non avrei saputo dirlo meglio

Due interventi molto interessanti attinenti alle ultime elezioni, ma che vanno anche oltre.

Uno, che mi sta più a cuore, analizza l’antidemocraticità dell’attuale sistema elettorale e politico.

L’altro è la sintesi del pensiero del collettivo Wu Ming sul M5S. Siccome so che ogni volta che un blogger, per quanto sconosciuto, parla di Grillo (soprattutto se con toni critici), non si sa come arrivano subito le truppe cammellate in difesa del leader e del movimento, e sono molto aggressive e dicono sempre le stesse cose allo stesso modo, spero che questo non capiti anche a me. Ma non penso: non metto nulla qui che sia farina del mio sacco. Non sono neanche d’accordo con la totalità di quanto dicono i Wu Ming, ma non mi va di specificare in cosa. Non ho voglia di parlare del Movimento 5 Stelle, ne parlano già tutti, con toni entusiastici dal Manifesto al Corriere della Sera. Magari un giorno ne parlerò in prospettiva storica, se sarò abbastanza brava. E se sarò ancora viva: non vorrei che dopo il ventennio fascista, il cinquantennio democristiano, il ventennio berlusconiano, ci tocchino un altro paio di decenni monocolore dominati dalla faccia di Grillo ovunque. Io già non ne posso più, ed è solo l’inizio.

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20 risposte a “non avrei saputo dirlo meglio

  1. Ciao Gaia!
    Grazie per i link agli articoli, come al solito molto interessanti.

    Ciò che a me non ha mai convinto molto del M5S, di cui apprezzo invece alcuni dei suoi membri della base e la loro generosità di impegno nell’azione politica, è proprio questa (a mio avviso voluta) pseudo-natura di «movimento».

    Mi spiego meglio: io intendo col termine «movimento» un’associazione, di solito spontanea, di soggetti politici che uniscono le proprie forze a sostegno di una certa battaglia politica. Negli anni passati ne abbiamo conosciuto di molti tipi: composti da semplici cittadini in difesa della foca monaca o dell’acqua pubblica, oppure formati addirittura da partiti politici per cambiare il sistema elettorale (il movimento referendario per il maggioritario).

    Ogni volta che mi sono accostato a queste realtà, mi ha sempre colpito l’eterogeneicità dei suoi membri: la composizione era quasi sempre trasversale, e a protestare contro l’inceneritore di Acerra o la privatizzazione dell’acqua vi trovavi cittadini di ogni parte politica (perché chiaramente non vogliono essere affumicati nè quelli di destra, nè quelli di centro, nè tantomeno quelli di sinistra).

    Fin qui, dunque, nessun problema. Quando però all’interno di queste associazioni si cominciavano a trattare altre tematiche molto più generali (lavoro, limiti di intervento dello stato, destinazione di fondi pubblici, tasse, etc.) ecco che come per magia all’interno del movimento si apparentavano dei piccoli sotto-assembramenti, che ovviamente rispecchiavano in percentuale le varie correnti politiche attualmenti presenti nella società: il gruppetto dei sinistrorsi, quello (di solito meglio vestito) dei destrorsi, quello dall’-aria-molto-rarefatta-e-inarrivabile dei radical chic (unici intervistati dai giornalisti), etc. etc.
    Il perseguimento dell’unico obiettivo comune – comunque – era il collante che teneva unita tutta la baracca e consentiva, anche se tra mille difficoltà, di portare avanti l’azione politica che costituiva l’essenza vera del movimento.

    Questo meccanismo – virtuoso quando l’obiettivo è unico e condiviso – credo non funzioni proprio bene con il M5S: tolto il massimo comune divisore del «MANDIAMOLI TUTTI A CASAAAA!», quando mi sono trovato a parlare con loro ho riscontrato la stessa percentuale disomogeneità di pensiero su tanti temi cruciali (nei «votanti per-la-prima-volta»), e invece la terrorizzante recita quasi a memoria dei punti del programma (con contestuale ripetizione delle battute di Grillo) da parte dei «Grillo Pro, versione 2.0». Disomogeneità che mi pare di volta in volta stroncata dalle perentorie e autoritarie esternazioni del leader-maximo (a cui tutti devono sottostare, pena l’esilio su blog non consacrato).

