asfalto, cemento

Io abito in una via centrale di Udine, nel meno brutto di un gruppo di brutti palazzi anni ’60, progettato da un architetto che evidentemente non aveva né senso estetico né senso di come l’ombra della vegetazione possa avere un suo ruolo e anzi tornare utile quando sono trenta gradi di notte e annaspi disperato. Come vista c’era almeno un grazioso cortile-piazzetta, di fronte, quando i miei nonni hanno comprato la casa, ma la chiesa ha ottenuto il permesso di tirarci su sopra un ecomostro di oratorio bianco e rosso che rovina la vista da quasi ogni stanza più il corridoio. Per non parlare del diritto che per qualche motivo (fingo di non sapere quale) le chiese hanno di rincoglionirti di campane anche dieci volte al giorno, tanto da dover interrompere le telefonate. Perché? Lo sappiamo che ore sono!
Attorno a me ci sono case ben più belle, quelle vecchie, parecchie, che i proprietari lasciano cadere a pezzi. Quella subito adiacente alla mia, finalmente, è da qualche mese oggetto di un intervento di ristrutturazione. Nobile fine, per cui sono disposta a sopportare le polveri del cantiere che mi sporcano la casa, sperando che non siano tossiche, e il rumore di trapano e betoniera che inizia alle sette di mattina e va avanti tutto il giorno (il che non fa che rendermi più no tav ancora di prima: vivere accanto a un cantiere è un incubo). Peccato che il cortiletto della casa sia stato trasformato in un parcheggio puro asfalto e zero erba (destino di ogni ristrutturazione in città), e l’albero che c’era prima abbattuto. Ora non mi resta che osservare con apprensione i pulcini di piccione i cui genitori ignari hanno fatto il nido su una delle finestre senza poter capire le intenzioni umane che li minacciavano. ‘Crescete! Crescete in fretta!’, tifo ogni giorno dalla mia finestra mentre la sagoma di un operaio incombe dietro ai piccoli, anche se so che si tratta di mie proiezioni umane, che i piccioni sono infestanti, scagazzano dappertutto e trasmettono malattie, anche se non ho ancora capito a chi e come.
Il parcheggio che c’era in fondo alla stradina, aperto a tutti e con le piante tra cui ricordo un sambuco, è stato chiuso e asfaltato completamente (toh, hanno fatto quei parcheggi con i buchini attraverso cui cresce l’erba, ma capirai). Una volta fantasticavo di coltivarci le patate, se me l’avessero lasciato fare.
Dall’altra parte, invece, c’era un prato piccolo pieno di cicorie con i loro fiori color indaco, da cui sporgeva un albero che io nella mia mente chiamavo biancospino, perché nella mia ignoranza sono biancospini tutti i fiori bianchi di marzo che non siano palesemente di ciliegio. Hanno tagliato l’albero anche lì, e sopra il prato il cartello dei lavori dice che faranno un altro parcheggio.
Tutto questo mentre ogni pioggia si trasforma ormai in un incubo di fango, le montagne si abbassano per fare cemento, e si scopre che l’Italia non ha abbastanza terreno agricolo per sfamare gli italiani.

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6 risposte a “asfalto, cemento

  1. dove abito io, in un comune dormitorio della seconda cinta urbana di Udine, dove costruire case è lo sport comunale, dove più case vuol dire più soldi per il comune, l’altro giorno ero a quel bel concerto per il Tagliamento, ma ad un certo punto sono dovuto scappare, dovevo fare una piccola relazione per fermare una delibera comunale che permetteva l’ennesima variante per la costruzione di case… per fortuna adesso è ancora tutto in discussione li ho bloccati… per adesso….
    si abito in una via anonima in una villetta a schiera a 10 minuti dal caos dello sviluppo urbano e le sue conseguenze, se salgo sulla collina posso ammirare la pianura con Udine, anche se eteri edifici fuori scala mi coprono la visuale, per fortuna c’è ancora un po di natura selvaggia il picchio rosso che sul susino ormai marcio si vede e si sente che cerca le sue prede, e lo scoiattolo che sale sul noce per prendere le noci e scappa lungo la stradina asfaltata se qualcuno esce dal portone, ed intorno si vedono ancora campi coltivati a mais non preda dalla speculazione edilizia, non so ancora quanto riuscirò a vivere in questo luogo se continuano a cercare scuse per costruire l’impossibile… bisogna trovare la felicità nelle piccole cose….

