‘furto d’informazione’

Recentemente sostenevo che l’informazione riguardo al debito pubblico sui principali media è fuorviante e in malafede. Per chi se lo fosse perso, linko qui l’appello di alcuni intellettuali contro quello che loro chiamano il ‘furto di informazione’ sulla crisi. Segnalo anche una spiegazione del filosofo Alberto Burgio, uno dei firmatari, e un’intervista a Luciano Gallino.

E ora, per farmi perdonare la pesantezza di questo post: gli animali più buffi degli abissi!

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4 risposte a “‘furto d’informazione’

  1. Ciao Gaia,
    sinceramente mi stupisce un po’ che una parte dell’«intelligentia» nostrana si sia finalmente accorta di come funziona l’informazione (statale e non) in Italia. Si può partire da un po’ più indietro nel tempo, con l’approvazione del maggioritario o l’ingresso in Europa, per arrivare quasi ai giorni nostri con la crisi economica o la tav, ed è sempre lo stesso copione: la rappresentazione unanime di un’ortodossia di fatti accuratamente selezionati, che non è possibile mettere in discussione in alcun modo.
    Le (poche) voci contrarie – a volte anche solo perplesse – vengono subito estromesse dai grandi mezzi di comunicazione, e relegate al ruolo di «farneticanti leader» di gruppi estremisti o antagonisti.
    La verità è che non esiste più la libertà di informazione, nel senso che i mezzi informativi di massa sono detenuti da pochi gruppi o forze politiche: ognuno pertanto rappresenta il mondo come meglio gli conviene, con buona pace per la verità.

    Prendiamo ad esempio la tav: oramai lo sanno anche le pietre che si tratta di un’opera inutile e costosa, che non migliorerà la qualità dei trasporti italiani, ma avrà quale unico effetto la devastazione di una valle bellissima, e collateralmente produrrà un aumento del debito pubblico. Però la tav è una bella torta per molti potentati (politici, imprenditoriali, mafiosi) per cui contromanzonianamente parlando «s’adda fare!» per chi conta, e chi conta di solito ha anche i mezzi d’informazione. Su tutte le testate (fatta eccezione dei soliti noti) allora ecco sfilare la sequenza infinita di balle utili a infinocchiare – pardon, convincere – il lettore sulla presunta utilità dell’opera. I detrattori della tav divengono così uno sparuto numero, che è facile etichettare (sono politicizzati o terroristi) e relegare a spazi assai angusti, frequentati in genere da persone che già sanno tutto dell’argomento, ed è quindi inutile convincere/informare.
    Se qualche leader politico che abbia un qualche rilievo nazionale, o qualche sindacalista intelligente e lungimirante, testimoniano in pubblico le ragioni dei no-tav, su tutte le testate editoriali viene dato scarso peso alle dichiarazioni, e quando ciò viene fatto si sottolinea in modo assai marcato che quelle sono le opinioni personali di quel soggetto sulla tav, cosa che invece non accade quando si parla a favore della tav (tanto per intenderci, si leggono titoli di questo tenore: «Grillo a sostegno dei rivoltosi dei NoTav» [ovvero chi è contro la tav è un rivoltoso, e Grillo è a sostegno dei rivoltosi, non delle loro ragioni], mentre invece con: «Tav: previsti 15.000 nuovi posti di lavoro» si danno come oggettivamente certi i vantaggi per la valle, senza premettere che questa è stata una previsione del primo ministro, o del presidente della regione, ancora tutta da verificare).

    Io ho fatto per più di 2 anni lo slalom tra i sacchetti d’immondizia a Napoli, quando tutta la stampa – sia di destra che di sinistra – ammetteva che comunque Berlusconi aveva risolto il problema dell’emergenza rifiuti a Napoli. Sarebbe bastato semplicemente allontanarsi dalle vie principali, non era così difficile come scoop…

    Quando mi capita di ascoltare un intervento (ampio) di Landini, il 99% delle volte mi fa saltare dalla sedia: pone questioni fondamentali di democrazia (dentro e fuori le fabbriche), di modelli di sviluppo, di attuazione costituzionale, diritto e rappresentanza del lavoro, e così via. Di solito non se lo fila nessuno, nè a destra, nè a sinistra. Poi invece leggi articoli interi su Berlusconi che è caduto ma non si è fatto troppo male, oppure sul topless rubato alla Middleton: ma chi se ne frega?

    Allora perché sulla crisi dovrebbe andare diversamente? Se l’establishment ha deciso che tra banche e popolo vanno salvate le banche, dunque tutti a scrivere che questo è *l’unico* modo con cui trarre in salvo il paese, non si può fare diversamente, e chi lo fa è in malafede.

    Prendi ad esempio il lavoro di Tax Justice Network: perché non se ne è occupato quasi nessuno? perché nessuna grande penna ci ha speso un editoriale? perchè nessuna forza politica ne ha fatto oggetto di una interrogazione parlamentare?

