i costi della politica

Adesso, si è capito, i colpevoli di tutti i mali d’Italia sono i politici. Non ci si preoccupa più di ‘terroni’, zingari, immigrati o comunisti, ormai scomparsi o inoffensivi: ora sono i politici ad aver fatto tutti i danni, sono i politici a dover pagare per tutti.
Non è una categoria facile da difendere, effettivamente. È come lanciare l’allarme che gli squali si estinguono: non fanno pena a nessuno. Il problema però è proprio questo: la categoria. Dire ‘i politici’ è come dire ‘le donne’, o ‘gli stranieri’. È un gruppo troppo ampio per fare delle generalizzazioni che non siano ingiuste. Nel corso del mio programma a Radio Onde Furlane ho invitato e ascoltato moltissimi consiglieri, assessori, sindaci. Alcune erano veramente persone preparate, competenti, appassionate, disposte anche a sacrificare gran parte del loro tempo e delle loro energie per una causa. Altri erano molto meno degni di stima, o non si presentavano neanche. L’idea che le persone capaci e oneste siano messe nella stessa categoria degli incapaci e dei disonesti mi appare come un’ingiustizia.
Sicuramente, c’è un’enorme responsabilità che quasi tutti ‘i politici’ condividono, onesti compresi: non essere intervenuti, o non averlo fatto abbastanza energicamente, per ridurre i costi della politica. Non solo per far risparmiare i cittadini, direi anzi che quello è il meno, ma perché un politico che guadagna nella media nazionale più facilmente è una persona che fa politica per passione e che capisce i problemi del paese – chi guadagna troppo abusa del proprio potere per un tornaconto personale e si eleva al di sopra degli altri. Questo è un grosso problema.
È anche vero, però, che le grandi ruberie e soprattutto le grandi ricchezze non riguardano solo la politica. Penso alla mafia, all’evasione fiscale, ma anche ai grandi patrimoni che si accumulano in Italia o all’estero, in maniera sia legale che illegale, mentre il paese si impoverisce. Questo perché negli ultimi trent’anni il mondo è cambiato e si è permesso che avvenisse una redistribuzione delle risorse verso l’alto, togliendo al basso. Lo si è permesso anche a livello legislativo, con le cosiddette sinistre che si spostavano sempre più a destra, fino a incontrare liberisti e co. Allora, oltre a pretendere dei politici sobri, bisogna pretendere dei politici che parlino di redistribuzione di risorse a tutti i livelli. Il recente scandalo dei rimborsi spese nella mia regione riguarda, a quanto si legge sui giornali, 2,7 milioni di euro. Non briciole, ma comunque poco più di 2 euro per abitante in un anno – e, tra l’altro, soldi non fuggiti in Svizzera ma spesi – a quanto mi pare – in buona parte localmente, creando lavoro. Questo non giustifica la spesa, e sapete come la penso sul creare lavoro tanto per creare lavoro (sbagliato), ma non possono essere meno di tre milioni di euro a mandarci in rovina. È evidente che il problema è più ampio.
Un libro che ho letto recentemente, dedicato alle disuguaglianze economiche in Italia, fa notare come tutti i ministri del governo Monti tranne quattro ci abbiano perso, in quanto a reddito, entrando in politica. La Severino guadagnava 7 milioni nel 2010; Passera tre milioni e mezzo, più di dieci volte il suo stipendio di ministro. Lo stesso Monti si è potuto permettere di rinunciare allo stipendio da premier, tanto è già senatore a vita, e soprattutto straricco di suo.
Veniamo al consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, e più nello specifico allo scandalo dei rimborsi spese, per cui sarebbero stati commessi atti di peculato nell’amministrazione dei fondi concessi ai partiti. Quando si è saputo che 19 consiglieri erano indagati, io ho subito pensato che non sarebbero stati ‘tutti uguali’, anche se l’atteggiamento generale era il contrario del mio, e addirittura persone impegnate di mia conoscenza mi davano già per certo che lo scandalo non risparmiava nessuno. Ora che ci sono i nomi, si vede: Pdl, Lega e Pd. Moretton, ex Pd e indagato, è nel gruppo misto – né lui, né gli altri del Pd si ricandideranno. Nessun indagato, quindi, tra gli altri gruppi: Udc, Sinistra Arcobaleno (ora divisa in Rifondazione e Sel), Italia dei Valori e Cittadini – Libertà Civica. Se ci fate caso, solitamente ci sono partiti che tendono ad essere più puliti di altri.
La responsabilità di tutti, ovviamente, è di non aver cambiato il sistema e di non essersi ridotti i lautissimi stipendi da consigliere di dieci mila euro lordi al mese più una serie di rimborsi ulteriori per ogni minima attività vitale così esagerati che non sono riuscita a leggerli tutti per il troppo nervoso. Su questa responsabilità stanno facendo amare riflessioni, ma potrebbe essere troppo tardi.
Bisogna intervenire, è chiaro, ma non solo qui. Su tutte le appropriazioni di grandi ricchezze, senza distinzioni di pubblico e privato: come ho spiegato altrove, tutto il denaro è pubblico, in virtù del fatto che ha valore solo perché si scambia, che è prodotto e regolamentato pubblicamente, e che passa di mano seguendo leggi, tutele, e prassi sociali che non dipendono dal singolo quanto dalla collettività.
Tornando agli stipendi dei politici, secondo i regolamenti di partito analizzati qui i deputati del Movimento 5 Stelle rinunceranno a meno di quanto faranno i parlamentari del Pd, i quali però daranno al partito, mentre quelli del M5S allo stato. A quanto leggo e a quanto si dice, i deputati del vecchio PCI versavano al partito anche il 60% del proprio stipendio. Il problema, naturalmente, è che tutta sommata è troppa roba: stipendi, più bonus vari, più rimborsi ai partiti… alla fine qualcosa bisognerà togliere. Non è indifferente cosa si toglierà, però: fare politica costa e io voglio che sia possibile per tutti, indipendentemente dal reddito di partenza. Inoltre, rinunciare a una parte del proprio stipendio ma non fare nulla per cambiare le leggi che lo assegnano mi sembra una furbata che avvantaggia elettoralmente chi la fa, ma lascia la situazione come prima.
Concludendo, ci sono tre cose che secondo me gli elettori dovrebbero ricordare in vista delle prossime elezioni:
– se si è arrivati a questo punto è anche colpa nostra, perché eravamo distratti
– non sono tutti disonesti uguali
– anche in un contesto di grave responsabilità comune, ricordiamoci che la questione dei costi della politica è solo una delle questioni che un eletto deve affrontare, che appare ora come la più urgente, e che sicuramente andrebbe risolta subito perché si parli di altre questioni e si vada finalmente oltre, ma che non può essere l’inizio e la fine di ogni politica
Quindi, quando si sceglie chi votare, è sicuramente importante la sua posizione sui costi della politica, ma anche su moltissimi altri argomenti che riguardano non solo l’economia, ma anche il benessere complessivo di un paese – come le grandi opere, la redistribuzione dei redditi, la lotta a corruzione ed evasione, la posizione sulla grande finanza, le politiche ambientali, del lavoro, giudiziarie, sanitarie…
Per far capire cosa intendo vi invito a leggere questo, a proposito di gravi sperperi di denaro pubblico di cui però non si parla quasi più. Ringrazio chi si occupa ancora di questi temi con costanza, invece di inseguire mode giornalistiche.

[Aggiornamento: è indagato anche Stefano Alunni Barbarossa dei Cittadini]

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