sobrietà

Per chi ci avesse creduto, vi comunico che il Reddito Minimo nella legge di stabilità NON c’è. C’è solo una misera elemosina di qualche decina di milioni di euro (ho letto notizie contrastanti sulla modalità, ma tutti sono concordi nel dire che senza almeno qualche miliardo di spesa non si può fare niente). Intanto, con bassa affluenza gli svizzeri votano no alla proposta di mettere un tetto sullo stipendio dei manager pari a dodici volte lo stipendio dei dipendenti. Questo per me è avvilente, disgustoso e incomprensibile, in primis perché mostra come l’economia sia ormai la misura di tutte le cose, come venga prima della convivenza civile, della fedeltà al proprio paese, dell’equità, della parità tra le persone… Se ci sono individui per cui avere dodici volte lo stipendio di un proprio dipendente (che tra l’altro in Svizzera solitamente non è basso e che comunque si può aumentare all’interno dell’azienda) non è ancora sufficiente, e che quindi per questo motivo lasciano il paese, io dico: se ne vadano. Fuori dai piedi. Non mi importa che abbiano effetti benefici sull’economia, economia tra l’altro completamente slegata dalle risorse disponibili e basata sostanzialmente sul lucrare sulle disgrazie altrui (finanza speculativa, fondi neri, evasione fiscale, ora pure la gente che va a morire là perché in Italia non può…). Io penso che persone così avide ed egoiste da non accontentarsi di un rapporto uno a dodici non facciano bene a una comunità, e che quindi la loro assenza in caso di limiti allo stipendio non sia una perdita, ma un guadagno. Complimenti comunque al promotore del referendum Filippo Rivola, per il coraggio e la tenacia. Fa piacere sentire chi dice: sconfitto, ma vado avanti.

No, davvero: dodici volte! Se siete nella fascia economica media o medio bassa di questo paese, provate a immaginare di avere dodici volte quello che avete attualmente. Dodici case se ne avete una, dodici macchine, dodici volte più ferie, un armadio dodici volte più pieno, dodici o diciotto mila euro al mese… se questo non vi basterebbe ancora, bè, allora il problema non è del reddito ma vostro!

La mia personale teoria sui superstipendi è che oltre un certo limite diventano una questione di principio. Che se ne fa l’amministratore Eni di milioni di euro ogni anno? È impossibile goderseli tutti, soprattutto per qualcuno che, come loro dicono di fare, lavora sodo. Che se ne fa un calciatore, una star di Hollywood, di tutti quei soldi? È solo per dire che li prende, perché può, perché ne ha diritto, perché li prendono gli altri, o perché può fare notizia regalando un’isola per un compleanno.

A chi pensa, poi, che non si possano trovare buoni manager senza stipendi stellari, rispondo con l’esempio di Enrico Mattei, che ha fatto la storia dell’industria italiana e dava il suo stipendio in beneficenza. Un po’ come Moretti e Marchionne.

E a proposito di sobrietà, vi dirò un’altra cosa che mi ha disgustato (quando si parla di soldi mi disgusto spesso: tirano fuori il peggio dalla gente). Premessa: Crozza è un gran comico, sia per la sua capacità di trasformarsi, di imitare movenze e accenti, di far ridere e pensare al tempo stesso, di tenere in piedi uno spettacolo quasi da solo senza annoiare, che per il modo in cui usa la satira per cogliere l’essenza di un personaggio e con esso di una categoria sociale. Attraverso Montezemolo racconta il super ricco distante dalla vita della gente comune, attraverso Fuffas la vanità e la nullità delle archistar contemporanee, attraverso Razzi il politico arraffone e ignorante tipicamente italiano, e attraverso Veltroni, Bersani, Renzi le chiacchere a vuoto e l’incapacità di prendere posizione di tutte le figure di spicco del Pd. Ammiro anche il coraggio di Crozza: io non ce la farei mai a prendere per il culo così pesantemente una persona che mi sta guardando, soffrirei a vedere la piega delle sue labbra che si sforza di denotare un sorriso sportivo o, peggio ancora, il fastidio di chi si rifiuta di ridere davanti a una presa in giro che considera ingiusta, e così facendo si rende ancora più antipatico e perdente nel confronto.

La principale debolezza di Crozza, però, è il suo essere un fan sfegatato di Beppe Grillo. Non so se sia amicizia, il fatto di essere colleghi e conterranei, o una semplice e sincera fiducia nella promessa di Grillo di fare piazza pulita di tutto quanto Crozza denuncia (e quindi di togliergli il lavoro). Però questa cieca adesione, questa incapacità quasi cronica di applicare lo spirito critico di cui è dotato a un leader palesemente pieno di difetti, tolgono moltissimi punti a Crozza e lo rendono, data la sua popolarità, quasi pericoloso. Con la sua caricatura di Ingroia, che ne descriveva bene l’atteggiamento ma ne distorceva la sostanza, credo che Crozza abbia danneggiato parecchio, e forse apposta, l’unico leader che forse avrebbe potuto prendersi un po’ dei voti grillini (magari con un elettorato più consapevole non ci sarebbe riuscito, ma in Italia la politica la si fa in tv).

Nell’ultima puntata de Il paese delle meraviglie, Crozza si lanciava in un elogio sperticato di José Mujica, presidente del Perù, ex guerrigliero e prigioniero politico in condizioni durissime, ed esempio di rara sobrietà nel suo stile di vita. Un uomo che predica bene e razzola uguale. Fin qui tutto bene. Poi però Crozza, e mi vengono i brividi al solo pensarci, ha paragonato Mujica a Beppe Grillo, e quasi commosso ha fatto notare che avevano anche lo stesso nome. Grillo?!?!? Un multimilionario esagitato la cui unica condanna non è per opposizione al regime ma per un incidente stradale in cui persero la vita dei suoi amici?? Un personaggio aggressivo, confuso, abituato alla bella vita e strapieno di soldi che non ha mai fatto mostra di voler condividere?

