una cosa che vorrei dire al Papa

Io sono contenta che il papa sia andato a Lampedusa. Non bisogna dimenticarsi di cosa succede lì, e la sua visita, oltre, presumo, a portare un po’ di sollievo a chi soffre, ha contribuito a mantenere l’attenzione. E sono anche d’accordo con il suo appello contro all’indifferenza nei confronti della strage che si consuma nel Mediterraneo, di aspiranti migranti che annegano prima di arrivare. È tragico. Non dovrebbe succedere.
Di chi è colpa, però?
Nostra, in parte, sicuramente, per le disuguaglianze globali e per i respingimenti. Questo è evidente e lo sappiamo. È anche vero, però, che l’Italia, che lo voglia o no, non è in grado di accogliere tutti gli africani che desiderano lasciare i loro paesi. L’Africa è un continente, noi siamo un piccolo stato sovrappopolato. Nemmeno l’intera Europa può prendersi tutti i poveri del mondo, o anche solo dell’Africa. Non c’è tutto quel posto. I problemi devono essere risolti dove sono, non tramite l’emigrazione, tanto più che l’emigrazione rischia di aggravarli: ogni immigrato qua contribuisce ai livelli insostenibili di consumi occidentali e non alla risoluzione dei problemi nel suo paese.
Allora che si fa? Io mi chiedo, ma la lascio solo in forma di domanda perché la risposta non ce l’ho, come mai chi è arrivato non mette in guardia chi parte dai rischi che corre. Possibile che rischiare l’annegamento, lo sfruttamento, le torture, la detenzione, l’espulsione, l’elemosina per strada, sia comunque migliore che quello da cui si fugge? Io non ci credo. In certi casi estremi, forse, ma nella maggior parte, no. Non ci credo. C’è qualcosa di più profondo. C’è qualche colpa anche in Africa, qualche messaggio distorto, qualche silenzio colpevole.
Al di là di questo, però, io volevo dire una cosa proprio a proposito del papa. Attualmente l’emigrazione è una valvola di sfogo per disoccupazione, guerre, miseria. È complesso dire in breve cosa le causi, ma sicuramente c’è un fattore comune e preponderante: scusate se mi ripeto, ma è la crescita della popolazione. Un continente povero e pieno di conflitti, con enormi zone aride, che sta perdendo le proprie terre per colpa del land grabbing, che ha grosse fette della popolazione che soffrono la fame e un’altissima proporzione di bambini da accudire e di giovani a cui trovare lavoro non può permettersi di vedere la propria popolazione aumentare all’infinito – per non parlare della mortalità infantile e materna che l’alta fertilità comporta.
L’economia nigeriana cresce del 7% ogni anno, mentre noi siamo in recessione, ma non riesce a creare lavoro per tutti i giovani che ha e che continuano a entrare nel mercato del lavoro. Più in generale, se la popolazione africana continua a crescere a questo ritmo non solo l’Europa o gli Stati Uniti non riusciranno ad assorbire tutta la nuova popolazione, ma il rischio più probabile è una carestia di proporzioni apocalittiche. L’ONU prevede che l’Africa, se la fertilità calerà, arriverà a quasi quattro miliardi di abitanti nel 2100. Questo se la fertilità cala. Se gli africani continueranno a riprodursi al tasso attuale, nel 2100 ce ne saranno 16 miliardi solo nell’Africa sub-Sahariana. Sedici miliardi. Più del doppio dell’intera umanità oggi. Capirete che non è nemmeno pensabile.
In ogni caso, anche la stima media di quattro miliardi è una cifra impossibile. L’Africa non arriverà a quel numero: se non ci sarà un’auto limitazione, saranno le carestie o le guerre a fermare la crescita, e si spera che questo non accada, che ci si pensi prima.
Ora dico al papa: tu (Lei, Voi, insomma cercate di capire, tanto non è che il papa legge davvero) sì che puoi fare qualcosa per questo problema. Qualcosa oltre alle prediche e agli appelli ai buoni sentimenti.
Purtroppo la Chiesa Cattolica è il più grande nemico mondiale dei contraccettivi. Guardate le Filippine, dove il governo ha dovuto sfidare tutti i vertici ecclesiastici per fornire ai poveri accesso alla contraccezione, e ancora non ha vinto a causa di una continua opposizione, minacce e pressioni; alle pressioni del Vaticano negli organismi internazionali, alle famose e reiterate prese di posizione anti-preservativo… La stessa Madre Teresa di Calcutta, celebrata e venerata non solo dai cattolici, oltre a considerare l’aborto “il più grande nemico della pace nel mondo” avrebbe detto, secondo quanto riportato da Christopher Hitchens in un libro in cui lui ne dice peste e corna ma che non mi risulta sia stato smentito, che “non ci saranno mai abbastanza bambini.” In India.
Pare che il nuovo papa non faccia eccezione: leggo che si è opposto in Argentina alla distribuzione gratuita di preservativi. Secondo il Guardian, invece, ma non cita la fonte, il papa accetterebbe i contraccettivi come protezione dalle malattia.
Se la Chiesa, ma mi sembra quasi di parlare di fantascienza, si decidesse una buona volta a sostenere la pianificazione familiare e non l’astinenza o altri improbabili metodi naturali, se usasse il suo enorme potere per predicare il bene anziché il male travestito da bene, darebbe un enorme contributo a prevenire non solo le tragedie del Mediterraneo ma un’infinità di altre, collettive e individuali. Farebbe inoltre moltissimo per i diritti delle donne e per aiutarle a uscire dalla povertà. Questo sarebbe un gesto concreto: altrimenti quelli di Lampedusa saranno solo ipocriti piagnistei.