    Dal momento che una volta eletti nei due rami delle camere, i parlamentari si troveranno a dover legiferare su tutto, e dato che in questo benedetto paese il sistema politico e di governo è basato sulla rappresentanza, come faccio io elettore a capire quale sarà il voto del mio eletto M5S sugli ultimi temi citati ad esempio da Wu Ming? Ognuno voterà di testa sua? E se la maggioranza del voto espresso dai M5S in assemblea fosse invece difforme da quello che io ritenevo esprimesse il mio singolo candidato? O forse interverrà Grillo da remoto, e – con la copia dell’ordine del giorno in mano – darà di volta in volta indicazioni di voto su ogni singola proposta di legge, normalizzando anche in questo caso la disomogeneicità?

    Io rispetto tutte le posizioni politiche, e in misura ancora maggiore l’impegno di chi attivamente partecipa ad un movimento; ma davvero non riesco ad identificarmi in quella che mi sembra la sommatoria n+1 di tutta una serie di battaglie civili, in cui l’ultima parola (e il copyright) sono comunque di Grillo. Se parlo con un elettore di rifondazione o della lista civica di monti presumo di sapere come mi risponderà su tanti temi, mentre ogni volta che parlo con un grillino, sono sempre disorientato. Mi pare sempre che la risposta tra le righe sia: «Questa è la mia idea, però la parola ultima la decide Beppe».
    E’ questa back-reference che mi fa paura…

  2. gaiabaracetti

    Infatti: è il problema sottolineato dai Wu Ming ed è il motivo per cui il parlamento italiano è nel caos. Non c’è niente di male nell’allearsi: l’inciucio è accettare un’alleanza per un guadagno personale (o di partito) andando contro alla volontà dei propri elettori; fare alleanze per governare insieme non si chiama inciucio, si chiama democrazia. Ognuno dovrà cedere su alcuni punti in cambio di altri punti irrinunciabili, per cui è stato votato.
    Purtroppo il M5S non aveva precisato prima cos’avrebbe fatto se si fosse trovato nella situazione in cui ora si trova, e quindi chi l’ha votato ha firmato una delega in bianco. Inoltre, pretendere di governare un intero paese con un quarto dei voti utili e meno di un quinto dei voti totali possibili è una prepotenza intollerabile. Sarà anche il primo partito, ma il M5S ha ottenuto meno voti delle due coalizioni rivali: in virtù di cosa pretende di formare un governo da solo? O di dettar legge a tutti gli altri?
    I temi sono cambiati e la storia NON si ripete, però a qualcuno farebbe bene una ripassatina degli albori del fascismo: era uno strano ibrido di destra e di sinistra con programmi volutamente contraddittori e una base ideologica quasi inesistente, e si comportava con estrema violenza nei confronti di chi si permetteva di dissentire. Agiva con opportunismo, capiva lo spirito del tempo, si dichiarava né di destra né di sinistra e mirava ad annientare ogni rivale o antagonista, ad assorbire tutto dentro di sé. Finì per fare gli interessi dei potentati.
    Per non parlare del leader carismatico. O delle folle adoranti.
    Non voglio fare l’equazione grillismo = fascismo, sarebbe una forzatura estrema, solo far notare (e non sono la prima) alcuni parallelismi interessanti.
    Nella base del Movimento 5 Stelle ci sono, li ho conosciuti anch’io, individui volenterosi e indefessi animati da un notevole idealismo. Ma chiunque si riconosca nella violenza senza freni, nell’autoritarismo e nelle autentiche sciocchezze che un capo come Grillo impone al paese, chiunque non capisca quali sono i veri problemi e si aggrappi a definizioni estemporanee di categorie nemiche, non avrà MAI il mio voto.