C’è chi dice che a essere ricchi non c’è niente di male. Per me ce n’è, ma ancor di più c’è male a confondere così le cose, a tracciare paragoni ingiusti, a mortificare un’idea accostandole chi non ha niente a che fare con essa. E già che ci siamo: Crozza, se la sobrietà è un tale valore, ci puoi dire perché hai fatto saltare un accordo con la RAI perché volevi troppi soldi, soldi pubblici da un paese in difficoltà, e poi hai avuto persino il coraggio di andare a Ballarò, pagato dai contribuenti, a difendere le tue richieste esose?

Se si elogia un principio, bisogna avere il coraggio o di vivere rispettandolo, o almeno di ammettere: sono debole, vorrei ma non ce la faccio. Ma criticare le spese dei nostri politici, inneggiare alla sobrietà, alla trasparenza, e poi difendere un super ricco e addirittura cercare di arricchirsi con soldi pubblici, è una vera porcheria. Mi avvilisce vedere che uno dei grandi moralizzatori pubblici fa in conti in tasca a tutti e poi cerca di riempirsi le proprie.

Ma è proprio questo che ci manca, oggi, a destra come a sinistra, al nord come al sud, e probabilmente in tutto il mondo occidentale perché è così dappertutto: la capacità di fare il collegamento mentale tra i principi che enunciamo e come questi ci imporrebbero di vivere.

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25 risposte a “sobrietà

  1. Si, la bocciatura del referendum svizzero ha lassciato un po perplesso anche me. Certamente non mi aspettavo che il governo agisse di sua iniziativa (le multinazionali avevano già dichiarato che avrebbero considerato, nel caso, la Svizzera come paese “non più ospitale” per loro), ma dal popolo forse qualcosa di più si. Ma non conosco gli svizzeri. Avranno forse fatto i loro, un po cinici, calcoli, come spesso nella storia.

  2. Gli svizzeri c’hanno pure i suoi problemi.
    Ahaha

    Grillo, Ingroia, B., Alfano, Renzi, Bersani…
    Io direi che un errore fondamentale è attribuire troppa persona (nel crederle salvatrici ma anche nel criticarle) e pochissima ai programmi.

    Per quanto riguarda Grillo anch’egli tende in qualche modo alla demagogia.
    Io non lo seguo più come una volta, ma non mi ricordo mai che egli abbia in qualche modo sostenuto il comunismo o il pauperismo.

    Tu sei idealista, Gaia,
    E sei anche moralista.
    Ogni persona ha il desiderio di fare un po’ di bella vita: in un certo senso la bella vita può perfino essere ecologica (poi ciascuno cerca di realizzare la bella vita che si merita).
    Solo bella vita è anestetizzante, è immorale,, a volte bella vita è piacere.
    Trasgredire i limiti è ecologico ma c’è un’arte, una saggezza della trasgressione.
    Dobbiamo anelare ad una Bella vita!

  3. Io intendevo bella vita in senso di vita consumistica, in questo caso. La mia critica non era alla ricerca del piacere ma all’inseguirlo spendendo somme faraoniche. Grillo non sostiene il pauperismo, infatti io criticavo Crozza che paragonava Grillo a un modello di sobrietà che in realtà non gli somiglia per nulla. E la gente non fischiava, come secondo me avrebbe dovuto.
    Grillo comunque moralizza molto sui costi della politica e fa l’ecologista: due cose secondo me incompatibili con le sue ricchezze personali. Si dirà: cosa c’entra, i soldi lui li ha guadagnati – sì, ma se fai soldi grazie alla notorietà data dalle televisioni, pagate da sponsor o finanziamenti pubblici, e poi grazie alla critica del malcostume altrui, e del consumismo, e poi quei soldi pure li godi e li spendi, qualcuno potrebbe trovarti ipocrita.
    E ad ogni modo, proporre il reddito minimo, come fa il M5S, non può prescindere da una richiesta di redistribuzione delle risorse. Altrimenti non ci sono F35 che tengano, comunque non ce lo possiamo permettere.
    Riguardo alla critica o speranza nei confronti delle persone, e non dei programmi, sono d’accordo. Crozza mi piace quando attraverso la critica a un personaggio critica anche un sistema di valori o modo di operare, ma non mi piace quando lascia che a guidare la satira siano solo sue personali simpatie o antipatie, al di là dei contenuti. Credo che data l’immensa popolarità di cui gode, ci sia un grosso rischio di manipolazione delle masse (che si fanno manipolare).

  4. Ciao Gaia, c’è stata una puntata (credo quella del 25 ottobre) nella quale Crozza, in analogia a quanto fatto con Renzi, ha ‘smontato’ il modello comunicativo di Grillo, mostrando come quest’ultimo, nello sforzo di farsi seguire dalla sua ‘base’ e dal pubblico mediante l’arteficio comico della sorpresa/stupore, sia costretto a spostare di volta in volta sempre più in avanti il suo ‘modello ideale’ da propagandare, in modo tale da costringere le persone a rincorrerlo continuamente, creando così la necessaria distanza colma di tensione tra il pubblico e lo showman, necessaria per ogni performance comica.

    Non so quante puntate abbia già prodotto Crozza, perché non lo seguo costantemente; certo è che gli sketch comici/critici nei confronti del M5S e dei suoi guru si contano sulla punta delle dita, mentre abbondano quelli su PD e PDL. Devo dire, però, che pure è assente (o almeno mi è sfuggita, non sono un suo spettatore assiduo) la satira su SEL o su Vendola. Perciò per principio potrebbe pure essere, ad esempio, che Crozza sia un fan di SEL. Di sicuro non lo è di PD e PDL.

