articolo e foto

Se a qualcuno interessa, su Il Friuli Valentina Viviani ha scritto un articolo sul mio libro. Il giornale è uscito venerdì scorso quindi dovrebbe trovarsi ancora in edicola, al prezzo di un euro e cinquanta. In realtà Il Friuli si è di recente trasformato in un giornale gratuito con molta pubblicità, per cui comprarlo in edicola, anche se non era necessario, e quindi pagarlo, per me è stato un piacere particolare: un piccolo gesto per dare valore al lavoro dei giornalisti e sottrarre una fettina di potere ai pubblicitari.

L’uscita recente di due articoli (l’altro era sul Messaggero Veneto) sul mio nuovo libro mi ha fatto capire che ho bisogno di foto “ufficiali” mie da dare in giro. Come sapete, anni fa sono uscita da Facebook per vari motivi tra cui che non mi piaceva l’esibizionismo fotografico della nostra era (di cui ero caduta vittima io stessa). Però è troppo tardi per fare come Banksy e nascondere la mia faccia, quindi ho deciso di mettere alcune foto sulla pagina “chi sono” a beneficio di chi, eventualmente, in futuro, volesse scrivere su di me e corredare con un’immagine. Purtroppo, con internet e con i bassi budget per il lavoro dei giornalisti, il mestiere è diventato in gran parte un copincolla di comunicati e scarica-carica di immagini rubate in giro. Io ero stufa di vedere sempre la stessa foto di un mio vecchio articolo sul Quotidiano di anni fa, pescata in rete, quindi rendo pubbliche foto nuove. Un paio hanno dietro un treno: un amico mi ha fatto notare che sembra che voglia fare pubblicità a Trenitalia. Ovviamente non è così. Trenitalia è IL MALE.

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15 risposte a “articolo e foto

  1. > non mi piaceva l’esibizionismo fotografico della nostra era

    Quando decidemmo di metter su la lista civica uno dei punti sui quali non servì un lungo dibattito fu quello di rifuggire dal personalismo fotografico. Una buona decisione.
    Ma…
    Un caro amico ex calciatore, oggettivamente un bell’uomo, amico caro che mi introdusse al mondo dei gas e dell’impegno civico e politico sul territorio mi disse una frase che spesso mi ripeto.
    “Tu, io, che abbiamo un bell’aspetto, abbiamo il dovere morale ancora maggiore di testimoniare la politica e l’ecologia. Se noi “belli” facciamo un atto positivo, virtuoso abbiamo dalla nostra una qualche possibilità di emulazione.”
    Adesso, riassumo un breve con qualche sottolneatura questa strategia del bell’esempio, oltre che bello.

    Rispetto a tante belle idiotine meteorine letterine orgettine che si fanno immortalare nello loro svampitudini consumiste, retrive, sciocche, da femminucce ochette e idiote, tu hai la straordinaria opportunità di dimosttrare E con il tuo bell’aspetto e con la tua crapetta assai vispa e sexy 🙂 che un altro mondo è possibile.
    Nell’immaginario di molti sciocchi gli ecologisti sono grigi, sciatti, mangiacarote, brutti. Non è mica vero, eh!?

  2. > del bell’esempio, oltre che bello
    -> del bell’esempio, oltre che buono

  3. Questo è un discorso interessante. Avevo già detto tempo fa di aver letto un’intervista a Camilla Vallejo, una ragazza secondo me molto bella e a quanto leggo considerata assai capace politicamente. Lei ammetteva candidamente di considerarsi bella, di averne parlato con gli altri ragazzi del suo gruppo politico (come ha fatto il tuo amico calciatore), di non considerare la sua bellezza un merito, ma di volerla utilizzare per far notare la sua causa.
    Io non ho particolari obiezioni al suo ragionamento, tanto più che, vedendo le foto, ho notato che si presenta vestita in maniera colorata ma non provocante, e che quindi non usa la sensualità per farsi notare. È stato rincuorante anche vedere, leggendo qualche commento agli articoli su di lei, che alcuni si facevano incantare dalla sua bellezza, ma si trattava di persone che sembravano d’accordo con lei in ogni caso, mentre altri la ricoprivano di insulti comunque. Un discorso simile si può fare per la Carfagna: una donna innegabilmente attraente, che si presenta vestita con molta sobrietà nel tentativo di far risaltare solo le proprie qualità politiche. Solo che non ne ha.
    Ci sarebbero altri esempi, anche maschili, ma non mi dilungo.
    Quindi: bene che, quando una donna (o anche un uomo) si misura con questioni serie, la bellezza abbia un ruolo molto superficiale: attira l’attenzione ma non copre eventuali inadeguatezze.
    Meno bene, però, che comunque un ruolo la bellezza ce l’abbia, e che chi si sente attraente abbia la tentazione di mostrarsi anche se solo per il bene della causa.

