sovrappopolazione

Io continuerò a insistere sul fatto che l’Italia è sovrappopolata finché non mi accorgerò che in un modo o nell’altro lo hanno capito un numero sufficiente di persone da far entrare questo argomento nel dibattito nazionale così come sono entrati già altri temi, es. i costi della politica, lo strapotere della finanza, adesso anche il reddito minimo garantito. Purtroppo si parla tanto di queste cose, poi ce ne si dimentica e si procede a parlare d’altro – e intanto il problema si aggrava. Ma è già qualcosa se certe domande e conoscenze, certe attenzioni, sono patrimonio comune.

La sovrappopolazione è molto difficile da dimostrare: perché tiene conto di tantissime variabili dovute agli stili di vita e alle tecnologie, perché dipende dal territorio che si prende come riferimento, perché richiede di metterci d’accordo su quali margini di sicurezza lasciare in caso di crisi o improvviso arrivo di ulteriori popolazioni, perché il futuro non sarà uguale al presente e bisogna decidere che livello di prudenza adottare, e perché dipende da fattori non stabilibili oggettivamente come: quanto spazio verde vogliamo, al di là del necessario per assorbire le emissioni inquinanti? Che valore hanno flora e fauna selvatiche, o una spiaggia vuota tutta per noi?

D’altro canto, non si può non parlarne solo perché il tema è complesso. Ignorare il problema prima che sia troppo tardi (e secondo me è già troppo tardi) significa rischiare catastrofi inimmaginabili. Chiunque segua i temi ambientali sa che la situazione sta già peggiorando e potrebbe peggiorare sempre più rapidamente. Ma una volta che le persone sono state messe al mondo, non possono andare da nessun’altra parte, neanche se questo mondo è in rovina. È materialmente possibile garantire un tenore di vita decente a tutte? Già non lo è adesso!

Non credo si possa trovare un testo definitivo su questo argomento, cioè la sovrappopolazione nel nostro paese, data appunto la sua complessità: bisogna continuare a mettere assieme i pezzi ricordando, a ogni problema ambientale, che la semplice quantità di popolazione è uno dei fattori scatenanti principali, anche se lo si ignora sempre a favore di altri paradossalmente meno scomodi (malagestione, corruzione, consumismo…), soprattutto in un paese capitalista e cattolico ancora schiavo dell’idea di crescita infinita e ossessionato dai propri (pochi) bambini.

Tutto questo per dire che ho trovato un sito, purtroppo poco aggiornato, dove si discutono questi temi. Vi lascio con un link, il più pertinente rispetto a quanto detto da me sopra: se vi via potrete continuare voi l’esplorazione.

Per rendere più interessante questo post, spero, aggiungerò che sto iniziando a pensare a come risolvere il problema. La popolazione italiana aumenta a causa degli immigrati. Si potrebbe cercare di risolvere il problema da questo lato, tenendo anche a mente il rispetto per la persona, cercando quindi di agire sulle cause scatenanti quali le disuguaglianze globali e le barriere socio-politico-religioso-culturali ed economiche che impediscono un largo ricorso alla contraccezione persino tra le persone che la desidererebbero. Sarebbe anche giusto: gli italiani, ormai, prima di fare un figlio solitamente si chiedono se potranno mantenerlo e in che mondo nascerà – è giusto che ci si aspetti da tutti la stessa attenzione e soprattutto non è giusto che, se una popolazione decide di comportarsi in maniera responsabile almeno su questo fronte, altre popolazioni vanifichino i suoi sforzi procreando a dismisura e bussando alla sua porta (al netto, ovviamente, delle ingiustizie globali). Purtroppo però non si può pensare di risolvere il problema solo così: è difficile e dispendioso, non è detto che i risultati si vedranno subito, e intanto bisogna fare anche qualcos’altro. I cinesi dicono che se non avessero adottato la politica del figlio unico oggi ci sarebbero 400 milioni di cinesi in più. Nonostante il prezzo altissimo pagato, direi che hanno fatto un favore al pianeta. Ora tocca a noi e bisogna agire sulla popolazione italiana, ma in maniera non coercitiva. Lo so che sembra assurdo, perché in effetti gli italiani non fanno tanti figli, ma questa politica andrebbe applicata anche alle famose donne immigrate che ‘fanno più figli‘, e andrebbe appunto abbinata a un’approfondita sensibilizzazione che si spera giunga fino ai paesi ad alta natalità e spinga a una collaborazione globale.

L’unica idea che mi è venuta finora è un sistema di tassazione che sostenga chi ha uno o due figli ma penalizzi chi ne ha di più. Il rischio è che, come mi sembra stia già un po’ succedendo, i figli diventino il nuovo lusso. Ma ricordate: nella mia utopia le diseguaglianze di reddito sarebbero ridotte al minimo, e se qualcuno vorrà il lusso di un figlio in più, dovrà rinunciare ad altre cose e abbassare il proprio tenore economico. Mi sembra giusto.

[Un aggiornamento sulla diseguaglianza di reddito in Italia. 163 a 1!!]