    Anche a me ha dato moltissimo fastidio l’accostamento tra Grillo e Mujica: paragonare – anche solo per scherzo – un leader rivoluzionario tupamaro, che ha pagato con anni di carcere e torture le proprie lotte e oggi vive all’insegna della povertà, ad una star della politica-spettacolo, pluriproprietario di ville e resort in alcune delle località più esclusive, mi sembra davvero offensivo. E’ stato sicuramente un bello spot per Grillo, questo nessuno te lo potrà mai contestare.

    Io mi domandavo – aldilà dell’indubbia facilità con cui si può oggi fare satira su PD, PDL, etc. – se magari Crozza eviti di fare ironie su Grillo per semplice contiguità editoriale con La7, che immagino peschi molto tra i M5S quanto a bacino d’utenza. Chissà. Certo è che risulta difficile darti torto.

    Quanto alla sconfitta del referendum svizzero sul tetto alle retribuzioni dei manager sono allibito. Non me lo riesco proprio a spiegare. Esiste qualcuno per cui è moralmente ammissibile che ci sia un capo – per quanto ‘galattico’ possa essere – che guadagni più di 10 volte lo stipendio minimo di un dipendente?!
    Io credo che uno dei problemi di fondo dei sistemi economici occidentali sia la perdita dei principi del limite e della moderazione.

  5. È vero, in quell’occasione criticò Grillo, perché non era d’accordo con lui sulla questione dell’immigrazione. C’è comunque una differenza psicologica tra criticare razionalmente, come ha fatto con Grillo in quella puntata, e prendere per il culo con uno sketch, che invece ha un effetto a livello più inconscio e copre di ridicolo il bersaglio, di modo che non venga più preso sul serio. Ogni tanto Crozza sfotte anche i grillini o Casaleggio, però ho notato che lo fa in maniera più benevola.
    Riguardo a SEL, la spiegazione che mi do è che Crozza la consideri poco rilevante o che non abbia appigli satirici. A parte Vendola, gli esponenti di SEL (tutti peraltro poco conosciuti) non sono particolarmente ridicoli.
    Non so quanti voti sposti Crozza, ma dovremmo chiederci se siamo ancora in grado di pensare con le nostre teste in questa società ipermediatica e fondata su slogan, tormentoni e apparenze.
    Riguardo al referendum in Svizzera, un’altra cosa che mi viene in mente è la tendenza molto umana ad accettare qualsiasi status quo come normale. Per esempio, per la stragrande maggioranza della storia dell’homo sapiens la schiavitù era assolutamente accettata e tollerata: solo ora ci fa orrore (anche se esiste ancora, in nuove forme o in forme antiche).
    Immaginiamo di vivere in una società in cui il più ricco in assoluto possiede cinque volte quanto il più povero in assoluto. Riesco a immaginare che a qualcuno potrebbe sembrare troppo anche così: in fondo se io sono seduta a tavola, e qualcuno mangia di ogni cosa non due ma cinque volte più di me, io me ne stupisco e mi preoccupo che stia male. Viviamo invece in un mondo dove le differenze sono enormi, quasi indescrivibili a parole, dove c’è chi non sa più come spendere il proprio denaro e arriva addirittura a usarlo per influire sui governi e cambiare il corso del mondo (es. Bill Gates, la cui fondazione tra l’altro mi pare faccia anche un buon lavoro), e altra gente muore letteralmente di fame. Siamo abituati così male che persino uno a dodici ci sembra troppo poco, evidentemente.

  6. Sul piano politico penso che forse la principale differenza tra SEL e M5S sia proprio la questione (del problema) dell’immigrazione di massa e delle relazioni con il PD. Principalmente per questo io votai M5S e non SEL.

    La piramide sociale capitalistica ha suoi riti che affascinano i devoti e che ne costituiscono lo spirito che la mantiene viva ed efficiente. Essa funziona molto bene (in questo brevissimo lasso della storia umana ovvero in questo epsilon di storia del pianeta) perché illude la stragrande maggioranza delle sue parti che possono salire verso il vertice ottenendo più potere e più risorse e le mette in competizione tra loro, competizione a cui le masse tendono ad aderire di motu proprio anche perché essa ha il sostegno dell’imprinting dell’evoluzione biologica.
    In realtà la possibilità di diventare (più) ricchi/potenti è un mito, sostanzialmente un falso, ovvero statisticamente falso nel senso che la percolazione di risorse e potere verso l’altro è molto efficace nell’impoverisce tutto ciò che non sia la punta dell’iceberg del vertice.
    Quindi il sistema statisticamente non funziona ma si perpetua. Il caso della Svizzera lo dimostra un’altra volta.

  7. Come spiega anche in questo libro, che cito spesso, probabilmente il motivo principale per cui le persone tollerano le grandi diseguaglianze di reddito è che ognuno spera in cuor suo di farcela a diventare ricco. E così invece di intraprendere azioni redistributive che beneficerebbero tutti, si ammira chi ha i soldi e magari segretamente si spera di diventare come lui o almeno di mangiare ogni tanto alla sua tavola.
    È lo stesso motivo, secondo me che in effetti però non ne so molto, per cui abbiamo un’emergenza ludopatia. Sicuramente in queste cose entrano in gioco altri fattori come l’adrenalina e la dipendenza psicologica, ma da quello che leggo sono i poveracci che iniziano con slot machine, gratta e vinci, scommesse e compagnia bella. Energie e denaro che sarebbero spesi meglio cercando di migliorare le condizioni proprie e di tutti senza sperare nel colpo grosso, ma evidentemente la gente non la vede così e pensa solo al proprio arricchimento.
    Andare al casinò una volta ogni morte di papa o giocare con gli amici a poker a due euro a sera, come faccio ogni tanto, ci possono anche stare, ma io nel complesso aborro qualsiasi tipo di gioco d’azzardo finalizzato al guadagno, sia perché è immorale sia perché è psicologicamente e socialmente pericoloso.
    Un altro motivo per cui si accettano le diseguaglianze è probabilmente una sorta di sudditanza psicologica in cui si mischiano ammirazione, gratitudine per le poche briciole ricevute e lavaggio del cervello per cui lo status quo è accettabile: se vi va cliccate sul link che ho messo nel mio commento sopra, quello sulla schiavitù in Mauritania, perché è molto interessante.