  4. Uno dei teoremi più belli che si studia in fisica è quello di Noether. Lo sviluppò nel 1915 Emmy Noether, che non era proprio una venere. Hilbert si mise contro il mondo accademico di Gottinga per farla insegnare con un contratto a tempo determinato (a quei tempi una donna in un’aula universitaria era un’eresia): accettò in prima persona l’incarico di docenza, e poi si rese indisponibile, incaricando la Noether come sua supplente – facoltà che la legge gli consentiva, e che mise gli accademici con le spalle al muro.

    Quand’ero studente, mi domandavo cosa sarebbe stato mai il mondo se Hilbert non avesse percepito sotto quel carattere angoloso e quell’aspetto ostile tutta la profondità del genio.

    Se oggi avere un bell’aspetto costituisce ‘un dovere morale’ nella testimonianza di buone pratiche civili, siamo proprio messi maluccio. Parafrasando Brecht, felice il paese che non ha bisogno di belli.

  5. La bellezza è un concetto relativo. Io penso che il ruolo veramente pericoloso nella politica italiana sia giocato dal carisma, di cui l’aspetto fisico è solo parte. Non penso sia proprio possibile considerare Berlusconi un bell’uomo, e penso lo stesso si possa dire di Beppe Grillo, eppure entrambi usano la propria fisicità e il proprio carisma nel ruolo politico che hanno.
    Non siamo così superficiali da votare per chi è bello, secondo me; purtroppo siamo però abbastanza superficiali da guardare come qualcuno si presenta e sceglierlo per quello. Quello che parla in modo strano, o troppo pacatamente, o non ha presenza scenica… lo scartiamo.
    Secondo me a fare la sfortuna di Ingroia è stata anche la caricatura di Crozza. Dipingendolo come personaggio ridicolo, scazzato e fannullone, ha impresso questa immagine nella testa di un paese superficiale e concentrato sulle apparenze.

  6. Nel periodo di massima attenzione nei confronti della Vallejo, decisi di compiere un piccolo esperimento sociale: chiesi ad amici e parenti se la conoscessero, e in caso affermativo cosa ne pensassero delle proposte. Il risultato fu che quasi tutti la conoscevano – c’era anche chi si ricordava di dettagli come piercing, orecchini e tonalità dell’iride -; ma quasi nessuno ricordava né il contesto della sua lotta, né le idee che propagandava. «E’ una studentessa antagonista, lotta per l’università libera» era il massimo che ottenevo. La colpa ovviamente non era principalmente la loro: erano i media, che dedicavano l’80% del servizio a descrivere biografia, personalità e avvenenza di “Camila”, e si ricordavano soltanto a fine servizio di dettagliare grossolanamente i motivi della protesta nel restante 20%.

    Io credo che il motivo sia principalmente uno: se scrivi un articolo o prepari una clip di 5 minuti per descrivere i moti studenteschi cileni del 2011, puoi scegliere di tratteggiare a grandi linee le problematiche del sistema socio-economico cileno e della «municipalizzazione» delle scuole introdotta da Pinochet, per poi passare ai moti di protesta popolare, correndo però il rischio che il lettore annoiato giri la pagina o cambi canale; oppure puoi prendere la scorciatoia – vogliamo chiamarlo infotainment? – e mettere su un bel servizio (è anche più facile) sulla vita di Camila e sulla retorica di come è bello vedere i giovani che cercano di battersi contro le ingiustizie, soprattutto se sono avvenenti. Ah, dimenticavo, si battono per il diritto allo studio, ci deve essere qualche problema in quel senso da quelle parti.
    Lo spettatore, il lettore, ha un messaggio più elementare da digerire, ed in più edulcorato dalla presenza di immagini seduttive (Camila) e facilmente assimilabile per analogia al proprio vissuto storico (manifestazioni di protesta studentesca, in quale Stato non sono avvenute? Eppure sono tutte diverse, se ci si ferma a riflettere solo per un attimo).

    La protesta passa sui network di tutto il mondo, la Camila diviene una star mondiale, eppure dei moti cileni non si interessa più nessuno. Anche se vanno avanti. Addirittura, quando se ne parla, lo si fa solo per segnalare che la bella Camila non è più a capo del movimento, è stata spodestata. E quand’anche? Quante guerre sono state vinte dopo l’avvicendamento di generali?

