da un estremo all’altro

Recentemente un amico che legge il blog si è lamentato che sono troppo deprimente. Quindi, comincio con qualcosa che secondo me non può non mettere di buon umore: le sette più “spaventosamente bizzarre” creature dell’oceano!! (Da un sito parecchio trash, tra l’altro) Forse è la seconda volta che uso un link di animali buffi (dell’oceano) su questo blog, nel qual caso me ne scuso. Probabilmente succederà di nuovo.

I miei preferiti sono quello dall’aspetto minacciosissimo che nella vita non fa paura a nessuno perché là sotto non c’è luce, e deve andare a sbattere contro le prede per mangiarsele, lo squalo con la bocca estraibile (guardare il video!), il pesce blob e quello con l’esca fluorescente il cui maschio è un pesciolino minuscolo che si fonde con la femmina. Chiedo scusa a eventuali biologi offesi dalla mia superficialità. Mi chiedo come funzioni esattamente la ricerca scientifica su queste remote creature, e se non sia troppo comodo stare seduta a provare meraviglia davanti allo schermo di un computer.

In realtà almeno una di queste specie, il pesce blob, l’animale più brutto del mondo, è a rischio estinzione a causa della pesca a strascico. Approfitto per ricordare che l’umanità sta causando la sesta estinzione di massa del pianeta, e perdiamo decine di specie di piante e animali ogni giorno. Ogni giorno in cui ci svegliamo troviamo che il mondo è meno vario e delle specie sono scomparse per sempre. Alcune sono poco note, ma potrebbero estinguersi anche animali senza i quali non sapremmo nemmeno immaginare il nostro pianeta, come ad esempio i leoni. E non esiste abbondanza che protegga, come testimonia l’affascinante storia del piccione migratore americano: i suoi stormi erano così fitti e immensi da oscurare il cielo per giorni di fila quando passavano. Miliardi di uccelli. Ora è estinto.

Intanto le nostre previsioni sul cantiere di Piazza Primo Maggio si avverano, e i residenti protestano. Il traffico è aumentato a causa delle strade chiuse e del via vai di mezzi pesanti, lenti e inquinanti. Le polveri sono arrivate fino a casa mia, distante, a occhio, almeno un chilometro in linea d’aria. Quando dicevamo che il cantiere avrebbe creato enormi disagi, alcuni rispondevano: quello è il meno. Mica tanto, se devi sopportare per anni. Nelle strade centrali di Udine il traffico è ormai paralizzato, e le vetture si muovono a passo d’uomo. Però nessuno va a piedi. Tutti si lamentano e tutti aspettano che il comune faccia qualcosa. E intanto la città puzza di smog e ogni giorno c’è la notizia di un nuovo incidente.

Un’ultima cosa. Mi stavo informando su come arrivare a Londra senza prendere il mezzo più inquinante, cioè l’aereo. È possibile andare in treno+traghetto+treno, ma facendo due conti anche prenotando con mesi d’anticipo costa circa cinque volte di più. Com’è possibile? Io sapevo che il carburante aereo godeva di una tassazione favorevole, ma scopro che non in tutti i paesi è così. Sapevo anche che Ryanair riceve sovvenzioni da alcuni comuni in cambio del traffico che porta, il che ovviamente è una mostruosità: si disincentivano mezzi di trasporto meno inquinanti, come il treno o gli autobus sulle lunghe distanze, e si scaricano sull’intera collettività i costi dei viaggi di alcuni. Cioè chi non può permettersi di viaggiare lontano paga chi invece si sposta di frequente. Forse qualcuno di voi sa come funziona. Per me è giusto che spostarsi costi, ma deve essere in proporzione all’impatto ambientale e nient’altro.

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3 risposte a “da un estremo all’altro

  1. Un commento sulla capacità tutta umana di devastare la biosfera: ieri mattina, mentre raggiungevo a piedi la stazione alle 6.30 per cominciare la mia lotta quotidiana contro la Circumvesuviana, ho notato tantissimi gabbiani, sia a terra che in cielo, dove davano la caccia a malcapitati piccioni (sono diventati temibili predatori di piccioni, incredibile). Sarà la bruma del mattino, sarà il silenzio irreale, saranno le decine di occhi gialli che mi fissavano inespressive, ma mi è salita una certa inquietitudine alla «Uccelli» di Hitchcockiana memoria.
    La (brutta) sensazione mi ha fatto riflettere: essendo vissuto sempre in città di mare (tranne ora, sigh!), ho sempre associato la figura del gabbiano a quei voli poetici tra i flutti, alle eco dei loro richiami in lontananza, alla gioia di vederli azzuffare quando lanciavamo loro tozzi di pane o torsoli di mela dalla barca. Quando dal balcone mio padre ne scorgeva qualcuno insolitamente in volo alto verso il Vesuvio, verso l’entroterra, prediceva pioggia e tempesta, che puntualmente sopraggiungevano dopo qualche ora.

    Adesso, quando vado al mare, è quasi impossibile trovarne uno; mentre in città sono tantissimi, anche se siamo lontani dal mare. Che immagine avranno i miei figli dei gabbiani? Come fare a comunicare loro le emozioni che prima il loro volo comunicava a me? Quanto parrò a loro lontano, quando gli spiegherò che i gabbiani non sono (non erano?) uccelli aggressivi, che di solito non vivono nelle discariche o nelle città, cibandosi di rifiuti ed altri uccelli? Mi crederanno?

    P.S.
    Mi scuso col tuo amico, ma solo adesso mi rendo conto di aver aumentato – con questo commento – l’indice depressivo del tuo blog. Però fa effetto quando ti cambia ad un tratto ciò che prima ti era familiare.

  2. Se continuiamo così sopravviveranno solo quelli che riescono a cibarsi dei nostri rifiuti..

  3. Ma è tremendo l’articolo che hai linkato, con l’immagine dei colombi nutriti dai turisti che muoiono di fame nella bassa stagione… comunque una cosa che ho imparato, perché me l’hanno detta dei biologi, è che non bisognerebbe mai dare da mangiare agli animali in libertà, perché poi diventano dipendenti da questo cibo, che può anche non esserci più o per dei periodi. Credo che ci siano eccezioni, come il sale ai caprioli d’inverno, dato dai cacciatori, ma per il resto meglio non interferire. Almeno questo è quello che so io.

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