  8. Un miliardario americano spenderà 7 milioni di euro per farsi fare 2 automobili in esemplare unico. Se non avesse un patrimonio di qualche miliardo di euro non potrebbe dare lavoro (qualificatissimo, tra l’altro) a una trentina di persone per un paio di anni, e per fare per giunta una cosa bella, una di quelle che ti fanno svegliare la mattina contento e motivato ad andare a lavoro.
    Io sono una delle persone che lavorano per lui. Che tra l’altro è una persona eccezionale, umile e che ringrazia con ammirazione quando gli fai vedere quello che hai fatto e che lui ti sta pagando per fare. Molto meglio di molti ‘poveri’.
    Com’è brutta l’ideologia, mamma mia….

  9. Bisognerebbe innanzitutto chiedersi come e a spese di chi uno diventa miliardario. Questo è il primo problema. Io non ho ancora trovato un modo di arricchirsi a dismisura che io consideri morale. È sempre e comunque un togliere alle masse per concentrare nelle mani di uno. Anche se poi quell’uno è una persona gentile e nelle masse ci sono tanti stronzi: il principio per me resta.
    Il secondo è: quanti miliardari spendono i propri soldi per una singola cosa bella, e quanti per comprare beni prodotti distruggendo l’ambiente e sfruttando i lavoratori? Tutte le spese di questo miliardario sono così attente?
    Non basta un esempio di un miliardario che si fa una bella auto e gratifica qualcuno per pensare che tutti i ricchi del mondo siano generosi e diano lavoro qualificato. Come dicevo in qualche post fa, è come dire di essere favorevoli alla dittatura perché si conosce un dittatore illuminato. Un po’ poco.
    Inoltre, l’auto non è solo il lavoro qualificatissimo che lei fa (e sono contenta che lei abbia un lavoro che le piace, per carità). C’è anche l’estrazione di petrolio per la benzina. Ci sono le gomme, gli animali da uccidere per gli (eventuali) interni in pelle, la plastica, il vetro, il metallo estratto e lavorato, l’asfalto per le strade su cui correrà, e così via. Non dico che queste cose siano sbagliate in sé, ma se fossero tutte, sin dall’origine, prodotte in maniera ecologica e rispettosa dei diritti dei lavoratori, probabilmente al mondo non esisterebbero miliardari e credo neanche automobili.
    Ho un amico che lavora in acciaieria, ed è molto meno gratificato di lei. È un lavoro atroce, malsano e pericoloso. Eppure senza acciaio, mi corregga se sbaglio, non si fa la macchina.

  10. Forse dovevo usare il tu e non il lei. Faccio sempre confusione con queste forme.

  11. Io ho spesso trovato un miglior carattere nei ricchi che nei poveri.
    Dammi pure del tu, siamo praticamente coetanei credo.
    Nel 2013 le acciaierie potrebbero essere molto più accoglienti, basterebbe qualche legge. Nella catena di montaggio VW a Sildenfingen ci sono le piante nelle corsie e gli operai lavorano coi camici. Non si chinano nemmeno per raccogliere un fazzoletto.
    Sul fatto che le auto siano progettate secondo una filosofia sbagliata (“scadono” presto e durano poco) si potrebbe discutere a lungo, solo essendo competenti in materia.
    Io so solo che in Svizzera il 70% ha votato no. Nel canton Ticino, dove sono italiani, hanno votato sì il 50%. Perchè gli italiani abboccano al populismo, le nazioni serie no.
    Il 75% dei soldi per il welfare in Svizzera arrivano dalle tasche dei ricchi. Punto.
    Le chiacchiere stanno a zero. Un referendum di quel tipo passerebbe in paesi come l’Italia, la Spagna, il Brasile… insomma il terzo mondo populista, dove vengono eletti i grillo e i berlusconi.
    Non passerà mai in paesi come la Svezia, la Svizzera, l’Austria, gli Stati Uniti. Insomma i paesi sviluppati.
    Ecco perchè quasi tutti gli italiani si sono meravigliati che il referendum svizzero non sia passato: ragionano da italiani. Anche io pensavo passasse, perchè pensavo che tutto il mondo fosse caduto un po’ nel populismo. Per fortuna nei paesi seri la gente ragiona.
    E poi non è vero che in Svizzera ci sono solo banche, è piena di aziende serie, altissima tecnologia e ricerca avanzatissima, mica come qui, che pensiamo di essere avanti solo perchè facciamo le scarpe belle…

