auto, petrolio, futuro

Il blog Salviamo il paesaggio ha gentilmente ospitato un altro mio intervento, questa volta sull’automobile. Per chi legge questo blog è un po’ sempre la solita solfa, per cui integro con un link a questo bel documentario di Jean Louis Remilleux sulla fine del petrolio (tutto degno di nota, ma particolarmente inquietante la parte sul futuro della Cina), e un articolo su un rapporto del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti su quale sarà l’energia del futuro… gli idrocarburi. Cioè carbone, gas e petrolio. Quelli che già stanno soffocando la terra e alterando il clima. Secondo quest’analisi, la risposta al crescente fabbisogno energetico globale sarà di continuare con i combustibili fossili, anche quelli più inquinanti, e di estrarre idrocarburi non convenzionali – più costosi e più devastanti per l’ambiente.

L’altro giorno sono andata a una festa organizzata in un hangar (molto scenografico). Ormai è veramente impossibile andare a un concerto senza essere assordati anche da lontano – ne ho parlato con alcune persone e ho scoperto che si mettono i tappi. Questo è un perfetto emblema della perversione della nostra civiltà consumista ed energivora: invece di abbassare il volume a beneficio di tutti, chi vuole diventa sordo e chi non vuole si mette i tappi. Comunque, la cosa interessante è che gli organizzatori avevano predisposto un servizio di bus navetta che partiva dal centro di Udine. Ma la maggior parte della gente è venuta in auto. Capisco chi partiva da posti sperduti, ma tanti venivano proprio dalla città. Non pioveva, non faceva freddo, la navetta era gratis, faceva risparmiare i soldi della benzina e permetteva di bere alcol senza paura di controlli. Eppure non ha avuto il successo che mi aspettavo. Siamo abituati male, e siamo pure un po’ scemi.

Questo comunque conferma la tesi del mio articolo linkato sopra: quando hai la macchina, ti viene da usarla, non c’è niente da fare.

Se avete dei balconi, metteteci piante e fiori. Assorbono CO2.

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13 risposte a “auto, petrolio, futuro

  1. Io possiedo due vecchie auto che uso una nei mesi non estivi, l’altra, un vecchio spider, da giugno a fine settembre.
    Quindi non sono virtuoso come te. Ma le uso ca. una volta alla settimana, proprio quando non posso altrimenti (per andare in milonga in citta’, non ci sono mezzi pubblici la notte per il ritorno). Cerco di condividerla, ma altri tangheri della valle non sono sensibili e spesso scendono in citta’ per i fatti loro.
    L’auto prima di tutto ferma il corpo e il corpo fermo ferma la mente.
    Il primo problema causato dalla staticita’ del corpo causata dall’auto e’ la perdita di dinamica mentale, una sorta di rincoglionimento di massa peggiorato poi da vari fattori come il fetiscismo, la “posizionalita’” di quell’oggetto, una presunta comodita’.
    Il ridurre l’auto a problema (per me a volte ineliminabile, per te, piu’ racicale, completamente eliminabile) e’ una scelta intellettualmente elitaria.

    E’ una battaglia persa. Molte persone rinunciano a qualsiasi cosa, perfino al cibo ma non alla loro (im)mobilita’ su quattroruote.

    E’ per questo che l’energia deve essere piu’ cara possibile: solo una radicale diminuzione delle risorse disponibili per le masse per l’auto puo’ portare le masse ad iniziare a pensare ed attivarsi per il trasporto pubblico, a mettere i propri soldi in esso e non a dissiparne molti di piu’ per l’auto.

    Che sia la necessita’ a tornare a stimolare coscienze ed ingegno!

  2. Testimonianze:

    – chiacchierando col responsabile del centro sportivo dove si allenano i miei piccoli, al cui esterno vi sono campi di calcetto sempre affollati, ho raccolto il suo sfogo: ogni volta che affitta il campo per qualche partita, tutti e 10 i giocatori delle 2 squadre vengono ciascuno con la propria auto. Risultato: un’area che poteva essere adibita ad ulteriori discipline sportive viene usata come parcheggio, ed è sempre intasatissima. Lui impreca: «Ai miei tempi c’erano uno/due amici che passavano a prendere tutti gli altri con una sola auto!»

    – per accompagnare i due piccoli (peraltro influenzati) al servizio di medicina per lo sport ed ottenere l’attestato di idoneità agonistica, decido di utilizzare la metro partendo dalla stazione di Gianturco. Ma come fare a raggiungerla da casa mia, se quel giorno c’è sciopero? Non posso fare tardi perché la visita ambulatoriale è fissata ad un orario preciso, per cui decido di prendere l’auto. Sono solo 5 Km e mezzo, occorrerebbero 10/15 minuti. Io decido di partire un’ora e mezza prima. Sembra tanto, vero? Nel traffico assurdo causato dallo sciopero e dal cattivo funzionamento cronico della circumvesuviana, impiego circa 1 ora (!) per percorrere il tratto da casa mia alla stazione della metro. Siamo arrivati in ambulatorio appena in tempo. Risultato: nel tratto in cui non ho viaggiato coi mezzi pubblici, la mia velocità è stata di 5 Km/h, ho consumato tantissimo e inquinato tantissimo (e bestemmiato tantissimo). Restituiteci, vi prego, il trasporto pubblico locale.