  3. gaiabaracetti

    Non avrei saputo dirlo meglio due: bravo Severgnini

  4. Visto che Grillo e i Grillini (ops… i «cittadini») si piccano tanto di usare la rete e i wiki, allora farebbero bene a leggersi un po’ la pagina di wikipedia sull’art. 67 della Costituzione, e magari anche le pagine di un qualsiasi libro di storia “dell’era fascista”, quando a imporre il voto ai suoi membri in Parlamento era il Partito Fascista.
    E’ veramente meraviglioso passare dal concetto di responsabilità politica (repubblicana) a quello di responsabilità unica verso il partito (tipica del fascismo o dei regimi totalitari). I miei complimenti ai nostri nuovi garanti della democrazia.

  5. gaiabaracetti

    Per me si può anche aprire un dibattito su questo articolo e su questo principio, perché mi chiedo fino a che punto il parlamentare possa sentirsi svincolato, visto che comunque uno viene eletto con un programma, e l’interesse della Nazione in quanto tale nella maggior parte dei casi non esiste, essendovi dei conflitti interni alla stessa che vanno risolti.
    Purtroppo però in questo caso l’attacco al punto specifico mi sembra del tutto strumentale, non certo nato da una riflessione profonda sulla rappresentanza – nonché, leggo, in contraddizione con altre dichiarazioni di Grillo tempo fa.
    Cambiando argomento: tu che stai a Napoli, ma perché crollano i palazzi? Ultimamente è la mia fissa, sarà perché non so quanto orto può reggere un balcone 🙂

  6. Qui ci sono già mille ipotesi differenti… bisognerà aspettare qualche giorno per ottenere una versione dei fatti suffragata da qualche dato reale (eh… siamo a Napoli!).

    Per i balconi delle abitazioni il carico di esercizio dovrebbe essere di 400 Kg/mq, però questa è la norma edilizia, bisognerebbe verificare come è stato costruito il tuo balcone. Non farmi stare in pensiero, non entrare in competizione con Nabucodonosor!

    Quanto all’art. 67: sempre in un paese normale, cosa c’è di meglio della responsabilità politica? Se un parlamentare agisce coercitivamente sotto l’imposizione di qualcuno (un partito, un’associazione, o un gruppo di elettori), potrebbe favorire gli interessi di parte di questi ultimi a svantaggio di quelli della nazione. Egli è sicuramente latore delle istanze e degli interessi del suo elettorato, ma una volta eletto, potrebbe essere messo in condizioni di votare diversamente a causa di necessità contingenti emerse successivamente alla sua elezione (ad esempio: il senatore, eletto dai metalmeccanici che non vogliono assolutamente la chiusura dello stabilimento X – di cui però si scopre la manifesta cancerogenicità per tutti gli abitanti del circondario – che vota comunque a favore della sua chiusura). E’ sempre l’elettore che, alla fine del mandato, giudica la responsabilità politica dell’agire dell’eletto. In un paese normale, in cui esiste ed ha valore la responsabilità politica, non c’è bisogno di nessun contratto eletto/elettore. Anzi: posso *non* votarti addirittura perché, pur rispettando il tuo programma elettorale o il tuo elettorato, ti sei comunque comportato politicamente in modo irresponsabile.

    In un paese in cui la responsabilità politica invece non esiste più, ma si è eletti perché si è star della televisione o del web, indipendentemente da ciò che si dica o si agisca, ovviamente ciò è malvisto, perché si parte dal presupposto che l’eletto non debba rendere conto a nessuno, ad eccezione dei telespettatori o dei naviganti in rete: ma la loro memoria è molto corta, il tempo di uno spot in tv, o di un video su youtube…