    Spostare l’accento dalle idee che sono dietro i movimenti (o i partiti) ai loro leader, a mio avviso è sempre nefasto. Si finisce meccanicamento nello scadere nel personalismo, nelle polemiche sterili se X ha fatto un’esternazione esatta o se Y buca lo schermo, e si dimentica ciò che c’era dietro, le vere ragioni per le quali i leader battagliavano. Rivoluzione Civile ha perso le elezioni perché si è sempre e solo presentata come il partito di Ingroia, e non si è dato spazio alle varie anime che componevano il movimento, quelle contro lo strapotere dei mercati finanziari, dei diritti dei lavoratori, della legalità, dell’ambiente, della decrescita, delle reti civiche, etc. Avrebbe perso anche senza gli show di Crozza. Dal momento che oggi il leader conta più delle idee e del programma espressi dal partito di cui egli è il portabandiera, se non piace – magari perché ha i baffi, o è saccente, o è omosessuale – allora non viene votato. Se non c’è più Camila a tenere il primo striscione del corteo, allora la notizia non passa.

    Fino a quando continueremo a guardare il dito e non la luna – soprattutto quando il dito è avvenente o buca lo schermo – non faremo molta strada in avanti, in questo benedetto paese.

  7. Sono d’accordo con Michele. Tanto vale allora andare ad imparare le tecniche dei piazzisti e dei marchettari. Non mi sembra il presupposto di un gran cambiamento utilizzare le stesse logiche di fondo del Berlusca per sostenere la causa dell’ecologismo o di un cambiamento sociale profondo. Lui è coerente se riempie il partito di gnocche, perchè è quello il mondo che ti vuole vende e da cui l’elettore deve farsi sedurre… Con tutto il rispetto, l’idea dell’amico calciatore di UiC mi sembra di un narcisismo che, anche a me uomo di destra, fa un po cadere le braccia.
    Certo un personaggio pubblico deve possedere un minimo di capacità relazionali: se è bruttissimo, noiosissimo, antipatico ecc ha vita dura…
    Quanto alle tue foto, egregia Gaia, sono belle. Prendiamole anche come una piccola concessione, del tutto lecita, alla tua vanità. Che problema c’è? Sei giovane, carina,va bene così.

  8. La salvezza salverà il mondo.

    Ed essa può essere un valido alleato nell’impegno politico ed ecologico.
    Certo, io osservo e condivido una certa contrarietà all’uso che se ne è fatto per le peggiori speculazioni e quindi posso capire un certo atteggiamento – come dire? – antagonista ad essa (supposto che di bellezza si tratti a ora non voglio aprire una discussione sull'(anti)estetica spacciata dai mezzi di comunicazione di massa).
    Anche per questo le persone che hanno polpa e sostanza e che sono anche gradevoli hanno la possibilità di testimoniare che altri mondi sono possibili, altre bellezze sono possibili.
    Non farne il fine ma perché demonizzarla?
    Qui ci sarebbe poi da discutere l’ostracismo e l’ostilità che ha radici lontane, morali, a piacere, bellezza, armonia.

    I sistemi naturali integri, in equilibrio, vivi, sono TUTTI belli.
    Io torno all’esempio della Natura e mi riconduco a questa etica.

    Condividendo tutto il resto sul personalismo nefasto, sulla fuffa_dietro_alla_quale non c’è il nulla o sprechi colossali di intelligenze, siano carfagnerie, renzate, formigonismi,, sgarberie, minettamem biancofiorame….
    Beh, per essere caustico, lasciamo perdere gran parte del resto, che oltre ad essere antipolitico, anacronistico, parte del sistema del potere è animato pure da spesso, gnoranti, rozzi, e pure brutti.
    Oltre il danno pure la beffa.

