ma guarda te

Io adesso vorrei prendere una per una le persone che hanno sgridato chi non votava Pd (o Sel) perché avrebbe ‘riconsegnato il paese a Berlusconi’, e chiedere loro, sempre una per una, come si sentono adesso.
E vorrei chiedere anche a chi ha votato Grillo se è contento del risultato ottenuto. Sono riusciti a fare un gran casino, ma l’unica possibilità che c’era di evitare quello contro cui loro hanno tanto predicato, proprio loro se la sono fatta scappare.
Per me la democrazia è anche trovare accordi con altre forze politiche, ma non:
– se sono incompatibili o vengono dipinte come tali agli elettori
– se hai passato l’intera campagna elettorale a minacciare chi non votava te di favorire il nemico, lo stesso con cui ora prendi accordi
Non dico altro, solo questo pensiero.
Intanto i problemi d’Italia vanno avanti; oltre a quelli economici e sociali, non dimentichiamoci quelli ambientali. Leggo che a sud di Milano si trovano a combattere contro l’ennesimo progetto di centro commerciale. Niente di nuovo, ma mi ha colpito la foto del luogo da difendere. Ovviamente molto meglio com’è adesso di come sarebbe se il progetto fosse eseguito, ma diciamoci la verità: non sembra esattamente un paradiso in terra. È che ormai nel nord Italia sono rimasti solo posti così. Mamma mia come siamo ridotti.

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5 risposte a “ma guarda te

  1. Quando ho fatto le elementari la maestra ci insegnò questa poesia:

    O cari monti del mio paese,
    valli ridenti, pianure estese,
    lago di Garda, lago Maggiore,
    d’Iseo, di Como, vi sogna il core!
    Superbi fiumi che al mar correte
    e cento macchine liete movete:
    Po serpeggiante, vago Ticino,
    Adige, Arno, Tever divino.
    Metauro, Tronto, Volturno chiaro,
    i vostri nomi con gioia imparo
    e tu mi brilli nella memoria
    o Piave cerulo, con la tua gloria!
    Vorrei cantarvi tante canzoni
    o dell’Italia dolci regioni:
    Piemonte, Veneto e Lombardia,
    Liguria, Emilia, Toscana mia!
    Le Marche e l’Umbria vorrei vedere,
    l’Abruzzo il Lazio e le costiere
    della Campania, tutte un giardino
    ricche di frutta, di grano e vino.
    Puglie, Campania, Lucania antica
    Sicilia d’oro, di fiori amica,
    Sardegna bruna di là dal mare,
    oh, vi potessi tutte ammirare!
    Verdi paesetti, città gentili,
    palazzi artistici, bei campanili,
    statue superbe, quadri, memorie
    d’eroi famosi, d’antiche glorie.
    Io vi saluto con tutto il cuore
    e della Patria sento l’amore.
    (Arpalice Cuman)

    Adesso ai bambini non l’insegnano più, e dopo aver visto le foto del tuo link, credo anche di immaginare il perché… 😦

  2. Guardi che il grillismo è un movimento di destra, non si faccia confondere da alcuni aspetti del programma del comico. Lì c’è tutto e il contrario di tutto. E’ il fondamento individualista, il mancato riconoscimento del valore della comunità, la lotta contro i partiti, a renderlo contiguo al berlusconismo e a rappresentarlo. Puntano entrambi all’indistinto, all’indifferenziato, al tutto è uguale a tutto. Detestano i partiti per questo. Perchè rappresentano le parti.

  3. I wu ming sul loro blog Giap hanno fatto analisi molto interessanti sul fenomeno, in cui anche loro sostengono che il grillismo sia un fenomeno di destra, in particolar modo perché non vede il conflitto interno alla società (tra classi, tra portatori di interessi differenti), ma identifica nemici esterni (principalmente i politici). Dicono anche che quando un movimento sostiene di non essere ‘né di destra né di sinistra’, solitamente è di destra.

  4. A me il fenomeno ‘Grillo’ ricorda sotto molti aspetti quello della ‘Lega Nord’ dei primi anni ’90 (con le dovute differenze, ovviamente). Il contesto in parte era il medesimo (crisi economica, profonda avversione del popolo verso i partiti, necessità di un cambiamento sia politico che istituzionale) e le dinamiche furono più o meno le stesse: anche la Lega agli inizi proponeva uno spazio utopico comune in cui si sarebbero risolti tutti i problemi (la «Padania»; per Grillo invece c’è la democrazia in rete e il suo blog); c’era identicamente un linguaggio triviale e primitivo che facesse leva sul rancore della gente, evidentemente non incanalato in luoghi istituzionali («vi romperemo il culo», «li cacciamo tutti a calci in culo», «noi ce l’abbiamo duro», etc.); il movimento era richiuso su se stesso, e l’altro da sè era il nemico (Berlusconi era il «mafioso piduista di Arcore», la sinistra «..burocrate e parassita, andate a lavorare!»); veniva propagandata quale ultima soluzione una irrinunciabile riforma istituzionale (secessione, stato Padano, ad oggi macroregione; Grillo predica invece il dissolvimento dei partiti e l’avvento della democrazia diretta via web).
    La sinistra non seppe intercettare, né dar voce, al malcontento dei cittadini e finì, con i suoi soliti distinguo e la sicumera dei suoi dirigenti, per favorire il fenomeno leghista, con gli esiti e le derive oggi note a tutti.