  3. Il trasporto pubblico?
    Guarda cosa succede nel serenissimo veneto, quelli che si pensano del buon governo, orgoglionamente diversi dai teroni.
    Questa è la porcheria che riesce a produrre questo feccia legaiola.

  4. Oggi in circumvesuviana viaggiavamo così tanto a tradotta bestiame, che il mio braccio attraversava come un fiume lo spazio tra parecchie teste, prima di raggiungere il sostegno. La temperatura all’intero del treno era molto alta, e l’aria irrespirabile perché i finestrini erano chiusi a causa della pioggia. Un uomo con la fronte imperlata dal sudore, il viso abbastanza distrutto dal sonno o dalla fatica, improvvisamente ha appoggiato la sua fronte contro il mio braccio, e con un lento volgere del capo l’ha detersa dal sudore su di me.
    E’ stato terribile.
    Ho provato tardivamente a ritrarre il braccio, ma sono stato lento: avrei urtato parecchie persone, per cui l’ho solo smosso infastidito. Lo scuotersi del mio braccio ha spiazzato l’uomo (forse credeva fosse il suo), per cui si è girato verso di me, tra il ridestato e l’incredulo. Gli ho lanciato un’occhiataccia, lui ha spalancato gli occhi come per scusarsi, poi ci siamo rigirati ognuno dalla sua parte, ciascuno sprofondato nella propria personale vergogna di viaggiare in queste condizioni, e abbiamo continuato in silenzio.

  5. Mamma mia. A me un’esperienza simile è capitata a Roma: l’autobus era talmente pieno che alcuni uomini se ne approfittavano per avvicinarsi, e non dico altro. Sono dovuta scendere perché mi veniva da piangere e da vomitare. Lo so, non è solo colpa dell’ATAC ma anche della gente, ma non bisognerebbe mettere le persone in queste condizioni.
    Nell’ultima puntata di Presa Diretta si parla di Italia e trasporti, se volete arrabbiarvi un altro po’ ve la consiglio. Dice chiaramente quello che io, ma ovviamente non solo, vado dicendo da tanto tempo: si è investito solo sull’alta velocità lasciando che i trasporti dei pendolari vadano tutti in malora.

  6. Michele, ti segnalo questa parte di una risposta al mio articolo su Salviamo il paesaggio, forse ti può interessare: GIOVEDI 3 OTTOBRE 2013 ,PRESSO LA STAZIONE DI PORTICI (NA),ORE 11.00, E POI ,ALLE 16.00, A PAESTUM(SA), PRIMA GIORNATA NAZIONALE DELLE FERROVIE PER UNA MOBILITA’ SOSTENIBILE.
    SEGUITECI IN QUESTA DIFFICILE BATTAGLIA TROPPO INCOMPRESA E SOVENTE SNOBBATA ED EMARGINATA SU http://WWW.CIUFER.IT

    Riguardo al campetto sportivo, un’idea potrebbe essere organizzare una navetta che vada a prendere tutti i bambini e li riporti a casa ogni volta che c’è una partita. Probabilmente bisognerà vincere delle resistenze ma magari anche ai genitori fa piacere risparmiare tempo e benzina.

  7. A proposito di petrolio, è uscito qualche giorno fa un importantissimo rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) sui cambiamenti climatici.

    http://www.lescienze.it/news/2013/09/27/news/rapporto_ar5_ipcc_clima_2013-1825082/

    http://www.ipcc.ch/report/ar5/wg1/#.UkqPUXg4_ac

    Essenzialmente il rapporto conferma il riscaldamento globale e, con estrema probabilità, la responsabilità umana nei cambiamenti climatici. Secondo i modelli elaborati, entro la fine del secolo la temperatura media globale potrebbe aumentare di 1,5 gradi rispetto ai livelli pre-industriali, mentre senza politiche ambientali serie si potrebbe arrivare a un aumento anche di 5 gradi Celsius.

  8. Chissà come saremo a fine secolo. Gli scienziati ci dicono che ormai nasciamo già inquinati.

  9. Ciao Gaia, niente ferie per il 3 ottobre, quindi sfuma la mia partecipazione all’incontro di Portici che hai segnalato. Meno male che il 12 ottobre è sabato, così nessuno potrà impedirmi di manifestare a Roma per la Costituzione.

    Quanto ai campi di calcetto, nel 90% dei casi gli avventori sono tutti maggiorenni, tutti auto/moto-muniti, nessuno disposto ad utilizzare un mezzo di trasporto comune che – credo – nella loro affannosa ricerca di indipendenza costituirebbe un lutto. Inizio a pensare che solo una crisi economica profonda ci costringerà tutti a rivedere le nostre abitudini di mobilità.

