“stipendi d’oro”

Ho cercato senza successo una fonte ufficiale online, quindi dovremo accontentarci di questo articolo del Messaggero Veneto, incompleto ma fondamentale. Si tratta di una lista di manager pubblici nella nostra regione, con relativi stipendi. Dico incompleta perché non sono tutti; mancano, per fare un esempio, il direttore di Turismo Fvg, che guadagna un lordo annuale di 160,000 euro (non faccio il suo nome per motivi particolari, se non che è stato recentemente nostro ospite in radio e durante le ricerche mi sono informata sul suo conto), o un qualsiasi dirigente di un parco naturale (idem). In realtà mi vengono in mente moltissimi enti pubblici assenti da questo elenco.
Comunque, vediamolo. Si tratta di stipendi relativi al 2010.
I primi posti sono occupati in buona parte dai dirigenti di Finest: Fulvio Beltrame, amministratore delegato, 298,000 euro (c’è scritto milioni, ma si tratta sicuramente di un errore, dato che nessuno corregge più le bozze); Michele Degrassi, vicepresidente, 125,000 euro; Alessandra Camposampiero, vicepresidente, 81mila euro.
Cos’è questa Finest, che io non avevo mai sentito nominare? “La finanziaria degli imprenditori del Nord Est”: leggete sul loro sito. Ancora finanza: i grandi soldi sono lì. Finest è partecipata al 73% da Friulia, un’altra finanziaria, il cui presidente prende 90,000 euro l’anno più (sembrerebbe) 500 euro a seduta; 26,000 euro il suo vice, che quindi sicuramente ha un altro lavoro, come suggerisce anche il suo curriculum, e 150,000 euro il direttore generale.

Tornando a Finest, notate che i Degrassi e Beltrame di cui sopra sono stati sostituiti, il secondo perché non era voluto dalle banche. Non sapendone nulla, chiedo solo: non era competente? E allora perché ha preso uno stipendio simile? Lo era? E allora perché le banche decidono chi viene pagato con i soldi pubblici?
Andando avanticon gli stipendi dei manager pubblici, non li elenco tutti, solo alcuni: “Antonio Calenda, sovrintendente del Teatro Verdi di Trieste, che ha dichiarato oltre 286 mila euro… Piero Cappelletti, direttore generale del Cro di Aviano, ha avuto un imponibile di oltre 183 mila euro, mentre quello di Paolo De Paoli, direttore scientifico dello stesso Centro, è ammontato a oltre 162 mila… poi c’è Sergio Maniacco, commercialista (sindaco in diverse società che dichiara la proprietà di un immobile a Palmanova e la titolarità di azioni di diverse aziende con sede a Udine, Palmanova e Milano), con un reddito di 190 mila euro. L’ultimo blocco di manager pubblici segnalati comprende Iginio Marson, presidente dell’Istituto di Oceanografia e Geofisica di Sgonigo, con quasi 177 mila euro, Pierluigi Medeot, segretario generale della Cciaa di Gorizia, con 137 mila, Mauro Melato, direttore generale del Burlo Garofolo, con oltre 222 mila euro, Giancarlo Michellone (consigliere della Illy Caffè), presidente di Area (Istituto di ricerca di Trieste), che ha dichiarato 180 mila euro, Stefano Patriarca, segretario generale della Cciaa di Trieste, con 108 mila 552 euro”… eccetera eccetera. Più tutti quelli non elencati.
Presidenti, direttori generali, direttori scientifici, segretari… ogni ente ha un folto vertice, magari occupato da persone che fanno più lavori contemporaneamente.
E se, paragonati agli oltre seicentomila all’anno di Manganelli e compari, questi stipendi vi sembrano miseri, facciamo due conti. Usando queste tabelle Irpef, ho calcolato che uno stipendio lordo di duecentomila euro dovrebbe corrispondere a un netto di diecimila euro al mese (non sono una commercialista, correggetemi se sbaglio). Ora pensate a quanti soldi spendete al mese voi per vivere. Io circa duecento euro.
Va bene, uno può avere figli, può voler mettere via qualcosina, ma: diecimila euro al mese??? Senza contare che presumibilmente queste persone hanno comunque guadagnato bene finora, e che queste liste parlano di reddito, non di proprietà. Pensate: potrebbero comprarsi quasi una casa all’anno, senza l’aiuto dell’eventuale coniuge e senza mutuo. Voi quanto ci avete messo a comprare la vostra?