  12. Io non credo che volere più uguaglianza tra cittadini sia populismo. È semplicemente un altro modo di concepire la società, è essere disposti a sacrificare qualcosa in cambio di qualcos’altro a cui si attribuisce più valore. Io rinuncerei a molti agi (anzi, lo sto già facendo) in nome di una maggiore uguaglianza. Non si può pensare che chiunque non metta il massimo benessere al primo posto sia semplicemente una persona poco seria.
    Il discorso sul welfare pagato dai ricchi secondo me è fuorviante: se il reddito è distribuito meglio, più persone possono permettersi di finanziarlo e/o meno persone ne hanno bisogno. Se i dipendenti si prendono un po’ del reddito che prima andava al manager, possono anche pagare più tasse.
    Secondo me quando si elogia la ricchezza di un paese bisogna anche chiedersi da dove deriva. È vero che in Svizzera non ci sono solo banche, ma non puoi negare che il paese sarebbe così ricco se gli evasori, i corruttori e i dittatori del mondo non la usassero per depositarci i propri soldi. Questo crea un danno enorme alla stragrande maggioranza degli abitanti del pianeta; il fatto che le aziende svizzere siano avanzate non cambia il mio giudizio.
    Prima di parlare bene di Svizzera, Austria, Germania, io vorrei vedere quanta della loro ricchezza è prodotta altrove, nel senso di estrazione a basso costo di materie prime, o di profitti derivanti da investimenti all’estero. Penso alle catene di supermercati, a quel mostro che è l’Ikea, all’azienda locale di trasporto pubblico che non offre un granché come servizio però in compenso porta milioni ogni anno in Germania… tu dirai: libero mercato. Io dico: preferirei un protezionismo volontario, o almeno la libertà di scegliere a chi affidare i servizi, e che i soldi restassero qua.
    Come scrivevo tempo fa, io sono favorevole al lusso se inteso come maggiore qualità, durata, e gratificazione di chi produce. Però vorrei un mondo in cui le persone hanno un’educazione al bello e al funzionale, e in cui ognuno può permettersi un po’ di lusso in qualche campo – e non come ora: qualcuno ha tutto bello e qualcuno solo schifezze.
    Riguardo al carattere, se fosse vero che un maggior benessere porta un miglior carattere, questo sarebbe solo un motivo ulteriore per redistribuire le ricchezze.

  13. Il reddito non sarebbe distribuito meglio se passasse una legge come quella proposta in Svizzera. Quello dei dirigenti crollerebbe, lo stipendio dei dipendenti non aumenterebbe di un franco. Anzi, diminuirebbe perchè il gettito mancato dei ricchi sarebbe prelevato dagli altri, con conseguente impoverimento generale e abbassamento dei servizi.
    E’ ampiamente dimostrato dalla storia che un eccesso di egualitarismo a livello ideologico o di principio è dannoso per tutta la società, perchè provoca null’altro che un livellamento verso il basso.
    Tu puoi fare tutte le rinunce che vuoi, ma lo fai prima di tutto perchè sei figlia di benestanti, che grazie ai soldi guadagnati ti hanno dato un’istruzione superiore e tanto tempo da spendere in letture che ti hanno permesso di documentarti. Senza contare il fatto che letteralmente non hai mai avuto fame, e probabilmente, spero per te, non ne avrai mai.
    Come mi ha insegnato mio padre, la differenza tra Agnelli e l’operaio Fiat non è che uno ha i miliardi e l’altro ha poco, ma è che Agnelli conosce 20000 parole in 5 lingue diverse e l’operaio 500.
    Io non riesco a vedere nessun miglioramento del benessere generale se penso ad una società come quella che dici tu, perchè ad occhio e croce i posti di lavoro necessari sarebbero 1/10 forse nemmeno, rispetto agli attuali. Quindi pochissimi guadagnerebbero, e guadagnerebbero pochissimo. Quindi chi paga? Quanto paga? La sanità chi la paga? A scuola tutti gratis? Chi mantiene le strade?
    Eccetera eccetera.
    In pratica mi sembrano discorsi molto ideologici e teorici che non tengono minimo conto del mondo reale, che presenta imprevisti e variabili infinite.
    Ad esempio, ponendo che il reddito di tutti fosse simile, io ho la sensazione che le invidie sociali in molti casi aumenterebbero anzichè diminuire. Perchè non appena qualcuno si trova per puro caso ad avere qualsiasi cosa più degli altri o diverso dagli altri, succederebbe il finimondo. Il livello di “permesso sociale” di possesso diminuirebbe sempre di più, perchè la natura umana è fatta così e quella non si cambia per legge, non sottosta a ideologie. La realtà è insistente, non la pieghi a discorsi teorici.

  14. Io non credo che la storia abbia ancora dimostrato niente di definitivo in questo senso. Innanzitutto, io non considero il comunismo la realizzazione di un mio ideale, quindi non mi sento smentita da quell’esperienza. Men che meno mi metterei a difendere una dittatura. Ma nemmeno demonizzerei tutti gli esperimenti di società egualitarie del mondo. Si stava meglio nell’Europa dell’est e in Russia con il comunismo, o adesso? Penso che per rispondere a questa domanda bisogna tener conto di fattori che non siano solo quelli economici, ma anche di come le persone si sentivano e di come si sentono ora. Il senso di appartenenza, per esempio, di dignità. Mi si potrà dire che la dignità non si mangia, ma quando comunque mangi, avere più dignità o la sensazione di essere parte di un mondo giusto può valere, e spero valga, più di una vacanza o di un’auto di lusso. Senza contare che ci sono delle sacche di miseria, ora in Russia, ad esempio, veramente terrificanti.
    C’è un motivo per cui le ideologie di sinistra, egualitarie e redistributive hanno avuto tanto successo nonostante i problemi pratici, e per cui in qualche salsa si ripresentano sempre. Questo perché tante, tantissime persone desiderano l’uguaglianza, desiderano non sentirsi da meno degli altri anche se sanno meno lingue o i loro genitori erano operai, desiderano sapere che non saranno ricattabili per motivi economici e che un minimo vitale sarà loro garantito – e vogliono tutto questo anche per gli altri. In parte, questo è stato tentato, con risultati sia positivi che negativi, e in parte va ancora realizzato, e se nella storia non c’è un esempio perfetto, penso che tanti dei miglioramenti a cui assistiamo oggi derivino comunque da spinte in questo senso. Se non c’era quello che per alcuni era un faro e per altri una minaccia, l’esempio del comunismo, probabilmente tante conquiste le classi lavoratrici in occidente non ne avrebbero fatte.
    Tra l’altro, nei paesi comunisti, complessivamente più poveri, la sanità, la scuola e le strade erano pagate con soldi pubblici, più magari che in stati capitalisti. Quindi non è vero che ci vogliono i super ricchi per garantire un minimo a tutti.
    Aggiungo anche che secondo me la spesa attuale per scuola, sanità e infrastrutture è nel complesso eccessiva e al suo interno sbilanciata: non sarei preoccupata per una riduzione delle risorse da spendere, se fossero spese meglio. Per me si spendono soldi in strade che non servono, l’università non è adatta a tutti, e si prolunga la vita oltre ogni dignità perché non sappiamo più morire. Inoltre tanta spesa sanitaria va a correggere gli eccessi dello stesso sistema produttivo che la finanzia.
    Riguardo al perché io faccio delle rinunce, innanzitutto qui nessuno sa, a parte chi mi conosce personalmente, se io ho avuto fame o no né in che situazioni mi sono trovata. Comunque, è ovvio che se non avessi niente a cui rinunciare, di rinunce non potrei farne. È anche scorretto, però, rinfacciarmi continuamente lo stato della mia famiglia, come se annullasse qualsiasi scelta successiva. A parte che la mia istruzione è stata in buona parte pagata con soldi pubblici, e il tempo per leggere, volendo, ce l’hanno tutti, dico anche che i vantaggi derivanti dall’essere nata in una certa famiglia non durano in eterno: ci sono porte che per me si sono chiuse per sempre e strade da cui è difficile tornare indietro.
    Penso sia più costruttivo discutere nel merito se la riduzione dei consumi sia una cosa positiva o meno, piuttosto che liquidare con la questione con un: sì, lei lo dice perché può.