    Nel frattempo qui nel casertano si scoprono ogni giorno discariche di fusti tossici sotto campi coltivati. La situazione è drammatica. Il proprietario dell’appezzamento continuava a coltivare e vendere, perché aveva comperato il suolo non sapendo di aver acquistato invece una discarica. Ora si ritrova con un terreno che nessuno vuole – perché contaminato da tonnellate di sostanze teratogene – e senza la possibilità di coltivare la terra. Chissà quante persone avranno mangiato i suoi finocchi e i cavolfiori, senza sapere di ingerire anche arsenico, tetracloroetilene, piombo e quant’altro (e senza contare gli anticrittogamici che i coltivatori di solito usano per preservare il raccolto). Inutile dire che a lato del campo c’è una bella falda acquifera. Quando si leggono queste cose, è davvero difficile non resistere alla tentazione della reintroduzione della fucilazione sul posto, con pallottola a carico dei familiari del defunto, come accade in Cina.

  10. Ho letto l’articolo. È tremendo. Ma questa retorica accusatoria e rabbiosa mi infastidisce. Non pensi che siamo tutti colpevoli? È quello che io dico sempre, sempre, ogni cosa io faccia. Siamo noi che utilizziamo, direttamente o indirettamente, quelle sostanze tossiche nella vita di tutti i giorni, siamo noi che pretendiamo la merce a basso costo senza farci domande e vogliamo un lavoro a qualsiasi costo, siamo noi che mettiamo al mondo quanti figli ci pare in un mondo sovraffollato, che usiamo la macchina anche quando potremmo farne a meno, che non mangiamo biologico perché “tanto i pesticidi ci sono comunque”, che evadiamo le tasse che servono anche a tutelare i beni pubblici perché se no non ce la facciamo (a consumare di più), che permettiamo alle mafie di esistere, ai politici corrotti di essere eletti, e così via, eccetera, eccetera, eccetera.
    E perché non si pensi che io me la prendo con i campani perché sono del nord, riferisco quanto mi ha detto non molto tempo fa un carabiniere dell’ex Noe (nucleo operativo ambientale): “qui in Friuli è peggio che in Campania”. Non ho fatto fatica a credergli.
    Ieri c’è stata una conversazione in famiglia, mi si diceva che la gente pensa a mangiare e non a cambiare le cose, che è colpa degli altri, dei potenti, che chi è povero e disgraziato non può farci niente, e io dicevo: no, no e no. Siamo tutti insieme in questo mondo e possiamo tutti provare a fare qualcosa. Chi non fa niente si tenga le sue disgrazie e non si lamenti. Chi fa qualcosa non si arrabbi solo con chi sta su, ma anche con tutte le persone che li hanno fatti arrivare fin lì.
    Lo schifo che c’è sotto terra è responsabilità di tutti, mi dispiace.

  11. Condivido pienamente le osservazioni di Gaia sull’etica, anzi, sulla disetica diffusa.
    L’unica rivoluzione dolce possibile è quella delle persone, è la massa immersa dell’iceberg che ne determina la rotta.
    Se non ci sarà un diffuso impegno per migliorare il mondo, se non ci sarà una presa di coscienza che sono gli atteggiamenti e gli stili di vita (e in primis la numerosità della specie che deve calare!) individuali che cambiano il mondo, si rimmarrà sempre sulla deresponsabilizzazione personale, sul transfer delega che sono tra i problemi principali.

    Purtroppo questo è la prima e più grave conseguenza della sparizione della dimensione spirituale dalla vita della maggioranza delle persone.

  12. Anche a me non è piaciuto l’articolo, soprattutto nel tono. Credo che un giornalista debba cercare di fare emergere la verità e fare inchieste nel modo più oggettivo possibile, e senza toni da sceneggiata napoletana. L’ho linkato per dovere di cronaca, perché quel pezzo – con uno della stessa testata che lo precede – è stato il primo a descrivere il ritrovamento. Un’amica per email mi ha inviato anche le foto, che sono terribili, perché si vedono, in prospezione geologica, i campi coltivati e sotto i vari strati di rifiuti tossici.
    Più che un articolo mi sembra uno sfogo di rabbia e disperazione, e l’ho posto alla vostra attenzione per fare capire il clima che si respira da queste parti.

    Il problema è che manca la successiva analisi. Ci si ferma a ripetere: è colpa degli industriali milanesi, è colpa dei casalesi. E tutto finisce lì. Anche perché non si possono sconfiggere concetti astratti quali l’insieme di tutti e soli gli industriali milanesi eco-criminali, o quello degli abitanti di Casal di Principe effettivamente in forza alla mafia. Come nei lunedì successivi a Report, il giorno dopo ritorna tutto a trascorrere esattamente come prima. Non è un nostro problema, fino a quando a nostro figlio non viene la leucemia: continuiamo a votare le stesse persone, a tollerare condizioni di vita inaccettabili, a restare inermi mentre il resto dell’umanità distrugge il pianeta. Poi, appunto, non lamentiamoci.

  13. Ho segnalato in Petrolitico il tuo intervento Salviamo il Paesaggio.

    Abbiamo poche armi e spuntate rispetto all’inquinamento pubblicitario pro auto de-menti , ma è bene che il connubio nefasto auto & edilizia sia documentato e argomentato, avviluppato da una rete di obiezioni precise e dissacratorie di questa auto-religione.

    Buiondì Gaia!

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