Io ribadisco quello che continuo a dire: nessuna di queste persone lavora così tanto più di un’altra da meritare stipendi così astronomici, dato che le ore di una giornata sono ventiquattro per tutti e inoltre come ho già detto capita che i dirigenti abbiano più lavori contemporaneamente; nemmeno la competenza e la responsabilità possono giustificare divari così abissali, dato che sono moltissimi i lavori che richiedono competenze e responsabilità, direi la maggior parte, e non sono tutti retribuiti lautamente, anzi, inoltre le nomine sono spesso politiche, e anche quando non lo fossero la responsabilità è già ricompensata da maggiori gratificazioni, altrimenti significherebbe che queste persone scelgono il lavoro solo ed esclusivamente per lo stipendio, e questo ci può insospettire riguardo alla qualità della loro azione. Infine, un’utilità sociale che giustifichi simili redditi è tutta da dimostrare, come è da dimostrare che sia dieci volte superiore a quella di un pompiere, di uno spazzino o di un becchino (lavori che può fare chiunque? Io non ho tanta voglia di lavorare di notte, sapendo che può farmi venire un cancro).
Un’altra cosa non va assolutamente dimenticata: in una società come la nostra, e in realtà in quasi tutte, il reddito non è solo personale, ma anche familiare. I figli e i congiunti di queste persone quasi certamente godranno di privilegi economici e di status conseguenti a quelli dei genitori. Se siete disposti a credere, e io non lo sono, che siano giustificati redditi altissimi a seconda del merito individuale, chiedetevi se è altrettanto giusto che i benefici di questo reddito vadano anche ai figli, che nella nostra società con pochissime eccezioni ricevono buona parte del reddito dei genitori. Queste persone, come anche mogli, mariti e amanti, potranno studiare comodamente e dove vogliono, essere mantenuti finché non trovano un altro lavoro, vivere nel lusso e consumare più risorse degli altri. È giusto?

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11 risposte a ““stipendi d’oro”

  1. Alcune interessanti precisazioni. Obama, che assieme alla moglie gode comunque di altri redditi, prende per fare il presidente degli Stati Uniti circa 300,000 euro all’anno.*
    È stato Brunetta a fare la legge per cui gli stipendi dei dirigenti devono essere messi online. Brunetta!!
    Gli stipendi, se investiti, possono continuare a crescere per anni anche quando la persona ha smesso di lavorare. Basta affidarli a una banca o comprare case da affittare..

    *Lo so, la virgola è anglosassone, chiedo scusa, ormai ho fatto così.

  2. Tralasciando i commenti sulla farsa/falsa operazione trasparenza di Brunetta (il cui dicastero dà pure indicazioni su come fare in modo che i motori di ricerca non indicizzino le pagine relative alla trasparenza), io contesto in linea di principio quest’idea di «delazione in rete».
    Che senso ha pubblicare on-line i nominativi o i 730 di evasori o di dirigenti iper-pagati se il governo non attua alcuna azione correttiva? Noi popolo siamo autorizzati a perseguirli con forconi e badili? Assolutamente no. Allora che senso ha?
    Se si presume che queste persone abbiano compensi non proporzionati alle proprie prestazione lavorative, allora cosa aspettano ad agire?
    Per me è solo l’ennesima gigantesca pagliacciata.