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32 risposte a “sovrappopolazione

  1. Un’interessante analisi del perché in America gli ambientalisti abbiano abbandonato la battaglia per la crescita zero della popolazione. In italiano e in inglese. In Italia forse è un po’ diverso, ma secondo me i motivi sono grosso modo gli stessi. Effettivamente, non si sente mai un ambientalista parlare di quella che dovrebbe essere LA questione ambientale, non risolvendo la quale qualsiasi altro progresso viene vanificato.

  2. Il signor L. trova aggiacciante il suo post, di una disumanità davvero rara, perdoni la franchezza.

  3. La franchezza va bene. So che parlare di queste cose è talmente tabù che chi lo fa viene percepito come una persona senza cuore o che non pensa alle persone ma solo alle foreste e agli animali. Non è la prima volta che scrivo post come questo, e ho notato che rarissimamente riscuotono interesse o qualcuno va a vedere i link che propongo. Di solito tutti li ignorano aspettando che io scriva qualcos’altro. Ma io voglio parlare di questo.
    Nessuno in Italia parla di sovrappopolazione, e chi lo fa viene ignorato o trattato da mostro. Non è sempre stato così: più e più volte nella storia diverse società umane si sono poste il problema dei propri limiti demografici – se non ci pensavano le guerre, le pestilenze o le invasioni di altre terre, pacifiche o violente, a controllare la popolazione, bisognava trovare un modo.
    Il fatto che la nostra società viva come se il problema non esistesse secondo me è legato al nostro modo di pensare il mondo come senza limiti. È un’estensione del consumismo vorace che sta distruggendo il pianeta – e mette d’accordo destra e sinistra.
    Si sente molto parlare di sostenibilità, al punto che la parola quasi perde di significato da quanto viene usata. La sostenibilità come concetto comprende l’idea di lasciare il mondo in un buono stato per i nostri figli. La variabile quindi è lo stato del mondo: ma anche il numero dei figli è sconosciuto. Si tratta in entrambi i casi di un mondo da costruire. Il dibattito su cosa dobbiamo alle future persone riguarda anche il numero di queste persone – altrimenti è inutile preoccuparsi di tutte le altre variabili.
    L’esempio della Cina secondo me dovrebbe far riflettere tutti: è facile dire che costringere la gente ad abortire o lasciar morire le bambine (cosa che non sarebbe successa se non ci fosse stata una cultura maschilista, e quindi la colpa è di questo più che del controllo delle nascite) è brutto. Difficile sostenere il contrario, e non sarò io a farlo perché ho già detto che le politiche bisogna attuarle nel rispetto di ogni essere umano. Però bisogna anche chiedersi in che mondo vivremmo, tutti, se i cinesi non si fossero posti il problema di rallentare la crescita della propria popolazione. La Cina è una potenza economica che sta distruggendo non solo il proprio ambiente, ma anche quello globale, attraverso ad esempio le emissioni di gas serra, e la cui popolazione continua a crescere. Molta emigra in paesi già ad altissima densità, come il nostro. E questo mentre una buona parte della sua popolazione vive ancora in miseria!
    Questi discorsi vengono fatti più liberamente sulla stampa anglosassone: forse è il cattolicesimo che ci permea che li ostacola ulteriormente.
    Invece di dirmi che il mio post è agghiacciante e disumano, mi dica cos’ha che non va di preciso.

  4. E a proposito di disumanità, non voglio usare una tragedia per portare acqua al mio mulino, ma pensate alle conseguenze del clima che cambia.

  5. Credo lei sappia che cosa c’è di disumano nel suo ragionamento, si tratta della mancanza dell’uomo, di ciò che fa l’uomo umano . La pietas, signorina Gaia, non l’ideologia.

  6. Non sono d’accordo. La nostra umanità ha anche un aspetto materiale – non siamo meno umani per questo. Mangiamo, ci vestiamo, produciamo rifiuti, ci spostiamo, abitiamo, respiriamo, e così via. Oltre a ‘ciò che fa l’uomo umano’, qualunque cosa essa sia (anima, intelligenza, dignità, non sarò io a dare una risposta definitiva) c’è anche il lato materiale, da cui non si scappa. Il lato materiale, se gestito male, può portare alla fame, alle epidemie, all’avvelenamento, ai disastri ambientali, o allo scadere della qualità della vita fino all’insopportabile. Chi denuncia questo fatto non per questo non porta rispetto alle altre persone – anzi.
    Agghiacciante e disumano sono termini molto pesanti, penso che chi li usa dovrebbe avere delle argomentazioni altrettanto forti.

  7. Il controllo delle nascite è accettato anche dalla Chiesa quindi anche per i cattolici non è un tabù mettere al mondo meno figli (su come poi la Chiesa voglia che si pratichioil controllo delle nascite, è un altro discorso).
    Come dice Gaia, oggi i figli li fa di solito o chi è molto ricco o chi non ha la cultura del controllo delle nascite, quindi i popoli meno sviluppati che esportano la loro cultura anche nei paesi in cui vanno a vivere.
    Penso che chi vive in Italia dovrebbe adeguarsi ad avere famiglie con lo stesso numero di figli degli italiani, anche perchè, sempre di solito, non può permettersi famiglie numerose.

    Non penso che ci sia niente di immorale in ciò, sig.L.