  15. Sostenere che il welfare o le infrastrutture di uno stato sono mantenute dai “molto ricchi” è clamorosamente falso: in primo luogo, perché solitamente i ricchi trasferiscono i loro patrimoni laddove possono fruttare e non essere soggetti a tassazione; in secondo luogo perché, essendo il loro numero di parecchi ordini di grandezza inferiore a quello dei poveri, per ottenere lo stesso gettito fiscale che incasserebbe lo Stato se una quota parte del loro patrimonio fosse più equamente distribuita, bisognerebbe applicare loro tassi esorbitanti, che sarebbero considerati da *tutti* (ricchi e non) immorali.
    Un esempio pratico di questa considerazione ci è stato più volte proposto dal governo Monti e poi da quello Letta a proposito della reintroduzione dell’IMU solo per le fasce più ricche, per eliminarla a quelle più povere: il gettito incamerato dai “molto ricchi” è inferiore a quanto lo Stato ricava dai poveri, perché anche se i singoli importi di questi ultimi sono molto inferiori, il loro numero è però di vari ordini di grandezza maggiore. Lo stesso ragionamento è stato fatto a proposito dei tagli alle pensioni d’oro (che non è stato realizzato) e al blocco delle rivalutazioni dei trattamenti pensionistici (che invece va avanti dal 2012). I “molto ricchi”, paradossalmente, concorrono globalmente di meno alle spese dello Stato, perché sono in numero molto ridotto.

    Sarò anche stupido, veterocomunista, obsoleto nel pensiero, etc., ma sapere che c’è una persona nel mondo che spende 7 milioni di euro per farsi due auto «uniche» mi intristisce ogni oltre limite. E’ questa la felicità? Affacciarsi al mattino dalla finestra della propria supervilla, guardare la propria super-car parcheggiata in giardino, e pensare che nessun altro sulla terra ce l’ha uguale? Mamma mia, quanto deve essere sola una persona così. Yates, Cheever o Carver ci avrebbero scritto sopra un bel pezzo. Freud pure.

  16. Se fosse solo puro gusto estetico, pura passione, e quell’auto non costasse una cifra così esorbitante, potrei pure capire. Quando mi faccio un bel vestito (cerco di non comprarne più) sono contenta e mi fa piacere mettermelo.
    Per questo io sono per la redistribuzione: perché ognuno possa permettersi qualcosa di bello, che gli piace, curato nei particolari. Il fatto è che nel caso di persone molto ricche non si capisce più quale sia il confine tra soddisfazione personale e ostentazione. E possedendo tanto di tutto, tutto di lusso, che piacere può dare la singola cosa?
    Almeno i mecenati di una volta ci hanno lasciato capolavori che durano ancora. Ora che il mercato dell’arte moderna è un modo come un altro per investire i soldi, che le ville sono sempre più anonime e sempre più pacchiane, e le auto di lusso di sicuro non diventano monumenti, abbiamo una scusa in meno per tollerare i super ricchi.

  17. “Sostenere che il welfare o le infrastrutture di uno stato sono mantenute dai “molto ricchi” è clamorosamente falso”

    è falso in Italia perchè è un paese poco serio in cui le persone non hanno senso dello stato, ma in Svizzera è così, i dati erano quelli. I fatti sono quelli, i fatti si accettano.

    Svizzera = paese sviluppato, demagogia kaputt, indice sviluppo umano alto, indice Gini basso, 1:12 non passa

    Italia: paese sottosviluppato, demagogia a mille, indice sviluppo umano più basso che in Svizzera, indice Gini così così, 1:12 sarebbe passata.

    Ti assicuro poi che il buon Jim non è una persona triste nè sola, ha famiglia e tanti amici in giro per il mondo. E’ una persona molto stimata, specialmente perchè umile anche se ricchissima: E’ appassionato di automobili, come lo sono io, solo che lui ha molti soldi e io no. Altrimenti una macchina come questa me la farei fare anch’io:

    Se un uomo si limitasse ad acquistare solo ciò che è moralmente accettabile da un altro uomo, si fermerebbe a una t-shirt e un paio di mutande.

    Poi scusatemi ma io non sopporto chi ce l’ha con le auto per principio. Passi il voler limitare il traffico (come in Svizzera, Svezia, Norvegia…), passi l’essere severi con le infrazioni (come in Svizzera, Svezia, Norvegia…).
    Ma esistono gli appassionati. Se voi odiate tanto l’auto, non compratela, fate ciò che volete, andate in giro col mulo, ma non rompete le scatole a chi prova emozioni a guidare o vedere una bella auto. Detto da uno che in autostrada va a 110 km/h anche se ha un’auto potente.

