carne

Buona domenica a tutti! Io sto ancora lottando contro la tentazione di andare a votare per Civati – conosco tutti gli ottimi motivi per non farlo, ma devo dire che ho trovato ammirevole la sua tenacia nel combattere una battaglia da sfavorito, contro il prediletto dei media e il prescelto dall’apparato. Il rischio è che se non vince, ogni voto dato a lui finirà semplicemente per legittimare il suo partito e quindi il vincitore, perché chi vince prende tutto, e questo è il primo problema del Pd e dei sistemi elettorali che propone.

Comunque, lo scopo di questo post è convincere chi mangia molti prodotti di origine animale a ridurne il consumo, e chi ha animali domestici a porsi il problema di come li sfama. Tra le tante statistiche possibili segnalo questo studio del 2009, scritto da un ex consulente e da un ricercatore della Banca Mondiale, secondo il quale l’allevamento (compreso quello ittico) è responsabile di metà delle emissioni antropogeniche di gas serra. Se ne avrete voglia potete leggere la spiegazione dettagliata, ma sostanzialmente la produzione di gas serra attribuita all’allevamento è dovuta a: deforestazione per creare pascoli e coltivazioni di mangimi, che assorbono molta meno CO2 delle foreste (oltre a ospitare meno biodiversità); respirazione (il 14% di tutti i gas serra prodotti dall’uomo!), letame, e metano dalla digestione; reflui; consumo di territorio e di energia derivante dalla necessità di trasportare, congelare, lavorare, imballare e cucinare alimenti di origine animale, e cura delle malattie del bestiame o di quelle umane derivanti da un eccessivo consumo di carne. Per non parlare di altri fattori ambientali quali inquinamento, consumo di acqua, crudeltà nei confronti degli animali.

Si potrebbe obiettare che anche le coltivazioni vegetali presentano almeno alcuni di questi problemi, però anche gli animali e i pesci mangiano prodotti vegetali, che diamo a loro anziché consumarli direttamente noi stessi. Quindi all’impatto delle coltivazioni vegetali va aggiunto, non contrapposto, l’allevamento.

Ci sono state delle obiezioni alla statistica di questi due studiosi; forse hanno esagerato e le cifre di gas serra prodotte dall’allevamento sarebbero inferiori: secondo la FAO, circa il 18% – comunque un’enormità. Ridurre il consumo di prodotti di origine animale è quindi una delle cose più importanti che possiamo fare per contribuire a salvare il pianeta. Ma come? Ci sono persone che proprio non riescono a concepire una dieta povera di carne: non saprebbero che cucinare. Quindi danneggiano l’ecosistema e la propria salute, spendono più del necessario, e magari si perdono anche il piacere di provare alimenti nuovi. Conosco famiglie che pretendono di avere carne in tavola due volte al giorno; la mensa universitaria di Udine propone almeno quattro-cinque piatti di carne o pesce a ogni pasto, e il resto ha il formaggio. Questo mio post è dedicato a tutte le persone, che presumibilmente non lo leggeranno, che mangiano tanta carne o tanto formaggio e uova perché non sanno cos’altro cucinare.

Il consiglio dato dagli autori dello studio di cui vi ho parlato rappresenta l’approccio occidentale, economicista e capitalista che non identifica la soluzione migliore, ma quella più in grado di generare guadagno: consumare i surrogati. Seguono pagine di consigli su come convincere la gente a comprarli, comprese strategie di marketing aggressive e pure disoneste. Solo un americano potrebbe sostenere che hamburger di soia e cotolette di glutine sono quasi indistinguibili dai loro equivalenti di carne. Non esageriamo.

Io non capisco questa mania dei surrogati della carne e del latte. Salvo poche eccezioni, hanno un saporaccio: sono basati sull’imbroglio di far finta che una cosa sia qualcos’altro che invece non è. Non esistono le lasagne vegane, la maionese vegana: si tratta solo di lasagne e maionese più cattive. Inoltre, mi chiedo quanta energia e quanta acqua si consumi a produrre surrogati della carne basati sull’estrazione di parti di alimenti che sarebbero nutrienti e ottimi consumati già così come crescono. La soia è immangiabile, e quindi si fa il tofu, ma il seitan non lo capisco proprio. Ho visto gente farlo in casa e sprecare litri di acqua per buttare l’amido giù nel lavandino.

Ma al di là delle mie preferenze personali, quello che voglio dire è che si può non mangiare carne senza spendere soldi per prodotti lavorati e spesso deludenti. I legumi accompagnano l’umanità da tempo immemore, e sono pure buoni. Inoltre non necessitano di complicate lavorazioni: potete persino mettere una pianta di fagioli in giardino e mangiare i frutti appena colti, dopo una bollitura veloce.