  9. Mi è venuto il dubbio di essermi spiegata molto male un po’ su tutta la linea. Provo a spiegarmi meglio.
    Io penso che la bellezza, che comunque non sempre è innata e può essere anche costruita con l’abilità o il denaro, abbia un ruolo piuttosto superficiale. Persino nella nostra società mediatica e ossessionata dall’apparire, chi è bello e basta non va lontano, a meno che non ci sia un interesse a tenerlo lì. L’esempio della Carfagna voleva dire questo: la sua bellezza ormai è ininfluente. Lei è lì perché funzionale a un disegno politico (di difesa a oltranza del capo), non perché è bella né perché è brava (cosa che secondo me non è). Riguardo alla Vallejo, può aver attratto inizialmente l’attenzione per il suo aspetto, ma dopo si è dovuta guadagnare credibilità politica con le sue azioni. Questo in Cile, dove il movimento studentesco ha continuato anche senza di lei e dove la carriera politica di lei viene giudicata in base alle scelte che fa. Se nessuno se li fila in Italia, non è perché non c’è più quella carina, ma perché probabilmente del Cile non frega niente a nessuno comunque. Non siamo abituati: i nostri telegiornali dedicano i primi dieci-quindici minuti alla politica italiana, anche a vanvera, per cui abbiamo una scarsa educazione agli esteri.
    Riguardo ai leader, anch’io sono contraria al leaderismo che domina la scena politica italiana, e i miei esempi volevano dire questo. Purtroppo i media preferiscono parlare di personalità che di programmi, e questo vale che la personalità in questione sia bella o brutta, intelligente o stupida, educata o cafona… Infatti al modello talk show, che non guardo quasi mai, preferisco il modello inchiesta: Report, Presa Diretta, i vari documentari disponibili in rete, insistono sulle questioni e tagliano le interviste in modo che ci siano solo contenuti, e non tutto quel contorno teatrale e narcisistico che dobbiamo sorbirci di solito. Per inciso, per questo motivo non sopporto neanche il giornalismo di Fazio.
    Riguardo alle mie foto, ringrazio per i complimenti, ma non le ho messe per vanità. Chi ha i miei libri sa che non metto l’immagine in copertina, chi legge da tanto tempo il blog sa che non metto mie foto. Solo che mi sono accorta che i giornali le foto le vogliono, altrimenti ti danno meno spazio o ne recuperano una vecchia da internet, e io ero stufa di vedere sempre la stessa, per cui ne ho messe di nuove che mi piacessero, perché anch’io ci tengo all’estetica (della foto nel suo complesso, non solo della faccia).
    Ho anche scritto chi è la fotografa, perché è brava e ha una grande sensibilità, che magari non è resa da semplici ritratti il cui scopo è far vedere la mia faccia, ma per cui posso comunque garantire.

  10. Ho scritto “La salvezza salverà il mondo!” sopra…. :-S
    Chiedo scusa.per il refuso.

  11. Ciao Gaia.
    Spero di non urtare la tua sensibilità e il tuo senso d’indipendenza, ma mi è venuta un’idea imbattendomi in questo bel progetto di Bob Adelman su Raymond Carver: descrivere fotograficamente il «Carver Country», il mondo in cui Carver ha vissuto e di cui ci ha raccontato (mirabilmente, a mio avviso) l’intima esssenza. Non credo comprerò il libro, anche se mi piacerebbe in quanto lettore di Carver, però ho trovato molto emozionante vedere in rete le foto dei luoghi che descrive nei suoi racconti, oppure i personaggi della sua vita che più gli hanno ispirato i protagonisti di tante storie.

    Magari tu potresti fare lo stesso: un racconto fotografico dei luoghi (o dei personaggi) che ti hanno ispirato nella creazione del tuo ultimo progetto letterario. Facci un pensiero, anche solo raccogliere il materiale fotografico: puoi conservarlo gelosamente per te soltanto, oppure decidere in un futuro se pubblicare la narrazione fotografica in rete o in un libro.

    Se i libri sono come dei figli per gli autori, forse anche questi ultimi potrebbero trovare un senso nel cercare di conservare le immagini delle loro storie per… i parenti (i lettori!).

    Un abbraccio,
    mk

  12. Non preoccuparti, non urti niente!
    Anch’io, come penso la maggior parte delle persone, faccio foto e le conservo. Non sono un granché, nella maggior parte dei casi, ma ci tengo lo stesso. Magari un giorno qualcuno ci troverà cose interessanti (o imbarazzanti: so che tante persone poi diventate famose o famose in vita ordinavano di bruciare lettere e diari, o lo facevano di persona. Nel caso di persone non famose, probabilmente succede lo stesso ma nessuno lo scrive su wikipedia).
    Spesso qualcuno che legge i miei libri e vive qui riconosce qualche posto, o crede di riconoscerlo. Penso che si toglierebbe un po’ di poesia se fossi io ad indicare esattamente la fonte dell’ispirazione. Chi mi conosce, chi sa cosa ho vissuto o cosa ho visto, sa. Gli altri possono scegliere se fare ricerche, incuriositi, o fidarsi solo della propria immaginazione – che spesso è meglio di qualsiasi immagine, ma questo è soggettivo.