  8. A meno che non si sia, appunto, molto ricchi, avere meno figli di solito significa potersi prendere meglio cura di ciascuno. Inoltre le gravidanze in rapida successione sono pericolose per la salute della madre. Famiglie più piccole sono nell’interesse sia dei figli che i genitori – certo, le famiglie più grandi possono presentare altri vantaggi, come la compagnia o il prendersi cura l’uno dell’altro. Io però penso che bisogni cercare queste cose anche all’esterno della famiglia, e che comunque la società tutta debba prendersi carico degli individui, non solo i loro familiari (con cui uno può anche non andare d’accordo, tra l’altro). Ognuno poi in base alle proprie convinzioni ed esperienze darà più o meno importanza all’istituzione familiare, ma non può essere per tutti l’unica forma di realizzazione e solidarietà.

  9. Una spiegazione molto semplice di quello che voglio dire.

  10. Ciao Gaia,
    davvero interessante l’articolo sulla storia dei movimenti ambientalisti dagli anni ’70 in poi. E’ davvero chiaro cosa succeda quando i movimenti ‘entrano’ in politica, e agli ideali iniziali subentrino logiche di finanziamento e realpolitik legate alla sopravvivenza stessa del movimento (che nel frattempo è diventato un partito). Alla fine dell’articolo mi è capitato di vedere, manco a farlo apposta, La regola del silenzio… che grande occasione di svolta che perse il mondo nei primi anni ’70!

    Io credo (con un ragionamento un po’ vetusto che autodenuncia la propria superficialità) che – per come è strutturato il sistema economico e produttivo del mondo occidentale – una decrescita della popolazione sarebbe vista molto negativamente, sia perché produrrebbe una naturale contrazione del mercato, sia perché diminuirebbe l’offerta del lavoro, facendone aumentare il costo.
    Non sono uno storico dell’economia, ma credo che gli USA abbiano beneficiato molto in termini economico-produttivi sia dai vari baby boom di popolazione interna, sia dal surplus di manodopera a basso costo (sia locale che immigrata) avvenuti in quegli anni. Ogni imprenditore spera in cuor suo che ci siano tanti, tantissimi clienti a comperare i suoi prodotti, e tanti, tantissimi lavoratori che sgomitino l’un l’altro per lavorare nelle sue aziende. Che poi sia necessario cementificare intere pianure o inquinare mari, fiumi e laghi… beh, questi sono i cosiddetti «effetti collaterali», di cui ci si occuperà in seguito perché al momento «non c’è ancora sufficiente documentazione». E poi non te ne accorgi neanche tanto, se hai il residence a Malibù o il loft a Manhattan.

    Uno dei passi che più mi ha colpito del resoconto è stato il seguente:
    …Il consiglio nazionale del Sierra Club si ritrovò anche ad essere appoggiato della Home Builders Association of Northern California (Associazione dei costruttori edili della California settentrionale), cosa mai accaduta in precedenza. Quel gruppo di costruttori applaudì la scelta del consiglio del Sierra Club di accettare il livello di immigrazione corrente, che si prevede spingerà la popolazione californiana in cerca di casa fino a 50 milioni nel 2025 (!!!)…»
    Quando la più antica associazione ambientalista degli USA accetta il sostegno dei ‘palazzinari del Nord California’, io non riesco che a focalizzare due aspetti:
    1. In un sistema basato sul capitalismo spinto, tutte le iniziative ecologiche sono destinate a finire stramazzate sotto i piedi di quel convitato di pietra che è appunto il sistema economico/finanziario basato sul capitale;
    2. Deve esistere davvero una setta segreta (potentissima) transnazionale che unisce tutti i palazzinari del mondo, dalla Groenlandia al Polo Sud, e ha capacità seduttive tali che al confronto Messalina è un’ingenua e pudica preadolescente.

    Eppure basta prendere una foto del paesaggio di 20 anni fa e compararla con quello che si vede ora: basterebbe questo. Devo proporlo a qualche sito ‘social’ legato all’ambiente: ognuno invii una coppia di foto (prima e dopo) e vediamo se così forse è più chiaro…