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8 risposte a “una cosa che vorrei dire al Papa

  1. Nel cattolicesimo ci sono proposizioni logiche assolutamente fantastiche. Tipo: il coito interrotto non è peccato, il preservativo sì. E’ difficilissimo spiegare ad un non-cattolico (e in molti casi anche agli stessi cattolici, hi hi hi) la «differenza morale» tra le due modalità contraccettive. L’establishment vaticano impiega a tal proposito pagine e pagine di discorsi teo-filosofici che non mi convincono affatto, perché da ex studente di fisica e fervente ammiratore di Dirac, ritengo che la verità si fondi nella semplicità e nella bellezza. Quando devi sprecare un’intera enciclica (Casti Connubii) e scomodare (in senso proprio) la SS. Trinità per giustificare un asserto – foss’anche teologico – c’è qualcosa che non mi torna.

    Purtroppo il Papa è il rappresentante istituzionale di questo fantastico sistema assiomatico, secondo il quale «…La Chiesa ha sempre insegnato l’intrinseca malizia della contraccezione, cioè di ogni atto coniugale intenzionalmente infecondo. Questo insegnamento è da ritenere come dottrina definitiva ed irreformabile. La contraccezione si oppone gravemente alla castità matrimoniale, è contraria al bene della trasmissione della vita (aspetto procreativo del matrimonio), e alla donazione reciproca dei coniugi (aspetto unitivo del matrimonio), ferisce il vero amore e nega il ruolo sovrano di Dio nella trasmissione della vita umana…».
    Dunque egli non potrà mai fare dietrofront su questo tema, a meno di mettersi contro tutto il sistema di cui rappresenta la massima espressione.

    Sarebbe come chiedere ai sostenitori del PDL di considerare possibile un’eventuale colpevolezza del loro ‘beneamato statista’: ciò non è possibile, in quanto Berlusconi – per loro – è innocente per definizione.

    P.S.
    Mi scuso preventivamente con i lettori cattolici o berlusconiani di questo post; non voglio assolutamente offendere la Vs. sensibilità, nè mi sento il depositario della verità rivelata. E’ che, da persona quasi priva di certezze qual sono, mi ritengo molto più possibilista di voi su di un’eventuale colpevolezza di Berlusconi, così come sulla possibilità di condurre una vita ‘sufficientemente improntata ai valori cristiani’, seppur arricchita da robuste e scientifiche pratiche contraccettive.

  2. Secondo me la questione è più politica che dottrinale. Io la vedo così: le teorie della Chiesa Cattolica sulla contraccezione sono contorte e assurde. Infatti la stragrande maggioranza dei cattolici non le pratica: basta vedere quanti figli si fanno in Italia o parlare con tutte le donne che vanno a messa e prendono la pillola. Se tutti i cattolici seguissero gli insegnamenti della chiesa, le coppie sposate avrebbero una quindicina di figli ciascuna oppure una media di un rapporto sessuale all’anno finché lei non raggiunge la menopausa e si tira un respiro di sollievo.
    È evidente che non funziona così, che molti fanno una scelta diversa secondo convenienza o coscienza.
    Ma il fatto è che i cattolici che godono di libertà rispetto alla dottrina sessuale cattolica sono quelli dei paesi ricchi. Grazie alle battaglie combattute da altri possono permettersi di scegliere di disobbedire su alcune cose: basta andare in un consultorio o da un ginecologo per farsi prescrivere quello che serve per non restare incinta. Si può, ancora per poco, abortire se si decide di farlo, e comprarsi un preservativo al distributore non è troppo oneroso neanche per i più poveri.
    Ma la coppia delle bidonville filippine o l’adolescente irlandese rimasta incinta o la donna del villaggio nigeriano dipendono dalle politiche vaticane in quanto queste influenzano la legislazione sulla contraccezione nonché la possibilità di avere accesso ai contraccettivi. Non possono scegliere tanto facilmente di dissentire con il Vaticano perché il Vaticano, in un modo o nell’altro, decide cosa loro potranno fare o meno. Facendo pressione sui politici, condizionando dove e come si spendono i soldi, opponendosi alle politiche di diffusione e promozione dei contraccettivi, il Vaticano prende delle decisioni per queste persone che non lascia loro la libertà ultima su come comportarsi.
    Quando tutte le donne del mondo godranno di totale libertà riproduttiva, compresa la gratuità o estrema economicità dell’accesso ai contraccettivi, allora la decisione sarà una di sola coscienza. Adesso non è così. E questo, per me, è insopportabile.