    Uao, hai redatto un post alla Report… giovani Gabanelle crescono…

  3. Ciao Michele,
    effettivamente sei il secondo che mi fa quest’obiezione: mettere online gli stipendi, di per sè, non serve a niente. Io però non sono d’accordo.
    Ci sono persone che pensano che questi stipendi siano giustificati, persone che non lo pensano, e (secondo me una maggioranza di) persone che non sono al corrente di quali siano le cifre. Il punto di partenza è sapere quanto i dirigenti vengono pagati, e in un secondo luogo va deciso se è troppo, e di quanto. Io penso che prima il problema va presentato agli italiani, e poi deve essere presa una decisione. Per carità, non sarei stata per niente contraria all’introduzione di un tetto subito, però va detto che anche questo non sarebbe bastato. Vediamo infatti che il tetto messo da Monti, oltre a non essere, a quanto si legge in giro, del tutto rispettato, è molto alto: trecentomila euro all’anno. Ora come ora, alcuni stipendi sono faraonici, altri molto alti, e così via a scendere. Li facciamo salire tutti fino al tetto? Che tetto si mette: lo stesso per il capo della polizia a livello nazionale e per il presidente di un teatro o il vicedirettore di una finanziaria regionale o di un parco naturale? Per me può anche andare bene che si decida che lo stesso tetto vale per TUTTI: dal primario di un reparto al capo dei carabinieri di tutta Italia. Però non siamo ancora a questo livello di egualitarismo nazionale, quindi si rischia che un tetto generalizzato finisca per essere altissimo come quello stabilito da Monti. Quindi la trasparenza può essere un primo passo, di modo che parta il dibattito su quanto è giusto e quanto è troppo, anche caso per caso.
    Non dimentichiamo infine che, se non ci fosse stata questa legge, molti dei dati che do sopra non li avrei potuti trovare, o non così facilmente per lo meno.

  4. Sono d’accordissimo con te, quello che volevo sottolineare (come al solito esprimendomi male) è che la semplice operazione trasparenza *NON* è la soluzione del problema.
    A parte il fatto che nelle retribuzioni pubblicate di solito non si riporta tutto (ma solo gli stipendi tabellari, senza benefit, accessori, etc. etc.; in generale a mio avviso vale mutuare la regola dell’indagine fatta dal Tax Justice Network che di tutti gli introiti non ne conosciamo che una quota parte), visto che è lo Stato a pagare queste persone, e che ogni ente pubblico per legge comunica alla Ragioneria Generale dello Stato ogni anno il conto annuale, i bilanci preventivo e consuntivo, tutti debitamente revisionati dai rispettivi collegi dei revisori dei conti, e ricordando infine che alcuni singoli dicasteri – come il MIUR – hanno messo in piedi dei sistemi informativi per cui conoscono mensilmente le buste paga di ogni singolo dipendendente fino al centesimo di euro, allora mi domando: se LORO sanno tutto ma non fanno niente, che senso ha fare sapere a NOI una minima parte dei dati, visto che poi non abbiamo la possibilità di far nulla?
    E’ come il marito che dice agli altri che la propria moglie è una donnaccia, continuandole a farle fare ciò che vuole, ma tacitandosi la coscienza denunciandone agli altri il comportamento da biasimare.

    Io sono dalla parte di voi giornalisti nella denuncia del problema, ma assolutamente contrario a tutti quei personaggi politici e di governo che, sotto la falsa egida dell’operazione trasparenza, danno a bere alle persone di aver risolto il problema e di essere dalla loro parte. Valga per tutti l’esempio di ciò che sta accadendo nella Regione Lazio. Tutti a urlare che il sistema è sbagliato, ma nessuno che si cimenti a cambiarlo. La colpa è di chi viene preso con le mani nella marmellata. E così tutto va avanti fino a quando l’opinione pubblica non è distolta da un ennesimo delitto di Cogne, da una sfilata della Minetti o da un nuovo scandalo del calcio-scommesse.