    Il tuo blog, per quanto piccolo rispetto al gigantismo editoriale di tante redazioni o uffici stampa di forze politiche, è paradossalmente un gigantesco atto d’accusa nei confronti del loro silenzio, del loro voltarsi dall’altra parte. Continua così: io ci godo troppo nel leggere qui notizie che non compaiono nel «Corriere di questo» o nella «Repubblica di quell’altro», o nell’imbattermi in grandi saggi che scoprono solo ora ciò che tu indicavi mesi fa. Coi tuoi post, raccogli e amplifichi la rabbia dei «ma chi volete prendere in giro?!» che esplodono nelle teste di tanti avveduti lettori di quotidiani italiani. Facciamole respirare un po’, queste teste…

  2. Grazie Michele.
    Io purtroppo penso che agli italiani, che pure sono un popolo così sospettoso e dietrologo, piaccia comunque almeno un po’ farsi infinocchiare. Farsi infinocchiare è riposante e rassicurante, nonostante tutto: certo, la situazione è grave, i problemi sono grossi, ma sappiamo qual è la soluzione, basta ora metterla in atto! Fine dello sforzo!
    Tutti hanno internet, accesso a qualsiasi televisione o giornale o sito, e un cervello. Tutti possono andare in biblioteca e prendere in prestito un libro, quando non addirittura comprarlo. Inoltre, tutti possono potenzialmente, ragionare su quello che leggono e vedere cosa sta in piedi e cosa no. I dati, inoltre, si trovano sui siti delle istituzioni con uno sforzo minimo, oppure sono linkati da altri siti. Tutti, infine, possono cercare altre persone con cui discutere e integrare le proprie informazioni. Come possiamo informarci io e te, e le tante persone che ne sanno ancora di più di me e te, possono farlo anche loro. Solo che richiede fatica. Più fatica che leggersi l’editoriale sul sito della Repubblica (tuttora, con mia grande meraviglia, considerata un giornale di sinistra, e addirittura un giornale credibile). O sentire cosa dice una persona fidata come Berlusconi (per tanti lo è), o Bersani (!!!), o uno di questi. O sentire il telegiornale. Il telegiornale ha già tutto pronto, è ansiogeno certo, ma intellettualmente riposante. E allora: crediamo al telegiornale, senza cercare rogne da altre parti!

  3. O forse, cercando di essere meno cattiva, si tratta del desiderio umano, quando si parla di questioni grandi e complicate, di affidarsi a figure guida. Se uno sceglie un giornale o una personalità come guida, poi si fiderà di quello che dice e non andrà oltre. È anche per questo che il mondo deve essere reso più semplice: perché ognuno usi i propri occhi e il proprio cervello come guida, prima di ogni altra cosa.

  4. Secondo me non sei affatto cattiva in questa riflessione: anche io ritengo personalmente che la maggior parte delle persone rinunci ad un’informazione degna di questo nome semplicemente per pigrizia intellettuale. E’ molto più economico, psichicamente parlando, affidarsi al mainstream informativo, o acriticamente ad un opinion-leader, e mutuare da questi le proprie convinzioni, senza spenderci più di tanto in riflessioni personali.
    Anche io ovviamente agisco allo stesso modo, e tendo a prendere come «buone» le notizie che mi arrivano da fonti che considero attendibili. Non è operativamente fattibile verificare *ogni* informazione che ci perviene: alcune dobbiamo assumerle per buone a priori.
    Quello che non tollero è quando le persone annullano la loro capacità di raziocinio in nome della propria fede politica, o di appartenenza a qualche classe, ceto o partito. Quando ciò accade, sposano opinioni o tesi insostenibili, per il solo fatto che vengono dalla propria parte politica, o siano in qualche modo favorevoli ai propri interessi personali.

    Se non si votassero candidati improponibili solo perché appartengono al proprio partito; se non si comprassero più giornali che omettono notizie importanti o, peggio, ne danno resoconti sbagliati; se si stracciassero le tessere di organizzazioni sindacali che tutto rappresentano, fuorché gli interessi dei lavoratori, questo paese sarebbe diverso.
    Purtroppo non è così, perché prevale il senso dell’appartenenza e del familismo. Meglio un sicuro uovo dal mio clan oggi, che una gallina dallo Stato domani (che poi chissà pure se arriva). E’ su questa incapacità di fiducia, autorinnovamento e di autocritica che noi italiani siamo perdenti (e questo è anche uno dei motivi per cui tutti i centri di potere sono ingolfati da ‘giovani’ di 50/60 anni).

    E’ impressionante osservare come i principali media abbiano grossomodo la stessa audience, pur variando nel tempo direttori, redazioni e tagli editoriali. Beviamo tutto ciò che ci propinano, anche se il sapore non è dei migliori.
    Non sei tu ad essere spietata nei tuoi giudizi, siamo noi ad aver perso il gusto del bere acqua limpida. E difatti nessuno, tranne i soliti noti, ha gridato al furto dell’informazione. Non ti possono rubare qualcosa che hai gia perso.

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