  7. gaiabaracetti

    🙂
    Ammetto di non conoscere bene la questione e mi pare di capire che sia molto complessa. Non voglio negare questo principio costituzionale, piuttosto conoscerlo meglio. Mi sembra di capire che in teoria un parlamentare non debba sentirsi obbligato a votare provvedimenti che gli sembra danneggiano il paese, e va bene, ma in pratica questo cosa significa? Come si risolvono i conflitti interni al paese, sulla base di questo principio? Come si attua la democrazia se i voto in una direzione, ma il parlamentare si sente libero di fare altrimenti e io ho solo la possibilità di non votarlo cinque anni dopo, a danni fatti? Infatti mi sembra che i parlamentari in pratica si sentano vincolati al programma, nonostante tutto.
    Ricordo che in Canada, dove ho vissuto, c’era una forte ‘party discipline’, cioè un deputato votava praticamente sempre con il proprio partito. Non penso sia una cosa antidemocratica di per sé. Negli Stati Uniti, invece, democratici e repubblicani possono dissentire – ma lo fanno nell’interesse del proprio elettorato. Quindi non è che a un partito corrisponda esattamente un elettorato – per esempio, ipotizziamo un parlamentare valsusino che si trova a votare sulla TAV: obbedirà al proprio partito che la vuole o agli interessi di chi l’ha votato e non la vuole? Ci sono argomentazioni secondo cui la TAV è un bene per il paese, e altre secondo cui non lo è: come sceglie? Inoltre, che rapporto ha un parlamentare senza vincolo di mandato con le manifestazioni di piazza?

  8. Gli interrogativi che proponi sono tutti ben posti e, non essendo un esperto di diritto costituzionale, non so darti risporte precise o esaurienti.
    Io credo che il sistema, così come strutturato, funzioni se i partiti non si configurino come meri centri di potere o di interessi, ma propongano effettivamente (come era un tempo) una visione specifica della società e dell’economia di un paese. In questo caso, solitamente gli eletti e gli elettori condividono lo stesso sistema di valori, e solo molto raramente e in casi specifici il pronunciarsi degli eletti è contrario a quello del partito. Nella maggior parte dei casi, quando ciò accadeva, era proprio perchè il parlamentare tradiva logiche utilitaristiche del partito, a favore degli elettori o della nazione. Personalmente ricordo molti voti ‘contro’ di Pietro Ingrao o Stefano Rodotà (miei riferimenti politici) ai tempi della loro militanza nel PCI, e in tutte quelle occasioni fui molto contento che esistesse l’articolo 67 e loro potessero votare secondo coscienza (e in accordo con le mie idee) e in disaccordo con le indicazioni di partito. Ad un certo punto entrambi reputarono la frattura col partito insanabile, e si dimisero decidendo di combattere le loro battaglie politiche al di fuori di quel partito.
    Quando non eravamo un popolo web-televisivo, c’era molto più controllo del popolo sul parlamento, e dunque del parlamento sul governo; un parlamentare valsusino non sarebbe mai stato a favore della TAV e sarebbe stato lui ad indire od organizzare le manifestazioni di piazza. Ora i parlamentari sono creati nei talkshow…

  9. Giusto per farti capire a che punto siamo arrivati, a Napoli è andata in fumo la Città della Scienza, uno dei luoghi che rendeva Napoli più europea. Non ti dico il danno che abbiamo subito, per tutto ciò che c’era dentro e per cosa rappresentava (per me anche affettivamente, per tutta una serie di motivi).
    Alla stazione i ben informati stamane mi hanno confidato che pare sia stata una rappresaglia della camorra, per l’allontanamento dai parcheggi della cittadella dei parcheggiatori abusivi, che lì facevano lauti guadagni.
    Non so se ciò corrisponda alla realtà, certo è che l’incendio è certamente doloso.

    Uno si aspetta una grande mobilitazione di piazza da parte della società civile e del mondo accademico. Il risultato: tweet di sindaci, saviani, professori, molta indignazione su facebook, una raccolta di fondi in rete.
    La realtà, invece, resta tranquillo appannaggio della camorra.