  11. Sulla popolazione: vero, la crescita conviene a molte categorie economiche. Mi è capitato di avere un agente immobiliare in radio che alla prima domanda sullo stato del settore ha risposto: bisogna fare più figli, la popolazione è in calo. Alla mia obiezione, purtroppo (e me ne pento) a microfoni spenti, che la popolazione è in crescita e non in calo, mi ha risposto: sì ma sono immigrati. E gli immigrati non sono persone?
    Credo sia per una curiosa combinazione di nazionalismo (secondo cui gli italiani devono fare più figli per non perdere terreno), interessi economici e buonismo internazionalista (non si può dire ai poveri cosa fare) che l’argomento non viene affrontato o viene affrontato nel modo contrario rispetto a quello che si dovrebbe.
    Un’altra cosa: è vero, se cala la natalità calerà la forza lavoro. Ma questo potrebbe essere un bene: se il lavoro viene retribuito di più perché è più scarso, si recupera quello squilibrio a vantaggio della rendita che si è creato negli ultimi anni. Certo, c’è la competizione globale da tenere in considerazione, ma se la popolazione non cresce neanche nei paesi poveri (e cresce la consapevolezza delle condizioni subite), anche lì sarà difficile trovare masse da sfruttare.
    Comunque, è anche vero che i bambini costano come gli anziani se non di più, ed entrano molto tardi nel mercato del lavoro. Per venti, anche trent’anni la società li mantiene spendendo soldi e non avendo un ritorno. Conviene davvero? Non sto dicendo di non fare figli, ovviamente, ma farne tanti può avere senso in una società contadina, dove a nove anni già badano alle capre, non in una società in cui se non hai un dottorato non ti prendono neanche al call center.
    Sull’immigrazione. Ieri ho letto un articolo pubblicato sul Guardian che mi ha fatto tanto riflettere e ha confermato la mia nuova visione dell’immigrazione, completamente diversa da quella della sinistra italiana ed europea (credo). Eccolo qui.
    Quindi: gli inglesi vogliono, giustamente, prodursi da soli le fragole, però vogliono anche pagarle poco. Per pagarle poco hanno bisogno di gente che lavori in condizioni dure e con salari non molto alti. Se queste persone non vengono più (perché non gli conviene, o perché parte degli inglesi al tempo stesso vuole meno immigrati e non vuole vedere la popolazione esplodere), allora bisogna fare una di queste due cose:
    – trovare altri immigrati poveri, a costo di importarli dalla Russia
    – non coltivare più fragole
    Non gli passa per la testa di alzare i salari e migliorare le condizioni di lavoro, no, è colpa degli inglesi che non hanno voglia di raccogliere le fragole e si stancano subito!! Sembra una storia già sentita: lasciateci gli africani che vivono nelle baracche e raccolgono i pomodori quasi gratis, altrimenti niente pomodori.
    Non è un’accusa nei confronti degli immigrati, che sono, a seconda delle situazioni e delle interpretazioni, più vittime o più beneficiari di questa situazione.
    La mia interpretazione è, semplificando, la seguente.
    Ognuno fa i suoi interessi.
    I ‘padroni’ vogliono lavoratori che costano poco e non fanno tante storie (anche se ora iniziano a ribellarsi).
    Gli immigrati vogliono un lavoro, e di sicuro non si pongono il problema di fare concorrenza agli italiani, che vedono stare molto meglio di loro.
    Gli ‘italiani’ vogliono lavorare in condizioni e per salari decenti, altrimenti se possono fanno a meno o gli viene preferito qualcun altro.
    Si tratta di fare delle scelte basandosi su queste consapevolezze, e non su idee di buoni e cattivi.

  12. Per ‘dire cosa fare’, lo preciso un’altra volta, non intendo imporre la propria volontà sugli altri. Intendo aprire un dibattito onesto, a livello sia locale che mondiale, in cui ognuno si prende le proprie responsabilità e invita gli altri a fare altrettanto. Come per il riscaldamento globale (al di là dei risultati). L’alternativa è niente adesso, e guerre e catastrofi fra poco.

  13. Complimenti Gaia, davvero. Riconoscere che già in Italia siamo in troppi, o che la Cina ha fatto un favore al pianeta con la politica del figlio unico, non è da tutti (per usare un eufemismo, naturalmente).

  14. Io la penso come Gaia.
    @francesc978 non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere!!
    In Italia c’è una sovrappopolazione immensa,
    inorridisco quando sento dire che “dobbiamo fare più figli” perchè ci stiamo estinguendo (come no! Eccovi i dati della nostra estinzione: Il Paese ha, inoltre, una densità demografica di 200,03 persone per chilometro quadrato, più alta della media europea.
    dati presi da: http://it.wikipedia.org/wiki/Demografia_d'Italia)

    oppure perchè “altrimenti gli immigrati diventano più di noi in Italia”
    (ma scusate, allora non facciamoli entrare,no? Che senso ha farli entrare, figliare a volontà, e poi dire dai facciamo anche noi un sacco di figli? Ma è la gara dell’asino? PEGGIORIAMO le nostre condizioni di vita, “pressione antropica” parlando).

    Poi che “non si fanno più figli” è una bugia enorme.
    In giro è pieno di passeggini!
    E di pancioni!
    E non sono tutti di immigrati (che poi a me, che siamo noi o loro, non me ne frega niente. Dovremmo essere tutti al mondo a fare meno figli!)..

    La verità,secondo me, è che (per fortuna) la media di figli per coppia,in Italy, non è più di 10/15 figli (come in passato,ma mica un passato troppo lontano! Basta vedere i nostri nonni),
    anche se chi fa tanti figli ancora c’è (e viene anche elogiato,e non solo dalla chiesa..).