    A mio avviso la stessa storia si ripete col M5S: da una parte ci sono le persone, che vorrebbero incidere di più nella vita politica e vorrebbero qualcuno che rappresentasse davvero le loro istanze; dall’altra ci sono i dirigenti dei vari partiti (di destra e sinistra), con un occhio alla propria carriera politica e con l’altro al portafogli. Grillo, sfruttando l’esperienza maturata fin dalla fine degli anni ’80 con i suoi spettacoli contro l’establishment (anche se a quei tempi, in verità, negli show spaccava i pc a martellate e diceva alle persone che è inutile votare, si ha più influenza sulle multinazionali cambiando le proprie abitudini di spesa); Grillo, dicevo, non fa altro che inserirsi in questa crepa istituzionale, illudendo le persone con l’indicare loro un’improbabile scorciatoia: tutti i problemi si posso risolvere facilmente con un click sull’icona di un referendum in rete, come il famigerato «I like» di facebook. E poi c’è il continuo solleticare il narcisismo personale di ciascuno: dato che in parlamento c’è gente come Scilipoti o Razzi, allora a maggior ragione puoi essere parlamentare anche tu! Entra nel movimento,e tra qualche anno sarai in parlamento.

    Siamo passati dall’aberrazione della Lega, che dopo 30 anni si è comportata come – se non peggio – dei partiti che voleva castigare, ad un folto gruppo di persone così poco dotate di autostima da attendere il minimo cenno del capo del loro leader per sapere se, dove, quando e come possono esprimersi. Allucinante.

    A mio avviso uno dei problemi di oggi è proprio questo: i partiti si sono autosigillati nei loro ecosistemi, e l’osmosi con l’ambiente circostante (necessaria ad ogni ecosistema per sopravvivere) si è interrotta. Conosco un sacco di giovani in gamba (come l’autrice di questo blog) con tante belle idee in testa, ma soprattutto tanta ENERGIA, quella indispensabile ad avviare l’agognato cambiamento, che restano frustati in un angolo perché nello spazio civile, politico e istituzionale non c’è posto per loro. Riapriamo i partiti alle persone che posso apportare qualche contributo, e il fenomeno grillo evaporerà istantaneamente come già successo in rete per tanti altri fenomeni.

  5. Ti do ragione su tutto, ma secondo me il problema è ancora quello della delega. Perché in Italia ci troviamo con un capo carismatico dietro l’altro? Perché il salvatore fa fare molta meno fatica. Tra seguire uno e pensare con la propria testa c’è una bella differenza. Alle ultime elezioni a Udine ho notato una cosa interessante: la lista del M5S ha preso il 15% dei voti ma pochissime preferenze individuali. La mentalità degli attivisti 5S è l’impegno in prima persona, ma i tantissimi voti che ottengono significano il contrario: è un ‘pensateci voi’ collettivo, è una fiducia totale in Grillo e indifferenza verso tutti i ‘dettagli’ (in realtà fondamentali) di come il suo progetto debba venire portato avanti. Gli eletti grillini sono signor nessuno, non perché rappresentano il popolo, ma perché nessuno ha interesse ad andare a vedere chi sono (se non i giornalisti).
    Ieri parlavo con un’amica che ha partecipato allo spoglio in un seggio e ha usato un termine che mi è piaciuto molto, riferendosi a come si ottengono le preferenze: marketing.
    Come ho già scritto, ho notato che in cima alle liste, con le maggiori preferenze, c’erano sia persone in gamba che persone note senza particolari meriti. Un altro amico, che occupa secondo me meritatamente una carica pubblica, mi diceva: non basta essere bravo, devi andare a procacciarti i voti uno a uno. Solo che alle volte, ammetteva lui stesso, questa seconda attività sottrae tempo alla politica vera, cioè al risolvere i problemi e al comunicare contenuti reali (e non solo pubblicitari) alla gente.
    Ho visto che i partiti, almeno qui, non sono particolarmente chiusi. Anzi: per riempire le liste e probabilmente per sincera stima hanno fatto posto a tante valide persone. Però poi si trattava di guadagnarsi il voto, e qui la distrazione popolare ha fatto sì che venissero premiati spesso i più presenzialisti (parlo di destra come di sinistra), i più furbi, i più ruffiani, i più ambiziosi.
    E a ottenere grandi successi erano liste civiche che erano solo accozzaglie di individui a sostegno di un altro individuo (il candidato sindaco), e a parte questo praticamente nessun progetto comune. E ognuno prendeva i voti dei propri estimatori e seguaci (o magari clienti, nel caso di professionisti).
    Non è colpa dei partiti, è colpa di sfrenate ambizioni individuali (che possono spaccare i gruppi più motivati, ho visto), ma soprattutto dell’immensa superficialità popolare. Abbiamo sempre quello che ci meritiamo, mi dispiace.

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