    Per me è davvero un insulto all’intelligenza comune fare credere che lo Stato, che paga profumatamente queste persone, non sappia quanto esse percepiscano e intimi l’onere della trasparenza agli enti locali, come se essi non facessero parte dello Stato. Hanno tutte le informazioni che gli servono, e in varie salse, se vogliono muoversi; il problema è che non vogliono, perché in tal modo distruggerebbero il proprio habitat di boiardi di stato.

    Il mio motto è: se l’Agenzia delle Entrate ha l’elenco degli evasori, o dei presunti evasori, deve passarlo alla Guardia di Finanza e non pubblicarlo in rete…

  5. Sugli evasori completamente d’accordo: è un reato! Sapere chi sono non basta!
    Per quanto riguarda gli stipendi di politici e dirigenti, c’è un interessante cortocircuito (credo si possa usare questo termine): i cittadini sanno e si incazzano, i politici farfugliano, ma la rabbia dei cittadini non basta a cambiare le cose, salvo qualche sforbiciatina qua e là, e invece di colpire dove deve torna indietro a farli incazzare ancora di più. Parlavo poco fa con i giovani di tre partiti di centrosinistra e di sinistra, localmente, e tutti dicevano che loro vorrebbero tagliare le spese del consiglio regionale, ma chi sta lì in rappresentanza delle loro formazioni non si muove. Per di più, questi ragazzi sostenevano che a loro dei soldi dati ai partiti non arriva neanche una briciola, e devono organizzare gli eventi arrabattandosi come possono. A quel punto mi è venuto in mente che l’unica cosa rimasta da fare è provare a entrarci, in quei partiti, prendendosi personalmente la responsabilità di ciò che non viene fatto, o almeno provare a capire come mai quando entri lì dentro ti dimentichi di tutte queste cose… saranno gli effluvi rilasciati dalle poltrone, che stordiscono.

  6. …A quel punto mi è venuto in mente che l’unica cosa rimasta da fare è provare a entrarci, in quei partiti, prendendosi personalmente la responsabilità di ciò che non viene fatto, o almeno provare a capire come mai quando entri lì dentro ti dimentichi di tutte queste cose…

    Sante parole! E’ questa la vera essenza della democrazia! Ci sarebbe più gente a fare politica per sano spirito di servizio, e non per tornaconto personale, se non vero e proprio latrocinio.
    E’ questo il salto culturale che noi italiani dobbiamo fare, e a mio avviso in questo senso hanno un ruolo di fondamentale importanza i punti di vista critico-indipendenti come il tuo, che vanno a coprire un terribile vuoto ideologico/informativo venutosi a creare con la fine della funzione educativo/istituzionale dei partiti com’erano in origine.

  7. Se quello che dice questo consigliere laziale di Sel è vero, e non ho motivo di dubitarne, è un buon esempio:
    http://www.sinistraecologialiberta.it/articoli/io-non-ci-sto/
    Mi piacerebbe che i giornalisti confermassero (o eventualmente smentissero) le sue affermazioni e dessero risalto alle buone pratiche.

  8. «…Debito fatto anche di fatture, per alcuni miliardi di euro, che viaggiavano nelle mani di uomini di affare e di malaffare. Di ben tre miliardi e settecento milioni di euro non si sapeva nulla, neanche chi fossero i titolari…»
    Sono queste le affermazioni che non capisco. Io sono un programmatore, e non so nulla di contabilità di stato, però per quel poco che ricordi da quanto studiato per fini professionali, nel regime giuridico della spesa la fase di liquidazione prevede la determinazione dell’esatto ammontare della spesa, e l’individuazione univoca del creditore nei confronti dell’ente pubblico. Non sono possibili spese per le quali non sia completata la fase della liquidazione, e questa necessariamente non è perfezionata in presenza di atti «scognomati», nei quali cioè non è individuato inequivocabilemente il soggetto creditore.
    Com’è possibile allora che esistessero nella regioneria della Regione Lazio fatture per importi dell’ordine di grandezza di miliardi, …’di cui non si sapeva nulla, neanche chi fossero i titolari?’