    E men che meno pensiate che chi ama le auto sia un minus habens. Si chiama essere radical chic ed è quella caratteristica della sinistra che la renderà sempre perdente. Anzi, fatelo pure..

  18. Dal mio punto di vista, la Svizzera è ricca coi soldi dell’evasione degli altri paesi, nonché della speculazione, dei fondi neri e delle dittature, quindi non sarà demagogica ma non può insegnare niente a nessuno. Gli italiani con poco senso dello stato portano i soldi in Svizzera, e la Svizzera con le ricchezze prodotte così (non del tutto, ho capito) ci paga il suo welfare. A me non sta bene. Gestire bene soldi sporchi di sangue non ti rende rispettabile.

  19. Non capisco perché se sono io a sostenere delle argomentazioni è demagogia e/o ideologia, mentre lo stesso principio non vale per gli altri.
    Se in Svizzera proprio non c’è problema di disuguaglianza nella redistribuzione del reddito, allora perché all’Università di Berna hanno messo su un progetto di ricerca per studiarlo? Forse sono comunisti anche lì? Perchè nel 2011, secondo una statistica OCSE, il 10% più ricco della popolazione svizzera produceva il 23% dei redditi ma contribuiva soltanto al 21% del gettito delle imposte dirette, tanto da fare sottoscrivere un manifesto a B. Ringger, H. Baumann e Richtig Steuern per aumentare di 25 miliardi di franchi le entrate dello Stato tramite una maggiore imposizione dei redditi più elevati e l’introduzione di nuove tasse? E perché in questo studio del Dipartimento della Finanza e dell’Economia del Canton Ticino, si propone l’adozione di un sistema di tassazione che si ispiri alla Flat Rate Tax, seppur indicata a pag. 12 come «…una soluzione che, con un termine poco scientifico, ma estremamente comprensibile, può essere definita come “rubare ai poveri per dare ai ricchi”» per contrastare la concorrenza fiscale intercantonale, dal momento che se nel cantone confinante le imposte sono più basse, allora anche i pur civilissimi svizzeri vi corrono tutti a spostare la propria residenza? Perchè a pag. 17 dello stesso studio c’è scritto che «..la Svizzera ha deciso di concedere alle autorità fiscali estere informazioni riguardo ai delitti e alle contravvenzioni fiscali, così come per l’accertamento dei redditi, che invece nega alle proprie autorità fiscali…Ne consegue che il contribuente, oggi, è certamente più protetto in Svizzera che all’estero.» E’ un caso che tanti super-ricchi scelgano la propria residenza fiscale proprio lì? Perché dunque non pagano le tasse nel loro paese, se è vero che sono loro a sostenere lo Stato, più degli altri?

    Quanto al buon Jim – che peraltro non conosco -, ciò che mi ha colpito è stata la causa di un gesto simile, e non il gesto in sè (l’auto). Io non sono a priori contro le auto (ne posseggo un rottame, che mi serve lì dove il trasporto pubblico non mi porta) e non sono radical-chic (sono povero e non radicale); per me sarebbe stato lo stesso se avesse scelto di farsi costruire un mega-yacht, un aereo d’oro zecchino o il vestito del re. Io amo il mare e se fossi ricco mi piacerebbe avere una barca a vela, ma non per questo me ne farei fare una a misura solo per me, spendendo una fortuna che potrei – a mio avviso – utilizzare meglio per altri scopi. Per me, come dice Mujica, «chi non è felice con poco, non sarà felice con niente». Credo non sia ideologia, ma semplice buon senso. Per la scarsissima conoscenza che ho del genere umano, a mio avviso una persona che spende tanto per un oggetto, lo fa per riempire un vuoto interiore che non riesce a colmare altrimenti. Era questo che intendevo, non volevo offendere nessuno, nè tantomeno dare giudizi morali: ognuno ha i suoi vuoti, c’è chi li riempe col whiskey, chi col sesso libero, chi viaggiando senza riuscire mai a fermarsi, chi leggendo libri. Chi comprando auto da 7 milioni di euro.

  20. La Svizzera da quel punto di vista è criticabile, ma non è l’unico paese benestante che c’è al mondo. Io ho vissuto in Svezia e i ricchi c’erano eccome, anzi hanno pure il re, molto amato tra l’altro. Danimarca, Olanda e Norvegia stessa cosa. E sono i paesi modello per il mondo. Decrescita zero, capitalismo presente, welfare ottimo. Si chiamano socialdemocrazie e io aggiungo capitalistiche. È forse il modello migliore per non scontentare nessuno. Tutti gli altri prima o poi portano allo scontro, decrescita compresa.
    Basta pensare che se quel pazzo malato pericoloso di genovese prende il potere e usciamo dall’euro, novanta su cento io e una cinquantina di persone perderemmo il lavoro. Poi mi paga lui lo stipendio.

  21. Intendevo dire io e una cinquantina di persone che conosco io, nella mia cerchia ristretta. Più altri svariati milioni ovviamente…

  22. Non è che al momento, rimanendo nell’euro, proprio nessuno nessuno ci stia perdendo il lavoro…..e neppure mi sembra che fiocchino i soldi per i loro stipendi, visto che non sanno dove sbattere la testa per rifinanziare le casse integrazioni in deroga. Anzi, anche saprebbero dove sbatterlo sto testone, e che non lo vogliono fare, ne loro ne i loro amichetti del quatierino..