    😦

    Dall’altro lato, è aumentata l’aspettativa di vita,e gli anziani di oggi sono i figli delle famiglie numerose, ecco perchè oggi vediamo più vecchi che bebè in giro.
    Tutto qua.
    qualsiasi sia il problema (economia,consumismo…..ecc…)la soluzione non può MAI essere l’aumento della popolazione.
    MAI.
    perchè così moriamo tutti!
    Come il cancro (scusate il brutto paragone, è solo per rendere l’idea) che si divora il corpo ospite…alla fine muore anche lui. Ci vuole più criterio. é inutile fare pubblicità progresso per il futuro dei nostri figli, e poi far aumentare ancora la popolazione…che futuro diamo loro? 15,20 miliardi di persone che si scanneranno a viceda? non è pessimismo,è realtà).
    dunque,si trovi 1 altra soluzione.

    mia spiace che molti non ci arrivino, o se ne freghino del tutto! quanti ne sento dire “ma sì, i figli i vogliono……voglio un nipote…..faccio un figlio perchè ho l’età e ci vuole, i miei amici li fanno……………”,
    mi dicono così dopo che io accenno loro della sovrappopolazione……

    che glie frega a queste persone dell’umanità e della terra?
    Sono altruisti perchè figliano, con queste idee?
    a voi la risposta.

    non dico che uno debba passare le giornate e flagellarsi e a fare autopenitenza per il bene del pianeta,
    ma nemmeno a fare figli che nemmeno desiderano granchè,solo per seguire le convenzioni, senza la consapevolezza che stiamo diventando 12 miliardi……….non pensano nemmeno in che mondo mettono il oro figlio.

  15. Ci sono persone che hanno un desiderio sincero e inestinguibile di diventare genitori, ci sono persone a cui è abbastanza indifferente, e ci sono persone che non vogliono figli. Io penso che, come in altre cose, la nostra società ci mandi messaggi costanti su cosa dovremmo volere e cosa no. Viviamo bombardati dall’idealizzazione pervasiva della genitorialità. Io ne sono nauseata. Qualsiasi tentativo di ridurre l’esperienza umana a una sua sola espressione considerata al di sopra di tutte le altre per tutti (amore romantico, figli, religione…) mi dà fastidio. Nega le naturali differenze di aspirazioni in ognuno di noi. Com’è incomprensibile per tanti che ci sia gente che desidera vivere senza avere rapporti sessuali (esistono), che non ha voglia di allontanarsi da dove vive o, faccio degli esempi, di lavorare 8 ore al giorno, così chi dice di non volere figli si sente rispondere che è egoista, che non sa cosa si perde, o che addirittura la sua vita non ha senso.
    Ovviamente la soluzione al problema della sovrappopolazione può tranquillamente passare per coppie o individui che hanno uno o due figli a testa, e in casi rari tre, e che quindi fanno l’esperienza di essere genitori senza però esagerare, ma se qualcuno non ha desiderio di riprodursi penso che dato lo stato attuale del pianeta questa sia una cosa positiva, non negativa. La società dovrebbe apprezzarlo, per due motivi: perché è positivo dal punto di vista delle risorse, e perché è bello vedere che non tutti nella vita sono obbligati a desiderare le stesse cose per stare bene.

  16. La cosa che più mi dispiace è che nessuno vuole negare totalmente la genitorialità ad alcuno, ma soltanto auspicare un sensato controllo delle nascite.

    Però è come nella scena finale di «Pasqualino Settebellezze» della Wertmüller: “…Voglio figli, tanti, 25, 30, noi dobbiamo diventare tanti e forti, che ci dobbiamo difendere, perché arriverà un momento in cui ci ammazzeremo tutti per un pezzo di pane.”.
    Commentava la regista: …Una visione catastrofica totale e temo profetica della sovrappopolazione, perché quello è il tema del film: la sovrappopolazione. Anche quella volta, come con l’oblomovismo de ‘I basilischi’ avevo scelto un tema universale…

  17. Le rinunce volontarie risparmiano agli altri e a se stessi le rinunce obbligate. Chi vuole dei figli ne farà, ma in numero ragionevole, chi può farne a meno rinuncerà e magari consumerà leggermente di più, nel rispetto reciproco delle scelte e in un contesto di moderazione generale.

  18. gaia, mi piace tanto come ti esprimi, non solo nel contenuto (massima libertà di ognuno di scegliere la sua vita e cosa lo rende felice, ma nel rispetto e con la responsabilità del mondo) ma anche la forma.

    Sei molto chiara e rendi molto bene l’idea.

    Che dire?
    “Viviamo bombardati dall’idealizzazione pervasiva della genitorialità.
    ……..
    Qualsiasi tentativo di ridurre l’esperienza umana a una sua sola espressione considerata al di sopra di tutte le altre per tutti (amore romantico, figli, religione…) mi dà fastidio. Nega le naturali differenze di aspirazioni in ognuno di noi. ”

    Da quando ho compiuto 27 anni (oggi ne ho 30), i genitori del mio fidanzato mi hanno chiesto (prima a lui,poi a me, visto che non succedeva nulla..) un figlio.
    Io non ne voglio per i motivi di cui si parla qui … e per tanto altri che non mi va di spiegare.
    Chissà, magari poi prima della menopausa (Dio e mondo permettendo) cambierò idea e ne farò 1 (ma non 5 di certo).

    Ebbene,vai a spiegargli le cose…

    Pensano che una donna non sia “completa” senza figli, che ci aspetterà una vecchiaia (non sappiamo nemmeno quanto camperemo! ma va là..) in compagnia di Madre solitudine e sorella tristezza (anzichè di figli e nipotini),

    che se aspetto poi è troppo tardi (!! scegliere io no,vero?)
    ecc
    ecc

    Quando non me lo dicono in faccia, ci sono allusioni varie (sai quella ha partorito…….sai quello è diventato nonno, ed ha 5 anni in meno di me…..sai alla tua età io avevo già 2 figli…..ah,ma sembri incinta!! quando magari non vado in bagno da 1 settimana,scusa la franchezza)..

    non li reggo più.
    Sto zitta di solito e mi limito a “risposte di circostanza” per il mio ragazzo, perchè lui teme si creino musi lunghi, e così mi dice di farmi entrare le parole da un orecchio e uscire dall’altro.
    Ignorarli insomma.