La nostra cucina contadina ha inventato infinite zuppe di fagioli, ceci e lenticchie; i messicani avvolgono i fagioli nelle tortillas, i mediorientali mangiano i falafel, gli indiani un’infinità di alimenti a base di legumi tra cui il dhal è particolarmente facile da preparare. Con internet poi è possibile trovare le migliori ricette per qualsiasi idea ci venga. Inoltre i legumi possono essere trasformati in germogli, anche quelli inadatti al consumo umano se mangiati adulti, come l’erba medica. C’è la frutta oleosa che è ricca di proteine, ci sono cereali di ogni tipo… e tra l’altro gli alimenti di origine vegetale costano anche meno di quelli di origine animale, a parità di qualità. Ogni tanto penso di mettere delle ricette su questo blog, ma poi mi rendo conto che sarei ridicola e che comunque lo farei molto peggio di tanti altri. Però se a qualcuno interessa posso mettere almeno qualche consiglio, oppure può metterlo chi legge.

Personalmente preferisco la pelle e la lana, anche per motivi di salute, alle fibre sintetiche, e non penso sia necessario non consumare prodotti di origine animale soprattutto per quelle popolazioni che vivono dove la pesca, la caccia o l’allevamento sono più facilmente praticabili della coltivazione (zone costiere, montane o molto fredde), o in quelle situazioni in cui è possibile sfamare gli animali con scarti domestici o locali. Però la nostra dieta attuale è completamente insostenibile, e anche se si sta diffondendo in occidente una maggiore sensibilità su questi temi ed essere vegani è quasi di moda, l’aumento del consumo di carne nei paesi in crescita sia economica che demografica rappresenta una ulteriore grande minaccia per il pianeta. Dobbiamo davvero fare qualcosa.

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12 risposte a “carne

  1. Fabiano Miceli

    Sostanzialmente d’accordo.
    Una parte enorme dell’uso del suolo agricolo sul Pianeta serve a fornire alimenti per animali. Ne consegue una grossolana perdita di efficienza nella trasformazione da prodotto vegetale ad animale e quindi inefficienza nell’utilizzo delle risorse naturali per produrre alimenti per l’uomo.
    Ciò è ovviamente connesso allo stile di vita occidentale, che purtroppo si sta estendendo progressivamente. Anche l’urbanizzazione continua porta ad aumentare i coinsumi di carne, dato che in città i ritmi di vita sono più serrati (la bistecca è pronta in 5 minuti) e non vi è significativa disponibilità di superfici da coltivare a ortaggi.
    Gli alimenti tradizionali (tofu e altri prodotti fermentati) ottenibili dalla soia hanno una storia millenaria e francamente non sono male, basta imparare a prepararli. Ho un piccolo progetto per studiarne l’accettabilità e le caratteristiche in FVG e Veneto.
    In ogni caso possiamo anche discuterne di persona.
    Ciao,
    Fabiano

  2. Il tofu ha il vantaggio di essere veloce da preparare, al pari della carne. Se a qualcuno interessa, io lo faccio saltato nel wok con zenzero, aglio e cipolla e verdure di stagione; oppure d’estate marinato e poi grigliato con altre verdure, o in zuppe tipo stracciatella al posto del grana e con un po’ di salsa di soia o coriandolo se c’è (altra pianta importata che cresce bene su un qualsiasi terrazzo). Si può anche preparare in casa usando solo soia gialla ammollata, sale, e il limone come caglio, quindi non ha schifezze e non richiede una lavorazione eccessiva. Sono più scettica su altri prodotti vegani iper lavorati e conditi allo scopo di “sembrare” carne. Meglio una tradizionale zuppa di cereali e legumi, che dura qualche giorno e diventa anche più buona riscaldata.
    Tra l’altro la soia, se non sbaglio, cresce bene anche qui. Mi chiedo che possibilità ci siano di coltivare e diffondere anche altri legumi quali le lenticchie nere o i fagioli mung, oppure lo zenzero che è un ottimo ingrediente. In fondo ho visto che in Italia, tra nord e sud, si può coltivare quasi di tutto (compresi gli avocadi ❤ in Sicilia), e in Friuli un ragazzo volenteroso si è messo a piantare crochi per lo zafferano.

  3. E mi piacerebbe molto, ma io NON sono un agronomo, che tornassero in Italia anche la canapa, la seta e il lino.
    Pensate che noi importiamo persino la lana, anche se siamo pieni di pecore. Per fortuna il Cirmont, ho scoperto, ci sta lavorando su: incredibile che un materiale così versatile e prezioso come la lana sia diventato un rifiuto di cui i pastori non sanno come sbarazzarsi.

  4. Credo che per mangiare meno carne bisognerebbe essere consapevoli di cosa si sta mangiando, non dico conoscerne la filiera e i metodi di allevamento e i danni all’ambiente, si aiuta pure quello ma quello che io dico è: “E’ troppo facile andare dal macellaio a comprare il pezzo di carne”, provate, se avete spazio, ad allevare un pollo o un maiale. alimentarlo e poi giunto il momento ucciderlo … tutto ciò vi farebbe apprezzare e rispettare molto di più ciò che avete nel piatto … se riuscite ancora a mangiarlo… a quel punto la riduzione del consumo di carne sarebbe molto meno …

  5. Io sono anni che chiedo a destra e a manca di permettermi di assistere a un macello (non industriale). Sono disposta a qualsiasi cosa: bardarmi con le protezioni necessarie, tacere e non muovermi, svegliarmi all’alba. Ancora non ce l’ho fatta. Approfitto per lanciare un appello pubblico: se state per ammazzare un maiale, vorrei assistere. Per il motivo che dice Gianluca, e perché mi serve per un libro.