  23. Penso che guadagnare 1 milione e mezzo di lire al mese e pagare un pacco di pasta 2500 lire non sarebbe il massimo. Per non parlare dell’energia che importiamo in gran parte dall’estero.
    Nel mio caso intendevo dire che la fiat disinvestirà in Italia se si uscirà dall’euro. A Torino lavorare per l’auto significa lavorare quasi unicamente per fiat. Si perderebbero decine di migliaia di posti solo a Torino. Bella soluzione. E però niente auto in giro, vuoi mettere…

  24. Decrescita zero…

    Mah.
    Vedremo cosa succederà a quei paesi quando si inizierà a inoltrarsi un po’ di più nei vari picchi dello zinco, del fosforo, dell’uranio, del petrolio, dell’elio…
    Paesi che saranno assaltati dalle migrazioni di massa e in cui le tensioni sociali esploderanno.
    Biocapacità in diminuzione e impronta in aumento in Svezia, Danimarca già sotto, Islanda tra i peggiori al mondo, la Norvegia ha già quasi raggiunto la sua iocapacità in alcuni periodi recenti pure oltrepassata, la Finlandia ha una pessima impennata nell’ultimo periodo per i dati noti.

    Quei paesi sebbene abbiano coscienza ecologica piuttosto viva e certamente assai migliore di quella dei paesi dell’Europa meridionale affrontano il problema della crescita demografica del tutto insostenibile e di un conflitto tra la loro morale e le draconiane azioni necessarie per stroncare il problema.
    Insomma, i paesi scandinavi sono un buon modello … insostenibile (forse meno pessimamente insostenibile) per il momento.

    L’apologia della crescita (Giancarlo la propone come denigrazione della decrescita) è considerabile alla stregua dell’aumento dei consumi di un lauto banchetto quando dalle campagne vengono notizie di calo delle produzioni. Non mi sembra particolarmente intelligente.

    Uscita dall’euro.
    Ufficialmente la posizione del M5S sarebbe anche corretta: siano gli elettori (e non una ristretta cerchia di mestieranti del potere) a decidere sulla questione.
    Ma, ideologicamente, ciò rappresenta un’avversione alla moneta unica europea.
    Il ritorno alla liretta bunga bunga sarebbe l’equivalente del gettare via il termometro perché esso segna febbre troppo alta e anche questa è una strategia stupida. Per non parlare delle sciocchezze neokeynesiane/monetariste della roba MMT avvocata da Barnard che non è altro l’illusione demagogica che la “ricchezza” si possa stampare con dei pezzi di carta rettangolari con su dei colori e segni e numeri.
    Corruzione, apologia della crescita e dei consumi/(smi), antipolitica industriale, antipolitica dei trasporti (su gomma) (qui l’ultima chicca che ho scoperto, lo scalo di Dinazzano salvato dal settore merci delle ferrovie tedesche), devastazione edilizia del territorio e del.’economia in particolare dei settori primario e secondario, esterofilia acritica, grave o totale mancanza di etica pubblica in tutti i settori della popolazione, familismo amorale, assistenzialismo parassitario, esternalizzazioni di massa, saccheggio della res pubblica, rendite di posizione, deresponsabilizzazione, delega/transfer, disprezzo per i lavori manuali, frodi di massa, delocalizzazioni industriali e acquisti di massa acritici, … NON si risolvono certo con il ritorno alla liretta bunga bunga.
    Voglio vedere poi come si pagherebbero la quantità enormi di risorse (materie ed energia) che un paese follemente sovrappolato che consuma 4 volte la propria biocapacità deve importare.
    Ecco, vai dai cileni che ti devono vendere il loro rame o dai magnacrauti che ti devono vendere le loro TAC Siemens e dici loro che li paghi con molte, molte carte rettangolari fresche di stampa.
    Gli italiani non fanno come gli USA che ti bombardano se non sei d’accordo a vendere loro le risorse per dei pezzi di carta verde.

  25. Faccio notare che c’è un commento di Michele qui sopra che sono riuscita ad approvare solo ora, e quindi non si vede tra i commenti nuovi su a destra. Ringrazio tutti per i contributi. Io cerco di non ripetermi, dico solo che è inutile agitare come spauracchio la decrescita quando si interloquisce con qualcuno che desidera, come faccio io, una riduzione dei consumi (fino ad un certo limite, è ovvio, non voglio che moriamo tutti di fame). Non è una minaccia, per me, è un augurio. Naturalmente, davanti a una contrazione complessiva dei consumi, questi devono essere meglio distribuiti, per evitare, come succede in Italia adesso: chi aveva medio-poco ora ha ancora meno, e chi era ricco spesso continua ad arricchirsi.
    Per me l’esempio della Svizzera è importante perché non si può mai separare, moralmente parlando, l’origine dei soldi dalla loro gestione. Uno può essere un ottimo amministratore di denaro ottenuto con il racket della droga o della prostituzione: di sicuro non lo addito ad esempio.
    Per quanto riguarda i paesi del nord, l’Italia avrà tanti problemi e non giustifico la malagestione di quasi tutto quello che abbiamo, però il contesto è sempre fondamentale. Parliamo di migrazioni, ad esempio. Quando ero a Roma ho incontrato centinaia di profughi eritrei, e una delle principali lamentele è che questi erano costretti a stare in Italia, anche se non volevano, anche se avevano parenti nel nord Europa, a causa delle leggi europee. Praticamente i paesi del nord non li volevano e li scaricavano a noi. La questione è complessa, ma io prima di ammirare tanto il nord Europa vorrei sapere anche questo: che contributo danno alla soluzione dei problemi legati all’immigrazione? L’immigrazione senza freni è uno dei motivi per cui rischiamo, in un futuro non lontano, letteralmente la fame.
    Io preferisco un’economia più sobria, ma locale, a un’economia globale che produce grandi ricchezze ma anche grandi disastri. Finché però non avremo quest’economia più locale, l’analisi di come un paese è amministrato non può prescindere dal suo ruolo economico, ambientale, e umanitario a livello globale.

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