    Il fatto di avere 2 cognati che pensano:
    A) il maschio che “i figli ci vogliono….non li voglio ma li farò perchè così fanno gli altri” (sue parole)

    B) la femmina che figlio=cicciobello, le sue amiche sono già zie (!!!) e mettono su Facebook le foto di loro col neo-bebè-nipotino, e lei vuole che io faccio 1 figlio per mettere anche lei una foto del genere……
    E quando lei farà figli li manderà a Yale o ad Harvard ad imparre l’inlgese…coi soldi di suo papà (cioè mio “suocero”),

    il fatto di avere 2 cognati del genere, rende la cosa ancora più odiosa.
    Fino ad ora mi sono solo limitata a dire (per il mio ragazzo,ma non sai che nervoso) “ah io non ne voglio” e che “comunque,non potrei mantenerlo” (verissimo).
    Risposta?
    A parte quelle che ho scritto sopra, al mio “non posso mantenerlo in ogni caso” la suocera mi dice “tu dallo a me, che lo vesto io e lo porto al parchetto” (!!) e io “no,se lo faccio devo IO poterlo crescere e mantenere” e la cognata è intervenuta dicendo che è normale (??chi lo dice??esiste un prontuario della normalità??) che il bebè stia (cresciuto) con nonna e zia (poi ho capito il perchè, le famose foto su Facebook).

    Sono stata zitta per il mio ragazzo,volevo…dire 1 sacco di cose.

    Ah,la volta dopo la suocera si è messa ancora a raccontare la storia (che conosco a memoria) delle sue gravidanze plurime, e di come sia bella la compagnia dei figli, che “è brutto restare soli..” (allusione??nooo,sono prevenuta io).

    Dissi solo “si può restare soli anche coi figli,e poi ci sono tante persone al mondo,no?”.
    Sono arrabbiata.

    Prima o poi credo che vuoterò il sacco,non capisco come faccia il mio ragazzo a stare così calmo.
    Questi luoghi comuni mi fanno imbestialire!

  19. scusa la lunghezza!

    ultimo dettaglio: sai perchè insistono da quando ho 27 anni?

  20. Mi dispiace sentire che hai questi problemi. Penso siano molto comuni, di sicuro io queste situazioni le ho viste. Io capisco che se uno ama i bambini, e/o vedere che la propria linea genetica continua, inevitabilmente il rischio di un’interruzione fa paura: mio figlio non vuole figli, quindi io sarò sola/non avrò più bambini in casa che mi rallegrano/mi sono riprodotta per niente perché la trasmissione si interrompe. Oppure semplicemente si teme che il proprio figlio o la propria figlia si perdano una cosa bella e si insiste perché la provino anche se non la vogliono. È umanamente comprensibile che ci sia questo genere di preoccupazioni, però quando si dà la vita a un altro essere umano si deve accettare che sia libero, libero anche di non vivere la vita che avevamo immaginato per lui.
    Ho notato che in Italia, paragonandola ad altri posti in cui ho vissuto, i legami familiari sono molto forti, fatto che ha risvolti positivi ma anche negativi, nella tendenza ad esempio dei genitori a vedere i figli come una proprietà, con tutte le conseguenze – asfissia, ostilità nei confronti di altri adulti che si intromettono nel rapporto (che siano insegnanti o nuore), pressioni come quelle che tu descrivi, e così via.
    Parlo di cose che conosco solo parzialmente, lo so, ma a me piace molto la frase di Khalil Gibran: ‘i vostri figli non sono i vostri figli. Essi sono i figli e le figlie della smania della Vita per se stessa’. Non voglio sminuire una frase profonda interpretandola ma penso, come ho già scritto, che una risposta alla solitudine non vada cercata solo dentro la famiglia ma anche al di fuori di essa, nei rapporti che liberamente intessiamo, da piccoli come da grandi, con persone che non hanno il nostro stesso sangue ma sono figlie della stessa umanità da cui tutti deriviamo. Se dobbiamo riprodurci solo per fuggire alla solitudine, secondo me questa è la solitudine più grande.

  21. Aggiungo un’altra cosa: probabilmente non è una novità totale, ma penso che anche i figli siano vittime del consumismo dilagante che coinvolge ogni cosa. Come ci si sente da meno se non si ‘ha’ quello che hanno gli altri dal punto di vista sessuale o sentimentale o di amicizia, e quando lo si ha lo si conteggia e lo si ostenta, così sembra che i bambini siano alle volte un oggetto del desiderio e del consumo come un altro, da esibire e invidiare. Per carità, niente di così nuovo – sappiamo tutti di Cornelia che disse ‘ecco i miei gioielli’ di Caio e Tiberio, espressione di poetico orgoglio materno o di ostentazione a seconda del punto di vista, ma ora forse è pure peggio. Quando vedo foto dei bambini su facebook mi viene da pensare: lasciate che crescano e decidano da soli se vogliono o no stare lì.