  13. Stamane osservavo un servizio di alleggerimento sul Corriere.
    Io trovo ‘sta roba estremamente nociva (faccio notare già il linguaggio scadente, parte con ‘sto sciopping nel titolo che è una cosa che fa cacare, lingua a livello dei contenuti).
    Queste belle ingombranti veicolano messaggi massimamente inquinanti che diffondono il consumismo più idiota alle masse.
    Quindi ritorno alla carica con il mio convincimento dell’utilizzare la bellezza come uno dei mezzi per la lotta ecologica e politica.
    Una bella persona che da l’esempio con comportamenti virtuosi è assai efficace nel veicolarne il significato ed il valore, specie a livello di massa.
    Poiché ritengo un dovere morale quello di contribuire a migliorare il mondo per lasciarlo un po’ meglio di come lo abbiamo ricevuto, ritengo pure che voi, belle pupe con belle crape, siate in prima linea.
    Per dirla tantricamente… Con (mente,) anima e corpo!

  14. Il fatto è che il concetto stesso di bello è un prodotto del sistema economico e di classe. Una volta erano “belle” le donne bianche e morbide, perché significava che non dovevano lavorare sotto il sole cocente e che avevano da mangiare; ora sono belle quelle abbronzate e magre muscolose, soprattutto nei paesi occidentali dove cibo sano, aria aperta e tempo e soldi per fare sport per alcune persone rappresentano un vero lusso. I bei denti richiedono soldi per andare dal dentista, i bei vestiti costano.
    Sono “belle” le donne con i tacchi, che non devono camminare lunghe distanze e che possono permettersi scarpe costose; quelle con i capelli curati dai parrucchieri (certi effetti difficilmente si ottengono a casa), e così via.
    Chi vede la bellezza in una donna senza trucco, invecchiata naturalmente, o fuori moda o fuori dai canoni, probabilmente ha già idee di un certo tipo e non ha bisogno di essere “convertito”. Certo, poi una bella ragazza è una bella ragazza, ma il fatto è che una bella ragazza con idee come le mie non andrebbe mai in giro come quella dell’articolo che tu hai linkato, e quindi certe attenzioni non le attirerebbe.
    E poi anche l’attenzione attirata con la bellezza è un’arma a doppio taglio: dopo si rischia di non essere prese sul serio. È come quando le miss cercano di fare le intelligenti e impegnate. Credo che nessuno stia mai a sentire quello che dicono. Piuttosto la usano per rifarsi gli occhi, e poi vanno a sentire una meno bella che dice cose interessanti. Per fortuna.

  15. Ahaha
    Mi hai fatto ridere, Gaia. 🙂

    Attenzione, che ci sono caratteristiche della bellezza che prescindono dai condizionamenti culturali o dalla moda.
    Uno dei più noti è la simmetria, un altro è l’aspetto sano, altro ancora i caratteri sessuali secondari.
    Certo, alcune caratteristiche che tu elenchi sono legate a moda, alle culture, al censo. Ma se facessimo alcuni esperimenti a parità di condizioni…. il concetto di bello emergerebbe come caratteristica in tutte le culture e sarebbe possibile misurarlo come è stato fatto sperimentalmente da molti etologi.

    > e quindi certe attenzioni non le attirerebbe.
    Direi che ognuno ha / apprezza le bellezze che si merita.

    Tu sei nella posizione di intelligente, impegnata e bella che è un filino diversa dallo stereotipo di ragazze nei vari concorsi di bellezza (mah, a volte…) che poi cercano pure di esibire una qualche forma di intelligenza o impegno.
    Intendiamoci, io ritengo che le caratteristiche umane siano distribuite abbastanza uniformemente, egalitariamente, quindi ritengo che intelligenza, impegno e bellezza siano tre dimensioni ortogonali e lo siano a prescindere dalla classe sociale o culturale.

    > Chi vede la bellezza in una donna senza trucco
    I condizionamenti culturali non sono poi così potenti.
    Le battute tra maschi – a volte goliardiche – su presunte bellezze truccate la mattina dopo non sono altro che una sorta di rivalutazione del senso estetico sincero (senza cera… senza cerone ;). Una sorta di rivalutazione spesso inconsapevole dell’ecologia della bellezza.naturale (non artefatta).

    Tutto ‘sto pippone per non cadere in una sorta di moralismo ostile a piacere e bellezza che ha origini e tradizioni lontane e che può essere controproducente rispetto a politica e impegno.
    Quindi saggio evitare di rendere la bellezza (quale?) il centro di tutto ma evitare anche di demonizzarla.

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