  3. Scusa, non ho commentato il senso del tuo post: sì, ci sono dietrofront estremamente improbabili, che se fatti mettono in discussione l’intero edificio dottrinale. Questo è uno dei motivi per cui io mi sono presa la libertà di abbandonare il cattolicesimo. Chi non lo fa ma si trova a dissentire su alcuni temi (cattolici omosessuali, cattolici favorevoli alla scelta sull’aborto) ce l’ha parecchio dura. Mi dispiace per le difficoltà in cui si trova e ammiro la sua apertura mentale, ma prendo atto di tutte le contraddizioni in cui, comunque, cade.

  4. p.s. anch’io non voglio offendere. Spero che tutti riconoscano la differenza tra offendere (deliberatamente) e far rimanere male (qualcuno nel constatare che la si pensa diversamente)

  5. Stiamo contemporaneamente violando tutti i divieti del precetto: «Don’t discuss politics, sex or religion, and you’ll have a fine time.», però credo ne valga la pena, anche pagando il prezzo di qualche malumore.

    Io credo che il cattolicesimo contenga in sé il DNA di molte idee positive, alcune delle quali forse anche vicine o parallele a quelle che tu hai espresso più volte sulle pagine del tuo blog. Sono idee che riguardano la vita sociale, e dunque – come giustamente sottolinei – intrinsecamente politiche. Resto “incastrato” nelle questioni dottrinali, perché mi pare che proprio a causa di strani assunti di cui non riesco a capire l’origine (es: perché l’embrione non ha in sè vita individuale fino al 20° giorno dal concepimento, ma dal 21° acquisisce dignità di persona? Perché se faccio sesso con la donna che amo il giorno prima del matrimonio commetto peccato, mentre il giorno dopo no? etc.); proprio a causa di assunti siffatti, dicevo, le potenzialità positive e l’enorme portata di tali idee credo vengano assolutamente capovolte, e trasformate nel loro esatto contrario, rendendo quello che era un pensiero rivoluzionario “sinistrorso” una gabbia soffocante e strettissima di normative dogmatiche, cui il 98% dei fedeli si sottrae proprio perché lontane da quella «natura umana» che esse stesse pretenderebbero di custodire e tutelare.

    Non voglio tirare in ballo argomenti scientifici, perché segnare la lineetta rossa sul calendario del concepimento per demarcare il giorno esatto in cui la nuova anima entra nell’embrione rendendolo “vita altra” da quella materna non è assolutamente scienza, e non lo sarà mai. Tutti i discorsi pseudo-scientifici sulla differenza tra pre-embrione ed embrione, se il 14° giorno sia migliore del 21° o viceversa, a mio avviso fanno un pessimo servizio tanto alla dottrina cattolica, quanto alla scienza. Ma soprattutto distolgono l’attenzione dalla questione vera: è legittimo per una donna/uomo scegliere se e quando sarà madre/padre? Tale scelta continua ad essere legittima anche se il concepimento è già avvenuto? E’ più eticamente riprovevole utilizzare metodi contraccettivi e non generare figli, oppure utlizzare «metodi naturali» (che, lasciando ampio margine a tutta una serie di fenomeni collaterali, non garantiscono la contraccezione) e avere figli da abbandonare in strada o in orfanatrofio perché si è incapaci – materialmente e/o psicologicamente – di provvedere loro?