  22. @ Laura

    volevo esprimerti tutta la mia solidarietà per la tua esperienza, che credo comune a tantissime coppie. E’ davvero un problema culturale: se si fa coppia (con o senza il bollino blu della santa chiesa cattolica apostolica romana) prima o poi bisogna generare, non si può sfuggire a questa necessità ancestrale. Una coppia senza figli è percepita come deficitaria di qualcosa, c’è come un alone di incompleto/incompiuto/malfunzionante che la avvolge ineluttabilmente. La società attorno si domanda inquieta: problemi di fertilità? c’è qualche dissapore interno? forse non possono permetterselo un figlio? vuoi vedere che non amano i bambini (orrore!) ? che siano troppo egoisti per dedicare la propria vita ai figli?

    Per la malcapitata c’è tutta una serie di maldicenze classiche: è immatura, non lo vuole perché poi teme che il compagno pensi di più al figlio che a lei, è che ha paura che la gravidanza «la sformi», secondo me ha tempo solo per se stessa, vedrai come se ne accorge quando è troppo tardi, etc. etc.

    Anche per il «lui» c’è una cospicua dotazione di luoghi comuni: ha la sindrome da Peter Pan, figurati non è capace di badare a se stesso, ma tu ce lo vedi con un bambino, è troppo impegnato negli affari, il marito lavoratore è la rovina della famiglia!, non vuole legami è uno scapestrato, etc. etc.

    Ognuno di noi ha passato i primi anni del proprio matrimonio a mediare diplomaticamente con le aspettative dei parenti: ma cosa aspettate? ma lo sapete che la gente domanda: «Allora, ancora niente?»; ma forse c’è qualcosa che non va e ce lo state nascondendo?

    E’ davvero orribile, perché non c’è nulla di più sacro della privacy di un rapporto di coppia e, in esso, niente di più intimo della vita sessuale e della progettualità del proprio futuro in due. Io in questi casi vedo rosso, e perdo tutto il mio (già scarso) savoir-faire.
    Hai un compagno molto saggio: non dare peso a tutte le pressioni cui sei sottoposta; la genitorialità è una condizione «tosta» che bisogna maturare indipendentemente e autonomamente nel proprio io, anche perché, una volta attuata, è irreversibile. Basterebbe solo questo concetto per tacitare tante bocche che parlano – a mio avviso – davvero a sproposito.

  23. Grazie della solidarietà, Gaia e Michele.

    @Michele

    Sì, forse il mio compagno è saggio, lo so anche io in fondo, però ti confesso che alle volte mi sento come un vulcano, fatico a tenermi le frasi in bocca, ma lo faccio per lui,
    però poi siccome mi sono tenuta dentro tutto resto nervosa.

    Sentirmi dire di fare figli perchè è ora e poi sarò vecchia, se non vado in bagno e sono gonfia “ah ecco sei incinta” non ne posso più,
    e siccome sono certa che continueranno,
    prima o poi lo dirò.
    Lo so, sono fatta così!

    Tra l’altro, nel mio immaginario vedevo e vedo il “fare figli” come un qualcosa di romantico,da maturare ben bene con la persona giusta, se vi amate e rispettate, e solo se lo volete e potete mantenerlo..
    E nel numero che si desiderano, non perchè una donna se ne fa 5 è meglio di una che ne fa 2 (valutare 1 donna in base a quanti figli ha fatto) o perchè “guarda tizia ne ha già 2″…….
    Non certo perchè c’è la suocera che vuole essere alla pari dei colleghi che pian piano diventano ad uno ad uno nonni (e lei no),
    e siccome i primi della lista (in ordine d’età) siamo noi ecco che vuole il nipote da noi (io o un’altra con suo figlio non avrebbe fatto differenza,che tristezza),

    o altri che vogliono mettersi la foto su Facebook e annunciare che “sono zia!!” per il chiacchiericcio,.

    Mi ripugnano le pressioni ma mi ripugnano anche queste “motivazioni” (chiamiamole così) secondo me basse.

  24. Io conosco un ragazzo indiano che deve sposarsi per forza perché è il primo in linea e se non si sposa lui devono stare fermi tutti i fratelli.
    E poi ieri leggevo che le donne indiane mediamente non si fermano finché non nasce un maschio, che ‘vale’ più di una femmina.
    Giusto per dire che può essere ancora peggio in quanto a pressioni familiari 🙂

  25. Anche per me è lo stesso: credo che uno dei momenti per cui valga davvero la pena vivere, è una compagna che ti sussurra «facciamo un figlio» guardandoti fisso negli occhi come solo una donna sa fare in quei momenti… e sinceramente vorrei che me lo dicesse perché lo sente fin con l’ultima cellula del suo corpo, e non perché… attorno c’è una folla di persone che le urla: «ma allora vi muovete o no con questo figlio!?»