  10. gaiabaracetti

    Mi dispiace! Che disastro, ho visto le immagini… Spero che ci sia una vera mobilitazione (cioè non solo su Internet). Chi ha allontanato i parcheggiatori abusivi? Spero che non si ceda alle intimidazioni, ora

  11. Ritornando in-topic, un interessante articolo sulla retorica del web dei movimenti politici che enfatizzano l’uso della rete come salvacondotto per la democrazia.

  12. gaiabaracetti

    Interessantissimo. Peccato per i commenti dei lettori, che non colgono l’ampiezza del discorso e ricominciano con le solite solfe. A proposito di democrazia e di Internet, ultimamente leggo molto i commenti a qualsiasi cosa, ma dovrei smettere, perché spesso sono avvilenti all’inverosimile. E magari sarà una mia impressione, ma ho notato che i commenti ai siti in lingua inglese tendono a essere più educati, intelligenti e ironici di quelli ai siti in lingua italiana. Sarà perché quelli inaccettabili vengono censurati (spesso) dalle segnalazioni degli stessi lettori, sarà per l’abitudine anglosassone al politicamente corretto… ma a me pare così.

  13. Ho scaricato “The Net Delusion”; se può interessarti te lo invio.

  14. gaiabaracetti

    Grazie, ma in caso lo compro. Non credo che l’autore faccia la fame, ma non posso leggere libri scaricati 🙂
    Mi/ci dirai se è interessante.

  15. Non si sono ancora insediate le Camere e già spuntano autisti e cognate.
    Che tristezza.

  16. gaiabaracetti

    O deliri vari, giusto per ricordare all’estero che ci piace farci comandare da mezzi matti.

  17. Un’interessante analisi sulla salute della nostra democrazia parlamentare.
    Qui sull’Espresso un commento politico su tale analisi, formulato da Guido Scorza.

  18. gaiabaracetti

    Molto interessante, anche questo. Un problema, chiedo scusa se sono ripetitiva, è la scarsa attenzione dei media e dei cittadini riguardo agli aspetti più importanti e concreti dell’attività parlamentare.
    Innanzitutto, si crea confusione con titoli che annunciano provvedimenti non presi, ma proposti, con la conseguenza che uno poi pensa che siano diventati legge, quando non è così. In generale, mi sembra si dia troppo peso a dichiarazioni pubbliche (soprattutto se polemiche od offensive) e non abbastanza a decisioni effettivamente prese (o interrogazioni, rapporti…).
    Inoltre, la gente non sa chi fa cosa, chi vota cosa, chi propone cosa. Si sente parlare quasi per caso e in media di nicchia di battaglie lodevoli di questo o quel parlamentare o partito, mentre il resto del tempo non se ne sa nulla, dando così l’impressione che le camere siano solo un covo di fannulloni e disonesti, indistintamente.
    Forse l’ho già scritto, ma una volta collaboravo con un giornale friulano che ogni tot faceva rapporto sul comportamento dei parlamentari friulani e triestini in Parlamento: presenze, iniziative, risultati. Non interessava a nessuno.

  19. Sempre a proposito di deliri, ti segnalo un bell’intervento di Grillo sullo sviluppo da parte del suo team di un nuovo software per incrociare fantomatiche (quanto inesistenti) banche dati patrimoniali per confiscare beni e passaporti ad evasori fiscali e parlamentari condannati. So che non è il tuo caso, però… attenzione allo «zip war airganon» che pare sia micidiale!

    (Poi biasimavano Steinbrueck… lasciamo perdere.)

  20. gaiabaracetti

    Fantastico il video della supercazzola. A parte questo, non ho capito niente. Sono pronta a credere che siano tutte cagate per due motivi:
    – mi fido di te e del blogger
    – per esprimersi correttamente in (ostrogoto) linguaggio informatico di quel tipo, penso che Grillo dovrebbe essere un professionista o almeno un esperto del settore. Non mi risulta lo sia

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