  6. E anche io volevo andare a purcitare, ma non mi hanno chiamato. Il mio era un interesse prettamente folkloristico antropologico però. ..
    Ad ogni modo sono d’accordo con la necessita di ridurre il consumo di carne. Io personalmente sto cercando di farlo, senza grandi difficoltà, anche se non riduco formaggio e uova. Almeno per ora. Non credo che diventerò mai rigorosamente vegetariano però. …una fetta di salame o un filetto al pepe ogni tanto ci stanno. Con buona pace delle lenticchie e dei ceci, che sono pure ottimi. Oggi, pulendo un cavolo, mi é venuto in mente di come forse tanto del rifiuto umido che produciamo potrebbe venire usato per sostenere un allevamento non intensivo. Io ho buttato il gambo duro del cavoli ( non ho la perseveranza di gaia, ché avrebbe trovato un modo per sgranocchiarlo..) ma un maialino se lo sarebbe pappato senza fare complimenti. Tenere forse un suino nel cortile condominiale che fa a gratis metà del lavoro della Net? Potrei proporlo alla prossima riunione di condominio! 🙂
    A parte gli scherzi, quando campeggiavo in
    Montagna, si portavano sempre gli avanzi a qualche contadino, per le bestie, cosi che niente andasse sprecato.

  7. In città qualche gallina a cui buttare gli avanzi si trova; tenere i maiali è già più dura 🙂
    In terrazzo però sono riuscita a mettere un compostatore. Basta prendere un bidone, bucherellarlo, mischiarci terra, foglie secche, e avanzi di cucina sminuzzati, esclusi quelli di origine animale, e aspettare, mescolando ogni tanto. Nella prima fase verrà qualche larvetta ma resterà lì.
    Purtroppo non è bastato ad avere lo sconto Net 🙂

  8. Niente terrazza in casa mia….. 😦

  9. Ah gaia, mi maderesti la ricetta del tofu allo zenzero, cipolla ed aglio? mi ispira…..

  10. Il tofu fatto a cubetti lo salto in padella con poco olio d’oliva e radicchio di Treviso in inverno. D’estate uso peperoni, zucchine e/o melanzane a tocchetti. Un po’ di brodo e a piacere, curry e peperoncino. Qualche goccia di salsa di soia (al posto del sale) e il gioco è fatto in 5 minuti,
    Non ci metto la cipolla, si può provare con la cipolla rossa di Tropea o di Cavasso Nuovo, perché sono dolci e delicate.

  11. È simile a quella di Fabiano, poi anch’io faccio a occhio e secondo la stagione. Diciamo che metto dell’olio (di solito d’oliva, ma mi pare che vada bene anche di semi) in un wok (o padella grande antiaderente), e ci faccio soffriggere cipolla, aglio tritato e zenzero fresco grattugiato (a seconda delle quantità, ma non più di un cucchiaio). Alle volte nel soffritto metto anche peperoncino. Poi aggiungo il tofu a cubetti e le verdure. Sia la cipolla che le altre verdure (broccoli, funghi champignon, verza…) sono buone non tritate ma tagliate un po’ grosse, come fanno i cinesi, così rimangono croccanti.
    Salto tutto a fiamma direi media. Aggiungo un po’ di brodo (io faccio il dado da sola, se vuoi ti spiego anche quello). Per condire salsa di soia e se ce l’ho un filo di olio di sesamo. È buono accompagnato dal riso o dagli spaghettini di soia, che ho visto si trovano facilmente. Alcuni di questi prodotti sono d’importazione, ma ho visto che il tofu ormai viene prodotto anche qua, e la prossima primavera io provo a piantare lo zenzero e vediamo che succede.
    Se vuoi l’effetto salsina densa tipico dei piatti cinesi, devi aggiungere dell’acqua mischiata ad amido (di patata o di mais) che addensa.
    Se vuoi puoi marinare il tofu prima, anche lì a piacere: salsa di soia, aceto o vino, olio, uno spicchio di aglio, erbe aromatiche… come ti piace.
    Un’altra cosa tipica della cucina cinese che è facilissimo ricreare a casa sono i germogli di soia: prendi i fagioli mung, che tra l’altro sono buonissimi anche lessati e aggiunti alle insalate, e li fai germogliare al buio. Non so se qui qualcuno fa germogli in casa o è interessato a farli, nel qual caso posso spiegare.

  12. Avevo iniziato con un commento qui, poi è diventato una pagina.

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