  26. Bisogna lavorare sull’emancipazione della donna a Donna, come scrivevo ieri da Ugo Bardi.

  27. Segnalo questo testo estremamente interessante, che fa capire a chi non lo sapesse già che la contraccezione è sempre esistita e il sesso è sempre stato in buona parte separato dalla procreazione. Rispettando la libertà di ciascuno di attribuirgli il significato che crede, di praticarlo o meno e nella misura che ritiene, l’obbligo di legare il sesso alla riproduzione in ogni caso e per ogni persona è una delle tante assurdità antistoriche e secondo me anti-umane della religione.*
    (Il testo riporta anche l’attribuzione di un fondamentale manuale contraccettivo medievale a nientemeno che un papa).
    Il testo è anche un manifesto involontario per la biodiversità: le donne già dai tempi antichi avevano scoperto quali piante le aiutavano a non rimanere incinta, e da una di queste è derivata la pillola moderna.

    * A quanto so, questo legame fa parte anche della negazione del piacere sessuale femminile – mi è stato detto da una signora che si confessava da Padre Pio di aver ricevuto da lui istruzioni di rinunciare al proprio orgasmo se avveniva dopo quello dell’uomo. Spero che non tutti i preti dispensino questo genere di consigli.

  28. 2050: Emergenza cibo

    Secondo un nuovo studio delle Nazioni Unite, nel 2100 la popolazione mondiale potrebbe arrivare a 11 miliardi di persone. Questo rende ancora più preocupante quanto pubblicato su «PLoS One» da Deepak Ray e colleghi dell’Institute on the Environment dell’Università del Minnesota.

    Ray ha notato che i tassi di crescita medi nella produzione mondiale di mais, riso, grano e soia in questi ultimi anni, hanno oscillato fra lo 0.6% e l’1.9% annuo. Continuando così, arriveremo al 2050 con un aumento nella disponibilità di questi elementi di base tra il 38% e il 67%, mentre si stima che servirebbe un aumento fra il 60% e il 110% rispetto alla produzione annua attuale.

    Secondo Ray e colleghi, non potendo deforestare ulteriormente per creare nuovi campi, occorre rendere più produttiva l’agricoltura nei paesi poveri, ma anche ridurre sprechi alimentari e consumo di carne, visto che oggi gran parte dei cereali e della soia finisce nei mangimi.

    [Le scienze, agosto 2013 – pag. 31]

    Ciò che più mi ha sconvolto in questo breve trafiletto è stata non tanto la quantificazione dell’aumento della produzione delle colture alimentari di base per sfamare la popolazione mondiale in perenne crescita – di ciò se ne parla da decenni -, quanto l’assoluta postulazione, sia da parte degli estensori della pubblicazione scientifica, sia da parte delle riviste divulgatrici (Science Daily, E-Science News, etc.), che la popolazione mondiale crescerà inesorabilmente, senza peraltro diminuire in tasso d’accrescimento. Della sovrappopolazione non ne ha fatto menzione nessuno, nè Ray, nè gli altri.

    Ora io mi domando: ma come diavolo si fa ad aumentare la produzione di *tutte* le colture summenzionate del 110% (più del doppio di oggi) ?!! Il territorio coltivabile diminuisce esponenzialmente anno dopo anno; hanno forse intenzione di coltivare sulla superficie degli oceani o nello spazio? Non sarebbe molto più ragionevole (e fattibile!) dire a tutti: signori cari, ci siamo espansi più di quanto fosse possibile sostenere per questo piccolo pianeta: abbiamo raggiunto il massimo ottenibile, adesso ci dobbiamo fermare. Possiamo generare max. 2 figli a coppia, di meno e non di più. Amen.

  29. gaiabaracetti

    Ho letto anch’io molti articoli sull’argomento, e sui siti che frequento a tema popolazione tutti sottolineavano: ma possibile che la crescita debba essere scontata, e il problema solo come sfamare queste nuove persone?? Bisogna agire sulla crescita della popolazione, non su un impossibile aumento di produzione di cibo – peraltro quando tutti sanno che acqua e combustibili fossili, senza i quali ci scordiamo le rese attuali, saranno sempre più contesi se non in calo. Il discorso degli sprechi lascia il tempo che trova: cambiare il sistema della grande distribuzione, dei sussidi e limiti ai produttori, ed entrare in ogni casa di professionista impegnato quindici ore al giorno dicendogli di non buttare via la roba nel frigo così da eliminare non dico un po’ di sprechi, sacrosanto, ma TUTTI, è impensabile.
    Inoltre qualcuno mi deve convincere che questi 11 miliardi di persone nella vita non faranno altro che mangiare, come oche da ingrasso, rinunciando a consumare terreno e risorse per vestirsi, muoversi, leggere libri o collegarsi a internet. Non avranno bisogno di elettricità e non faranno viaggi. Impensabile.
    Noi occidentali, oltre a ridurre qualsiasi tipo di sussidio per le famiglie numerose nei nostri paesi, dovremmo chiedere ai nostri governi di investire solo in programmi di sviluppo che comprendano l’accesso a misure di contraccezione sicura.

  30. gaiabaracetti

    Notare come anche l’articolo che ho linkato da per scontata la crescita di popolazione. Per fortuna in tanti articoli come questi, i lettori sono più avanti degli autori. C’è solo da sperare che chi scrive legga i commenti.

  31. Buongiorno Gaia!
    Ti segnalo solo che il link che hai indicato non funziona… credo sia questo.

    Un abbraccio,

    mk

  32. gaiabaracetti

    Grazie, provo a rimediare adesso!

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