casa e fuori, quando ci sono sia giovani disoccupati che sessantenni pieni di energie che non fanno niente, il mio unico pensiero è: redistribuire il lavoro. Secondo me bisogna iniziare a fare qualcosina sin da adolescenti e continuare a fare qualcosa finché le forze ce lo consentono: è così che io intendo vivere. Così la vita sarà degna di essere vissuta nella sua interezza, e non una corsa contro il tempo per riuscire a far tutto, sperando di riposarsi con la pensione.

  4. Riguardo al legame pensione-combustibili fossili, quello che volevo dire è che un’istituzione come la pensione non ha senso in economie basate sull’autoproduzione ed eventualmente sul baratto. Ha senso in un’economia in cui la misura del lavoro e del tenore di vita è il salario; in cui inoltre ognuno si specializza in qualcosa e lascia perdere tutte le altre attività creative e produttive. Quando smetti di fare quella singola cosa, o qualcuno ti paga o muori di fame.
    Sulla base delle mie conoscenze storiche, questo cambiamento è legato all’industrializzazione, resa possibile dalla disponibilità di energia. Sto semplificando, lo so, ma in un’economia prevalentemente contadina in cui si produce anche per autoconsumo chi la paga la pensione? Con cosa? Come la si giustifica? I lavori che un uomo o una donna possono fare in una simile economia cambiano a seconda dell’età, e nel loro complesso possono essere non logoranti e andare avanti fino quasi alla morte o all’infermità. Inoltre, tradizionalmente erano le famiglie a prendersi cura degli anziani, non la società nel suo complesso. Gli anziani ricambiavano svolgendo i compiti che erano in grado di svolgere.
    La società è cambiata grazie all’industrializzazione e poi alla terziarizzazione, e non credo che questi cambiamenti sarebbero stati possibili senza enormi quantità di energia a basso costo e di origine non umana.
    Io non dico che tutti questi cambiamenti che io molto sommariamente traccio siano negativi, anzi, però per me la pensione per come esiste oggi è un abuso e un nonsenso: si schiavizza la gente per la maggior parte della sua vita, la si spinge a disimparare qualsiasi mansione che non sia attinente al suo lavoro, la si logora fisicamente e mentalmente, e poi, se sopravvive abbastanza, la si lascia andare a un’età in cui sarebbe ancora in grado di svolgere il proprio lavoro o moltissimi altri, per mandarla a fare niente a spese della collettività mantenendo il tenore di vita precedente (perché) grazie a un reddito mensile che NON ha pagato (soprattutto quando c’era il retributivo). È un sistema simile alla catena di Sant’Antonio, possibile solo quando c’erano sempre più lavoratori giovani in entrata che vecchi pensionati in uscita. Infatti adesso si invoca la crescita demografica per pagare le pensioni, quando l’intero sistema è basato su premesse sbagliate.

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