    O Luigi Nieri esagera con la sua ricostruzione, oppure ci sono responsabilità assai gravi penalmente negli uffici amministrativi della Regione, che qualche magistrato farebbe dunque bene a controllare. Ma se siamo arrivati a tanto, per me possono anche chiuderlo quell’ente, per manifesta incapacità di funzionamento.

  9. Credo stiano indagando. Tu pensa comunque che, a quanto sto apprendendo in questi giorni, le spese dei gruppi consiliari regionali devono essere rendicontate solo per voci di spesa, non nel dettaglio. E, in Friuli Venezia Giulia e Lombardia almeno, sempre a quanto leggo, nessun partito ha voluto mostrare le ricevute e le fatture. In Lazio temo siano costretti.
    Inoltre la finanza è il regno dell’opacità per eccellenza, come ho appreso dall’ultimo libro di Gallino che ho finito da poco (e da altre fonti!). Quando la finanza incontra la politica, quindi, non mi stupisco che i soldi spariscano nel nulla. Sono contenta che qualcuno abbia provato a fare chiarezza. Ricordiamo perché è finita, ufficialmente, la vicenda della giunta di centrosinistra: Marrazzo è stato beccato con una transessuale ed è scoppiato un caso. Per quanto riguarda me, preferirei uno che va con le trans, tanto non è mio marito, ma qualcosa di buono prova a fare, piuttosto che questa gente che c’è adesso.

  10. A me però più che finanza qui mi sembra siano banali questioni di ragioneria e libri contabili. Che ci siano soggetti esterni alle istituzioni che finanziano occultamente la politica per averne un proprio tornaconto, sicuramente questo è un dato di fatto che ci riporta alla famosa «questione morale» del grande Enrico (Berlinguer).
    Ma quando a finanziare la politica è un ente pubblico, per le (sante) leggi della contabilità di stato non sono ammessi buchi neri. Si è tenuti a rendicontare sempre a chi, quanto, quando e perché.
    Dopo tutto quello che è successo, ti faccio vedere che lo rimpiangeranno Marrazzo, la cui ricattabilità che lo rendeva inadatto alla vita pubblica in realtà è stata poi usata solo (e proprio) dai suoi avversari politici per farlo fuori.
    Mamma mia – mi vengono i conati di vomito a parlare di queste cose… poi rimproverano ai giovani di allontanarsi dalla politica!
    Ti confesso che c’è una parte di me che legge il tuo blog per rassicurarsi nell’incrollabile certezza che non è tutto perso, ma c’è ancora una parte sana – integra – in questo benedetto paese, che riesce a stare fuori da tutta la melma che ci propinano ogni giorno. Continuate così a volare alto lontano dai miasmi.

  11. Credo che nel caso dell’articolo che ho linkato si parlasse di debiti che la Regione Lazio aveva contratto con società finanziarie misteriose, anni fa, prima di tutti gli scandali di cui stiamo leggendo sui giornali. Non era poi chiaro a chi esattamente si stessero pagando gli alti interessi con i soldi pubblici – per questo parlavo di opacità della finanza. Ma altro non so.
    Ti ringrazio per le tue parole, io in realtà penso che le persone oneste siano tante, magari persone che fanno scelte che si possono discutere, ma trasparenti e senza tornaconto personale. Qui in Friuli Venezia Giulia ci sono tanti amministratori (e non solo, ovviamente) bravi o almeno corretti, ne ho incontrato qualcuno anche grazie alla trasmissione che curo. C’era sempre chi sfuggiva alle domande, ma altri avevano il coraggio di dare spiegazioni delle proprie scelte. Il problema in questo caso è dei media, che non danno spazio a chi fa bene o almeno è onesto, e della gente che preferisce guardare le foto di uomini con la maschera da maiale (di cui fino ad oggi ignoravo l’esistenza), piuttosto che dedicarsi a noiose revisioni di conti o interviste in cui qualcuno parla di come sistema un bilancio.

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