    Fin qui siamo rimasti a livello della coppia o del nucleo familiare, ma le questioni si complicano ancor più a livello sociale/globale: in una probabile società futura che è giunta al limite dello sfruttamento delle risorse del pianeta e può permettersi solo N abitanti, è più egoistico ed eticamente riprovevole usare metodi contraccettivi e non avere figli, oppure generarli (anche se magari non li si vuole!) e decretare, con la nascita dell’abitante N+1, il collasso dell’intero sistema? E’ più importante una civiltà, oppure una religione prodotta all’interno di essa?

    Ritengo la religione una questione molto intima e personale; però quando i suoi effetti travalicano la sfera privata ed alterano in qualche modo la dignità ed i diritti del partner, della famiglia, della comunità, dello Stato, fino ad arrivare a tutto il genere umano, allora è necessario che essa abbassi il capo di fronte a quelli che a mio avviso sono i diritti connaturati a ciascun individuo, e sanciti da ogni Costituzione degna di questo nome (questa, ad esempio). Lo stesso vale per la scienza, per il mercato, per la tecnologia, per qualsiasi altro fenomeno generato nell’alveo della nostra civiltà e capace di produrre effetti su scala sociale.

    Allora mi piacerebbe se una classe intellettualmente onesta e culturalmente preparata, si dedicasse allo “sminamento” concettuale nelle religioni di tutte quelle idee dogmaticamente folli che possono sortire effetti avversi o contrari ai diritti sanciti nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e riconosciuti in tutto il mondo.

    Che è proprio cìò, ad esempio, che opera questo tuo ultimo post: come possono trovare applicazione quei diritti in un mondo povero e sovraffollato?

  6. Rileggendo le mie farneticazioni, mi accorgo di aver elaborato, mutatis mutandis, una riedizione anti-cattolica ed eco-sostenibile del dilemma del vagone e dell’uomo grasso. Quando si comincia con la religione, non si sa mai dove si va a finire… 🙂

  7. Io sarei d’accordo con te quando dici che una classe intellettualmente onesta dovrebbe sminare nelle religioni le idee dogmatiche folli. Il fatto è che tentare una simile operazione dal di fuori verrebbe visto dalle persone religiose come una violazione della loro libertà di culto e un’ingerenza. Come può chi non crede o è scettico andare a dire a chi crede che quello in cui crede è assurdo? Oltre che come una violenza e un’arroganza, verrebbe visto come un mettersi addirittura, con la propria ragione, al di sopra di Dio.
    Io non sono religiosa principalmente perché penso che le contraddizioni della religione, di tutte le religioni, siano insanabili. Per quanto mi riguarda, l’idea stessa di far dipendere la verità, anche in materie che sarebbero di competenza della scienza, da quello che è scritto in un libro peraltro molto vecchio, non può che portare a posizioni assurde man mano che il mondo cambia, le conoscenze aumentano, e le circostanze si modificano.
    Se le persone religiose sono libere di credere a quello in cui credono, che rapporto devono avere queste credenze con le leggi di un paese? Questa è la questione spinosa. “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” – ma cosa è di Cesare e cosa è di Dio?
    Non se ne esce, perché dipende dalla persona a cui lo chiedi. Stavo per aprire una discussione su questo insegnamento: “la vita umana deve essere rispettata e protetta in modo assoluto fin dal momento del concepimento” (cioè prima ancora dell’impianto dell’embrione nell’utero), ma andrebbe veramente avanti all’infinito. Le mie possibili obiezioni le potete trovare in questo articolo, che condivido.
    Tempo fa ho letto un articolo che criticava il fatto di formulare la domanda: quante persone può sostenere la Terra?, perché effettivamente porsi il problema così significa negare a chiunque non sia un essere umano o non serva ai suoi scopi il diritto di stare su questo pianeta. Io non metto gli animali sullo stesso piano delle persone, penso che il mio dovere sia in primis nei confronti della mia specie, però nemmeno riesco a pensare il pianeta come un semplice campo da coltivare e adattare alle nostre esigenze. Ha una valore indipendente da noi come del resto l’universo di cui costituiamo una microscopia parte. Quindi non solo la nostra sopravvivenza è minacciata: anche se non lo fosse, dovremmo almeno porci il problema di quanto valgano le foreste, i luoghi selvaggi, gli oceani, tutte le specie che un giorno dopo l’altro continuano a estinguersi per colpa nostra… il pianeta non è solo per noi.

  8. A proposito di queste cose, ho letto un dato sconvolgente: in Afghanistan, dove ogni donna ha in media sei figli, e circa la metà delle ragazze al di sotto dei sedici anni è sposata, ogni anno muoiono di parto diciotto mila donne. Nella maggioranza dei casi muoiono anche i bambini. Per una donna afghana è duecento volte più probabile morire di parto che colpita da una bomba o da un proiettile. Lo studio è linkato qui.

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