  2. Già. Io penso che i cittadini potrebbero e dovrebbero:
    – fare il possibile per impedire che venga autorizzato ulteriore consumo di suolo, anche facendo pressione sulle amministrazioni e leggendosi i documenti
    – cercare di non usare la macchina o ancora meglio, se riescono, di non possederla, visto che sono le strade e i parcheggi, oltre alle case, ai capannoni e ai centri commerciali, che mangiano suolo
    – rinunciare alla seconda casa, anche se di vacanza – piuttosto prendere in affitto una residenza altrui quando serve
    – ricordarsi di non pensare solo alla vista dalla propria casa, ma anche a come la propria casa modifica la vista altrui
    – se hanno tempo, curare il giardino e mettere fiori ai balconi, che rendono più respirabile e più bello lo spazio per tutti

  3. Sono d’accordo con te, ti segnalo 3 tipi di esperienze che potrebbero essere interessanti per la riqualificazione del verde e dell’immagine in città, anche Udine dovrebbe prenderne spunto,
    il primo è un architetto Friedensreich Hundertwasser, eccentrico ma i suoi edifici risultano non banali e con elementi che in qualche modo rendono più verdi gli edifici.
    Il secondo sono i giardini verticali che soprattutto nelle città stanno prendendo piede .
    Ed il terzo sono i tetti verdi.
    Credo che questi elementi dovrebbero essere sfruttati in maniera costante nelle nostre città
    e per finire l’ultima bestialità di Monti che ha detto che è illegale l’agricoltura a Km 0 perché uccide la concorrenza….

  4. La triste parabola dei sindaci che diventano archistar. Vi consiglio assolutamente il video, perché parla da solo.

    P.S.
    So che passerò per ‘insensibile rispetto alla tematica’ per questa osservazione, ma non riesco a non constatare che hai scritto un post che trasmette una tale malinconia… peraltro senza alcuna concessione al sentimentalismo o al melodrammatico. Sento puzza di romanzo in gestazione… qualcosa si muove nell’animo letterario 😉

  5. Grazie, guarderò, mi viene già male.
    Giardini verticali e tetti verdi sono delle idee interessanti ma non penso si possano adottare sempre e comunque, per vari motivi tra cui che i tetti da noi devono essere spioventi, che sui tetti ci vanno anche i pannelli solari, che coprire le facciate di certi edifici è un peccato, e che sulle pareti non si può passeggiare o distendersi.
    Hundertwasser mi piace molto, anche se dovrei vedere i suoi edifici dal vivo. Lui e Gaudì sono gli unici tra quelli che conosco che mi ispirano sensazioni positive – e tra l’altro Gaudì operava in una città sola, non dove lo chiamavano, per farsi bello con progetti narcisistici in giro per il mondo…
    E sì, il romanzo in gestazione c’è, ma è dura scrivere e fare anche tutto il resto.
    Monti no comment. Se c’era bisogno di un’altra prova del suo fanaticismo (sostituite i testi di economia classica con la Bibbia e vedrete che abbiamo davanti un teologo oscurantista medioevale), eccola.
    Anni fa, all’università, leggevo delle imposizioni liberiste ai paesi in via di sviluppo – adesso tocca a noi. Tagli alla spesa sociale, indebitamento dello stato, e adesso anche distruzione di quello che rimane dell’agricoltura locale in nome della libera circolazione delle merci. Tutto questo mentre i ricchi continuano indisturbati a portare i loro soldi altrove.
    Un paio di link:
    http://www.ecplanet.com/node/3532
    http://www.ilquotidianoweb.it/news/ultimora/351961/Il-Governo-ricorre-alla-Corte-costituzionale–contro-la-legge-sul–chilometro-zero-.html#.UCO1mqUv1hM.facebook
    http://www.net1news.org/addio-sapori-antichi-lue-mette-al-bando-sementi-tradizionali.html

  6. La legge calabrese impugnata si trova qui e qui (non so perché ma funziona solo con il copincolla):
    http://www.consiglioregionale.calabria.it/upload/testicoordinati/LR_29_08(TC).doc
    La mia opinione è che si tratti di un testo condivisibile e anche piuttosto blando. L’unica, ma non rilevantissima, obiezione, è che da un punto di vista del trasporto anche le regioni confinanti sono chilometro quasi zero, rispetto al consumo in Calabria. Ma non si tratta di una questione fondamentale, e poi l’economia calabrese probabilmente ha bisogno di questo tipo di sostegno.

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